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Chez l'auteur. 1975. In-12 Carré. Broché. Bon état. Couv. convenable. Dos satisfaisant. Intérieur frais. Plaquette de 47 pages. Annotation sur le premier plat (ex-libris). Abandon du déterminisme absolu. Preuve tirée du 2e principe thermodynamique, Entropie...
br. Gli scritti raccolti in questo volume consentono di seguire il costante interesse di Gadamer per i significati teoretici dell'esperienza estetica. L'asse portante è costituito dall'ampio saggio «L'attualità del bello», dedicato al problema della legittimazione dell'arte nel mondo contemporaneo e incentrato sui temi del gioco, del simbolo e della festa. Nella seconda parte del libro compaiono altri scritti più brevi tesi a definire le peculiarità e la centralità dell'esperienza estetica. Nella terza e quarta parte si parla di pittura e poesia, atttaverso l'analisi della celebre Tempesta di Giorgione e del Ciclo di Kafka del pittore Willibald Kramm.
brossura Parlando di "atto estetico", l'autrice ha voluto lottare contro la confusione, davvero pregiudizievole, che tende a stabilirsi tra la sensibilità e la passività; e ha voluto mettere in risalto l'esistenza di un "lavoro estetico" che dipende da un progetto, si attribuisce mezzi determinati e produce una serie di effetti. Giacché il problema non è tanto quello di accrescere la nostra ricettività (in fondo l'estensione quantitativa della nostra cultura è poco importante!) quanto quello di "immischiarci" nelle opere della natura e dell'arte, per acquisire dalla loro contiguità organi inediti. A questo fine, dobbiamo mettere in azione gli strati più profondi del nostro essere, dobbiamo esporre la nostra alterità interna all'alterità esterna e dobbiamo prendere coscienza delle reazioni che se ne generano. Solo allora potremo risvegliare e coltivare la nostra facultas. S'aggiunga che la teoria dell'atto estetico conduce logicamente a quella teoria del potere estetico cui nel frattempo si è dedicata per tentare di comprendere l'intersecarsi tra i problemi dell'estetica e i problemi dell'etica e della politica (si veda B. Saint Girons, Le pouvoir esthétique, Manucius, Paris 2009). A quel punto, si è verificato un capovolgimento: invece di mostrare come i diversi tipi di atto estetico ricalchino gli atti artistici e come garantiscano loro quella risonanza necessaria a dispiegarne la portata, si tratta di scoprire la diversità degli strumenti costruiti in un intenso viluppo con la vita.
22,5x13,5 cm; (4), 65-96, (4) pp. Brossura editoriale con titolo stampato in due colori al piatto anteriore entro cornice amaranto, in più al piatto anteriore alcuni simboli esoterici. Celebre numero di questa nonn comune rivista di astrologia, occultismo, esoterismo, scienze occulte e studi metafisici che continene vari articoli. Ottimo esmeplare.
22,5x13,5 cm; (4), 97-128, (4) pp. Brossura editoriale con titolo stampato in due colori al piatto anteriore entro cornice amaranto, in più al piatto anteriore alcuni simboli esoterici. Celebre numero di questa nonn comune rivista di astrologia, occultismo, esoterismo, scienze occulte e studi metafisici che continene vari articoli. Ottimo esmeplare.
brossura Perché l'arte del Novecento è diventata incomprensibile? Perché gli sperimentalismi e la continua ricerca di novità hanno distrutto ogni forma di comunicazione fra artista e pubblico? Stefano Zecchi, uno dei fondatori del mitomodernismo, indaga sul significato e sul destino dell'artista e di chi usufruisce dell'opera d'arte.
br. L'arte è una consacrazione e un luogo protetto, in cui l'esistente dona all'uomo ogni volta in modo nuovo il proprio sino a quel momento recondito splendore, affinché in tale chiarore egli possa vedere più nitidamente e ascoltare in modo più distinto ciò che si destina al suo essere.» Così si esprimeva Martin Heidegger nelle battute iniziali di un suo saggio degli anni Cinquanta, in cui il filosofo tedesco si proponeva di risvegliare l'attenzione dell'uomo occidentale nei confronti della differenza abissale che sussiste tra il sapere scientifico e quello spirito meditativo che sta a fondamento del pensiero, nonché dell'esperienza poetica dell'arte. In anticipo rispetto a ogni calcolo e alla sua capacità di pianificare il reale, ecco schiudersi una dimensione in cui il mondo si fa incontro, inaugurando la possibilità per l'uomo di un soggiorno improntato all'ascolto e al ringraziamento. Entro un simile spazio e tempo di apparizione il pensatore e l'artista sono allora chiamati a dare un nome e una forma a un evento che segna l'istante d'inizio di un cammino con cui ciascuno fa fronte al proprio destino all'interno di un orizzonte di senso a tutti comune. Al fenomeno dell'essere che il pensatore si incarica di mostrare, risponde la "parola" con cui il poeta nomina quell'elemento di integrità che pone l'uomo dinanzi agli dei entro il reciproco richiamarsi di terra e cielo. A loro modo il pensiero e il canto rendono omaggio a ciò che tutto concede, rendendo trasparente il dono primigenio dell'essere e interpretandolo in modo inaudito secondo affinità sempre più segrete. Ora, che cosa si prepara in questa "seconda" origine che è l'arte?
ill., br. L'esperienza estetica del paesaggio costituisce uno dei tratti costitutivi della sensibilità contemporanea. Partendo dai concetti di natura, ambiente, territorio, il libro mette in relazione il paesaggio con gli ambienti foggiati dall'uomo, come i giardini e le città; ripercorre poi l'emergere del sentimento del paesaggio nei vedutisti e nella letteratura di viaggio. Affronta quindi la peculiarità dell'esperienza estetica del paesaggio, in cui entrano in gioco le categorie estetiche della meraviglia, del pittoresco, del sublime, della grazia e della bellezza. Da ultimo è tracciata un'originale morfologia delle bellezze naturali, con una particolare attenzione per quegli aspetti del paesaggio che più sono stati associati all'emozione estetica: il colore dell'acqua e del cielo, la terra e la roccia, il fuoco e le eruzioni dei vulcani, le rovine, le montagne.
br. Nella teoria e nella filosofia dell'arte si tende a sottolineare la differenza fra l'arte e le altre pratiche umane. In questo modo, si può perdere il senso profondo della pluralità delle arti e sottovalutare la portata dell'arte nell'ambito della forma di vita umana. Nella prospettiva teorica elaborata da Bertram, al contrario, l'arte si colloca in continuità con le altre pratiche umane, perché solo in riferimento a esse può acquisire la propria specifica potenzialità. Seguendo Bertram, saremo in grado di riconoscere in queste pagine una nuova impostazione nella definizione dell'arte: si tratta di comprendere la particolarità dell'arte nel contesto della prassi umana, ovvero di cogliere la natura essenziale del contributo che essa reca a questa prassi. L'arte, argomenta Bertram, non è semplicemente una pratica specifica, ma una forma specifica di prassi riflessiva, in quanto tale assai produttiva nell'ambito del rapporto dell'essere umano con il mondo. In ultima analisi, l'arte è una prassi di libertà.
br. Questo libro, ormai un classico, inizia con il racconto - affascinante nella sua sintesi - delle grandi figure fenomenologiche della coscienza artistica, dove particolarmente evidente è l'intreccio tra Hegel e la tradizione husserliana. Attraverso un linguaggio ricco e metaforico, Formaggio intende cogliere nelle sue concrete attività l'arte: non una forma vuota, chiusa in se stessa, ma la radicale scoperta del senso del possibile. L'arte si dispiega nella ricerca dei modi in cui esplicitarsi attraverso il corpo, la sua dimensione sociale e intersoggettiva, ed esplicitandosi comunica, ovvero mette in comune un sentimento o una prassi compossibile del mondo. Si delinea così una fenomenologia che resta di riferimento per l'estetica contemporanea.
br. Siamo nell'epoca del trionfo dell'estetica: tutto ciò che vediamo deve essere bello. Eppure viviamo in un mondo privo di opere d'arte tradizionalmente intese. Il XXI secolo si profila così come un'epoca che, attraverso il culto della bellezza, persiste in un paradosso. Il diffuso interesse contemporaneo per l'esperienza estetica anche nelle sue forme più popolari (dalla moda al turismo) rivela la radice antropologica dell'estetico, che ha nell'espressione dell'identità il proprio fattore più rilevante. Ne consegue l'esigenza di ampliare la riflessione estetica ben al di là della concezione moderna dell'arte, che viene quindi ripercorsa criticamente da Michaud nelle sue essenziali evoluzioni novecentesche. Muovendo da questi rilievi, l'indagine serrata di Michaud fornisce spunti di riflessione e risposte che riguardano sia lo stato dell'arte "dopo il post-moderno" sia l'esistenza dell'essere umano oggi, del cui statuto è sintomo appunto il cambiamento di approccio all'arte: se il culto dell'opera in sé è morto, quel che ne è la matrice estetica è diventata un'atmosfera pervasiva che si presta ad assumere quelle forme ambiguamente tanto alienanti quanto emancipatorie che contrassegnano l'attuale era della globalizzazione.
br. Siamo nell'epoca del trionfo dell'estetica: tutto ciò che vediamo deve essere bello. Eppure viviamo in un mondo privo di opere d'arte tradizionalmente intese. Il XXI secolo si profila così come un'epoca che, attraverso il culto della bellezza, persiste in un paradosso. Il diffuso interesse contemporaneo per l'esperienza estetica anche nelle sue forme più popolari (dalla moda al turismo) rivela la radice antropologica dell'estetico, che ha nell'espressione dell'identità il proprio fattore più rilevante. Ne consegue l'esigenza di ampliare la riflessione estetica ben al di là della concezione moderna dell'arte, che viene quindi ripercorsa criticamente da Michaud nelle sue essenziali evoluzioni novecentesche. Muovendo da questi rilievi, l'indagine serrata di Michaud fornisce spunti di riflessione e risposte che riguardano sia lo stato dell'arte "dopo il post-moderno" sia l'esistenza dell'essere umano oggi, del cui statuto è sintomo appunto il cambiamento di approccio all'arte: se il culto dell'opera in sé è morto, quel che ne è la matrice estetica è diventata un'atmosfera pervasiva che si presta ad assumere quelle forme ambiguamente tanto alienanti quanto emancipatorie che contrassegnano l'attuale era della globalizzazione.
Volume pubblicato in occasione della mostra al Museo di Grenoble, dal 12 marzo al 12 giugno 2005. Prefazioni di Renaud Donnedieu de Vabres e Michel Destot; introduzione di Guy Tosatto. Testi di Christine Poullain, Ester Coen, Alain Bonfand, Didier Ottinger, et al. Con elenco delle opere esposte, biografia degli artisti, cronologia artistica e storica; numerose tavole a colori e illustrazioni in bianco e nero . 4to. pp. 190. . Perfetto (Mint). . . .
Mm 120x160 Collection "Philosopher", n. 14. Brossura editoriale di 63 pagine. Esemplare in ottime condizioni, pari al nuovo. Testo in francese - french text. SPEDIZIONE IN 24 ORE DALLA CONFERMA DELL'ORDINE.
Moraux, PaulReale, GiovanniCicero, VincenzoTognoli, Stefano L'Aristotelismo presso i Greci. 2.1: Gli aristotelici nei secoli 1. e 2. d. C.. Milano, Vita e pensiero 2000 italian, 505 2000. "Centro di ricerche di Metafisica" vol.83. Opera con copertina morbida in brossura e alette. XXI, 505 p. ; 22 cm. SL.11.
Mm 115x200 "Il pensiero della città". Brossura editoriale con bandelle, xi-141 pagine, copertina figurata. Come nuovo
br. Bello è un concetto di inquietante complessità, un giacimento di idee e intuizioni dilatatosi nel tempo fino ai confini estremi della riflessione. Bello, bellezza, sono tra le parole più ricorrenti per definire immagini, aure, fantasie e nutrire estri letterari, indugi filosofici. Si parla di bello in riferimento all'aspetto di una persona, alla suggestione di un paesaggio, alla forza comunicativa di un'opera d'arte. Ma si usa anche per indicare la capacità argomentativa di un discorso, la qualità di un'idea, la coerenza di una legge o la configurazione di una galassia. Eppure, a dispetto di una così grande diffusione, non vi è affatto chiarezza né univocità nel modo di intendere questo concetto. Umberto Curi delinea un percorso affascinante e innovativo che, muovendo dal mondo classico greco-latino, quando il bello era ritenuto il requisito di ciò che non mancava di nulla, conduce al pensiero moderno e contemporaneo e ai "tremendi" angeli rilkiani, quando ormai il bello deve lasciare spazio all'assenza. L'apparire del bello, suggerisce Curi, coincide con la manifestazione di un'ambivalenza insuperabile, con la rivelazione di uno scandalo, con l'emergenza di una contraddizione, che tuttavia scalda il cuore e ci consola.
brossura
br. Dalla primavera all'autunno: nella magnificenza delle stagioni più rigogliose Francois Cheng scrive queste sette lettere che mettono in risonanza paesaggi del presente, tradizioni di pensiero orientali e occidentali, ricordi di una giovinezza in Cina, affetti ritrovati. La destinataria è un'amica ricomparsa a distanza di decenni, un'artista che gli confessa di essersi accorta tardi di possedere un'anima, invitandolo a parlarne insieme. Dapprima esitante di fronte alla parola desueta «anima», Cheng risponde all'appello con la stessa grazia con cui in passato si è sporto su altri concetti abissali, come la bellezza e la morte. La «temerarietà» di accostarsi, oggi, a un simile argomento, si rivela una benedizione, per lui, per la sua interlocutrice e per i lettori, perché lascia riaffiorare in ciascuno qualcosa che sembrava perduto da tempo, il «sentimento intimo di un'autentica unicità e di una possibile unità». Agli occhi di Cheng, ancora pieni di meraviglia dopo una lunga esistenza, null'altro è l'anima se non il «segno indelebile» di quell'unicità incarnata, che sfugge al rigido dualismo corpo-mente e partecipa dell'universo vivente. Nel suo procedere a lieve arabesco, la scrittura indugia su taoismo e patristica, buddhismo e Simone Weil, ma si concede anche gli abbandoni della memoria: tutto - dottrine, filosofie e sprazzi di storia personale - converge verso l'anima, inesauribile aspirazione alla vita.
br. Da più d'un secolo svariate filosofie della matematica ne indagano il carattere privilegiato di scienza esatta, riconducendola per lo più alla logica, rifugiandosi nel mondo delle idee. Questo libre propone di "rovesciare il telescopio" e restituire la matematica all'anima: quella stessa anima che crea la musica, inventa il mito, e definisce la legge plasma infine la scienza per eccellenza. "Tutti siamo uguali di fronte a qualcosa che noi stessi, e da noi stessi, abbiamo creato, dando alla nostra uguaglianza la forma di numeri e figure". In un'antologia di episodi che va dai pitagorici a Dedekind da Teeteto a Cantor, la matematica racconta sé stessa come liberamente generata dall'anime umano, pur rimanendo certa, immutabile, universale. L'autore sceglie il suo Virgilio: leggende Platone con occhi matematici, lo allontana dall'interpretazione scolastica che vede in lui l'architetto dell'Iperuranio. Dichiarato omaggio a Imre Toth, il saggio ne perpetua l'esempio di filosofia militante nel suo ribadire l'importanza politica di difendere il legame tra l'anima e la matematica: "Numeri e figure si lasciano filosofare addosso: la loro oggettività è compatibile con una pletora di spiegazioni e interpretazioni. Ma il miracolo non si ripete: negando all'animo umano la possibilità di generare dal sue intimo la vera conoscenza, l'uguaglianza e la giustizia divengono concetti relativi".
br. Afflato di ulteriorità, desiderio d'infinito, il sublime dice della condizione mista degli umani, esseri piantati a terra con lo sguardo rivolto al cielo. È una tensione innata alla grandezza inscritta nel cuore dell'uomo che sta all'origine della creazione dell'opera d'arte, «eco di una grande anima». Ben più che uno stile, un oggetto di natura o di pensiero, il sublime è un evento «saturo» che travolge il logos appellandosi a un sapere fondato sul pathos. Saltando l'intelletto agisce per contagio e interpella una risposta: chiede di essere testimoniato attraverso gesti, parole, opere. Creatore e spettatore dell'opera condividono la medesima destinazione e il medesimo rischio di fallire: oltrepassare i limiti della ragione facendo naufragio. Nell'afflato verso il «folle volo», soglia iniziatica del mistico come del poeta, il sublime supera il «bello», lo sussume in sé, ponendosi come cifra stessa dell'arte. Il volume, secondo della collana Saffo, raccoglie i saggi di otto tra i maggiori esponenti del pensiero filosofico contemporaneo, proposti durante il seminario svolto presso il Teatro FE Fabbrica dell'Esperienza.
<p>21 cm, cartoncino editoriale, titolo in doppia cornice al piatto; p. 349. Tagli leggermente ingialliti</p>