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br. Siamo abituati a pensare a un dizionario come a un testo autorevole, un riferimento capace di svelarci il significato di parole o espressioni che non conosciamo. "Il Dizionario del Diavolo" di Ambrose Bierce, non a caso detto Bitter (l'Amaro), sovverte questa funzione rassicurante. Smascherando sul filo di una tagliente ironia le distorsioni linguistiche che spesso nascondono comportamenti deplorevoli o quantomeno discutibili, Bierce polemizza contro la falsità dilagante e porta in scena l'ignobile teatrino dell'ipocrisia umana, che stravolge e svuota valori e ideali da qualunque valenza profonda. Dall'amore alla morte, dalla guerra alla politica, passando per lavoro, religione, editoria e varie amenità, l'antidizionario di Bierce include lo scibile umano in un abbraccio acidulo e sarcastico che cambierà il vostro modo di guardare il mondo.
br. Conteso dalle case editrici di tutto il mondo, Il dottor Zhivago di Boris Pasternak fu pubblicato per la prima volta in assoluto nel 1957 dall'italiana Feltrinelli. Per poter essere letto in Unione Sovietica, il grande romanzo dovrà attendere oltre trent'anni. Dietro alle vicende editoriali di questo capolavoro si cela una storia oscura costellata di colpi di scena, manovre ordite da poteri occulti e servizi segreti, primi fra tutti CIA e KGB, colpi di mano e intrighi maturati all'ombra della Guerra Fredda. In questo saggio, basato su fonti d'archivio e documenti inediti, il "caso Zhivago" è ricostruito con dovizia di particolari, mostrando le molte ambiguità, dando risposta agli interrogativi irrisolti, senza tralasciare le teorie più suggestive.
br. Beppe Fenoglio (1922-1963) ha ormai da tempo un posto di prima fila tra i classici del nostro Novecento. Tuttavia, nonostante l'attenzione critica e filologica che gli è stata riservata, il suo ritratto ha ancora bisogno di alcune essenziali messe a punto. È quel che si propone di fare in questo agile saggio Roberto Bigazzi, il quale intende non solo ripercorrere l'intera parabola esistenziale e artistica dello scrittore, ma soprattutto riportare in primo piano la grandiosa impresa narrativa della storia di Johnny. Dopo tante discussioni e edizioni, si continua a dimenticare l'assetto originario del capolavoro fenogliano, da cui sono nate le versioni in circolazione, "Primavera di bellezza" e "Il partigiano Johnny, ambedue variamente scorciate rispetto all'originale, che appartiene però a una diversa idea di romanzo: lo dimostra la primigenia parte finale dell'opera, il cosiddetto UrPartigiano Johnny, sottratto da troppo tempo alla lettura e qui riproposto come chiave interpretativa. Ma è tutto l'universo narrativo di Fenoglio, caratterizzato da una incessante sperimentazione, ad essere ripercorso.
brossura Filo conduttore del lavoro è l'esplorazione del romanzo "Quer pasticciaccio brutto de via Merulana", ultima e tormentatissima fatica dello scrittore. L'oggetto dell'indagine è traguardato da differenti angolature, che dovrebbero restituirne, o almeno suggerirne, la prismatica complessità, senza perdere di vista il nesso che lega, in circolo ermeneutico, le questioni generali (ad es. il riuso del poliziesco) all'esame delle singole zone testuali (ad es. lo splendido passo del ritrovamento del cadavere). La solidarietà tra i diversi saggi è anche metodologica e comporta un'attenzione privilegiata ai dati espressivi, alla rete dei rapporti intertestuali e agli intrecci, sempre molto fitti, col resto dell'opera, specie con la produzione che orbita attorno al romanzo (soprattutto Eros e Priapo). Il titolo del volume funge anche da ipotesi critica. Nella dimensione atemporale dell'inconscio, in cui gli avvenimenti per tutta la seconda parte sembrano sprofondare, lo "gnommero" invade tutti i livelli dell'esperienza, ineliminabile come il "male oscuro" della Cognizione, come il "quanto di erotia" che soggiace a individui e collettività.
br. Che cos'è il silenzio? È l'assenza di qualunque suono? È una mera astrazione del pensiero, o forse - come scrisse José Saramago - solo il silenzio esiste davvero? Nel silenzio possiamo riordinare i pensieri scossi dalla frenesia della quotidianità, trovare pace dopo aver subito delusioni o prevaricazioni; ma possiamo anche vivere l'angoscia dell'attesa, l'inquietudine dell'ignoto, lo spettro della solitudine. Il silenzio dei vili può coprire nefandezze e sopraffazioni, ma il silenzio dei forti può essere un gesto di estremo coraggio, di fiera opposizione alle lusinghe e alle minacce del potere. Mentre oggi la scienza pone in dubbio la sua reale esistenza, autori come Shakespeare, Sterne, Twain, Poe e Rilke, artisti come Rothko e Duchamp, e musicisti come Cage si sono interrogati sul significato del silenzio e sulla sua rappresentazione nella letteratura e nell'arte. E proprio nella varietà e contraddittorietà delle risposte risiede il grande fascino del silenzio, che John Biguenet restituisce in questo libro indagandone le mutevoli e variegate sembianze: premio o punizione, arma letale o strumento di resistenza, vuoto da riempire o sensazione di pura pienezza, bene di lusso o disturbo da evitare. In un mondo che procede febbrile, snervante e caotico, sempre più spesso il silenzio sa esprimere meglio delle parole le passioni umane, dalle più esaltanti e virtuose alle più tristi: con prosa lieve e cultura sconfinata, Biguenet ci ricorda che inseguirne il fragile, utopico incantesimo è oggi il modo migliore per prenderci cura di noi stessi.
br. Paradiso terrestre e terra martoriata, luogo di magia e di guerra, di spiriti e di generali: su una mappa che Gabriel García Marquez disegna con confini incerti, questa Colombia è segnata da cammini di stupore che uniscono Bogotà. e Napoli, Cartagena e Mosca, Barranquilla e la Luna. Bisogna viaggiare lungo sentieri che costeggiano i luoghi della miseria endemica e del potere illusorio, così come della poesia e della baldoria infinita, antidoti alla solitudine dello scrittore e dei suoi personaggi. La Colombia è guerra civile, miseria, repressione, lotta; è anche il tempo sospeso di Macondo, paese immaginario, forse, ma non immune dal disordine del mondo. E chi meglio di Gabriel Garda Marquez può cantarla? Un giornalista di formazione, ancorato alla realtà e al tempo stesso prodigioso e ribelle, immerso in un mondo di tradizione e di magia, che non è solo superstizione ma saggezza che arricchisce la realtà. Alberto Bile Spadaccini segue Gabo nei suoi luoghi, senza forze di gravità e in un tempo imbizzarrito, e ci porta in viaggio tra reportage chimerici e crude finzioni, planando sui tetti di città furibonde abitate da bambine libere e patriarchi prigionieri, delinquenti felici e puttane tristi. Al ritorno, balleremo le canzoni del vallenato e parleremo lingue nuove, per raggiungere dalla stanzetta di Aracataca il mondo intero.
ill., br. Qual era il vero paese di Renzo e Lucia? Dov'era ubicato il castello dell'innominato? Com'era fatta la casa di Agnese? E la stradetta dei Bravi? Giuseppe Bindoni, analizza il testo manzoniano e ci svela le vie, i borghi e persino le abitazioni in cui hanno vissuto i protagonisti del celebre romanzo.
Mm 125x190 Collana "Classici italiani". Volume cartonato, legatura editoriale in tela avana, titoli in oro al dorso e al piatto anteriore, sguardie figurate, xilografia di Duilio Cambellotti al frontespizio, 303 pagine. Macchiette alla tela, peraltro buona copia. SPEDIZIONE IN 24 ORE DALLA CONFERMA DELL'ORDINE.
ill., br. Nella Norvegia del IX secolo, alla corte reale del Rogaland, nasce Geirmund Pelle Scura, destinato a diventare il «vichingo nero», cacciatore, viaggiatore, pioniere, definito «il signore dell'Atlantico» e «il più illustre tra i primi colonizzatori d'Islanda». Figlio del re Hjór e di una donna sami della Siberia, discriminato fin da bambino per i suoi tratti mongoli, Geirmund viene inviato nell'estremo Nord, fra le tribù del mitico Bjarmaland, prima di partire all'esplorazione dei fiordi islandesi. Qui costruisce il suo impero sulla caccia al tricheco, di cui ha imparato ogni segreto dai bjarmi, e sul commercio internazionale dei prodotti derivati che sono alla base dell'economia e dell'arte navale vichinghe - l'olio ricavato dal grasso, le corde realizzate con la pelle e le preziose zanne - grazie alla manodopera di centinaia di schiavi cristiani catturati in Scozia e Irlanda. Perché esistono così poche fonti su di lui e nessuna saga ne ha tramandato le singolari imprese? Lo scrittore e filologo Bergsveinn Birgisson si mette sulle tracce sperdute di questo suo misterioso antenato per ricomporne la storia dimenticata. Una ricerca che spazia tra archeologia, antropologia, genetica, biologia, linguistica, ecologia, dove la scienza richiede il contributo della poesia e dell'immaginazione. Un viaggio nell'epico mondo di Ragnarr e Harald Bellachioma in cui l'autore scosta il velo della leggenda e sfata il mito fondativo dell'Islanda, riportando alla luce l'avventura di «imprenditori» scaltri che si insediarono in questa terra vergine per sfruttarne economicamente le risorse, prima che gli eroi delle saghe vi trovassero una nuova patria e la libertà.
In 16? (cm 19,8), Brossura, pagg.477 cop. ill. a colori, segni del tempo alla cop., piccolo segno al frontespizio, ma buon es. Collana "Superbur", 27
br. In questa raccolta di saggi Maurice Blanchot dà prova di uno straordinario lavoro di critica e di scrittura che unisce alla chiarezza del linguaggio uno spessore di stimolante complessità. Si tratta dell'esplorazione più importante, accanto a quella di Sartre, dedicata alle relazioni tra letteratura, arte e filosofia. La riflessione incrocia i nomi più importanti del XX secolo, da Georges Bataille ad André Malraux, da Pierre Klossowski a Marguerite Duras, da Michel Leiris a Jean Paulhan, da Albert Camus a Claude Lévi-Strauss, da Edmond Jabès a Emmanuel Levinas, da Martin Buber a Franz Kafka.
143 S. Original Leinwand mit Rücken- und Deckeltitel. Einband etwas angestaubt, Schnitt unten etwas stockfleckig, sonst in gutem Zustand. Mit einer handschriftlichen signierten Autoren-Widmung auf dem Respektblatt.
ill., br.
brossura Secondo gli autori del volume, il mondo starebbe correndo verso la rovina, perché ha rifiutato Dio e perché l'uomo ha posto se stesso al centro dell'universo. La gente comune non avrebbe più modo di conoscere la realtà di quello che sta succedendo: ogni fonte di informazione sarebbe ormai asservita al potere e userebbe ogni mezzo per nascondere la verità. Anche la Chiesa sta accettando supinamente quanto le viene proposto dai media mondiali per non doversi opporre al politicamente corretto. Una delle voci che più si sono fatte sentire in questi ultimi tempi e che hanno avuto il coraggio di parlare chiaro in tutti i campi, spaziando dalla politica alla religione, è quella di Maurizio Blondet, che gestisce il blog Blondet & Friends. In questo volume è raccolta una selezione di articoli tratti dal suo blog.
br. Un saggio irriverente sulla cultura borghese e il conformismo, nel quale si scatena lo spirito incandescente di Léon Bloy. Léon Bloy (1846-1917) fu in continua polemica con la società del suo tempo, e in particolare con la borghesia e la sua cultura, irridendone i "luoghi comuni" in questa Anatomia, apprezzata in particolare da Walter Benjamin. Molti di questi "luoghi comuni" sono tuttora presenti nel mondo contemporaneo ché, nella sua essenza, la borghesia non è certo cambiata (al suo opposto ci sono per Bloy i poveri), nonostante i suoi faticosi aggiornamenti. "Bisogna mangiare per vivere", "Gli affari sono affari", "Tutte le strade portano a Roma"... Con verve satirica di prim'ordine, Bloy li mette in discussione con spietata e implacabile acutezza, mostrandone superficialità e stupidità. Ognuna di queste esegesi ha il piglio del racconto, la forza dell'esempio. Forse solo Flaubert con i suoi Bouvard e Pécuchet così formidabilmente stupidi è stato pari a Léon Bloy.
ril. «Non si tratta di un'ennesima vita di Napoleone - scrive Gennaro Auletta nell'introduzione -. E neppure di un'interpretazione del "caso Napoleone" secondo criteri di contingenza politica, sociale, militare, psicologica o che so altro. Bloy non è uno storico, nella comune accezione del termine; gli manca assolutamente la capacità di immergersi nel relativo e di cercarvi le cause o le concomitanze. "Non solo non sono uno storico, ma ignoro la storia. Bisogna vedere in me una specie di sognatore, di visionario, se vi piace, ma niente più", scriveva a Jean de La Laurencie il 31 agosto 1913; e questo perché "sarebbe un errore gravissimo e funestissimo credere che io sia un pensatore, un intellettuale. Io conosco in realtà poche cose e ho capito soltanto quello che Dio m'ha fatto capire quando mi son fatto simile a un bambino" (Lettera alla fidanzata, 31 ottobre 1889). Bloy sta sempre dalla parte dell'Assoluto, guarda le cose e gli uomini sub specie aeternitatis, e sotto questo aspetto può essere considerato benissimo come un originale, anche se non sempre accettabile, esegeta della storia, che possiede una sua filosofia o meglio teologia della storia». Ma questa edizione dell'Anima di Napoleone, che appartiene ai testi più visionari del grande scrittore cattolico francese e arriva a fare del Bonaparte "la Faccia di Dio nelle tenebre", ha dalla sua il cimento, ormai ottant'anni fa, nel 1939, di un grande autore italiano oggi forse misconosciuto, Domenico Giuliotti, che curò la traduzione del libro e scrisse per l'occasione un saggio e una "nota biografica" cariche d'ispirazione. Possiamo dire che su queste pagine si sono incontrate le voci di un profeta apocalittico e di un poeta amante della parola scabra e arcaica, accomunati dal sentimento intransigente di un cattolicesimo difeso fino all'ultima stilla di sangue ma senza passatismi, anzi attraverso una contundente e moderna plasticità della parola che testimonia la forza di idee e convinzione di entrambi.
br. "L'inchiesta sul neorealismo condotta da Bo tra gli intellettuali italiani andò in onda sul 'Terzo programma' radiofonico della Rai tra l'ottobre del 1950 e il marzo del 1951, cinque anni dopo la liberazione, e già nel pieno di una restaurazione imposta in Italia dalla guerra fredda, dalla divisione del mondo nei due grandi blocchi d'influenza capitalista, quello a cui noi appartenevamo dopo Yalta e a cui si riferiva la Democrazia cristiana che con le elezioni del 1948 era il cardine del nuovo potere politico ("l'America"), e quello a cui si riferiva il maggior partito dell'opposizione, il Partito comunista ("la Russia"). In mezzo, un variegato arcipelago "laico", di sinistra, di centro, di destra. Di queste distinzioni Carlo Bo tiene il dovuto conto, non le esplicita ma sembra conoscere molto bene le propensioni, le simpatie di ciascuno degli intervistati. Cerca, nei limiti del possibile, di tenere il discorso lontano dalle loro opzioni politiche, e riconduce la questione nell'ambito di un discorso più stretto - le opere letterarie, il dibattito letterario - o di un discorso più vasto - la reazione alle passate strettoie, il bisogno di una nuova narrazione del paese e delle sue diversità e contraddizioni, i modi in cui gli scrittori hanno creduto di interpretare questa novità, un obbligo che è avvertito come anzitutto morale, a cui anche la letteratura è chiamata a rispondere..." (Dalla prefazione di Goffredo Fofi)
2 Voll. in un uno in 8o, pp. (LXI) 332; 351, mz. pelle (il dorso é un restauro moderno, i piatti sono coevi). Diverse testatine e finalini incisi. n.t. Prima edizione completa di tutti i canti. Traduzione in dialetto veneto dei XXIV canti. Ottimo (1637/ BOARETTI - OMERO - ILIADE - PROSA VERNACOLARE - DIALETTALE)
In 16? (cm 17,5), Brossura, pagg.292-(10) cop. ill. a colori, segni del tempo alla cop., lieve menda all'angolo superiore del piatto ant., ma buon es. Collana "Harmony oro", 138
brossura Se ne va a capo scoperto. La morte, il vento, l'ingiuria: tutto riceve in faccia, senza mai rallentare il passo. Si direbbe che ciò che lo tormenta è nulla rispetto a ciò che egli spera. Che la morte è nulla più di un vento di sabbia. Che vivere è come il suo cammino: senza fine. L'uomo che cammina è quel folle che pensa che si possa assaporare una vita così abbondante da inghiottire perfino la morte.
br. Dalla sua casa nel bosco nei pressi di Le Creusot, Christian Bobin - dialogando con Damien Le Guay et Jean-Philippe de Tonnac - ci parla di un tema che è alle radici della sua scrittura: il rapporto con la morte, "sorella gemella" della vita. Con un'oralità che ha la stessa sorprendente grazia che abita i suoi libri, Bobin ci guida in uno spazio dove chi è assente non cessa di essere presente, dove il dolore si trasforma in un'amplificazione della vita, illuminando l'esistenza di chi resta.
<p>32 cm, ril. coeva in mezza tela, piatti marmorizzati, titolo in oro su tasselli al dorso, p. 461. 28 ill. a colori a piena pagina f.t. Capilettera di ogni novella illustrati. Testatine e finalini ill. in nero ad ogni novella.</p>
br. Apre il "Trattatello" una sintetica parabola della civiltà. Il destino di Dante è esempio della "pestilenza morale" che affligge la città. Esule, vittima dei tempi che sarebbe in altra situazione "divenuto uno iddio". Boccaccio compone una vivace immagine dell'Alighieri e tesse la laude della sua poesia, sublime perché sa "comporre scritture che, sotto il velo del significato letterale, celino profondità filosofiche, persino teologica dottrina". Boccaccio accomuna la scrittura sacra e quella poetica ricordando che poeta è non solo il depositario di una teologica sapienza, ma anche il ministro della verità, interprete e resuscitatore dei valori dell'humanitas.
ril. George Eliot, "nom de plume" di Mary Ann Evans (1819-1880), non fu solo una grande romanziera ma anche un'attenta studiosa del mondo ebraico. Per la scrittrice inglese, di cui proprio nel 2019 si celebrano i duecento anni dalla nascita, l'ebraismo fu molto di più di una religione, fu una grande cultura dai molti aspetti: una cultura nazionale, legata alla tradizione biblica e alla Terra d'Israele, ma anche una cultura diasporica, ricca di storia e di peculiarità. La passione della Eliot per il mondo ebraico la convinse a condividere idealmente le dure prove vissute dagli ebrei durante l'esilio - persecuzioni, espulsioni, emarginazioni, pogrom, roghi - e a dedicare a questo mondo i suoi studi e la sua scrittura. Nel suo percorso di ricerca, la Eliot fu coadiuvata da George Henry Lewes, suo compagno di vita, e dal grande maestro di ebraico Immanuel Deutsch, orientalista ebreo tedesco che sognava di contribuire al ritorno degli ebrei nella terra dei Padri. Proprio la perdita dell'amato maestro convinse la Eliot a scrivere il suo ultimo, grande romanzo: "Daniel Deronda". La trama è un omaggio al coraggio e alla determinazione dei primi sionisti. Non è un caso che uno dei personaggi chiave, il giovane Mordecai, ricordi Deutsch: come lui un idealista e come lui tradito dalla Morte. Con la sua scomparsa, Mordecai trasmette al giovane Daniel una missione preziosa. Il protagonista, con la moglie Mirah, parte così per l'Oriente per realizzare un sogno, anzi il sogno: dare una patria agli ebrei. "Daniel Deronda" è un'opera importante, non solo sul piano letterario ma anche su quello politico: con questo romanzo, la Eliot ebbe infatti una grande influenza sul nascente sionismo. Nei territori dell'Europa orientale dove gli ebrei erano vittime di violenti pogrom, alcuni di loro, entusiasti dinanzi alla sensibilità di una lontana signora inglese non ebrea, pubblicarono dei fascicoli dove riunivano i brani del libro in cui si inneggiava alla rinascita dello Stato ebraico. Migliaia di giovani, pronti a ribellarsi contro l'inerzia degli anziani e a lanciarsi nella grande avventura, si infiammarono leggendo le parole di Mordecai e Daniel. Purtroppo, "Daniel Deronda" è un libro poco conosciuto in Italia, ad eccezione di due importanti articoli di Dario Calimani e di una recente traduzione italiana (Fazi, 2018), priva però di corredo informativo. Comprendere il legame che unì, per tutta la vita, George Eliot all'ebraismo è fondamentale per apprezzare appieno il romanzo e la sua originalità. Per ricostruire questo rapporto, Elia Boccara si muove con competenza tra il profilo biografico della Eliot, il contesto storico e il tessuto narrativo, offrendo a tutti i lettori un quadro propedeutico, completo e avvincente.