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L'autore ha raccolto brani di svariati scrittori componendo un'opera fresca e piacevole sulle tradizioni popolari italiane, oramai divenute archeologia etnografica Legatura editoriale, pp. 246, in 16°
R.G. Abrahams The peoples of Greater Unyamwezi, Tanzania (East Central Africa - Part XVII). Londra, International African Institute 1967 italian, 95 ST1181HBrossura editoriale,Collana "Ethnografic survey of Africa", in lingua inglese, volume in buone condizioni, lievi segni di usura sulla copertina, interno in ottimo stato, legatura salda95 pagine circacopertina come da foto
Barcelona, Ediciones 29, 1972. 4to.; 213 pp. y 27 ilustraciones fotográficas en láminas aparte. Cubiertas originales.
Mm 125x185 Collana "Biblioteca popolare di coltura". Volume nella sua brossura originale, 127 pagine con illustrazioni in nero nel testo. Opera in buone condizioni, presenta leggere fioriture, le pagine sono ancora intonse. Spedizione in 24 ore dalla conferma dell'ordine.
21x16. 51p. Fotogr.
Collana “Saggi”, 9. Un volume di 249 pagine, brossura editoriale illustrata. Dimensioni: 12,5x20 cm. Minime tracce d’uso. Prefazione di Vittorio Lanternari, traduzione di Marcella Bianca di Lavagna Malagodi.
Rimini-Firenze, Guaraldi, 1974, 8vo brossura con copertina illustrata, pp. 299.
México, Fondo de Cultura Económica, 1974. 4to.; 302 pp., 1 h. Cubiertas originales.
Napoli,1961. In 8°gr.pp.10n. bross.edit. Invio Dedica dell’A.
In 8, pp. 353-360. Br. ed.
Editions S.A.E.P., Comar-Ingersheim, 1974, 207 pp., relié toile rouge, manque la jaquette, couverture partiellement et légèrement décolorée, état correct.
in-8°, 499 pp., 56 illustrations in texte et 2 cartes, 16 planches photographiques en hors-texte, relie cartonnage ed., jaquette illustree. Bon etat. [TX-2][DV-2+]
15x23. 30p. Fotogr.
pp. 485-553, 4 [pls., notes, bibl. Large 8vo. Side-stapled in journal issue wrs. Spine mended, some foxing to covers, contents very good/
Gebonden, zandkleurig linnen met goudopdruk, geillustreerde papieromslag, foto-frontispice, 250 x 305mm., 183pp., uitgebreide illustratie in kleur en z/w. . Verscheen naar aanleiding van de gelijknamige tentoonstelling van 26 mei tot 15 oktober 2000. Boek is in prima staat.
194pp.+ 51 buitentekstills., mooie staat, C28341
xxvi + 198pp., 2nd impression, hardcover, dustwrapper with some loss of paper at ends of spine), 23cm., good condition, A78731
x + 36pp.avec 1 carte, br.orig., bel état, 27x18cm., dans la série "Archives d'ethnographie" nr.10
Barcelona, Instituto Lucas Mallada, 1961. 4to.; 111 pp. Cubiertas originales.
Barcelona, Centro de Etnología Peninsular, 1975. 4to. mayor, 244 pp. Cubiertas originales.
br. Esiste un rapporto assai stretto tra la geografia dell'Appennino e la tradizione del cibo, i suoi significati culturali, la multiforme profondità della tradizione a cui attinge per essere non soltanto un aspetto concreto della vita quotidiana, ma anche un elemento identitario e di forte impatto culturale. Sulla base di queste considerazioni, la Fondazione Appennino promuove la pubblicazione di un'opera in cui alcuni scrittori, nati lungo la dorsale che va dalle Langhe all'Aspromonte, raccontano il loro rapporto con i piatti e le pietanze dei territori di origine, nel tentativo di comporre non tanto un elenco di ricette, quanto un'incursione a più voci sul cibo come memoria e antropologia. Presentazione di Piero e Gianni Lacorazza.
br. Riflettere sulla propria società, utilizzando gli strumenti a disposizione dell'antropologo, è un tentativo di condividere con gli altri membri del gruppo di appartenenza alcune possibili letture dei punti di rottura che segnano quella società. E di crepe nella società italiana attuale se ne riscontrano tante. L'Italia appare come una società frammentata che di conseguenza agisce in modo disordinato, cosa che impedisce il nascere di una coscienza collettiva. Da qui deriva anche la criticità del rapporto tra cittadino e Stato, un'istituzione che nel nostro paese conserva i tratti tipici dei regimi autoritari, sebbene celati nelle pieghe della legalità. Uno stato di cose che traspare in modo evidente se si analizzano in modo disincantato alcuni momenti topici della nostra vita pubblica, sia a livello istituzionale, sia a livello della quotidianità di massa. Ed ecco quindi come la parata del 2 giugno, la percezione della Borsa e del potere finanziario o lo sviluppo del sistema ferroviario nazionale diventino metafore quanto mai ricche ed esaurienti per capire l'evoluzione della società italiana.
br. Badate, non è un'autobiografia, avverte Marc Augé in apertura del libro. Almeno non nel senso tradizionale. In effetti, queste pagine gremite di immagini che riaffiorano, di incontri decisivi, di paesaggi perduti, di eventi della Grande Storia spesso colti di scorcio, affidano il loro ritmo sottotraccia a una incalzante variazione sull'idea di luogo. Quello dell'etnologo Augé, innanzi tutto, che si identifica con lo sradicamento, col non essere mai al proprio posto. La sua itineranza si consuma perlopiù in Africa, nella regione lagunare della Costa d'Avorio e nel Togo del Sud, e in America Latina, là dove i luoghi forniscono la materia prima allo studio sul terreno. "Luoghi" significano relazioni sociali, forme simboliche di un'esistenza condotta sotto gli occhi altrui, persistere del legame tra vivi e morti. Solo dopo aver decifrato per decenni il senso dei luoghi, Augé ha potuto, con uguale penetrazione, interpretare come "nonluoghi" gli spazi collettivi a bassa intensità che caratterizzano il nostro presente globalizzato. Ancora un esercizio di migrazione, il suo, dall'etnologia a un'antropologia che allarga lo sguardo al mondo e non smette di interrogarsi anche sulle parole con cui raccontare ciò che vede. Così il viaggiatore dei luoghi e dei nonluoghi è anche colui che attraversa, in compagnia dei suoi doppi, il territorio della narrazione, verificando quanto memoria, scrittura e viaggio siano indissociabili.
ill., br. Il Candomblé è un culto sincretico afro-brasiliano nato dall'unione tra i culti africani e il Cattolicesimo, attraverso un processo dinamico e reinterpretativo in continua evoluzione. Originato dagli schiavi africani nelle piantagioni del Nord del Brasile all'inizio del Novecento, si è poi diffuso in tutto il paese, anche in grandi metropoli quali Rio de Janeiro e San Paolo, fino a diventare, nel corso dei decenni, un sincretismo popolare e universale praticato anche da ricchi e bianchi. L'importanza del Candomblé per la cultura brasiliana si coglie nella musica (il samba, l'axé), nella gastronomia (le specialità della cucina di Bahia), nelle arti visive e performative (la capoeira), nei modi di dire e persino nella maniera di pensare. I protagonisti del culto sono gli Orixás (come Ogum, Xangô e la dea-madre Iemanjá, che si saluta con "Odoyá!"), divinità meravigliose e superbe, ricche di umanità e di vizi, che esercitano un fascino particolare per i propri fedeli, i quali cadono in trance per riceverli. Il Candomblé insomma è qualcosa di più di una religione: è un modo di intendere la natura, la spiritualità, il rapporto con gli animali e gli altri uomini; una filosofia, se vogliamo, semplice ma profonda; un decodificatore di simbologie universali, di archetipi, di mitologie. Il Candomblé permea, profuma, condisce il Brasile di oggi; se non ci fosse stato e se non resistesse ancora, questo paese, questa cultura e questo popolo sarebbero profondamente diversi. Quasi irriconoscibili.
br. Se pensiamo alla caduta di Adamo ed Eva ci vengono subito alla mente i grandi affreschi sul peccato originale e sulla cacciata dall'Eden e non possiamo non considerare quella storia nei termini del mito, o della favola. C'è però molto altro, perché la caduta dei progenitori è stata concepita per molti secoli, e fin dentro la modernità, come il preambolo per comprendere la natura umana, da quel momento preda di passioni antisociali. Che cosa sarebbe successo alla nostra convivenza se Adamo ed Eva non fossero caduti, se fossero rimasti nello stato di innocenza? E questa la sorprendente domanda controfattuale che filosofi, teologi, intellettuali si sono posti non per immaginare un mondo perduto, ma per poter meglio capire il nostro. Dal rigore di Agostino alle narrazioni storiche di Tolomeo da Lucca, dal sempre innovatore Tommaso d'Aquino al francescano Ockham, da Wyclif a Suàrez e a molti altri, in un conflitto continuo e creativo di idee, di teorie, di immagini, di posizioni irriducibili e di aperture sempre nuove, lo stato d'innocenza è il luogo paradossale per pensare l'ambiguità della convivenza, l'ambivalenza della politica, il perimetro della natura umana. Tutt'altro che semplice favola, stato d'innocenza è uno dei nomi della realtà. Prefazione di Alex Comfort.