3 376 résultats
br. "Non muoio neanche se mi ammazzano" scrive Giovannino Guareschi nel suo "Diario clandestino", piccolo grande capolavoro composto nei lager nazisti e testo emblematico per comprendere la sensibilità e l'ironia di un autore che non rinunciò a regalare un sorriso neanche durante gli anni di prigionia. Sopravvissuto ai campi di concentramento, Guareschi è stato protagonista di una vita da romanzo che, come racconta Guido Conti in questo volume, lo ha portato a essere vignettista satirico, fotografo, sceneggiatore, polemista politico, autore di saghe indimenticabili come quella di Don Camillo e Peppone, fino a diventare un protagonista assoluto della cultura italiana del Novecento. Quella di Guareschi è la storia di un uomo libero, capace di reagire anche alle sofferenze vissute con quello sguardo insieme ironico e commovente con cui ha raccontato in modo irripetibile la storia e i cambiamenti del nostro Paese.
Mm 175x240 Volume in copertina rigida con sovraccoperta,viii-608 pagine. Ottimo lo stato. Spedizione entro 24 ore dalla conferma dell'ordine.
CLASSICI ITALIANI collezione fondata da Ferdinando Neri, diretta da Mario Fubini, 95 - VOLUME PRIMO: Storia della letteratura italiana: Introduzione - Nota biografica - Nota bibliografica - I.... XX. - Indice dei nomi - Indice delle tavole - VOLUME SECONDO: I saggi - Dal "Saggio crritico sul Petrarca" - Lezioni su Manzoni - Lezioni sull'Ottocento - Lezioni su Leopardi - Ricordi I...XXVIII - Indice dei nomi - Indice delle tavole 2 23x14,5 cm., legatura in piena tela, fregi e titoli in oro sul dorso, sopraccoperta in acetato, frontespizi incorniciati-filettati con fregi, pp. 863 (4); 707 (4); 6+6 tavole in nero - prime pagine, ritratti, copertina, autografo ..- fuori testo, di cui 1 in colore (La copertina di un'edizione originale sul Petrarca), ristampa della prima edizione del 1968, della seconda edizione accresciuta del 1969, in italiano, ottime condizioni.
br. L'immagine di Elizabeth Jane Howard è associata a quella della l'emme fatale: l'incedere altero, l'eleganza aristocratica che le donne di ricca estrazione riescono a esibire in ogni circostanza senza risultare fuori luogo. La sua infanzia fu tormentata dalla depressione della madre e dalle molestie da parte del padre, e da giovane cercò la propria emancipazione attraverso la carriera di attrice, ma vide il suo sogno infrangersi con il matrimonio e l'arrivo della guerra. Si diede quindi alla narrativa. Nei suoi romanzi, Howard rappresenta con precisione etologica e con la disinvoltura conferita da una lunga esperienza le dinamiche matrimoniali, le sottigliezze dei rapporti sentimentali, le sfumature e le contraddizioni dell'amore che solitamente si impiega un'intera esistenza a cogliere nella loro interezza. Eppure, se si guarda alla sua vita privata, è difficile cogliere tracce sia della sicumera sfoggiata nel portamento, sia della perspicacia riversata negli scritti. Il suo contegno era un paravento dietro il quale celare la propria profonda insicurezza, il suo sentirsi fuori luogo in ogni situazione, specialmente nei ricevimenti della buona società. La sua vita sentimentale fu un'infilata di matrimoni catastrofici - l'ultimo dei quali, il terzo, con Kingsley Amis - intervallati da legami sentimentali e avventure rapsodiche, rosicchiate dalla frustrazione, spesso umilianti. Mentre era in vita il suo lavoro di scrittrice venne adombrato e ostacolato dall'ego e dalle insistenti richieste degli uomini che le stavano accanto; solo di recente è stata riscoperta come una delle autrici più importanti del Novecento inglese, e i cinque volumi della saga dei Cazalet (da cui il produttore di Downton Abbey trarrà una serie tv) sono la sua opera più imponente.
Good+ Hardback without dust jacket. Sunned on spine. Some brown speckling on inner boards, end papers & prelims. Clean text. 252p. Used
Good+ Hardback. Good dust jacket, not priceclipped. Browned. Tape mend on spine. Small pieces missing from head & foot of spine & lower front corner. Minor brown speckling on prelims. Boards are a bit loose at hinges. Very scarce. Tight sewn binding. viii. + 360p. Used
in-16°, pp. 192. Bross. edit. con bruniture del tempo sui piatti, lieve ingiallimento sulle carte interne.
br. Qual è il senso della nostra vita nel caos della vita moderna? Il genere poliziesco, in particolare il romanzo noir di tradizione americana, può aiutarci a esplorare tale questione attraverso le trame oscure e grigie di cui sono intessute le dimensioni dell'esistenza contemporanea. Lo fa attraverso lo strumento della critica sociale contrapposta alle sregolatezze e alle fragilità generate dalle nostre società inegualitarie. Philippe Corcuff coniuga in maniera originale i nostri romanzi polizieschi preferiti con intuizioni filosofiche e sociologiche. Ne derivano un'etica della conservazione della propria integrità personale e una saggezza velata di pessimismo. Troveremo sul cammino tracciato dall'autore i contributi di scrittori classici (Davin Goodis, Howard Fast, Dashiell Hammett, Ross Macdonald e Jim Thompson) e contemporanei (James Lee Burke, James Crumley, Dennis Lehane, Jean-Patrick Manchette, Georges Pelecanos e James Sallis).
brossura
br. Mauro ha solo tredici anni e un'attrezzatura a dir poco inadeguata quando per la prima volta arrampica sul monte Duranno, ne ha diciotto quando apre la sua prima via sul monte Palazza, in Val Zemola. Il suo allenamento? La vita di montagna - in cui tutto è salita, dalla raccolta della frutta alle spedizioni per far legna - e i racconti degli alpinisti, in osteria. Spronato dall'audacia della giovinezza e dal talento, Mauro per decenni è in cordata con i più grandi. È tra i più assidui frequentatori del gruppo del Nuovo Mattino, che negli anni Settanta cambia il modo di vivere l'arrampicata in Italia. Partecipa a due spedizioni storiche: una in Groenlandia, dove perde la strada e rischia la vita, e una in California, insieme a Manolo, eccezionale scalatore e amico, in un clima di goliardia e scoperta (e qualche scontro con i ranger). Oggi, chiunque si cimenti con le cime tra cui Mauro ha passato tutta la vita può farlo anche grazie alle centinaia di vie che lui ha aperto, ai chiodi che ha piantato. Grazie alla sua passione, alle sue mani e alla sua storia. Questa storia. In pagine piene di sincerità, ironia, poesia, lo scrittore e alpinista racconta gli aneddoti di una vita di scalate, ma soprattutto ne restituisce con vividezza le emozioni: il tocco della roccia, la ruvida amicizia della cordata, ma anche il dono del legno e la filosofia semplice che accompagna le imprese e i giorni. Un diario di avventure tra le cui righe scorre la testimonianza di una ricerca continua: della cima, della pace con se stessi, del senso più profondo delle cose.
br. Pensieri e racconti di vita. Le "Confessioni ultime" di Mauro Corona sono il diario intimo di "un sognatore". Un autoritratto che richiama in alcuni passaggi l'indimenticabile tradizione degli scritti morali, da Seneca al filosofo e samurai Jocho Yamamoto, e si trasforma con impennate improvvise in un personalissimo sfogo sull'attualità e la politica. Suoni e basta, le parole hanno perso consistenza, volume, spessore, e con loro la vita. "Le Confessioni" prendono forma da queste parole ormai vuote. Libertà, silenzio, memoria, corpo, fatica, invidia, orgoglio, competizione, amore, amicizia, dolore, morte, Dio e la fede. Una rappresentazione laica profonda e illuminante.
br. Alla fine gli anni macinano coincidenze. Siamo a quarantanni dall'addio di Luciano Bianciardi al mondo. A quasi venti dalla prima edizione di questo libro che gli tolse la polvere della dimenticanza, restituì un posto ai suoi romanzi e luce al suo viaggio solitario, scoperto da migliaia di nuovi lettori, incantati dalla sua ironia, dalla sua rabbia, ma anche dalla sua eccentrica preveggenza. Con questa nuova edizione, Luciano torna a casa, più o meno dove tutto cominciò, casa editrice Feltrinelli appena nata, anno 1954, lui redattore fresco di Maremme e minatori, sceso da uno dei tanti treni che in quei mesi, in quegli anni, stavano portando le braccia e le teste che avrebbero fabbricato a Milano il miracolo economico. Era il tempo giovane del dopoguerra. Il futuro declinato per una volta al presente. Nascevano non solo i palazzi e le fabbriche dalle macerie. Ma anche le case editrici, i giornali, le agenzie di pubblicità e naturalmente la televisione, che in una decina di anni avrebbero svezzato l'italiano medio dandogli uno specchio, una lingua, quattro ruote, una cucina americana, e qualche volta persino una rotonda sul mare. Tutti (o quasi tutti) ne cantavano le lodi, tranne lui. Il provinciale, il guastafeste che di tante addizioni conteggiava quel che andava perduto, a cominciare dai sogni per una Italia diversa, un po' più giusta, non arresa alla religione del conformismo, del guadagno, dell'arrivismo, del piccolo e del grande potere.
in-4° (238x176 mm); leg. coeva in piena pergamena rigida, dorso liscio con titolo a caratteri dorati su tassello, tagli spruzzati di rosso e verde, carte interne "forti" con testo marginoso; pp. 157, (9 b.); front. a caratteri neri con grande vignetta calcografica raffigurante un cordo d'acqua tra le rocce; capilettera con piccoli paesaggi incisi su matrice di rame; pregevoli testatine e finalini finemente incisi su matrice di rame con paesaggi fluviali, imprese, putti e strumenti scientifici. Prima ed., stampata in Toscana (Colonia è una falsa località di edizione), attribuita prevalentemente a Silvio Feroni, ma anche a Edoardo Corsini e la parte finale al P. Guidi (cfr.: M. Parenti, Dizionario dei luoghi di stampa falsi, inventati o supposti; G. Melzi, Dizionario di opere anonime e pseudonime di scrittori italiani); trattasi di un dialogo diviso in tre parti riguardante la navigazione del fiume Arno, il canale della Gusciana, i fossi del Padule di Fucecchio, la "remissione del fiume Pescia nel suo antico alveo", nonché altri elementi della pratica e della teoria dell'"architettura d'acque". Edoardo Corsini, o Odoardo (1702-1765), scolopio, fu professore di logica, metafisica, etica e lettere all'Univ. di Pisa. Fu inoltre studioso di filologia, epigrafia, numismatica e storia. Ricoprì la carica di generale dell'ordine degli Scolopi. Nato a Fellicarolo di Fanano (MO) e morto a Pisa. Silvio Feroni, marchese fiorentino, membro dell'Accademia dell'Arte del Disegno. Prov.: Indicazione d'appartenenza a "La Vecchia Parma - Antiquariato" su etichetta incollata al contropiatto anteriore e manoscritta a china in fondo al front. (illeggibile). Rif.: IT\ICCU\SBLE\006047. OCLC, 35166555. Cond.: Leggere tracce d'uso. Opera quasi in perfette condizioni generali. -- FIRST EDITION OF A WORK ON ARNO RIVER, PRINTED IN TUSCANY (COLOGNE IS A FALSE PLACE OF ISSUE). Light traces of use. Copy quite in fine condition.
br. Che rapporto deve avere un artista con il potere? Che ruolo deve interpretare uno scrittore quando il suo Paese è governato da un regime? Julio Cortázar, il grande scrittore argentino, aveva le idee chiare: un artista non può resistere a un regime avverso, che impedisce l'attività intellettuale; deve preferire l'esilio. Per la prima volta in assoluto vengono raccolte e pubblicate le carte della polemica che Julio Cortázar ha intrattenuto con Liliana Heker, giovane scrittrice di talento, dal 1978 ai primi anni '80. La Heker aveva scelto di resistere, di scrivere, durante gli anni della dittatura militare argentina. La pubblicazione delle lettere finora inedite di Julio Cortázar ad Abelardo Castillo consente di ricostruire un'epoca e i rapporti tra due generazioni che hanno fatto grande la letteratura Sudamericana.
ril. «Quando stai morendo, può capitarti di provare una sorta di tenerezza perfino per i tuoi ricordi più infelici, come se la gioia non fosse confinata solo ai momenti più belli ma fosse intrecciata ai tuoi giorni come un filo d'oro.» Nel 2005, poco prima del suo cinquantesimo compleanno, i medici le tolgono un neo dalla gamba destra. Melanoma, quarto stadio. Poi le metastasi, l'intervento al cervello, la diagnosi fatale. Cory Taylor ha sessant'anni e ormai pesa meno di un cane: sta morendo di cancro. Ma mentre il suo corpo svanisce Cory riesce nel più arduo dei compiti: descrivere l'esperienza del morire, l'esperienza di sapere che presto la propria vita avrà fine. Composto in poche settimane, "Morire" è il libretto aureo che contiene tutto ciò che la morte può insegnare alla vita. È una riflessione sull'esistenza, il ricordo di un vissuto, una meditazione sul nulla ma anche, anzi soprattutto, un grandioso tributo alla vita.
br. Nel contesto dell'ampio dibattito letterario, filosofico e culturale relativo alla possibilità di definire l'attuale congiuntura storica del tardo-capitalismo globale attraverso la formula del "ritorno del reale", il volume problematizza la questione del Reale attraverso il riferimento alla critica lacaniana e post-marxista di Slavoj Zizek, allo scopo di illustrare come l'apparente ritorno anacronistico al "realismo" costituisca una fuga dalla dimensione "impossibile" del Reale, in senso lacaniano. L'inchiesta problematizza il rinnovato interesse per alcuni specifici generi letterari, come il noir, l'auto-finzione, il romanzo storico-documentario e la docu-fiction di carattere testimoniale, la cui fortuna editoriale riflette la crescente domanda di storie che raccontino, nei suoi più feroci e truculenti dettagli, la realtà di cui si è partecipi. In questo contesto il libro sviluppa un'analisi comparatistica dell'opera di due autori ritenuti, sotto questo profilo, paradigmatici: William T. Vollmann e Roberto Saviano. La loro visionarietà, che si realizza in un'inedita e traumatica commistione di fiction e non-fiction imperniata sulla figura perturbante dell'autore-protagonista, impone alle coscienze anestetizzate dei lettori una lucida e violenta critica ideologica del sistema storico-culturale del tardo-capitalismo globale, mettendo a nudo quel grumo di fantasie perverse che ne sorreggono l'impianto simbolico e l'economia libidinale.
br. Un "Monoscopio opaco" potrebbe essere la trasposizione dell'Io di Bianciardi, proiettato attraverso un viaggio iperbolico nei primi decenni del dopoguerra. Un viaggio in bilico tra la provincia grossetana e Milano. È una Milano nevrotica, quasi schizofrenica, con la gente che giunge a fiumi e invade le strade. Con le sue case editrici, popolate da intellettuali persi in lunghe riunioni a dissertare sull'opportunità delle 'virgolette'. Tutto quel pensare, soffrire, agire e vivere è scrutato dall'"occhio giusto" di Bianciardi che si affaccia sul mondo attraverso il monoscopio della neonata Tv. Impossibile comprendere la sua disintegrata personalità senza ricorrere a un affresco ampio di quegli anni, popolati da luoghi, testi, giornali, film, trasmissioni, canzoni, tutti evocativi di un periodo in continua evoluzione, in febbrile trasformazione creativa. In quel mondo si è mosso Bianciardi, un precursore tradizionalista, un innovatore senza un programma, un fotografo senza macchina fotografica, un bohemienne senza tavolozza, un flaneur senza città, un rivoluzionario senza un manifesto, insomma, l'antitetico per antonomasia.
ill., br. Fine della Seconda guerra mondiale. 1945. La Germania è un mucchio di macerie, la storia è finita. Eppure da quell'Anno Zero la letteratura di lingua tedesca riprende il suo cammino e torna a essere uno dei punti di riferimento della cultura mondiale, facendo i conti con il passato e proiettandosi verso il futuro. Da Heinrich Böll a Günter Grass, da Ingeborg Bachmann a Friedrich Durrenmatt, da Peter Handke a Herta Müller, da Christa Wolf a Uwe Johnson: questo volume traccia un percorso attraverso la narrativa tedesca degli ultimi settant'anni con 28 voci analitiche e sintetiche sugli autori più rilevanti. Oltre le figure individuali degli scrittori si delinea un duplice movimento: quello complessivo della letteratura tedesca del dopoguerra e quello più generale del mondo nel quale questa letteratura s'inscrive. La guida getta poi un coraggioso sguardo sul presente, suggerendo nomi forse meno noti al lettore italiano - come Daniel Kehlmann, Jenny Erpenbeck o Christian Kracht - nella consapevolezza che il panorama editoriale italiano fatica a seguire queste evoluzioni. Il quadro è arricchito da un'ampia panoramica iniziale sull'attività di coloro che, dopo gli esordi in un periodo precedente, continuarono la loro attività nel dopoguerra (da Thomas Mann a Brecht a Jünger) e da due ampie appendici sulle produzioni di generi limitrofi alla narrativa come la poesia e il teatro, oltre che da una terza appendice dedicata al cinema tedesco, che si afferma come uno degli strumenti espressivi più efficaci della Germania pre e post-riunificazione. Chiude il volume una sezione sui "26 romanzi da non perdere": altrettante schede di lettura che analizzano opere imprescindibili fra le più acclamate da pubblico e critica e altre ancora poco conosciute.
br. «Questo libro è il mio cuore messo a nudo per interposti artisti». Gli artisti protagonisti dei saggi selvaggi che compongono quest'opera spiazzante e sanguigna sono scrittori e pittori: Bachmann Bernhard Bolaño Brancale Ceronetti de Marco Dumas Ferrari Flaubert Kristof Lispector Mattotti Moresco Samorì. Su ognuno di loro l'autore ha scritto denudandosi in un corpo a corpo dove l'azione è affidata all'erotica della parola. «La scrittura non è la scrittura: è uno stile di vita e di morte». Per Jonny Costantino l'arte è un gioco dove la vita è in gioco. Nella sua scrittura la forma saggio si rinnova divenendo un luogo di sconfinamento narrativo e intensificazione lirica non meno della forma romanzo, fatta esplodere nel precedente Mal di fuoco. «Questo è un libro sulla natura del fuoco». Il fuoco qui indagato è il fuoco della vitarte, con una formula dell'autore, cineasta oltre che scrittore. Nella sua visione inconciliata e abissale l'unica mano legittimata a scrivere del fuoco è la mano che dalla vitarte è stata segnata: la mano bruciata.
brossura Il tema delle analisi contenute in questo volume è costituito dal delicato e complesso rapporto tra la finzionalità della testimonianza e la testimonialità della finzione letteraria. Le opere prese in considerazione sono in due casi testimonianze - vere o false - della Shoah, e in altri tre casi romanzi, vale a dire finzioni dichiarate sulla Shoah. Quattro di queste opere furono al centro di veri e propri scandali letterari, che fecero molto scalpore e occuparono a lungo le pagine culturali dei giornali e la critica internazionale. Il filo rosso che unisce queste opere è rappresentato dal furto d'identità e quindi dalla falsa testimonianza: in due casi l'argomento è oggetto della rappresentazione letteraria ("La tela", di Benjamin Stein e "Il nazista e il barbiere", di Edgar Hilsenrath), mentre in altre due occasioni è l'autore stesso a essersi appropriato attraverso la scrittura di un'identità non sua ("Frantumi", di Binjamin Wilkomirski e "La tana di fango", di Wolfgang Koeppen).
In 16? (cm 15), Leg. originale, pagg. tutta pelle con titoli in oro al dorso, pagg. 227-(6),sguardie verdi con fregi in oro, traduzione ddal francese di Giuseppe Aventi, piccola menda al dorso, ma buon es. Prima edizione.
2 vols., 8vo., with frontispieces, and titles in red and black; cloth gilt, gilt backs, a fine set.
br. "La prima fase potremmo chiamarla fede emotiva. La seconda potremmo chiamarla fede metafisica. La terza, disillusione assoluta. La quarta, comprensione estetica". Difficile immaginare che queste parole siano state pronunciate nel 1924 sul piccolo palco di un albergo newyorkese, dove ad assistere Powys nella sua orazione c'era una celebre attrice di vaudeville. Ma con Powys l'immaginazione corrente è sempre destinata a rimanere in difetto.
ill., br. Ricostruita con documenti d'epoca e interviste la storia della prima collana italiana di romanzi horror, tantissimi dei quali scritti da Laura Toscano, la creatrice del Maresciallo Rocca televisivo.