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brossura Il volume si compone di una serie di saggi riguardanti l'attività di Mario Verdone sia come scrittore che come critico delle Avanguardie. Nonostante l'ampio sviluppo d'una carriera letteraria iniziata sotto il segno augurale di una recensione ammirata da parte di Savinio alla prosa poetica Città dell'uomo (1941) e proseguita, lungo decenni, in vari generi: narrativa, drammaturgia, poesia, Atti radiofonici, drammi per musica, Verdone è conosciuto soprattutto per la sua opera di rivisitazione storica e critica, essendone stato anche testimone attivo, delle avanguardie artistiche del primo Novecento, in particolare del futurismo. Questo libro intende soffermarsi, invece, in primo luogo sull'attività creativa, senza però trascurare Verdone saggista. Al ruolo, dunque, che il futurismo come altre Avanguardie storiche hanno assunto nella delineazione di caratteri precipui dello scrittore e dello studioso non mancano di prestare attenzione questi saggi, scegliendo alcuni testi (nella prima sezione di taglio creativo, nella seconda di taglio storiografico e saggistico) tra la vasta produzione offerta dall'autore. Il risultato è di focalizzare quel rapporto tra personalità culturale e personalità poetica che, unificando una disposizione intellettuale a percorrere molteplici vie di sperimentazione, renda anche conto, tramite il filtro di un'esperienza personale, di certi nodi del "moderno" e di sue variazioni nel secolo che ci precede.
br. Quando si pensa a Piero Gobetti si pensa soprattutto all'uomo politico, all'oppositore del fascismo. Morto a Parigi prima di compiere venticinque anni, Gobetti fu uno straordinario poligrafo. Fondatore di riviste, animatore editoriale (pubblicò la prima edizione di "Ossi di seppia" di Montale), studioso, toccò con una scrittura duttile ed efficace i generi più diversi. L'abbozzo autobiografico e il diario, la critica teatrale (spesso ferocissima), la riflessione letteraria (da Dante ad Alfieri a Leopardi, da Verga a Marinetti), la ricerca sull'arte, con affascinanti studi su alcuni pittori tra Quattro e Seicento, il ritratto umano (Eleonora Duse, Giacomo Matteotti, il Mussolini delle origini), la scrittura di viaggio, il pamphlet politico, le lettere di lavoro, d'amicizia, d'amore. Paolo Di Paolo, che a Gobetti ha dedicato il romanzo "Mandami tanta vita", raccoglie in questo volume una scelta delle "scritture" di Gobetti con l'intento di avvicinarlo a nuovi lettori. E di far riscoprire a chi lo conosce la vivacità dello stile, l'intensità della prosa di un ventenne di genio.
In 16? (cm 17,5), Brossura, pagg.185-(2) testo in francese, segni del tempo alla cop., ma buon es. Collana "Folio", 89
Vol. in -8 (13,7 x 19,7 cm.), brossura editoriale verde chiara con titoli in nero entro riquadro marrone sul piatto ant., velina trasparente di protezione, pp. 153, (3). Segni del tempo alla copertina, per il resto in buono stato di conservazione - Firma di antica appartenenza allo scrittore Gilberto Altichieri scritta a penna sul retro del primo foglio bianco. Collana: PROSATORI ITALIANAI CONTEMPORANEI - 1. EDIZIONE.
br. La letteratura sulla droga è caratterizzata, nei suoi rappresentanti più illustri, da De Quincey a Artaud, da Baudelaire a Huxley, da due diversi, ma inscindibili aspetti: è tanto confessione che esperimento. Questi "Avvicinamenti" raccolgono l'eredità europea, facendo della confessione e dell'esperimento non tanto i momenti di uno sviluppo della coscienza, quanto gli spunti per una regressione.
br. Charles Bukowski "ritorna". Ritorna con una raccolta di scritti già pubblicati in vita ma che qui postulano una continuità, un'unità di tono, un preciso e vario dispiegarsi di temi. Che si tratti di arte, di musica, di politica, dei colleghi scrittori o di ripercorrere la propria vita, la penna del vecchio Buk non sorprende, ma illumina, lascia senza fiato. Che cosa doveva essere letteratura, era chiaro: "La maggior parte degli scrittori scriveva delle esperienze delle classi medio-alte. Avevo bisogno di leggere qualcosa che mi facesse sopravvivere alle mie giornate, alla strada, qualcosa a cui appigliarmi. Avevo bisogno di ubriacarmi di parole.". "Azzeccare i cavalli vincenti" va oltre il testamento letterario. In questa raccolta di riflessioni Bukowski innesca una personalissima, vitale ed esplosiva battaglia contro la fiacca mentalità borghese, con uno humour disincantato, dark e cinico che non può lasciare indifferenti. Ecco allora le prese di posizione contro la cultura "alta" delle università, i poco convenzionali pamphlet sul piacere di defecare e sul diritto di guidare ubriachi, e le dichiarazioni programmatiche sulla superiorità di una vita spogliata dagli agi materiali e magari arricchita da una bottiglia di vino e da un disco di Mozart. Tristezza, follia, humour. L'universo bukowskiano concentrato in una raccolta di saggi e scritti apparsi su riviste e taccuini tra il 1944 e il 1990.
Romanzo a metà tra la prosa e i versi, l'opera di Agatensi racconta della vita di Azzo VII di Este, sovrano di Ferrara nel XIII secolo. Brossura originale ben conservata, un po' piegata la copertina. Introduzione dell'autore con le pagine unite all'altezza del dorso, fioriture all'interno.
Romanzo a metà tra la prosa e i versi, l'opera di Agatensi racconta della vita di Azzo VII di Este, sovrano di Ferrara nel XIII secolo. Brossura originale ben conservata. Introduzione dell'autore con le pagine unite all'altezza del dorso, fioriture all'interno.
in-8° ( 16 x 10 cm); 1 vol.; pp. [12], 304; marca (sirena bicaudata e coronata tiene uno stemma in una cornice vegetale) al frontespizio, testatine e capilettera xilografati; leg. moderna in pergamena, frontespizio in b/n, titolo all'occhietto "Bacco in Toscana"; dedica dell'Editore a Giuseppe Valletta; seconda ed. (la prima fu pubblicata a Firenze nel 1685) di un lungo poema epico sull'enologia di Francesco Redi (1626-1698; medico, scienziato e letterato di Arezzo, poeta, membro dell'accademia della Crusca). "Il testo, soprattutto famoso per la descrizione dell'ebbrezza di Bacco immaginato ad assaggiare i vini della regione, offre un divertente catalogo dei vini toscani del tempo. Il Redi, sembra fosse astemio, sviluppò il componimento in ben 980 versi, facendo anche una requisitoria contro tè, caffè, sidro, birra e i diversi prodotti non italiani derivanti dalla distillazione alcolica"; leggere bruniture e normale patina del tempo alle carte; opera interessante, molto poco diffusa, quasi in ottime condizioni generali. -- 8vo, mod. vellum, [12]-304 pp. (paper age-toned, some spotting). Good copy. 2nd ed. (1st Florence 1685) of a long poem by Francesco Redi (1626-1698) on oenology. Woodcut mark on title. Ref. Rhodes (BL London) 726. BN Paris (1). Cp. Simon 1268, Oberlé 1039, Vinciana 2988 (1st ed.).
264 pages. Blue cloth covers worn at extremities and with general light shelfwear. Inscription by previous owner on front free endpaper.
br. Fabbriche, dighe, centrali elettriche abbandonate restituite alla comunità e convertite in laboratori teatrali, gallerie, sale proiezioni. Residenze artistiche nate spontaneamente in sperduti villaggi di montagna. Vecchie aziende agricole ed ex caserme diventate auditorium e spazi espositivi. Rifugi alpini che organizzano festival musicali. Centri sociali occupati che pulsano di feste e musica elettronica fino a notte fonda. Sono i nuovi centri culturali, una rete di realtà spesso lontane dai riflettori che unisce artisti, giovani antagonisti, attivisti, operatori del sociale, studenti. O semplicemente persone che amano il proprio quartiere e la propria comunità. "Bagliore" - progetto di cheFare in collaborazione con il Saggiatore - riunisce sei racconti di giovani scrittori che attraverso il loro sguardo, individuale, originale, sincero, si sono immersi nella vita quotidiana dei Bagni Pubblici di via Agliè a Torino, degli spazi del Cre.Zi. Plus a Palermo, dell'ExFadda a San Vito dei Normanni, dell'Ex Villaggio Eni a Borca di Cadore, delle Officine Culturali a Catania, di Pollinaria a Civitella Casanova. Attraverso le storie e le testimonianze di chi ha creduto nella possibilità di forme differenti di socialità e relazione tra gli individui, questi luoghi diventano molto più di quello che sembrano: una nuova via, più inclusiva e trasversale, di diffondere la cultura. Ecosistemi collaborativi che nel rispetto e nella valorizzazione del territorio hanno trovato una risposta alternativa alla crisi, trasformandosi in laboratori permanenti in cui immaginare nuovi, e migliori, futuri possibili.
br. «A ogni passo in questa città mi viene in mente un libro o mi risuona in testa una musica. E una scoperta continua.» È il 1975 quando Jan Brokken rimane folgorato da San Pietroburgo, l'allora Leningrado, patria splendente e malinconica di poeti e dissidenti, folli e geni, disperati e amanti, culla della ribellione agli zar e poi al regime sovietico in nome della libertà dell'arte e dello spirito. In occasione del centenario della Rivoluzione d'Ottobre, Brokken ci accompagna nelle sue passeggiate fra presente e passato attraverso strade, teatri, case e musei sulle tracce dei personaggi che hanno reso Pietroburgo una capitale mitica della cultura europea. Un viaggio che parte dalla raffinatissima Anna Achmatova, che sembra quasi personificare l'elegante fierezza di questa città, per proseguire con l'avventura umana e poetica di Dostoevskij, Gogol', Solzenicyn; i radicali Stravinskij e Malevic e i tormentati Cajkovskij e Sostakovic; gli espatriati Brodskij, Rachmaninov e Nabokov e l'inquieto Esenin, il «Rimbaud russo» che conquistò Isadora Duncan; il principe dandy Jusupov, che assassinò Rasputin e fuggì a Parigi con un Rembrandt sottobraccio, e la pianista Marija Judina, che seppur ebrea e dissidente ottenne con la sua musica l'eterno favore di Stalin. In una sinfonia di ricordi, citazioni e frammenti di vita, Brokken compone un ritratto impressionista della città della nostalgia e del confronto tra l'arte e il potere, dove Mandel'stam ebbe a dire: «Solo da noi hanno rispetto per la poesia, visto che uccidono in suo nome.»
br. Come giocano i bambini? In che modo riescono a utilizzare i materiali di risulta di un processo produttivo del tutto funzionale alla vita degli adulti in una Wonderland per noi inimmaginabile, nel paese degli incanti in cui tutto è possibile? E perché anche gli adulti non possono trasformare un libro in un oggetto metamorfico, come i bambini facevano con i sillabari dell'Ottocento? Nostalgico e di un'intelligenza fluorescente, Walter Benjamin è spesso tornato su questi interrogativi, raccontando la propria infanzia, recensendo volumi e mostre dedicati ai giocattoli, collezionando egli stesso abbecedari dimenticati. I contributi raccolti in questo volume ricostruiscono le tappe fondamentali dell'interesse di Benjamin per il mondo ancora pulsante dell'infanzia, documentano i suoi interventi contro impostazioni pedagogiche troppo anguste o razionalistiche, e illuminano il significato degli oggetti di gioco, con cui il bambino, al pari del collezionista, istituisce un autentico rapporto feticistico.
br. "Piovene si rivela sociologo e poeta, narratore giornalistico, etnografo, attento indagatore delle piccole e delle grandi cose. Lette queste sue pagine, comprendiamo Bari più di qualsiasi altra voluminosa indagine statistica. La città appare nella sua storia millenaria, nella sua attualità e nei suoi sogni futuri. Mi colpisce un dato mai analizzato con tale evidenza: la natura orientale dei baresi e della loro città. E tutto mi si apre davanti. Persino l'amore appare orientale." (Giovanni Dotoli)
brossura Questa pubblicazione nasce dagli atti di un convegno, ma è solo la prima di una serie che, nelle nostre intenzioni, non conoscerà fine e si rivolgerà ai tolkieniani di ogni estrazione, interesse ed esperienza, sia di vita che di studi: essa è solamente il primo grande tassello di un mosaico molto più grande dove studiosi e accademici di ogni provenienza dialogano ed hanno cura delle persone con una preparazione diversa dalla loro, ma sono comunque desiderosi di apprendere e di condividere il sapere, e soprattutto di arricchire gli studi con il cuore. I libri, infatti, non debbono essere aridi come deserti, e la ricerca filologica, teologica, filosofica, linguistica o di qualunque altro tipo non deve essere mai astratta, distaccata e lontana dalla vita, ma sempre coinvolta nel bene e nel bello per non distaccarsi mai dal vero. Con interventi di Maurizio Migliori; Anton Giulio Mancino; Francesca Chiusaroli; Gianluca Comastri; Andrea Ghidoni; Diego Poli; Davide Gorga; Paglieri; Martina de Nicola; Luca Manini; Chiara Bertoglio; Costanza Bonelli; Chiara Nejrotti; Greta Bertani.
br. Barnum è sinonimo di spettacolo circense. Per Baricco, è la parola-filtro con cui si diverte a guardare il mondo nei suoi interventi giornalistici (prima su "La Stampa" di Torino, indi su "la Repubblica" con cui continua a collaborare): che siano eventi minori e marginali o grandi occasioni (la rivisitazione dell'arte di Maria Callas, il terremoto in Umbria, un viaggio in Giappone, l'arte di Pollini, l'eredità di Calvino, e così via), il taglio e lo stile sono quelli dello scrittore che va oltre il panorama offerto dai media intervenendo in qualche modo con il proprio pensiero e la propria intelligenza.
br. Phileas Taylor Barnum è stato il più grande impiegato circense della seconda metà dell'Ottocento e il suo nome è diventato sinonimo di spettacolo, di immenso baraccone di portenti. Per Alessandro Baricco, Barnum è il mondo che si squaderna come un Grande Show, come una sequenza ininterrotta di spettacoli: spettacoli che son tali per definizione e spettacoli che son tali loro malgrado, gli uni e gli altri registrati con divertita passione. Scritti da Baricco per una rubrica sulla "Stampa", i Barnum rivelano, ora raccolti in volume, una partitura segreta di irresistibile fascino. A ritmo serrato entrano in pista Jovanotti e Mike Buongiorno, la faccia di Funari e il popolo della Lega, la voce di Carmelo Bene e quella di Tom Waits, la musica di Michael Nyman e il minimalismo di Philip Glass, Topolino e Carlo Magno, la Liguria e la California, un film sterminato di Wim Wenders e una lunga coda davanti al Louvre. Un circo dentro il circo, un teatro dentro il gran teatro del mondo.
br. In occasione del centenario della nascita dello scrittore e poeta Giorgio Bassani (Bologna 1916 - Roma 2000), l'Università Sorbonne Nouvelle-Paris 3 ha reso omaggio a uno degli intellettuali più complessi e raffinati del Novecento. In un'epoca in cui il mondo si manifesta per simulacri mediatici e in cui i conflitti esigono dall'intellettuale una rinnovata partecipazione, l'azione di Bassani va vista nel contesto italiano in cui si è compiuta e va interrogata alla luce della nozione di impegno. In questa prospettiva è legittimo prendere in considerazione solo la sua attività di romanziere, escludendo gli altri campi a cui lo scrittore si è dedicato? La domanda, retorica, vuole essere un invito a una più larga riflessione ermeneutica sulla produzione romanzesca, poetica e critica, nonché sull'azione storica, culturale e civica dell'attivista antifascista, del redattore letterario, del presidente dell'associazione Italia Nostra: un invito al superamento delle "mura" del "Romanzo di Ferrara", a un approccio esegetico globale dell'opera di Bassani in rapporto al suo secolo, alla storia, alle istituzioni culturali e politiche, agli uomini e agli oggetti del suo tempo.
A clean, unmarked book with a tight binding. Previous owner's name inside. Blue cloth spine with grey paper-covered boards which show slight wear at corners. Edge wear and small tears on dust jacket. 624 pages.
Name to a front end paper. No other marks or inscriptions. No creasing to covers or to spine. A very clean very tight copy with bright unmarked boards, slightly dusty page edges and no bumping to corners. 298pp. Nonsense and humorous poems and prose. Bibliographic references to twenty-three authors extracts of whose works are collected here. Undated - refers to other books published 1928.
br. A sessant'anni dalla scomparsa, sono sempre più evidenti la forza e l'originalità dell'opera di Fenoglio, rielaborazione creativa dell'esperienza che lo segnò indelebilmente: la Resistenza. Tra le sue opere più celebri si ricordano Una questione privata, Un giorno di fuoco e Il partigiano Johnny. Lo sguardo lucido, talvolta crudo ma sempre lontano dalla retorica, il rigore etico e il suo grande laboratorio linguistico, il respiro epico della narrazione fanno di Fenoglio una voce inconfondibile del Novecento.
br. Uno studio dedicato al Fenoglio meno noto, autore dei romanzi "La malora" e "La paga del sabato", riletti come una sorprendente messa in scena di corpi in movimento alla ricerca di storie da raccontare. Il motivo del "corpo senziente", di matrice fenomenologica, lega le vicende "civili" al filo dei racconti di guerra, come "L'imboscata", storia partigiana che ha come protagonista Milton, un duro modellato sugli eroi del cinema western, nato da una costola del Partigiano Johnny e diretto antenato dell'omonimo personaggio che sarà al centro di Una questione privata: l'ultimo romanzo di Fenoglio, considerato da molti il suo capolavoro, è qui ripercorso come grande costruzione di un polittico della vendetta, sullo sfondo di una percezione lucida dei lati oscuri e insondabili che guidano i percorsi dei destini individuali e gli ingranaggi della storia umana.
In 16? (cm 18,8), Cart. edit., pagg.293-(6) traduzione di Enrico Cicogna, buon es. Collana "I rapidi", 12. Prima edizione italiana
in-8, pp. 53 con 7 tavole di cui 2 a colori; broch. edit. figurata a colori. Graziosa edizione di classico per l'infanzia, illustrata da Carlo Romanelli. Buon esemplare, carta usualmente brunita. . .