34 268 résultats
Collezione completa. Insieme a fascicoli sciolti nella loro brossura originale, in più che buone quando non ottime condizioni, completo del rarissimo numero 2 con la prima acquaforte di Giorgio Morandi mai pubblicata prima. Pubblicata dal 15 giugno 1918 al 15 febbraio 1919 per dodici numeri mensili in 8 fascicoli (n. 6-7-8 triplo, nn. 9-10 e 11-12 doppi) con la direzione di Giuseppe Raimondi e Riccardo Bacchelli — in un continuo scambio epistolare di suggestioni con Carlo Carrà, Filippo De Pisis, Giorgio De Chirico e Alberto Savinio — «La Raccolta» rappresentò il momento fondativo della Metafisica nonché incunabolo del cosiddetto “ritorno all’ordine”, concretizzatosi quasi senza soluzione di continuità nella «Ronda» e in «Valori plastici». -- «La Raccolta» è stata una rivista di poveri mezzi ma di ammirevoli intenti e respiro europeo, connessa al più ampio circuito dell’avanguardia e del modernismo che uscivano a pezzi — ma vivi e vivaci — dalla grande guerra: esplicite sono le connessioni con la coeva «Sic» di Pierre Albert-Birot, «Nord-Sud» di Pierre Reverdy, la prima serie di «Noi» di Enrico Prampolini, e nelle pagine finali scorrono copiosi i nomi di Apollinaire, Max Jacob, Paul Dermée, Vicente Huidobro. -- Tra le pagine della «Raccolta» si leggono pregevoli contributi di giovani del calibro di Giuseppe Ungaretti — la bellissima suite «Atti primaverili e d’altre stagioni» — Ardengo Soffici, Clemente Rebora, Vincenzo Cardarelli, Primo Conti, Raffaello Franchi, Carlo Linati, Lorenzo Montano, Cesare Angelini. A questi si aggiunse un giovane talentuoso amico di Raimondi e destinato a un fulgido futuro: Giorgio Morandi, di cui la rivista pubblica, nel secondo fascicolo, la primissima acquaforte. Salaris, «Riviste futuriste», pp. 1081-1083; Roversi, «Il ritorno al mestiere. “La Raccolta”, Giuseppe Raimondi e gli artisti della metafisica ferrarese» (Ferrara 2018) 8 voll.
Collezione completa. Qualche segno d’uso perimetrale e ingiallimento alle copertine; nel complesso più che buoni esemplari. «Spazio» è il capolavoro cartaceo dell’architetto Luigi Moretti (1907-1973), originale interprete del movimento moderno e affermato progettista, dal suo ruolo direttivo in seno all’Opera nazionale Balilla fino al Watergate di Washington nei primi anni ’60. Accuratamente preparata assieme ad Agnoldomenico Pica a partire dall’estate del 1949, sia sotto il profilo organizzativo che dal punto di vista grafico, «Spazio» esordisce nel luglio 1950 configurandosi come progetto grandioso, capace di coniugare qualità tipografica e di contributori, investimenti (redazioni a Milano, Roma, e in seguito Firenze e Parigi), proiezione internazionale (abstract in inglese, francese e castigliano): «La rivista propone, azzardando un’originalità solo in parte mitigata dal ricorso o dall’assonanza con altre testate coeve — e bisogna fare almeno i nomi di “Architecture d’aujourd’hui” o “Art d’aujourd’hui”, l’ameri-cana “Arts and Architecture” o l’italiana “Stile”, — un progetto editoriale complesso, fondato su un’ampia disamina culturale» per un’«impresa editoriale unica nel suo genere» (Tedeschi). -- La struttura interna dei quaderni rispetta un andamento costante, che muove da ricerche o rievocazioni storiche (da Caravaggio all’arte contemporanea passando dal futurismo) per procedere con focus su architettura costruttiva, d’interni e d’arredamento, chiudendo con una robusta e scelta sezione di taglio cronachistico. Numerosi e di assoluto rilievo sono gli scritti del direttore (magnifici i suoi approfondimenti sui valori funzionali dei dettagli decorativi), superato in quantità dal caporedattore Pica — il quale «risulta autore, tra articoli, notizie e piccoli trafiletti, di circa 120 scritti in sette numeri, firmati anche con pseudonimi quali Nautifile, Giovanni Tancredi, Sisto Villa, Angelo dell’Aquila, Callimaco, Ugo Diamare, nonché con sigle “a.p.”, “A.P.” e “A”.» (ivi) — e affiancato da ricorrenti collaboratori: Umberto Bernasconi, Angelo Canevari, Gino Severini, Sisto Villa, Ugo Diamare. Tra gli artisti e architetti valorizzati spiccano i nomi di Carlo Mollino, Giuseppe Capogrossi, Alberto Burri, Renzo Zanella, Antonio Gaudi, Adalberto Libera, Ugo Carrà, Vico Magistretti, Carlo De Carli, Ettore Sottsass (descritto da Alfonso Gatto!), Atanasio Soldati, Gianni Monnet, Vittoriano Viganò, Franco Albini, Carlo Pagani, Luciano Baldessari. Menzione a sé merita il numero 4 (gennaio-febbraio 1951) con il focus sull’arte astratta nel mondo (scritti di G.C. Argan, M. Seuphor, L. DEgrand, L. Döry, M. Gendel) e quindi in Italia (Severini, Bernasconi, Canevari, Dorazio, Guerrini e Perilli), sotto il titolo complessivo di «Punto sull’arte non obiettiva». -- L’impaginazione è magistrale, governata con sapiente acribia, gusto e originalità dal direttore stesso: «Il tutto va sciorinandosi con eleganza, anche attraverso una scelta tipografica di grande respiro sin dal formato […] ribadita anche da un sofisticato mélange di testi e di immagini. Immagini dovute non di rado a puntuali campagne fotografiche pubblicate talvolta a tutta pagina, ovvero montate come un testo nel testo costruito per estrapolazioni o tagli assimilabili a sequenze cinematografiche» (Tedeschi). Un lavoro capace di sintetizzare esperienze opposte come la monumentalità di «Civiltà», la lussuosa rivista dell’E 42, e l’inventiva ultramoderna di «Campo grafico», la rivista dei grafici d’avanguardia anni ’30, anche tramite virtuosismi tipografici quali inserti, tavole ripiegate, utilizzo di carte diverse, sapiente alternanza di bianco/nero, mono e bi-cromie, quadricromie, che la rendono da sfogliare un piacere per gli occhi. Le copertine sono altrettanto scelte, disegnate da Angelo Canevari (nn. 1-3) tramite sovrimpressione di grafica su sfondo fotografico ‘astrattizzato’; con motivi d’arte concreta da Alberto Magnelli (n. 4), lo stesso Moretti (n. 5) e Severini (n. 6); con una raffinata invenzione di pura ‘grafica tipografica’ da Charles Conrad (n. 7). -- La periodicità è inizialmente dichiarata mensile, poi abbandonata: vengono pubblicati tre numeri nel 1950, due nel ’51, uno nel ’52 e uno nel ’53; un rallentamento nelle uscite che denuncia tutte le difficoltà incontrate dall’ambizioso progetto, portato avanti per il gusto di terminare un programma pareggiando i costi di produzione. -- A partire dal numero 4 «Spazio» dialoga sempre più frequentemente con l’arte contemporanea e — via Severini — con Parigi nello specifico: prima Gualtieri di San Lazzaro, finalmente Michel Tapié, l’incontro con il quale costituisce l’inizio di un sodalizio che porterà Moretti ad aprire la galleria Spazio nel giugno-luglio 1954 con la mostra «Caratteri della pittura d’oggi», esponendo tra gli altri Alechinsky, Burri, Capogrossi, Dova, Falkenstein, Francis, Francken, Jorn, Ossorio, Pollock, Serpan, Tobey, Wols. L’attività della galleria si pone quale coda terminale della rivista: «La sede era in via Cadore 23, la stessa della redazione di “Spazio”. […] Tapié inizia a coordinare un’azione comune nel circuito delle gallerie Rive Droite di Parigi, Spazio di Roma e Martha Jackson di New York. La galleria chiuderà alla fine del 1955, dopo aver organizzato la mostra monografica di Serpan, nel settembre 1955, e la mostra collettiva Individualità d’oggi, nell’aprile maggio-giugno 1955, mostra già allestita a cura di Tapié alla galerie Rive Droite (Individualités aujourd’hui, marzo-aprile 1955)» (Tedeschi). Tedeschi, Algoritmie spaziali: gli artisti, la rivista Spazio e Luigi Moretti (Luigi Moretti, Milano 2010: 137-177); Rostagni, Luigi Moretti (Milano 2008), pp. 74-83 7 volumi
Collezione completa dei primi 4 numeri. Tutto il pubblicato del 1969 e primo numero doppio del 1970. Fascicoli in ottime condizioni, con normali abrasioni e segni d’usura alle brossure e carte e tagli leggermente bruniti (lieve fioritura ala prima carta del numero 3/4). Molto rari, specie in queste condizioni. Estremamente rari. Primi 4 numeri in 3 fascicoli della rivista «Tèchne» pubblicata a Firenze a partire dall’ottobre del 1969 e diretta da Eugenio Miccini come bollettino del Centro omonimo (voluto e creato dallo stesso artista e poeta toscano sempre nel 1969). Tra i membri fondatori del «Gruppo 70» insieme a Lamberto Pignotti e Luciano Ori, Miccini si propose con il centro culturale e con il periodico a esso collegato di proseguire il lavoro di ricerca e divulgazione militante nel campo della sperimentazione d’avanguardia e della Poesia Visiva, di cui l’artista toscano, scomparso nel 2007, fu non soltanto uno dei massimi esponenti ma anche ideatore del termine proprio all’interno dell’esperienza del già ricordato «Gruppo 70». Eccentricamente composta da fogli dattiloscritti, manifesti, riproduzioni di opere su diversi tipi di carta e di formato, volantini e inserti e con i suoi testi in italiano, inglese e tedesco il periodico - la cui pubblicazione proseguirà fino al 1976 per un totale di 19 numeri divisi in 9 fascicoli - si presentava come una raccolta di materiali variamente legati sperimentazione verbo-visiva - diventando, insieme a «Lotta Poetica», l’organo ufficiale del movimento di Poesia Visiva non soltanto a livello nazionale - e come cassa di risonanza delle attività del Centro o di luoghi similmente e volontariamente lontani dai circuiti culturali tradizionali e dal potere da essi esercitato. In questi primi numeri relativi al periodo compreso tra l’ottobre del 1969 e il marzo del 1970, si segnalano in particolare i lavori e le tavole grafiche di Eugenio Miccini, Michele Perfetti, Bianca Garinei, Giuseppe Manigrasso, Lamberto Pignotti, Luciano Ori, Jean-François Bory, Franco Vaccari, Adriano Spatola, Jiri Valoch, e gli appunti critici, tra gli altri, dello stesso Miccini, Achille Bonito Oliva, Gillo Dorfles. Nella copia del primo numero qui proposta non sono presenti - a causa dell’allestimento artigianale di queste primissime uscite della rivista (Cfr. M. Bazzini, G. Maffei, «Geiger - Tèchne. Edizioni di poesia e arte», p. 85) - la serigrafia di Vittorio Del Piano e le tavolo fotografiche di Franco Vaccari «Poesia sotterranea poesia trovata». M. Bazzini, M. Gazzotti, «Controcorrente. Riviste e libri d’artista delle case editrici della Poesia visiva», Allemandi, Torino 2011, pp. 21 - 22; M. Bazzini, G. Maffei, «Geiger - Tèchne. Edizioni di poesia e arte», Gli Ori, Pistoia 2002; G. Maffei, P. Peterlini, «Riviste d’Arte d’Avanguardia», Edizioni Sylvestre Bonnard, 2005, p. 146.
In-8 gr., 9 volumi, mz. pelle mod., decoraz. e tit. oro al dorso, pp. 32 / 24 / 16, con ill. in b.n. o in tinta nel t. Di questa celebrata rivista mensile offriamo una raccolta pressoché completa di 9 annate, dal gennaio 1934 (Anno VI) al dicembre 1942 (Anno XIV). Tutta la raccolta è ben conservata (6 volumi, purtroppo, portano incollata sulla prima pagina di ogni numero l’etichetta con l’indirizzo del destinatario, non sempre intatta). Nata nel 1929, la rivista ha cadenza mensile ma formato da quotidiano. Inizialmente, oltre a proporre ricette e consigli gastronomici, pubblica anche articoli firmati da donne scrittrici e ricette di poeti italiani, oltre a numerose rubriche. Nel 1934, col passaggio della direzione a Fanny Dini, la "La Cucina Italiana" si presenta come una moderna rivista per signore, cambia formato, le 8 pagine diventano 32, e si introducono le illustrazioni. Anche il contenuto muta: vengono ampliate le tematiche gastronomiche e introdotte nuove rubriche (dedicate alla bellezza, all’arredamento della casa, alle giovani dame della borghesia perchè diventino “perfette massaie”); dal 1935 appare anche la rubrica sulla moda e vi è persino uno spazio per il galateo. Nell’ottobre 1937 la prima pagina del mensile si presenta come una copertina vera e propria e diventa a colori due anni dopo. "La Cucina Italiana" chiude per la guerra nel luglio 1943 ma rinascerà nel dopoguerra.
93967aaf(ca. 1876-1938), insgesamt ca. 1500 Bl. in 11 Bdn. mit linierten Seiten, in deutscher Kurrentschrift mit Tinte beschrieben (25-35 Linien/S.), Vorsätze teilw. mit hs. Gedichten und Sprüchen, zw. den Seiten finden sich einige Zeitungsausschnitte (aktuelle Marktpreise für Lebensmittel in Zürich), Briefe u. andere hs. Dokumente, z.B. die ‘Arbeitsordnung der Bäckereien von Zürich’, guter Zustand, verschiedene Leinen- u. HLnbde d. Z. (Rechnungsbücher) mit marmoriertem Schnitt, guter Zustand.
19872111902160500109Not Available 1987. Soft Cover. Fine. Number of publications: Choi Shimbunsha Not Available paperback
139294aafHalle, Bey Johann Christian Hendel, 1777 / 1779, kl. in-8vo, 4 Bl. (Titel + 2 Bl. Widmung + 1 Bl. Vorrede des Uebersetzers) + 489 S. (+ 1: Verbesserungen) + 360 S., Exlibris Peter E. Obergfell, einf. Pappbände d. Zeit, grünes Titelschild am Rücken, Ecken etwas bestossen.
1996ZB445765London: The Economist Newspaper Ltd. 1996. volumes 340 to 377 an uninterrupted run of complete volumes mostly in orignal pictorial softcovers ex library good. - If you are reading this this item is actually physically in our stock and ready for shipment once ordered. We are not bookjackers. Buyer is responsible for any additional duties taxes or fees required by recipient's country. Photos available upon request. London: The Economist Newspaper, Ltd. paperback
1809ABC_45177Vienna 1809. Folio. Antoine Schmid Folded strengthened with a decorated paper strip. 10 pp. Rare prospectus for a series of volumes to be issued periodically with contributions on a variety of subjects concerning Islamic studies and the Middle East in the broadest sense under the title Mines dOrient Fundgruben des Orients; Fontes rerum Orientalium; Sources for Oriental studies. The founders of this first professional journal were Count Wenceslaus Rzewuski and Baron Joseph Freiherr von Hammer-Purgstall who would also act as editor. Count Wenceslaus Waclaw Seweryn Rzewuski 1784-1831 was a Polish explorer poet orientalist and horse expert. Baron Joseph Freiherr von Hammer-Purgstall 1774-1856 was an Austrian orientalist and historian. Hammer-Purgstall published numerous texts and translations of Arabic Persian and Turkish authors.Both considered Vienna the ideal transfer point between West and East and invited all orientalists of Europe to contribute in French German English Italian Spanish or Latin. Six volumes of the journal were published between 1809 and 1818 by Antoine Schmid in Vienna.Corners a little frayed otherwise in good condition.l WorldCat 2 copies. unknown
Edizione originale. Gran parte del pubblicato dal numero 1 (1924) al numero 381 (15 settembre 1938). Mancano i numeri: 77, 115, 121, 124, 149, 151, 182, 191, 200, 206, 219, 220, 240, 249, 260, 289, 291, 292, 294, 296, 298, 300, 301, 302, 305, 308, 309, 310, 312, 313, 314, 315, 316, 319, 320, 321, 328, 345, 347, 350, 351, 370, 376, 377, 378. Fascicoli sciolti in ottimo stato con brossure originali ben conservate (tranne numero 124 privo del piatto anteriore) raccolti in cofanetti protettivi divisi per annate. Rivista quindicinale fondata a Torino nel 1924 da Pitigrilli, al secolo Dino Segre, figura tanto sinistra quanto affascinante della prima metà del Novecento: benché nato in una famiglia di origine ebraica, Segre non fu soltanto un sostenitore del fascismo ma anche un informatore dell’OVRA (la polizia segreta fascista) sospettato di responsabilità dirette nell’arresto di svariate e spesso illustri figure dell’antifascismo piemontese (tra cui Giulio Einaudi, Piero Martinetti, Leone Ginzburg, Vittorio Foa, Cesare Pavese). Scrittore di successo di romanzi erotici e umoristici, Pitigrilli fu anche editore di diversi periodici a partire da «Le Grandi Firme», periodico ammiccante al bisogno di evasione, di divertimento e alle fantasie sessuali del pubblico borghese a cui era destinato attraverso “novelle” di autori importanti o famosi (da segnalare, nei numeri 65 e 73, racconti di Marinetti ). Leggera e innocentemente provocatoria, la prima serie della rivista continuò le proprie pubblicazioni fino all’aprile del 1937 quando venne ceduta per motivi finanziari ad Arnaldo Mondadori. La nuova serie – iniziata con il numero 308 del 22 aprile 1937 sotto la direzione di Cesare Zavattini – si presentò con un formato rinnovato e con le copertine affidate all’illustratore Gino Boccasile caratterizzate dalla celebre “Signorina Grandi Firme”, donna moderna, disinibita e maliziosamente goffa che avrebbe dominato la grafica del periodico fino all’ottobre del 1938 quando Mussolini ordinò l’immediata chiusura della rivista. L’immagine femminile eccessivamente emancipata comunicata dai disegni e dalle strisce a fumetti di Boccasile, infatti, nonché la pubblicazione di un racconto di Paola Masino - «Fame» - incentrato sulla condizione di estrema povertà di molti italiani risultarono inaccettabili per il regime, decretando la fine di questa eccentrica avventura editoriale.
1972ZB394896London: Journal of Contemporary Asia 1972. volumes 3-5; 14; 18; 21-22; 24-30. 1972-2000. partly bound library markings textually clean & tight PRICE IS FOR THE LOT. - If you are reading this this item is actually physically in our stock and ready for shipment once ordered. We are not bookjackers. Buyer is responsible for any additional duties taxes or fees required by recipient's country. Photos available upon request. London: Journal of Contemporary Asia unknown
Collezione completa in edizione originale. CON DEDICA Trascurabili minimi difetti al piatto posteriore del primo fascicolo; secondo fascicolo con firma e data autografe, sempre al posteriore: «Benedetta Marinetti -– 24». Eccezionale insieme. I due volumetti uscirono come allegati alla rivista settimanale di Umberto Notari «Gli Avvenimenti», rispettivamente con il numero 114 (28 nov. - 5 dic. 1915) e con il numero II,15 (2-9 aprile 1916): stampati su carta povera, contengono i primi exploit teatrali dei futuristi, preceduti dal «Manifesto del teatro futurista sintetico» stampato al primo fascicolo. Gli stessi contenuti si ritrovano nei due volumetti dedicati al «Teatro futurista sintetico» della collana «Biblioteca teatrale» dell’Istituto Editoriale Italiano. Claudia Salaris parla di «ristampe in edizione economica», mentre in realtà non sembra poter essere chiarito chi precede cosa, nella confusione tipica delle edizioni Notari: di certo è più probabile una quasi contemporaneità, tra fascicoli/allegati e volumetti, se non addirittura una precedenza della presente edizione allegata al settimanale. -- Il vero pregio dei due fascicoli, tuttavia, risiede nelle meravigliose copertine d’artista, affidate ai due pesi massimi della pittura futurista: Carlo Carrà e Umberto Boccioni, che concedono i clichés di due opere assolutamente coeve; molto felice, quindi, la scelta di stampare a due colori, nei toni dell’azzurro-violetto per Carrà e azzurro-grigio per Boccioni. -- Al primo volume le sintesi teatrali di Marinetti, Settimelli, Bruno Corra, Remo Chiti, Arnaldo Corradini, Balilla Pratella, Paolo Buzzi, Francesco Cangiullo, Boccioni, Corrado Govoni, Luciano Folgore, Decio Cinti, sono precedute dal «Manifesto del teatro futurista sintetico». Più ampio il “parterre” di autori nel secondo volume, dove sono pubblicati Marinetti, Settimelli, Bruno Corra, Remo Chiti, Balilla Pratella, Paolo Buzzi, Francesco Cangiullo, Boccioni, Luciano Folgore, Mario Carli, Giacomo Balla, Guglielmo Jannelli, Mario De Leone, Ulric Quinterio, Armando Cavalli, Oscar Mara, Depero, Auro D'Alba, Trilluci, Cantarelli, Rebecchi, Diobelli, Nannetti. Salaris, Riviste futuriste, pp. 662-7 2 voll.
Edizione originale. Collezione completa, eccezion fatta per i numeri 2 (presente in collezione un esatto facsimile) e 6, della prima e della seconda serie dei «Quaderni di Giustizia e Libertà”, per un totale di 10 fascicoli (+ 1 in facsimile). Brossure con normali segni d’usura e mancanze non deturpanti al dorso, ma nel complesso ottimi esemplari (il n. 11 in una emissione con brossura muta). Rarissimi nell’edizione originale del 1932 - 1935. Nati con l’intento di divulgare le posizioni politiche, d’ispirazione liberalsocialista, del Movimento Giustizia e Libertà - fondato a Parigi nel 1929 da un gruppo di antifascisti esiliati guidati principalmente da Carlo Rosselli ed Emilio Lussu - e di creare un programma concreto per la liberazione dell’Italia dal regime di Mussolini, i «Quaderni di “Giustizia e Libertà”» furono pubblicati dal gennaio 1932 al gennaio 1935 per un totale di 12 numeri suddivisi in due serie: la prima, con brossure - salvo il primo numero - di colore grigio; e la seconda, con brossure rosse e titoli neri. Con il numero 7 - ovvero il primo della seconda serie - il titolo cambiò in «Quaderno di Giustizia e Libertà». Stampati a Parigi, i fascicoli bimestrali furono anche un fondamentale strumento di comunicazione e scambio tra i membri di «Giustizia e Libertà» e gli altri movimenti e gruppi antifascisti italiani, promuovendo forme di ribellione pratica ma anche raffinate riflessioni sulle cause profonde della crisi politica e culturale italiana così da poter costruire un nuovo futuro, secondo il motto «Insorgere/Risorgere». Ripubblicati nel 1959 dalla casa editrice Bottega d’Erasmo, i “quaderni” si sono fatti rarissimi nell’edizione originale.
Tutto il pubblicato con eccezione dei nn 3 dell’anno I e 3/4 dell’anno II. Fascicoli in due volumi in mezza pelle blu, titoli oro al dorso, in ottimo stato di conservazione. Ideato da Leo Longanesi per Rizzoli, uscì con il primo numero il 3 aprile 1937, anno primo, fino al nr. 39 del 25 dicembre; anno secondo 1938 dal nr. 1 del 7 gennaio al nr. 53 del 31 dicembre; anno terzo 1939 dal nr. 1 del 7 gennaio al nr. 4 del 28 gennaio. Formato folio grande, con cadenza settimanale, ospitò interventi letterari e politici. «Omnibus» rappresentò il primo esempio di rotocalco ben illustrato da belle fotografie, curato in ogni dettaglio, arricchito dai sapienti disegni di Mino Maccari. Tra i collaboratori: Alvaro, Barilli, Benedetti, Bacchelli, Palazzeschi, Praz, Landolfi, Malaparte, Moravia, Pannunzio e tanti altri. Primo in Italia, «Omnibus» pubblicò scrittori allora oscurati dalla censura fascista, come Ernest Hemingway (tradotto da Elio Vittorini), Erskine Caldwell, David H. Lawrence, Dashiell Hammett, James Cain, Joseph Roth e John Steinbeck. Importanti gli articoli sulla guerra di Spagna. Nel gennaio 1939, per insuperabili contrasti, il regime ne sospende le pubblicazioni. 2 volumi
29929Paris, Librairie Plon, 1898-1899. 85 fascicules +15. In folio, 4 pages par n°. Couvertures illustrée. Reliure vélin ivoire, plats dominotés, dos lisse, pièce de titre chagrin rouge.
Paris, Librairie Plon, 1898-1899. 85 fascicules +15. In folio, 4 pages par n°. Couvertures illustrée. Reliure vélin ivoire, plats dominotés, dos lisse, pièce de titre chagrin rouge. PSST...! COLLECTION COMPLETE DU N° 1 (5 FEVRIER 1898) N° AU N° 85 (16 SEPTEMBRE 1899). LE FIFRE du N° 1 première année 23 février 1889 au N° 15 1er juin 1889. COLLECTION COMPLETE. Caran d'Ache et Forain collaboraient depuis plusieurs années au Figaro, journal longtemps ouvert aux articles de Zola en faveur de Dreyfus avant de devoir reculer face au mécontentement de son lectorat. Malgré ce revirement, la ligne éditoriale du journal reste modérée, ne permettant pas à ses dessinateurs de violentes charges anti -dreyfusardes et antisémites. Psst...! est un journal hebdomadaire satirique français. Paru en 1898-1899, il contient des caricatures et dessins antidreyfusards et antisémites de Caran d'Ache et de Forain. Le titre évoque un sifflement discret destiné à attirer l'attention. Sa ponctuation est une référence évidente au J'accuse…! de Zola publié dans l’Aurore du 13 janvier 1898. En réponse au manifeste dreyfusard du célèbre écrivain, les deux dessinateurs de Psst...! accablent les défenseurs de Dreyfus et représentent ceux-ci comme les instruments d'un complot ourdi contre la France et son armée par les juifs et les puissances étrangères. Le lancement de l'hebdomadaire est notamment salué par Édouard Drumont dans la Libre Parole du 7 février. Dans le numéro de la veille, Forain était interviewé par Gaston Méry au sujet de la fondation de Psst...! : « [Caran d'Ache et moi avons obéi] au sentiment de dégoût et d'indignation que nous inspirent les odieuses manœuvres du Syndicat. Je ne suis pas un Antisémite, dans le sens strict du mot; mais, il n'y a pas à dire le contraire, ce sont les Juifs qui font toute cette sale besogne. [...] Un soir, nous causions de cela, Caran d'Ache et moi. "Il faut faire quelque chose, lui dis-je ; ils nous embêtent à la fin. C'est devenu un devoir pour chacun de combattre tous ces cosmopolites avec les moyens dont il dispose." Et, tout de suite, Caran d'Ache a pensé comme moi. Le lendemain, nous étions chez l'éditeur. Et voilà ! ». Les dreyfusards répliquent peu de temps après : dès le 17 février, Stock commence la publication du Sifflet sous la direction d'Achille Steens. De format similaire à celui de Psst...!, le Sifflet contient des dessins d'Édouard Couturier, de Félix Vallotton, d'Hermann-Paul, de Louis Chevalier et d'Henri-Gabriel Ibels. LE FIFRE : Collection complète de ce journal satirique créé et illustré par le peintre et illustrateur de presse Jean-Louis FORAIN -1852-1931), comprenant 15 numéros publiés entre le 23 février et le 1er juin 1889. L'artiste présentait ainsi son numéro en page 2 du premier numéro : " Conter la vie de tous les jours, montrer les ridicules de certaines douleurs, la tristesse de bien des joies, et constater rudement quelquefois par quelle hypocrite façon le Vice tend à se manifester en nous..." Ont collaboré à ce journal, en dehors de Jean-Louis Forain, Armand Silvestre, Emile André, Jean Richepin, Paul Messon, Paul Hervieu, Jacques Le Lorrain, etc.
20212081502111906998commercial stamp office 2021. Soft Cover. Fine. The book is in fine condition. commercial stamp office paperback
1839WRCAM42383Joliet Il. 1839. 5pp. Folio. Old folds. Separation at many folds most repaired with tape. Light soiling and foxing. Some small paper loss due to wax seals. Still quite legible. About good. In a green half morocco and cloth clamshell case spine gilt. A manuscript purchase agreement for the JULIET COURIER the Chicago area's oldest newspaper and the sixth oldest paper in Illinois. The JULIET COURIER was founded April 20 1839 by thirteen investors in Juliet Illinois changed to Joliet in 1845. They hired an editor named Balch variously referred to as P.O. Balch O.H. Balch and C.H. Balch who abandoned the project a few months later resulting in the present document. The paper was then edited by David L. Gregg a local attorney who rose to prominence and later served as Illinois Secretary of State; in 1853 Gregg was appointed United States Commissioner to the Sandwich Islands where he served for the next ten years. The paper was published as the JULIET COURIER until 1843 when the name was changed to the JULIET SIGNAL later the JOLIET SIGNAL with the change in the town's name. The paper is published to this day under the banner of the JOLIET HERALD NEWS. <br> <br> The document opens: <br> <br> "Whereas the JULIET COURIER lately under the management of P.O. Balch has been abandoned by the said Balch without any provision for its further publication. And whereas the said COURIER is likely to be discontinued unless funds be provided immediately for purchasing stock paying journeymen &c. And also whereas it is both necessary and expedient for the democracy to keep in existence a press of sound Democratic principles devoted to the best interests of the people - Therefore we the undersigned do promise & agree to pay for the purposes above specified to the committee of stockholders owning the printing establishment of the aforesaid COURIER the amount set opposite to our respective names with the express understanding & consideration that the same shall be refunded from the rents & profits due to the aforesaid establishment." <br> <br> It is signed by fifteen individuals or establishments with notes that each has paid the amount stated generally five dollars. The remainder of the document discusses the continuation of the paper's operation signing the responsibility over to David L. Gregg and W.P. Hudson. It is signed at the end by the twenty shareholders noting how many shares each owns in the company. <br> <br> An interesting and early piece of Illinois newspaper history. NEWSPAPERS AND PERIODICALS OF ILLINOIS p.207. ENCYCLOPEDIA OF CHICAGO online. hardcover books
MC01B-00005International Newspaper Syndicate. Collectible - Good. New York: International Newspaper Syndicate 1900. 4to staple-bound drab wrappers with black lettering. 2pp. Portrait frontispiece. Good copy. Some staining to covers and tears along the cover's edges. In polypropylene bag. Robert Hoe III 1839-1909 was a producer of printing press equipment and the first president of the Grolier Club. He was an extensive rare book and manuscript who owned a Gutenberg Bible. No copies on OCLC no auction records. Grolier Club Rare Book Collectors Biography Inquire if you need further information. International Newspaper Syndicate unknown
Collezione completa in edizione originale. Collezione completa di 114 numeri dal maggio 1979 al dicembre 1988 in ottimo stato di conservazione. Nel 1979 la casa editrice milanese Multhipla diretta da Gino Di Maggio decise di riprendere l’esperienza del periodico «AlfaBeta. Laboratorio di critica delle arti visive, di storia dell’arte e …» terminata nel marzo del 1976 dopo soli otto numeri, dando vita ad «Alfabeta. Mensile di informazione culturale». Rispetto alla rivista originaria, più strettamente legata all’ambito artistico, la nuova serie ha interessi - come del resto il sottotitolo dichiara – culturali in senso più ampio, concentrandosi in modo particolare nel campo letterario e in quello politico. Animatori del progetto furono, oltre allo stesso Di Maggio e a Gianni Sassi nella vesta di art director, Nanni Balestrini, Umberto Eco, Paolo Volponi, Antonio Porta, Maria Corti, Francesco Leonetti, Pier Aldo Rovatti e Mario Spinella. Più avanti, il comitato di redazione includerà anche Omar Calabrese, Carlo Formenti, Vincenzo Bonazza, Marisa Giuffra, Nino Trombetta e Maurizio Ferraris. Volontà di Nanni Balestrini – che a ragione può essere considerato come una delle figure fondamentali della rivista, se non la più importante – era quella di creare un gruppo caratterizzato da interessi culturali e posizionamenti politici diversi tra loro così da cogliere e restituire criticamente e nel modo più completo possibile i mutamenti in atto e i movimenti emergenti generando, seppur nella differenza, un fronte comune contro la crisi e il ritiro dalla scena pubblica degli intellettuali e contro il disimpegno politico venuti dopo la stagione del fermento culturale e delle lotte. L’avventura di «Alfabeta» terminerà nel 1988 con il numero 114. Solo nel 2010 Balestrini e Di Maggio cercheranno di recuperare il senso di quell’avventura tanto importante fondando «Alfabeta 2 - mensile di intervento culturale».
23658Roubaix, la Gazette du Nord, 1900-1913. 14 vols in folio (520x340mm de 1900 à 1908 et 550x370mm de 1909 à 1913) reliés en demi velin, dos droit avec pièce de titre brune ; 52 numéros par volumes. Très bon état intérieur ; bon état extérieur (frottements d'usage et manque d'une coiffe sur l'année 1910). Rare ensemble.
19441110751944 Janvier à Août 1944 - N° 5260/5261 à 5292/5293 - 102e année - Imprimerie de L'Illustration, Bobigny - Revue hebdomadaire illustrée - Grand in-4, demi basane rouge - Dos 5 nerfs avec titre et années en doré - p. 1 à 301 + quelques pages de publicités non paginées - Très nombreuses illustrations et reproductions photographiques en N&B avec quelques planches en couleurs hors texte - Complet, comprenant les numéros rares 5278/5279 (6 et 13 mai 1944 : Le Salon et le Maréchal à Paris) - 5290/5291 (dernier avec le bandeau rouge) puis 5292/5293 où la mention de Jacques de Lesdain comme rédacteur disparaît - Relié avec les premières de couverture et quelques pages de publicités
1737WRCAM55322Philadelphia: Andrew Bradford 1737. 4pp. illustrated with two woodcuts in the masthead and four maritime woodcuts in the text. Folio printed on a single folded sheet. Minor foxing and edge wear marginal stabholes along central vertical fold two short repaired horizontal tears. Very good. A rare issue of the first newspaper printed in Philadelphia and in fact the first American newspaper to appear outside Boston. THE AMERICAN WEEKLY MERCURY was founded by the pioneering Philadelphia printer Andrew Bradford in 1719. As would be expected this issue contains news from both Great Britain and the colonies. The first page contains a Parliamentary dispatch regarding the production of iron in the American colonies "where it is capable of being produced in every respect equal in Goodness to the best Iron from Sweden." and a report of a shipwreck off the coast of Bristol. Also included is shipping news from Boston and Philadelphia along with almost twenty advertisements containing information on ships for hire runaway servants trade services debt notices real estate offerings and more. <br> <br> Most notable among the advertisements are three relating to slaves. The first advertises for sale "A Likely young Negro Man about Seventeen that has been in the Country some Years and had the Small Pox." The second seeks return of a runaway "Servant Man named Patrick Burk a Saddler by Trade.of small stature brown Complexion short black Hair mark'd with the Small Pox." The last advertisement in the paper touts for sale "Very good Houshold sic Goods of all sorts: Also divers young Negro Boys and Girls all Born here." <br> <br> Andrew Bradford was the fourth printer in Philadelphia and the son of William Bradford the first printer there and in New York. The younger Bradford became Philadelphia's sole printer when he returned there in 1713 and remained so until Samuel Keimer arrived in 1723. He immediately obtained the lucrative contract to print the colony's laws and produced the first collected volume in 1714. He also published works on his own account including almanacs religious works broadsides the second edition of CONDUCTOR GENERALIS and the present newspaper. Bradford published the MERCURY from December 1719 until his death in 1742 though it was continued by others until 1749. <br> <br> Issues of THE AMERICAN WEEKLY MERCURY or any early 18th-century American newspaper rarely appear at auction or in the market. Andrew Bradford unknown books
Settimanale diretto da Tomaso Monicelli. Il primo numero reca la data 6 giugno 1909; cessò le pubblicazioni col numero 22 del 29 maggio 1910. Dapprima la testata fu disegnata da Pietro Chiesa poi da Antonio Rubino. Pubblica testi di politica, storia e letteratura (poesie e racconti di Gozzano, Giorgieri Contri, Vannicola, Govoni, Lucini), abbelliti da numerose illustrazioni di Golia, T.M. Cascella, Fabiano e Rubino. Tutto il pubblicato rilegato in volume.
19378028EBParis, Verve, 1937-1939. Groß-4°. 35,5 x 26,5 cm. 112 Seiten, 8 Blatt. 128 Seiten. 132 Seiten. 140 Seiten. Original-Broschuren in privaten Pappschubern. [5 Warenabbildungen]