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br. Paolina Leopardi (1800-1869), la dimenticata "sorella", condusse per molti anni una vita triste e malinconica, ma riuscì in tarda età a spezzare le catene che la costringevano nel palazzo di famiglia e a "volare via" per vivere la sua «stagion lieta». Per la prima volta e su basi rigorosamente scientifiche se ne ricostruisce l'esistenza attraverso documenti e lettere perlopiù inediti, rintracciati negli Archivi e Biblioteche di tutta Italia, con il risultato di ricomporre nei minimi dettagli la figura e il pensiero di questa donna poco ricordata, ma fuori del comune e di alto spessore culturale. Soprattutto se ne ricostruisce l'attività intellettuale, l'aspetto forse più importante, e più trascurato, che dà ragione di quegli aggettivi «colta e forte», con i quali il famoso fratello l'aveva definita. Due destini, quello di Giacomo e di Paolina, che si intrecciano inevitabilmente, con risvolti mai indagati come in questo libro; in particolare, oltre la partecipazione della "sorella" all'esperienza intellettuale del poeta, emerge il loro difficile rapporto con i genitori, con gli altri fratelli, con i parenti, con la società recanatese. Ne risulta così il quadro di una vita e di un'epoca, sullo sfondo della storia della nobile famiglia di uno dei più straordinari protagonisti dell'Ottocento culturale europeo.
1912148047Jena, Eugen Diederichs. 1912. 217 S. 19*14 cm. OPappband.
In 16? (cm 18,5), Brossura originale, pagg.183 cop. ill. a colori da A. Rapeno, traduzione di teodor De Wysewa, testo in francese, lievi mende al dorso, segni del tempo alla cop., firma d'appartenenza a penna coeva al piatto ant., firma e annotazioni a penna coeve al frontespizio, qualche lieve fioritura, ma buon es.
br. Nonostante la geniale originalità dei capolavori di Proust, Joyce e Kafka, il Novecento delle avanguardie, dal futurismo al surrealismo e oltre, ha svalutato e perfino denigrato l'arte del romanzo. 0 ha creduto che quelle opere "rivoluzionarie" di primo Novecento potessero diventare un modello normativo da seguire e da replicare. In realtà, salvo eccezioni, il romanzo dell'ultimo secolo, dalla modernità alla postmodernità, e già dagli anni Trenta, ha ripreso la sua strada senza ignorare una grande e varia tradizione che dall'Ottocento risale fino a Cervantes. Partendo dagli attuali interrogativi sulla forma-romanzo e dalla sua persistente forza di attrazione, Berardinelli offre una lucida e vivace sintesi della storia e dell'identità formale, morale e filosofica del genere letterario più influente nell'Occidente moderno. Dalla triade Cervantes, Defoe, Rousseau, passando per Sterne e Goethe, Manzoni e Melville, Stendhal e Flaubert, Dostoevskij e Tolstoj, l'autore mostra che fino a un maestro novecentesco come Svevo il centro dinamico del romanzo è nell'invenzione di un personaggio e nella storia del suo incontro con la realtà: l'uno e l'altra in continua e sorprendente metamorfosi.
ril. "Che cos'è un romanzo? Non cedo qui alla tentazione di definirlo. Che il romanzo è un genere di consumo e di intrattenimento "per tutti", lo si è sempre saputo. Ma il consumo è diventato più veloce, più distratto e l'intrattenimento lo si trova in abbondanza altrove. Quanto a qualità artistica, valore conoscitivo e documentario, la maggior parte dei romanzi che si pubblicano sono poco convincenti e non dimostrano nessuna memoria letteraria. Anche quando funzionano come trappole acchiappa-lettori, non provocano riflessioni e interpretazioni critiche impegnate, "non fanno storia". L'attuale sovrapproduzione di narrativa dà perciò l'impressione di essere più un segno di patologia che di salute. La quantità è soverchiante e crea una letteratura senza forma e senza confini che vanifica l'efficacia della critica e nel suo insieme si sottrae a ogni definizione. Il lettore troverà in questo libro un panorama problematico della narrativa italiana degli ultimi decenni, nel quale ho evitato teorizzazioni, dando spazio a ritratti e analisi di singoli autori e testi." (Alfonso Berardinelli )
br. «La critica letteraria è in via di sparizione sia perché gran parte dell'attuale letteratura non è più un oggetto che abbia interesse critico, sia perché gli studiosi non è detto che siano lettori interessati a formulare giudizi.» Queste righe di Alfonso Berardinelli potrebbero suonare come un addio alla critica letteraria. E in effetti sembrano spiegare perché in "Giornalismo culturale" la critica letteraria sia in netta minoranza. Dal 2013 al 2020, periodo nel quale sono stati scritti gli articoli qui raccolti, l'oggetto privilegiato non è la letteratura, ma la cultura nel suo insieme: le idee correnti o dominanti, le élite intellettuali, i linguaggi, le istituzioni, le mode culturali, i luoghi comuni del discorso politico e gli effetti della rete sulla vita di tutti. Eppure quello di Berardinelli è un giornalismo culturale anomalo e singolarmente enciclopedico. È soprattutto analisi del conformismo sociale, delle sue ragioni e delle forme in cui si manifesta. Ed è contraddistinto da una grande mobilità critica a partire dalla grande varietà di occasioni, spunti e casi offerti dall'attualità e dalla cronaca - cui fa da corrispettivo una grande varietà di stili, che spaziano dalla dialettica argomentativa all'ironia distanziante alla vera e propria satira culturale. Una satira tanto più necessaria da quando arti, scienze, filosofia e letteratura sono viste come valori in sé, attività autogarantite e indiscutibili per principio, al punto da far sembrare scorretta o inconcepibile qualunque valutazione selettiva e qualitativa che orienti in una cultura di massa in continua espansione e da cui gli stessi intellettuali sono stati conquistati, ipnotizzati e disarmati. Per Berardinelli il giornalismo culturale è un genere letterario nel quale esprimersi pienamente, in prima persona, con le proprie insofferenze e idiosincrasie, praticato attraverso la critica dei linguaggi specializzati e gergali a partire dalla lingua comune e da un'ottica che non trascura mai di mettere a confronto le parole e le cose, le maschere culturali e le realtà di fatto, per quanto ambigue e sfuggenti siano. Un punto di vista inconsueto sul reale, attraverso cui scoprire verità prima celate.
brossura
1989X1858Düsseldorf, Claassen Verlag 1989. Ganzleinen mit Schutzumschlag, 8°, 95 S., Deutsch von Anna Kamp
198616343Berlin, Verlag Neues Leben 1986. Ganzleinen mit Schutzumschlag, 8°, 294 S., mit zahlr. Abbildungen, »Diese Fahrt durch die frühere Reichshauptstadt vermittelt dem Leser also neben dem reichlichen Vergnügen, das er aus der historischen Begegnung mit Berlin gewinnen kann, und dem kräftigen Unterhaltungswert, den jede Geschichte birgt, interessante Aufschlüsse über ein Literaturangebot der Gründerjahre.«
1989X2370Stuttgart, ComMedie & Arte Verlag 1989. Hardcover, 8°, 345 S., 1. Auflage, »Dieser Roman spielt in einem esoterischen, dabei trotzdem wirklichen Turin: Ein Mann begibt sich in die großen Mysterien der Musik und stößt bei diesem luziden Abanteuer an die Grenzen der Realität.«
2010vh3803L'Atelier du grand tétras Broché 2010 In-8 (13,3 x 21,5 cm), broché, 87 pages, premier plat illustré d'une aquarelle d'Elisabeth Gillet ; légère pliure et petite trace au premier plat, par ailleurs bon état. Livraison a domicile (La Poste) ou en Mondial Relay sur simple demande.
brossura
br. Un romanzo di formazione è, per definizione, il racconto dell'evoluzione di un personaggio, inizialmente giovane e inesperto, che attraverso un percorso spesso tortuoso e denso di ostacoli arriva a comprendere e a inserirsi nella realtà. Tradizione vuole che il "Wilhelm Meister" di Goethe, pubblicato nel 1796, sia l'opera che ha inaugurato il genere e ne ha fissato i canoni. Tuttavia, se si restringe il campo alla struttura totale goethiana (ovvero: raggiungimento conclusivo dell'equilibrio inferiore del protagonista e ruolo di primo piano giocato dal contesto esterno - famiglia, società civile, nazione) forse nessuno dei più importanti romanzi francesi tra Sei e Novecento potrebbe rientrare nella categoria. Da "Manon Lescaut" a "La Nouvelle Héloise", da "Le Rouge et le Noir" a "Illusions perdues", dall'"Education sentimentale" fino alla "Recherche" proustiana, gli eroi francesi non sono mai piccoli santi o martiri, anzi, talvolta sono cinici e deboli di fronte alle tentazioni, per poi diventare, nell'Ottocento, apertamente amorali (si pensi a Stendhal). In una fase storica in cui le rivoluzioni si susseguono e un nuovo ordine tarda a stabilirsi, ai romanzieri di Francia non interessa infatti tanto la schematica contrapposizione tra bene e male quanto la ricerca di nuovi valori in base a cui orientarsi.
br. Il testo del romanzo di Proust, nella sua concretezza, non corrisponde del tutto alle aspettative dei lettori, basate talvolta su alcuni luoghi comuni critici, corretti ma parziali. Questa guida si propone di fare tabula rasa di molti clichés, permettendo così di orientarsi nel grande labirinto di "Alla ricerca del tempo perduto". Accanto alle canoniche riflessioni sul Tempo e sulla Memoria, vengono qui valorizzate anche altre dimensioni del romanzo, come la comicità, l'erotismo, l'estetica dell'inverosimile, la presenza di un testo nascosto che spetta al lettore portare alla luce. Sono analizzate le componenti principali della cultura, anche filosofica, di Proust, mettendo in luce gli elementi essenziali della sua antropologia, senza trascurare gli aspetti più interessanti della biografia e le più significative e stimolanti interpretazioni critiche succedutesi nell'arco di un secolo.
1942220343Ohne Verlag. 1942. 5 Seiten. 31,5x25cm. Zustand: Gut bis Sehr Gut min. gebräunt (Innen); Einband Außen hat leichte Gebrauchsspuren; Auf Büttenpapier gedruckt; Das ist wohl eine Privabindung mit seltenen Texten von Bergengruen; Halbleinen
19906678Gütersloh, Bertelsmann Club, o.J 1990. Pappband mit Schutzumschlag, 4 , 127 S., mit 41 Farbbildern von Erich Lessing und 25 Wiedergaben nach Stichen die Giovanni Battista Piranesi für sein großes Werk "Ansichten der Stadt Rom" ab 1748 angefertigt hat. Schutzumschlag Gebrauchsspuren, bestoßen und leichte Einrisse, sonst gut. Schutzumschlag Hardcover
1947006899Stuttgart - Tübingen, Wunderlich, 1947. Orig.-Pappband, 58 Seiten, 12°. 1. bis 5. Tausend (1947). Papierbedingt leicht gebräunt. Sonst sehr gut erhaltenes Exemplar.
ill., br. Forse non tutti sanno che il filosofo Baruch Spinoza, detto Bento, uno degli esponenti del razionalismo del XVII secolo, antesignano dell'Illuminismo e sommo conoscitore dell'esegesi biblica, disegnava. Anzi, era intimamente ossessionato dal disegno. Dopo la scomunica e la cacciata dalla comunità ebraica di Amsterdam, si dedicò al disegno con un trasporto così assoluto che, quando non lavorava come tornitore di lenti, si rinchiudeva nel suo studio ad abbozzare figure o paesaggi, a tracciare centinaia di schizzi a matita e a china. Quando morì, i suoi amici recuperarono le sue lettere, i manoscritti, gli appunti, ma non trovarono nessuna traccia dei suoi disegni. Molti anni dopo, a John Berger viene regalato un vecchio taccuino da disegno intonso e l'autore, mosso da un impulso segreto e irresistibile, sente che quel libricino è proprio quello di Baruch Spinoza. Inizia così un dialogo a due voci e a quattro mani in cui l'autore e saggista inglese, convinto che nella silenziosa pratica del disegno risieda la chiave per accedere al senso del mondo e delle cose, immagina di rileggere le parole del filosofo olandese, e di osservare il mondo con i suoi occhi. Il risultato è un libro che, con una prosa limpida e delicata, crea un ponte tra l'Olanda del XVII secolo e il tempo inquieto in cui viviamo. Una mappa stupefacente che aiuta a orientarsi nel nostro incerto presente, a indagare la sostanza profonda delle cose, e la relazione che ci lega a esse.
ill., br. Nessuno si azzardi a fumare. È vietato, nocivo, funesto, maleodorante e terribilmente scorretto; se i fumatori vogliono insistere nel loro vizio deprecabile se ne stiano alla larga, e si vergognino un po'. Eppure c'è stato un tempo in cui tutti fumavano, persino i bambini. Si fumava sui treni e al cinema; si fumava addirittura sui campi da tennis. A quel tempo, pipe, sigari e sigarette erano parentesi di quiete, condividerle con qualcuno significava raccontare viaggi, scambiarsi sogni e vedute sul mondo. E prima ancora, quando la natura era minacciosa e non minacciata, un lungo pennacchio di fumo indicava la presenza di un fuoco acceso, di un riparo dal freddo e dalla fame. John Berger, uno dei maggiori scrittori viventi, fumatore orgoglioso e incallito, incontra il mondo variopinto e caliginoso di Selguk Demirel. Insieme disegnano un racconto per parole e immagini che con tono divertito accarezza le atmosfere di Charles Dickens e Jack London; Smoke è questo, ma è anche un piccolo, ironico inno alla libertà che lancia un messaggio eversivo e utopico: fumatori di tutto il mondo, unitevi!
ill., br. Questa raccolta di testi e immagini in parte inediti ricompone per la prima volta i molti aspetti di un'opera che ha la caratteristica più unica che rara di presentarsi come dispersa nella sua molteplicità. Di volta in volta narratore, sceneggiatore cinematografico, autore teatrale, giornalista, critico letterario. Critico d'arte, sempre impegnato nelle grandi cause dell'umanità, dal destino dei lavoratori migranti in Europa alle recenti testimonianze sulla realtà palestinese, John Berger ha scelto la non specializzazione e la non professionalizzazione come stile di vita. E come il solo modo possibile per restare partecipe di una realtà fatta di rapporti personali, contatti fisici, scambi emotivi che escludono qualsiasi forma di astrazione ideologica, garantendo l'aderenza a una realtà colta sempre in modo diretto e personale. Tra i testi scelti e curati da Maria Nadotti, la testimonianza su Ramallah, l'intervista sulla collaborazione con il regista Alain Tanner o le pagine su Tiziano e Caravaggio danno un'idea della ricchezza e dell'altezza di ispirazione di uno dei più grandi autori contemporanei.
2008100141036NOIR BLANC 2008 192 pages 14 8x21 1x1 9cm. 2008. Broché. 192 pages.
198310678Berlin: Der Kinderbuchverlag, 1983. 208 Seiten , 30 cm, Gewebeeinband mit Schutzumschlag
1996X1820München, Carl Hanser Verlag 1996. Ganzleinen mit Schutzumschlag, 8°, 215 S., aus dem Englischen von Jörg Trobitius, »Mit diesem Buch hat Berger ein großes, trauriges und zärtliches Buch geschrieben, einen mitreißenden Roman der Gemeinschaft und des Mitgefühls, der in gewisser Weise über Schicksal und Tod triumphiert.«
197512081921975. IX; VI; 157; XXVI S.; 29 cm; kart.
Gutes Ex.; Seiten minimal nachgedunkelt; geringfügige Lagerspuren. - Dissertation / Wissenschaftl. Betreuer: Dr. phil. Anneliese Löffler. - Michael Berger, Jg. 1948; Germanist. - Als Typoskript gedruckt. - INHALT : Einleitung ----- Der literarische Charakter - literar-ästhetischer ----- Schein gesellschaftlicher Individuen - Zu einigen theoretischen und historischen Voraussetzungen ----- "Freie Individualität, gegründet auf die universelle Entwicklung der Individuen … - Menschwerdung des Menschen ----- Literarische Charaktere und historische Bewegung ----- Probleme des literarischen Charakters bei Aristoteles ----- Zum mittelalterlichen Menschenbild ----- Georg Wilhelm Friedrich Hegel - Höhepunkt bürgerlichen Denkens - Zu grundlegenden Bestimmungen des literarischen Charakters ----- Ortega y Gasset - ein Stammvater spätbürgerlicher Theorie - "Die Vertreibung des Menschen aus der Kunst" ----- Der literarische Charakter - ein ästhetisch-weltanschauliches Zentrum der Interpretation epischer Kunstwerke ----- Gesellschafts- und Literaturprozeß - Zur wachsenden Bedeutung des Begriffs "literarischer Charakter" ----- Wandlung und Entwicklung - Zu Joachim Knappe "Die Birke da oben" ----- Identifikation und Distanz - Zu Christa Wolf "Nachdenken über Christa T." ----- Volker Braun "Das ungezwungene Leben Kasts" ----- Fabel und Charakterzeichnung - Zu Hermann Kant "Das Impressum" ----- "In den Charakter dieser Menschen, in ihr Verhalten … ist eingegangen, was unsere Gesellschaft an Charakter, Verhalten ... hervorgebracht hat" ----- Zur Methodologie der theoretischen Bestimmung ----- der "Grundstruktur" literarischer Charaktere ----- Zu verschiedenen Definitionsversuchen des literarischen Charakters in der marxistisch-leninistischen Literaturwissenschaft ----- Zum Verhältnis von Figur und Charakter ----- Theoretische Herleitung der Grundstruktur "literarischer Charaktere ----- Bestimmung der Grundstruktur an ausgewählten literarischen Beispielen des untersuchten Zeitraums ----- Anmerkungen ----- Auswahlbibliographie ----- Lebenslauf.