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brossura
br. Profondamente radicata nella temperie novecentesca, "Il profeta" è l'opera più letta e conosciuta di Kahlil Gibran. Un piccolo classico della modernità, una guida laica, seppur intrisa di spiritualità, ai grandi temi della vita, un breviario con cui af-frontare le domande senza tempo e senza spazio alle quali l'autore cerca di dare una propria, personalissima risposta. Nei sermoni che Almustafa, alter ego dell'autore, pronuncia davanti al popolo di Orfalese, Gibran ha saputo condensare in immagini liriche e fulminee sentenze un nucleo tematico incentrato sul superamento di ogni dualismo tra Oriente e Occidente, oratore e uditore, umano e divino. Introduzione e traduzione di Giuseppe Maugeri.
br. «In una lettera a Vanni Scheiwiller, Antonio Pizzuto parla di me come di un enfant prodige e, in un'altra a Laura Barile, come di un "genio" che avrebbe "nel piglio, nell'aspetto, qualcosa di napoleonico". Allo scopo sia di superare l'imbarazzo conseguente, sia di tacitare i sensi di colpa che l'intera vicenda dei nostri rapporti comporta, sarà bene che racconti la storia che segue.» Inizia così questo diario epistolare tra Accame e Pizzuto. Difficile ripercorrere le storie degli uomini basandosi solo su alcuni frammenti, ma è quello che fa Felice Accame. La vita è la sua e i frammenti sono delle lettere, che l'Autore ha scambiato negli anni con lo scrittore Antonio Pizzuto. È l'inizio di un'amicizia, nata sotto l'egida dell'editore Lerici, che pubblica a distanza di poco un nuovo libro di Pizzuto e il primo di Accame. E questo lo spunto che serve a Pizzuto per offrire l'opportunità ad Accame di lavorare insieme a un progetto che, tuttavia, sarà destinato a non realizzarsi nell'alternanza di più urgenti pegni morali e degli immancabili sensi di colpa.
br. Ed è a questo punto che riprende il mio delirio, il mio delirio di rivendicatore-nato. Chi, infatti, dal 1918, e non parlo di teatro, ha gettato un colpo di sonda 'in tutti i bassifondi della sorte e del caso', se non Hitler, l'impuro moldovalacco della razza delle scimmie innate?
br. Sull'essenza del riso, qui presentato da Alfredo Civita e Giuseppe Grasso, è un saggio ricco di spunti che sembra scritto 45 anni dopo, cioè quando esce il famoso libro di Bergson "Il riso". Apparso nel 1855, era stato rimaneggiato più volte da Baudelaire, al punto da diventare un'ossessione. Nessuno si era spinto prima di lui a indagare le ragioni del comico con un esame così minuto e coscienzioso, sostenuto da una scrittura chiara e dimostrativa, anche se venata qua e là da un tono ironicamente cerimonioso. Baudelaire inizia la sua dimostrazione con la massima "Il saggio ride solo tremando", riconducibile alla tradizione biblica e cattolica, in cui tende a declinare l'idea che il verbo incarnato non ha mai riso. Ridere per il saggio è sconveniente e anti-divino, significa cedere a una tentazione impura che va a ledere quella serenità contemplativa che è il suo ideale. Il comico ha un'origine diabolica e dannata, nasce dall'avvertimento della propria superiorità, idea luciferina per eccellenza. Una volta indicata l'origine contraddittoria del riso, che nasce da uno "scontro", Baudelaire distingue il "comico ordinario" (o "significativo")...
br. "Quello che mi interessa è poter scrivere un reportage esattamente nello stesso modo in cui scriverei un libro" afferma Emmanuel Carrére. Così, della "Giungla" di Calais, non ci racconta il fango, la violenza e la miseria del campo, bensiì tutto quello che c'è attorno: la rabbia e la frustrazione di una parte dei calesiani; la compassione e la solidarietà di un'altra parte; le fabbriche e i quartieri abbandonati; l'immane apparato poliziesco; il circo mediatico; il "turismo del dolore". E lo fa nel suo modo affabile e diretto, con lo sguardo, insieme lucido ed empatico, di chi si interroga costantemente su tutto - anche su se stesso.
ill., br. Il tempo, la storia, il sesso, il cosmo, l'abisso: centotrentaquattro nuovissimi pensieri del Filosofo Ignoto.
ill., br. La biografia di un autore cult, la vita e le immagini del più famoso scrittore underground in lingua inglese. Il caso e il fenomeno Charles Bukowski: il ragazzo battuto dal padre, bevitore già a tredici anni, il duro ribelle sfregiato dall'acne, l'impiegato delle Poste, l'uomo dai mille lavori, il modesto factotum che ha conosciuto le esperienze più sordide e gli ambienti più malfamati per poi diventare un miliardario, è ormai un'autentica leggenda. Il suo lavoro - crudo, grezzo, schietto e spassoso - ha immediatamente trovato imitatori, emulatori, fan e insieme detrattori. E lui faceva scandalo, si attirava amori e odi, si presentava come un personaggio su cui inevitabilmente ci si divide. Jim Christy ha cercato di mettere un po' d'ordine nelle dicerie sorte attorno alla sua vicenda personale, per poter scrivere con partecipazione e simpatia dell'uomo, del mito, dell'opera. A completare il ritratto concorrono le ventiquattro fotografie scattate da Claude Powell, amico, confidente e compagno di sbronze dello scrittore.
br. La lettura dei "Promessi sposi" conserva ancora una grande validità didattica, fornendo allo studente non solo un modello linguistico fondamentale, ma anche infinite occasioni di analisi e di riflessione. Questo volumetto non intende pertanto surrogare la lettura diretta del romanzo, bensì affiancarla, venendo incontro alle difficoltà che lungo il suo cammino lo studente potrà incontrare. Esso, seguendo il romanzo capitolo per capitolo: facilita la comprensione del testo; evidenzia le tematiche principali; analizza personaggi e situazioni; suggerisce percorsi di studio; offre spunti di riflessione per la stesura di elaborati. L'analisi dei singoli capitoli dei Promessi Sposi è preceduta da due sezioni, la prima incentrata sulla vita, il pensiero e la restante produzione di Manzoni, la seconda sul romanzo, di cui individua la struttura, la genesi, la concezione storica e religiosa e traccia una breve storia della critica, fino agli apporti più recenti. Chiudono il volumetto due appendici, delle quali la prima propone un confronto tra la redazione iniziale e quella definitiva del romanzo, attraverso una lettura sinottica di un brano famoso; la seconda una "visita virtuale" ai luoghi in cui esso è ambientato.
br. "Gioco e teoria del duende" risale al 1933, anno del secondo viaggio dell'autore nella Americhe. In apparenza, è una disquisizione di taglio postromantico che verte sulla illustrazione dello spirito nascosto della "dolente Spagna". In verità, diviene una meditazione sulla genesi dell'arte e delle arti, un'esplorazione del "canto jondo" ("canto profondo, il primitivo canto flamenco) che si accompagna a quella dello stesso mondo poetico lorchiano.
br. Vero e proprio mito culturale, "Il profeta" di Kahlil Gibran è, dopo la Bibbia, uno dei libri più letti e apprezzati a livello mondiale. Pubblicato a New York nel 1923, dopo lunghi anni di meditazione, rappresenta senz'altro il capolavoro del grande artista libanese. Attraverso uno stile raffinato e seducente, Gibran, nei panni del profeta Al-mustafà, fornisce risposte illuminanti e quanto mai attuali ai maggiori interrogativi dell'esistenza: il senso della vita, della felicità e del dolore, il ruolo dei valori spirituali e l'importanza di amore e amicizia.
br. La più terribile fabbrica della morte nazista nel folgorante, esemplare reportage - fondato su testimonianze di prima mano e scritto subito dopo la liberazione del campo, nell'autunno 1944 - da un inviato d'eccezione.
br. In "Los Angeles", la newyorkese A. M. Homes si installa nel famoso Château Marmont e usa quel luogo mitico come un prisma attraverso il quale guardare ed esperire la cultura di Los Angeles, quella passata e anche quella che si prepara per il futuro. Costruito negli anni venti, Château Marmont è stato rifugio di personaggi famosi che lo hanno scelto come palcoscenico di spezzoni di vita di volta in volta drammatici, fortunati, folli. Mecca mitologica, è il perno intorno a cui si muove una città di visionari, romantici e sognatori e che è da sempre un variegato sfondo sul quale si proiettano le identità e i luoghi emblematici dell'America.
br. Non la difesa speciale di questo o quel condannato, ma un'arringa in nome di tutti i possibili accusati, presenti e futuri, innocenti e colpevoli, davanti a tutti i pretori, tutte le corti, tutte le giustizie. Hugo fece sentire la sua voce potente ogni volta che si trattò di strappare una vita al carnefice, all'assassino di Stato: i suoi scritti contro la pena di morte sono accesi da uno spirito romantico che lacera ancora oggi le coscienze, gettando fino a noi le proteste della verità e dell'umanità contro la barbarie.
ill., br. I paradossi sofferti e sorprendenti dell'animo umano e i fragili labirinti della psiche infantile nelle lettere in cui Franz Kafka analizza il comportamento dell'"animale-famiglia", si districa dall'intrico del proprio fidanzamento e demolisce, commosso, la figura paterna. Il più straniarne narratore del Novecento si rivela un arguto e lucidissimo pedagogo.
br. Raffaele La Capria e Umberto Silva hanno l'abitudine di incontrarsi la domenica mattina in un bar a Roma e conversare. Dalle loro conversazioni nascono questi dialoghi leggeri e scherzosi, pieni di intelligenza e di Martini.
br. Da questa breve e intensissima raccolta di pensieri, estratti dallo Zibaldone e riscritti in forma nuova, traspare un'inaspettata dichiarazione d'amore e di speranza nei confronti dell'umanità. Un'opera illuminante, che riscopre un Leopardi meno spietato e inesorabile nei confronti dei propri simili - "La mia inclinazione non è stata mai di odiare gli uomini, ma di amarli" -, per il quale la fustigazione dei cattivi costumi prende piuttosto il senso di una battaglia rischiaratrice contro gli errori e la falsità del vivere umano.
br. Apparso per la prima volta nel 1997 sulle pagine del "New Yorker", questo impetuoso, lucidissimo saggio di Cynthia Ozick strappa il velo di dissimulazione e retorica che negli anni ha ovattato e mistificato la limpida voce di Anne Frank e del suo Diario. Troppo spesso e troppo a lungo oggetto di interpretazioni semplificate e fuorvianti, di appropriazioni indebite, tradimenti e comode "santificazioni", il Diario è servito da lasciapassare per un'amnesia collettiva - storica e culturale - sulle cause e le circostanze della morte della sua autrice e di milioni di altre vittime dell'Olocausto. La depravazione e la ferocia dei nazisti, il male che ha consumato la protagonista, sono stati attenuati e sorpassati nel tempo dal solo battere della critica, dell'editoria, dei lettori e persino del padre - Otto Frank - sul tema della bontà e della forza umana, utilizzando strumentalmente la voce di Anne per costruire un discorso sul passato tanto rassicurante quanto sterile. Cynthia Ozick, ripercorrendo con il ritmo e la forza che le sono propri, le vicissitudini storiche, editoriali e teatrali del libro universalmente considerato il simbolo della Shoah, ci mette in guardia dalle conseguenze di questa tendenza: ammorbidire la Storia, nel tentativo di renderla più sopportabile, equivale a tradirla; tradirla equivale a negare - in una discesa inarrestabile verso il buio della ragione - ciò che è stato, gettando le basi perché possa avvenire ancora.
br. «Anch'io, come s'è espresso - col tramite di Corrado Avolio - nel suo incipit Enzo Papa (amico di lunga gittata), desidero aprire il mio cenno introduttivo su peso e suono di una pertinente parola. In siciliano, forse a Bronte con maggiore incisività, il termine "minuzzagghi" possiede un preciso significato: sta a indicare l'insieme di cose minute, di frantumi, tritumi, scaglie resesi ormai inutilizzabili. Saranno pure inutili, anche se per Aldo Palazzeschi, nella celebre poesia "Lasciatemi divertire", dichiara con trasporto fanciullesco che «Non è vero che non voglion dire», ma «vogliono dire qualcosa»; e qui, lungo l'asse asimmetrico dei tre sgambetti agitati da Enzo Papa tra le gambe di Sciascia, non è certo (o non soltanto) un lasciarsi cullare dall'estroversa e accattivante papiniana fantasia propria del pleomorfismo creativo di Palazzeschi, piuttosto è un calarsi nell'affermazione esplicita sul diritto all'arte (e l'arte della critica non è da meno)». (Dalla premessa di Aldo Gerbino)
br. In nove quadri sulla Natività pubblicati nel 1935 sulla "Lettura" del "Corriere della Sera", Papini immagina la notte di Natale attraverso i pensieri del locandiere, del padrone della stalla, del pastore «rimasto addietro», delle pecore lasciate sole, della levatrice, del topo nel muro, del bove, del passerotto sul tetto e dell'asino. Uno sguardo originale e insolito su un «presepio sconnesso» nella notte più sorprendente del mondo cristiano.
brossura
br. In quale tempo e in quale spazio ha luogo il singolare, fragile evento della lettura? Da queste domande prende avvio il breve e nitido saggio che Ezio Raimondi, uno dei massimi studiosi della letteratura oggi in Italia, ha dedicato al leggere. È un atto apparentemente semplice, un gesto quotidiano, eppure leggere è un rapporto complesso fra due persone, l'autore e il lettore, che ha luogo attraverso un testo. Chi legge fa vivere un testo, lo realizza, mettendosi così in comunicazione con l'altro, con una diversità. Nel leggere è implicata la disponibilità ad ascoltare, a entrare in relazione, a non prevaricare l'altro con la propria individualità. Esiste dunque un'etica della lettura, che è fatta di filologia e passione, capacità di intendere e disponibilità a mettersi in gioco.
br. In quattro schegge di prosa, una Corsica di luce e fantasmi che nessuno ha mai visto. L'ultimo vagabondaggio, mai portato a termine, di Sebald.
br. Fai così, o mio Lucilio, rivendica te stesso per te, e il tempo che finora ti veniva portato via o sottratto o ti sfuggiva, mettilo da parte e custodiscilo. Persuaditi che queste cose stanno come ti scrivo: parte del nostro tempo ci è strappata via, parte sottratta, una parte scorre via. Ma lo spreco più vergognoso è quello che avviene per trascuratezza. E se vorrai farci attenzione, gran parte della vita scorre via nel far male, la massima parte nel non far nulla, tutta la vita nel fare altro.