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brossura La storia di una casa è sempre la storia di una donna, di una madre, di un focolare che cova sotto le ceneri i ricordi del nucleo sociale primario. Per le donne è quasi imprescindibile parlare di famiglia, di casa: si pensi ai primi quadri di Sofonisba Anguissola che dipinge le sue sorelle nell'intimità dei gesti domestici, semplicemente perché questo è il primo e di solito anche il solo ambiente che a una donna, un tempo, era concesso conoscere. Similmente a questi ritratti, anche la scrittrice incide spesso cammei dei ricordi dei suoi cari: non solo dunque la pratica dell'autobiografia è il medium che dimostra la frequentazione casalinga di molte autrici, ma in generale si può pensare alla scrittura come ad una stanza all'interno di una stanza. Luogo in cui si esperisce l'esperienza della soglia, la casa può essere carcere interiore, cattività ma anche la scenografia muta su cui incidere graffiti d'esistenza. Angolo visuale particolare, la casa permette di restare dentro e guardare fuori, sperimentando l'ambigua oscillazione tra il ruolo materno e il riconoscimento sociale. Nel viaggio intorno all'opera di Sibilla Aleramo, Natalia Ginzburg, Dolores Prato e Joyce Lussu, gli studi raccolti in questo volume raccontano una storia diversa, intima e familiare, ma anche - quando non in fuga -, aperta e accogliente verso il mondo.
Coperta cartonata e leggermente segnata da fattore tempo, tagli e pagine con imbrunitura, testo completamente fruibile, volume n. 55 della collana "Testi a fronte" diretta da Giovanni Reale, con introduzione, traduzione, note ed apparati a cura di Mariano Gatti e Hilary Gatti, lingue: italiano e inglese (testo a fronte), prima edizione, numero pagine 181 (XLV, 136); da segnalare: alcune pagine con appunti e sottolineature a matita USATO
br. "Argotier": un saggio di letteratura comparata che ha come spunto emblematico il Louis-Ferdinand Céline innovatore 'argotico' del linguaggio letterario posto a confronto con altri autori e con le vicende storiche novecentesche riflesse nel nostro tempo. Céline non è quel tipo di romanziere che narrando dimentica se stesso. Piuttosto, valorizzando in funzione stilistica le possibilità espressive del linguaggio, i neologismi e gli argotismi, le assonanze o gli echi prodotti dalle parole, egli vuole attirare i lettori dentro la propria soggettività delimitatrice dell'orizzonte d'un reale che lo stesso autore - velleitario ideologo e imperfetto politico, moralista paradossale, filosofo anomalo e mistico ateo, ma, alla fine, scrittore inarrivabile - non affabula bensì "presenta" a tutto tondo. Contraddice la vulgata su un Céline troppo a lungo mistificato l'espressione dello stesso autore: "Je suis pas réactionnaire! pas pour un poil! pas une minute! pas fasciste!"
In 16 (20,5x14) Brossura, pp 75. Ottimo
br. Mauro ha solo tredici anni e un'attrezzatura a dir poco inadeguata quando per la prima volta arrampica sul monte Duranno, ne ha diciotto quando apre la sua prima via sul monte Palazza, in Val Zemola. Il suo allenamento? La vita di montagna - in cui tutto è salita, dalla raccolta della frutta alle spedizioni per far legna - e i racconti degli alpinisti, in osteria. Spronato dall'audacia della giovinezza e dal talento, Mauro per decenni è in cordata con i più grandi. È tra i più assidui frequentatori del gruppo del Nuovo Mattino, che negli anni Settanta cambia il modo di vivere l'arrampicata in Italia. Partecipa a due spedizioni storiche: una in Groenlandia, dove perde la strada e rischia la vita, e una in California, insieme a Manolo, eccezionale scalatore e amico, in un clima di goliardia e scoperta (e qualche scontro con i ranger). Oggi, chiunque si cimenti con le cime tra cui Mauro ha passato tutta la vita può farlo anche grazie alle centinaia di vie che lui ha aperto, ai chiodi che ha piantato. Grazie alla sua passione, alle sue mani e alla sua storia. Questa storia. In pagine piene di sincerità, ironia, poesia, lo scrittore e alpinista racconta gli aneddoti di una vita di scalate, ma soprattutto ne restituisce con vividezza le emozioni: il tocco della roccia, la ruvida amicizia della cordata, ma anche il dono del legno e la filosofia semplice che accompagna le imprese e i giorni. Un diario di avventure tra le cui righe scorre la testimonianza di una ricerca continua: della cima, della pace con se stessi, del senso più profondo delle cose.
in-8, pp. 340, (2), legatura coeva in mezza pelle, copertina orginale applicata al piatto anteriore (cucitura allentata). Prima edizione. Saggi e ricordi su vari letterati lombardi: Carcano, Manzoni, Maffei, Tenca ed altri.. .
in-8°, pp. XVI-352. Bross. edit. con picc. guasti al dorso. Tracce del tempo e d'uso.
In-16° gr. pp. 467, leg. in tela recente con tass. al dorso. Conservata la bross. edit. Sparse fioriture.
in 16° gr. pp. 467; leg. In mezza tela coeva con tit. al dorso.
br. «Una lontana betulla bianca, ritta su una collina contro il cielo bianco e brumoso, sembra, con i suoi ramoscelli sottili, così distinti e neri, un millepiedi che si arrampichi in paradiso.» Righe come queste, tratte dal suo "Diario", riassumono la visione filosofica e naturalistica di Henry Thoreau sul mondo vegetale. Precursore del pensiero ecologista, pone gli alberi al centro della propria vita intellettuale ed emotiva, instaurando con loro un profondo dialogo e tentando così di catturarne l'essenza. "Ascoltare gli alberi" propone una scelta di pagine suggestive dove gli alberi sono descritti come persone in carne e ossa, come amici fedeli che meritano il più grande rispetto, come compagni di vita che in ogni stagione offrono, per lo stupore di chi li contempli, l'immagine di una natura meravigliosa e in continuo mutamento.
ill., br. "Assalto al cielo" è una ricognizione estremamente articolata e avanzata nel campo della fantascienza, che si serve di un apparato grafico e narrativo realizzato ad hoc per la pubblicazione e di una batteria d'autori di rilievo nazionale e internazionale, scienziati, filosofi, giornalisti, storici dell'arte, del cinema, del teatro, sociologi, esperti di tecnologie astronautiche e spaziali, scrittori di fantascienza, economisti, giuristi, storici del pensiero, epistemologi, architetti aerospaziali, ingegneri elettronici, esperti di robotica e informatici. La postfazione del saggio è affidata a Franco La Cecla, che individua analogie tra le ricerche antropologiche e il territorio della fantascienza. Un saggio conciso e denso di riflessioni ed esemplificazioni, che ci fa pensare che questi due territori e discipline potrebbero avere molte aree in comune, seppure con notevoli differenze. Un tale dispiegamento di forze e di autori è motivato dalla convinzione che una riflessione complessa e non semplificata nei territori della fantascienza, della scienza e della tecnologia sia oltremodo urgente e abbia bisogno di strumenti e prospettive multidisciplinari, aperte ai reali scenari sociali, scientifici e tecnologici che si stanno preparando e che la fantascienza, sia quella antica e delle origini sia quella contemporanea e modernista, ha sempre cercato d'anticipare, di descrivere, di disciplinare e formalizzare.
Firenze, Stab. Tipografico Pisa & Lampronti, (1921), in-8, nato senza brossura, pp. (4). Con grande illustrazione di "Brivido" (attore sul proscenio che ringrazia il pubblico in platea) sulla prima pagina e programma della serata nelle pp. centrali. Brivido fu lo pseudonimo del giornalista e caricaturista Alberto Manetti (1887-1941), fondatore (1925) e direttore dell'omonimo giornale. Ottime condizioni.
ill., br. Ispirazione fondamentale per autori di tutte le epoche, la casa è un luogo che nelle sue molte declinazioni - spazio fisico o immaginario, territorio chiuso del ricordo familiare o ambiente prescelto per le manifestazioni del subconscio - occupa un posto d'onore nella letteratura come nella vita: lasciamo le nostre tracce sulle case che abbiamo abitato, così come loro le hanno lasciate su di noi. Sono proprio le case, quelle dove ha trascorso lunghi periodi durante l'infanzia, l'oggetto del racconto per immagini di Michele Mari in "Asterusher. Autobiografia per feticci", che torna in una nuova edizione accresciuta. Attraverso le fotografie di Francesco Pernigo, Mari ci invita all'interno delle sue dimore, ci mostra gli angoli nascosti raccontando, in un intreccio di aneddoti e citazioni, la storia indissolubilmente legata agli oggetti che le hanno popolate e le popolano. Ne emerge un'identità letteraria evocata attraverso le tracce fisiche di una storia personale e familiare, un'identità ambigua come quelle, alluse nel titolo, dell'"Asterione" di Borges e degli "Usher" di Poe.
br. Gli atlanti sono fatti per immaginare mondi, per sognare orizzonti o percepire un altrove spesso sconosciuto. Questo libro contiene nomi di località, ricordi d'infanzia, invenzioni fantastiche, riflessioni critiche e può essere letto come itinerario in una mappa dove realtà e irrealtà arrivano a confondersi. Si visitano città, si percorrono luoghi solitari come le periferie metropolitane o i deserti di oriente, si esplorano sogni e utopie, ci si sposta avanti e indietro nel tempo seguendo le grandi narrazioni di Omero, Ariosto, Kafka, Faulkner, Calvino, García Márquez. Pagina dopo pagina prende forma una geografia che appare e scompare come un fantasma, si intuisce vera anche se non c'è e lascia nel lettore la sensazione di aver vissuto un'avventura onirica, un viaggio su un simbolico tappeto volante. È possibile rintracciare nelle nuvole i volti delle persone non ancora nate? Quali rotte seguono i manoscritti chiusi in bottiglia e gettati in mare? E se i satelliti inventano isole? In ogni capitolo Giuseppe Lupo incuriosisce ed emoziona, si cimenta con una scrittura che sta all'incrocio tra narrativa, saggistica, autobiografia e con tono scanzonato svela i caratteri e i temi del suo immaginario.
brossura Nel volume l'autrice analizza l'opera letteraria di Daniele Del Giudice nella sua molteplicità; un'opera questa che rispecchia tanto la poliedricità della biografia dell'Autore quanto il suo grande interesse per le possibilità e le capacità conoscitive dell'uomo. Sullo sfondo dei romanzi e dei racconti di Del Giudice vi è una vasta conoscenza non solo teorica ma anche basata su esperienze pratiche e sempre intesa ad acquisire nuove cognizioni, che unisce in sé i mondi della filosofia, dell'arte e della letteratura con quelli della tecnica e delle scienze naturali. Negli anni Ottanta Daniele Del Giudice si è messo alla guida di una nuova letteratura di carattere postavanguardistico, pur radicando la sua opera nella tradizione culturale italiana e individuandone alcuni principali poli di identificazione in una serie di autorità da Dante a Calvino, attraverso Tasso, Foscolo, Leopardi e Montale. Un'opera particolarmente interessante quella di Del Giudice intrecciata com'è in vario modo anche con il pensiero europeo e animata da pionieristiche concezioni filosofiche e letterarie del Novecento.
in-8 obl., pp. 31, molte ilustrazioni a colori n.t., leg. m. tela fig.. .
Paris, Flammarion, 1979; in-8, 46 pp., broché. Édition originale sur papier courant. Bernard Noël, né le 19 novembre 1930 à Sainte-Geneviève-sur-Argence, Aveyron, est un poète, essayiste, critique d'art et romancier français. Un des grands écrivains contemporains. Bon état.
Gutes Ex.; Einband gering berieben. - Gedichte - PROSA - ESSAYS - VORTRÄGE - Die Eroberung - Der Geburtstag - Das moderne Ich - Epilog und lyrisches Ich - Alexanderzüge mittels Wallungen - Kunst und Staat - Saison - Zur Problematik des Dichterischen - Irrationalismus und moderne Medizin - Nach dem Nihilismus - Akademie-Rede - Expressionismus - Dorische Welt - I Eine Welt in einem Licht, das oft beschrieben ist II Sie ruhte auf den Knochen der Sklaven - III Die graue Säule ohne Fuß - IV Die Geburt der Kunst aus der Macht - V Kunst als die progressive Anthropologie - Weinhaus Wolf - Zum Thema Geschichte - Der Radardenker - Nietzsche - nach fünfzig Jahren - Altern als Problem für Künstler - Soll die Dichtung das Leben bessern? - SZENEN - Etappe - Karandasch - Die Stimme hinter dem Vorhang - Nachwort des Herausgebers. // Gedichte : Aber der Mensch wird trauern - Abschied - Ach, das ferne Land - Ach, nicht in dir, nicht in Gestalten - Astern - Astern - schwälende Tage - Auf jedem Tisch zwei - Aus Fernen, aus Reichen - Banane - Banane, yes, Banane - Chaos - Chaos - Zeiten und Zonen Charon oder die Hermen - Chopin - Curettage - Dann lag auf Kissen - Das Hirn frißt Staub - Das späte Ich - Das Tal stand silbern - in Olivenzweigen - Denk der Vergeblichen - Der einsame Backzahn - Der junge Hebbel - Der Kamin raucht - Der Mund eines Mädchens - Die Dänin - Die weichen Schauer - Blütenfrühe - Die Welten trinken - und tränken - Dir auch - Du brauchst nicht immer - die Kacheln zu scheuern Du, ebereschenverhangen Du füllst mich an wie Blut Du, über den Zaun gebeugt - Ein ersoffener Bierfahrer - Ein Schatten - Ein Schatten an der Mauer - Eine Hymne - Entrücke dich dem Stein Er hatte etwas auf der Bank - gelesen - Es ist kaum zu denken - Es schlummern orphische - Zellen - Eure Etüden - Ganz schön - gewiß - Gewisse Lebensabende - Hier diese Reihe sind zerfallene Schöße - Ihr schnitzt und bildet - Ikarus - Im Anfang war die Flut - Karyatide - Kleine Aster - Komm - laß sie sinken und steigen - Kreislauf - Leuké - die weiße Insel - des Achill - Liebe - Liebe - halten die Sterne - Mann und Frau gehn durch die Krebsbaracke - Meinen Sie, - Zürich zum Beispiel - Mit jener Eigenschaft - der großen Puncher - Morgue / u.a.m.
br. In un momento di silenzio della produzione poetica, tra 'La bufera' (1956) e 'Satura' (1971), Eugenio Montale pubblica 'Auto da fé' (1966), raccolta di oltre novanta articoli sull'arte, la poesia e il loro ruolo nella società. Tra questi, usciti a stampa tra il 1925 e il 1966, spicca il nucleo risalente agli anni '45-46, quelli dell'impegno politico e civile del poeta nella neonata Repubblica italiana. Non si tratta solo di una testimonianza, per quanto elevata, del "secondo mestiere" montaliano, quell'attività giornalistica necessaria all'intellettuale per guadagnarsi da vivere, ma di una vera e propria integrazione del suo canzoniere: la prosa diventa qui alimento e commento della poesia. Temi, sensibilità e tono sono squisitamente montaliani: le pagine sono piene di briosa tensione, animate da un'ironia a tratti sprezzante; la lingua precisa, limpida, è immune da concessioni alle mode. 'Auto da fé' costituisce dunque uno dei titoli chiave per comprendere e apprezzare Montale: lungi dall'essere una raccolta di scritti d'occasione, definisce un concetto di arte che si sublima in poetica personale.
br. Come rileggere Giorgio Manganelli, uno degli autori più studiati e meno letti degli ultimi trent'anni? E come evitare l'aneddotica che è fiorita attorno alla sua figura? Questo libro individua tre possibili strade. La prima parte dagli scritti giovanili, e dai diari ancora inediti, per capire come Manganelli sia arrivato alla sua concezione della letteratura come menzogna. La seconda indaga il suo rapporto con la letteratura inglese e con gli scrittori del cuore che ha letto e tradotto per decenni. La terza, invece, segue il Manganelli corsivista, autore di scritti sull'Italia e sul mondo contemporaneo. Alessandro Gazzoli mette così in dialogo Giorgio Manganelli con i diari di Leopardi e Pavese, con i suoi «compagni segreti» Yeats, Johnson, De Quincey, Poe e con un altro grande autore di «retroguardia» del Novecento italiano, Ennio Flaiano.
br. L'"Autobiografia" di Pellegrino Artusi è l'altra faccia, segreta, de "La scienza in cucina". Tra queste pagine del 1903, sono raccolti i ricordi della prima infanzia trascorsa in Romagna dove la famiglia tiene bottega a Forlimpopoli, e della giovinezza, fino al trasloco definitivo a Firenze dove l'Artusi prenderà domicilio come mercante di sete, ma scoprirà anche la sua vocazione per lo studio e la gastronomia divenendo il celebre autore che insegnerà alle madri di famiglia la lingua del buon gusto e l'arte dei sapori delicati. Dopo la lettura, torneremo ai suoi cappelletti con maggiore consapevolezza della loro storia e di quella di coloro che li hanno allora preparati e ce ne hanno dato memoria.
br. L'opera comincia la trattazione dalla nascita di Monaldo e si interrompe nel 1802, quando Monaldo aveva ventisei anni. Ma era stata scritta probabilmente quando cominciava ad averne una cinquantina. Opera di specifica forza letteraria e un suo stile, consente di farsi un'idea del personaggio e del suo carattere. Pubblicata per la prima volta solo nel 1883 da Alessandro Avòli, fu Alberto Moravia a rendere nota l'opera, scrivendo l'introduzione dell'edizione Longanesi, stampata nel 1971. Moravia aveva già dedicato a Monaldo un saggio, nel 1946, considerando la sua opera soprattutto un utile strumento per comprendere a pieno la personalità di Giacomo Leopardi. Ciononostante, egli aveva autorevolmente riconosciuto all'autobiografia il suo giusto valore letterario, già notato dai primi studiosi di Leopardi come il recanatese Giuseppe Piergili. La presente edizione recupera il lavoro di riscontro compiuto da Anna Leopardi nel 1992, per la precedente edizione edita da Il Lavoro Editoriale/Transeuropa, sull'originale manoscritto conservato in Casa Leopardi (Ancona, Transeuropa, 1992; Ancona, Il Lavoro Editoriale, 1993).
ill., br. "Prima si crea l'opera, e solo dopo si riflette su di essa." È una frase di Joseph Conrad che, significativamente, Tabucchi pone in epigrafe alla presente raccolta. Il volume unisce sette testi di poetica, per la maggior parte inediti o inediti in Italia, che illuminano un pensiero, una parola, una suggestione presente nei romanzi dello scrittore: da "Requiem" a "Sostiene Pereira", dal "Filo dell'orizzonte" alla "Donna di Porto Pim" ad altri ancora.
ril. Nel 1948 Ernest Hemingway arriva in Italia con la quarta moglie, Mary Welsh. Il piroscafo che doveva condurre la coppia e l'inseparabile Buick - legata alla prua - in Provenza, non riesce ad approdare a Cannes a causa del maltempo e deve per forza navigare fino a Genova. Per Hemingway è uno shock: mancava dall'Italia da trent'anni, da quando diciottenne aveva combattuto sul fronte italiano. È uno scrittore in cerca di ispirazione: non pubblica un romanzo da dieci anni, è un momento difficile, e quando scende sul molo osannato e assediato dai giornalisti, viene sommerso dai ricordi e decide che quello che era destinato a essere un breve interludio fra Cuba e la Provenza diventerà un viaggio di parecchi mesi nei luoghi che aveva frequentato da giovane. Da Genova a Milano, da Stresa a Cortina, incontra e fa accordi con i suoi editori italiani, il «comunista» Giulio Einaudi e il nonideologico Arnoldo Mondadori. Conosce la sua voce italiana, Fernanda Pivano con il compagno Ettore Sottsass, Italo Calvino, Natalia Ginzburg. Fra un drink e una battuta di caccia si spinge fino a Venezia e a Torcello, dove incontra una giovane aristocratica veneziana, Adriana Ivancich, di cui si innamora, ricambiato. Sarà la sua «ultima musa»: la relazione è complessa e destinata a non durare, lo sanno entrambi. E tuttavia grazie a lei Hemingway ricomincerà a scrivere: Adriana è la Renata di «Di là dal fiume e tra gli alberi», romanzo che Hemingway considera un capolavoro e che verrà inizialmente stroncato dalla critica. Ma dopo questo, con al suo fianco Adriana che per breve tempo si trasferisce (con la madre) a Cuba, Hemingway scriverà anche «Il vecchio e il mare», che gli vale il Premio Pulitzer e, l'anno successivo, il Premio Nobel.
br. Il volume raccoglie tre testi, "San Pietro", "Serpentara" e "Autunno in Sardegna", uniti da un filo rosso agli scritti dedicati alla Prima guerra mondiale che hanno reso famoso Ernst Jünger. Egli approda in Sardegna animato da quella stessa volontà di rinnovarsi interiormente tramite la fuga da una civiltà moderna "lontana dalla terra" che lo aveva condotto sui campi di battaglia. Certo, Jünger è un testimone del suo tempo troppo lucido per non accorgersi che la Sardegna è un microcosmo arcaico prossimo al tramonto, in cui si vanno già moltiplicando i segni della modernità e dunque dell'"annessione alla tecnica planetaria". Tuttavia, l'Isola offre ancora la possibilità di aprirsi un varco verso la pienezza di vita della natura: Sardinia sive natura, si potrebbe quindi dire, dato che l'Isola è vissuta come un tripudio di forme e colori in cui si manifestano la potenza e la fecondità di una natura risacralizzata nel segno dell'immagine archetipica della Grande Madre. Uomini e fiere perdono, così, sotto gli occhi di Jünger, contorni netti per prendere parte ai "ludi bellici ed amorosi di partner animali nel sogno della vita".