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ill. Una prefazione all'arte contemporanea dell'autore con l'esemplificazione delle sue opere più attuali, ci introducono al confronto del pubblico con i "professionisti dell'arte". La maggior parte delle persone sembra rifiutare le manifestazioni di arte contemporanea. Gli operatori del settore, come insegnanti d'arte, galleristi, curatori di mostre, artisti e collezionisti gli stessi critici - si dividono in crociate pro e contro l'arte attuale. L'autore ha raccolto i commenti del pubblico confrontandoli con "gli addetti ai lavori". Alcuni scrivono il proprio parere in merito all'arte contemporanea sotto la forma di un piacevole racconto, altri esprimono la propria opinione sotto forma di giudizio. Opinioni con le quali dobbiamo confrontarci anche per renderci conto del parere della maggior parte delle persone che visita le mostre e che rappresenta la parte preponderante del pensiero attuale del pubblico al quale l'arte si manifesta.
Traduzione di Carola Lodari con la collaborazione diGabriella Bianchi e Sandro Curti; prefazione all'edizione italiana di Stefano Pedriva; copertina di Marco Rossi.<BR>In 8°; pp. 144 con 16 tavole e 1 prisma in allegato; cartonato editoriale illustrato; cucito.<BR>CONDIZIONI BUONE: lieve tracce d'uso e qualche fioritura alla copertina.
190 S. + Notenbeisp. Mod. Plastik Bd. OU aufgezogen. Inhalt, wie oft, Gebräunt. Erstausgabe.
Mm 210x300 Brossura editoriale, 56 pagine con numerose foto in nero nel testo ed una tavola più volte ripiegata con un testo di Nanni Balestrini illustrato da disegni di Giosetta Fioroni. Esemplare in ottime condizioni.
viii, 157 S. 8°. OLn. Rückendeckel lose. Originalausgabe.
br. Questo volume raccoglie alcuni degli scritti più rappresentativi del pensiero di Bauman. La selezione dei brani copre un'ampia gamma di temi affrontati dal sociologo nelle sue opere: si va dal socialismo e marxismo moderno alla sociologia del post moderno e alla globalizzazione.
br. L'intensità è una componente fondamentale del cinema, che delinea le dinamiche interne all'opera e i percorsi della sensazione dello spettatore. È il flusso del film, la dimensione creativa della forza e il suo vettore di attrazione. Contro la considerazione fredda del cinema - propria degli studi ideologici e semiologici - va affermato il carattere di emozione del film, che agisce direttamente sulla psiche. Il libro è articolato in una parte teorica e in una parte analitica dedicata a film come Arancia meccanica e Sentieri selvaggi, M e Quarto potere, Il Gattopardo e Zazie nel metro, Bella di giorno e Zero Dark Thirty e a capolavori dell'avanguardia come The Art of Vision di Brakhage e Vinyl di Warhol.
br. Che rapporto c'è tra femminismo, ecologia e pace? «Se prendiamo seriamente il femminismo», hanno scritto Karen Warren e Duane Cady, «le discussioni filosofiche sulla pace devono essere aggiornate, estese e ripensate». Inizia con queste parole il saggio introduttivo delle due curatrici di questa ricca antologia che offre uno spaccato inedito sulla filosofia ecofemminista, i movimenti pacifisti e i rapporti fra ecologia e pace da una prospettiva di genere. I saggi raccolti nel volume ripercorrono le complesse genealogie del pensiero ecofemminista, la sua nascita come corrente filosofica e il suo costituirsi come movimento grazie alle proteste antinucleari degli anni Ottanta; per arrivare fino alle odierne prese di posizione contro i cambiamenti climatici e la devastazione planetaria. Oltre i confini offre così un mosaico di esperienze e di letture confluite nell'ecofemminismo, una filosofia e una prassi che racchiudono tante voci diverse, vive e interroganti ancora oggi per molte realtà e movimenti.
br. In questa raccolta di saggi Maurice Blanchot dà prova di uno straordinario lavoro di critica e di scrittura che unisce alla chiarezza del linguaggio uno spessore di stimolante complessità. Si tratta dell'esplorazione più importante, accanto a quella di Sartre, dedicata alle relazioni tra letteratura, arte e filosofia. La riflessione incrocia i nomi più importanti del XX secolo, da Georges Bataille ad André Malraux, da Pierre Klossowski a Marguerite Duras, da Michel Leiris a Jean Paulhan, da Albert Camus a Claude Lévi-Strauss, da Edmond Jabès a Emmanuel Levinas, da Martin Buber a Franz Kafka.
ill., br. Il volume affronta tre aspetti che sembrano scomparsi nell'attuale dibattito urbanistico italiano: l'individuazione dei principi della composizione urbana (la riorganizzazione delle funzioni nello spazio, la ricostruzione della forma, i rapporti con l'ambiente), la sequenza logica attraverso cui tali principi s'intrecciano (traducendosi in grandezze definite per il progetto urbanistico] e il metodo di costruzione del piano. La prima parte di Roberto Cassetti si concentra, tentando di ridurle all'essenziale, sulle ampie direttrici che hanno modellato (e rimodellano] la scena urbana e sull'idea di città che hanno espresso, per tessere la tela di pensiero e operativa valori, principi, modelli di composizione spaziale - della "Nuova Modernità" che investe oggi il governo di città e territori "in transizione", ben diversamente dalle molteplici "urbanistiche" che pur continuano a imperversare sulla scena urbana. Nella seconda parte invece Pier Luigi Paolillo, attraverso numerosi passaggi di metodo, esempi e casi, individua una differente impalcatura razionale di costruzione del piano che - attraverso l'utilizzo e la gestione dell'enorme massa di dati oggi disponibili, e muovendo dalla costruzione d'una solida base quantitativa di coerenze - consenta di giustificare le azioni, i progetti, le norme, identificando e indirizzando i percorsi, le regole spaziali, le competenze, i soggetti della scienza urbanistica.
br. A partire dal Convegno di Brighton del 1978 e dalle elaborazioni della New Film History, la ricerca storica ha progressivamente spostato il proprio baricentro dalla ricognizione critica a forme che ricordano to scavo archeologico e che hanno come proprio luogo d'elezione l'archivio. Esso si presta così a essere un sistema di organizzazione e di canonizzazione della memoria collettiva che ha trovato nel XX secolo uno straordinario momento di sistematizzazione teorico-epistemologica. In altri termini, l'archivio è la condizione di possibilità di una sfera culturale e della riflessione storica che a essa si lega: stabilisce che cosa sia dentro o fuori rispetto aí dibattiti che le dominano, che cosa sia possibile conservare a livello storico e che cosa non lo sia. All'interno di questo volume, si indagheranno attraverso più prospettive te principali questioni relative alla storiografia del cinema e dei media: il suo orizzonte istituzionale, il rapporto tra materialità ed elaborazione storica, "l'allargamento dell'archivio" dovuto all'inclusione di "oggetti storici" prima trascurati, le diverse forme che può assumere un archivio e la sua funzione per discipline "giovani" come la storia del cinema e dei media.
br. Le scelte ideologico-politiche di G. Feltrinelli continuano ad attrarre l'attenzione di storici e biografi velando in parte la sua figura di editore. Per ricostruire il percorso della casa editrice da lui fondata a Milano nel 1954, il volume individua e descrive le principali linee di sviluppo che hanno contraddistinto la produzione letteraria della Giangiacomo Feltrinelli Editore nei suoi primi dieci anni di attività, quelli che maggiormente si identificano con la presenza, l'impegno e gli orientamenti iniziali del suo fondatore e degli intellettuali-editori che insieme a lui hanno "fatto" la casa editrice. Attraverso l'analisi delle singole edizioni e delle recensioni coeve, la consultazione di documenti inediti d.archivio e il ricorso alle testimonianze di alcuni protagonisti della vita editoriale di quegli anni, il libro ci conduce in un percorso "guidato" attraverso le collane letterarie, mettendo in risalto l'ambiente culturale in cui nascono le singole edizioni e la specifica configurazione editoriale che ogni testo assume anche grazie agli apparati paratestuali di cui viene rivestito.
br. Nello studio della politica internazionale accanto alle tradizioni più consolidate, quella realista e quella liberale, si è ritagliata uno spazio crescente una sorta di terza via costituita dalla cosiddetta "scuola inglese". Martin Wight ne è considerato, assieme all'allievo Hedley Bull, l'esponente principale. A fondamento di questo filone di pensiero è un approccio dialogico, che sorregge un quadro teorico originale, e un orientamento distante dalle consuete specializzazioni accademiche. Una vocazione interdisciplinare che oggi sollecita l'interesse di molti. Come illustra chiaramente questo volume, al centro della vita internazionale Wight pone sì gli stati, considerandoli però effimeri nella vita delle civiltà, nel cui seno appaiono e scompaiono. La sua attenzione per la civiltà come sfera unitaria, forgiata da istituzioni e fattori culturali di lunga e varia durata, ispira un'interpretazione magistrale della politica internazionale vista in una prospettiva intertemporale che attraversa i secoli.
ill., br. Il volume analizza la persistenza d'immaginari coloniali nelle culture visuali contemporanee in Italia e la politica amnesica e afasica riservata al colonialismo italiano. La ricerca approfondisce la relazione tra l'Italia e l'Africa così come venne istituita all'epoca dell'impresa coloniale italiana, i suoi assetti ideologici nonché la posterità di immaginari tossici, consciamente o inconsciamente condivisi e riprodotti dalla "comunità immaginata" della nazione italiana. I saggi di ricercatori e ricercatrici qui riportati analizzano il ruolo della produzione culturale nella costruzione ideologica di narrative razziali legate a questa storia, attraversandole criticamente. Il lavoro teorico portato avanti nel volume si affianca alle pratiche di artisti italiani e artisti africani che, a partire da posizionalità diverse e complementari, hanno saputo intessere una maglia di riflessioni sull'eredità contemporanea di un lungo periodo storico ampiamente dissimulato.
ill., br. Il volume analizza la persistenza d'immaginari coloniali nelle culture visuali contemporanee in Italia e la politica amnesica e afasica riservata al colonialismo italiano. La ricerca approfondisce la relazione tra l'Italia e l'Africa così come venne istituita all'epoca dell'impresa coloniale italiana, i suoi assetti ideologici nonché la posterità di immaginari tossici, consciamente o inconsciamente condivisi e riprodotti dalla "comunità immaginata" della nazione italiana. I saggi di ricercatori e ricercatrici qui riportati analizzano il ruolo della produzione culturale nella costruzione ideologica di narrative razziali legate a questa storia, attraversandole criticamente. Il lavoro teorico portato avanti nel volume si affianca alle pratiche di artisti italiani e artisti africani che, a partire da posizionalità diverse e complementari, hanno saputo intessere una maglia di riflessioni sull'eredità contemporanea di un lungo periodo storico ampiamente dissimulato.
ill., br. «L'insolito accostamento di linguistica e architettura, principale oggetto del presente saggio, nasce dalla diffusa tendenza di porre in relazione l'architettura alle più varie discipline o scuole culturali. Questa volta il rapporto è posto tra la lingua e l'arte di costruire, entrambe al livello teorico. La semiotica fa da ponte tra architettura e linguistica, grazie alla nozione di segno che non comprende solo le parole ma ogni sorta di fattore semantico-strutturale, ivi compreso quelli dell'architettura. E se da un lato risolve molte questioni linguistiche, dall'altro rende potenzialmente accessibili molte altre esperienze della vita sociale. Quanto alla vasta materia qui elaborata, il saggio giunge allo scetticismo semantico e alla critica dell'informazione pubblicitaria odierna che, passando dalla ridondanza alla confusione dei messaggi, sembra confermare il giudizio di quell'autore per cui "chi parla inventa e chi ascolta indovina"» (Renato De Fusco)
br. Con "L'immagine-tempo", dopo "L'immagine-movimento", Gilles Deleuze conclude la sua radicale rielaborazione del pensiero sul cinema, pervenendo a una ridefinizione dell'essenza della settima arte. La teoria per lui non si fonda sul cinema ma sui concetti da questo suscitati, e Deleuze tratta i grandi registi come i pittori o i musicisti: autori che parlano meglio di altri di quel che fanno, tramutandosi così in filosofi, anche se Hawks non voleva teorie e Godard finge di disprezzarle. Perché sono proprio i concetti del cinema e non le teorie a creare l'unicità dell'arte cinematografica, ed è per questo che non bisogna chiedersi «che cos'è il cinema?», ma «che cos'è la filosofia?» Se al centro del primo volume vi era l'unitarietà organica che contraddistingue il cinema classico, qui invece il filosofo si concentra sulle rotture, i «tagli irrazionali» tra i piani tipici del cinema moderno, quello nato nel secondo Novecento con il neorealismo. Un libro di filosofia scritto attraverso il cinema, che incrocia l'opera di molti registi: da Rossellini e Visconti a Fellini e Antonioni, da Welles e Kubrick a Ozu e Bresson, dalle esplosioni della nouvelle vague (Resnais, Godard, Rohmer) a Cassavetes e gli autori del Nuovo cinema tedesco.