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brossura Ignazio Silone (Secondino Tranquilli) è stato uno degli scrittori e pensatori europei di maggior rilievo del Novecento. Per il suo attivismo politico è stato soggetto a durature controversie, ma resta innegabile il suo amore per l'Italia, dimostrato attraverso la sua lotta per la giustizia contro tutti i totalitarismi. Questo lavoro della Paynter ce lo fa conoscere meglio, attraverso una "visita" al suo mondo nel profilo biografico da lei tracciato e in virtù dello scambio epistolare con Marcel Fleischmann, durato dal 1934 fino alla sua morte nel 1978.
brossura
br. Le "Senili" sono l'ultima raccolta epistolare petrarchesca, iniziata nel 1361 e conclusa poco prima della morte. Frutto della piena maturità dello scrittore, dispiegano il suo pensiero intorno a una particolare ricchezza di temi e contengono numerose notizie storiche e autobiografiche, descrizioni di luoghi e paesaggi, ampi squarci narrativi (fa parte della raccolta la famosa traduzione latina di una novella del "Decameron" di Boccaccio), il tutto in uno stile vario e duttile che rappresenta l'ultimo approdo di un costante affinamento di mezzi espressivi. Nell'ambito dell'edizione di tutto Petrarca varata dalla Commissione per l'Edizione Nazionale in occasione del centenario del 2004 vede ora la luce il primo volume di una nuova edizione critica fondata sulla collazione dei manoscritti più importanti, di cui nell'introduzione si delinea lo stemma. Il testo latino è accompagnato da apparato delle fonti e apparato delle varianti d'autore e da note critiche su problemi particolari ed è affiancato dalla traduzione italiana con un corredo essenziale di note esplicative.
brossura "Oltre che per la traduzione, l'edizione si caratterizza per un commento molto originale che mette a confronto le versioni e il riuso di questi Detti da parte di altri scrittori successivi, primo fra tutti Erasmo, altra passione ripetutamente coltivata nel tempo da Carena. Il commento fa vedere come l'originale di Plutarco venga ripreso, ampliato, modificato, adattato ai tempi secondo gli autori e le epoche, attraversando tutta la cultura umanistica fino all'età moderna. Le tre raccolte degli Apoftegmi di re e generali, di spartani, di spartane si annidarono nel vasto cumulo delle Opere morali di Plutarco, accompagnate dalle Istituzioni spartane e dalle Virtú delle donne, come schegge dei monumenti delle Vite parallele. Nelle Vite, spiega l'autore dedicandoli all'imperatore Traiano, le sentenze di quei grandi si trovano frammiste alle loro azioni, per cui il rintracciarle e isolarle richiede grande disponibilità di tempo e grande devozione alla lettura. Mentre quelle parole sono proficue alla conoscenza del carattere e del comportamento dei potenti; scaturite dal vivo delle loro gesta, vi si riflettono e vi si può conoscere limpidamente quali fossero i loro pensieri. Raccoglierle è come raccogliere da un campo 'i semi della vita'. (...) Si viene così componendo in quell'intreccio un manuale di buoni costumi e buona condotta, di ideali e di norme, naturalmente secondo l'etica di quegli anni e del compilatore. Questi antichi hanno tutti, o quasi, la statura dei protagonisti delle Vite parallele; e il compilatore è, e non potrebbe essere altrimenti, un elevato platonico di formazione, istruito dall'esperienza della vita e della storia a concedere qualcosa agli stoici e nulla agli epicurei, avvantaggiato dalla sua modestia e da quell'intuito di letterato che lo fa autore di opere tra le più affascinanti" (dalla prefazione di Carlo Carena).
br. Rabelais è il padre fondatore dell'arte del romanzo. Questa è l'ipotesi che Lakis Proguidis sostiene, seguendo molteplici percorsi che si incrociano lungo tutto il suo libro. L'autore passa allora con leggerezza e profondità dalla comparazione dell'opera di Rabelais con quella dei nostri grandi antenati ai propri ricordi personali, dalla farsa alla linguistica, dalla Storia alla critica della critica, dall'analisi scrupolosa del testo alla cronaca, da Omero all'attualità. In Rabelais, afferma Proguidis, come del resto in tutti i romanzieri, la forma del passato non è né un faro infallibile (classicismo) né una realizzazione passeggera (avanguardia), ma un brandello di tessuto che va continuamente rammendato e continuamente arricchito con nuovi motivi esistenziali. Sebbene il caso giochi un grande ruolo, nulla è arbitrario. Tutto ruota attorno allo stesso nocciolo estetico la cui genesi è qui presentata per la prima volta: il suo nome è riso romanzesco.
br. Rabelais è il padre fondatore dell'arte del romanzo. Questa è l'ipotesi che Lakis Proguidis sostiene, seguendo molteplici percorsi che si incrociano lungo tutto il suo libro. L'autore passa allora con leggerezza e profondità dalla comparazione dell'opera di Rabelais con quella dei nostri grandi antenati ai propri ricordi personali, dalla farsa alla linguistica, dalla Storia alla critica della critica, dall'analisi scrupolosa del testo alla cronaca, da Omero all'attualità. In Rabelais, afferma Proguidis, come del resto in tutti i romanzieri, la forma del passato non è né un faro infallibile (classicismo) né una realizzazione passeggera (avanguardia), ma un brandello di tessuto che va continuamente rammendato e continuamente arricchito con nuovi motivi esistenziali. Sebbene il caso giochi un grande ruolo, nulla è arbitrario. Tutto ruota attorno allo stesso nocciolo estetico la cui genesi è qui presentata per la prima volta: il suo nome è riso romanzesco.
br. Questo volume nasce da una constatazione: Philip Roth (1933-2018), universalmente riconosciuto come una delle voci fondamentali della letteratura americana, sembra essere più noto (e più ammirato) in Italia che negli Stati Uniti. Da qui, alcune domande. Come e perché si è arrivati a questa situazione? Le cose sono sempre state così? Quali sono gli aspetti peculiari della ricezione italiana di Roth? Per affrontare un argomento tanto vasto, si è scelto di prendere in considerazione diversi aspetti: la presenza dello scrittore nel mercato editoriale, i suoi rapporti diretti e indiretti con la letteratura italiana, le sue conoscenze nella Penisola, le scelte dei traduttori dei suoi libri, le reazioni del pubblico e della critica, la rappresentazione del Bel Paese nei suoi romanzi (e l'elenco potrebbe continuare). Sulla base dell'analisi di una grande mole di documenti - lettere inedite, saggi accademici, articoli giornalistici, recensioni, interviste, opere letterarie di vario genere - Philip Roth e l'Italia. Storia di un amore incostante intende fornire alcune linee interpretative e, al contempo, aprire il campo a ulteriori ricerche. Oltre ad approfondire la conoscenza di una figura centrale della cultura contemporanea, lo studio della sua relazione con l'Italia diviene un modo per esaminare, di riflesso, l'evoluzione, le tendenze e le contraddizioni della cultura italiana degli ultimi 60 anni.
br. Con stile personale che unisce concisione e passione, rigore logico e satira mordace, convinzione e entusiasmo, l'autore evidenzia il contrasto in atto tra paganesimo e cristianesimo. La persecuzione anticristiana, causata da un odio immotivato e irragionevole, non trova alcuna giustificazione giuridica, politica, culturale o sociale. Tertulliano mostra l'ingiustizia dei processi e delle condanne inferte ai cristiani, difende la fede cristiana in nome della libertà religiosa, evidenzia il bene che il cristianesimo apporta all'umanità. È in definitiva un invito a scoprire la bellezza della verità cristiana che rende pienamente umana la vita; anzi, umano-divina; un invito ad arrendersi alla grazia salvifica di Cristo.
brossura Questo libro nasce dalla scommessa di tornare a leggere il romanzo italiano dall'Ottocento a oggi da un'angolazione inedita: quella del trattamento della punteggiatura nella sua accezione più estesa, comprensiva, oltre che dei segni d'interpunzione veri e propri, anche della mise en page, cioè di quelle forme di valorizzazione dello spazio della pagina che hanno la loro manifestazione più vistosa nei bianchi interlineari che scandiscono la narrazione in paragrafi. Coniugando l'approccio linguistico con quello stilistico-letterario, il volume di Elisa Tonani indaga questi aspetti solitamente trascurati della testualità letteraria per mettere in luce il rapporto esistente tra parola e silenzio, tra detto e non detto, tra discorsività e allusività, tra esplicito e implicito.
ril. Un prospetto della narrativa brasiliana negli anni 1870-1922: quelli che vanno dall'avvento del regionalismo al modernismo, cioè nel periodo in cui - dopo l'indipendenza nel 1822 e l'inizio del Segundo Reinado (1840) - essa andò progressivamente acquisendo caratteri autonomi. Nell'arco di tempo preso in esame la letteratura brasiliana venne percorsa da diversi movimenti e tendenze: dall'ancora attivo romanticismo al realismo, al parnasianismo, al naturalismo, al simbolismo, al penumbrismo, al post-etichettato e avvolgente premodernismo; ma a sostanziarla in ogni fase fu soprattutto il regionalismo: un fenomeno trasversale in quanto presente in ciascuno di questi -ismi, e distingue altresì in forma determinante varie opere le cui caratteristiche sono a essi solo debolmente riferibili. Integrato da 20 testi antologici di molti dei principali scrittori, questo lavoro è ripartito in sei grandi capitoli dedicati ciascuno alla produzione narrativa delle cinque macroregioni. Una scelta necessaria, per comprendere l'ambiente fisico e sociale e lo sviluppo di ogni area, alla base dell'apporto tematico e delle caratteristiche salienti degli autori e dei rispettivi testi; e per far sì che, nella sua essenza composita, il quadro d'insieme risulti il più possibile conforme ed esaustivo.
In-16 (cm. 18.30), tela editoriale, titolo in oro e fregi al dorso; titolo, sempre in oro, al piatto, risguardi e guardie decorate, pp. 128, (2), con una illustrazione in antiporta. Prima edizione. In ottimo stato (nice copy).
In 8°, pp. 453. Leg. in mezza pella con tit. in oro al dorso. Tracce del tempo.
A CURA DI MICHELE PRISCO E GINELLA ZAMPARELLI ILLUSTRAZIONI DI VINCENZO STRINGA EDI.ME 1992 280 PP. FONDO DI MAGAZZINO: LIEVI SEGNI DEL TEMPO ALLA COPERTINA, VOLUME INTONSO, MAI SFOGLIATO. Nato da un'idea di Ginella Zamparelli, coordinato da Aldo Bovio e realizzato per i tipi della tipografia di Mario Raffone, che qui ringraziamo per la sua disinteressata generosa collaborazione, il presente volume intende celebrare - il verbo e di rigore - in maniera più duratura rispetto ad altri festeggiamenti preparati per l'occasione il traguardo dei cento anni toccato da Il Mattino proponendo un'antologia di racconti ed elzeviri pubblicati dal quotidiano nel corso di questo secolo... Raccolta di racconti, pubblicati sul Mattino, in cento anni. Tra gli autori inseriti figurano: Salvatore Di Giacomo, Ferdinando Russo, Ada Negri, Orio Vergani, Giovanni Papini, Elio Vittoriani, Vitaliano Brancati, Enzo Striano, Corrado Alvaro, Roberto Bracco, Achille Campanile, Virgilio Brocchi, Domenico Rea, Vasco Pratolini, Fabrizia Ramondino, Matilde Serao, Amalia Guglielminetti, Anna Maria Ortese, Roberto De Simone, Lucio D'Ambra, Marino Moretti Corrado Govoni, Giuseppe Marotta, Edwin Cerio, Nicola Misasi, Lina Pietravalle, Mario Stefanile, Orio Vergani, Mario Bonfantini, Alfonso Gatto e tanti altri.
br. Il volume analizza da diverse angolature disciplinari alcuni dei più rilevanti fenomeni culturali della storia italiana recente, a partire dalla famigerata "mutazione antropologica" degli anni settanta fino ai nostri "anni Zero". I sei autori, intrecciando analisi dei temi, dei contesti socio-culturali e delle forme, rispondono in altrettanti capitoli alle seguenti domande. Come cambia e com'è cambiata la lingua degli italiani? Quale pensiero filosofico dopo il Sessantotto? Ai tempi dell'audience e del marketing è ancora possibile un dialogo tra editoria e critica? E il romanzo e la poesia (la canzone), dopo la grande stagione del Novecento "aureo", sono solo merce di scarto, racconti d'appendice, relitti di storia postuma o postmoderna? Oppure ancora pretendono di essere, senza veli nostalgici o complessi d'inferiorità, lo specchio critico di una nuova storia e di un nuovo mondo?
br. Ci fu un'epoca in cui, se si incontravano altri esseri, non si sapeva con certezza se erano animali o dèi o signori di una specie o demoni o antenati. O semplicemente uomini. Un giorno, che durò molte migliaia di anni, Homo fece qualcosa che nessun altro ancora aveva tentato. Cominciò a imitare quegli stessi animali che lo perseguitavano: i predatori. E diventò cacciatore. Fu un processo lungo, sconvolgente e rapinoso, che lasciò tracce e cicatrici nei riti e nei miti, oltre che nei comportamenti, mescolandosi con qualcosa che nella Grecia antica fu chiamato "il divino", tò theîon, diverso ma presupposto dal sacro e dal santo e precedente perfino agli dèi. Numerose culture, distanti nello spazio e nel tempo, associarono alcune di queste vicende, drammatiche ed erotiche, a una certa zona del cielo, fra Sirio e Orione: il luogo del Cacciatore Celeste. Le sue storie sono intrecciate in questo libro e si diramano in molteplici direzioni, dal Paleolitico alla macchina di Turing, passando attraverso la Grecia antica e l'Egitto ed esplorando le connessioni latenti all'interno di uno stesso, non circoscrivibile territorio: la mente.
br. Il volume offre una ricostruzione inedita della circolazione in Russia delle opere di Edmondo De Amicis, avvenuta prevalentemente fra il 1889 e il 1918, benché si osservino traduzioni di Cuore fino al secondo dopoguerra e a tempi più recenti. De Amicis è stato il più tradotto degli autori italiani in questo paese e la sua influenza è stata immediata, sorprendente e di lunga durata. La fortuna delle sue opere si spiega con il fatto che offrivano modelli educativi per l'avvento di "una scuola nuova", costituendo anche una fonte dalla quale trarre ispirazione per l'alfabetizzazione degli adulti e, più in generale, per l'educazione politica e patriottica delle nuove generazioni. Tra i letterati che trovarono una particolare affinità con l'opera dello scrittore italiano vi furono la traduttrice e scrittrice per l'infanzia Anna Ul'janova-Elizarova, sorella di Lenin; lo scrittore ed editore, seguace della filosofia tolstoiana, Ivan Gorbunov-Posadov; il poeta futurista Vladimir Majakovskij e lo scrittore e giornalista Valentin Kataev, interprete dell'estetica del realismo socialista. Sulla scorta di un'accurata ricostruzione bibliografica, di fonti originali e di un'aggiornata riflessione storiografica - che si avvale di una pluralità di metodologie di ricerca - l'autrice presenta al lettore un vero e proprio fenomeno di "trasferimento culturale" tra Italia e Russia nell'arco di un secolo, che intreccia la ricezione dell'opera deamicisiana con la narrazione della storia della scuola zarista.
br. I saggi raccolti nel volume presentano prospettive nuove e declinazioni diverse del protagonismo delle intellettuali italiane nella costruzione di una nuova cultura democratica. Un'indagine che attraversa il partecipato impegno di tredici autrici (Aleramo, Banti, Bellonci, Cialente, de Céspedes, Ginzburg, Manzini, Masino, Morante, Ortese, Romano, Viganò, Zangrandi) dalla fase in cui ha origine la progettazione della Re- pubblica (1943) ai suoi primi dieci anni di vita (1956). Le protagoniste sono figlie dei silenzi inquieti e contraddittori della storia e madri della nuova letteratura resistenziale e repubblicana. Vivono la gestazione della Resistenza come un'attesa; la nascita della Costituzione con un gesto civile, il suffragio universale che spezza la catena del doloroso silenzio politico con una particolare e sottile forma di libertà emotiva e storica; la crescita della nuova Repubblica attraverso un intenso sguardo politico della letteratura. Trasversali fra politica, letteratura, giornalismo, editoria e cinema, tutte affidano alle scritture, private e pubbliche, le trame di un'esistenza intima e collettiva che le dispone al centro della storia e ci interroga, oggi, sul senso della nostra stessa storia.
br. Il Neorealismo ha inteso rappresentare la realtà della guerra, della Resistenza e del dopoguerra per non dimenticare un periodo drammatico per il popolo italiano. Molti fattori hanno concorso alla sua maturazione: dalle sperimentazioni nella fotografia, nella pittura e nel cinema al dibattito culturale europeo e al dialogo con il Realismo americano. In uno scenario pervaso da inquietudine e ansie di rinnovamento si scrivono trame che si propongono come esempi redentivi di vita, opere di una letteratura protesa a rispondere ai drammi della Storia con reali storie vissute. Il testo propone un viaggio attraverso l'arte narrativa di grandi autori che hanno impreziosito il nostro Novecento: in questa polifonia e nella sua molteplicità di temi simbolizzati dalla Resistenza come senso dell'esistenza, dal valore della memoria, dalla crisi della famiglia, dalla follia, prende forma un movimento profumato di umanità e di attenzione verso la società e la realtà così com'è.
brossura Una raccolta di saggi critici dispersi in varie sedi (volumi, giornali e riviste) e dedicati a scrittori piemontesi vissuti sul finire dell'Ottocento e nella prima metà del Novecento. L'utilità del volume consiste nel mettere a disposizione in un'unica sede alcuni degli articoli più significativi di Lorenzo Mondo, critico letterario, giornalista, scrittore, con l'aggiunta di alcuni inediti.
br. Aperta nel 1913, con l'edizione della prima giornata del "Decameron", interrotta nel 1938, con il suicidio del suo editore Angelo Fortunato Formiggini, i "Classici del ridere" è una delle collezioni più originali del primo Novecento. La selezione dei testi offerti al lettore, accompagnati e commentati da un apparato iconografico d'eccezione, spazia dal mondo classico alla scena contemporanea, dalla letteratura italiana a quella europea, dai capolavori universalmente noti a opere scoperte o riscoperte. Alcuni titoli impegnano i loro traduttori in un arduo cimento. Altri, provenienti dalla letteratura italiana, scompaginano i canoni della tradizione. Tutti offrono l'occasione di riflettere sul concetto di "riso", nella direzione segnata dalle coeve riflessioni di Bergson, Pirandello, Freud. Erede dell'umorismo di matrice ebraica, Formiggini vede nei "Classici del ridere" un'occasione per offrire al suo pubblico una prospettiva diversa sugli eventi e sulla storia, un ideale di letteratura non certo scanzonata e leggera, ma senz'altro aderente al vero e vicina alla realtà, perché consapevole del ruolo che le viene dal potere del sorriso e del riso, antidoti a ogni retorica. Il ventaglio di contributi compresi in questo volume, nella sua pluridisciplinare varietà, fa luce sulla complessità di una proposta culturale che tanta importanza avrà nelle scelte editoriali del secondo Novecento.
br. Erede di una delle più importanti dinastie industriali d'Italia, Giovanni Pirelli (1918-1973) rifiuta il ruolo di imprenditore nell'azienda di famiglia per intraprendere un'altra strada, e dedicarsi alla scrittura. L'esordio narrativo è del 1952, con "L'altro elemento"; seguono la raccolta "L'entusiasta" (1958) e il romanzo di fabbrica "A proposito di una macchina" (1965). Intellettuale complesso e affascinante, Pirelli imbocca percorsi insoliti e mai scontati, a cominciare dalla pubblicazione delle "Lettere di condannati a morte della Resistenza" (italiana ed europea, 1952 e 1954), curate insieme a Piero Malvezzi. Ricostruendone la vita, il volume - frutto di una lunga ricerca condotta in numerosi archivi, in particolare nell'archivio personale di Pirelli, accessibile in tutta la sua ricchezza, e attraverso molte testimonianze orali - illumina aspetti originali, a tratti tormentati e controversi, del suo lavoro e dei suoi posizionamenti politici, dalla militanza nel Partito socialista alle esperienze nella Nuova sinistra. Al centro di molteplici iniziative culturali e politiche, curioso ed eclettico, sperimenta teatro, musica e cinema. Dai primi anni Sessanta la sua attenzione si focalizza sui movimenti anticoloniali: mediatore delle opere di autori come Frantz Fanon in Italia, intrattiene rapporti con altri leader ed esponenti di quei movimenti, come Cabral, Neto e Franqui, e viaggia molto, in Africa, a Cuba, negli Stati Uniti, in Cina. Un instancabile impegno, un'incredibile rete di relazioni con alcuni tra gli intellettuali più influenti del suo tempo. La morte improvvisa interrompe bruscamente le attività di Pirelli. Da subito l'eterogeneità dei suoi interessi e rapporti si traduce in una memoria polifonica e contesa: ed è a questa molteplicità di voci e di sguardi che il volume dà spazio, evitando di irrigidire una figura così complessa in una maschera, e proponendo invece al lettore, in maniera originale e feconda, nuove scoperte e nuovi interrogativi.