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Nota bibliografica. Su carta patinata. In perfetto stato
(Codice LT/0103) In 8° (20,5 cm) 170 pp. Brossura editoriale lievemente ingiallita. Buon volume. ~~~ SPEDIZIONE IN ITALIA SEMPRE TRACCIATA
In 8o, pp. 123, cart. Ottimo (2229/ ESTETICA - DIDATTICA - VENEZIA)
Libro scolastico (1.XXVII.5). - Il ricavato della vendita di questo libro sarà destinato ai progetti di ricerca e formazione promossi dalla "Fondazione Salvatore Calabrese"
br. Nel 1853 esce l'"Estetica del Brutto" di Rosenkranz e, insieme, hanno luogo le prime del "Trovatore" e della "Traviata". La cosa, per quanto casuale, è in certo modo anche simbolica. La formazione di Giuseppe Verdi avviene in un periodo in cui si impone all'attenzione il brutto, la più sconcertante tra le categorie estetiche. E il biografo di Hegel ce ne offre il primo, e a tutt'oggi insuperato, bilancio. Nei suoi drammi Verdi dà ampio spazio alla fisicità grottesca e repellente, alla laidezza morale di taluni personaggi, allo squallore di non pochi ambienti, e allo spessore esistenziale che li costituisce, e ne progetta il riscatto al di fuori dei canoni estetici ai suoi tempi dominanti. Le sue scene si popolano di figure non edulcorate da un bello ideale né deformate dallo specchio omologante della bella presenza e, ciononostante, emancipate dall'angoscia della negatività loro inerente. Nel tutto del teatro musicale giocano elementi diversi in variabili rapporti tra loro, ma la musica riveste un ruolo preminente, contribuendo potentemente a determinare il destino del brutto. È sul piano dell'ascolto che prende corpo l'enorme carica di riscatto di cui Verdi investe il negativo che rappresenta. La scelta coraggiosa di Verdi lascia aperte non poche domande circa la nostra strana attrazione per il brutto, e l'estetica può offrire strumenti per metterle meglio a fuoco.
brossura Sono qui raccolti saggi scritti negli ultimi tempi, ma che riflettono interessi vivi da sempre nella vita culturale dell'autore: "L'idiota" di Dostoevskij, "Il processo" di Kafka visto nel suo confronto con l'omonimo film di Orson Welles; le problematiche emerse dalla riflessione sulla Shoah; i tratti grotteschi e utopici presenti nell'universo verdiano. Nell'ultima parte sono stati affrontati il tema della comprensione e del religioso nel pensiero di Antonio Banfi e, all'interno della Scuola di Milano da lui fondata, per brevi tratti si sono prese in considerazione le figure di Vittorio Sereni, di Giulio Preti e di Ermanno Migliorini. Soprattutto si è concentrata l'attenzione sulla personalità di Antonia Pozzi, vista in alcune sue poesie (tra cui "Don Chisciotte") e nei suoi travagliati rapporti col mondo banfiano.
br. Il libro si apre con tre brevi capitoli, che riprendono alcune tematiche costanti del pensiero dell'autore: le radici della cultura nella vita dei soggetti, la comprensione delle cose nella loro complessità, l'ascolto, una scrittura che si confronti con la violenza, ma non per ciò dimentichi il suo essere non indebolimento, ma incremento di vita. A questo va annesso anche il capitolo su Franz Kafka, che permette di riflettere, tra l'altro, sul "nuovo" come categoria estetica. Raccolti sotto il titolo "Totalitarismi e scritture" sono i capitoli dedicati a Vasilij Grossman, Ludwig Englert, Imre Kertész, che sono stati costretti a misurarsi col negativo del secolo scorso, e col terrore che lo ha percorso. Con ciò si collega idealmente il capitolo finale del libro, "Salonicco". Fungono da intermezzo due brevi capitoli dedicati a incontri occasionali, nella fattispecie musicali, non lontani tuttavia da temi di fondo del libro. Non scissa dalle precedenti è la parte concernente rappresentanti della cultura milanese quali Dino Formaggio, Fulvio Papi, Guido D. Neri, Emilio Renzi; e Alfredo Civita, in dialogo con Eugenio Borgna.
19491260481949 Imprimerie de la Bourgogne Républicaine - 1949 - Edition originale - 150 pages - Exemplaire non justifié sur Alfa mousse filigrané - Envoi (dédicace) de l'auteur sur la page de faux-titre - Feuillets non-coupés (Ouvrage jamais lu)
Sansoni, Firenze, 1984 - In-8, bross. pp. 262. Firma d’app. al risg.
Mm 150x215 Collana "Aesthetica preprint" - Brossura editoriale, 77 pagine con alcune immagini in nero. Opera in ottime condizioni. SPEDIZIONE IN 24 ORE DALLA CONFERMA DELL'ORDINE
br. Pensare l'arte come museo immaginario delle opere più amate e frequentate da Jean-Paul Sartre: dagli americani Hare e Calder, agli artisti da lui scoperti, come Wols, fino a Giacometti, Masson, Lapoujade e Rebeyrolle, ai quali era legato da profonda amicizia. Testimoni di questi rapporti restano i saggi raccolti nel presente volume, che offrono materiale indispensabile per ripercorrere le riflessioni di Sartre sull'arte figurativa, dai Mobiles di Calder, 1946, fino ai quadri di Rebeyrolle, 1970; essi inoltre sono indicatori della sua familiarità con le opere dei maggiori esponenti delle avanguardie artistiche: Picasso, Breton e il Surrealismo, senza dimenticare Klee e Van Gogh. Come suggerisce Michel Sicard, nell'introduzione, il costante riferimento a temi quali spazio, tempo e movimento, bellezza o modernità, rivelano le coordinate di un'estetica, mai scritta da Sartre. Questo volume raccoglie tutti insieme e in versione integrale, i lavori di Sartre sull'arte contemporanea.
Sarah Kofman L'enfance de l'art: une interprétation de l'ésthétique freudienne. Parigi, Galilée 1985 french, 287 1985 Opera con copertina morbida in brossura con alette. ST1981
DISPONIBILITÀ GARANTITA AL 99%; SPEDIZIONE ENTRO 12 ORE DALL'ORDINE. RIMANENZA DI MAGAZZINO PARI AL NUOVO. LIEVISSIMI SEGNI DEL TEMPO. INTONSO. Il pensiero di Adorno ha avuto e continua ad avere per chiunque si occupi di musica un'importanza decisiva che non si limita alla concettualizzazione dell'avanguardia musicale: in questo lavoro si cerca infatti di dimostrare come la riflessione adorniana sulla musica nasca rapportandosi principalmente alla tonalità e alla tradizione classico-romantica, a partire dalla quale, come si vede nella prima parte del volume, si costituisce la categoria di "materiale musicale". Tale nozione è protagonista di una "dialettica storica" che traduce nello specifico musicale il concetto adorniano di Aufklärung. La seconda parte del libro è dedicata alla figura di Beethoven, che assolve nell'estetica adorniana - centrata sul rapporto tra espressione individuale e categorie universali della comunicazione - al ruolo di un paradigma unico e non più riproducibile. La terza parte del volume si occupa della riflessione di Adorno sul Novecento: Schönberg, Stravinsky, Mahler e la scuola seriale sono qui altrettante reazioni - tutte problematiche - all'usura della tonalità. Dal confronto tra la "Nuova musica" e quella tradizionale si profila la presenza in Adorno di una filosofia della musica in quanto linguaggio, fondata sulla nozione chiave di "materiale musicale". Descrizione bibliografica Titolo: Il concetto di materiale musicale in Th. W. Adorno Autore: Sara Zurletti Editore: Bologna: Società editrice il Mulino, 2006 Lunghezza: 201 pagine; 24 cm ISBN: 8815114742, 9788815114747 Collana: Volume 53 di Istituto Italiano per gli Studi Storici di Napoli Soggetti: Studi culturali, Filosofia, Estetica adorniana, Musicologia, Beethoven, Musica, Composizione musicale, Linguaggio, Somiglianza linguistica, Scrittura, Critica, Krenek, Avanguardia storica, Stile, Materiale, Tradizione, Marxismo, Idealismo, Classicismo, Ascolto responsabile, Eroica, Sonata 106, Stravinsky, Restaurazione, Illibertà, Mahler, Manierismo, Scuola seriale, Bibliografia, Metalinguaggio, Modernità, Senso, Non-senso, Arbitrarietà, Costrizione, Le concept de matériau musical, Ressemblance au langage, Composition musicale, Classicisme, Aufklärung, Esthétique, Tonalité, Musique, Libri Vintage, Fuori catalogo, Saggi, Shonberg, De Saussure, Guillaume, Kant, Kraus, Rosen, Puccini, Paddison, Debussy, Hegel, Handel, Eco, Fubini, Brahms, Debenedetti, Bach, Haydin, Heidegger, Chopin, Boissière, Borio, Bonino Savarino, Berlioz, Teoria, Theodor Ludwig Wiesengrund Adorno, Musicologi tedeschi, Musicisti, Novecento, Pianisti, Pianoforte, Strumenti, Compositori, Dialettica dell'illuminismo, Metafisica, Momenti musicali, Wagner, Dissonanze, Dissonanzen. Musik in der verwalteten Welt, Klangfiguren, Impromptus, Alban Berg, Long play, Pensiero critico, Stravinskij, Minima Moralia, Jazz, Regresso, Sociologia, Cultural studies, Philosophy, Adornian aesthetics, Musicology, Music, Musical composition, Language, Linguistic similarity, Writing, Criticism, Historical avant-garde, Style, Material, Tradition, Marxism, Classicism, Responsible listening, Eroica, Restoration, Mannerism, Serial school, Bibliography, Metalanguage, Modernity, Meaning, Non-sense, Arbitrariness, Constriction, Books out of print, Essays, Theory, German Musicologists, Musicians, Twentieth Century, Pianists, Piano, Instruments, Composers, Dialectic of Enlightenment, Metaphysics, Musical moments, Dissonances, Critical thinking, Regress, sociology Sara Zurletti è professore a contratto per l'insegnamento di Estetica musicale presso l'Università "Suor Orsola Benincasa" di Napoli. Scrive su "Amadeus" e "Suono sud", e ha curato il volume "Adorno 1903-2003. Una Ragione per la musica" (Napoli, Cuen, 2003).
63656Lingua italiana, Einaudi, Piccola biblioteca, 2009, 196 pp., brossura editore, condizioni buone.
brossura Secondo quali parametri può essere colto il rapporto di Bloch con la sensibilità espressionista? Quale la concezione della tecnica in relazione all'arte, e che senso assume il concetto di bello, così abusato nell'estetica tradizionale? E ancora: come intendere il confronto tra musica e parola, e in che misura l'arte dei suoni si presta ad essere inquadrata nei ranghi del linguaggio? Che spessore di incidenza ha sul sociale, e per quali vie giungono a trovare rilievo i concetti di tempo e spazio, correlati a quelli di storia, progresso, eredità? E, d'altro canto, che densità ermeneutica vengono ad assumere le 'categorie' di mistero, stupore e mistica - inevitabilmente richiamate dalle sfere egizio-gotiche di morte e silenzio - nella densa dinamica pensante di Ernst Bloch, che sembra davvero non trovare argini? E che ne è del suono, per nulla indifferentemente alternativo alla complessità del musicale? Questi alcuni degli interrogativi che si intrecciano con la Philosophie der Musik blochiana, che si delinea, nel suo mistero immanente, come una originale filosofia dell'ascolto.
(Codice FS/5471) In 8° 159 pp. Brossura editoriale, come nuovo. ~~~ SPEDIZIONE IN ITALIA SEMPRE TRACCIATA
brossura La nostra esistenza si fonda su un'esperienza estetica. Anche una sensazione apparentemente non importante, spiega Henri Maldiney, può aprire un orizzonte di senso grazie alla ricettività umana che è insieme attiva e passiva: "trans passibile". Dal contatto sensibile preliminare dipende lo stile stesso della nostra esistenza. Questo contatto ha una sua logica immanente, non riducibile agli oggetti della psicologia oggettiva, della fisiologia, delle categorie della rappresentazione. Esso è la modalità d'apertura, insieme attiva e passiva, che accoglie, integra e trascende l'evento sensibile nel quale il mondo si presenta. L'esperienza estetica si produce in ogni evento critico, ma è soprattutto nell'opera d'arte che l'aisthèsis manifesta la sua logica e si fa visibile, pur restando irriducibile a ogni spiegazione. A contatto con l'arte, noi siamo come rapiti, proiettati all'interno di uno spazio e di un tempo che non produciamo, ma che co-nasce insieme a noi nell'evento dell'opera. Attraverso le opere, scrive Maldiney, ci riconosciamo testimoni di un'apertura all'essere di tutto ciò che ha luogo.
FALZEA 2001, 280 PP. FONDO DI MAGAZZINO: PARI AL NUOVO, PERFETTO E INTONSO.
Brossura editoriale in cartoncino flessibile lucido, dalla copertina illustrata, con bandelle. Timbro commerciale al taglio di testa. Buonissimo lo stato di conservazione, pagine perfettamente tenute, velate da tonalità ocra, come i tagli, con XXVI ( 26 ) tavole in bianco e nero, nel testo. Volume n. III ( 3 ) della collana. Numero pagine 457. USATO
br. In questo breve scritto del 1904, che qui presentiamo in traduzione italiana, Santayana sintetizza mirabilmente la propria visione dell'estetica, che aveva già trovato un'ampia formulazione nel suo capolavoro giovanile, The Sense of Beauty (1896). Lungi dall'essere un ambito isolato da ogni altro fenomeno vitale e culturale e dall'essere irrigidita in una mera dottrina speciale, l'estetica - secondo Santayana - affonda le radici nella dimensione spontanea e immediata dell'intera esperienza, rivendicando così una sorta di primato dell'estetico, il primato cioè di quel senso dell'immediato, del non adulterato, dell'istante fatto dell'esperienza. Integrare la bellezza e l'arte, così come ogni altra attività umana, con la vita, restituire ad esse quella affermatività, quella forte vitalità del precategoriale dal quale sorgono: ecco forse l'obiettivo di fondo del pensiero estetico di Santayana. Il testo è preceduto da una introduzione che delinea il profilo intellettuale di Santayana ed è seguito da una postfazione che colloca e interpreta l'opera nell'insieme del suo pensiero.
br. In questo breve scritto del 1904, che qui presentiamo in traduzione italiana, Santayana sintetizza mirabilmente la propria visione dell'estetica, che aveva già trovato un'ampia formulazione nel suo capolavoro giovanile, The Sense of Beauty (1896). Lungi dall'essere un ambito isolato da ogni altro fenomeno vitale e culturale e dall'essere irrigidita in una mera dottrina speciale, l'estetica - secondo Santayana - affonda le radici nella dimensione spontanea e immediata dell'intera esperienza, rivendicando così una sorta di primato dell'estetico, il primato cioè di quel senso dell'immediato, del non adulterato, dell'istante fatto dell'esperienza. Integrare la bellezza e l'arte, così come ogni altra attività umana, con la vita, restituire ad esse quella affermatività, quella forte vitalità del precategoriale dal quale sorgono: ecco forse l'obiettivo di fondo del pensiero estetico di Santayana. Il testo è preceduto da una introduzione che delinea il profilo intellettuale di Santayana ed è seguito da una postfazione che colloca e interpreta l'opera nell'insieme del suo pensiero.
br. George Santayana è autore di una vastissima produzione in lingua inglese poco conosciuta nel nostro Paese. Eppure, accanto a quella di John Dewey, la sua riflessione rappresenta una delle elaborazioni più significative della filosofia americana. La sua opera fondamentale, Il senso della bellezza, è divenuta un classico dell'estetica contemporanea. L'obiettivo di fondo del pensiero di Santayana è integrare la bellezza e l'arte, così come ogni altra attività umana, con la vita, restituendo a esse la forte vitalità da cui sorgono. La concezione estetica di Santayana, proprio in quanto privilegia la centralità della bellezza come esperienza vitale e si volge a indagare il modo in cui noi la percepiamo e il significato che a essa attribuiamo, costituisce una proposta di grande originalità e in stimolante sintonia con la ricerca odierna. Così Il senso della bellezza mantiene immutato il fascino di un classico, ed è difficile rimanere insensibili alla singolare lucidità della teoria del bello di Santayana e all'accattivante raffinatezza delle sue argomentazioni.
cm. 18 x 25,5, vi-452 pp. Biblioteca dell'?Archivum Romanicum? - Serie I: Storia, Letteratura, Paleografia 960 gr. vi-452 p.
Milano, Mariotti, 2004, 16mo brossura con copertina illustrata a colori, pp. 128.
br. Questo testo vuole essere un parziale, ma significativo contributo all'ampliamento degli orizzonti di pensiero dei giovani musicisti, affinché questi possano cominciare a concepire il mondo musicale come parte di un universo culturale più vasto, nelle molteplici correlazioni di tipo interdisciplinare e storico. Per fare questo, dobbiamo cercare di chiarire cos'è stata la musica nelle antiche stagioni degli uomini, nelle culture del passato, quale posto ha occupato nelle varie epoche, in riferimento alla vita di tutti i giorni, alla cultura, alla religione, alle arti. Ci si rende conto facilmente che la grande parte delle problematiche e degli interrogativi che ancora oggi ci poniamo hanno le loro radici nel pensiero degli antichi e negli sviluppi che esso ha conosciuto nel lungo cammino della storia. Tutto ciò anche per la constatazione che è mancato fino ad oggi un concreto raccordo, soprattutto nel campo dell'Estetica della musica, fra la ricerca musicologica, necessariamente a carattere specialistico e la possibilità di accedere, da parte dei giovani musicisti, a quelle conoscenze e riflessioni fondamentali sulla musica che possano consentire a chiunque una più informata consapevolezza dei fatti musicali. Questo volume, affiancando il lavoro dei docenti, spesso anche di alto livello, vuole rappresentare una prima introduzione ad un settore di studio che può giungere a riflessioni avvincenti, ma che possono diventare spesso di grande complessità.