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br. Il volume ricostruisce la vicenda storica dell'estetica moderna a partire dalla sua origine come "filosofia dell'arte", dal pensiero tardosettecentesco fino ai più recenti sviluppi in ambito analitico e continentale. Grazie al costante confronto che vi viene stabilito fra l'estetica e le altre scienze (umane e naturali), gli autori si propongono anche di ripensare le questioni cruciali della disciplina: la determinazione dell'oggetto estetico, la definizione del bello al di là dei confini dell'arte, il rapporto tra percezione e rappresentazione artistica e così via. Si tratta dunque di uno strumento di studio rivolto non soltanto agli studenti dei corsi di laurea che prevedono l'insegnamento dell'estetica, ma anche a chiunque voglia confrontarsi con i diversi modi in cui la modernità ha pensato in termini filosofici il fenomeno dell'arte.
br. Sono molte le "ragioni della forma" che si sostengono in questo libro, a partire dal romanticismo tedesco per venire sino alla crisi novecentesca della bellezza. La possibilità di un'intelligenza che tragga le proprie risorse dall'intuizione e dalle forme naturali, che si misuri alla pari con quella concettuale, percorre la tradizione filosofica e artistica da Goethe a Spengler. Ma essa va poi incontro a un declino apparentemente inevitabile nel Novecento maturo. Tuttavia l'idea di una ragione meno invadente e arrembante, più attenta ai luoghi e ai contesti sembra riaffacciarsi oggi, per esempio nella ricerca biologica e nei visual studies, e fornire il modello di una razionalità meno violenta, più attenta all'ecosistema, più favorevole alla natura, rivolta infine a una più matura abitazione dell'uomo nel mondo.
Mm 160x220 Collana "Saggi". Volume rilegato in tela, sopracoperta figurata a colori con lacuna restaurata alla testa del dorso, xxxv-328 pagine con 201 figure in nero su tavole non comprese nel testo. Buona-ottima copia nel suo insieme. Spedizione in 24 ore dalla conferma dell'ordine.
Mm 135x205 Collana " Kepos ". Brossura editoriale di pp. 197. Opera in ottime condizioni. SPEDIZIONE IN 24 ORE DALLA CONFERMA DELL'ORDINE. WORLDWIDE DELIVERY
ill., br. "Chi scrive ha tentato in passato una definizione di paesaggio. La dimensione teorica apriva una sfera metafisica sempre più lontana dall'esistenza, astraendo il concetto dalla realtà. Una buona occupazione per il filosofo, ma poco utile per un ambito in continua trasformazione, da svelare per poter agire. Allora l'etica riprese il suo posto, indicato a suo tempo dai filosofi antichi e dai tragici: il suo ruolo di dottrina del luogo dove l'uomo costruisce e agisce". Paesaggio non è una nozione. Eric Dardel lo considera espressione fedele dell'esistenza. In effetti, il tentativo di cercare una definizione ne svaluta la reale essenza che ammiriamo o in cui viviamo, creando un'astrazione povera, priva della sua ricchezza etica. Nell'ampio panorama delle pubblicazioni sul paesaggio questo volume occupa una posizione a sé: la riflessione di un filosofo che raccoglie la propria esperienza tra ricerca e azione, teoria e progetto. Lo studio parte dalla profondità del nostro passato per guardare al futuro di un mondo umano, dove tutela dei luoghi e lettura della storia nella sua evoluzione si conciliano con il processo di trasformazione dei paesaggi, legato agli eventi contemporanei. Lo sguardo è lo strumento che sa cogliere le trame visibili e invisibili di un paesaggio come insieme di elementi eterogenei in relazione tra loro.
8°, pp.291-1 b., picc. civetta xil. al front. Mz. pelle coeva, tass. in pelle azzurra e titt. oro al dorso. Lievi fioriture. Dedicatoria a Leopoldo Cicognara, in cui l'Aut. dichiarava di voler indagare sul concetto del Bello, perché, se "rettamente conosciuto ne' suoi diversi spiegamenti e nelle sue infinite modificazioni, serva a ben discernere, valutare e regolare tutti quegli altri sensi che formano la base o l'argomento o lo scopo delle scienze morali..."(p.14).. Lo studio del Bello si compone di 3 libri: Il Bella naturale (Principio fondamentale estetico; Prove dedotte dalle varie età e dalle pri-marie tendenze dell'uomo, dall'istoria dei popoli; Tendenza generale all'inerzia e attaccamento alle abitudini; Nozione generale del Bello; Conseguenze: importanza intrinseca della bellezza, immagine ed effetto condizioni necessarie della bellezza, differenza tra Vero-Bello-Buono, tutti gli oggetti dell'universo sono dotati di bellezza, accordo dell'unità colle varietà condizione necessaria di bel-lezza, differenti aspetti: eleganza,grazia, sublimità...); Il Bello morale (Amore universale; Amore diun sesso verso l'altro;Tendenza originaria al bene; Derivazione del male dal principio del bene; Scala dell'esercizo dell'anima: tenuità, medietà, eccesso e stati corrispondenti: noja, piacere, dolore; Malinconia; Descrizione di un cimitero; Odio; Bello morale e vero;...); Il Bello artifiziale (Principio e origine di ogni poesia; Opere e passioni degli uomini promossi dalla bellezza costituiscono la poesia; Processo di imitazione: concetto, composizione, esecuzione; Concetto dipende dal genio; Composizione regolata dal gusto; Esecuzione sensibile a vista e udito; Bello ideale e Bello sensibile formano il Bello artifiziale; Qualità necessaria delle arti è l'eccellenza; ...).<BR>
Padova, Società Tip. della Minerva, 1830, in-8, br., con cornice tipografica (minime mancanze), pp. 291. Qualche segno in matita colorata.
Petit in-4 (255 x190 mm), pleine percaline bleue dorée éditeur, orné de filets et dentelles dorées, tranches dorées, 24 estampes lithographiées montées sur onglets, sous serpente. 24 estampes sur planches et son serpentes, montées sur onglets. A. Moreau, Rudaux, Vély, Wertheimer, etc.
br. Il pubblico che affolla le grandi mostre e le biennali si aspetta dalla filosofia dell'arte e dall'estetica degli strumenti per comprendere meglio le opere d'arte. Ma ciò accade raramente: i filosofi si occupano di analizzare in generale i caratteri dell'esperienza estetica, di offrire una definizione dell'arte ma difficilmente si avventurano in un confronto diretto con le opere. Stefano Velotti accorcia le distanze e mette in contatto diretto le acquisizioni della filosofia e la produzione artistica, soprattutto quella contemporanea, considerata la più "difficile" e sconcertante. Le domande a cui cerca di rispondere questo agile volume sono dirette e concrete: come mai, quando guardiamo una tela con sopra delle linee e dei colori riconosciamo cose, persone, paesaggi, eventi? Come facciamo a riconoscere dei personaggi fantastici che non abbiamo mai visto nella realtà? Perché mai ci emozioniamo, talvolta, fino a ridere o piangere davvero per situazioni, eventi e personaggi che sappiamo che sono frutto di finzione? Perché continuiamo a provare una certa suspense per un film che abbiamo già visto e che sappiamo come va a finire? Perché investiamo tempo, soldi, energie per seguire storie inventate, concerti, faticosi percorsi museali? Fra incursioni teoriche ed esempi concreti il testo è un ottimo strumento di base per comprendere la relazione fra filosofia e arte.
br. Il pubblico che affolla le grandi mostre e le biennali si aspetta dalla filosofia dell'arte e dall'estetica degli strumenti per comprendere meglio le opere d'arte. Ma ciò accade raramente: i filosofi si occupano di analizzare in generale i caratteri dell'esperienza estetica, di offrire una definizione dell'arte ma difficilmente si avventurano in un confronto diretto con le opere. Stefano Velotti accorcia le distanze e mette in contatto diretto le acquisizioni della filosofia e la produzione artistica, soprattutto quella contemporanea, considerata la più "difficile" e sconcertante. Le domande a cui cerca di rispondere questo agile volume sono dirette e concrete: come mai, quando guardiamo una tela con sopra delle linee e dei colori riconosciamo cose, persone, paesaggi, eventi? Come facciamo a riconoscere dei personaggi fantastici che non abbiamo mai visto nella realtà? Perché mai ci emozioniamo, talvolta, fino a ridere o piangere davvero per situazioni, eventi e personaggi che sappiamo che sono frutto di finzione? Perché continuiamo a provare una certa suspense per un film che abbiamo già visto e che sappiamo come va a finire? Perché investiamo tempo, soldi, energie per seguire storie inventate, concerti, faticosi percorsi museali? Fra incursioni teoriche ed esempi concreti il testo è un ottimo strumento di base per comprendere la relazione fra filosofia e arte.
brossura Retoriche dell'immagine ha il fascino del diario di bordo, di una lunga e appassionata navigazione nello spazio e nel tempo, che, passo dopo passo, ci conduce in un labirinto in cui si addensano e si snodano le pratiche del generare immagini assieme alla varietà dei modi di incontrarle, di leggerle e di interpretarle. Ma per poter entrare in questo gioco di decifrazione dell'immagine occorre una lettura attenta, "lenta" - ammonisce l'autore - in cui evitare la superficialità dell'appariscenza, del contrasto violento. Mostrare e nascondere, ostentare e mimetizzare: su queste opposizioni si avventura il discorso, logicamente omogeneo ma frutto di una sintesi di interessi assolutamente eterogenei. Un discorso teso a fornire gli elementi per un'educazione dello sguardo, quale modo discreto per far emergere e liberare la capacità di guardare di ciascuno, in libertà, oltre le affascinazioni o le imposizioni d'autorità, più o meno a effetto. Il lettore viene così introdotto in un percorso di svelamento, di illuminazioni, che a partire dallo sguardo sulle immagini - che sono "duplicazione" o "sostituto" della realtà - si apre ai meccanismi di conoscenza del reale. Inroduzione di Claudio Cerritelli ed Elisabetta Longari, postfazione di Salvatore Veca.
br. Questo scritto, esemplare per chiarezza ed efficacia, ripercorre la storia dell'estetica dai Greci al Novecento, argomentando infine che il senso ultimo dell'estetica può essere paradossalmente indicato nel mettere in questione in modo sempre più radicale il suo oggetto: l'arte. Dopo l'"estetica metafisica" e l'"estetica scientifica" si profila così un'"estetica critica" che è solidale sia alla ricerca artistica delle avanguardie sia ai tentativi filosofici di un oltrepassamento della metafisica.
In-8° (cm. 25,2x17,2), pp. 136 + pp. XXVI. Cartoncino leggero edit. "Corsi Universitari". FIRMA AUTOGRAFA dell'Autore a penna al copyright. VATTIMO, teorizzatore del "pensiero debole", chiave per la democratizzazione della società, la diminuzione della violenza e la diffusione del pluralismo e della tolleranza: in filosofia non ci sono nuovi inizi, l'errore consiste proprio nella volontà di rifondare "fundamenta inconcussa" che non vi possono essere (wiki). ALLEGATO: fascicolo di 7 pagine ciclostilate su una sola facciata e pinzate sull'INTERPRETAZIONE nella RECITAZIONE di un TESTO e sua memorizzazione. Censito in 6 bibl.
In-8°, pp. 8, (da p. 36 a p. 43). Bross. edit. INVIO AUTOGRAFO FIRMATO dell''Autore.
A cura di Marina D’Attanasio ROSELLINA ARCHINTO 1997. PICCOLISSIMA ABRASIONE AL MARGINE INFERIORE POSTERIORE DEL DORSO, PER IL RESTO INTONSO. La profonda intesa spirituale tra Kandinskij e Marc è testimoniata da questo carteggio in cui arte e vita si stimolano a vicenda.
Alysse 2010, In-12 broché. 222 pages. Trés bon état.
xii + 212pp., 22cm., softcover (spine sunfaded), text and interior clean and bright, good condition, F105580
br. Come suggerisce il sottotitolo, non c'è alcun filo rosso che lega i saggi che compongono questo volume sul piano dei contenuti. Ciò che li accomuna è il fatto che si tratta o di lavori che finora sono rimasti inediti, in tutto o in parte, o che comunque lo sono stati in italiano. La prima parte, Figure, presenta scritti che si concentrano su aspetti particolari di studiosi noti e meno noti: Erwin Panofsky (di cui viene preso in considerazione il saggio del 1927 sud'"imago pietatis"), Frederik Adama van Scheltema (di cui viene tratteggiata la filosofia della storia e della storia dell'arte), Hans Belting (di cui viene indagato il rapporto con l'ermeneutica). Risulta più a sé stante l'articolo conclusivo, nel quale vengono sviluppate alcune considerazioni sul museo contemporaneo a partire dal Museo del Silenzio di Fara in Sabina. La seconda parte, "Bilanci", si apre con un saggio che prova a rileggere l'iniziativa, promossa in Germania a metà degli anni Ottanta, che va sotto il nome di "Funkkolleg Kunst" e termina con un tentativo di ricostruzione della ricezione degli scritti su Paul Klee di Placido Cherchi.
In 8° (18x11 cm); tre tomi in due volumi: XII, 570, (5) pp. e una c. di tav. fuori testo, 129, (1) pp., 169, (11) pp. Belle legature coeve in mezza pelle chiara con titolo, numero dei volumi, stampatore e iniziali dell'antico proprietario stampate in oroa al dorso. Piatti foderati con carta marmorizzata coeva. Qualche piccolissimo ed ininfluente forellino di tarlo al dorso. Piccolo tunnel di tarlo al margine interno bianco della tavola in antiporta e del margine interno bianco del frontespizio e delle ultime due carte del primo tomo che non ledono il testo e sono praticamente ininfluenti. Tagli spruzzati. Testatine, finalini ed iniziali ornati. Marca xilografica cominiana al frontespizio. Esemplare che a parte il piccolo tunnel di tarlo ininfluente sopra descritto si presenta in bella legatura coeva ed in buone-ottime condizioni di conservazione. Bella e curata edizione cominiana di questo celebre testo del grande umanista, storico e scrittore fiorentino, Benedetto Varchi. Questa edizione si fa preferire a molte delle precedenti per accuratezza, correzioni e per le numerose aggiunte. L'Ercolano è un dialogo tra Varchi e il conte Ercolano sulla natura del volgare toscano (anche se il primo dimostra che andrebbe piuttosto chiamato fiorentino). Le tesi di Varchi prendono le mosse da quelle di Pietro Bembo, con cui era entrato in contatto negli anni trascorsi a Padova. Al suo ideale di lingua cristallizzato sull'esempio dei classici del Trecento (Petrarca, Boccaccio e, in misura minore, Dante), tuttavia, Varchi oppone una sua propria teoria in cui, accanto ai classici, potevano trovare asilo nella lingua letteraria anche forme più popolari in uso tra i fiorentini. I due interlocutori del dialogo, inoltre, discutono se la lingua greca sia più o meno ricca del nostro volgare e il Varchi coglie l'occasione per elencare centinaia di espressioni fiorentine, tutte relative al favellare, nessuna delle quali ha un corrispondente greco: questo rende l'opera gratissima agli amanti delle toscane eleganze. L'amore di Varchi per le locuzioni del parlato lo spinse anche, saggiamente, a consigliare a Benvenuto Cellini, che l'aveva interpellato, di non modificare lo stile della sua autobiografia, conservandone la vivace e schietta autenticità. Il volume presenta, aggiunto, la Varchina di noto letterato padovano Girolamo Muzio che fu amico di Pico della Mirandola. "… nel 1573, Varchi aveva dato alle stampe l'Ercolano, nel quale riprendeva alcune tesi di Muzio, il quale a sua volta rispose stendendo la Varchina, che confluì, con gli altri scritti linguistici, nelle postume Battaglie […] con alcune lettere (Venezia, Pietro Dusinelli, 1582)". Buon esemplare in bella legatura coeva. Federici scrive di questa edizione: "pregiatissima sì per la esattezza della correzione, come per le varie giunte che vi sono fatte" FEDERICI, 185.
br. Una riflessione su filosofia e arte. "Essere Zero" è formula icastica per il Kombinat di ontologia e avanguardia (il Gruppo Zero, il Nul Group olandese, ma anche lo Spazialismo) che fu tipico in particolare della seconda metà del '900. Il secolo della Krisis trovò infatti la sua autocoscienza artistica più radicale proprio nelle avanguardie precedenti la prima guerra mondiale (Futurismo, Cubismo, Dada) e successive alla seconda. La vita e l'opera di Piero Manzoni furono estreme, intense e drammatiche. Influenzato dall'esperienza futurista e dadaista, Manzoni raggiunse a cavallo fra gli anni '50 e '60, in concordia discors con Lucio Fontana, Yves Klein, Alberto Burri, la sua più peculiare cifra estetica e teorica. Questo libro restituisce il senso di una vicenda unica, in prospettiva critica ma filosoficamente rigorosa.
br. Un saggio di filosofia dell'arte. Una ridefinizione del concetto di Classico a quasi due decenni dalla fine del secolo della "Krisis". Gli statuti fondamentali dell'arte sono ripercorsi alla luce dei classici, da Aristotele a Leonardo, fino ai moderni: Hegel, ma anche Hölderlin, Leopardi, Baudelaire. La rilettura del '900 delle Avanguardie e dei Totalitarismi assume invece la forma di una critica della crisi che ne attraversa le filosofie e le ideologie, con un'attenzione particolare a movimenti come il Futurismo e il Cubismo, ma anche alle Avanguardie del secondo '900. Cesare Brandi ne "La fine della Avanguardia" scriveva: «possa l'epoca, che con fatica s'inizia, riconquistare nel futuro la dimensione temporale che rese l'uomo capace e degno di storia». Rifiutando ogni callida retorica del "post-moderno", il saggio scommette sulla possibilità, anzi la necessità, di una nuova "epoca" nella quale il Moderno recuperi il senso della "storia", non solo come "tempo" ma come "civiltà".
89pp., publié dans et extrait de "Académie Royale de Belgique. Classe Lettres et des sciences morales et politiques et classe des Beaux-Arts. Mémoires, coll.in-8" 2e série Tome VI, non coupé