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Madrid, 2005. 4to.; XXVIII pp., 270 pp., 1 h. Cubiertas originales.
21x16. 356p. Lomo despegado.
br. La prospettiva tracciata da Viveiros de Castro, i cui contributi sono da anni al centro del rinnovamento concettuale dell'antropologia, si fonda su un'opzione antinarcisistica, capace di infrangere la sovranità del soggetto analizzante (antropologo) e il suo presunto primato sull'oggetto analizzato (le società amerindiane). Non è un caso, infatti, che Metafisiche cannibali sia concepito come la presentazione di un altro suo libro, ancora non scritto, intitolato L'anti-Narciso, tutto giocato proprio su questa rottura della relazione dicotomica tra soggetto e oggetto, laddove l'altro, tradizionalmente considerato oggetto dell'indagine, diviene invece fonte preziosa di concettualizzazioni, di epistemologie, di punti di vista indispensabili alla sua (e alla nostra) comprensione. Di qui la domanda-chiave, che orienta tutta la ricerca: qual è il debito concettuale dell'antropologia nei confronti dei popoli che studia? Rispondere a questa domanda, pensare l'antropologia come esercizio di infinita traduzione e di "equivocità controllata", significa partire da un assunto fondamentale: le concezioni e le pratiche che caratterizzano la ricerca antropologica provengono sia dai mondi del "soggetto" sia dai mondi dell'"oggetto", affermandosi tra i due una "alleanza sempre equivoca ma spesso feconda", capace di spiazzare ogni approccio di tipo dualistico. Questo radicale spostamento di prospettiva - sostenuto da una feconda ibridazione che collega l'antropologia strutturale di Lévi-Strauss alla filosofia "rizomatica" di Deleuze e Guattari - definisce la nuova missione dell'antropologia: quella di essere "una teoria-pratica di una decolonizzazione permanente del pensiero", che restituisce al sapere dell'Altro il posto a lungo negatogli nell'orizzonte della conoscenza. E a partire da questa impostazione che nasce una originalissima rilettura dello strutturalismo, della "se-miofagia" e delle popolazioni amerindiane, o dello sciamanesimo come attraversamento delle barriere ontologiche.
LAROUSSE -392 pages - Fort In-4° - Relié, couverture en relief - 12 planches couleurs hors-texte aquarellées -Nombreuses photographies NB - Nombreuses cartes Présentations de la population mondiale - Indication suivant les critères des années passées
Mm 240x280 Brossura originale con bandelle, copertina figurata a colori, 216 pagine profusamente illustrate in nero e a colori nel testo. Glossario figurato e bibliografia in chiusura. Volume in perfette condizioni di nuovo, spedizione in 24 ore dalla conferma dell'ordine.
Madrid, Publicaciones Españolas, 1955 ("Temas Españoles"). 4to. mayor; 29 pp. y 4 láminas. Cubiertas originales.
ill., br. Una suggestiva indagine dei meccanismi profondi che regolano la nostra esistenza, le decisioni che prendiamo e i valori che condividiamo o che rifiutiamo. Da vent'anni, lo psicologo morale e filosofo Jonathan Haidt indaga i meccanismi profondi che regolano la nostra esistenza, le decisioni che prendiamo, i valori che crediamo universali, che condividiamo o che rifiutiamo. Secondo Haidt il giudizio morale è la bussola che, dalle piccole scelte quotidiane ai grandi temi della politica e della religione, orienta la tendenza naturale dell'uomo a riunirsi in tribù e a dividersi su ciò che si ritiene essere giusto o sbagliato. "Menti tribali" è un libro che propone una via alla convivenza e al dialogo, partendo dalla comprensione dei processi biologici ancestrali da cui nasce la nostra ricerca del bene.
Treviso, La Venta, 2020, in-4to quadrato (cm. 31 x 29) cartonato editoriale illustrato a colori, pp. 264 completamente illustrato da bellissime fotografie a colori. Uno dei più bei libri sull'argomento, raffiguranti parte (minima .) della Collezione Fantazzini. Raccolta degna del Musée de l'homme di Parigi e del Pigorini di Roma. Al momento nel "Monzale" di Gavignano, comune di Monte San Pietro (BO).
br. Perché memorie del territorio e territori della memoria? Il gioco di parole, come emerge dai contributi presenti in questa raccolta, si riferisce al territorio come luogo vissuto da individui che producono memoria. Ciò dimostra come le nozioni di territorio e di memoria siano fluide e soggettive: ne sono la prova il fatto che, a memorie e vissuti appartenenti al passato, si sovrappongano memorie del presente e sulla base di queste ultime si svelino nuove reti di significati e nuovi scenari. Il concetto di territorio sembra aver subito un destino simile a quello di cultura, con il quale condivide un tratto rilevante: entrambi sono prodotti dell'azione e del pensiero umano. Proprio la cultura, nella riflessione maturata in seno alle scienze sociali, ha svolto un ruolo importante nella comprensione del territorio e nell'articolazione di almeno tre nozioni che, spesso, assieme ad esso, condividono caratteristiche naturali e culturali: lo spazio, il paesaggio, il patrimonio. La consapevolezza dell'esistenza di un complesso patrimonio locale, materiale e immateriale, strettamente legato al territorio, è ciò che rende una persona felice o infelice di abitare in un certo luogo. Uno dei principali strumenti che avallano il processo di costruzione delle identità individuali e collettive è la memoria. Proprio ai luoghi di memoria e al loro rapporto con il territorio sono dedicati i tredici saggi di cui si compone questo volume.
Madrid, La Editorial Católica, 1946. 4to.; XXIV-439 pp., las 17 últimas con un "Diccionario de los dos dialectos aborígenes de Nueva Nursia". Ilustraciones fotográficas entre el texto. Encuadernación original en tela.
Octavo in yellow and black fully illustrated wraps; 173 p. : ill., maps, ports., bib. notes ; 21 cm. In Spanish. Uncommon. || Native Americans ; Uru Indians -- Biography. Uru Indians -- Social life and customs. Oral history. Indiens -- Bolivie -- Conditions sociales. Urus (Indiens) -- Biographies.
Madrid, Instituto de Estudios Africanos, 1949. 4to. mayor; 113 pp. y 23 reproducciones fotográficas en láminas fuera de texto. Cubiertas originales. El primer libro escrito directamente en español por un subsahariano.
br. Si può affermare il proprio presente (di individuo o di collettività) attraverso la continuità con il passato oppure attraverso una rottura radicale con esso, spingendosi fino all'oblio; e, tuttavia, tra questi due estremi si colloca una serie continua di possibilità intermedie. Il volume approfondisce l'articolazione tra passato e presente attraverso i concetti di identità e memoria, sia dal punto di vista teorico sia mediante una raccolta di testi della letteratura storica ed etnografica, illustrando la complessità e l'importanza della costruzione culturale del passato.
In 8, pp. 77 + (3) con foto in b/n n.t. Br. ed.
København, Schønberg, 1934. Med orig. bogtrykte for-og bagsomslag i privat hshirtbd. 300,(1) pp., kort og tekstillustr.
Volume in 4° rilegato in cartone rigido rosso illustrato,dorso con autori e titolo Pagine 363 con testo e numerose illustrazioni a colori e in b.n. Ottimo stato, come nuovo
in-8°, 442 pages, illustrations, broche, couv. Bel exemplaire (couverture recouverte d'adhesif transparent, quelques cachets). [TX-7]
In-4°, leg. in bross. ed., pp. 43 con molte foto in b/n ed una cartina a colori allegata.
br. Negli ultimi quarant'anni il serial killer è diventato sempre più popolare. Protagonista di film, romanzi, graphic novel e serie televisive, nella cultura pop è ritratto come una persona intelligente, astuta e capace, spesso come un vero intellettuale o artista della morte. Eppure le statistiche dimostrano che l'omicidio seriale non è in realtà così frequente come i media e la fiction farebbero supporre. Come si spiega, allora, questa sua presenza sempre più invadente? È una metafora della violenza e della solitudine che affliggono la società contemporanea? Forse. Ma c'è di più. Mario Iannaccone svela gli interessi che si nascondono dietro l'uso politico di un fenomeno molto circoscritto, dimostra come fatti di cronaca sanguinari vengano manipolati per rafforzare l'influenza di alcuni gruppi di pressione, e spiega come attorno al serial killer sia stato costruito tutto un mondo al solo scopo di rendere il problema più importante di quanto non sia: dall'istituzione di unità dedicate al suo studio (come l'americana Behavioral Science Unit) alla nascita di nuove figure professionali, quali il prodiere il mindhunter. Questo libro analizza il fenomeno da un punto di vista antropologico, sociologico, psicologico e politico, raccontando i casi celebri (i killer divenuti star nel loro campo), riflettendo sull'ansia sociale che hanno determinato, documentando l'interesse dimostrato da registi, scrittori e produttori e il fascino esercitato sul grande pubblico. Dalla politica alla psichiatria, dalla criminologia al cinema, Iannaccone accompagna il lettore alla scoperta di coloro che, per citare John Milton, hanno preferito «regnare all'inferno piuttosto che servire in paradiso».
ill., br. In una prospettiva antropologica, il libro smonta stereotipi e luoghi comuni sul Medio Oriente e sulla vita delle sue popolazioni, per cogliere quanto di più specifico vi è nei sistemi culturali di quest'area. In che senso si può parlare di identità islamica? Esiste un nesso tra politica e religione? Quali sono le dinamiche sociali prevalenti? A quali cambiamenti la regione è andata incontro con la creazione degli stati nazionali e, a partire dal secondo dopoguerra, con l'egemonia acquisita da alcuni paesi rispetto ad altri? E qual è, oggi, il ruolo dell'Arabia Saudita nel successo del fondamentalismo islamico? A partire anche dall'esperienza personale, Ugo Fabietti evidenzia le profonde tensioni che percorrono il Medio Oriente, in bilico tra passato e presente, autoritarismo e democrazia, tradizione e modernità, introducendo il lettore alla realtà complessa di questa regione, dai confini fluidi e incerti, politicamente instabile e tuttavia più che mai presente sulla scena del mondo contemporaneo.
brossura Oggi la diversità culturale passa dall'uso che le società fanno dei media, dai modi in cui il flusso planetario di immagini, video, film e fiction televisive viene rimodellato localmente da strategie individuali e di gruppo che, nel consumo e nella produzione di immagini, cercano di tratteggiare rappresentazioni più o meno coerenti del mondo, di comporre memorie collettive, di darsi una visione del futuro. Prendono così corpo paesaggi mediatici nazionali e transnazionali, che alimentano l'immaginazione, i desideri e le emozioni di esistenze sempre più mobili e dislocate. I saggi raccolti nel volume calano questi temi nella concretezza del lavoro etnografico condotto in aree di crisi, di conflitto e di forte cambiamento culturale: dall'Italia a Israele, dalla Tailandia alla Cina, dalla Nigeria al Camerun, al Congo e al Brasile.
brossura Oggi la diversità culturale passa dall'uso che le società fanno dei media, dai modi in cui il flusso planetario di immagini, video, film e fiction televisive viene rimodellato localmente da strategie individuali e di gruppo che, nel consumo e nella produzione di immagini, cercano di tratteggiare rappresentazioni più o meno coerenti del mondo, di comporre memorie collettive, di darsi una visione del futuro. Prendono così corpo paesaggi mediatici nazionali e transnazionali, che alimentano l'immaginazione, i desideri e le emozioni di esistenze sempre più mobili e dislocate. I saggi raccolti nel volume calano questi temi nella concretezza del lavoro etnografico condotto in aree di crisi, di conflitto e di forte cambiamento culturale: dall'Italia a Israele, dalla Tailandia alla Cina, dalla Nigeria al Camerun, al Congo e al Brasile.
br. Chi è il mediantropo? Quali sono i suoi spazi di azione e di esistenza? Quali sono i suoi comportamenti quotidiani, che sembrano renderlo sempre più un ibrido tra la corporeità della realtà fisica e la virtualità della rete e degli ambienti social? Il libro intende presentare un'introduzione all'uomo tecnologico, al suo agire e al suo manifestarsi all'interno degli spazi che sono espressione della cultura digitale dell'attuale era postmoderna. Il volume tenta perciò di offrire un inquadramento problematico alla natura mediantropica, esplorandone le potenzialità di azione e le esigenze di rappresentazione, il suo essere soggetto e oggetto dell'esperienza social, oltre a fornire un inquadramento delle dimensioni spazio-temporali in cui l'uomo digitale trova oggi il suo teatro espressivo, esistenziale, identitario e ontologico.
Softcover, 84 pp. 21x21cm., 60 b./w. ills., goede staat. ISBN X. Catalogus voor de gelijknamige tentoonstelling in het Etnografisch Museum Antwerpen van 27 juni tot 8 november 1992.