3 254 résultats
1908ROD0013670Hachette. 1908. In-12. Relié. Etat d'usage, Coins frottés, Dos fané, Papier jauni. 401 pages. Charnières fendues. page de titre et page de sommaire détachées. annotation à l'encre en page de faux titre. . . . Classification Dewey : 170-Ethique
Mm 125x205 Brossura editoriale di pagine 132, introduzione di Giorgio Tecce. Opera in buone condizioni. Spedizione in 24 ore dalla conferma dell'ordine.
Mm 135x195 Collana " Biblioteca Universale Laterza " - Quattro volumi per complessive XVI - 903 pagine nella loro brossura originale. Opera in ottime condizioni poco o nulla consultata, solo i dorsi sono ingialliti causa luce. Monumentale e insuperata indagine di Karl Vossler sulla Divina Commedia. Spedizione in 24 ore dalla conferma dell'ordine.
br. «La tolleranza non ha mai provocato guerre civili, mentre l'intolleranza ha coperto la Terra di stragi». A Tolosa il 10 marzo 1762 il commerciante ugonotto Jean Calas viene giustiziato con l'accusa di aver ucciso il figlio per impedirgli di convertirsi al cattolicesimo. Nonostante la mancanza di prove e un processo arbitrario, Jean Calas, che anche sotto tortura si professa innocente, è giudicato colpevole. Non da Voltaire, che con la sua penna tagliente scaglia parole feroci contro le storture del fanatismo religioso, mostrando come il dogmatismo e la superstizione inquinino la convivenza pacifica e corrompano la facoltà di giudizio. Dando avvio a una battaglia di civiltà, il "Trattato sulla tolleranza" è un vero e proprio «manifesto» per la libertà di pensiero e il rispetto di ogni diversità. Un'opera sempre attuale capace di riportarci alle radici stesse della modernità. Con un saggio di Italo Mereu.
br. "Il trattato sulla tolleranza" (1763), che prese spunto dalla vicenda di un commerciante ugonotto di Tolosa condannato a morte ingiustamente per l'omicidio del figlio, è un vero e proprio "manifesto" per la libertà e il valore universale della tolleranza religiosa. È un'opera che apre il cosiddetto periodo dei Lumi e costituisce una delle basi ideologiche della Rivoluzione francese. Prefazione di Salvatore Veca.
br. Dopo aver letto il libro "Dei delitti e delle pene", Voltaire (1694-1778) rimase sinceramente colpito dalle idee di Cesare Beccaria, che gli apparvero come la conferma e l'approfondimento delle sue stesse convinzioni. Infatti il contenuto di questo libro dava nuovi argomenti alla sua lotta contro l'autoritarismo. Così decise di scrivere questo Commentario, passando in rassegna gli avvenimenti e le situazioni che si prestano a una riflessione sulla necessità di abolire i supplizi e la discrezionalità dei magistrati e che, più in generale, contribuiscono a sostenere la tolleranza politica e religiosa. Un'opera che aveva avuto grande successo in passato, a partire dalla prima traduzione che era avvenuta già nel Settecento, ma che non era più stata presentata da molti anni. Prefazione di Gianni Francioni.
br. Il 10 marzo 1762 il protestante Jean Calas viene giustiziato in una piazza di Tolosa, di fronte a una folla inferocita. L'accusa è quella di aver ucciso il figlio, sospettato di volersi convertire al cattolicesimo. Nonostante l'inconsistenza delle prove e l'arbitrarietà di un processo che risponde più alle storture del fanatismo religioso che al rigore della ragione e della giustizia, la supplica di Calas - che fin sul patibolo non cessa di protestare la propria innocenza - rimane inascoltata. Non da Voltaire, che impugna la penna contro questa palese ingiustizia. L'anno successivo viene pubblicato il breve e fulminante "Trattato sulla tolleranza". Non solo Voltaire chiede la riabilitazione della memoria di un padre amorevole e di un uomo innocente: la sua invocazione assume i toni di un'accorata denuncia del fanatismo religioso e della superstizione, di un vibrante appello alla tolleranza e alla libertà di pensiero destinato a risuonare nei secoli a venire.
br. Cosa c'è di più abominevole che nutrirsi continuamente di cadaveri? L'autore di questa domanda così attuale, espressa in uno scritto "dimenticato" all'interno della sua vasta bibliografia è, contro ogni previsione, Francois-Marie Arouet, in arte Voltaire, il padre dell'illuminismo europeo. Con "Pensieri vegetariani" Voltaire riesce a far riflettere sulla moderna zootecnia e le odierne "fabbriche del cibo", dove gli animali sono degradati dall'inizio alla fine del loro "ciclo produttivo" a meri oggetti posti al servizio dell'uomo. Poco nota e ancor meno studiata è infatti la posizione vegetariana e animalista che Voltaire assunse soprattutto durante gli ultimi 20 anni della sua vita. Brevi estratti, dialoghi e racconti sparsi in opere completamente diverse fra loro per stile e oggetto, che sono però sufficientemente espliciti per rintracciare all'interno della sua opera un corpus di scritti omogeneo e di sorprendente attualità in chiave vegetarista e animalista: Voltaire fu forse il primo filosofo "vegetariano" della modernità.
br. San Giuseppe Moscati è stato un uomo permeato dall'amore e dalla luce di Dio e lo stesso amore ha riversato sui suoi fratelli bisognosi guardando la sofferenza negli occhi e sapendo vedere in chi gli stava davanti non solo un corpo bisognoso di cure, ma prima di tutto una persona desiderosa di aiuto e di conforto. Con la sua breve ma intensa vita è l'esempio di come ognuno di noi possa e debba spendere al meglio i talenti che gli sono stati donati dal Signore, mettendoli a disposizione dei fratelli più bisognosi con spirito di amore e carità; per tutti noi medici San Giuseppe Moscati deve rappresentare una spinta ad avere la medesima "sensibilità" nel trattare con gli ammalati e i sofferenti e l'esempio di quanto sia necessaria l'umanizzazione della medicina e quanti benefici può portare, là dove si riesce a viverla, a tutti i malati e ai loro familiari!
brossura L'Europa, come la modernità, è un progetto incompiuto. È questa la diagnosi di Jürgen Habermas, uno degli intellettuali più in vista del vecchio continente e nel dibattito sulla sua unità politica. Questo libro ripercorre l'evoluzione delle prese di posizione del pensatore tedesco sull'Europa, dagli anni Ottanta del Novecento ai giorni nostri, in costante confronto con la sua più ampia prospettiva teorica e, inevitabilmente, con le tappe più salienti dell'integrazione europea.
1 Vol. In-8 pag. 263 Problema filosofico, problema scientifico, problema pratico PROG 5147 CATT_ATT 13
1858RO20007692Didier et Cie. 1858. In-12. Relié demi-cuir. Bon état, Couv. convenable, Dos à nerfs, Quelques rousseurs. 366p illustrées de gravure sur acier en frontispice et cul-de-lampe avec serpente, relié demi cuir vert, dos à nerfs, caisson décoré , filet titre et tomaison doré, plat sur toile verte décoré de l'emblème du lycée impérial de Carcassonne, coins légèrement frottés. . . . Classification Dewey : 170-Ethique
1912F77262Bruxelles, Impr. Gustave Fischlin 1912 334pp., br.orig., 23cm., bon état, F77262
1912F99240Bruxelles, Impr. Gustave Fischlin 1912 334pp., reliure cart. (plats marbrés, dos en toile, titre doré), 23cm., bon état, F99240
334pp., br.orig., 23cm., bon état, F77262
334pp., reliure cart. (plats marbrés, dos en toile, titre doré), 23cm., bon état, F99240
Il quadro della moralità offerto da Jankélévitch è mosso da forti chiaroscuri. Agire bene o male è un'esperienza umana originaria, che coinvolge l'intera esistenza nella forma dell'intermittenza, della caduta e del rilancio, è perenne scontro di essere e dovere, purezza di cuore e amore, e insieme incapacità di distinguere il bene dal male, ansia di assoluto e sua eclissi. "Il paradosso della morale", ultima opera pubblicata in vita da Jankélévitch – alla quale è legittimo attribuire un carattere di sintesi della sua visione etica – è interamente occupata da un lavoro sulla contraddizione. La vita morale e la sua fondamentale ambivalenza vengono descritte, analizzate e problematizzate all'insegna delle vicende, sempre diverse e imprevedibili, della contraddizione che sta nel cuore dell'etica. «Paradosso» è «la contraddizione professata» che, a causa dell'inevitabile collocarsi all'interno della dinamica temporale, si sdoppia, si esaspera fino all'iperbole e deflagra o si diluisce fino a neutralizzarsi. La sua configurazione conclusiva sarà la compresenza degli opposti nel corpo e nel suo carattere di organo-ostacolo, definito «contraddizione congelata, impietrita, pietrificata». Autori: Vladimir Jankélévitch. Curatori: Laura Boella. Traduttori: Laura Basile.
Mm 120x190 Brossura editoriale con bandelle, pagine 158. Opera in buonissime condizioni. SPEDIZIONE IN 24 ORE DALLA CONFERMA DELL'ORDINE.
Dopo “l’età dei diritti” di cui diceva N. Bobbio nel 1990, è nata l’età delle pretese: squilibrio tra l’esplosione dei diritti e l’elusione dei doveri, e liquefazione dell’idea di obbligazione. Il diritto (vero o supposto), separato dalla responsabilità ad esso inerente, diventa fattore di disgregazione e un’arma puntata contro l’altro. È una vacua idea che la libertà soggettiva basti a tenere unita una società. Di fronte a questa dinamica travolgente occorre ridare significato e fondamento reale ai diritti, evitando tre passi falsi: l’individualismo libertario che fa dell’io un’isola; l’applicazione indiscriminata della tecnica nell’ambito della vita (Biopower); la riduzione dell’uomo a mero essere naturalistico. In proposito la tradizione del giuspersonalismo, ispirata all’idea di persona e di natura umana, offre un ingresso solido e moderno. Autori: Vittorio Possenti.
L'autore nato a Chioggia nel 1908 entrò nella Compagnia di Gesù nel 1928. Studioso di filosofia, Antropologia e Paleoantropologia.
brossura Il trattato sulle virtù teologali, dopo un periodo di dimenticanza, sta ritrovando un posto di rilievo nella riflessione e nell'insegnamento della teologia sistematica. La fede, la speranza e la carità, la cui trattazione era dispersa in differenti luoghi del curriculum degli studi teologici, avevano perduto la loro originaria unità. Tale dispersione rendeva assai difficile cogliere il valore strutturante delle virtù teologali per l'esistenza cristiana. In questo volume l'Autore cerca di ricondurre le tre virtù alla loro funzione, mostrando che la riflessione su di esse non può essere confinata nell'antropologia teologica e nemmeno nella teologia spirituale, bensì ha il suo luogo proprio al tempo stesso nella cristologia, nella pneumatologia e nell'antropologia. Il trattato si configura quindi come un ponte gettato tra aspetti diversi della riflessione teologica e intende orientare tali aspetti verso il centro prospettico della teologia, costituito dall'esistenza cristiana nella sua imprescindibile dimensione ecclesiale. In tal modo, attraverso una lettura attenta della Scrittura e della storia del pensiero cristiano, la dottrina delle virtù teologali si presenta come plausibile proposta di soluzione a un problema che da alcuni anni la ricerca critica sta di nuovo affrontando: comprendere l'intreccio misterioso e fecondo tra l'azione santificante di Dio e le scelte della persona umana.
Bologna, ESD, 2014, 16mo (cm. 19 x 11,5) brossura editoriale, pp. 205. Prefazione di Gianfranco Dioguardi, postfazione di Stefano Zamagni e Carlo Orlandini. Sottolineature a pennarello ed un'annotazione al colphon.
Mm 120x190 Brossura editoriale di pp. 370. Opera in stato di nuovo. SPEDIZIONE IN 24 ORE DALLA CONFERMA DELL'ORDINE.
br. Niccolò Machiavelli ha scritto il "Principe" per disegnare, invocare e formare un redentore politico in grado, con l'aiuto di Dio, con la forza della profezia e quella delle armi, di liberare l'Italia dal dominio straniero. La sua opera più famosa, di cui ricorre quest'anno il cinquecentesimo anniversario della composizione, non contraddice affatto le idee repubblicane di Machiavelli ma ne costituisce la necessaria integrazione. Non è neppure, come molti autorevoli studiosi hanno ritenuto, il manifesto del realismo, né il testo che inaugura la moderna scienza della politica, né quello che proclama la dottrina dell'autonomia della politica dall'etica. È, invece, una splendida orazione sulla redenzione dell'Italia, scritta da un uomo che sapeva trovare la sua rinascita spirituale nel pensiero delle 'grandi cose'. Questo è il significato del Principe, e in questo sta la sua attualità. Quando nessuno lo leggerà più, vorrà dire che è morta l'aspirazione alla grande politica che sa redimere i popoli, e che ci siamo rassegnati alla penosa politica dei mediocri politici.