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Arte e terrore; l'origine del buon gusto e il suo rapporto con la perversione; l'ingresso dell'arte nel Museo e nelle collezioni; la separazione fra artisti e spettatori, genio e gusto; l'apparizione del giudizio critico; in altre parole, la nascita dell'estetica moderna, in un'analisi che parte da un'inedita rilettura dei passi di Hegel sulla morte, o, meglio, sull'"autoannientamento" dell'arte per sfociare in un'originalissima interpretazione della Malinconia di Dürer: ecco il sentiero che ci invita a percorrere questo saggio di insolita ricchezza in cui l'autore è riuscito ad aprire sul problema dell'opera d'arte una prospettiva nuova, che è al tempo stesso un avvincente programma poetico. Autori: Giorgio Agamben.
br. Nella contemporaneità il confine tra azioni pubbliche e private si è assottigliato. La "spettacolarizzazione" di guerre come quella del Golfo del 1990 o quella russo-ucraina del 2022 ne è un emblematico paradigma. Viviamo in una realtà in cui è problematico individuare l'identità culturale di un popolo e dove ogni idea o sentimento trova sostanza solo nella comunicazione, nella condivisione pubblica. Analizzare e comprendere le profonde interconnessioni tra l'estetica, quale indagine dei comportamenti socialmente riconoscibili, e le forze economico-politiche che agiscono nella società appare quindi necessario, se non indispensabile, per determinare le dinamiche dell'esistenza, individuale e collettiva.
Autori: Giuseppe Spalletti. Curatori: P. D'Angelo.
br. Dostoevskij aveva detto che solo la bellezza ci salverà. Ma oggi è il bello stesso a dover essere messo in salvo, recuperando l'integralità della sua esperienza che l'epoca digitale fa svanire di giorno in giorno. Questo è l'intento del saggio di Byung-Chul Han, che ripercorre momenti essenziali del pensiero europeo sul bello, da Platone a Nietzsche e Adorno, per mostrare con vigorosa persuasività la deriva estrema della nostra esperienza estetica. L'estetizzazione diffusa, la veloce proliferazione di immagini levigate e consegnate al consumo, dove conta solo il mero presente della più piatta percezione, conducono a una fondamentale anestetizzazione. Nulla più accade e ci riguarda nel profondo, e così l'arte diventa, come già aveva avvertito Nietzsche, solo occasione di una momentanea eccitazione. Ma l'originaria esperienza del bello è invece una scossa estatica che ci trasforma e si prolunga anche nella vita etica e politica. La bellezza non rimanda al sentimento di piacere, ma a un'esperienza di verità. "Tu devi cambiare la tua vita": il monito che promana dal Torso arcaico di Apollo nell'omonima poesia di Rilke è la parola che il bello ci rivolge attraverso questo libro.
brossura La forma è stata una delle grandi ossessioni del XX secolo e questo saggio, pubblicato nel 1893 dallo scultore Adolf von Hildebrand, può essere considerato una delle più importanti teorizzazioni della riflessione contemporanea su di essa. Non solo perché Il problema della forma ebbe una diffusione capillare e una influenza decisiva nel mondo delle arti, ma anche perché focalizzò due aspetti decisivi per la comunicazione artistica del Novecento: il carattere performativo delle arti e la capacità dei linguaggi artistici di rendere espliciti i propri processi di produzione. Un altro importante motivo per cui Il problema della forma possiede un carattere di singolarità è il fatto che esso nasce sul terreno di una specifica arte: la scultura. Un punto di vista discreto che, come è successo raramente nella storia dell'estetica, ha permesso di aprire e percorrere vie inusuali per la comprensione dei fenomeni visuali e le loro potenzialità descrittive, narrative o concettuali.
br. Si sa, la nostra epoca è quella dei belli e giovani a ogni costo. La chirurgia e la medicina estetica sono argomenti popolari, di tendenza, proposti di continuo da tv - nelle serie e nei talk -, radio, quotidiani, riviste, web. Insomma, tutti ne parlano, soprattutto si commentano gli eccessi: quelle labbra un po' troppo gonfie, quello zigomo così pronunciato, quei lineamenti stravolti... Ma ai trattamenti per prolungare la giovinezza o per correggere inestetismi fisici ricorrono molte più persone di quanto si pensi, non certo solo i vip: le possibilità aumentano di pari passo col progresso degli strumenti tecnici, capaci di ottenere risultati lasciando segni appena percettibili. E, come in tutti i campi, esistono miti da sfatare e argomenti da chiarire: la cosiddetta sezione FAQ, le frequently asked questions, giorno per giorno si allunga. Per la prima volta tre chirurghi estetici di fama internazionale si uniscono per fornire un vero e proprio dizionario della disciplina rivolto ai non addetti ai lavori, in cui i trattamenti di medicina e chirurgia estetica sono descritti in maniera chiara, semplice, aggiornata e quanto più possibile oggettiva. Dizionario che contiene, tra l'altro, anche definizioni esplicative di termini scientifici, nomi ereditati dalla cultura anglosassone ed espressioni gergali entrati nel linguaggio di uso comune che spesso risultano incomprensibili, quando non sono fonte di fraintendimento. L'intento è approfondire le conoscenze dei lettori in tema di medicina e chirurgia estetica, rispondere alle domande che i pazienti più frequentemente rivolgono agli specialisti, perché, in un'epoca di "medicina informata", in cui ci si rivolge al professionista dopo aver letto paginate sul web, diventa essenziale la chiarezza.
Dal classicismo di Leopoldo Cicognara, convinto sostenitore del "bello ideale", fino all'estremo confine del XIX secolo (profondamente marcato dai moti risorgimentali) queste pagine scandiscono la cronologia del pensiero estetico sulla musica che aveva toccato in Italia vertici significativi. Autori: Marcello De Angelis, Giuseppe Mazzini.
br. La tradizione umanista ha mantenuto e consolidato alcune coordinate paradigmatiche di giudizio ben riconoscibili tanto da farci parlare di un canone umanista basato su un preciso orientamento di preferenza sulla rappresentazione del corpo umano. Questo canone esprime inevitabilmente una conseguente definizione estetica della cultura, vista come habitat preferenziale del retaggio prometeico, considerandola al tempo stesso emanazione autarchica dell'ingegno umano, e principio disgiuntivo dell'essere umano da ogni residuo di animalità. La techne assume una configurazione strumentale rispetto alle finalità umane e allo stesso modo l'animalità non è più una dimensione condivisa, ma assume la forma di controlateralità rendendo l'uomo "il non-animale". Questo saggio vuole indagare questa trasformazione, definita con il termine di postumanismo, al fine di mettere in risalto le differenze di orientamento e di sensibilità, ma soprattutto di tracciare una sorta di mappa concettuale circa gli slittamenti che tale metamorfosi estetica sta avendo nel modo corrente di leggere il corpo, l'animalità, la natura e infine la tecnologia, in una concezione della condizione umana che testimonia un'innegabile rivoluzione nei predicati di riconoscibilità e di proiezione.
br. La tradizione umanista ha mantenuto e consolidato alcune coordinate paradigmatiche di giudizio ben riconoscibili tanto da farci parlare di un canone umanista basato su un preciso orientamento di preferenza sulla rappresentazione del corpo umano. Questo canone esprime inevitabilmente una conseguente definizione estetica della cultura, vista come habitat preferenziale del retaggio prometeico, considerandola al tempo stesso emanazione autarchica dell'ingegno umano, e principio disgiuntivo dell'essere umano da ogni residuo di animalità. La techne assume una configurazione strumentale rispetto alle finalità umane e allo stesso modo l'animalità non è più una dimensione condivisa, ma assume la forma di controlateralità rendendo l'uomo "il non-animale". Questo saggio vuole indagare questa trasformazione, definita con il termine di postumanismo, al fine di mettere in risalto le differenze di orientamento e di sensibilità, ma soprattutto di tracciare una sorta di mappa concettuale circa gli slittamenti che tale metamorfosi estetica sta avendo nel modo corrente di leggere il corpo, l'animalità, la natura e infine la tecnologia, in una concezione della condizione umana che testimonia un'innegabile rivoluzione nei predicati di riconoscibilità e di proiezione.
brossura Con l'introduzione del web interattivo e la metamorfosi dei telefoni cellulari in smartphone capaci di svolgere le principali funzioni di un pc si è rapidamente diffusa una nuova tecnica espressiva caratterizzata dal fatto di mescolare immagini, suoni e parole per produrre un'ampia tipologia di "forme brevi" di carattere audiovisivo. Tutti abbiamo rapidamente imparato non solo a comprendere questa "scrittura estesa" ma anche a usarla attingendone materiali e dispositivi dall'immane archivio della rete. Quasi nessuno, tuttavia, si è chiesto se, proprio in quanto esposta a processi di apprendimento e interiorizzazione, la "scrittura estesa" digitale non fosse anche in grado di evolvere verso una maggiore complessità fino a configurare una svolta significativa nell'ambito delle tecnologie espressive umane. Il libro suggerisce che questo sviluppo sia già ampiamente in atto e che possa inoltre trovare un importante nutrimento in uno specifico filone della cultura dell'immagine in movimento: quello che guarda al film come a una particolare forma di scrittura audiovisiva, dotata di procedure tecniche caratteristiche (come la ri-mediazione e l'intermedialità) e di un'estetica orientata verso modi della sensibilità tipicamente riflessivi e critici. Accade, così, che proprio grazie allo strumento espressivo principale introdotto dalla rete, il nostro "sensorio digitale", come sarà definito qui, si riveli intimamente e imprevedibilmente sintonizzabile con quelle che il grande psicologo russo Lev Vygotskij aveva chiamato "emozioni dell'intelligenza", riferendole in particolare all'esperienza delle "forme brevi" in ambito artistico.
brossura Con l'introduzione del web interattivo e la metamorfosi dei telefoni cellulari in smartphone capaci di svolgere le principali funzioni di un pc si è rapidamente diffusa una nuova tecnica espressiva caratterizzata dal fatto di mescolare immagini, suoni e parole per produrre un'ampia tipologia di "forme brevi" di carattere audiovisivo. Tutti abbiamo rapidamente imparato non solo a comprendere questa "scrittura estesa" ma anche a usarla attingendone materiali e dispositivi dall'immane archivio della rete. Quasi nessuno, tuttavia, si è chiesto se, proprio in quanto esposta a processi di apprendimento e interiorizzazione, la "scrittura estesa" digitale non fosse anche in grado di evolvere verso una maggiore complessità fino a configurare una svolta significativa nell'ambito delle tecnologie espressive umane. Il libro suggerisce che questo sviluppo sia già ampiamente in atto e che possa inoltre trovare un importante nutrimento in uno specifico filone della cultura dell'immagine in movimento: quello che guarda al film come a una particolare forma di scrittura audiovisiva, dotata di procedure tecniche caratteristiche (come la ri-mediazione e l'intermedialità) e di un'estetica orientata verso modi della sensibilità tipicamente riflessivi e critici. Accade, così, che proprio grazie allo strumento espressivo principale introdotto dalla rete, il nostro "sensorio digitale", come sarà definito qui, si riveli intimamente e imprevedibilmente sintonizzabile con quelle che il grande psicologo russo Lev Vygotskij aveva chiamato "emozioni dell'intelligenza", riferendole in particolare all'esperienza delle "forme brevi" in ambito artistico.
Cento anni fa Georg Simmel intitolava "Filosofia del paesaggio" un suo saggio famoso. Oggi, però, il discorso sul paesaggio sembra migrato verso altre discipline, come l'architettura o l'ecologia. Questo libro vuole riaffermare che il paesaggio è un oggetto precipuo della riflessione filosofica, perché non può essere compreso e salvaguardato se ci si rifiuta di prendere in considerazione la sua dimensione estetica. Si tratta dunque di ripercorrere la ricca riflessione filosofica sul paesaggio che si è sviluppata nel corso del Novecento, e di qui muovere a comprendere le sfide che pone la situazione del nostro tempo: il rapporto tra paesaggio e arte, in particolare quello con il cinema e con l'arte ambientale; il confronto critico con l'estetica ambientale e i suoi tentativi di dissolvere il paesaggio nell'ambiente; i diversi orientamenti dell'estetica e dell'ecologia. Ma si tratta anche di capire quale idea del paesaggio stia dietro gli interventi che su di esso si attuano, e in particolare quali concezioni fondano le politiche di tutela e riqualificazione, nella convinzione che il modo in cui ci rappresentiamo il paesaggio risulta decisivo per il modo in cui lo abitiamo. Autori: Paolo D'Angelo.
br. «Con l' Iconologia alla mano», affermò Émile Mâle, «si può spiegare la maggior parte delle allegorie che ornano i palazzi e le chiese di Roma». E l'elogio del grande storico dell'arte è da considerarsi senza dubbio riduttivo, poiché da questo prodigioso repertorio di allegorie, raffiguranti, oltre alla Virtù e ai Vizi e alle Passioni, anche le Arti e le Parti del mondo con i loro attributi, attinsero a piene mani generazioni di artisti e poeti di tutta l'Europa. La fortuna di questo prezioso trattato crebbe durante tutta l'età barocca e la sua influenza dilagò anche nelle epoche successive, dando vita a quella solida tradizione iconologica, di cui le personificazioni allegoriche di cesare Ripa sono al tempo stesso la Bibbia e i tarocchi.
brossura Parlando di "atto estetico", l'autrice ha voluto lottare contro la confusione, davvero pregiudizievole, che tende a stabilirsi tra la sensibilità e la passività; e ha voluto mettere in risalto l'esistenza di un "lavoro estetico" che dipende da un progetto, si attribuisce mezzi determinati e produce una serie di effetti. Giacché il problema non è tanto quello di accrescere la nostra ricettività (in fondo l'estensione quantitativa della nostra cultura è poco importante!) quanto quello di "immischiarci" nelle opere della natura e dell'arte, per acquisire dalla loro contiguità organi inediti. A questo fine, dobbiamo mettere in azione gli strati più profondi del nostro essere, dobbiamo esporre la nostra alterità interna all'alterità esterna e dobbiamo prendere coscienza delle reazioni che se ne generano. Solo allora potremo risvegliare e coltivare la nostra facultas. S'aggiunga che la teoria dell'atto estetico conduce logicamente a quella teoria del potere estetico cui nel frattempo si è dedicata per tentare di comprendere l'intersecarsi tra i problemi dell'estetica e i problemi dell'etica e della politica (si veda B. Saint Girons, Le pouvoir esthétique, Manucius, Paris 2009). A quel punto, si è verificato un capovolgimento: invece di mostrare come i diversi tipi di atto estetico ricalchino gli atti artistici e come garantiscano loro quella risonanza necessaria a dispiegarne la portata, si tratta di scoprire la diversità degli strumenti costruiti in un intenso viluppo con la vita.
brossura Approfondire i temi trattati da Aristotele nella "Poetica" non è un'impresa facile, perché il testo ci è pervenuto mutilo e in una redazione spesso sintetica o abbozzata. Condotta con un talento teoretico che sa coniugare un'accesa passione polemica a un vigile rigore filologico, la ricerca dell'autore assolve brillantemente a quest'impresa e porta un contributo prezioso all'interpretazione dell'idea fondamentale dell'estetica aristotelica e, più in generale, di tutta la riflessione antica sul bello e sull'arte.
br. Pochi sono i testi filosofici in grado di cogliere le grandi svolte epocali. Questo saggio che Friedrich Schlegel pubblica nel 1797 con il chiaro intento di dare una svolta decisiva alla celebre querelle des Anciens et des Moderne, è senza dubbio una di queste. Neanche il ritardo sopravvenuto alla sua pubblicazione, che gli impedisce di uscire prima del celeberrimo saggio di Schiller "Sulla poesia ingenua e sentimentale", lo privano di questo importante significato. Con il testo del giovane Schlegel si inaugura infatti una nuova querelle, quella che chiama in causa la legittimità e l'autonomia stessa della modernità estetica e che definisce la paradossalità del nuovo compito che essa ci impone, cioè quello di riconquistare un'origine collocata nel futuro. "Se il presente non va paragonato all'antico ma avvalorato nella sua autonomia - ecco che anche il suo volto conflittuale e lacerato può far mostra di sé al mondo senza timore di venir disconosciuto o, peggio ancora, respinto. Lo stato conflittuale del presente in contrasto con l'armonia che domina l'antico schiude così la via a una a un'autoriflessione storica dell'estetica".
br. Pochi sono i testi filosofici in grado di cogliere le grandi svolte epocali. Questo saggio che Friedrich Schlegel pubblica nel 1797 con il chiaro intento di dare una svolta decisiva alla celebre querelle des Anciens et des Moderne, è senza dubbio una di queste. Neanche il ritardo sopravvenuto alla sua pubblicazione, che gli impedisce di uscire prima del celeberrimo saggio di Schiller "Sulla poesia ingenua e sentimentale", lo privano di questo importante significato. Con il testo del giovane Schlegel si inaugura infatti una nuova querelle, quella che chiama in causa la legittimità e l'autonomia stessa della modernità estetica e che definisce la paradossalità del nuovo compito che essa ci impone, cioè quello di riconquistare un'origine collocata nel futuro. "Se il presente non va paragonato all'antico ma avvalorato nella sua autonomia - ecco che anche il suo volto conflittuale e lacerato può far mostra di sé al mondo senza timore di venir disconosciuto o, peggio ancora, respinto. Lo stato conflittuale del presente in contrasto con l'armonia che domina l'antico schiude così la via a una a un'autoriflessione storica dell'estetica".
br. I sette saggi contenuti in questo volume intendono ricostruire, da prospettive diverse, l'idea di modernità in chiave hegeliana attraverso l'indagine del rapporto tra morte dell'arte e libertà del soggetto. Per Hegel, infatti, tanto la morte dell'arte quanto il riconoscimento del valore fondante del diritto della libertà del soggetto sono contrassegni essenziali dell'epoca moderna. Il volume vuole quindi da un lato sottolineare l'importanza della riflessione sulla modernità nel pensiero hegeliano e contribuire così alla riattualizzazione del pensiero hegeliano, mostrando come il tema della modernità sia in esso tanto centrale quanto complesso, stimolante e aperto. Dall'altro lato, intende sottolineare l'importanza del pensiero hegeliano nella riflessione sulla modernità, e contribuire così a un pensiero della modernità che si riappropri consapevolmente e convintamente della eredità hegeliana, fornendo un paradigma alternativo (anche se non necessariamente esclusivo) rispetto ad altri, come quello kantiano-cosmopolitico, quello heideggeriano, e quello che, generalizzando, potremmo chiamare "postmoderno".
Winckelmann, Johann Joachim; Pontiggia, Elena Storia dell'arte nell'antichità. Milano, SE 1990-12-10 italian, 328 1990. Copertina editoriale in brossura pieghevole alettata. 328 p.; Ill.; 23 cm SL22
in-16, 121 pp., br., couv. ill. Bel exemplaire. [PO-2]
in-8 (240x153), 378 pages, illustrations n&b, broche, couverture illustree. Bel exemplaire [CA26/2]
LIGUORI 2004 SEGNI DEL TEMPO ALLA COPERTINA E IN QUARTA DI COPERTINA, OTTIME CONDIZIONI GENERALI, INTONSO Il volume si incentra soprattutto sulla produzione tragica del drammaturgo giacomiano John Webster, che ha suscitato nel tempo un'estrema varietà di risposte. Da un lato, lo studio mira ad enucleare le radici fondative di alcuni campi culturali dell'Euro-pa cinque e seicentesca – trattati di etichetta, manuali di conversazione, raccolte di emblemi, fisiognomica e mnemotecnica –, dall'altro, a verificarne le modalità di infiltrazione entro e fuori dell'opera di Webster. La poetica apparentemente propositiva del drammaturgo si scontra con la sua messa in atto, i cui esiti evidenziano forme di esasperata e dolorosa dissoluzione: l'agognata vittoria sul tempo distruttore viene negata nella risoluzione scenica. Resta la dimenti-canza, il volgersi dell'arte e verso l'arte come appiglio infettato, sì, dall'universale dissoluzione, ma almeno lampo di pirotecnica bellezza che accende il buio. Maria Maddalena Parlati Napoletana, insegna Lingua e letteratura inglese presso l'Università della Calabria, Cosenza. Ha curato L'ansia del teatro: saggi su John Webster, Napoli, Intercontinentalia, 1999 e curato l'edizione e la traduzione di T. Tuke, Contro il trucco, Napoli, Liguori, 1998. Ha pubblicato anche saggi su Shakespeare, Shelley, T. S. Eliot, la letteratura epistolare e la manualistica comportamentale del '600, le letterature sudafricana e australiana contemporanee Premessa Introduzione: ‘‘Webster´´ tra le pieghe della tradizione Parte I: La tragedia del verbo Capitolo primo – Scrivere Capitolo secondo – Parlare Capitolo terzo – Vedere Parte II: La tragedia irrappresentabile Capitolo primo – Aprire, chiudere Capitolo secondo – Sapere, dimenticare Capitolo terzo – Illudere, ridere, creare Bibliografia Indice analitico