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brossura La filosofia morale è una disciplina fondante della formazione filosofica. Oltre a un ricco patrimonio di autori e testi, il dibattito ha delineato un insieme riconoscibile di temi e problemi condivisi da chi riflette sulle questioni etiche. Questo libro mira a offrire gli strumenti per il pensiero filosofico morale, secondo una partizione ormai consolidata: i fondamenti del discorso morale, i tipi principali di teorie normative e le sfide pratiche che, soprattutto nei tempi più recenti, sono divenute ineludibili per la società contemporanea. Il suo percorso attraversa i testi e gli autori classici nel quadro di un accesso ordinato ai problemi principali della disciplina, presentando le questioni dal punto di vista delle tre principali tradizioni normative presenti nella filosofia contemporanea, quella deontologica, quella consequenzialista e quella delle virtù. Gli autori del volume provengono da prospettive e metodi diversi, ma hanno condiviso l'approccio analitico alla trattazione dei problemi etici che costituisce l'ossatura del volume. Si è così inteso offrire un manuale plurale di etica filosofica, che vuole favorire la discussione e la ricerca in un ambito sempre più studiato e ricco di stimoli per il pensiero e l'azione.
ill., br. Chi siamo e che tipo di relazioni stabiliamo gli uni con gli altri? Luciano Floridi sostiene che gli sviluppi nel campo delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione stiano modificando le risposte a domande così fondamentali. I confini tra la vita online e quella offline tendono a sparire e siamo ormai connessi gli uni con gli altri senza soluzione di continuità, diventando progressivamente parte integrante di un'"infosfera" globale. Questo passaggio epocale rappresenta niente meno che una quarta rivoluzione, dopo quelle di Copernico, Darwin e Freud. L'espressione "onlife" definisce sempre di più le nostre attività quotidiane: come facciamo acquisti, lavoriamo, ci divertiamo, coltiviamo le nostre relazioni. In ogni campo della vita, le tecnologie della comunicazione sono diventate forze che strutturano l'ambiente in cui viviamo, creando e trasformando la realtà. Saremo in grado di raccoglierne i frutti? Quali, invece, i rischi impliciti? Floridi suggerisce che dovremmo sviluppare un approccio in grado di rendere conto sia delle realtà naturali sia di quelle artificiali, in modo da affrontare con successo le sfide poste dalle tecnologie correnti e dalle attuali società dell'informazione.
br. Il modello dell'economia sociale di mercato, delle scuole di Ordo di Friburgo di Walter Eucken e Franz Böhm e di Francoforte e Colonia di Ludwig Erhard e Alfred Müller-Armack col bilancio in pareggio, la stabilità monetaria, il mercato di concorrenza, la tutela sociale basata su merito e responsabilità e la prevalenza del diritto privato sul pubblico, è alla base del miracolo economico tedesco iniziato nel dopoguerra così come l'italiano si avvalse delle parallele teorie di Luigi Einaudi. Questi principi hanno influenzato il Trattato europeo di Roma e quello dell'Euro. Nello scontro con le dottrine dello stato sociale assistenzialistico e con i precetti keynesiani del pieno impiego basato sul deficit, questo modello ha subito degenerazioni e fraintendimenti. Resta tuttavia d'estrema attualità per capire e valutare l'azione della Bce in confronto alla Federal Reserve, il nuovo patto fiscale dell'eurozona e le possibili politiche pro crescita.
br. Il riconoscimento è diventato una parola chiave del nostro tempo, fondamentale per concettualizzare le lotte contemporanee sull'identità e la differenza. Che si tratti di rivendicazioni territoriali degli indigeni, di matrimonio omosessuale o di velo islamico, i filosofi morali utilizzano sempre più il termine per ricostruire le basi normative delle rivendicazioni politiche. Meno investigato rimane il suo rapporto con il paradigma della giustizia distributiva: le lotte intorno alla religione, alla nazionalità e al genere, nonché le crescenti disuguaglianze economiche impongono ai filosofi della politica di oggi di affrontare tale relazione. E proprio questo è lo scopo del libro, scritto a quattro mani da due dei principali pensatori contemporanei.
br. Il volume indaga il legame polimorfo, poliedrico e dialettico tra il sacro - ossia uno dei nodi principali in cui si estrinseca, affiora e condensa la dimensione della simbolizzazione - e la polis, la comunità umana nei suoi diversi linguaggi e forme di attuazione, espressione e strutturazione. Attraverso il contributo di numerosi studiosi italiani e stranieri il volume investiga quindi - anche in riferimento a vari pensatori del Novecento - il sacro nel suo rapporto con la secolarizzazione e con la dimensione tanto del "santo" quanto del mito; mette a fuoco le orme profonde del sacro nel suo nesso con l'origine del linguaggio; esplora la relazione sia tra sacro e politica sia tra sacro e diritto; riscontra la presenza del sacro in diverse forme d'arte e in differenti tradizioni religiose.
Di questo libro si possono dire molte cose, ma non che non presenti delle visioni nuove della realtà. Sicuramente fornisce nuove riflessioni filosofiche, in particolare sul senso dell'Essere, ma anche nuovi giudizi su alcuni aspetti della realtà, aspetti generalmente dati per scontati: per esempio sul valore e significato ultimo dell'arte. A parte la vena critica che di certo questo libro possiede, è l'aspetto dissacrante che pervade tutta l'opera a essere preponderante. Nonostante questo, alla fine si può però intravvedere (se non speranze per i destini dell'uomo, che nel libro mancano completamente) la speranza di comprensione di ciò che l'Essere può essere; ed è appunto lo scopo di questo saggio quello di promuovere nuove indagini su di esso. Il destino dell'uomo, la sua felicità, i suoi dolori, le sue speranze, sono in questo saggio l'ultima preoccupazione. Le indagini sull'Essere sono fatte escludendo, per quanto possibile, qualsiasi sentimento umano. La parola è alla sola ragione, per quanto possibile disumanizzata. Postfazione di Mario Trombino. Autori: Giulio Veroi. Prefazione: Mario Trombino.
La filosofia politica sviluppatasi lungo quasi un secolo e mezzo costituisce l'alveo entro il quale è andata maturando l'etica civile dell'Italia nuova. I saggi raccolti in questo volume ripercorrono l'itinerario che - incontrando il pensiero di Cusani, De Sanctis, Imbriani, Bonghi, Gabelli, Sturzo, Gobetti, Amendola, Rosselli, Ferrero, Capograssi, per non dire d'altri - ha forgiato la filosofia civile e l'etica sociale dell'Italia contemporanea. Autori: Giuseppe Acocella.
br. Con le "Vite non riuscite" si dà continuità alle ricerche in tema di etica generativa. Uno dei crucci principali di questo innovativo approccio all'etica è rendere conto di quelle situazioni in cui la vita si presenta nodosa, bloccata o interrotta. Le vite non riuscite non sono dunque le vite fallite, ma le vite che si rimettono in marcia. Di fronte a un simile scenario, l'etica generativa non ragiona solo per obiettivi, né per deviazioni da questi ultimi, ma per interruzioni e ripartenze. Ne deriva il bisogno di mettere da parte quell'ampio spettro del linguaggio che esprime controllo, programmazione e sorveglianza, per far spazio all'altro, al decentramento e alla responsabilità. Il testo si compone di due parti principali. La prima contiene saggi sul rapporto con il decostruzionismo e con la filosofia processuale. La seconda apre invece un confronto tra l'approccio generativo e l'etica della responsabilità di Hans Jonas, mettendo in risalto l'arricchimento reciproco.
br. Il dibattito intorno alla nostra responsabilità verso le generazioni future si è fatto in questi anni sempre più fitto e interessante, man mano che svanivano le certezze sul modello di sviluppo fondato sull'asservimento tecnologico della natura e l'"euforia del sogno faustiano" della modernità lasciava il posto a una visione della storia disincantata e perplessa - quando non disperante e apocalittica. L'uomo è diventato per la natura più pericoloso di quanto un tempo la natura lo fosse per lui, mentre alle tante fratture sociali che ostacolano il cammino verso un'umanità unificata si è venuta ad aggiungere la contraddizione antagonistica tra il mondo di oggi e il mondo di domani. Muovendo da questa diagnosi, Hans Jonas cerca in questo lavoro di andare alle radici filosofiche del problema della responsabilità, che non concerne soltanto la sopravvivenza, ma l'unità della specie e la dignità della sua esistenza. Tra il "principio speranza" di Ernst Bloch e il "principio disperazione" di Günther Anders, il "principio responsabilità" dà voce a una via di mezzo, nel tentativo di coniugare in un modello unitario etica universalistica e realismo politico.
br. Progettata nel 1785, ma pubblicata solo nel 1797 dopo lunga elaborazione, "La metafisica dei costumi" fornisce la trattazione più sistematica e definitiva del pensiero politico e giuridico di Kant. Il ritardo con cui il «sistema della metafisica tanto della natura quanto dei costumi», condotto secondo 'esigenze critiche', andò alle stampe, fu dovuto da un lato all'insoddisfazione dell'autore per alcune parti dell'opera e dall'altro alle difficoltà frapposte dalla censura prussiana. Le due parti dell'opera comparvero dapprima separatamente: i 'Princìpi metafisici della Dottrina del diritto', nel gennaio del 1797; i 'Princìpi metafisici della Dottrina della virtù'.
br. Fino a quando le aziende saranno istituite per concentrarsi esclusivamente sulla massimizzazione del reddito finanziario per pochi, la nostra economia sarà bloccata in un'idea di crescita infinita e in una conseguente disuguaglianza strutturale. In questi ultimi anni, però, si stanno finalmente sperimentando nuove forme di imprese che Marjorie Kelly definisce "rigenerative", aziende che tra i loro obiettivi si pongono anche quello di creare le condizioni sufficienti per garantire l'esistenza delle generazioni a venire. Come in una sorta di diario di viaggio, l'autrice ci guida alla conoscenza di numerose realtà esemplari, imprese di diverse parti del mondo che costituiscono dei modelli alternativi: un impianto eolico gestito da una comunità nel Massachusetts, una cooperativa di aragoste nel Maine, la John Lewis Partnership in Gran Bretagna, ossia la più grande azienda di proprietà dei suoi stessi dipendenti, la Novo Nordisk in Danimarca gestita da una fondazione non-profit, un caseificio di proprietà di un agricoltore nel Wisconsin e molte altre...
br. Le aziende che puntano all'eccellenza sono quelle in grado di coniugare la massimizzazione dei profitti con il reale miglioramento della vita delle persone. Le aziende che hanno uno scopo nobile sono aziende con un'anima. Un'anima che stimola l'impegno e la passione dei dipendenti, incoraggia il cambiamento e l'innovazione continua, ispira i comportamenti manageriali, orienta i processi decisionali nel rispetto di tutti i pubblici e della comunità-territorio nella quale l'impresa opera. Per questo gli autori partono dal presupposto che le aziende che "con un'anima" abbiano la necessità, da una parte, di individuare correttamente tutti i pubblici che compongono il loro sistema-ambiente di riferimento e, dall'altra, di imparare a governare le relazioni con questi interlocutori, sempre più numerosi e attenti ai comportamenti e alla qualità della struttura relazionale dell'impresa. Il libro presenta e tratta, in ottica di Responsabilità Sociale d'Impresa, due "strumenti" utili per ricercare la fiducia di tutti i pubblici: le community relation e il welfare aziendale. Obiettivo principale delle community relation è quello di costruire relazioni di lungo periodo con tutti gli attori della comunità, con l'obiettivo di ridurre eventuali conflitti, creare valore condiviso, anche economico, costruire e mantenere quella "licenza a operare" che rappresenta l'unica via che può garantire all'impresa un successo duraturo. Gli obiettivi del welfare aziendale sono invece due: da una parte, rafforzare la fidelizzazione del dipendente e creare un forte spirito di squadra/appartenenza; dall'altra, migliorare la reputazione aziendale nella comunità-territorio nella quale l'impresa opera. Da strumento di contrattazione aziendale il welfare può diventare un mezzo per favorire l'engagement a ogni livello, a partire dai dipendenti, incrementando la reputazione del brand e migliorando le relazioni con la comunità locale.
br. Cos'è la giustizia e il giusto, se e perché dobbiamo essere giusti, il rapporto fra utilità e giustizia: sono quesiti fondamentali già a partire dall'antichità con le riflessioni di Platone e Aristotele. Dopo di loro, la riflessione di Hobbes, Locke, Hume, Rousseau e Kant arriva a inquadrare il problema della giustizia all'interno della discussione pubblica in politica. Nel XIX secolo Marx pone la questione che le riflessioni su questo tema siano in stretta relazione con la capacità della giustizia di soddisfare fini e aspettative sociali. Infine nel XX secolo filosofi come Hayek e Rawls elaborano diverse ipotesi nell'ambito della teoria politica e arrivano a conclusioni teoriche ancora oggi dibattute.
br. Eretto a padrone e signore di tutti gli altri viventi, l'uomo considera oggi gli animali non umani quali oggetti a propria disposizione, nella più barbara ottica specista e antropocentrica. Ma quale humus culturale ha determinato l'orrore in cui le specie non umane sono costrette a vivere? Qual è la reale condizione che sono costrette a subire? Ed è davvero immodificabile? Attraverso il confronto tra specialisti, diversi per formazione e impostazione, questa raccolta vuole essere un proficuo contributo rivolto sia al mondo della scuola e dell'università, sia a tutti coloro che ritengono inaccettabile questo stato di cose, e intende problematizzare il rapporto uomo-animali non umani, fornendo elementi di riflessione che possano indurre a ridimensionare la follia antropocentrica.
br. La tradizione filosofica occidentale identifica di norma l'ingiustizia con l'assenza di quelle proprietà ideali che definiscono una società come perfettamente giusta. Ma cosa impedisce di pensare all'ingiustizia in altri termini rispetto alla pura e semplice assenza di giustizia? Muovendo da questo interrogativo, il libro sviluppa un'originale prospettiva teorica per affrontare alcune delle questioni più urgenti che assillano le società contemporanee. Il baricentro dell'analisi si sposta infatti sulle asimmetrie di potere che offendono la dignità di milioni di esseri umani su scala globale. Sui mali comuni della crudeltà fisica, dell'umiliazione simbolica, del dominio culturale, economico e politico. È la negazione pratica di queste ingiustizie a definire l'idea di giustizia, rappresentando così la migliore premessa teorica per la costruzione conflittuale di una società più giusta. Prefazione di Pier Paolo Portinaro.
br. Nel V secolo a.C. Ippocrate aveva già formulato una «ricetta» estremamente efficace e universale: solo «il tocco, il rimedio, la parola» possono davvero guarire. Sono passati più di due millenni, eppure gli insegnamenti del padre della medicina sembrano del tutto ignorati. Paradossalmente, gli enormi passi avanti in campo scientifico e tecnologico hanno fornito ai medici di oggi strumenti potentissimi dal punto di vista diagnostico, terapeutico e farmacologico, rendendo tuttavia il rapporto tra medico e paziente sempre più distaccato e frettoloso. L'iperspecializzazione e al tempo stesso la scarsa formazione agli aspetti relazionali della professione, i ritmi di lavoro sempre più stressanti e le lungaggini burocratiche non fanno che peggiorare la situazione. Le autrici affrontano numerosi meccanismi psicologici che entrano in gioco nella relazione tra medico e assistito - come ottenere la compliance del paziente, come sfruttare il celebre effetto placebo e insieme scongiurare l'effetto nocebo o il fenomeno dell'overdiagnosis, sintomo di una società sempre più ipocondriaca. L'approccio è di tipo strategico, con un'ampia casistica di accorgimenti linguistici e suggestivi utili per non incorrere nelle trappole che incidono negativamente sull'esito del trattamento. Una buona comunicazione influisce direttamente sull'efficacia e l'efficienza della cura, con ripercussioni positive sulla qualità della vita dei pazienti e del sistema sanitario in generale: il medico, quando veste i panni del «persuasore strategico», non solo fa sentire meglio il paziente, persino nei casi più gravi, ma si sente meglio a sua volta, evitando peraltro la sempre più diffusa sindrome del burnout. In tutti i sensi, quindi, «curare» significa prendersi cura della persona, prima ancora che della malattia. Prefazione di Giorgio Nardone.
br. Il destino di tante miserevoli vittime del comunismo nel ventesimo secolo ha assunto in molti casi un aspetto paradossale: mentre questi oppositori scalavano muri e cercavano in altri innumerevoli modi di trovare la libertà in Occidente, gli intellettuali occidentali proclamavano con trasporto che proprio i regimi comunisti rappresentavano il futuro. Nel nostro secolo, si sta mettendo in scena una situazione simile: mentre le vittime dell'arretratezza e del dispotismo del Terzo Mondo si riversano in Occidente, gli stessi intellettuali, chiusi nella loro torre d'avorio, affermano che la vita in Occidente è un incubo in termini di ineguaglianza e di oppressione. Nel suo "La mente servile" Kenneth Minogue esamina la lunga adorazione che gli intellettuali hanno mostrato per l'ideale della perfezione sociale e sottolinea come questo sogno idealistico stia distruggendo proprio i fattori che hanno fatto sì che l'Occidente potesse esercitare un fascino irresistibile per i popoli degli altri paesi. "La mente servile" cerca di capire come la moralità occidentale si sia trasformata in una semplice posa, in una esaltazione acritica di cause etiche.
br. Il volume descrive come i massimi filosofi dell'Occidente abbiano affrontato il problema di rendere più vivibile il mondo, elaborando teorie sulla condizione dei singoli individui e sull'organizzazione della vita sociale e fornendo indicazioni su come metterle in pratica. Con rare eccezioni, sono partiti da un acuto disagio per lo stato delle cose, analizzandone i punti deboli e indicando possibili rimedi. Muovendo dall'idea che la filosofi a sia un'attività di problem-solving, e precisamente uno strumento volto a migliorare la vita attraverso la riflessione e l'argomentazione, l'autore presenta la storia della morale dall'antica Grecia a oggi, individuando i mali contro i quali i filosofi hanno indicato di combattere e gli obiettivi che hanno proposto come desiderabili. La filosofia pratica si definisce tale sia perché si occupa dell'azione (praxis) sia perché mira a un cambiamento dell'esistenza concreta; poiché dunque in essa convivono una dimensione teorica (come si può cambiare qualcosa se non lo si conosce?) e una dimensione "militante", il volume si rivolge non solo a chi vuole sapere ma anche a chi vuole occuparsi di sé e degli altri.
br. Le attuali convergenze tra etica, diritto e tecnologia sono esplorate nel presente volume collettaneo da studiosi che, con un approccio interdisciplinare, presentano alcune recenti prospettive sviluppate nella ricerca scientifica e nella prassi didattica dell'Università degli Studi di Padova. Tenendo conto delle origini e delle applicazioni dell'odierna rivoluzione informatica, si esaminano i fondamenti etici e l'innovazione legislativa in materia di intelligenza artificiale, la rilevanza e l'attualità della Data Ethics, l'impatto della tecnologia degli algoritmi sui diritti fondamentali e il problema della complessità e della non neutralità del software. Successivamente, si illustrano natura etica e limiti giuridici di alcune specifiche ma centrali questioni dell'esperienza sociale nell'era contemporanea: la cultura topica del giurista nella ricerca digitale delle fonti legali; i problemi teorici dell'automazione negoziale posti da blockchain e smart contract; le opportunità e le criticità offerte dalle Online Dispute Resolution; la nuova soggettività agente nella tecnologia Brain-Computer Interface.
ril. Troppe volte ciò che il medico ascolta è differente da quello che il malato ha detto. Danielle Ofri, con tono lieve e spesso spiritoso, spiega che questa distanza non è incolmabile. Attraverso il racconto di storie di persone reali, nella maggior parte dei casi incontrate nella sua attività quotidiana di medico nel più grande ospedale degli Stati Uniti, suggerisce soluzioni concrete a uno dei problemi che più condizionano l'assistenza sanitaria. Senza farsi travolgere da prospettive irrealistiche, l'autrice auspica una piccola rivoluzione del rapporto fra medico e paziente che, a partire da una maggior consapevolezza da parte di entrambi, porti a migliori esiti di salute.
br. Il libro propone un ripensamento dell'autonomia morale in chiave relazionale e decentrata e nell'orizzonte di una soggettività chiamata a interpretarsi in senso non proprietario né possessivo. Il testo si sviluppa in tre capitoli. Nel primo, attraverso un esame di alcuni dizionari e di alcune storie di questo concetto, si ricostruisce la genesi del concetto di "autonomia" e il suo "ingresso" in ambito morale. Nel secondo capitolo, si rilegge il concetto di autonomia oltre le alternative entro cui è tradizionalmente relegato (autonomia/eteronomia; deontologia/ teleologia; analitica/dialettica; materiale/ formale). Emerge così che l'autonomia non può considerarsi una capacità innata, una competenza indipendente dal contesto, vuota e formale, ma è piuttosto assimilabile a una virtù, un esercizio. La storicità dell'autonomia, nel terzo capitolo, coincide infine con ciò che la lega da sempre alla responsabilità e si modula attraverso un dialogo fra tre possibili "rifigurazioni": l'autonomia relazionale; l'autonomia decentrata; un'apertura finale verso l'autonomia narrativa. Essere autonomi non significherebbe quindi più essere "padroni", ma forse essere "autori".
br. L'imperativo della nostra economia è la crescita - continua, inarrestabile, vertiginosa. È il metro con cui giudichiamo il valore delle nostre società e il prodotto interno lordo è il suo indicatore principale, lo specchio magico che ci dice quanto le nostre economie sono belle e sane, senza, dirci nulla su quanto stiamo bene noi e quanto staranno bene i nostri figli. La realtà è molto diversa da quella raccontata dal Pil: trasformare l'economia in una gara a chi produce di più ha portato a conseguenze disastrose, alla devastazione dell'ambiente, allo sfruttamento di mezzo mondo, alla disoccupazione di massa; in una parola, all'infelicità. Con "L'illusione della crescita" David Pilling ci propone un'idea straordinariamente semplice e rivoluzionaria: le nazioni non devono scegliere tra la ricchezza e la felicità, l'una non esclude l'altra. La qualità della vita, la salvaguardia dell'ambiente e perfino la serenità individuale non sono optional, ma beni essenziali perché una nazione possa davvero definirsi ricca. Con un vero e proprio viaggio intorno al mondo Pilling si mette sulle tracce di nuovi parametri per calcolare e definire il concetto di ricchezza: visita prestigiosi istituti di ricerca occidentali e remoti uffici statistici, cammina per le capitali emergenti del continente africano come per le grandi città industriali cinesi, parla con economisti, politici e lavoratori. Tutti concordano sulla necessità di un cambiamento radicale nel modo di pensare l'economia, tutti caldeggiano l'adozione di un paradigma alternativo rispetto all'attuale. Con proposte che spaziano dall'inserire nel bilancio di una nazione il valore delle risorse naturali al calcolare gli indici di felicità dei suoi abitanti, David Pilling consegna nelle nostre mani il libro che, se solo lo vorremo, potrà diventare il testo sacro per il nostro futuro.
br. Questa ricerca nasce dalla esigenza di ricostruire la struttura teorica del "terzo" a partire da Levinas, per riformulare le questioni etiche che la "mediazione" pone alla riflessione filosofica. Riflessione che nel corso del Novecento si è particolarmente orientata a delucidare l'intreccio fra soggettività e alterità al fine di elaborare un'etica della reciprocità. Il "terzo" come vero snodo teorico volto a meglio decifrare la fisionomia di un'etica aperta e plurale.