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Firenze, G. Barbèra, 1865. In 8°, PP 989n. Legatura mezza tela con titoli in oro al dorso.
L'Editore a chi legge 1 16,5x10 cm., in brossura originale, pp. (2) 382 (2), non refilate, alcune ancora intonse, in italiano, piccole lacerazioni all'esterno, ma buon esemplare.
In 8° (193x125), pagg 125, legatura editoriale in cartoncino decorato con titolo in rosso. Volume dalla serie "Cultura dell'anima". Intonso. Bell'esemplare.<BR>
in 16°, m. perg., pp. 125,(3).
Paris, Vrin 1948. 2 volumes in-12 brochés de265 + 299 pages. Edition critique avec une introduction et des notes par Armand Cuvillier. Quelques passages soulignés au crayon de papier, bon état
Cm. 17; pp. 444, e una tavola, più volte ripiegata, fuori testo, con figure geometriche. Usuali fioriture, ma ben leggibile. Buon esemplare 16885
br. Da sempre l'umanità ha inventato rappresentazioni di Dei. Ma l'invenzione non è mai solo un prodotto della fantasia. L'inventare è sempre anche un trovare. Persino le più improbabili invenzioni sono costruite con spezzoni di ciò che si è trovato nell'esperienza effettiva. Che cosa c'è nella stessa esperienza che spinge a concepire qualcosa di "trascendente" che in teoria dovrebbe essere il contrario dell'esperienza? Questo libro delinea una prospettiva ispirata dall'insegnamento di Husserl e di Merleau-Ponty, ma anche di Hegel, di Deleuze e di Pareyson: autori certo non omologabili fra loro ma che in vario modo inducono a pensare il "trascendente" quale proprietà essenziale dell'esperienza, e non come l'"al di fuori" di essa. Giacché l'esperienza è il vissuto del tempo: essa riguarda gli eventi, che non sono semplici fatti perché l'apparire in superficie del fatto lascia trasparire uno sfondo inesauribile il cui spessore dipende dall'intenzione dell'osservatore di andarci a fondo. Il vissuto - in trasparenza - dello sfondo compreso nell'evento, la percezione della sua proprietà "trascendente", suscita la costruzione di immagini che diventano, fra l'altro, le invenzioni di Dio. L'esperienza dell'evento è l'origine non religiosa della religione.
ONE OF ONLY 80 NUMBERED LARGE-PAPER COPIES ON DUTCH LAID PAPER ("hollande") OF MAETERLINCK'S OCCULT MASTERPIECE. VII, 327 pp. 8vo. BEAUTIFULLY BOUND BY FRANZ (signed) in three-quarters aubergine morocco and decorated boards. Spine gilt in five compartments. Top edge gilt, other edges uncut. Original wraps and backstrip preserved. Tiny traces of wear to binding, else FINE AND BRIGHT. Rare.
8°, bross. edit. fig., pp. 240 - (2). Intonso. Edizione originale a tiratura numerata e firmata dall’autore.
158p. 12mo. Original full cloth binding. Scarce. OCC 1
brossura In questo volume, tradotto qui integralmente nella sua versione definitiva (1967), Löwith perviene agli esiti più maturi del suo confronto con la modernità. Cosa devono tornare a essere il mondo e l'uomo, dopo la «caduta di Dio» consumatasi nella coscienza moderna? È rispetto a questa ineludibile domanda che emerge l'incapacità della filosofia moderna, da Cartesio e Kant fino a Hegel e al nichilismo di Stirner, di emanciparsi effettivamente dal creazionismo e dall'antropocentrismo di ascendenza biblica. La concezione meccanicistica del mondo e le moderne «metafisiche della soggettività» smarriscono l'autentica sostanza religiosa della fede nel Dio sovrannaturale e creatore della tradizione, ma non sanno ripristinare la nozione di natura. Precipitano anzi l'uomo cristiano-moderno in un mondo divenuto ormai estraneo e privo di senso: in un esilio o nichilismo cosmico che riguarda non solo l'idealismo di Fichte o il disprezzo per la natura di Hegel, ma anche le filosofie di Husserl, Heidegger e Sartre.
br. Pubblicato nel 1974, in pieno clima esistenzialistico, questo testo di Lévinas era stato elaborato ancor prima della guerra e scritto quasi interamente durante la prigionia in un campo di concentramento. È un controcanto a "Essere e tempo" di Heidegger, ma soprattutto la prima opera in cui Lévinas disegna i contorni di un suo pensiero autonomo e articolato, dopo i saggi su Husserl e su Heidegger degli anni Trenta, il breve scritto sull'«evasione» del 1935 e le prime riflessioni sull'ebraismo. Lévinas ha in seguito elaborato un pensiero dell'etica centrato sul rapporto con l'altro: pensiero della positiva erosione o corrosione dell'identità di fronte allo scandalo dell'altro che sopravviene, dell'infinito che intacca la totalità dell'essere.
22 cm, br. originale, p. vii, 195, manca l'ultima copertina
Félix Alcan 1931, In-8 broché, 362 pages. Bon état.
Collana Cultura e realt? 80 - Premessa - Conclusione - Serie pubblicata in collaborazione con la Fondazione Adriano Olivetti/11 1 18x11 cm., in brossura, pp. 110 (1), prima edizione, in italiano, buone condizioni. Il nostro ottimismo ha radici antiche, ma il fondamento della sua concretezza riposa negli avvenimenti recenti: il sogno platonico della politica affidata ai 'filosofi' ? vicino ormai a realizzarsi.
br. "Ontologia dell'essere sociale" è l'opera sistematica cui Lukács dedicò gli ultimi anni della sua vita. Un lavoro che ha aperto, all'interno del marxismo, un campo di ricerca oggi più che mai attuale e una sfida per costituire una filosofia che comprenda la totalità dei rapporti sociali nella realtà contemporanea. Ritornano in quest'amplissima riflessione gli orientamenti speculativi e le categorie filosofico-sociali (la mediazione, la dialettica, la totalità; l'individuo e la società; il lavoro e l'alienazione; la struttura e la sovrastruttura) che sono sempre stati al centro della riflessione lukácsiana. L'ambizione di fondo del pensatore ungherese è quella di delineare un'ontologia sulle strutture costitutive della realtà, un'indagine in grado di fungere da supporto teorico a quel sistema di etica che è stato uno degli obiettivi dell'ultimo Lukács. Si tratta di una riflessione necessaria: per reagire al formalismo dissolutore del reale (il neopositivismo), all'individualismo astorico (l'esistenzialismo), al relativismo tendenzialmente nichilistico (un certo storicismo) e alla sottovalutazione dell'uomo e della sua attività creatrice (il materialismo meccanicistico) operanti nella cultura contemporanea.
br. "Ontologia dell'essere sociale" è l'opera sistematica cui Lukács dedicò gli ultimi anni della sua vita. Un lavoro che ha aperto, all'interno del marxismo, un campo di ricerca oggi più che mai attuale e una sfida per costituire una filosofia che comprenda la totalità dei rapporti sociali nella realtà contemporanea. Ritornano in quest'amplissima riflessione gli orientamenti speculativi e le categorie filosofico-sociali (la mediazione, la dialettica, la totalità; l'individuo e la società; il lavoro e l'alienazione; la struttura e la sovrastruttura) che sono sempre stati al centro della riflessione lukácsiana. L'ambizione di fondo del pensatore ungherese è quella di delineare un'ontologia sulle strutture costitutive della realtà, un'indagine in grado di fungere da supporto teorico a quel sistema di etica che è stato uno degli obiettivi dell'ultimo Lukács. Si tratta di una riflessione necessaria: per reagire al formalismo dissolutore del reale (il neopositivismo), all'individualismo astorico (l'esistenzialismo), al relativismo tendenzialmente nichilistico (un certo storicismo) e alla sottovalutazione dell'uomo e della sua attività creatrice (il materialismo meccanicistico) operanti nella cultura contemporanea.
br. "Ontologia dell'essere sociale" è l'opera sistematica cui Lukács dedicò gli ultimi anni della sua vita. Un lavoro che ha aperto, all'interno del marxismo, un campo di ricerca oggi più che mai attuale e una sfida per costituire una filosofia che comprenda la totalità dei rapporti sociali nella realtà contemporanea. Ritornano in quest'amplissima riflessione gli orientamenti speculativi e le categorie filosofico-sociali (la mediazione, la dialettica, la totalità; l'individuo e la società; il lavoro e l'alienazione; la struttura e la sovrastruttura) che sono sempre stati al centro della riflessione lukácsiana. L'ambizione di fondo del pensatore ungherese è quella di delineare un'ontologia sulle strutture costitutive della realtà, un'indagine in grado di fungere da supporto teorico a quel sistema di etica che è stato uno degli obiettivi dell'ultimo Lukács. Si tratta di una riflessione necessaria: per reagire al formalismo dissolutore del reale (il neopositivismo), all'individualismo astorico (l'esistenzialismo), al relativismo tendenzialmente nichilistico (un certo storicismo) e alla sottovalutazione dell'uomo e della sua attività creatrice (il materialismo meccanicistico) operanti nella cultura contemporanea.
br. György Lukàcs non è stato soltanto un grande teorico di estetica - o della specificità del fatto estetico, come l'autore preferiva definirlo -, ma è stato uno dei massimi filosofi del Novecento. Assieme all'"Estetica di Heidelberg", questo libro comprende gli scritti, appartenenti all'età giovanile, in cui iniziano a porsi le questioni che Lukàcs svilupperà nei suoi capolavori successivi fino alla messa a fuoco di un'estetica di carattere valutativo. Tra tutti il rapporto di contrapposizione tra l'opera artistica e l'opera scientifica, divisi dall'imprescindibile tema della forma e la considerazione dell'opera d'arte come "forma significativa" specifica, quale concetto-chiave che troverà definitiva sistemazione nella tarda "Estetica".
brossura "La necessità di dare un significato alle cose segna, allo stesso tempo, l'impossibilità di avere certezze in merito. Così lì dove c'è l'interpretazione ermeneutica c'è il mistero, la possibilità della fede. Da qui l'intreccio e l'incontro con l'esperienza religiosa. Nella natura stessa dell'argomento affrontato fa da sfondo il sovrapporsi di un piano votato alla ricerca dell'assoluto che si scontra spesso con la dimensione storica, relativa, che quella ricerca assume nel discorso umano. È il paradosso del mediare tra i contesti e le sue forme con l'origine e il senso di tutti i contesti e di tutte le forme. Qui cerco di calare un simile paradosso, farlo mio e proporlo. Per questo ho trovato opportuno impostare una prima ricerca verso l'assoluto quando parlo della possibilità o meno di una metafisica, ed una verso l'analisi e la scelta di una forma relativa dell'assoluto nella storia, quando parlo dell'orizzonte cristiano." (L'autore)
LUDWIG FEUERBACH PIERRE BAYLE UN CONTRIBUTO ALLA STORIA DELLA FILOSOFIA E DELL'UMANITà TRADUZIONE E CURA DI MARIA LUISA BARBERA LA CITTà DEL SOLE 2009 373 PP. FONDO DI MAGAZZINO: PARI AL NUOVO, PERFETTO E INTONSO Tutta la letteratura sul "Pierre Bayle" di Feuerbach si aggira intorno a una convinzione: che vi prevalgano aspetti da un lato polemici e dall'altro psicologici, a scapito di un discorso teoretico e comunque filosofico. Ma ridurre il Bayle a un manifesto ideologico o/e a un "diario intimo" è possibile solo se l'opera è riassunta o antologizzata. Per cogliere un altro e più filosofico senso del Bayle bisogna, quindi, vedere l'opera nel suo insieme e soprattutto nel testo della prima edizione (è proprio quello che fa questa traduzione), perché solo cosi si possono cogliere le indicazioni per capirla che l'autore vi ha disseminato. Questa traduzione del Pierre Bayle di Feuerbach, la prima in assoluto dell'opera nella sua interezza, contribuisce a confermare - anche grazie alle indicazioni di lettura contenute nella presentazione della curatrice l'immagine di un Feuerbach - filosofo della nonviolenza, che una lettura episodica e parziale dell'opera sembrerebbe invece sconfessare. Con questo lavoro, infatti, si colma una lacuna (le altre opere maggiori del filosofo tedesco sono tutte tradotte in italiano), ma si facilita nello stesso tempo, a chiunque sia interessato ai temi posti dalla conflittualità, non solo agli studiosi, l'accesso a un libro, in questi senso, straordinario. La curatrice del volume, Maria Luisa Barbera, insegna Storia della Storiografia filosofica all'Università di Siena. Nell'ambito della filosofia sette-ottocentesca, che ha particolarmente curato, si è sempre dilettata di studiare i filosofi visti dai filosofi.
br. Partendo da alcuni versi dal quarto libro del "De rerum natura" di Lucrezio questo libro indaga i concetti di icona e di simulacro, tentando di capire come il simulacro attualizza un'irrappresentabile e l'icona spersonalizza ed eterna la vita. Tali questioni sembrano una specie di precondizione ontologica del lavoro intellettuale e artistico. Attingendo ad un approccio pluridisciplinare, grazie ai contributi di filosofi, antropologi e registi, viene approfondito il tema della crisi dell'idea di rappresentazione, una funzione che per secoli ha consentito all'uomo di entrare in un certo rapporto con il mondo, e si riflette sullo sgretolamento del rapporto con il reale e sulla perdita di senso della parola "virtuale" prefigurati da Baudrillard, Klossowski e Deleuze ed oggi pienamente realizzati.