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La Habana, Editorial Letras Cubanas, 1986. 4to. menor; 496 pp. Cubiertas originales, fatigadas.
ill., br. I maori della Nuova Zelanda rappresentano l'estrema propaggine sud-occidentale dell'imponente movimento di diffusione dei navigatori polinesiani attraverso l'oceano Paci?co, e Aotearoa, "grande nube bianca", è il nome con cui battezzarono la loro terra, colonizzata più di mille anni fa. Dai racconti cosmogonici, che hanno il loro nucleo nel ciclo di M?ui-tikitiki-a-Taranga, il trickster dell'intera Polinesia, ?no alle "saghe" storico-leggendarie legate all'esplorazione e alla colonizzazione di Aotearoa - importanti sul piano delle rivendicazioni politico-territoriali dei m?ori -, il corpus di racconti tradizionali raccolto in questo libro affascina per l'ampiezza di registro e la freschezza narrativa. Rivalità, intrighi, astuzie, navigazioni, imprese guerresche, storie d'amore e di magia, incantesimi e maledizioni costituiscono il suggestivo affresco di una civiltà che, tecnicamente allo stadio neolitico, è stata tuttavia in grado di creare un mondo concettuale di grande complessità e raffinatezza.
ill., br. Un'antologia tanto originale quanto ricca di spunti e di insegnamenti. Sono stati trascritti i miti orali della tradizione africana, ovvero le gesta degli dèi che costituiscono la base della religione del candomblé, diffusissima in Brasile. Ma in realtà questi miti raccontano e trasmettono ben di più: il significato della creazione del mondo e degli uomini, le virtù e i difetti delle divinità che sono in realtà le virtù e i difetti di tutti noi, l'origine del potere, le rivalità, i tradimenti, le relazioni umane. Perché è nata un'esigenza, un mestiere, un'attitudine. Una visione del mondo che sembra a prima vista peculiare e che in realtà non è solo patrimonio degli africani, e nemmeno degli afro-brasiliani, bensì di tutti noi.
br. Percorsi e protagonisti del mito attraverso il tempo: poeti, ciarlatani, avventurieri e buffoni, figure e costellazioni diverse che si ricompongono in un patrimonio comune e formano un tessuto di conoscenze condivise, un serbatoio di idee, di immagini e di storie che continua a proiettare la sua ombra sul nostro immaginario. Questo volume risale alcune tracce del sedimentarsi del mito nella nostra cultura, spaziando dalle letterature medioevali a quelle moderne, passando attraverso discipline e scritture diverse, come orbite che gravitano intorno a un medesimo centro, e prestandosi al tempo stesso all'occasione di celebrare uno dei maggiori studiosi italiani che al mito ha dedicato una parte considerevole del proprio sforzo esegetico, Fulvio Ferrari, al quale esso è dedicato.
brossura Antropologo, semiologo, studioso di folklore tra i più noti, Antonino Buttitta ha sempre accompagnato all'interesse teorico ricerche sull'immaginario popolare, in particolare quello siciliano. Il volume raccoglie saggi di epoche diverse offrendo una complessiva panoramica della sua opera. Sono presenti tanto analisi di fiabe e miti, quanto risultati di ricerche su riti e feste popolari. Le forme di espressività popolare, sia quella mitico-fiabesca sia quella rituale, costituiscono, per Buttitta, l'esito della volontà persistente dell'uomo di superare la finitudine del tempo e dello spazio, mediante una assiologia finalizzata a negare le fondamentali opposizioni umane: essere-apparire, vita-morte, bene-male. L'idea che emerge è una riflessione sui miti, le fiabe e i riti, consistente nell'interrogarsi sulle ragioni che hanno spinto gli uomini di ogni tempo a inseguirsi in aldilà insistentemente fantasticati.
br. Questo testo deriva dalla commistione dello studio della filosofia orientale, di quella occidentale e della storia della musica. L'idea che pervade il testo è la ricerca, spesso difficile e spigolosa di una verità culturale unica, una matrice comune che possa giustificare, unire, amalgamare culture eterogenee e diverse tra loro. Punto di partenza è la creazione, termine particolare che porta in sé diversi significati: religioso, culturale, musicale; per poi addentrarsi nella mitologia antica e nella filosofia romantica: elementi distanti ma quanto mai vicini. Nella scelta delle fonti si è cercato dare maggiore attenzione a due dei maggiori testi religiosi dell'occidente e dell'oriente: l'Antico Testamento e parte delle Upanishad, le fonti vediche per eccellenza che qui si riportano in appendice. Infine ci si accosta con delicatezza al patrimonio culturale dei musicisti di ispirazione liberale che alla luce della modernità potremmo definire open mentality.
br. "Mito e significato", ora riedito dal Saggiatore e corredato di una introduzione di Cesare Segre, si serve di un'esposizione semplice per illustrare i presupposti e le implicazioni del complesso metodo strutturale di Claude Lévi-Strauss: cinque conversazioni con il grande antropologo che dimostrano appieno, ancora una volta, come la sua forza risieda nella lucidità con cui ha problematizzato il reale e nell'ampiezza dello sfondo teoretico su cui ha operato. Al centro del discorso c'è una tipica interpretazione lévi-straussiana di un mito amerindio, che spazia dal Perù al Canada e attraversa i secoli dall'epoca della Conquista a oggi. L'assioma è: il numero di procedimenti a cui la natura ricorre è molto limitato, e si ripresenta ai più vari livelli. Attraverso la ragione, bisogna scoprire l'ordine e quindi il significato delle cose; cosi anche la natura diventa traducibile in formule e schemi. Lingua, mito, musica, matematica: tutto è un procedimento di simbolizzazione, che dunque può essere decriptato, fatto divenire modello conscio anziché inconscio. Perciò non è reale la distinzione tra pensiero mitico e pensiero scientifico, né la contrapposizione tra «primitivo» e «civilizzato»; perciò la nostra specie è sostanzialmente unitaria. Lévi-Strauss scopre inattese analogie e scardina l'identificazione di primitivo con barbaro e incivile e di occidentale con razionale e civilizzato, antinomia che ha giustificato, nei secoli, i peggiori genocidi e le più bieche prevaricazioni. È questo, forse, il suo maggiore lascito: una sofisticata ed esemplare dimostrazione di come, adottando una prospettiva unificante anziché antagonistica, elementi apparentemente anti nomici possano essere invece concepiti come polarità di una dialettica feconda di risultati; di come, in una parola, nella convivenza umana le differenze culturali possano avere un valore positivo.
br. Ipad, YouTube, Twitter, Facebook, wi-fi, outlet, happy hour, giovinezza, velocità, bellezza, magrezza. Sono i miti d'oggi, i simboli che danno corpo a sogni e incubi, passioni e ossessioni del presente. Ologrammi della mutazione antropologica di cui siamo attori e spettatori, questi oggetti-concetti hanno gli stessi caratteri del nostro tempo. Leggerezza, virtualità, precarietà. A differenza dei miti antichi, che erano grandi narrazioni fatte perdurare, quelli contemporanei sono frammenti d'immaginario a tempo determinato. Sono mitoidi, schegge luminose che si staccano da una realtà che cambia alla velocità della luce e come asteroidi infiammano l'etere con la loro luce effimera. Marino Niola passa in rassegna le nuove icone della vita quotidiana, guidando il lettore nella rete di immagini che affollano la nostra esistenza. Nuovi miti e nuovi riti che ci seducono come irresistibili sirene contemporanee.
In 8, br. ed., pp. da 520 a 568 con ill. in n. n.t. e f.t.Piega longitudinale al piatto ant. e alle carte, abrasioni ai piatti, ammaccature agli angoli inf. brunitura al dorso e alla testa dei piatti, fior. al taglio sup., brunitura ai tagli, piccola piega con strappetto al taglio vert., ordinari segni del tempo alle carte, buone condizioni.Luogo di pubblicazione RomaEditore A.BE.T.E.Anno pubblicazione N.D.Materia/Argomento Archeologia, Etnografia, Antropologia
Madrid, La España Misionera, 1946. 4to.; 268 pp, y un mapa plegado, aparte. Encuadernación original en tela.
Palma de Mallorca, 1996. 4to.; 255 pp. y 75 láminas fotográficas aparte. Encuadernación original en tela. Una magnífica edición de las más notables entre las 40.000 imágenes fotográficas que captó el Cazador de Sombras ("Shadow Catcher") entre 1900 y 1930.
Madrid, 1998. 4to.mayor; XVI - 546 pp. Cubiertas originales.
Madrid, Editorial Páez, 1927 ["Biblioteca Giralda"]. 4to.; 286 pp., 1 h. y una lámina fotográfica. Cubiertas originales con pequeña pérdida de papel en el extremo inferior externo de la superior.
191pp.avec 28 photos & 1 carte, br.orig., bel état, 27x18cm., dans la série "Annales - série in-8, Sciences humaines" nr.46
Bologna, Patron, 1981, 8vo brossura con copertina illustrata a colori, pp. VII-361 con figure nel testo. Rivista di Studi Bizantini e Slavi, I).
br. Nel corso dell'ultimo decennio le migrazioni hanno assunto forme e percorsi complessi che investono i nostri schemi di percezione del mondo e di relazione con l'altro, e di cui i rilevanti flussi di minori costituiscono un aspetto particolarmente drammatico e scottante. Questa edizione riveduta e aggiornata del volume Fuori da casa (2013) esamina il fenomeno alla luce dell'indagine antropologica ed evidenzia le implicazioni transculturali attraverso un rinnovato esame del campo sociale. Dalle parole di questi bambini e ragazzi o, come li definisce l'ONU in gergo burocratico, "minori stranieri non accompagnati" emergono schegge identitarie e frammenti di vissuto, storie significative e toccanti, itinerari di migrazione fatti di illegalità e crudeltà che possono però sfociare nell'integrazione. Attraverso l'antropologia delle migrazioni e l'indagine del campo sociale nei contesti campani, l'autrice non rinuncia alla ricognizione critica di ciò che avviene nelle strutture e delle pratiche di accoglienza e restituisce storie di erranze e di approdi, di fughe e di asili, di identità provate e di imprevedibili metamorfosi culturali. In mezzo a tanta sofferenza ci sono anche migrazioni dall'esito positivo, integrazioni pienamente realizzate, ragazzi a cui la molteplicità di esperienze e l'attraversamento di culture diverse hanno consentito di costruirsi un'identità che poggia su appartenenze plurime.
In-8, 165p. Illustré de 8 photographie h-texte de l'auteur.
In-8, 127p. Illustré de 8 photographie h-texte de l'auteur.
François de Vaux de Foletier Mille anni di storia degli zingari. Milano, Jaca book 1997 italian, VII, 294 1997. "Di fronte e attraverso, n. 275. Antropo-Etno". Trad. di M. Karpati. Opera con copertina morbida in brossura. N 162 Bis VII, 294 p. ; 23 cm
Zaragoza, El Día de Aragón, 1986. 4to.; 128 pp. sin numerar. Cubiertas originales.
Lisboa, Imprensa Nacional, 1937. 4to.; LV pp., 314 pp. Ejemplar carente de cubierta superior.
br. L'opera è una raccolta esaustiva dei lavori di Michel Leiris sui culti zar in Etiopia (dagli anni Trenta agli anni Settanta) e sul vodu haitiano (degli anni Cinquanta), tradotti e commentati dall'autrice. Da questi lavori (poco conosciuti, soprattutto in Italia) e dai saggi più ampi e noti, l'Africa fantasma, del 1934, e La possessione e i suoi aspetti teatrali presso gli Etiopi di Gondar, del 1958, prende le mosse questa opera, che, seguendo un percorso cronologico, intende inserire la pionieristica lettura teatrale della possessione da parte di Michel Leiris (che ebbe quale privilegiato interlocutore Alfred Métraux), nel dipanarsi della sua complessiva ricerca di senso. Il teatro della possessione, costituì, infatti, un terreno fertilissimo su cui crebbe, intrecciandosi, la produzione dell'etnologo e quella del letterato/autobiografo e del poeta. La forza della scrittura di Leiris è nella sua mancanza di autorevolezza, nel suo distacco, nella sua voluta frammentaria soggettività, nello spaesamento, in qualche modo ricercato.
br. Michel Leiris non è stato solo uno dei più importanti scrittori francesi del Novecento, ma anche un etnologo di professione. Un "secondo mestiere" per lui fonte di passioni, ma anche di delusioni e incertezza emotiva. Per Leiris la scrittura aveva funzione curativa e non solo letteraria: era il balsamo per quel conflitto interiore che diventa lacerante quando il racconto di sé entra in contrasto con l'etnografia dell'altro. In Michel Leiris etnologo, Renzo Guolo fa emergere il ruolo significativo che l'autore de L'Africa fantasma ha avuto nella storia dell'antropologia, non solo per i suoi contributi a temi come il sacro, l'erotismo, il sacrificio e la possessione, ma anche per aver evocato, prima di altri, questioni scottanti come la soggettività del ricercatore e l'incoerenza dell'etnologia con i suoi dichiarati propositi scientifici ed emancipativi, decostruendo in tal modo i canoni allora dominanti, che ne facevano un "fuorilegge della disciplina".
br. Michel Leiris non è stato solo uno dei più importanti scrittori francesi del Novecento, ma anche un etnologo di professione. Un "secondo mestiere" per lui fonte di passioni, ma anche di delusioni e incertezza emotiva. Per Leiris la scrittura aveva funzione curativa e non solo letteraria: era il balsamo per quel conflitto interiore che diventa lacerante quando il racconto di sé entra in contrasto con l'etnografia dell'altro. In Michel Leiris etnologo, Renzo Guolo fa emergere il ruolo significativo che l'autore de L'Africa fantasma ha avuto nella storia dell'antropologia, non solo per i suoi contributi a temi come il sacro, l'erotismo, il sacrificio e la possessione, ma anche per aver evocato, prima di altri, questioni scottanti come la soggettività del ricercatore e l'incoerenza dell'etnologia con i suoi dichiarati propositi scientifici ed emancipativi, decostruendo in tal modo i canoni allora dominanti, che ne facevano un "fuorilegge della disciplina".
La Laguna de Tenerife, Instituto de Estudios Canarios, 1969. 4to. alargado; 2 hs., 398 pp., 1 h. Cubiertas originales.