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br. Il grande Tolstoj è autore di uno dei testi più "inattuali" ed estremi di Filosofia dell'Arte che siano mai stati pensati in età moderna. Se l'arte dev'essere, come ritiene Tolstoj, la rappresentazione del sacro e del messaggio di Dio in terra, ogni torma artistica che privilegi la bellezza rispetto al contenuto religioso dev'essere condannata senza appello. Tutta l'arte rinascimentale viene così bandita, considerata pericolosa per la coscienza e per la spiritualità delle masse. Solo le icone russe, vera scrittura per immagini del divino, può assumere valore artistico significativo. La paradossale interpretazione di Tolstoj assume però una sporta di valore profetico rispetto alla successiva società dello spettacolo dell'età contemporanea. Introduzione di Pierre Dalla Vigna.
br. Dai tempi di Aristotele fino alla filosofia analitica contemporanea è stata discussa una serie di criteri atti a rendere conto di cosa siano i sensi e a tassonomizzarli. Nel corso del libro, l'autore articola a livello concettuale il criterio esperienziale-ontologico e il criterio sottrattivo, e studia come essi aiutino a inquadrare i casi empirici del dolore, delle percezioni artificialmente assistite, delle sinestesie, dell'olfatto e dei sensi animali.
304X245 mm. 128 pages. Gilt hardcover in dust-jacket. Spine top edge slightly bumped. Pages slightly yellowing. Else in good condition. PLEASE NOTE: This item is overweight. We may ask for extra shipping costs.
DISPONIBILITÀ GARANTITA AL 99%; SPEDIZIONE ENTRO 12 ORE DALL'ORDINE. FONDO DI MAGAZZINO PARI AL NUOVO. Filosofo autonomo evoca il titolo del saggio di Tibor Szabó: «filosofia originale e autonoma» ricorda l’autore a più riprese in corso d’opera, affidando all’ipotesi di un tertium datur l'incoatività di un percorso teorico che mima una «ricostruzione scientifica e disinteressata» di quanto, in un continuo-discontinuo, l'impresa filosofica e vissuta di György Lukács ha lasciato in eredità al secolo globale. Un tertium datur che, entro e oltre l’indiscussa vis polemica attraverso la quale gli scritti e il personaggio di Lukács hanno impresso sul trascorso selciato filosofico, estetico e politico la loro contraddittoria pregnanza, permetta di rileggere e di riconsiderare in «totalità» la figura del pensatore ungherese, restituendo al dibattito intellettuale i lineamenti storico-teorici dell’evoluzione della riflessione lukácciana. Una «vita complessa, multiforme, non rettilinea, non omogenea ma autonoma», sottolinea l'autore, fornendo tra numerosi aneddoti biografici, un'articolata ricostruzione dell'itinerario scientifico del pensatore Lukács. In ciò metaforicamente fedele al principio lukácciano secondo cui giusto compito è «ristabilire nella vita stessa l'uomo totale, l'uomo completo… oltre ogni deformazione e frantumazione», lo studio di Szabó lascia scorgere in toto, attraverso un ricorso serrato alle fonti e in un puntuale confronto con l'ermeneutica critica lukácciana, l'equilibro instabile sul quale giacciono i nuclei teorici essenziali del pensiero di Lukács. Senza indulgenza verso gli spettri più inquietanti della personalità e della prassi di pensiero lukácciana, misurando inoltre l'immagine ufficiale e stereotipata del filosofo con i tentativi altrettanto strumentali di depoliticizzarne gli intenti, l'autore non rinuncia a verificare di volta in volta l'irriducibilità del contributo lukácciano a un primo o a un secondo momento della sua speculazione. Né il «mito ideologico del giovane Lukács», né una sopravvalutazione della riflessione matura del filosofo sono atti a rendere la complessità del profilo dottrinale dell'opera lukácciana la quale, benché non si presti neppure ad un'operazione di riduzione sintetica unitaria, registra al suo interno una peculiare costante. Peculiare, in quanto costante e peculiare costante in quanto in sé ambivalente: è in simile orizzonte che il saggio di Szabó rintraccia la componente originale delle considerazioni e della personalità di Lukács. È in questione qui una singolare tensione etica che, accompagnando per intero a mo' di ragione interna l'opera del filosofo, costituisce senza soluzione di continuità e non senza apparente incongruenza la ragione stessa dei tournants e delle scelte più eticamente discutibili dell'operato di György Lukács. Tattica e etica, «fermezza e flessibilità», per l'appunto; diade contraddittoria che, se al cospetto della «coerenza, verità intransigenza e responsabilità» dell'esempio gramsciano fa di Lukács il «grande sopravvissuto», costituisce allo stesso tempo l'asse portante dell’ ontologia, dell’estetica e dell'antropologia luckácciana. Più simile alla soluzione etica aristotelica (Aristotele, ricorda l'autore, «fuggì da Atene dopo essere stato accusato») che alla scelta morale socratico-gramsciana, la condotta lukácciana, afferma Szabó, ricorda in immagine e contro il modello di Giordano Bruno, la politica di ritrattazione operata da un altro grande del Rinascimento, Galileo Galilei: «per sopravvivere nelle situazioni di crisi, Lukács riconobbe la necessità del cambiamento di atteggiamento[...] si sente assolto dalla colpa in quanto “esistono delle situazioni – tragiche situazioni – nelle quali è impossibile agire senza attirare su di sé una colpa[…] e se Iddio avesse posto il peccato tra me e l’azione che mi è stata imposta, chi sono io che possa sottrarmi ad essa?”». I presupposti e gli esiti di simile ragione etica si riscontrano – in un tentativo mai raggiunto di edificare un'etica sociale «scientifica» fondata ontologicamente – nell'elaborazione conclusiva di una antropologia filosofica la quale, come interrogazione sull'essenza e sul ruolo sociale dell'uomo a contatto con la necessità storica, convoglia in sé le tesi più proficue dell’intera produzione del filosofo. Non è un caso, infatti, che la soluzione luckácciana rintracci il proprio nucleo tematico esattamente a ridosso di quel concetto di Totalità, categoria-cardine del suo progetto filosofico e ideologico. Unità nella Totalità che – tertium datur – si dà, si impone a titolo di superamento d'ogni dualismo giacente al di sotto della coppia antinomica per eccellenza dell’universale-singolare e dell’oggettivo-soggettivo. È in tale sede, difatti, che Tibor Szabó rintraccia, ricostruendo l'«originale» operazione di commistione sintetica attraverso la quale Lukács procede alla formulazione della propria teoria (ricorrendo anche a tesi in precedenza severamente criticate) gli apporti più significativi della sua riflessione. Non senza rilevarne opportunamente l'andamento ideologico, l'ingenuità valutativa e il grado di astrattezza, è al tenore delle considerazioni lukácciane sulle nozioni di democrazia, di manipolazione e di critica al totalitarismo, che l'autore riconosce il valore d'insegnamento e un accento contemporaneo. Ne raccoglie l'eco, il Testamento Politico di György Lukács, in appendice al saggio: da «ideologo», non da politico («non mi considero un politico», precisa Lukács) il filosofo - pronunciandosi in merito alla situazione ungherese allora attuale - appronta, con uno sguardo retrospettivo sul trascorso storico stalinista, una esquisse per una teoria e per una auspicata realizzazione di una triplice dinamica di democratizzazione della vita quotidiana, di corretta politica per un lavoro qualitativamente ben fatto e di progressiva opera di culturalizzazione. È qui che Lukács lascia scorgere, contro ogni «estetizzazione del passato» e oltre i toni astratti dell’Ontologia, una diversificata e avvertita concettualizzazione del fenomeno lavoro, di una «qualità del lavoro» e di una «cultura di qualità» che, uniche, dovrebbero - desideratum -rivestire il campo della necessità per la libertà umana e assurgere a conditio sine qua non di un'autentica consapevolezza democratica. Descrizione bibliografica Titolo: György Lukács filosofo autonomo Autore: Tibor Szabó (Thibor Szabo) Prefazione di: Lelio La Porta Appendice: György Lukács: Testamento politico, tradotto da: Antonio Infranca Editore: Napoli: La Città del Sole, Dicembre 2005 Edizione, 2, Seconda Collaboratore: Istituto Italiano per gli Studi Filosofici Lunghezza: 311 pagine; 23 cm ISBN: 8882922987, 9788882922986 Collana: Volume 117 di Il pensiero e la storia Soggetti: Filosofia, Esistenzialismo, Positivismo, Marxismo, Saggistica, Critica, Novecento, Pensiero filosofico, Opere generali, 1885-1971, Ricerca sociologica, Estetica, Ungheria, Protomarxismo, Anni Venti, Bucharin, Merleau-Ponty, Simone de Beauvoir, Sartre, Conversazioni, Ontologia, Umanesimo esistenzialista, Realismo, Espressionismo, Avanguardie letterarie, Distruzione della ragione, Teorie, Heidegger, Antropologia, Stalinismo, Dogmatismo, Scuola di Budapest, Ideologie, Morale, Antonio Gramsci, Testamento politico, Totalitarismo, Democrazia, Bibliografia, filozófus, Politikai filozófiája, Lukács és a modernitás. Lukács az európai gondolkodás történetében, Philosophy, Existentialism, Positivism, Marxism, Essays, Criticism, Twentieth Century, Philosophical Thinking, General Works, Sociological Research, Aesthetics, Hungary, Protomarxism, Twenties, Conversations, Ontology, existentialist Humanism, Realism, Expressionism, Literary Avant-gardes, Destruction of Reason, Theories, Anthropology, Stalinism, Dogmatism, Budapest School, Ideologies, Morals, Political Testament, Totalitarianism, Democracy, Bibliography, Libri Vintage Fuori catalogo, Avanguardie, Russia, unione Sovietica, Bolscevismo, Bucharin, Anni Venti, Estetica, Dogmatismo, Ideologie politiche, Scritti giovanili, Democrazia, Concezione dell'uomo, Scuola di Budapest, Rosa Luxemburg, Imre Nagy, Rakosi, Kadar, Romania, Rudas, Partito comunista, Bela Fogarasi, Fascismo, Thomas Mann, Kafka, Musil, Joyce, Weimar, Stalin, Out of print books, Avant-gardes, Bolshevism, Twenties, Aesthetics, Dogmatism, Political ideologies, Youth writings, Democracy, Man's conception, Communist Party, Fascism
prefazione di Lelio La Porta La Città del Sole 2005 311 PP. FONDO DI MAGAZZINO: PERFETTO, PARI AL NUOVO. Filosofo autonomo evoca il titolo del saggio di Tibor Szabó: «filosofia originale e autonoma» ricorda l’autore a più riprese in corso d’opera, affidando all’ipotesi di un tertium datur l'incoatività di un percorso teorico che miria una «ricostruzione scientifica e disinteressata» di quanto, in un continuo-discontinuo, l’impresa filosofica e vissuta di György Lukács ha lasciato in eredità al secolo ‘globale’. Un tertium datur che, entro e oltre l’indiscussa vis polemica attraverso la quale gli scritti e il personaggio di Lukács hanno impresso sul trascorso selciato filosofico, estetico e politico la loro contraddittoria pregnanza, permetta di rileggere e di riconsiderare in «totalità» la figura del pensatore ungherese, restituendo al dibattito intellettuale i lineamenti storico-teorici dell’evoluzione della riflessione lukácciana. Una «vita complessa, multiforme, non rettilinea, non omogenea ma autonoma», sottolinea l’autore, fornendo tra numerosi aneddoti biografici, un’articolata ricostruzione dell’itinerario scientifico del pensatore Lukács. In ciò metaforicamente ‘fedele’ al principio lukácciano secondo cui giusto compito è «ristabilire nella vita stessa l’uomo ‘totale’, l’uomo completo… oltre ogni deformazione e frantumazione», lo studio di Szabó lascia scorgere in toto, attraverso un ricorso serrato alle fonti e in un puntuale confronto con l’ermeneutica critica lukácciana, l’equilibro instabile sul quale giacciono i nuclei teorici essenziali del pensiero di Lukács. Senza indulgenza verso gli spettri più inquietanti della personalità e della prassi di pensiero lukácciana, misurando inoltre l’immagine ufficiale e stereotipata del filosofo con i tentativi altrettanto strumentali di depoliticizzarne gli intenti, l’autore non rinuncia a verificare di volta in volta l’irriducibilità del contributo lukácciano a un primo o a un secondo momento della sua speculazione. Né il «mito ideologico del giovane Lukács», né una sopravvalutazione della riflessione matura del filosofo sono atti a rendere la complessità del profilo dottrinale dell’opera lukácciana la quale, benché non si presti neppure ad un’operazione di riduzione sintetica unitaria, registra al suo interno una peculiare costante. Peculiare, in quanto costante e ‘peculiare costante’ in quanto in sé ambivalente: è in simile orizzonte che il saggio di Szabó rintraccia la componente originale delle considerazioni e della personalità di Lukács. È in questione qui una singolare tensione etica che, accompagnando per intero a mo’ di ragione interna l’opera del filosofo, costituisce senza soluzione di continuità e non senza apparente incongruenza la ‘ragione’ stessa dei tournants e delle scelte più eticamente discutibili dell’operato di György Lukács. ‘Tattica e etica‘, «fermezza e flessibilità», per l’appunto; diade contraddittoria che, se al cospetto della «coerenza, verità intransigenza e responsabilità» dell’esempio gramsciano fa di Lukács il «grande sopravvissuto», costituisce allo stesso tempo l’asse portante dell’ ontologia, dell’estetica e dell’antropologia luckácciana. Più simile alla soluzione etica aristotelica (Aristotele, ricorda l’autore, «fuggì da Atene dopo essere stato accusato») che alla scelta morale socratico-gramsciana, la condotta lukácciana, afferma Szabó, ricorda in immagine e contro il modello di Giordano Bruno, la politica di ritrattazione operata da un altro grande del Rinascimento, Galileo Galilei: «per sopravvivere nelle situazioni di crisi, Lukács riconobbe la necessità del cambiamento di atteggiamento[...] si sente assolto dalla colpa in quanto “esistono delle situazioni – tragiche situazioni – nelle quali è impossibile agire senza attirare su di sé una colpa[…] e se Iddio avesse posto il peccato tra me e l’azione che mi è stata imposta, chi sono io che possa sottrarmi ad essa?”». I presupposti e gli esiti di simile ‘ragione’ etica si riscontrano – in un tentativo mai raggiunto di edificare un'etica sociale «scientifica» fondata ontologicamente – nell'elaborazione conclusiva di una antropologia filosofica la quale, come interrogazione sull'essenza e sul ruolo sociale dell’uomo a contatto con la necessità storica, convoglia in sé le tesi più proficue dell’intera produzione del filosofo. Non è un caso, infatti, che la soluzione luckácciana rintracci il proprio nucleo tematico esattamente a ridosso di quel concetto di Totalità, categoria-cardine del suo progetto filosofico e ideologico. Unità nella Totalità che – tertium datur – ‘si dà’ , si impone a titolo di superamento d’ogni dualismo giacente al di sotto della coppia antinomica per eccellenza dell’universale-singolare e dell’oggettivo-soggettivo. E’ in tale sede, difatti, che Tibor Szabó rintraccia, ricostruendo l’«originale» operazione di commistione sintetica attraverso la quale Lukács procede alla formulazione della propria teoria (ricorrendo anche a tesi in precedenza severamente criticate) gli apporti più significativi della sua riflessione. Non senza rilevarne opportunamente l’andamento ideologico, l’ingenuità valutativa e il grado di astrattezza, è al tenore delle considerazioni lukácciane sulle nozioni di democrazia, di manipolazione e di critica al totalitarismo, che l’autore riconosce il valore d’insegnamento e un accento contemporaneo. Ne raccoglie l’eco, il Testamento Politico di György Lukács, in appendice al saggio: da «ideologo», non da politico («non mi considero un politico», precisa Lukács) il filosofo - pronunciandosi in merito alla situazione ungherese allora attuale - appronta, con uno sguardo retrospettivo sul trascorso storico stalinista, una esquisse per una teoria e per una auspicata realizzazione di una triplice dinamica di democratizzazione della vita quotidiana, di corretta politica per un lavoro qualitativamente ben fatto e di progressiva opera di culturalizzazione. E’ qui che Lukács lascia scorgere, contro ogni «estetizzazione del passato» e oltre i toni astratti dell’Ontologia, una diversificata e avvertita concettualizzazione del fenomeno lavoro, di una «qualità del lavoro» e di una «cultura di qualità» che, uniche, dovrebbero - desideratum -rivestire il campo della necessità per la libertà umana e assurgere a conditio sine qua non di un’autentica consapevolezza democratica.
Le félin, Les marches du temps, 2008, 153 pp., broché, bon état.
Mm 140x205 Collection "Fiction & Cie". Brossura editoriale di 283 pagine. Lieve ingiallimento ai piatti, peraltro opttimo esemplare. Testo in francese - french text. SPEDIZIONE IN 24 ORE DALLA CONFERMA DELL'ORDINE.
In-4 oblong, pleine toile grise de l'éditeur sous jaquette illustrée, 52 planches de reproductions en noir. Texte en anglais. Ex-dono à Ursus Dix. Bon exemplaire.
Milano, Sandron, anni '20, 8vo brossura (dorso e cop. ant. muti), pp. 247 con tavole fotografiche f.t. Parzialmente intonso
In 16, pp.(4) + 148. M. pl. coeva con fr. in oro al d.
In-8°, pp. 98, bross. edit. Dedica autografa dell'autore.
Morano, Napoli, 1971 - In-8, cart. edit., pp. 315 Esemplare ottimo, Allo stato di nuovo, ma privo della sovracc.
4°, vignetta xilogr. al front. , leg. coeva t. perg. Letterato e storico torinese ebbe grande fama per un suo scritto. In esso il T. muovendo dal terzo libro della Rettorica aristotelica studiò la natura propria dell'arguzia e la natura del linguaggio, svolgendo non solo le acutezze "verbali" e "lapidarie", ma altrsì quelle "simboliche" o "figurative" (statue, imprese, geroglifici, emblemi, insegne ..) persino i "sensibili animati". Essa contiene già come un abbozzo di quella che doveva essere l'estetica moderna... (Cfr.: Piantanida, Encicl. Ital., Croce, Estetica, ...)
In-4°(cm 16x22) in legatura coeva con titolo su tassello al dorso. Pp 12 non num., 431, 17 non numerate, al frontespizio marca tipografica con emblema di Fenice sorgente da fiamme mirante il Sole entro con cornice con motto Vivam Laetiori Vita sic Renovata istoriata con grottesche, testatine, capolèttere e finalini. Lievi segni del tempo e d'uso alla legatura, interno fresco seppur leggermente rifilato in testa: più che buon esemplare. Una delicata poesia a p. 24 non numerata sulle lucciole e alcune glosse di antica mano. Ristampa veneziana di quest'opera, apparsa per la prima volta nel 1654 a Torino, in cui Tesauro esplora con acume e dovizia di esempi l'intera gamma del parlar figurato, cercando la spiegazione della metafora nei principi salienti della Retorica aristotelica e indugiando in particolar modo sulle "argutezze" e sui "concetti predicabili", cioè su complesse figure retoriche che consentono di realizzare i princìpi e gli orientamenti della poetica barocchista: i fini del diletto e della "meraviglia", la prospettiva illusionista, l'accumulo e lo sdoppiamento degli oggetti rappresentati. La parola è ricondotta alla sua funzione simbolica e l'idea di metafora diviene, coma fa notare Ezio Raimondi, tutt'uno con l'idea di uomo. La presente edizione è accresciuta di due trattati, De'concetti predicabili e Degli emblemi, che pur essendo anche essi afflitti da verbosità, concettismi e barocchismi son pur tuttavia un utile guida per distinguere le figure meramente verbali ovvero retoriche da figure simboliche e in queste le imprese dagli emblemi che sebbene entrambe di natura metaforica differiscono per stili e complessità; presente anche un utile glossarietto di tutti gli altri simboli di fatto ovvero non verbali: ballo, giochi equestri, mascherate, trofei, etc. Nel suo famoso studio "L'Umorismo", Luigi Pirandello ricordava l'opera ("oh, il Cannocchiale aristotelico di Emmanuele Tesauro!"), per l'aridità e cerebralità del suo disquisire, tra le "fatiche speciosissime che si fecero nel secolo XVII per definir l'ingenio". Curioso il fatto che il Tesauro fosse tardivamente arroccato in filosofia su posizioni neo-aristoteliche proprio in un secolo in cui l'aristotelismo, già attaccato o sbeffeggiato da Erasmo, da Giordano Bruno, da Telesio, dal Vives, dal La Ramée, dal Nizzolio, trovava in Galileo uno dei suoi più acerrimi nemici e, insieme, uno dei suoi più conseguenti critici. Cfr., per le altre edizioni, Vinciana, nn. 3726 e sgg. Feller, XII, p. 55. Praz, Studies in XVIIth Century Imagery, II, passim. Sulle concezioni estetiche del Tesauro, Croce, Estetica e Problemi di Estetica, passim. Fassò, cit. Carlo Cordié in Diz. Bompiani d. Opere, II, 33. Italiano
br. Ancora oggi leggendo molti manuali di storia dell'arte si ha l'impressione contraddittoria che l'arte sia qualcosa di molto esteso (dai primitivi ai nostri giorni) e allo stesso tempo di molto specialistico (si pensi alla settorialità dell' arte contemporanea). Questa storia del concetto d'arte si propone, attraverso una prospettiva genealogica, di fare chiarezza su questo punto mostrando come l'arte sia un concetto tipicamente occidentale, forgiato piegando ad un uso specifico i termini nati per altri usi e mostrando come il concetto di arte che usiamo oggi sia un'invenzione della modernità, da cui l'Occidente ha estratto una visione universalista che ha esteso retroattivamente a tutte le epoche e che ha esportato geograficamente in tutte le culture.
(Codice CN/1205) In 8° 208 pp. Prina edizione. La critica e il suo spettro; futurismo, dadaismo e espressionismo nel cinema, ecc. Brossura editoriale. Ottimo. Libro di rara reperibilità. ~~~ SPEDIZIONE IN ITALIA SEMPRE TRACCIATA
brossura Gilbert Simondon (1924-1989) è stato soltanto di recente riconosciuto come una figura chiave del panorama filosofico francese del '900, ma la rilevanza del suo contributo ha già superato i limiti di una passeggera riscoperta. Questo saggio ripercorre il pensiero simondoniano nel suo sviluppo complessivo, inquadrandone due aspetti finora scarsamente messi in luce: il legame con la tradizione della morfologia filosofica e le tesi di carattere estetico. La filosofia di Simondon - ancora poco conosciuta in Italia - dà infatti i suoi migliori frutti se letta da una parte come una filosofia della forma, e dall'altra come prospettiva sulla tecnica rivolta alla naturalità del fare umano, dunque alternativa a quella heideggeriana. Sotto l'egida del concetto di individuazione, i due versanti del pensiero simondoniano (la forma e la tecnica) si armonizzano in un grande quadro metafisico in cui la fi sica è già un'etica cosmica.
in 8° br. pp.328 con ill.ni f.testo, ben tenuto
brossura Morfologia e funzionalismo profondamente percorrono le vicende del pensiero antropologico degli ultimi due secoli, ed è appunto nel gioco e nel contrasto di tali prospettive che si costruiscono le principali alternative su cui, di volta in volta, si è costruita la scienza dell'uomo nelle sue relazioni con il pensiero estetico e nel suo dialogo con la filosofia della natura. Ripercorrendo alcuni momenti esemplari del pensiero antropologico moderno, da Herder a Schiller a Schopenhauer, da Gehlen a Plessner a Ejzenstejn, sino a Blumenberg e a Shusterman, il volume articola la relazione fra forma e funzione sino a lasciare emergere il progetto di un'estetica della natura, una scienza della forma vivente e dei suoi valori espressivi ed emozionali.
brossura L'idea di una scienza estetica della forma vivente è l'obiettivo di questo libro; le relazioni fra antropologia filosofica ed estetica nel pensiero tedesco ne sono l'oggetto, a partire dal motivo "goethiano" della forma vivente e dal tema così decisivo della sua peculiare temporalità, per proseguire con l'analisi del movimento espressivo, inteso come momento decisivo di costruzione di un'antropologia estetica, e con la sperimentazione del valore antropologico dell'esperienza estetica. La riflessione schilleriana sulle relazioni fra movimento volontario e simpatetico nel quadro della costruzione dei grandi modelli antropologici della grazia e della dignità, il capovolgimento nazista della scienza della forma vivente in una scienza della morte, e infine l'utopia celaniana di un dialogo poetico dopo Auschwitz costituiscono infine tre cruciali gradienti storici nella costruzione di un'estetica come "scienza dell'uomo".
(Codice FS/5505) In 8° 152 pp. Brossura editoriale. Lievissima ondulazione della carta altrimenti ottimo. ~~~ SPEDIZIONE IN ITALIA SEMPRE TRACCIATA
Mm 210x300 Volume di pp. 439, lèt, ricco apparato iconografico in bianco e nero e colore. Opera in stato di nuovo. Testo in lingua tedesca. SPEDIZIONE IN 24 ORE DALLA CONFERMA DELL'ORDINE. WORLDWIDE DELIVERY.
Bologna, Stab. Tip. Zamorani e Albertazzi, 1900, in-8, copertina fittizia, pp. 43.
Mm 130x210 Biblioteca di Cultura Moderna. Brossura editoriale di pagine IX-326, a cura di Benedetto Croce. Piccole Mancanza al margine del piatto posteriore e delle ultime due carte. Opera in buone condizioni. Spedizione in 24 ore dalla conferma dell'ordine.