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brossura
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In-8 (cm. 23), mezza pelle, bicolore blu/rosso, titolo oro al dorso, e tela editoriale, con titoli impressi in oro al piatto, pp. XLVII, (1), 1163, (5). Volume impresso dalla Stamperia Valdonega di Verona.
Spesso vol. in-8° (cm. 22,6x14,7), pp. XII, 574, (1). Modesta ma solida carta grigia muta coeva, rade fior., bella carta in barbe. DISCORSI: Plutarco, sedizione in Francia 1585, differenze poetiche a Orazio Ariosto, sopra varj accidenti della vita di Torquato Tasso. 12 LETTERE, 6 DIALOGHI (del Piacere onesto, il Padre di famiglia, della Clemenza, della Corte, della Bellezza, della Poesia toscana. Trattasi del 5° vol. delle Opere.
br. Giungere al centro del romanzo è l'obiettivo ultimo, e forse irraggiungibile, del lettore consapevole. Ci si arriva per gradi, con una penetrazione lenta e progressiva, che conduce sempre più vicino al senso profondo della scrittura narrativa. A partire dalla periferia di una lettura emozionale o di superficie, propria del cosiddetto Lettore Empirico, fino alle competenze più raffinate del Lettore Modello, l'autrice conduce alla conquista graduale delle strategie di lettura del romanzo contemporaneo, educando alla ricerca di un incontro personale e meditato con il romanzo di oggi. E al termine del saggio, se vuole, il lettore potrà cimentarsi nel duplice gioco della lettura-scrittura, per divertirsi con parole e frasi, come i grandi autori della letteratura del Novecento contemporaneo.
In-16° pp. XXIV-524, leg. in mezza pelle coeva.
Alla Signora Giuditta Cattaneo vedova Lucini la 'Diletta compagna' del Melibeo - Introduzione - Preludio - Lotte sociali - Lotte ideali - Esperienze e ironie - Perorazione - Versi inediti - Nota bibliografica 1 19x12,5 cm., in brossura, pp. XV (1), 272 , non refilate, in italiano, prima edizione, in italiano, piccole abrasioni esterne, normali segni del tempo, buon esemplare.
in-8°, pp. 88. Bross. edit. con picc. illustrazione al piatto ant. Segnature a matita all'interno.
In 16? (cm 18), Brossura, pagg.114 cop. illustrata a colori, traduzione di Letizia Berrini, buon es. ancora avvolto dal cellophane. Collana "I gialli Longanesi", n. 126 del 29 maggio 1974
ill., br. Una mattina, leggendo il giornale, Tanizaki è colpito dalla foto di un attore seduto su una veranda nei panni di un samurai. Osservandolo meglio, scopre che con impercettibili accorgimenti e controllando la respirazione è riuscito a produrre una forma circolare, che parte dal collo e dalle spalle e prosegue lungo le maniche: "Sembrava che se ne stesse seduto lì per caso, e invece obbediva alle regole del kabuki, sicché persino le pieghe del suo kimono si distinguevano le une dalle altre in maniera del tutto naturale". Solo la maestria - una perizia tecnica che si acquisisce grazie a un lungo, arduo tirocinio - può condurre a esiti di così sublime eleganza. Arte come sacrificio e dedizione, dunque, come opera "ben fatta", per il puro piacere della perfezione. In un gioco di contrasti e dissolvenze fra mondo passato e moderno, orientale e occidentale, Tanizaki ci offre un'inedita visione di pittura, letteratura, teatro e cinema e - in un dialogo intessuto di rimandi e corrispondenze fra continenti, epoche e stili - evoca un'arte universale, capace di coinvolgere l'anima e il corpo e non solo l'intelletto. Nel contempo, ci svela la sua poetica: l'ammirato tributo ai valori dell'umiltà e della perseveranza con cui gli orientali percorrono la via dell'arte affinando tecnica e talento, la commossa evocazione dell'antica poesia giapponese, l'entusiasmo per la forza espressiva del cinema tedesco e l'analisi del genio smart di Chaplin, la passione per Goethe e Schnitzler e le riserve su Balzac.
br. ''Fra i sensi l'Occidente ha privilegiato la vista, da cui è partito per la sua geometrizzazione dell'esperienza, e ha così svalutato altre sensazioni (auditive, olfattive, tattili eccetera). E' contro tale guasto, o squilibrio, nell'ecologia della sensibilità, che Tanizaki reagisce in ''Libro d'ombra'', polemizzando contro gli eccessi dell'illuminazione elettrica e opponendo, a un mondo di nude superfici radiose, un universo acquietante della consistenza e della densità, avvolto da ombre (di gabinetti, di monasteri, di case delle geishe) descritte a una a una, come un campionario di stoffe pesanti e pregiate. Leggendo questo saggio ci si rende conto di come tutta la nostra civiltà, tutta la nostra vita quotidiana, e dunque anche l'idea che ci facciamo del piacere, siano fondate sull'irritazione di alcuni sensi e sull'atrofizzazione di altri, mai su un tentativo di armonizzazione.'' (Dalla nota di Giovanni Mariotti)
br. Nel Paese dei balocchi in cui viviamo risuona un unico imperativo: «Lascia perdere!». La memoria e il rigore, l'impegno e l'etica sono fatiche inutili. Le molte realtà straordinarie della scuola e dell'impegno sociale, così come le famiglie, sono costrette a nuotare come salmoni contro la corrente della crisi economica, dell'arroganza al potere, del disprezzo verso i saperi. Eppure a venire oggi alla ribalta non sono solo bambini-erba, senza forma e senza senso del limite, né solo ragazzi-risacca, trasportati dalle maree di qualche vizio o disagio. Sono anzi i giovani stessi, con l'impegno delle loro battaglie e dei loro ideali, a mostrarci che non tutto è perduto. Il punto di partenza di questa appassionata lettera a un'insegnante sono le emergenze del tempo presente, ma la forza dell'appello di Susanna Tamaro va ben al di là, ponendo questioni fondamentali per ricomporre la nostra convivenza. Di quale sapere abbiamo bisogno per essere in grado di affrontare la vita? Come tornare a comunicare ai bambini l'amore per le domande e la passione per la ricerca delle risposte? Cosa stanno cercando di dirci i ragazzi che oggi scendono in piazza in difesa del futuro di tutti? Forse al cuore di un nuovo patto possibile tra le generazioni c'è la riscoperta di un concetto rivoluzionario: l'anima. Tornare a nutrirla è la condizione per ricominciare a cambiare il mondo: per una volta, in meglio.
In 8? (cm 20), Brossura, pagg.107 con alcune ill. b.n. n.t. di Tony Ross, cop.ill a colori, buon es. Edizione speciale per "Famiglia Cristiana"
br. Che ci fa un sarto su una barca in mezzo al mare, con un carico di stoffe? Cosa direbbero la seta, il bisso, un paio di jeans o un abito smesso, se per una volta potessero raccontare la loro storia in prima persona? E un calzino bucato poi, perché parlarne? Pretesti, pretesti perfetti pescati a caso tra i mille possibili che le stoffe concedono per raccontare di epoche precise, dei mille mestieri che le riguardano, di personaggi romantici e avventure anche solo plausibili. E poi i ricordi personali, quelli che ognuno ha, da ritrovare tra le parole e di cui prendersi nuovamente cura. Di questo, di stoffe, tessuti e ricordi altrui in cui ritrovare i propri, vorrebbe raccontare questo libro.
br. Oltre cinquant'anni di incontri, interviste eccellenti, personalità che hanno fatto la storia: Gay Talese ha scritto vere pietre miliari della letteratura americana. Questo libro raccoglie i suoi lavori migliori: dal ritratto di Frank Sinatra che, uscito nel '66 su "Esquire", è ancora oggi considerato uno dei migliori profili di una celebrità mai scritto, al pezzo su Joe Di Maggio nel periodo del matrimonio con Marilyn Monroe. E poi Muhammad Ali che incontra Fidel Castro all'Havana nel 1996, un trentunenne Peter O'Toole reduce dal successo di Lawrence d'Arabia e una serie di personaggi minori - sarti calabresi, boxeur in pensione, l'addetto ai necrologi del "Times" - tutti immortalati nella scrittura scintillante del principe del giornalismo americano.
ill., br. Nel primo dei due testi che compongono questo volume, una conferenza agli studenti giapponesi del 1916, al culmine della notorietà concessagli in quanto primo premio Nobel di lingua orientale, Tagore si concede un'osservazione singolare: "Pensavo che non sarei stato in grado di vedere il Giappone così come è, ma avrei dovuto accontentarmi di vedere il Giappone che assume un orgoglio acrobatico nell'apparire violentemente qualcos'altro". Ma questo è l'Occidente!, ci viene voglia di esclamare. Anch'esso, per quanto molto più prosaicamente, vuole apparire violentemente qualcos'altro, e con quanta maestria e dispiego di potenza e forza! Solo che il Giappone lo fa, secondo Tagore, perché vuole imitare l'Occidente, e non solo superficialmente negli oggetti, negli apparati e nelle forme esteriori, ma appropriandosi, pericolosamente, della forza motrice della civiltà occidentale "come sua propria". Da questo punto di vista il Giappone sarebbe più occidentale dell'Occidente stesso, perché assumendo come interpretazione propria ciò che è particolare di un'altra civiltà, non farebbe altro che perpetuare l'errore occidentale di muoversi solo nella foga inesausta di organizzare, disporre e distribuire la forza e i suoi elementi nella postura della conquista e del dominio.
In-16° cm. 19 circa pp. complessive CCXLVIII-1184 e 4 pag. di indice. Legature in tutta pergamena coeva con tassello ai dorsi.
brossura L'edizione a stampa di Petrolio, che è quella su cui abbiamo basato il nostro lavoro, costituisce la riproduzione fedele, quasi fotografica, del manoscritto pasoliniano. L'autore iniziò il suo lavoro presumibilmente nella primavera o estate del 1972 e, quando, nel novembre del 1975, il poeta fu assassinato l'opera non era stata ancora licenziata. Nelle dichiarate intenzioni di Pasolini il progetto prevedeva la redazione di duemila pagine e l'opera, dunque, a rigor di termini, può definirsi incompiuta o perlomeno non degna di essere considerata conclusa. Dal punto di vista oggettivo, infatti, il romanzo (che l'autore, però, nel corso dell'opera, designa frequentemente anche col termine di 'poema') si presenta in un'evidente condizione di frammentarietà, poiché a parti che presentano un certo sviluppo narrativo e, dunque, un certo grado di rifinitura sia formale che contenutistica, se ne affiancano altre che mostrano, invece, lacune ed incongruenze.
br. Critico letterario freelance, già autore di un saggio su Joseph Conrad (oltre che di importanti saggi su argomenti di politica internazionale), l'autore propone in "La fiamma e la cenere" un percorso nelle emozioni e nei valori della grande letteratura. Si comincia con "Le affinità elettive" di Goethe, di cui l'autore indaga il fascino e il mistero. Si prosegue con "Tess" di Thomas Hardy, un romanzo di cui l'autore offre una lettura di intatta bellezza. Si entra poi nel mondo di Joseph Conrad, dal poliziesco gotico di "L'agente segreto" all'ultimo, nostalgico e arioso, Conrad di "The Rover" - con ampi richiami, di vasta risonanza, al grande romanzo russo, a Stevenson, a Thomas Mann. Quindi, in una tessitura temporale limpida e vasta, si passa a una intrigante lettura del romanzo "Donne innamorate" di D.H. Lawrence. E infine ci si inoltra nella letteratura contemporanea, da Philip Roth ("Il teatro di Sabbath) a Cormac McCarthy ("Non è un paese per vecchi"), a Coetzee ("Vergogna"). Si chiude con Stephen King, la cui statura di grande narratore viene sdoganata (con le opportune riserve) a un livello di approfondimento inedito in Italia, con particolare attenzione al classico "The Shining" e al recente "22/11/63". Come parti di una costellazione, le singole letture trovano un solido equilibrio nella scrittura e nell'amore del racconto, dando al lettore lo stupore di un dono, o di un risarcimento non ancora tardivo.
br. Il libro insegue i temi dell'amore coniugale, della relazione tra uomo e donna, dell'eros e dei suoi messaggi tremendi o del suo miele, dapprima in due grandi autori del Novecento, Franz Kafka e David Herbert Lawrence. Di Kafka, il libro offre una sintesi coinvolgente della sua vita, delle sue opere, delle sue relazioni sentimentali, del significato della sua figura. Di Lawrence, il libro tratta quello che è uno dei romanzi più belli della cultura europea, cioè "L'arcobaleno", di cui conduce una lettura fluviale. Tra gli autori più recenti, l'indagine si rivolge a Philip Roth, autore discontinuo però tra i più magistrali del nostro tempo, di cui si leggono i due romanzi maggiori, cioè "Pastorale americana" e "La macchia umana". Poi l'attenzione va a una delle scrittrici maggiori del Novecento, Flannery O'Connor, e alla sua aspra letteratura, radicata nella cultura del Sud degli USA. Infine il libro avvicina uno scrittore discusso, però sintomatico della società contemporanea, Jonathan Franzen, di cui si legge con ampiezza di argomenti l'ultimo romanzo, "Purity".
br. Le prime due monografie storiche di Tacito sono "Agricola" e "Germania": una commossa biografia del suocero caduto vittima della gelosia di Domiziano, la prima; una ricca e rigorosa descrizione etnico-geografica di popoli e luoghi tra il Danubio e il Reno la seconda, arricchita da intenti etico-politici. Nel "Dialogo sull'oratoria" si confronta l'eloquenza del passato con quella contemporanea e si individuano le cause della decadenza dell'oratoria nella mancanza di libertà civili e nella degenerazione politica e sociale di Roma.
br. Opera di primo piano della storiografia romana, gli Annali di Tacito, in 18 libri, era divisa in tre esadi dedicate la prima a Tiberio, la seconda a Claudio e Caligola e la terza a Nerone. Attraverso le pagine del grande scrittore prendono vita le vicende dei primi imperatori, i loro scandali, i delitti e le sanguinose congiure dinastiche della famiglia Giulio-Claudia.
brossura La "Germania", che rappresenta un unicum nell'ambito della letteratura latina, non è un trattato storico, ma un opuscolo geo-etnografico legato a un problema politico contingente: la presenza di Traiano sul Reno. L'indagine di Tacito - che percorre il territorio, descrive usi e costumi comuni a tutti i Germani e quindi esamina le singole tribù - pone costantemente l'accento sugli elementi che denotano una stretta affinità tra il presente dei Germani e il passato di Roma. L'autore sembra percepire la prorompente energia innovatrice di chi per la prima volta si affaccia alla ribalta della Storia, ravvisando in essa, più che nella forza militare, la maggior minaccia per la sorte già precaria dell'Impero.
brossura Tacito è il più grande storico della letteratura latina: fu, tra i Romani, ciò che Tucidide era stato per i Greci. La sua opera è sorretta dal puntuale esame delle fonti - gli 'Acta senatus' e gli scritti dei 'rerum scriptores' che l'avevano preceduto -, anche se talvolta lo storico arriva a fare torto ai criteri dell'oggettività pur di sostenere il proprio ideale repubblicano contro la decadenza del sistema politico imperiale. Il suo stile lapidario, conciso, ormai assai lontano dalla sonora armonia ciceroniana, rimane inconfondibile e di un'efficacia espressiva difficilmente imitabile. Gli «Annales», la sua opera più famosa insieme alle «Historiae», ci sono giunti lacunosi; i libri qui presentati, i primi sei, raccontano il principato di Tiberio ed è in queste pagine che Tacito trova modo di stigmatizzare con particolare forza lo svilimento e la svendita della dignità della classe senatoria di fronte all'imperatore.