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br. "Comportati bene e resterai solo. Un manuale cinico sulla dannata razza umana" raccoglie oltre trenta scritti tra saggi brevi, j'accuse, articoli e discorsi, molti dei quali inediti in Italia, per tentare di dare vita a un vademecum cinico e beffardo sulla dannata razza umana, come Mark Twain era solito definire i suoi simili. Meno noto al grande pubblico italiano è infatti tutto il lavoro che Twain svolse durante la sua vita come giornalista, polemista, saggista e autore di esilaranti parodie e satire sulla vita politica, sociale e la natura umana in generale. "Comportati bene e resterai solo" scava in questa parte meno nota della sua opera, che impegnò buona parte dei suoi ultimi venti anni di vita e che lo vide impegnato nel compito di descrivere, spiegare e tentare di capire gli uomini. Gli scritti selezionati vanno così a creare una specie di mosaico filosofico inedito e sorprendente, quasi un trattato antropologico, oltre che un resoconto cinico, umoristico e a tratti amaro, sempre irriverente, capace di passare in rassegna vizi, virtù, fobie e paradossi della razza umana, con lo stile ironico e a tratti schiettamente comico che ha reso celebre in tutto il mondo l'opera e il genio di Mark Twain.
ril. Non è possibile pensare con chiarezza se non si è capaci di parlare e scrivere con chiarezza. Sono parole del filosofo John Searle, teorico del rapporto fra linguaggio e realtà istituzionali. Le società vengono costruite e si reggono essenzialmente su una premessa linguistica: sul fatto cioè che dire qualcosa comporti un impegno di verità e di correttezza nei confronti dei destinatari. Non osservare questo impegno mette in pericolo il primario contratto sociale di una comunità, cioè la fiducia in un linguaggio condiviso. L'antidoto è la scrittura civile, cioè quella limpida e democratica, rispettosa delle parole e delle idee. Scrivere bene, in ogni campo, ha un'attinenza diretta con la qualità del ragionamento e del pensiero. Implica chiarezza di idee da parte di chi scrive e produce in chi legge una percezione di onestà.
br. Si raccolgono qui i frutti di una serie di letture e considerazioni sulla figura e l'opera di Piero Chiara (1913-1986), tentando di proporre - grazie alla frequentazione di testi poco noti e ancor meno studiati - un'immagine problematica e variegata dello scrittore luinese, autore di romanzi e racconti di grande successo. Gli intenti del presente lavoro sono sostanzialmente due, contrassegnati anche dalla bipartizione del volume. Da un lato si offrono dei materiali (e delle ipotesi) per un primo bilancio dell'intellettuale Chiara, che fu anche critico letterario ed artistico, biografo, sceneggiatore e traduttore. Dall'altro, il libro si avventura, con maggiore libertà metodologica, nell'insidioso quanto affascinante terreno dell'interpretazione dei testi, nella convinzione che oltre la calma superficie narrativa essi nascondano suggestioni e inquietudini ancora da decifrare.
br. Questa raccolta curata da Fabio Francione e Maria Luisa Righi si presenta come la prima pubblicazione organica di tutti gli scritti musicali di Gramsci finora individuati sull'"Avanti!". Leggendo le sue cronache si vedrà come il piacere dello spettatore e l'anima pugnace del critico non si sovrappongono, ma si integrano in una miscela intellettuale unica nel panorama della critica musicale del Novecento.
br. Chiuse tra le mura del monastero, le donne di Remiremont dibattono su quale sia l'amante da preferire: il chierico, colto e cortese, oppure il cavaliere, prode e coraggioso? I versi del Concilium Romaricimontis, colorati da una vena parodica, restituiscono lo svolgersi della tenzone in uno stile semplice, ma vivace. Le insolite protagoniste e la sede del dibattito rendono il poemetto un unicum nella tradizione mediolatina e volgare dei conflictus del chierico e del cavaliere. Il testo latino in nuova edizione critico è corredato della prima traduzione italiana, accompagnata da un'ampia introduzione storico-letteraria e filologica e da un commento puntuale. Lo studio introduttivo affronto il problema della paternità del poemetto - forse opera di uno delle dame di Remiremont - e fornisce una disamina degli aspetti performativi e parodici, oltre a un approfondimento sulla concezione dell'amore, affine a quella teorizzata do Andrea Cappellano espressa nel Concilium.
brossura Rampollo di una nobile famiglia di britanni romanizzati, rapito ragazzino da feroci pirati che lo tengono in schiavitù per sei anni, Patrizio trova nella fede la forza di riscattarsi e di trascinare in questo riscatto i suoi stessi oppressori: quegli irlandesi che lo eleggeranno santo e loro patrono e che, in suo nome, riporteranno la civiltà nell'Europa sconvolta dalle invasioni barbariche. Un cammino di conversione che Patrizio racconta in prima persona con una voce estremamente calda e vicina nonostante i sedici secoli che ci separano dalla sua vicenda terrena. Traduzione e nota introduttiva di Daniele Lucchini. Testo latino a fronte.
1 18,5x11,5 cm., pagg.228 + (28 ), serie terza 2? migliaio, legatura coeva in mezza pelle, con angoli, fregi e titoli in oro al dorso, conservate copertine originali, copia in ottime condizioni, in italiano. Nel volume: "Il secondo centenario di L.A.Muratori, Giambi ed Epodi, Eterno femminino regale, Per la morte di G.Garibaldi, Per la pira del Generale Garibaldi, Per Alberto Mario, Ca Ira".
br. Pensieri e racconti di vita. Le "Confessioni ultime" di Mauro Corona sono il diario intimo di "un sognatore". Un autoritratto che richiama in alcuni passaggi l'indimenticabile tradizione degli scritti morali, da Seneca al filosofo e samurai Jocho Yamamoto, e si trasforma con impennate improvvise in un personalissimo sfogo sull'attualità e la politica. Suoni e basta, le parole hanno perso consistenza, volume, spessore, e con loro la vita. "Le Confessioni" prendono forma da queste parole ormai vuote. Libertà, silenzio, memoria, corpo, fatica, invidia, orgoglio, competizione, amore, amicizia, dolore, morte, Dio e la fede. Una rappresentazione laica profonda e illuminante.
br. "Confessioni" (1879-1882) ripercorre l'esperienza di una lunga erranza e di una crescente disperazione fin sull'orlo del suicidio. Ma la lunga, sofferta ricerca non resta senza risposta. Non quella dell'illuminazione mistica, né dell'incondizionata adesione a una dottrina religiosa; la risposta venne piuttosto dalla "coscienza della vita", cioè dalla scoperta della conoscenza non razionale del senso della vita, che da sempre sostiene la vita degli uomini comuni, l'unica in grado di attribuire all'esistenza finita il senso dell'infinito. Fu così che la fede dei semplici diventò la fede di Tolstoj, e non solo la fede, ma la loro stessa vita, che egli volle condividere rompendo con il proprio ambiente e con la stessa famiglia.
br. Dalla Piaf mangiauomini all'elogio della fisarmonica, dai legami tra calcio e musica all'omaggio a Sergio Endrigo, dai primi Festival di Sanremo imparati a memoria agli ultimi, serenamente trascurati: viaggio arbitrario per chi è totalmente, irrimediabilmente stonato e lo dichiara subito (l'autore), ma continua a sentire il fascino della canzone e a volte osa addirittura parlare di poesia. Con il rischio di essere criticato sia dai poeti sia dai cantautori, gente abbastanza permalosa. La difesa è già pronta: troppo amore.
br. Il volume si propone d'indagare la pelle come tema complesso e come tropo letterario/culturale in quattro testi di narrativa che attraversano un arco temporale dal 1843 al 1992 e uno spazio geografico che abbraccia Stati Uniti, Canada, Francia, Italia e contesto postcoloniale.
br. In questo saggio autobiografico, contenuto in "The devil finds work" (1976) James Baldwin affronta e mette in relazione i principali temi che attraversano la sua opera: il valore e l'importanza dell'eccezione, del diverso, e il suo eterno conflitto con la norma; il senso dell'essere nero nella storia e nel presente degli Stati Uniti. Prendendo spunto dai suoi iniziali incontri con il cinema (e anche con la letteratura), grazie a Orilla Miller, una coraggiosa maestra, l'autore collega con lucidità realtà e immaginario, spiegando come il secondo spesso manchi di cogliere la prima, perché assume la forma di uno specchio orientato se non proprio deformante. La voce del cinema americano è quella dei privilegiati, mentre Baldwin affida alla propria scrittura il compito di ricordare gli ultimi e gli oppressi. E come annota nella sua prefazione il giovane scrittore francese Édouard Louis "nella cultura è compresa una violenza intrinseca", a meno che, come nelle opere di Baldwin, la si definisca in opposizione alla cultura dominante. Introduzione di Édouard Louis.
br. Una scrittrice straordinariamente prolifica, uno dei circoli letterari più esclusivi del Novecento, un diario che annota fedelmente opinioni, sensazioni, pensieri sui propri libri e su quelli degli altri, sugli autori classici e sugli amici più cari. Da questa miscela, che non ha avuto uguali nella storia letteraria, sgorga un flusso inarrestabile di domande e risposte, preziose e sorprendenti. Virginia Woolf si muove, con il suo stile inimitabile, tra conferenze, saggi e illuminanti pagine di diario, spiegando con limpida chiarezza un classico, stroncando James Joyce e forse Ernest Hemingway, riflettendo sulle strategie migliori per costruire un personaggio o per descrivere un paesaggio. Divise in tre sezioni - Leggere, Scrivere, Pubblicare - queste pagine ci consentono di entrare nell'officina di una narratrice prodigiosa e, al contempo, ci restituiscono il ritratto di una donna innanzitutto libera.
br. Composto tra l'879 e l'883, quando Fozio sta svolgendo il secondo mandato in qualità di patriarca di Costantinopoli, questa breve opera ospita sessantasei sentenze che si inseriscono nel solco della trattatistica delle raccolte di consigli e suggerimenti indirizzati al principe. Il testo, che la tradizione manoscritta ha conservato con il titolo di "Capita paraenetica", si sofferma sulle virtù del sovrano, la scelta dei funzionari e dei magistrati, l'adulazione e la calunnia, la corruzione e l'importanza dell'eloquenza, la cura di sé e l'amicizia. Una riflessione di sorprendente attualità sul potere e il suo esercizio.
br. Dei tre brevi saggi che qui presentiamo uniti, due ("Come si pagano i propri debiti quando si ha del genio" e "Scelta di massime consolanti sull'amore") apparvero per la prima volta su "Le Corsaire-Satan", rispettivamente, nel 1845 e nel 1846; il terzo, che dà il titolo al nostro volume, su "L'Esprit public" sempre nel 1846, e venne poi raccolto con lievi variazioni in "L'Arte romantica".
br. Pubblicato per la prima volta nel 1846, l'apologo, tuttora estremamente godibile, è a volte deliziosamente insopportabile, disseminato di osservazioni folgoranti e arricchito dalla ben nota, crudele ironia baudelairiana. Nove brevi capitoli dedicati ad ogni aspetto della scrittura: Della fortuna e della scarogna negli esordi; Della stroncatura; Dei metodi di composizione; Della poesia; Del lavoro giornaliero e dell'ispirazione. Arricchisce il volume il racconto "Il Giovane Incantatore", uscito nella stesso anno.
br. La metafora medica ricorre di frequente nei testi di Seneca, la cui riflessione si muove secondo la distinzione tradizionale che accostava alla chirurgia altri due specifici settori di ricerca: la dietetica e la farmaceutica. "Cibo e cura" e "cibo e malattia" sono del resto due binomi tipici della riflessione ippocratica. L'opera del medico avviene tuttavia nell'orizzonte più ampio della precarietà della salute e della finitezza della condizione umana. Talvolta, di fronte al male, neppure il dottore basta perché «la salute del corpo è temporanea e il medico, anche se la restituisce, non la può garantire». In questo modo riaffiora un'altra qualità del medico, quella di essere filosofo, poiché riflette sulla condizione umana e la sua fragilità, adotta sobrietà e temperanza e considera la malattia sempre a partire dall'uomo.
br. Un manualetto utile e divertente sulla formazione dell'uomo di governo, una guida alla conquista e alla gestione del potere. In questa breve raccolta di scritti politici, Plutarco dà utili e curiosi consigli all'aspirante uomo di governo, dal modo di vestirsi alle letture da seguire, dal comportamento da tenere in pubblico alle norme etiche cui attenersi. Una raccolta dai "Moralia" di insospettata modernità, scritta da uno degli ultimi autori della grande tradizione classica.
br. Il potere universale dell'eros in un dialogo affascinante. Una storia di appassionanti avventure d'innamorati, di gelosie e follia. Una serie di divertenti aneddoti sulla vita coniugale. Tre brevi testi poco conosciuti di Plutarco (Sull'amore, Racconti d'amore, Consigli agli sposi). Una visione inaspettatamente moderna e spregiudicata dell'amore e della donna.
br. Congiure di corte, imperatori avvelenati, esili, matricidi, infamie varie, Nerone, Agrippina, Messalina. Quando si fa il nome di Lucio Anneo Seneca, il Giovane, bisogna subito associarlo a un fondale di trame e di lotte all'ultimo sangue per il potere. Bisogna pensare a imperatori pazzi e geniali, a calunnie, a cordate, a rese dei conti, a notti romane popolate di incontri segreti, di patti magari sottoscritti per essere subito disattesi. Sono cose che non vi giungono nuove? Anzi vi fanno pensare non alla Roma di quasi duemila anni fa, ma a una Roma assai più prossima, contemporanea per l'esattezza? A notti di lunghi coltelli, ad accuse infamanti e a sospetti ancora più feroci, a risse senza quartiere, notizie delle quali appaiono regolarmente ogni mattina sui giornali dell'Italia attuale e dintorni? Forse è proprio così e non c'è davvero necessità di forzare la mano, di truccare un po' i dati o di esagerare. No, il mondo di Seneca somiglia sul serio al nostro mondo e, ancora una volta, l'incontro con i classici che "Epoca" propone ai lettori non è un viaggio nel tempo, una fuga all'indietro, ma un tornare sul luogo del delitto, in diretta dalla contemporaneità.