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ill., br. La ricerca storico-filosofica interpreta di solito le produzioni artistiche basandosi su una categoria assunta a priori, derivante da una concezione universalistica delle scienze figlia dell'Illuminismo. I metodi della storia dell'arte e dell'estetica sono quindi spesso applicati a epoche in cui l'idea moderna di "arte" era del tutto assente, o a luoghi in cui essa giunse solo con la colonizzazione. L'inclusione odierna di manufatti extraeuropei nei musei o il problema dei limiti reciproci tra arte e artigianato sono solo alcuni dei temi di dibattito ai quali Larry Shiner fornisce nuovi, dirimenti argomenti. La tendenza a considerare opere d'arte le tragedie di Sofocle, le cantate di Bach o i dipinti di Leonardo induce a trascurare dati importanti quali il valore politico delle rappresentazioni teatrali nell'antica Grecia, la funzione religiosa e sociale della musica, il ruolo della committenza e dei collaboratori nella pittura rinascimentale. Non si tratta di ridimensionare la qualità del lavoro degli artisti, ma di interpretare correttamente i documenti del passato: se l'apprezzamento delle loro opere si basa oggi su criteri come indipendenza e originalità, ciò non significa che fu sempre cosi. Ripercorrendo la storia dell'arte dall'antichità a oggi, Shiner mette in luce la grande variabilità dei concetti di "arte" come la diversità delle funzioni concrete attribuite a manufatti, composizioni e rappresentazioni.
br. Il volume tenta la ricostruzione delle vicende e del vissuto degli ultimi 150 anni del Giappone, testimoniando come il confronto antagonistico fra la parabola discendente della storia nipponica e il tentativo di contrastare l'implosione riproponendo l'ordine atavico e il ripristino delle gerarchie restituisca una società pregna di insidie e contraddizioni. Con il sorpasso del secolarismo e di ciò che lo storico Maruyama Masao definisce "fascismo strisciante", l'ordine delle cose si reitera secondo il medesimo bisogno di catalogare fatti, vite e caratteri della contemporaneità giapponese. Il caso tedesco non è troppo dissimile. Dopo il furor bellicus, i riflettori sono puntati sulla necessità di omologare il quotidiano con le espressioni inveterate dello spirito germanico. La deposizione della figura messianica in Germania, come la revoca del carattere di sacralità e di filiazione divina alla famiglia imperiale giapponese, assurgono a prime manifestazioni di un universo culturale che, lungi dall'impotenza, compie i primi passi verso la democrazia e il nuovo ordine globale.
br. La visione e il linguaggio, la figura e il discorso, la percezione e la descrizione. E su tutti un altro binomio di opposti complementari: la parola e l'immagine. È su questo tavolo che la critica e la storia dell'arte giocano la loro posta più alta: la riformulazione verbale dell'immediatezza visiva dell'opera. Sul tragitto che va dall'occhio alla pagina, l'autore incontra tra gli altri Roberto Longhi e Jacques Derrida, Michel Foucault e Aby Warburg, Erwin Panofsky e Cesare Brandi, Leonardo e Conrad Fiedler. Ma l'arte può interpretare se stessa e fare a meno della critica e del suo linguaggio fatalmente infedele? Ecco allora i passaggi moderno-contemporanei dell'arte concettuale e del citazionísmo. Anche l'attività di restauro, l'esperienza del «critofilm», la prassi espositiva sono modalità dell'intervento critico, che però fanno a meno dello strumento linguistico. Si disegna così un ampio orizzonte di temi e motivi che possono riassumersi in un'unica, paradossale domanda: se parlare e vedere non sono la stessa cosa, se ciò che si vede non sta mai in ciò che si dice, se la descrizione mai ci restituirà tutto ciò che la percezione ci fornisce, la critica d'arte è davvero possibile? O forse non sa quello che dice e dice quello che non sa? In questa seconda edizione aggiornata, il lettore troverà un nuovo capitolo e un «Epilogo Proust».
Mm 210x280 Un omaggio a Maurizio Fagiolo dell'Arco in una mostra (Torino, 31 ottobre 2003-8 febbraio 2004) dedicata al tema del pittore e della sua bottega nell'arte della prima metà del Novecento. Ideata per Palazzo Cavour da Maurizio Fagiolo dell'Arco, che da tempo rifletteva intorno al tema dell'artista nel luogo fisico e mentale della creazione, dopo la sua scomparsa nel maggio del 2002, questo che è stato il suo ultimo progetto viene ora realizzato in sua memoria dalla Regione Piemonte. "L'Officina del Mago" è dunque l'atelier dell'artista, "lo spazio sacro e profano della creazione come scrisse nel suo progetto - quel luogo creativo nel quale si presentano le apparizioni e i miraggi, si evoca la musa e la famiglia - Volume nella sua brossura originale, 208 pagine profuasamente illustrate a coloiri. Condizioni del llibro: nuovo-new. Spedizione in 24 ore dalla conferma dell'ordine.
in-8°, 270 pp., broche, couv. Bel exemplaire. [HA-3].
Collana: Classici dell'arte Rizzoli. Rilegato con copertina rigida e sovraccoperta. Prima edizione. Spedizioni tracciabili con raccomandata entro 24 ore dall'ordine. First edition. Hardback cover with dust jacket. Worldwide delivery.
br. "L'opera d'arte nel tempo della sua riproducibilità tecnica'' è il saggio di filosofia dell'arte più importante del XX secolo. Ne esistono cinque differenti versioni, a vario livello di incompiutezza, elaborate da Walter Benjamin tra il 1935 e il 1936: quattro in tedesco, una in francese (l'unica a essere pubblicata con l'autore in vita). La presente edizione propone per la prima volta il "Kunstwerkaufsatz" di Benjamin in una forma radicalmente innovativa, che coniuga il rigore storico-filologico nella ricostruzione genetica dell'opera con l'interrogazione teoretica, aperta e problematica, delle cinque versioni del saggio. Il nucleo centrale del volume è costituito dalla collazione del testo tedesco, a cura di Vincenzo Cicero, e dalla traduzione italiana, curata da Salvatore Cariati e Luciano Tripepi: l'intento è di offrire, finalmente in una visione sincronica, la collazione critica di tutti i passi e di tutte le varianti significative delle cinque versioni, graficamente riconoscibili nella loro autonomia, disposte come innesti comparativi sul testo base dell'ultima redazione. La premessa gnoseocritica e la nota editoriale tratteggiano rispettivamente la prospettiva speculativa e redazionale entro cui è sorto il progetto di rimontaggio dell'opera. L'introduzione e la cronologia della vita e delle opere di Benjamin ricostruiscono il contesto della sua genesi e delle sue varie redazioni sulla base della più recente edizione critica tedesca. Infine, la struttura degli apparati, in gran parte bilingui, comprende le varianti testuali più ampie, la sinossi delle cinque versioni, una significativa selezione di paralipomeni, alcuni momenti epistolari essenziali, le note ai testi, i registri terminologici e gli indici. Un'edizione, dunque, che si pone come una novità nel panorama internazionale degli studi su Benjamin.
br. Tra il 1935 e il 1939 Benjamin lavorò a più riprese al suo saggio forse più celebre: «L'opera d'arte nell'epoca della sua riproducibilità tecnica». Un vero e proprio cantiere, accompagnato da un'avventurosa e complicata vicenda editoriale. Questa edizione, curata da uno dei più importanti studiosi italiani di Benjamin, offre al lettore la traduzione delle tre principali stesure del saggio: la versione francese uscita nel 1936, tradotta da Pierre Klossowski, con la decisiva supervisione dello stesso Benjamin, e le due versioni tedesche, una del 1936 e l'altra scritta tra l'estate del 1936 e il 1939, in ciascuna delle quali l'autore apporta sostanziali cambiamenti alla prima versione tedesca manoscritta del 1935. Fondamentale in questo senso poter entrare nel laboratorio Benjamin: l'unico modo per farlo è avere sotto gli occhi gli interventi del filosofo tedesco nelle due stesure. È questo il puntuale lavoro di ricostruzione a cui Fabrizio Desideri ha sottoposto i testi, evidenziando le cospicue varianti dell'uno rispetto all'altro direttamente nella tessitura della riflessione benjaminiana. E mostrando così come in realtà nessuna di queste versioni possa considerarsi quella definitiva. Ripensare questa "officina" significa rispondere all'esigenza di un'opera ancora alla ricerca di una lettura adeguata alla complessità e alla profondità della sua intuizione originaria.
Catalogo della mostra, Palazzo dell'Archiginnasio, Bologna 30 ottobre - 15 dicembre 1966. Scritto di Lamberto Vitali. Saluto a Morandi di Riccardo Bacchelli. Con 275 illustrazioni in bianco e nero. Note bio-bibliografiche, antologia critica (testi di Raffaello Franchi, Giorgio De Chirico, Mino Maccari, Leo Longanesi, Ardengo Soffici, Cesare Brandi, Sergio Solmi, Rodolfo Pallucchini, Charles Sterling, Giuseppe Marchiori, et al.) . 8vo. pp. 300 circa. . Buono (Good). Sovracoperta molto rovinata (Worn soiled dustjacket). . .
br. Opera giovanile di notevole ambizione di pensiero, l'Opposizione polare (1925) - che l'autore considerò la radice speculativa di tutta la sua attività di teologo, di liturgista, di interprete letterario e filosofico - si dispiega su un disegno rigoroso. È il tentativo di una filosofia «esatta» della vita, che delinei una logica capace di una conoscenza strutturale di essa. L'andamento in sé astratto delle classificazioni, articolazioni, incroci tra gli «opposti» vuol cogliere il dinamismo del «concreto vivente», individuare i pericoli negli estremi, celebrare l'"oscillazione" che non è mai equilibrio statico, equivalente alla morte. Sotto quest'apparato concettuale vibra la sensibilità di Guardini che vuol rendere ragione, con rispetto "religioso", a ogni particolarità del reale, dall'ambito fisico a quello biologico, a quello psicologico. Impresa "fenomenologica", la trattazione include però opzioni metafisiche per l'autore ineludibili, come il rifiuto di equiparare l'opposizione polare, caratteristica del finito, alla contraddittorietà hegeliana: il passaggio all'affermazione del Trascendente trova qui il suo fondamento.
br. Era il 1725 quando Francis Hutcheson pubblicò la prima trattazione organica destinata a definire la fisionomia dell'estetica assumendone l'argomento fondamentale della bellezza. Opera pionieristica e insieme d'incredibile attualità, l'Inquiry di Hutcheson è infatti un'indagine sistematica sull'origine dell'idea del bello, ma anche dell'ordine, dell'armonia, del design: ossia del progettare ordinatamente l'armonia. È perciò che qui compaiono temi capitali - quali la distinzione fra verità e valore, tra intelletto e piacere -, argomenti che in seguito verranno a identificare la stessa pertinenza estetica - come l'universalità del senso del bello e le connessioni fra bellezza originale e comparativa - e, infine, l'attenta considerazione del campo delle arti, ricca di fini osservazioni su pittura, scultura, architettura, giardinaggio, musica e poesia. Tutti temi che, alla fine del secolo, non a caso saranno ripresi puntualmente nella kantiana Critica del Giudizio. Ma anche temi che, trapassando i grandi dibattiti dell'Ottocento, continuano a travagliare la cultura contemporanea.
br. A circa un secolo da "Totem e Tabù", in cui Freud paragonò le forme della nevrosi ossessiva alle tradizioni sociali e religiose dei popoli "primitivi", questo libro segue quella lontana traccia, applicandola però alla società attuale. L'autore, prendendo le mosse dalle proprie esperienze di psicoterapeuta, ci conduce in un viaggio archetipico alla ricerca di forme e strutture ossessive nascoste nello sviluppo del pensiero matematico-scientifico, come anche nelle espressioni sociali, economiche e politiche del mondo in cui viviamo.
DISPONIBILITÀ GARANTITA AL 99%; SPEDIZIONE ENTRO 12 ORE DALL'ORDINE. RIMANENZA DI MAGAZZINO PARI AL NUOVO. Nel volume l’autore affronta, in diretta prosecuzione dal precedente, l’impasse filosofico-teologica in cui si è cacciato il pensiero moderno nel punto cruciale della propria teoresi: il problema di Dio, a causa dell’essenzialismo che lo struttura. Accettando la diagnosi di Heidegger al riguardo, l’autore sostiene che fin dalla metafisica platonica il pensiero occidentale ha risolto il rapporto dell’uomo al reale nella flessione del concetto, così che fin dalla antichità classica per l’uomo occidentale Dio è diventato il concetto di Dio, così come l’essere è diventato il concetto dell’essere. Il vicolo cieco in cui il pensiero occidentale si è cacciato non è stato superato nemmeno con l’avvento del Cristianesimo, in ragione della sua contaminatio con la metafisica classica, che caratterizza persino la sintesi teologica dell’Aquinate. Una sola forma alternativa è stata tentata, ed è quella che ha costruito Heidegger, nel tentativo di pensare un Dio senza i vincoli esistenzialistici della tradizione metafisica dell’Occidente e quindi senza cadere nel tranello di ‘catturare’ Dio nella storia, secondo il modello cristiano della Incarnazione, secolarizzato nel totalitarismo moderno. Ma Heidegger ha fallito anche in questo, dimostrando con ogni evidenza che egli stesso – discepolo della tarda Scolastica di Suarez – era condizionato fino in fondo da quella flessione essenzialista da lui rinfacciata alla tradizione metafisica occidentale. Di conseguenza, negare ogni rapporto di Dio con la storia sostituendolo con i ‘cenni’ dell’ultimo Dio, non va oltre il blocco teoretico da lui stesso denunciato: il suo ultimo Dio, infatti, è ancora una esigenza del pensiero umano, totalmente altro dal Dio del cristianesimo. Descrizione bibliografica Titolo: L'ultimo dio: ultimità e ulteriorità del pensiero teoretico Autore: Giuseppe Mario Pizzuti Editore: Napoli: La Città del Sole, 2007 Collaboratore: Istituto Italiano per gli Studi Filosofici Lunghezza: 336 pagine; 23 cm ISBN: 8882923495, 9788882923495 Collana: Volume 122 di Il pensiero e la storia Soggetti: Filosofia, Teologia, Saggi, Male, Die Not der Notlosigkeit, Auschwitz, Dio, Totalità, Esistenza, Prove, Etica, Morale, Dialettica, Libertà, Assoluto, L'altro: l'identità rimossa della modernità, Metafisica, Nichilismo, Der letze Gott, Heidegger, Foresta Nera, Teoretica, Ermeneutica, Pensiero Occidentale, Karl Barth, Philosophy, Ontologie, Nazismo, Question of Being, Dasein, Metaphysics, Metaphysik, Husserl, Phenomenology, Hegel, Fenomenologia, God, Hermeneutical, Theology, Epistemology, Jaspers, Ateismo, Nietzsche, Shoah, Holocaust, Moltmann, morte di Dio, Zarathustra, Totalitarismo, Superuomo, Schelling, Libri rari
DISPONIBILITÀ GARANTITA AL 99%; SPEDIZIONE ENTRO 12 ORE DALL'ORDINE. RIMANENZA DI MAGAZZINO PARI AL NUOVO. Nel volume l’autore affronta, in diretta prosecuzione dal precedente, l’impasse filosofico-teologica in cui si è cacciato il pensiero moderno nel punto cruciale della propria teoresi: il problema di Dio, a causa dell’essenzialismo che lo struttura. Accettando la diagnosi di Heidegger al riguardo, l’autore sostiene che fin dalla metafisica platonica il pensiero occidentale ha risolto il rapporto dell’uomo al reale nella flessione del concetto, così che fin dalla antichità classica per l’uomo occidentale Dio è diventato il concetto di Dio, così come l’essere è diventato il concetto dell’essere. Il vicolo cieco in cui il pensiero occidentale si è cacciato non è stato superato nemmeno con l’avvento del Cristianesimo, in ragione della sua contaminatio con la metafisica classica, che caratterizza persino la sintesi teologica dell’Aquinate. Una sola forma alternativa è stata tentata, ed è quella che ha costruito Heidegger, nel tentativo di pensare un Dio senza i vincoli esistenzialistici della tradizione metafisica dell’Occidente e quindi senza cadere nel tranello di ‘catturare’ Dio nella storia, secondo il modello cristiano della Incarnazione, secolarizzato nel totalitarismo moderno. Ma Heidegger ha fallito anche in questo, dimostrando con ogni evidenza che egli stesso – discepolo della tarda Scolastica di Suarez – era condizionato fino in fondo da quella flessione essenzialista da lui rinfacciata alla tradizione metafisica occidentale. Di conseguenza, negare ogni rapporto di Dio con la storia sostituendolo con i ‘cenni’ dell’ultimo Dio, non va oltre il blocco teoretico da lui stesso denunciato: il suo ultimo Dio, infatti, è ancora una esigenza del pensiero umano, totalmente altro dal Dio del cristianesimo. Descrizione bibliografica Titolo: L'ultimo dio: ultimità e ulteriorità del pensiero teoretico Autore: Giuseppe Mario Pizzuti Editore: Napoli: La Città del Sole, 2007 Collaboratore: Istituto Italiano per gli Studi Filosofici Lunghezza: 336 pagine; 23 cm ISBN: 8882923495, 9788882923495 Collana: Volume 122 di Il pensiero e la storia Soggetti: Filosofia, Teologia, Saggi, Male, Die Not der Notlosigkeit, Auschwitz, Dio, Totalità, Esistenza, Prove, Etica, Morale, Dialettica, Libertà, Assoluto, L'altro: l'identità rimossa della modernità, Metafisica, Nichilismo, Der letze Gott, Heidegger, Foresta Nera, Teoretica, Ermeneutica, Pensiero Occidentale, Karl Barth, Philosophy, Ontologie, Nazismo, Question of Being, Dasein, Metaphysics, Metaphysik, Husserl, Phenomenology, Hegel, Fenomenologia, God, Hermeneutical, Theology, Epistemology, Jaspers, Ateismo, Nietzsche, Shoah, Holocaust, Moltmann, morte di Dio, Zarathustra, Totalitarismo, Superuomo, Schelling, Libri rari
DISPONIBILITÀ GARANTITA AL 99%; SPEDIZIONE ENTRO 12 ORE DALL'ORDINE. FONDO DI MAGAZZINO PARI AL NUOVO. LIEVI SEGNI DEL TEMPO. Max Stirner (1806-1856) non è soltanto il filosofo de L'Unico e la sua proprietà. In lui, come in molti esponenti della Sinistra hegeliana, il tracciato intellettuale e biografico si dirama nella prassi giornalistica, attraverso collaborazioni con quotidiani e periodici. La partecipazione al dibattito politico e culturale, nella Germania degli anni '40 del secolo scorso, mostra un confronto sui grandi temi della comunicazione di massa e della circolazione delle idee nel mondo accademico tedesco. È uno Stirner ancora inindagato, che spazia dalla libertà di stampa alla censura politica; dalla formulazione di una "stampa pro pria" alla critica dell'ideologia liberale di marca statalista; dalla difesa della "libertà di ascolto" e dalla riscoperta di una dimensione comunicativa autentica "face to face", all' uso del termine Einzige come designatore rigido della deissi. È lo Stirner in cui i temi ormai classici dell'ontologia e della gnoseologia occidentali defluiscono in un solipsismo che vedrà la secolarizzazione assoluta della questione del fondamento, inaugurando un nichilismo radicale dai tratti ancora oggi emblematici. Ma è soprattutto uno Stirner pubblicista e filosofo della comunicazione che approderà a quel solipsismo attraverso analisi, osservazioni e spunti che si ripresenteranno nell'esistenzialismo, nella controinformazione libertaria e nella massmediologia contemporanei. Su registri distinti ma interagenti, il giornalista e il filosofo sono dunque restituiti al lettore, in un tracciato ermeneutico che riscopre un segmento inesplorato della fertile, breve stagione della Sinistra hegeliana. Francesco Ferrante, nato a Napoli il 14 ottobre 1963, si è laureato in Filosofia nel 1988, presso l'Università Federico II. Più volte borsista dell'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici e dell'Istituto Universitario Suor Orsola Benincasa, ha collaborato con la Rivista Internazionale di Logica pura e applicata "Metalogicon", curata dalla cattedra di Logica dell'ateneo federiciano, con la rivista "Segni e Comprensione" del Dipartimento di Filosofia dell'Università di Lecce e con la rivista di pensiero politico "De Cive". Dedito a studi e ricerche di filosofia del linguaggio e della comunicazione nel pensiero contemporaneo in lingua tedesca, ha pubblicato, tra l'altro, saggi su Ludwig Wittgenstein (Expression and Symbol in Wittgenstein's Tractatus Logico-philosophicus, 1990; Picture and Representation in Wittgenstein's Tractatus Logico-Philosophicus, 1992; Immagine e Raffigurazione nel Tractatus Logico- philosophicus, 1993) e su Ernst Schröder (Folgerichtigkeit. The basic Conception of Logic in Ernst Schröders Lessons on Algebra of Logic, 1995; Ursprung. The Origins of Thought in Ernst Schröders Lessons on Algebra of Logic, 1996). Nel settembre del 1996 è apparsa, nella collana "Testimonianze" dell'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, una sua ricerca dal titolo Come parlò Zarathustra? Un retore per tutti e per nessuno (Nietzsche-Stirner). Giornalista pubblicista, ha inoltre collaborato nel settore Cultura con quotidiani, settimanali e periodici. Vincitore del I° Premio Giornalistico Internazionale "Theodor Mommsen" sez. giovani (1992) e del 1° Premio di Giornalismo Minturno-Scauri sez. quotidiani (1993), ha curato interviste, inchieste e servizi nel campo dell'informazione filosofica contemporanea. Descrizione bibliografica Titolo: L'unico giornalista: stampa e comunicazione in Max Stirner Autore: Francesco Ferrante Prefazione di: Giorgio Penzo Editore: Napoli: La Città del Sole, Istituto italiano per gli studi filosofici 1998 Lunghezza: 134 pagine; 22 cm ISBN: 8886521928, 9788886521925 Collana: Volume 47 di Il pensiero e la storia Soggetti: Filosofia, Giornalismo, Scrittura, Sinistra hegeliana, Libertà di stampa, Censura, Pubblicistica, Comunicazione inautentica, Linguaggio, Liberi, Metafisica, Verità, Intellettuali, Mass Media, Quotidiani, Periodici, Cultura, Germania, Anni Quaranta, Mondo Accademico, Politica, Ascolto, Face to face, Ideologia, Liberalismo, Idealismo, Diritti, Borghesia, Capitalismo, Anarchia, Esistenzialismo, Controinformazione libertaria, Massmediologia, Saggi, Studi, Freedom of the press, Einzige, L'Unico e la sua proprietà, Die Freien, Bruno Bauer, Arnold Ruge, Ludwig Feuerbach, Friedrich Engels, Karl Marx, Rheinische Zeitung, Das unwahre Prinzip unserer Erziehung oder der Humanismus und Realismus, Il falso principio della nostra educazione o dell'umanesimo e realismo, Kunst und Religion, Arte e religione, Leipziger Allgemeine Zeitung, Philosophy, Journalism, Writing, Hegelian Left, Press Freedom, Censorship, Publicist, Inautentical Communication, Language, Free, Metaphysics, Truth, Intellectuals, Mass Media, Newspapers, Magazines, Culture, Germany, The Forties, Academic World, Politics, Listening, Ideology, Liberalism, Idealism, Rights, Bourgeoisie, Capitalism, Anarchy, Existentialism, Libertarian Counter-Information, Massmediology, Essays, Studies, Education, Humanism, Realism, Libri Vintage Fuori catalogo, Stampa, Editoria, Books Out of print, Press, Publishing, Publicity
br. Questo saggio è un perfetto esempio dì cosa sia in grado di fare i! filosofo sloveno Slavoj Zizek quando può mescolare a piacimento gli ingredienti che gli sono più congeniali: psicoanalisi, cinema e filosofia. Attraverso l'analisi di uno dei più famosi film di Hitchcock, "Psycho", Zizek espone mirabilmente le differenze che dividono usi approccio estetico moderno da uno post-moderno: mentre l'arte moderna è semplicemente shockante per il pubblico, quella postmoderna comprende in sé tutte le possibili interpretazioni che essa stessa mette in moto. La riflessione su Hitchcock diventa così al contempo auto-riflessione, considerazione critica e messa in discussione continua dei paradigmi che sorreggono le teorie estetiche, In una sorta di strabismo continuo, soggetto e oggetto della riflessione non cessano di scambiarsi di posto e di cancellare la distanza che li separa.
In 8°, br. edit. ill., pp. 263, (1); coll. " Cultura nuova", trad. di Aldo Audisio, buon esemplare .(za8) (La spedizione standard è SEMPRE tracciata con raccomandata - piego di libri, eventuale FATTURA da richiedere all'ordine) (za8)
In-8° pp. XII-204, bross.e dit. decorata a colori. Ottimo stato.
In-8° pp. 263, bross. edit. stato di nuovo.
Collana “Documenti di cultura moderna”, 6. Un volume di 276 pagine, tela editoriale con sovracoperta illustrata. Dimensioni: 15x22 cm. Minime tracce d'uso alla sovracoperrta, segni e sottolineature a penna e matita su circa un quarto del testo. Prima edizione. Traduzione di Giovanni Cantoni.
GUIDA 2007 421 PP. FONDO DI MAGAZZINO: PERFETTO E INTONSO. I saggi raccolti in L'uomo e le macchine rappresentano il tentativo di recuperare la dimensione umana delle macchine, seguendone le tracce non solo attraverso la storia delle idee ma lungo la storia delle civiltà e fino alla preistoria, per poi tornare a guardare la contemporaneità da una prospettiva più ampia. In questo modo, anche i processi umani vengono rivisitati attraverso una chiave automatica e meccanica, in una riduzione dell'umano all'automatico. «Se è vero che in generale il fenomeno della macchina oggettiva sempre anche categorie proprie dell’autocomprensione umana, questo rispecchiamento, nell’ambito della modernità, diviene principio di un radicale autofraintendimento dell’uomo, che da luogo dei fini delle macchine, diviene egli stesso semplicemente una dinamica per niente finalizzata o finalizzata eteronomamente. L’autocomprensione macchinale dell’uomo, in altri termini, comporta l’alienazione degli scopi, ossia è immediatamente riduzione dell’umano all’automatico nell’accezione negativa del termine, una riduzione che non può rendere conto del senso, della volontà e della ragione, se non riducendoli a perturbabilità, condizionamento e conformazione determinata del meccanismo. E questo sviluppo, che culmina con l’affermazione in linea di principio e in linea di fatto dello homo ex machina, ha alla sua origine precisamente la cancellazione del dato di fatto elementare della machina ex homo». E’ intorno a questo progetto di un’antropologia storica della tecnica che si snodano e si articolano, ognuno entro la sua propria prospettiva, i saggi qui raccolti: intorno al tentativo di recuperare la dimensione propriamente umana del cosmo delle macchine, seguendone le tracce non solo attraverso la storia delle idee, ma lungo la storia delle civiltà e fino alla primissima preistoria, per poi tornare a guardare la contemporaneità da una prospettiva più ampia e cercare così di dipanare nel suo senso e nelle loro tendenze i processi di ridefinizione dell’umano che vi hanno luogo. INDICE Prefazione TEMI Il contributo della teoria delle macchine alle scienze della natura e dell’uomo, di Nicola Russo Sulla questione di una filosofia della tecnica, di Agostino Cera Coscienza, memoria e identità nell’orizzonte dell’intelligenza artificiale, di Alberto Giovanni Biuso La biofilosofia come nucleo del programma teorico dell’antropologia filosofica, di Joachim Fischer Fiducia nella tecnica. Sull’interfaccia uomo-macchina nella moderna tecnologia, di Bernhard Irrgang Le condizioni dell’umano, di Gianluca Giannini Per una definizione di biotecnologia, di Joaquin Mutchinick AUTORI E CORRENTI Il tramonto del tempo. La questione della tecnica in Ernst Jünger, di Pierandrea Amato Percorsi autentici nell’inautentico: note sull’evoluzione della ’Frage nach der Technik’ heideggeriana, di Simona Venezia Spettri della tecnica. Derrida: la tecnica e la vita, di Francesco Vitale La Macchina di Vetro. A partire dall’architettura tedesca tra Espressionismo e Neue Sachlichkeit, di Felice Masi The Myth of the Machine: Lewis Mumford e la storia della cultura come storia della tecnica, di Giulia Longo
DISPONIBILITÀ GARANTITA AL 99%; SPEDIZIONE ENTRO 12 ORE DALL'ORDINE. RIMANENZA DI MAGAZZINO PARI AL NUOVO. I saggi raccolti in L'uomo e le macchine rappresentano il tentativo di recuperare la dimensione umana delle macchine, seguendone le tracce non solo attraverso la storia delle idee ma lungo la storia delle civiltà e fino alla preistoria, per poi tornare a guardare la contemporaneità da una prospettiva più ampia. In questo modo, anche i processi umani vengono rivisitati attraverso una chiave automatica e meccanica, in una riduzione dell'umano all'automatico. The essays collected in the man and the machines are trying to retrieve the human dimension of the machines, following the traces, not only through the history of ideas but throughout the history of civilization and to the prehistoric times, before returning to watch the contemporary world from a broader perspective. In this way, even human processes are revisited through an automatic and mechanical key, in a reduction of the human machine. «Se è vero che in generale il fenomeno della macchina oggettiva sempre anche categorie proprie dell'auto comprensione umana, questo rispecchiamento, nell’ambito della modernità, diviene principio di un radicale auto-fraintendimento dell’uomo, che da luogo dei fini delle macchine, diviene egli stesso semplicemente una dinamica per niente finalizzata o finalizzata eteronomamente. L'auto-comprensione macchinale dell’uomo, in altri termini, comporta l’alienazione degli scopi, ossia è immediatamente riduzione dell’umano all'automatico nell'accezione negativa del termine, una riduzione che non può rendere conto del senso, della volontà e della ragione, se non riducendoli a perturbabilità, condizionamento e conformazione determinata del meccanismo. E questo sviluppo, che culmina con l’affermazione in linea di principio e in linea di fatto dello homo ex machina, ha alla sua origine precisamente la cancellazione del dato di fatto elementare della machina ex homo». E’ intorno a questo progetto di un’antropologia storica della tecnica che si snodano e si articolano, ognuno entro la sua propria prospettiva, i saggi qui raccolti: intorno al tentativo di recuperare la dimensione propriamente umana del cosmo delle macchine, seguendone le tracce non solo attraverso la storia delle idee, ma lungo la storia delle civiltà e fino alla primissima preistoria, per poi tornare a guardare la contemporaneità da una prospettiva più ampia e cercare così di dipanare nel suo senso e nelle loro tendenze i processi di ridefinizione dell’umano che vi hanno luogo. Descrizione bibliografica Titolo: L'uomo e le macchine. Per un'antropologia della tecnica Autore: AA.VV. (Autori Vari) Curatore: Nicola Russo Traduzione di: Editore: Napoli: Alfredo Guida Editori, 2007 Lunghezza: 424 pagine; 22 cm ISBN: 8860422701, 9788860422705; 8860429749, 9788860429742 Collana: Volume 38 di Strumenti e ricerche Soggetti: Antropologia culturale, Scienze sociali, Filosofia, Tecnica, Modernità, Riflessioni filosofiche, Fenomenologia, Metafisica, Umanità, Nichilismo, Automazione, Tecnologia, Machina ex homo, Fiducia, Macchine, Fede, Intelligenza artificiale, Progresso, Alienazione, Capitale, Biopotere, Biopolitica, Foucault, Governa-mentalità, Agamben, Spettrologia, Ehitehead, Montanari, Spengler, Occidente, Techne, Biotecnologie, Bacone, Scienza Moderna, Volontà di Potenza, Severino, Parco Umano, Habermas, Sloterdijk, Sfere, Patocka, Vivente, Postumanesimo, Fine dell'uomo, DNA, Genetica, Mutchnik, Stiegler, Dasein, Libri fuori catalogo, Cultural anthropology, Social sciences, Philosophy, Technique, Modernity, Philosophical reflections, Phenomenology, Metaphysics, Humanity, Nihilism, Automation, Technology, Trust, Machines, Faith, Artificial Intelligence, Progress, Alienation, Capital, Biopower, Biopolitics, Governance-mentality, Spectrology, West, Techne, Biotechnology, Modern Science, Power Will, Human Park, Spheres, Living, Posthumanism, End of Man, Genetics, Books out of print INDICE Prefazione TEMI Il contributo della teoria delle macchine alle scienze della natura e dell’uomo, di Nicola Russo Sulla questione di una filosofia della tecnica, di Agostino Cera Coscienza, memoria e identità nell'orizzonte dell’intelligenza artificiale, di Alberto Giovanni Biuso La biofilosofia come nucleo del programma teorico dell’antropologia filosofica, di Joachim Fischer Fiducia nella tecnica. Sull'interfaccia uomo-macchina nella moderna tecnologia, di Bernhard Irrgang Le condizioni dell’umano, di Gianluca Giannini Per una definizione di biotecnologia, di Joaquin Mutchinick AUTORI E CORRENTI Il tramonto del tempo. La questione della tecnica in Ernst Jünger, di Pierandrea Amato Percorsi autentici nell'inautentico: note sull’evoluzione della "Frage nach der Technik" heideggeriana, di Simona Venezia Spettri della tecnica. Derrida: la tecnica e la vita, di Francesco Vitale La Macchina di Vetro. A partire dall'architettura tedesca tra Espressionismo e Neue Sachlichkeit, di Felice Masi The Myth of the Machine: Lewis Mumford e la storia della cultura come storia della tecnica, di Giulia Longo Parole e frasi comuni Anders antropologia Bauhaus biologia biotecnologia capacità carattere complesso condizione corpo coscienza costruzione culturale Altro definizione architettura essere organico uomo Derrida determinato dimensione dinamica eccentrica Ellul Ernst Jünger essenziale fantascienza fenomeno fenomenologia fermentazione filosofia della tecnica fisica fondamentale forma funzione Gehlen Günther Anders Husserl ideale ambito essenza idea Operaio origine lavoro Lewis Mumford limiti macchina Martin Heidegger Marx meccanica mega-macchina memoria mente metafisica Milano mondo natura nichilismo Nietzsche nuovo oggetto ontologica organismo paradigma pensiero percezione Philosophie der Technik Plessner posizionalità possibilità presente problema processo prodotto produzione progetto questione rapporto realizzazione realtà riflessione scientifica scienza senso sociale spazio specifico storia storica strumento struttura sviluppo Technics moderna tecnologia teoria umano vivente XX secolo
ill., br. L'esternalizzazione di cui l'autore parla consiste nel fatto che aspetti e funzioni del corpo o della mente dell'uomo sono trasferiti tecnologicamente all'esterno, incarnati dentro macchine tendenti alla propria autonomia. Questo processo, ora in fase già avanzata, ha inizio nella seconda metà dell'Ottocento coi nuovi media dell'immagine e del suono: la fotografia, il fonografo e il telefono. Parigi è il luogo d'elezione per studiare e capire tutto questo: la fotografia è sostanzialmente francese, del fonografo si scopre che esso fu già ben descritto da Charles Cros, e il telefono delle origini è niente altro che il teatrofono di Clément Ader. Ma, al di là di questi dati storici, Parigi costituisce il luogo nel quale questi media esplodono e implodono ed è lì che vanno osservate, meglio che altrove, le reazioni che essi suscitano e le trasformazioni antropologiche che essi provocano. L'autore lo fa muovendosi sul doppio piano della teoria e delle esplorazioni storiche e ci consegna alla fine un quadro che, a un tempo, getta luce sulle origini e indica la strada che stiamo percorrendo.