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br. Da "Una cosa divertente che non farò mai più" a "Considera l'aragosta"; da "Tennis, TV, trigonometria e tornado" a "Il tennis come esperienza religiosa", il saggio letterario e il reportage hanno segnato, in un contrappunto continuo con le opere narrative, la carriera di David Foster Wallace. Questo corposo volume raccoglie tutta la sua non-fiction inedita, che spazia dalle riflessioni sull'arte, e il suo ruolo nel mondo di fine millennio, a considerazioni sul cinema e note di costume. E include due importanti interviste, nonché un'esilarante conversazione con il grande regista Gus Van Sant. Un'altra occasione per confrontarsi con il talento di DFW, e per conoscere nuovi dettagli del suo modo di intendere la letteratura e di ridisegnarne i confini.
br. Apparso per la prima volta nel 1997 sulle pagine del "New Yorker", questo impetuoso, lucidissimo saggio di Cynthia Ozick strappa il velo di dissimulazione e retorica che negli anni ha ovattato e mistificato la limpida voce di Anne Frank e del suo Diario. Troppo spesso e troppo a lungo oggetto di interpretazioni semplificate e fuorvianti, di appropriazioni indebite, tradimenti e comode "santificazioni", il Diario è servito da lasciapassare per un'amnesia collettiva - storica e culturale - sulle cause e le circostanze della morte della sua autrice e di milioni di altre vittime dell'Olocausto. La depravazione e la ferocia dei nazisti, il male che ha consumato la protagonista, sono stati attenuati e sorpassati nel tempo dal solo battere della critica, dell'editoria, dei lettori e persino del padre - Otto Frank - sul tema della bontà e della forza umana, utilizzando strumentalmente la voce di Anne per costruire un discorso sul passato tanto rassicurante quanto sterile. Cynthia Ozick, ripercorrendo con il ritmo e la forza che le sono propri, le vicissitudini storiche, editoriali e teatrali del libro universalmente considerato il simbolo della Shoah, ci mette in guardia dalle conseguenze di questa tendenza: ammorbidire la Storia, nel tentativo di renderla più sopportabile, equivale a tradirla; tradirla equivale a negare - in una discesa inarrestabile verso il buio della ragione - ciò che è stato, gettando le basi perché possa avvenire ancora.
br. Nel dare voce alla componente irrisolta della vita e della mentalità dei siciliani, larga parte degli intellettuali fa propria l'esigenza di tradurre in simboli la tormentata percezione del mondo, le irrisolte contraddizioni in cui sciogliere impegno e paura. Così, Domenico Seminerio è fra coloro che maggiormente intervengono sulla condizione dell'uomo. Con capacità mitizzante. Gabriella Congiu ripercorre, in questo libro, le prime tappe della scrittura narrativa di Domenico Seminerio, territorio di frontiera nel quale lo scrittore calatino consuma il suo irridente mondo a rovescio, l'inesausta oscillazione fra due realtà che non si appropriano l'una dell'altra, al contrario continuano a ignorarsi, coraggiosamente.
br. In tempi complessi ascoltare la voce del presidente russo Vladimir Putin è un'occasione per riflettere criticamente su quanto sta avvenendo in Ucraina e, in egual modo, allargare lo sguardo al resto del mondo, per il quale la Russia, insieme alla Cina, propone un'alternativa multipolare. In un ventennio la Russia ha recuperato, non senza un compromesso con gli oligarchi che avevano depredato la nazione nell'ultimo decennio del secolo scorso, il controllo pubblico sulla sfera dell'economia, a partire dall'estrazione e commercializzazione delle materie prime energetiche e minerarie. In campo culturale ha operato per la ricostruzione di un'identità nazionale che abbracciasse tutto il passato russo e sovietico, ponendosi in continuità con la tradizione storica e riconoscendo particolare valore alla vittoria contro il nazifascismo, rendendo centrale la celebrazione del 9 maggio in quanto epilogo della Grande Guerra Patriottica - così si chiama in russo la Seconda Guerra Mondiale - e data importante e ugualmente celebrata dai popoli ex sovietici, in memoria dei ventisette milioni di caduti. Questa raccolta di interventi, tra i più rilevanti e recenti del presidente, restituisce il pensiero di un personaggio di profonda cultura e le ragioni della grandezza e del ruolo internazionale della Russia, senza tralasciare le vicende delle donne e degli uomini del Donbass, dal 2014 colpevolmente dimenticati dai media occidentali. Introduzione di Davide Rossi.
Brossura vintage, copertina in cartonato pastello, con cornice e dorso seriamente sgualciti con strappi e carenze, fogli velati da ossidazione bruna, ruggine ai margini, denso pulviscolo con tracce di muffe ai tagli. N. pag. 329. USATO
br. Il volume propone, con opportune argomentazioni, riflessioni e indicazioni di lavoro sulla scrittura femminile e romanzesca, soprattutto di Anna Maria Ortese, Elsa Morante e Fabrizia Ramondino, sul nesso tra mito e infanzia, su orfani e fanciulli divini, sulla formazione intellettuale e sulla narrazione autobiografica e memoriale, sulla decisiva funzione della letteratura civile nei prigionieri politici del Risorgimento italiano e della dittatura fascista. La letteratura non è un gioco sterile - auspicava Luigi Settembrini, esortando i lettori di ogni tempo - ma ha un'alta funzione sociale all'interno della quale autore e lettore, instaurando un'azione pedagogica, che si realizza nell'apprendimento continuo, agiscono vicendevolmente. La scrittura letteraria, da diverse e molteplici angolazioni, stimola il piacere del racconto e introduce all'educazione civica. Ciascuna narrazione assume una funzione notevole, veicola messaggi e favorisce l'attiva partecipazione del lettore, il quale, calato nell'attualità, rivive fantasticamente il materiale mitico e fiabesco nella sua antropologia storica.
br. Un memoir, i ricordi dell'autore: la sua famiglia, la famiglia d'origine della madre, i due villaggi che l'hanno visto bambino. E i personaggi veri che popolano Leoncin e Bilgoraj - il padre sognatore, ingenuo, fragile, affascinato dal chassidismo con la sua vena mistica, le sue danze e i suoi canti, ma incapace di mantenere la famiglia a un livello accettabile; la madre, donna colta e intellettuale; il nonno, rabbino autorevole e benestante; la nonna, regina di una cucina generosa e affollata - sono, se possibile, ancora più vivi e originali di quelli dei romanzi, come se l'autore, mentre scrive, stesse rivivendo quei giorni lontani, e li raccontasse con lo stesso sguardo critico, ironico, ma affettuoso e tollerante che gli appartiene sempre. Una storia vera, calata nell'ambiente ristretto di due villaggi d'antan, che in realtà rivela un intero universo.
Brossura con bandelle segnata dal tempo, copertina illustrata da composizione grafica minimale, evidente la schiacciatura da compressione al canaletto e altre usure da attrito e compressione maggiori alle estremità, pigmento seriamente alterato dalla luce appesantito in cornice e dorso, fogli ben tenuti, avvolti da ossidazione bruna intensa ai tagli ombrati e toccati da ruggine, fresatura indebolita. N. pag. 231. USATO
br. Un tòpos della critica vuole che la pubblicazione di "Vogliamo tutto", nel 1971, costituisca una svolta rispetto alla precedente opera di Balestrini, avviatasi dieci anni prima con i "Novissimi" e con l'esperimento informatico di "Tape Mark I". Un lavoro iperformalista, ludico, anticomunicativo e disimpegnato avrebbe lasciato il campo a una letteratura più affabile e fruibile, assunti i caratteri dell'epica, dell'oralità e dell'impegno. Riconoscendo alla scrittura balestriniana un orizzonte estetico più ampio è forse possibile un'ipotesi alternativa. Si tratta di mettere a frutto gli studi sul rapporto tra una civiltà - i suoi modi di percezione e di pensiero e la tecnologia del linguaggio che gli è propria, e in particolare l'idea secondo cui l'uomo tipografico conosce con l'elettronica un'oralità di ritorno, ricalcando un ben noto rovesciamento dialettico. In effetti Balestrini attraversa gli anni Sessanta agendo lungo tre direttrici e mostrando -anche grazie a modelli quali Döblin o Brecht, e a interlocutori più o meno impliciti quali Pasolini, Vittorini o Calvino - come l'impegno possa scaturire dall'esasperazione del formalismo, l'oralità da una scrittura massimamente tipografica, e infine l'epica dalle tecnologie più avanzate del tardo capitalismo. Un'azione segnata dalla forza utopica e dalla tensione rivoluzionaria su cui "Vogliamo tutto", con l'intera parabola che vi ha condotto, si regge.
brossura
br. Tra i molti capolavori misconosciuti del Rinascimento, un posto particolare occupano i dialoghi latini di Giovanni Pontano. Uomo politico di primo piano, fine diplomatico ai vertici del regno angioino per quasi mezzo secolo, raffinato poeta e instancabile animatore della vita intellettuale di Napoli, Pontano fu uno dei principali esponenti della letteratura italiana ed europea del Quattrocento. I tre dialoghi qui presentati ne rispecchiano la poliedrica personalità, mettendo in scena una satira contro la superstizione (Caronte), un'esaltazione della bellezza della poesia di Virgilio (Antonio) e un sapido quanto spietato autoritratto di un uomo ormai anziano ma non per questo più saggio o virtuoso (Asino). L'edizione, curata da Lorenzo Geri, è corredata da un profilo di Pontano e dei suoi tempi e offre una traduzione scorrevole e un ricco apparato di note.
brossura Perché i secoli passati erano fertili di grandi talenti oratori, mentre il presente ne è quasi del tutto privo? Questa domanda è lo spunto del "Dialogo sull'oratoria", in cui i più brillanti oratori della fine del I secolo d.C. si interrogano sullo stato dell'eloquenza e sui motivi del suo declino nella Roma del loro tempo. Nell'analisi lucida e disincantata di Tacito la risposta è desolatamente chiara: solo in una libera competizione politica l'eloquenza trova materia che la alimenti. Il regime imperiale, che pure ha dato ordine e tranquillità al mondo, soffoca il libero dibattito e spegne, inevitabilmente, l'arte oratoria. Il prezzo della pace è il silenzio. Luciano Lenaz analizza nell'introduzione le tematiche del dialogo e la sua travagliata storia testuale e dà conto delle ricerche su quest'opera tanto affascinante quanto ricca di problemi.
brossura Il Dialogus de adoratione si incentra sull'adorazione delle immagini religiose e risulta essere allo stato attuale la prima e unica opera in cui Gianfrancesco Pico della Mirandola abbia esposto in modo articolato la propria posizione in merito alla Riforma. Questo volume offre la trascrizione e la traduzione italiana del Dialogus (composto in latino agli inizi del 1524 e mai pubblicato) in edizione critica, con il corredo di un'ampia introduzione sulle circostanze storiche e su alcuni significativi aspetti relativi alla stesura dell'opera.
brossura Il libro presenta i diari dal 1910 al 1922 di Katherine Mansfield. Curati dal marito dopo la morte della scrittrice, sono documenti nei quali è possibile cogliere dal vivo l'intelligenza psicologica che costituisce la filigrana dei suoi scritti creativi.
br. I diari dal 1910 al 1922 di una delle più grandi scrittrici del Novecento. Curati dal marito dopo la morte della scrittrice, sono documenti di grande fascino umano e letterario, nei quali è possibile cogliere dal vivo l'intelligenza psicologica che costituisce, per cosi dire, la filigrana dei suoi scritti creativi.
<p>18 cm, brossura editoriale in mezza tela, p. XI, 157. </p>
brossura La descrizione dei "momenti cari e dolorosi" costituisce il tema di questa operetta, presentata in una raffinata, elegante edizione e in formato speciale. Il Diario del primo amore è del tutto funzionale a dare "isfogo" a un cuore "tenero", e, contemporaneamente, permette di indagare le rea¬zioni del soggetto, i suoi atteggiamenti di fronte all'assalto che egli sta subendo. Ne nasce, uno studio dei meccanismi stessi della "passione" (parola chiave di un'intera cultura), illustrata attraverso gli effetti che essa produce: "inquietudine indistinta, scontento, malinconia, qualche dolcezza, molto affetto", e soprattutto un desiderio indefinito, nutrito di ricordi, alimentato da visioni parziali, frammentarie, della donna amata, e destinato inesorabilmente a non potersi mai appagare. La vicenda che il giovane Leopardi analizza, si presenta come emblema di ogni possibile avventu¬ra sentimentale; non tanto con i caratteri di una precisa e circoscritta esperienza, ma, piuttosto, come l'emblema di ogni possibile avventura sentimentale.
br. "Diario dell'anno del Nobel" è l'ultimo dei quaderni di Lanzarote, quello relativo al 1998. Se ne conosceva l'esistenza perché Saramago lo aveva promesso ai suoi lettori nel 2001, ma se ne sono perse le tracce. Prima gli impegni, poi un cambio catartico di computer, e il sesto quaderno si è smarrito, seppellito in una macchina che nessuno usava più. Come racconta la moglie Pilar del Río nell'introduzione, ci sono voluti vent'anni e varie casualità "saramaghiane" perché questo testo venisse alla luce, ma forse ciò non è stato un male, certe riflessioni e confidenze dovevano aspettare. I principali assi tematici sono la politica, i viaggi, la dimensione sociale dello scrittore e dell'intellettuale, e ancora la sfera più personale e la letteratura. Svetta il discorso proferito in occasione della consegna del Nobel, forse il punto più alto della sua esistenza, ma nel complesso questo quaderno restituisce al lettore una dimensione intima, a tratti perfino domestica, di Saramago, e risulta agevole e intrigante ricostruire i fili che uniscono uno all'altro, come in una fitta ragnatela, i temi che animano la scrittura di questo autentico genio della letteratura.
br. "Diario dell'anno del Nobel" è l'ultimo dei quaderni di Lanzarote, quello relativo al 1998. Se ne conosceva l'esistenza perché Saramago lo aveva preannunciato ai suoi lettori nel 2001, ma se ne erano perse le tracce. Prima gli impegni, poi un cambio catartico di computer, e il sesto quaderno si è smarrito, seppellito in una macchina che nessuno usava più. Come racconta la moglie Pilar del Río nell'introduzione, ci sono voluti vent'anni e varie casualità "saramaghiane" perché questo testo venisse alla luce. Tra le pagine ci sono note personali, ma soprattutto riflessioni e spunti sulla sua posizione culturale ed etica. I principali assi tematici sono la politica, i viaggi, la dimensione sociale dello scrittore e dell'intellettuale. Svetta il discorso proferito in occasione della consegna del Nobel, ma nel complesso questo quaderno restituisce al lettore il modo di Saramago di intendere il mondo, sempre dal punto di vista dell'essere umano, dei vulnerabili, degli oppressi dal sistema. Uno sguardo che oggi è più urgente e vivo che mai, poiché, come lui stesso scriveva, "il tempo è un elastico che si tende e si accorcia. Star vicino o lontano, lì o qui, dipende solo dalla volontà".
brossura "Era una notte buia e tempestosa" quando Björn Larsson aprì per la prima volta l'edizione italiana di Long John Silver: una cupa sera di novembre che, senza che nulla lo lasciasse sospettare, avrebbe segnato l'inizio di un nuovo capitolo avventuroso della sua vita. È con questo autoironico incipit che comincia "Diario di bordo di uno scrittore", la storia a lieto fine di un amore corrisposto con il nostro paese, la sua lingua, la sua cultura, la sua gente, pensato dall'autore come esclusivo omaggio ai lettori italiani. E un amore nato sui libri non può che essere raccontato attraverso i libri, ricostruendone la genesi, le tortuose strade seguite, i vicoli ciechi abbandonati, le idee, le emozioni che hanno dato vita a ogni personaggio e a ogni romanzo. Se "scrivere è un po' come navigare", Larsson invita a entrare nel cantiere navale della scrittura, in quel luogo segreto della mente e dell'anima dove si progetta la chiglia, si immagazzinano i materiali, si innalzano le vele dell'immaginazione, fino a quei lampi felici quando i capitoli sembrano scriversi da soli, la realtà si offre con l'energia simbolica dell'arte o la fantasia arriva a "immaginare il vero". Dalle semplici domande: perché si scrive, come nasce un romanzo, emerge a poco a poco quella più curiosa e personale: come si crea quel legame misterioso tra uno scrittore e i suoi lettori, profondo al punto di poter cambiare la vita dell'uno e a volte anche degli altri?
ill., br. Il "Murasaki Shikibu nikki" (Il diario di Murasaki Shikibu), una delle opere più rappresentative della diaristica femminile dell'XI secolo, descrive l'esperienza dell'autrice come dama articolandosi in due sezioni principali: la prima dedica grande attenzione ai preparativi e agli interminabili festeggiamenti per la nascita del Principe Atsuhira, il futuro erede al trono; la seconda, più frammentaria, propone, invece, descrizioni delle qualità fisiche, dei pregi e dei difetti caratteriali delle donne al servizio dell'imperatrice Shoshi. La vita di corte, scandita da cerimonie fastose e da una ricerca quasi ossessiva della perfezione estetica, viene presentata al lettore attraverso aneddoti memorabili, rievocati da chi scrive con distaccato spirito critico o con grande partecipazione emotiva, senza mai perdere di vista lo scopo di celebrare la gloria di Fujiwara no Michinaga e dei suoi degni discendenti.
br. L'autore affronta il grande tema della scuola dal punto di vista degli alunni. In verità dicendo "alunni" si dice qualcosa di troppo vago: qui è in gioco il punto di vista degli "sfaticati", dei "fannulloni", degli "scavezzacollo", dei "marioli", dei "cattivi soggetti", insomma di quelli che vanno male a scuola. Pennac, ex scaldabanco lui stesso, studia questa figura popolare e ampiamente diffusa dandogli nobiltà, restituendogli anche il peso d'angoscia e di dolore che gli appartiene. Il libro mescola ricordi autobiografici e riflessioni sulla pedagogia, sulle universali disfunzioni dell'istituto scolastico, sul ruolo dei genitori e della famiglia, sulla devastazione introdotta dal giovanilismo, sul ruolo della televisione e di tutte le declinazioni dei media contemporanei. E da questo rovistare nel "mal di scuola" che attraversa con vitalissima continuità i vagabondaggi narrativi di Pennac vediamo anche spuntare una non mai sedata sete di sapere e d'imparare che contrariamente ai più triti luoghi comuni, anima i giovani di oggi come quelli di ieri. Con la solita verve, l'autore della saga dei Malaussène movimenta riflessioni e affondi teorici con episodi buffi o toccanti, e colloca la nozione di amore, così ferocemente avversata, al centro della relazione pedagogica.
br. Qual è il rapporto dell'uomo con i propri sogni? Di quali messaggi sono portatori i sogni? Da sempre l'uomo ha tentato di attribuire significati alle immagini che gli appaiono durante il sonno. Per Malerba il sogno era «il luogo di tutte le ambiguità, l'anagrafe di tutti i fantasmi che popolano la nostra mente». Attratto da questa «zona affascinante ma oscura della mente umana», per tutto un anno, il 1979, lo scrittore, novello Zeno, tenne un diario con le puntuali trascrizioni dei sogni notte dopo notte. A quella insolita cronaca onirica questo volume affianca il breve saggio "La composizione del sogno": due testi curiosi, evanescenti, bizzarri, difficilmente classificabili. Proprio come i sogni.