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23x18. Desplegable. Fotogr.
19x14. s.pp. (Aprox. 12p.). Fotogr.
20x15. 18p. Fotogr.
Barcelona, Plaza & Janés, Editores, 1962. 4to. menor; 232 pp., 2 hs. y 9 láminas fuera de texto con dibujos de Ciro Oduber. Encuadernación original en tela. Sobrecubiertas dibujadas por Oduber.
br. Uno dei punti di forza del lavoro di Luigi Luca Cavalli-Sforza è l'abbraccio multidisciplinare che ha innervato il suo approccio alla ricerca scientifica. Gli studi sull'evoluzione biologica di Homo sapiens e sulla genetica delle popolazioni, di cui è stato un pioniere, non avrebbero avuto la stessa dirompente carica innovativa se non fossero stati letteralmente nutriti dai fondamentali apporti dell'antropologia, della linguistica, dell'archeologia, della storia demografica. Questo sguardo trasversale trova compimento in una delle intuizioni più felici e raffinate di Cavalli-Sforza: il concetto di evoluzione culturale, una lettura dello sviluppo culturale degli ultimi 60.000 anni dell'uomo fatta con la lente della teoria dell'evoluzione darwiniana. Le pagine di Cavalli-Sforza, commentate da Telmo Pievani, brillano per chiarezza espositiva, profondità del pensiero e curiosità intellettuale. Sono un inno all'uomo e alla sua storia. Con un saggio di Telmo Pievani.
in-8, 500 pp., index, broché Bel exemplaire [BAT-6]
Num?ro complet. 96 pages. 21x29,7 cm.
ill., br. La relazione tra stregoneria e sesso è complicata da tutta una serie di stereotipi che hanno contribuito a problematizzare le accuse rivolte alle donne considerate adepte di Satana. Donne che nelle fonti sono indicate con frequenza come "amanti" del diavolo: una definizione che già da sola rivela la stretta relazione tra sesso e stregoneria. Con questo libro vi proponiamo un viaggio curioso, nel quale il lettore avrà modo di conoscere gli aspetti salienti della relazione tra strega e sesso attraverso casi dai quali sorgono spunti per una lettura anche fuori dai soliti canoni caratterizzanti i libri sulla stregoneria. Si tratta di materiali che ci auguriamo possano offrire al lettore l'occasione per avvicinarsi a un argomento problematico, facilmente aggredibile dalla fantasia: ci ha mosso la volontà di operare con la dovuta razionalità, al fine di porre nella giusta cornice storico-antropologica alcuni aspetti della caccia alle streghe.
br. Massimo Centini è un grande divulgatore. Negli anni si è occupato di tradizioni popolari e criminologia, ottenendo successo di pubblico per la scelta dei temi e la scrittura scorrevole e lineare. "Lupus in fabula" non fa eccezione, il tema del licantropo, grande protagonista del folklore popolare, prestato alla letteratura e al cinema horror, viene raccontato in tutte le sue sfaccettature, psicologiche e antropologiche, storiche e mediche, con un linguaggio alla portata , di tutti. Il mito di un essere umano che si trasforma in lupo a ogni plenilunio è antichissimo e presente in molte culture, ma è nei secoli della caccia alle streghe e dell'Inquisizione che diviene un vero e proprio demone collettivo. Centini, partendo da questo affascinante momento storico, racconta le evoluzioni del mito del licantropo, fino al suo approdo contemporaneo alla letteratura e al cinema horror.
br. Massimo Centini è un grande divulgatore. Negli anni si è occupato di tradizioni popolari e criminologia, ottenendo successo di pubblico per la scelta dei temi e la scrittura scorrevole e lineare. "Lupus in fabula" non fa eccezione, il tema del licantropo, grande protagonista del folklore popolare, prestato alla letteratura e al cinema horror, viene raccontato in tutte le sue sfaccettature, psicologiche e antropologiche, storiche e mediche, con un linguaggio alla portata , di tutti. Il mito di un essere umano che si trasforma in lupo a ogni plenilunio è antichissimo e presente in molte culture, ma è nei secoli della caccia alle streghe e dell'Inquisizione che diviene un vero e proprio demone collettivo. Centini, partendo da questo affascinante momento storico, racconta le evoluzioni del mito del licantropo, fino al suo approdo contemporaneo alla letteratura e al cinema horror.
ril. «Che il diavolo abbia qualcosa a che vedere con i tribunali - non solo quelli dell'Inquisizione - non è una novità, e che potesse anche essere il motivo per sorreggere una causa di separazione, ci stupisce ancora meno, se però ci rivolgiamo al passato. La questione si fa più problematica se il tribunale è quello della IX sezione civile di Milano e la causa risale al mese di marzo del 2017! In quella occasione un marito ha chiesto che l'addebito della separazione fosse in carico alla moglie, i cui comportamenti andrebbero ascritti alla "possessione diabolica"». Quando all'unanimità specialisti e psichiatri escludono la malattia mentale, si torna ancora oggi a chiamare in causa il diavolo, con tutti gli annessi legati alla stregoneria, allo spiritismo, allo sciamanesimo, al vudu, alla fede, alla devozione e alla superstizione. Massimo Centini realizza un'inchiesta sul demoniaco oggi e sulla storia delle possessioni diaboliche attraverso racconti, testimonianze e documenti. Perché il fenomeno attraversa culture, etnie e mondi che meritano di essere indagati con la lucida lente dell'antropologo. All'alba del terzo millennio i posseduti sono ancora tra noi, e i molti casi di satanismo ed esorcismo riportati e descritti in questo libro lo dimostrano.
ill., br. Un viaggio che analizza e rivela le vicende che hanno caratterizzato le streghe e la caccia alle streghe in Piemonte: un viaggio nel passato, condotto con rigore ma proposto con un linguaggio semplice e accessibile che per la prima volta raccoglie i casi piemontesi documentati. Un viaggio nel mistero, ma soprattutto nella storia, effettuato con gli strumenti dell'antropologia, della criminologia, della sociologia del diritto e della psicologia. Un viaggio che ci riporta ai tempi in cui nelle nostre campagne le streghe si ritrovavano al sabba per praticare i loro riti contesi tra magia e culto dei diavoli; dove vengono a galla le storie di alcuni inquisitori piemontesi, chi fu artefice di grande repressioni e mandò al rogo molte streghe e chi invece fu assassinato da mano ignota; un viaggio che ci mostra come perfino la corte sabauda non fu indenne dalla paura delle streghe e che durante il governo di Vittorio Amedeo II vi fu chi fu squartato perché colpevole di aver praticato magia nera per uccidere il duca. Un viaggio originale che sarà l'occasione per conoscere un volto poco noto del Piemonte dove storia e filologia sono continuamente messe sotto assedio da leggenda e mito.
br. La caccia alle streghe è parte di un periodo storico che è stato facile preda del mito e della leggenda, assumendo connotazioni che in alcuni casi rendono problematica la ricostruzione di fatti e vicende di un tempo attraversato dalla grande paura del diavolo, con tutti i risvolti sociologici e culturali che tale paura poteva determinare. In fondo, basta pensare a quante tradizioni, luoghi comuni e credenze circolano, ancora oggi, intorno all'immagine della strega: miti che spesso hanno completamente trasfigurato la dimensione storica di fatti concretamente ancorati alla realtà.
brossura in condizioni più che discrete. cod. ib14
br. Definito da un recluso "la casa di sapone" per essere un luogo "scivoloso" in cui è difficile rialzarsi dopo essere caduti, il carcere di San Pedro (La Paz, Bolivia) presenta al suo interno uno scenario del tutto particolare. Pur essendo ufficialmente sottoposto e regolamentato dalle leggi dello Stato boliviano, è di fatto gestito dai reclusi stessi, i quali concepiscono e rimodellano secondo le loro possibilità economiche lo spazio carcerario, abitato anche da quelle donne che, con i propri figli, hanno deciso di convivere col marito detenuto. I rituali, la religione, la salute, la malattia e il cibo sono il filo conduttore di una ricerca etnografica mirata a mettere in luce i meccanismi di annientamento e di sopraffazione che si innescano in un contesto simile e che hanno ripercussione sul concetto di corpo, persona e identità di coloro che vivono questa tragica esperienza, nella più inutile e ingiusta delle istituzioni statali.
br. Definito da un recluso "la casa di sapone" per essere un luogo "scivoloso" in cui è difficile rialzarsi dopo essere caduti, il carcere di San Pedro (La Paz, Bolivia) presenta al suo interno uno scenario del tutto particolare. Pur essendo ufficialmente sottoposto e regolamentato dalle leggi dello Stato boliviano, è di fatto gestito dai reclusi stessi, i quali concepiscono e rimodellano secondo le loro possibilità economiche lo spazio carcerario, abitato anche da quelle donne che, con i propri figli, hanno deciso di convivere col marito detenuto. I rituali, la religione, la salute, la malattia e il cibo sono il filo conduttore di una ricerca etnografica mirata a mettere in luce i meccanismi di annientamento e di sopraffazione che si innescano in un contesto simile e che hanno ripercussione sul concetto di corpo, persona e identità di coloro che vivono questa tragica esperienza, nella più inutile e ingiusta delle istituzioni statali.
Madrid, por Don Manuel Martin, 1778. 8vo.; 174 pp. Encuadernación de época en pergamino.
Barcelona, por la Viuda Piferrer, véndese en su Librería administrada por Juan Sellent , s.a. (hacia 1780). 8vo.; 156 pp. Encuadernación de época, en pergamino.
Roma, Bulzoni Editore, 1983. 4to. menor; 184 pp., 1 h. Cubiertas originales.
In 16, pp. 179 + (1). Br. rifatta. Raccolta di prose su: Corfu', Zante, la moderna Maratona, il golfo di Corinto, l'Atene moderna, l'Egeo. Segue una nota etnografica.
ill., br. Quello di cui Napoleon Chagnon era consapevole - il motivo che l'aveva spinto a partire - era che lo studio degli Yanomamo avrebbe rappresentato un'occasione unica, non solo per se stesso, ma per l'intera Antropologia. Puntando il dito contro gli antropologi culturali, da troppo tempo lontani dalla ricerca sul campo, Chagnon parte per il Sud America. Tra le ultime tribù indigene viventi, gli Yanomamö non avevano mai avuto alcun contatto sostanziale con la civiltà: stanziata in una sacca del bacino del Rio delle Amazzoni, la tribù era rimasta sconosciuta al mondo esterno fino agli anni cinquanta del Novecento. Una società il cui assetto avrebbe potuto fornire un'immagine dello stato di natura, della preistoria dell'uomo. Quello che Chagnon, però, non poteva affatto immaginare era la portata rivoluzionaria delle sue scoperte e la controversia - un dibattito che avrebbe intaccato le basi stesse dell'antropologia culturale - che ne sarebbe scaturita. Iniziata nel 1964 e proseguita per oltre trentacinque anni, la ricerca di Chagnon approda a una tesi tanto innovativa quanto scomoda: gli Yanomamo sono una "tribù pericolosa", appunto, una società votata alla violenza, la confutazione vivente del mito del buon selvaggio. Ferocemente criticato da altri studiosi, per tutta la sua carriera Chagnon insistette su un approccio scientifico della ricerca antropologica, sulla necessità di studi sul campo e sul passaggio obbligato dall'antropologia culturale e quella evolutiva.
Broch?. 363 pages.
in-8°, 362 pages, ill. hors texte N&B, carte, broche, couverture illustree plast. Bel exemplaire. [NV-8]
London, The Religious Tract Society, 1895. Orig. full pictorial cloth. Gilt. frontispiece. XIV,255 pp., textillustrations, 1 map. Clean and fine.
Granada. 2005. 4to.; 158 pp., 1 h. Cubiertas originales.