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br. Un volume in cui si organizzano per la prima volta in modo sistematico le ricerche, le riflessioni e le esperienze maturate dal più autorevole tra gli studiosi di pedagogia e didattica musicale in più di quarant'anni di lavoro. Carlo Delfrati riassume e analizza tutte le problematiche che si presentano nei diversi ambiti dell'educazione musicale (dall'ascolto alla produzione, all'ideazione ecc.), sia ai livelli primari (scuole dell'obbligo) sia ai livelli avanzati (conservatori, scuole di musica). Mette a confronto i modelli educativi ereditati dalla tradizione e ne elabora uno proprio, che si propone di sintetizzarli e superarli, offrendo una visione critica e dinamica al tempo stesso sulle singole questioni essenziali dell'insegnamento musicale.
ill., ril. Volume d'arte sul fenomeno artistico della pop art nel cinema a cura di Steve della Casa (presidente Film Commission Piemonte) e Dario Edoardo Viganò (presidente Ente dello Spettacolo), prefazione di Vittorio Sgarbi. Pop film art si occupa delle contaminazioni e i dialoghi visuali fra il fenomeno artistico mondiale nato sul finire degli anni Cinquanta e il cinema. In particolare ci si concentra sul cinema italiano, corredando un vasto apparato iconografico di oltre cento sessanta immagini di grande formato con saggi e interventi di autorevoli studiosi di cinema e di arte.
brossura Ripartendo dal quadro d'insieme di "Archeologia e conservazione. Teorie, metodologie e pratiche di cantiere" Maggioli, 2007 (di cui volutamente se ne riprende il titolo), quello qui proposto ne costituisce un percorso di approfondimento, scegliendo quattro dibattiti centrali sulla cultura della conservazione del patrimonio archeologico a partire dal Settecento ad oggi che hanno per tema: la conservazione in situ e la compatibilità d'uso, l'avanzamento della tutela e la messa a punto delle relative linee guida, l'affinamento del progetto di conoscenza e della diagnostica, i musei oggi, la cultura della prevenzione e dell'emergenza.
brossura
ill., br. "Dopo tre mesi di viaggi in Europa sapevo esattamente cosa volevo scrivere: un lavoro analitico che riportasse quanto avevo imparato a vedere - da Palladio a Terragni, da Raffaello a Guido Reni - all'interno di una teoria dell'architettura moderna, ma dal punto di vista di una certa autonomia della forma. Di qui il titolo La base formale dell'architettura moderna". Con questo scritto, elaborato nel 1963 a Cambridge come tesi di Ph.D, Peter Eisenman dà inizio al suo intento: "riuscire a separare il significante dal significato, per trovare questa architettura che corrisponda all'uomo di oggi". Vuole unificare scrittura e differenza, "riappropriarsi dell'architettura nella purezza della sua essenza interna". Eisenman fonde topologia e tipologia e si dedica alla ricerca degli aspetti fenomenali dell'architetura: Alea, diagramma e matrice, logica ortogonale e multiversum delle direzioni possibili, coincidenti devianti o ferme nella coesistenza, ma in ogni caso inquiete nella ricerca di se stesse.
br. Questo libro affronta il tema dei rapporti tra musica e architettura secondo una prospettiva molto ampia di indirizzi e di argomenti, con l'obiettivo di mostrarne la ricchezza e la stimolante complessità ben oltre i contesti tradizionali di studio dell'auditorium o degli spazi convenzionali per musica. A partire da alcune prospettive privilegiate quali la sonorità dello spazio, la spazialità del suono, gli spazi per la musica, le attinenze spaziali del linguaggio musicale, la riflessione si spinge a considerare la relazione tra musica e architettura analizzando alcuni contesti esemplari: la casa, la città, la fabbrica, il territorio, il caso di un musicista-architetto come Luigi Nono. Ma spazio sonoro è anche quello della composizione che manifesta un'identità progettuale, quello di una musica che racconta un paesaggio, quello del nostro corpo e della nostra coscienza in ascolto. Progettare una casa, una città, un oggetto plastico, significa anche immaginarne, prevederne, modellarne o liberarne il suono, l'impatto acustico, la presenza fonica, la natura drammaticamente musicale; significa portare nella realtà e nel mondo qualcosa che anche sul piano acustico ancora non esiste, colmando un vuoto, aprendo qualche ferita, comunicando una certa espressione e imponendo un volume che non è di sola forma visibile e solida ma anche di sonorità concretamente udibile. La proposta più ambiziosa del libro è quella di provare ad ascoltare le cose, il mondo e se stessi in rapporto alle cose e al mondo.
ill., br. Antonio Morassi fu uno dei più grandi storici dell'arte italiani del secolo scorso, una figura di riferimento conosciuta e apprezzata a livello internazionale, stimato per la sua competenza nonché per le rare doti umane, il carattere cordiale e la costante disponibilità al dialogo e al confronto. Il 18 e 19 settembre 2008 la Fondazione Palazzo Coronini Cronberg di Gorizia, sua città d'origine, ha organizzato il primo convegno in suo onore a cui hanno partecipato studiosi di fama internazionale che ebbero modo di conoscere e di collaborare con Morassi. I loro saggi sono raccolti in questo volume in cui, oltre alla testimonianze dei suoi familiari e dei suoi due grandi amici Ervinio Pocar e Pietro Zampetti, vengono proposte e riprodotte in una sezione a colori le opere di un inedito e meno conosciuto Morassi pittore.
brossura La didattica pianistica è riuscita a farsi spazio nei secoli incoraggiando moltitudini di persone a percorrere la strada della musica; il valore sociale raggiunto dal pianoforte nel 19° e nel 20° secolo è stato di uno spessore senza confronti: da strumento ignorato alla nascita a insostituibile mezzo di intrattenimento sociale nella borghesia liberale dell'Ottocento, ed incarnazione dell'estetica di tutti i musicisti romantici. In questo volume si ripercorreranno sotto una luce nuova i grandi compositori del passato, sia nel loro ruolo di insegnanti (testimoniato dai numerosi scritti dei loro allievi e delle personalità a loro contemporanee), sia per il grande contributo di composizioni didattiche (o nate con questo scopo) che essi hanno donato al mondo. Si vuole così mostrare come sia stato possibile tramandare l'arte dei suoni a partire dall'epoca classica per arrivare al Novecento storico e contemporaneo: testimonianza dell'impegno continuo e consequenziale di una didattica del pianoforte che vive e parla da tre secoli.
ill., br. Il volume raccoglie ventuno saggi scritti nell'arco degli ultimi quindici anni e usciti in rivista oppure in volumi collettanei, rivisti, modificati, aggiornati, in alcuni casi tradotti dall'autore. In larga prevalenza si tratta di saggi sul cinema tedesco e sull'autorenkino che si articolano intorno a tre assi principali. Il primo è il rapporto fra cinema e letteratura, con saggi su trasposizioni da opere di Hoffmann, Kleist, Fontane, Kafka, Th. Mann, Schnitzler realizzate da registi del calibro di Orson Welles, Luchino Visconti, Rainer Werner Fassbinder e altri non meno importanti. La seconda parte si concentra sul rapporto privilegiato fra cinema e storia in area tedesca con alcuni case "studies" per esempio su cinema e guerra, cinema e terrorismo con l'analisi di pellicole di registi come Alexander Kluge e Michael Haneke. La terza parte, infine, riguarda i rapporti fra Germania e Italia, cinque saggi che cercano dai più diversi punti di vista di illuminare questa talora controversa relazione.
br. Quali sono le matrici culturali e politiche del femminismo italiano otto-novecentesco? Quali i suoi orientamenti, le protagoniste, le strutture organizzative? Questo libro si propone come la prima sintesi su quell'insieme di movimenti femminili che, sorti all'indomani dell'Unità, fiorirono in età liberale, costituendo l'anima del primo femminismo italiano. Oltre ad analizzarne le interne sfaccettature, gli obiettivi, le forme di mobilitazione e le rivendicazioni, l'autrice ne traccia il percorso complessivo nel campo dei diritti civili e politici, in uno Stato caratterizzato da un codice civile tra i più gerarchici in Europa quanto a strutture familiari e differenze di genere. Il quadro che emerge evidenzia una realtà composita, caratterizzata da orientamenti e correnti le cui differenze si fanno via via più marcate col passaggio del secolo, quando si avviano le prime vere campagne suffragiste e i primi organismi a carattere nazionale. Più che sul terreno delle riforme civili e politiche, fu in campo sociale che il primo femminismo raccolse i suoi frutti migliori, agendo come lievito per un profondo cambiamento della società e della soggettività femminile.
br. Cosa implicano la composizione, l'esecuzione e la fruizione della musica classica? Cosa facciamo quando ascoltiamo sul serio questo tipo di musica? Perché nell'eseguire una sonata di Beethoven i musicisti cominciano sempre dalla prima nota indicata nello spartito e non si sentono liberi di improvvisare sul tema centrale della sonata? E perché per il pubblico di un concerto di musica classica battere i piedi significa andare contro la tradizione? Nascosta in ciascuna di queste domande vi è la questione principale di cosa voglia dire, in senso filosofico e storico, parlare di musica in termini di "opere musicali". In questo libro Lydia Goehr descrive come il concetto di opera musicale sia giunto a formarsi nell'Ottocento e abbia in seguito contribuito a definire le norme, le aspettative, e le regole di comportamento che caratterizzano ancora oggi la pratica della musica classica. "Il museo immaginario delle opere musicali" è un testo fondamentale che, non a caso, ha goduto di una enorme diffusione in una varietà di contesti e discipline sin dalla sua pubblicazione.
ill., ril.
ill., br. L'autrice ha deciso con questo suo nuovo lavoro di affrontare approfonditamente e con copiosi esempi il linguaggio silenzioso e sottile del simbolo, la cui azione raggiunge l'anima prima della mente. I simboli sono stati apposti nelle costruzioni sacre dell'antichità, in particolare nel Medio Evo, da iniziati che ne avevano la conoscenza, da chi sapeva che sono un mezzo per destare le coscienze, anche se vengono ignorati, ma molto più incisiva è la loro azione allorché se ne comprende la potenza. Parlandone, è vero, si corre il rischio di svilirli, perché i simboli sono un linguaggio silenzioso che la ragione cristallizza in uno o più significati, tuttavia richiamare l'attenzione sui segni che gli antichi ci hanno lasciato è un modo per aprirsi a una conoscenza superiore. La Lopardi ci accompagna in un viaggio attraverso i simboli delle chiese medievali portandoci a toccare diversi livelli, perché le numerose immagini affidate a capitelli e portali, esprimono messaggi non sempre chiari e mai univoci, non sempre attinenti alle forme prime o archetipi e ai miti in cui si esprimono, ma sempre capaci di parlare all'anima.
br. Di tutte le arti dello spettacolo, il canto è senza dubbio la più complessa. Il suo insegnamento e la sua pratica sono storicamente agitati da infinite controversie, gli ideali di suono sono molteplici, e le tecniche per perseguirli paiono numerose quanto gli insegnanti stessi. Una semplice rassegna dei punti di vista che si riscontrano nella letteratura didattica non potrebbe che lasciare disorientato il lettore, e di conseguenza lo studente desideroso di apprendere il metodo più semplice e corretto. È anche per rispondere a questa situazione che Richard Miller, uno fra i più apprezzati esperti di vocologia al mondo, ha raccolto in questo libro una panoramica a tutto tondo del bagaglio di conoscenze necessarie ad affrontare lo studio e la professione del canto, preoccupandosi di fornire in primo luogo un fondamento scientifico e medico alle questioni riguardanti l'emissione e la tecnica vocale. A partire da una chiara illustrazione della fisiologia dell'emissione vocale, per giungere ai problemi connessi alla musicalità, allo stile e all'interpretazione, senza trascurare la preparazione e pianificazione della carriera, il mantenimento di un'efficiente funzionalità e la conservazione della salute della voce, "L'arte di cantare" si presenta come un manuale dedicato a tutti gli appassionati, gli studenti e i professionisti del canto, scritto in uno stile estremamente colloquiale e scorrevole, che coniuga alla semplicità di esposizione una profonda padronanza della materia.
brossura "In un'opera d'arte la forma non può essere disgiunta dal contenuto: la disposizione delle linee e del colore, della luce e dell'ombra, dei volumi e dei piani, per quanto incantevole come spettacolo, dev'essere anche intesa come portatrice di un significato che va al di là del valore visivo". Grande teorico dell'iconologia, Panofsky ha sostenuto la necessità di approfondire il profondo legame che unisce un'opera d'arte a tutti i fatti culturali e ai contenuti spirituali di un'epoca. Gli esempi addotti in questo volume vanno dall'arte egizia a Poussin, dal gotico a singoli problemi posti da opere di Durer, Tiziano, Vasari, alla ricerca del senso profondo del variare dei modi e dei metodi della figurazione.
ill., br. Tra i massimi storici dell'arte del Novecento italiano ed europeo, Roberto Longhi (1890-1970) e Carlo Ludovico Ragghianti (1910-1987) hanno segnato in modo decisivo la storia culturale del secolo. L'analisi ravvicinata del loro rapporto, basato su stima reciproca ma frequentemente rotto da polemiche, spesso violente e pretestuose, offre la possibilità di leggere in controluce uno spaccato non solo della critica d'arte del Novecento, ma anche dei rapporti interni alle più vive forze intellettuali che ne animano la storia. L'asse attorno a cui ruota il libro è una lunga lettera che Ragghianti inviò a Paola Barocchi nel 1986, in cui ripercorreva il suo rapporto con Longhi, allegando proprio selezionati passi dal carteggio. Basata su documentazione epistolare per la gran parte inedita, questa ricostruzione del rapporto tra Longhi e Ragghianti consente infatti di ripercorrere alcuni passaggi del complesso divenire degli studi storico-artistici in Italia tra gli anni Trenta e gli anni Settanta, dalla condirezione della rivista «La Critica d'Arte» al magistero di Benedetto Croce, dal coinvolgimento in iniziative editoriali (ad esempio con la casa editrice Einaudi) all'organizzazione di mostre e altre manifestazioni culturali, sino al dramma dell'alluvione di Firenze nel 1966. A far da sfondo, un diverso modo di concepire il ruolo dell'intellettuale rispetto agli orizzonti politici e alla società civile.
brossura Si presenta in traduzione italiana il "Dialogue sur le coloris" di Roger de Piles nell'edizione originale del 1673, riprodotta anche anastaticamente. Il testo è accompagnato da due saggi: il primo, di Giovanna Perini Folesani, offre un sommario inquadramento biografico e il commento puntuale del testo, con spunti di critica; il secondo, di Sandra Costa, un'originale contestualizzazione del Dialogue nel mondo dei conoscitori parigini dell'epoca.
ill., br. Christian Dior non ha bisogno di presentazioni. Dal febbraio 1947, quando con il New Look ha imposto al mondo uno stile e un'eleganza mai tramontati, è sempre vissuto sotto i riflettori delle sfilate e dei media. Il ritratto che ne traccia Isabelle Rabineau in questa biografia esemplare ci rivela però molti aspetti sconosciuti della sua personalità. Attraverso interviste alle persone a lui più vicine - i membri della sua famiglia e della Maison, innanzitutto -, i diari inediti di personaggi a lui legati, come Cocteau, i materiali degli archivi, il lavoro compiuto per il teatro e il cinema, le case in cui è vissuto - da quelle di famiglia all'hòtel particulier di Parigi e alla casa di campagna nel Var -, emerge un Dior dalle molte vite, tutte ugualmente intense: imprenditore visionario, grande amante della pittura, dell'architettura, della fotografia, dei giardini e dei fiori, amico dei più grandi artisti del suo tempo. Forse proprio in questa ricchezza di interessi e di passioni è nascosto il segreto di una creatività che nell'arco di appena dieci anni (prima della sua morte prematura avvenuta nel 1957) ha trasformato la moda in un'arte.
br. La pubblicazione nel 1970 di "Una teoria della giustizia" di John Rawls segnò la rinascita della filosofia politica in una forma adeguata alla complessità del mondo contemporaneo e apri un appassionato dibattito. Dopo oltre vent'anni Rawls tornò in campo con "Liberalismo politico", che non costituì solo la risposta alle innumerevoli osservazioni suscitate dal suo lavoro ma rappresentò anche un originale mutamento di rotta. Nel nuovo saggio l'idea della giustizia come equità viene radicalmente riformulata. Quella che Rawls chiama "una società bene ordinata", stabile, relativamente omogenea nelle sue convinzioni morali di fondo, viene ripensata alla luce dell'effettiva realtà delle moderne società democratiche entro cui coesistono una pluralità di dottrine inconciliabili tra loro. Come è possibile che una società di cittadini liberi ed eguali permanga a lungo concorde, pur essendo profondamente divisa per la coesistenza di dottrine incompatibili tra loro? Non si tratta più di una società unita nelle sue convinzioni morali ma nella sua concezione politica della giustizia: questa giustizia è al centro di "un consenso per intersezione di dottrine comprensive ragionevoli". Questa nuova edizione, conformemente alla recente edizione in lingua inglese, propone una nuova introduzione dell'autore e due nuovi capitoli: uno è la risposta ad alcune obiezioni mossegli da Habermas; l'altro è uno degli ultimi saggi, in cui Rawls raffina e mette a punto alcune idee contenute nel libro.
brossura La fisica quantistica è la punta di diamante della scienza moderna, la base della nostra comprensione degli atomi, della radiazione e di molto altro, dalle particelle elementari alle forze fondamentali e al comportamento della materia. Da ormai un secolo, tuttavia, è anche una teoria estremamente problematica, attraversata da profondi disaccordi interni, strani paradossi e implicazioni spesso fantasiose. Che si tratti del gatto di Schrödinger, una creatura al tempo stesso viva e morta, o della credenza che il mondo non esista indipendentemente dalle nostre osservazioni, la teoria quantistica mette in dubbio i nostri assunti fondamentali sulla realtà. Ne La rivoluzione incompiuta di Einstein, il fisico teorico Lee Smolin sostiene provocatoriamente che i problemi che hanno tormentato sin dall'inizio la disciplina sono irrisolvibili per la semplice ragione che la teoria è incompleta. Vi è molto altro che attende di essere scoperto. Il nostro compito - se vogliamo avere risposte semplici alle domande semplici che ci poniamo sull'universo in cui viviamo - deve essere quello di andare al di là della meccanica quantistica arrivando a una descrizione sensata del mondo su scala atomica.
ill., br. Il paesaggio di cui si parla in questo libro - che esce ora in una nuova veste - non è soltanto lo scenario fermo, acquisito, apparentemente immutabile con cui si confronta il vivere quotidiano, ma anche e soprattutto il paesaggio che vive e si trasforma nel tempo col mutare delle forme di vita, dei modi di produrre e di rapportarsi delle società con il proprio territorio. Tanto il primo è spesso carico di suggestioni, quanto il secondo può stravolgere ogni immagine sotto la spinta di nuove attività e iniziative. Così è accaduto in Italia nei decenni trascorsi, quando la violenza delle trasformazioni ha sconvolto, cancellato o devastato paesaggi tra i più celebrati. E stato un salto di civiltà o una corsa illusoria e distruttiva? La domanda può trovare risposta solo attraverso una storia di come è cambiata l'Italia, Paese di tensioni, frenesie, fantasia, dove non è spesso riconosciuto il valore semantico del paesaggio. Ancora oggi assistiamo alla difficoltà di assumere la pianificazione paesistica quale strumento-guida delle trasformazioni. Laddove un tempo il paesaggio si configurava attraverso interventi esperti e secolari che esprimevano per intero una cultura, quello dell'Italia d'oggi sembra il risultato di interventi caotici, incoerenti, improvvisati, espressione di una società priva di disegni ideali, trascinata solo dalle regole del gioco economico e delle sue scenografie consumistiche. Introduzione di Francesco Vallerani.
ril. Il presente lavoro si pone come indagine accurata sui linguaggi cinematografico e musicale, intrecciati indissolubilmente alla storia e alla cultura popolare. Il cinema ha avuto un ruolo sostanziale nella storia dell'umanità, divulgando alle masse messaggi, cultura, informazioni, valori, bisogni, stili di vita, provocazioni, critiche alla stessa società e inventando nuovi modi per comunicare. La musica, il linguaggio universale per eccellenza, si è strettamente legata al cinema, asservendolo da un lato, ma anche amplificandone i significati, mantenendo le sue caratteristiche linguistiche ed epistemologiche, e andando aldilà della stessa immagine che andava a connotare. La musica si è rinnovata nella sostanza e ha ricreato se stessa seguendo modalità molto precise a seconda dei generi cinematografici che andava a musicare, quando non addirittura creando un sound specifico che nella storia della musica non aveva precedenti.
ill., br. Un giorno del 1823, su un campo da calcio nel Nord dell'Inghilterra, un giocatore prese il pallone tra le braccia e, con squisita indifferenza per le regole del gioco, si mise a correre: aveva inventato il rugby. È opinione diffusa che intorno al 1860 alcuni artisti abbiano inventato l'arte moderna rifiutando tutte le norme della tradizione e liberandosi da quei vincoli che, come la prospettiva, formavano il linguaggio artistico comunemente accettato e capito. Ma non andò così: Degas, van Gogh, Rodin, Cauguin e Picasso non si limitarono a sottrarsi alle regole del gioco, ma proprio come l'inventore del rugby decisero di cogliere le possibilità che si nascondevano nell'arte tradizionale per creare un gioco nuovo con un nuovo sistema di regole. Kirk Varnedoe, con questo saggio brillante per scrittura e imprescindibile per ricchezza e profondità di analisi, offre una panoramica della nascita e degli sviluppi dell'arte moderna, elaborando un'interpretazione originale e sotto molti aspetti rivoluzionaria. Secondo lo studioso americano è semplicistico attribuire la nuova dimensione pittorica imboccata da Degas e van Gogh alle influenze della fotografia e della prospettiva piatta delle stampe giapponesi. Ed è altrettanto riduttivo interpretare il primitivismo di Cauguin e Picasso come un anelito romantico verso esotiche rappresentazioni di mondi lontani.