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San Sebastian, Editorial Auñamendi, 1970. 4to. menor; 151 pp. Con 9 láminas fuera de texto. Edición bilingüe euskera - castellano. Cubiertas originales.
San Sebastián, Icharopena, 1971 [Separata de la "Enciclopedia General Ilustrada del País Vasco"]. 4to.mayor; 62 pp. Cubiertas originales.
Madrid, Espasa-Calpe, 1959-1971. Cuatro tomos en 4to. mayor; 472 pp. + 479 pp. + 411 pp. + 458 pp. Ilustraciones entre el texto de de Zuloaga, Zubiaurre, Guinea, Tillac, Goiko, Garavilla, Aróstegui y otros. Texto bilingüe euskera-castellano en columnas paralelas Cubiertas originales. Papel de lomera en tomo tercero con pequeña pérdida.
Reliure de l'éditeur. 273 pages.
br. Uno dei punti di forza del lavoro di Luigi Luca Cavalli-Sforza è l'abbraccio multidisciplinare che ha innervato il suo approccio alla ricerca scientifica. Gli studi sull'evoluzione biologica di Homo sapiens e sulla genetica delle popolazioni, di cui è stato un pioniere, non avrebbero avuto la stessa dirompente carica innovativa se non fossero stati letteralmente nutriti dai fondamentali apporti dell'antropologia, della linguistica, dell'archeologia, della storia demografica. Questo sguardo trasversale trova compimento in una delle intuizioni più felici e raffinate di Cavalli-Sforza: il concetto di evoluzione culturale, una lettura dello sviluppo culturale degli ultimi 60.000 anni dell'uomo fatta con la lente della teoria dell'evoluzione darwiniana. Le pagine di Cavalli-Sforza, commentate da Telmo Pievani, brillano per chiarezza espositiva, profondità del pensiero e curiosità intellettuale. Sono un inno all'uomo e alla sua storia. Con un saggio di Telmo Pievani.
Bilbao, Imprenta de la Diputación de Vizcaya, 1935. Folio; 135 pp., con 62 figuras y planos entre el texto, y 63 ilustraciones fotográficas en 45 láminas aparte. Cubiertas originales.
26,5x20. 179p. Fotogr. Ilstr.
26,5x20. 179p. Fotogr. Ilstr.
26,5x20. 179p. Varias pág. sueltas. Fotogr. Ilstr.
22x15. 41p. Fotogr.
24x24. 60p. Algo subrayado. Ilstr. Fotogr.
23x16. 10p. Sello anterior poseedor. Fotogr.
in-8°, 32 pages, illustrations et figures, broche, couv. ill. Bel exemplaire. [CA-12]
br. Il fine di questo libro è fornire elementi che aiutino la comprensione di quei fenomeni sociali riassunti nella parola "folklore", pure con l'avvertenza che essa nasconde un fondo forse ineliminabile di ambiguità, derivante dal fatto che l'oggetto, la materia che vorrebbe individuare è mobile, cambia, si modifica nel tempo, perché appartiene alla storia e alla vita degli uomini. Si ripercorre la storia della nozione di folklore e delle sue connotazioni, dall'epoca romantica fino a ieri, dall'idea che fosse un deposito di residuali testimonianze dell'antichità di un popolo e di una nazione a quella di patrimonio immateriale meritevole di tutela, passando attraverso le vicende che hanno interessato l'Italia: l'Unità, il colonialismo, le guerre, il fascismo, il turbinio delle trasformazioni sociali che hanno segnato la fine del mondo rurale e l'avvento della società dei consumi e della comunicazione di massa.
45 pages reprographi?es en chemise. 21x29,7 cm.
Lisboa, Imprensa Nacional, 1898. 4to.; XI-156 pp. Con textos en árabe y hebreo. Encuadernación en media piel, de la época.
br. Esiste un'"affnità elettiva" tra forme d'espressione della maschilità e produzione dell'eterosessualità? In che modo l'esortazione "fai l'uomo!" si iscrive nei meccanismi di costruzione dell'egemonia eteronormativa in società? Attraverso l'analisi di un ampio materiale etnografico, l'autore ripercorre il suo cammino di ricerca attorno ai temi della maschilità e dell'eterosessualità analizzandone le interconnessioni. Lo studio delle norme di genere da un punto di vista sociologico permette di esplorare le molteplici facce del significato attribuito all'attrazione verso il sesso opposto e come questo influenzi i processi di identificazione maschile.
Madrid, CSIC, 1995. 4to. alargado; 333 pp. Cubiertas originales.
PARIS, Hachette," Le Temps et les Hommes" - 1976 - In-8 - broché , sous couverture imprimée éditeur blanche, titre en noir sur le haut du plat supérieur - 287 pages -Ex-libris J.C. Cassard -Bon exemplaire - envoi rapide et soigné Jean-Louis Flandrin (4 juillet 1931 - 8 août 2001) est un historien français qui a profondément renouvelé l'histoire de la famille, de la sexualité et de l'alimentation. Ses travaux en la matière ont été novateurs par les méthodes d'analyse inventées et par les documents explorés (pénitentiels, livres de cuisine, proverbes), pris en compte sur une longue durée allant du Haut Moyen Âge au XIXe siècle. - Après des études secondaires à Alger et des études supérieures à Paris, Jean-Louis Flandrin fut reçu à l'agrégation d'histoire en 1956. Enseignant aux lycées de Constantine puis d'Alger, il entreprit, en 1960, une thèse d'histoire sur le thème de l'histoire de la sexualité et de la famille. Sa contribution à une histoire de l'amour et de la sexualité en Occident lui valut l'obtention du doctorat d'État sur travaux à Paris IV en 1979. Il fut aussi membre du Haut conseil de la population et de la famille (1985-1988). (source : Wikipedia)
br. La specie umana non è l'unica specie culturale. E però la specie più culturale: l'uomo non solo produce cultura, ma è esso stesso un prodotto culturale. Questi sono i presupposti bio-antropologici della teoria dell'antropo-poiesi, cioè della fabbricazione sociale degli esseri umani. Dopo avere distinto un'antropo-poiesi che ci modella in ogni istante, con i gesti minuti della vita quotidiana, e una antropo-poiesi programmata e consapevole, Remotti si sofferma sulla grande varietà degli interventi estetici sul corpo, una ricerca quasi ossessiva della bellezza, persino in contrasto con la funzionalità fisiologica e anatomica dell'organismo umano. Anche in questo modo, l'autore intende sottolineare le implicazioni drammatiche dell'antropo-poiesi: se infatti gli esseri umani sono da un lato condannati a fare umanità, dall'altro i loro modelli sono nulla più che invenzioni culturali, dunque instabili, revocabili, discutibili. Non riconoscere questa precarietà, ovvero presumere di possedere le chiavi risolutive e permanenti dell'antropo-poiesi, ha generato il 'furor' antropo-poietico e con esso le maggiori tragedie.
br. Frutto di un percorso di ricerca etnografica all'interno degli istituti di pena di cinque regioni del centro-nord d'Italia, il volume costituisce il primo esempio contemporaneo di una convict criminology italiana: i racconti e i diari di Elton Kalica sulla sua detenzione hanno costituito il perno attorno al quale si è sviluppato il lavoro di ricerca. La narrazione è costruita attraverso l'incrocio di sguardi e prospettive riferibili al detenuto, all'operatore penitenziario e al ricercatore, offrendo visioni differenziate sul carcere in Italia. Il testo è organizzato in sei aree tematiche (quotidianità, disciplina, lavoro, istruzione, salute e contatti con l'esterno) che accompagnano il lettore attraverso gli spazi e le culture che costituiscono la realtà carceraria. L'obiettivo è quello di offrire uno spaccato delle contraddizioni e delle incongruenze che caratterizzano la pena detentiva, permettendo a chi legge di comprendere in maniera approfondita l'articolazione degli spazi carcerari e la molteplicità delle culture detentive. Il libro si rivolge a studiosi e accademici che lavorano su questi temi, ma vuole essere anche uno strumento utile per operatori carcerari e politici che a vario titolo si occupano di pena e carcere.
Huesca, IEA, 1987. 4to.; 131 pp., con 12 ilustraciones. Cubiertas originales.
br. Il lavoro, esito di una ricerca etnografica, prova a fornire un quadro esaustivo della fenomenologia zingara a Palermo, come caso idiografico, con costante riferimento comparativo all'ambito nazionale, per un possibile assioma nomotetico. Il volume è corredato da un apparato iconografico, che traduce visivamente la marginalità esperita dai rom, riflettendo altresì sul possibile processo di autodeterminazione verso un lecito stato di cittadinanza.
br. «Io sono convinto che tutti gli uomini condividono certi sentimenti, certi desideri, certe angosce che sono comuni non soltanto alle varie tribù preletterate (come pure ai bambini, agli adulti psicotici e ai primitivi), ma a tutti noi. Sia la pratica della psicoanalisi sia il lavoro con gli schizofrenici, tutti appartenenti alla società occidentale contemporanea, mi hanno convinto che si può e si deve effettivamente scoprire le medesime tendenze in tutti gli uomini. Mentre nei bambini e in alcuni schizofrenici sono più facilmente visibili, esse possono essere accuratamente nascoste negli adulti "normali" del mondo occidentale. Lungi dal voler stabilire un parallelo fra gli uomini primitivi (preletterati o altro) e i giovani schizofrenici, ho cercato di mostrare fino a che punto i desideri primitivi di tutti gli uomini siano analoghi. [...]. In sintesi, lungi dal "fare un sol fascio di tutti i popoli primitivi", io sono convinto che essi condividono con noi alcuni bisogni, alcuni desideri essenziali dell'umanità. Si tratta di emozioni così fondamentali che, più varie sono le società, più complesse sono le vicissitudini che subiscono. In alcune società esse vengono accuratamente inibite, negate e nascoste; in altre sono, con la stessa manipolazione, trasformate in usanze sociali. Questi desideri sono dunque primitivi non perché siano propri di individui o di società primitivi, ma nel senso letterale di primari, originari, non derivati».