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br. Nel 66 a.C. una fosca vicenda scuote Roma: Oppianico il giovane, figlio del defunto Stazio Albio Oppianico e di Sassia, accusa Cluenzio Abito - figlio di primo letto della donna e quindi figliastro di Oppianico - di aver avvelenato il patrigno per vendicarsi di un analogo tentativo che il patrigno stesso avrebbe compiuto ai suoi danni. Si scopre così la lunga catena di delitti commessi da Oppianico il vecchio per interesse e la corruzione dei magistrati che lo avevano assolto in un precedente processo intentatogli da Cluenzio. Un'arringa magistrale, considerata un capolavoro dell'oratoria penale. Al termine del processo Cluenzio è assolto dall'accusa di veneficio. Il ritratto di una Roma marcia, dove regnano corruzione e avidità.
ill., br. Rivista di letteratura dell'immaginario.
br. «Tantissimi anni fa, per una collana chiamata "Invito alla lettura di...", fra tanti autori del nostro Novecento scelsi di scrivere su Dino Buzzati. Il clima culturale era ancora così pesantemente influenzato dalle mode neorealistiche, che lo stesso direttore della collana, poco amante delle atmosfere e dello stile buzzatiani, tentò di modificare il mio testo in senso molto negativo verso l'autore, direi addirittura sprezzante. Non ci riuscì. Buzzati è un grande, ed è ormai un classico. Il deserto dei Tartari continua ad affascinare i lettori ed è diventato proverbiale; le novelle dei primi libri hanno spesso una perfezione incantata, sembrano scolpite nel cristallo. E il mio piccolo libro mi pare ancora la chiave giusta per entrare nel suo mondo».
In 16 gr, pp. 114. Con disegni in B/n di Enrico Mercatali n. t. Br. ed. ill. Coll. Varia. Ed. or. Copia numerata n.22. Da una nota del discorso in morte di Paul Valery: '...La notizia della morte di Valery fu da noi letta su un giornale a Milano, la sera del 20 luglio 1945... Ci vennero in mente un nostro presagio che si avverava e il verso di Mallarme' celebrativo di Poe. Queste pagine, composte nel pomeriggio del 22 luglio, furono da noi lette alla radio di Milano il 23, in maniera commemorativa...'.
brossura "Gl'italiani ridono della vita: ne ridono assai più, e con più verità e persuasione intima di disprezzo e freddezza che non fa niun'altra nazione. Questo è ben naturale, perché la vita per loro val meno assai che per gli altri, e perché egli è certo che i caratteri più vivaci e caldi di natura, come è quello degl'Italiani, diventano i più freddi e apatici quando sono combattuti da circostanze superiori alle loro forze. Così negl'individui, così è nelle nazioni". "Le classi superiori d'Italia sono le più ciniche di tutte le loro pari nelle altre nazioni. Il popolaccio italiano è il più cinico di tutti i popolacci". È la conclusione a cui Leopardi giunge a metà del suo Discorso sopra lo stato presente dei costumi degl'italiani testo che, insieme alle Operette morali, a cui lavora nello stesso periodo, rappresenta la sintesi del suo pensiero. Proprio in uno degli scritti che compongono quella raccolta - Detti memorabili di Filippo Ottonieri - che accompagna e arricchisce questa nuova edizione commentata, consente di capirne il profilo di una riflessione e ne illustra il senso. Composto di getto nella primavera-estate del 1824 sarà pubblicato per la prima volta solo nel 1906, a lungo ignorato, il testo di leopardi è tornato e si è imposto come un "classico" a partire dalla fine degli anni '80 del secolo scorso.
br. Il "Discorso" sui costumi degli italiani, scritto nel 1824 e pubblicato per la prima volta solo nel 1906, è uno dei più alti, ardui e lucidi esempi della capacità di penetrazione dello sguardo dell'etnologo e del filosofo morale e politico Giacomo Leopardi, una delle figure toreggianti del diciannovesimo secolo. Come osserva nell'Introduzione Salvatore Veca, lo sguardo antropologico di Leopardi coglie, "con inesorabile freddezza e lontananza e con intensa empatia, alcuni dei tratti di lungo periodo propri della società italiana, sullo sfondo del contesto europeo". Questi tratti "sono quelli familiari e riconoscibili in un identikit che abbiamo la responsabilità civile di continuare a tracciare, non per conservare il passato che non passa ma semplicemente per prendere sul serio il difficile compito mai finito di progettare la modernità, a quasi due secoli di distanza dal magistrale portrait di Giacomo, nostro contemporaneo".
ill., br. A dieci giorni di distanza dal catastrofico terremoto di Messina del 28 dicembre 1908, Il'ja Il'ic Mecnikov, Nobel per la medicina da appena due mesi, sente il bisogno di ricordare la città che più volte lo aveva ospitato e dove era avvenuta la scoperta della fagocitosi, chiave di volta del suo destino di scienziato.
br. Nonostante la geniale originalità dei capolavori di Proust, Joyce e Kafka, il Novecento delle avanguardie, dal futurismo al surrealismo e oltre, ha svalutato e perfino denigrato l'arte del romanzo. 0 ha creduto che quelle opere "rivoluzionarie" di primo Novecento potessero diventare un modello normativo da seguire e da replicare. In realtà, salvo eccezioni, il romanzo dell'ultimo secolo, dalla modernità alla postmodernità, e già dagli anni Trenta, ha ripreso la sua strada senza ignorare una grande e varia tradizione che dall'Ottocento risale fino a Cervantes. Partendo dagli attuali interrogativi sulla forma-romanzo e dalla sua persistente forza di attrazione, Berardinelli offre una lucida e vivace sintesi della storia e dell'identità formale, morale e filosofica del genere letterario più influente nell'Occidente moderno. Dalla triade Cervantes, Defoe, Rousseau, passando per Sterne e Goethe, Manzoni e Melville, Stendhal e Flaubert, Dostoevskij e Tolstoj, l'autore mostra che fino a un maestro novecentesco come Svevo il centro dinamico del romanzo è nell'invenzione di un personaggio e nella storia del suo incontro con la realtà: l'uno e l'altra in continua e sorprendente metamorfosi.
br. Il libro raccoglie per la prima volta in una serie organica tutti i «disegni letterari» di Giacomo Leopardi: sono progetti di opere che Leopardi accumulò, con ardimento visionario, per tutta la vita, pur nella consapevolezza dolorosa delle scarse possibilità di portarli a compimento. I quasi duecento titoli di opere trasmessi da questi documenti - titoli spesso corredati da un'esposizione più o meno dettagliata di temi, modelli o spunti relativi ai vari progetti - costituiscono forse la migliore testimonianza dell'inesauribile impulso vitale e ideativo di un autore che trova nel non-finito la sua dimensione più profonda, oltre che la ragione della sua sorprendente attualità. I diciassette disegni letterari, annotati su carte sparse e minuscoli fogliettini che Leopardi ha sempre gelosamente custodito, sono pubblicati con criteri filologici rigorosi a partire da una nuova disamina dei manoscritti, e accompagnati da un ricco commento che discute nel dettaglio le tracce offerte, mettendole in relazione con l'intera opera leopardiana e con le voci degli altri protagonisti della modernità europea.
in-8, pp. 220, (1), leg. In tela editoriale rossa, con titoli in bianco al dorso, sovracoperta illustrata a colori. Edizione originale del primo romanzo scritto da uno dei giornalisti italiani più amati ed apprezzati del XX° secolo. Il romanzo, parzialmente autobiografico, prende le mosse dall'Italia povera e contadina dei primi decenni del XX secolo. Pubblicato da Rizzoli nel 1975 riscosse un successo di pubblico tale che tre anni più tardi Sandro Bolchi ne trasse, in collaborazione con Biagi, una fortunata riduzione televisiva. Biagi ne scrisse...« Questo racconto è immaginario... di alcune vicende l'autore è stato testimone: come molti altri, del resto ». Perfetto esemplare.. .
In 16? (cm 15,5), Brossura, pagg.138-(6) cop. ill. a colori, segni del tempo alla cop., ma buon es. Collezione "Intimit?", 471
ril. Pubblicato nel 1923, "Il Profeta" viene da subito accolto - con grande favore di critica e di pubblico - come un libro di saggezza e, ancora oggi, continua a ispirare milioni di persone in tutto il mondo. In quest'opera allegorica, che schiude al lettore il significato spirituale dell'esistenza, Gibran è stato capace di parlare a intere generazioni attraverso la voce di Almustafà l'eletto, che nel rispondere alle domande dei suoi seguaci esplora i grandi temi della vita: l'amore, l'amicizia, la bellezza, la gioia e il dolore. L'opera di Gibran è qui presentata in una nuova veste, frutto delle ricerche di Dalton Hilu Einhorn che, quando nel 2017 ha ottenuto l'accesso agli archivi Gibran/Haskell, ha ritrovato oltre centocinquanta scritti inediti tra poesie in prosa, aforismi, detti e tre capitoli degli "Dei della terra" non inclusi nell'edizione definitiva. Un tesoro inaspettato che possiede la stessa scrittura lirica, la stessa forza evocativa e la stessa profondità del grande classico del poeta libanese.
br. Questo saggio ripercorre la storia della fantascienza italiana contemporanea attraverso l'opera di quattro autori. La versatilità della penna di Lino Aldani, il raffinato eco-centrismo della poetessa e narratrice Gilda Musa, le sperimentazioni ballardiane di Vittorio Curtoni, l'immaginazione tecno-scientifica di Vittorio Catani, esemplificano il vivace panorama della narrativa fantascientifica scritta in lingua italiana tra anni Sessanta e Duemila. Con maggiore o minore carica avventurosa, verosimiglianza scientifica, profondità introspettiva, ricerca di originalità formale, la fantascienza italiana ha saputo rivolgersi, di volta in volta, a un pubblico generalista o appassionato del genere, per proporre un intrattenimento di qualità o riflessioni sui grandi temi della modernità industriale e post-industriale. Esiti diversi sono incarnati nei percorsi dei quattro scrittori cui è dedicato questo studio, assieme agli stretti legami che intercorrono tra la creatività di ciascun autore, il panorama editoriale, i modelli letterari stranieri. Un ampio capitolo introduttivo disegna lo sfondo della storia della fantascienza in Italia: autori, editoria e fandom, tra alti e bassi del mercato, rapporti con gli altri media, intuizioni e diffidenze della critica letteraria.
br. Questo saggio ripercorre la storia della fantascienza italiana contemporanea attraverso l'opera di quattro autori. La versatilità della penna di Lino Aldani, il raffinato eco-centrismo della poetessa e narratrice Gilda Musa, le sperimentazioni ballardiane di Vittorio Curtoni, l'immaginazione tecno-scientifica di Vittorio Catani, esemplificano il vivace panorama della narrativa fantascientifica scritta in lingua italiana tra anni Sessanta e Duemila. Con maggiore o minore carica avventurosa, verosimiglianza scientifica, profondità introspettiva, ricerca di originalità formale, la fantascienza italiana ha saputo rivolgersi, di volta in volta, a un pubblico generalista o appassionato del genere, per proporre un intrattenimento di qualità o riflessioni sui grandi temi della modernità industriale e post-industriale. Esiti diversi sono incarnati nei percorsi dei quattro scrittori cui è dedicato questo studio, assieme agli stretti legami che intercorrono tra la creatività di ciascun autore, il panorama editoriale, i modelli letterari stranieri. Un ampio capitolo introduttivo disegna lo sfondo della storia della fantascienza in Italia: autori, editoria e fandom, tra alti e bassi del mercato, rapporti con gli altri media, intuizioni e diffidenze della critica letteraria.
br. Avete presente certe noiose lezioni di italiano sui banchi di scuola? Ecco: dimenticatele. La carrellata sui grandi autori letterari e l'immersione nei loro capolavori che Gioele Dix propone in questo libro è un racconto vivo, partecipe, illuminante. Da Calvino a Carver, da Primo Levi a Melville, l'attore milanese ci racconta, con la passione del lettore onnivoro e le doti del grande intrattenitore, gli incontri con pagine e scrittori che hanno scandito i passaggi della sua vita, qualche volta cambiandola in meglio. E ci spiega perché lo stesso potrebbe accadere a noi. Una personalissima "controstoria della letteratura", uno scrigno di aneddoti, informazioni e scoperte per lettori di ogni età.
ill., br. Il testo fu pubblicato per la prima volta nel 1928 sull'Almanacco Letterario Mondadori, poi ristampato in volume, in una "seconda edizione con nuovi errori e aggiunte e un'appendice egocentrica". Qui si omette l'appendice egocentrica, costituita da informazioni sulle novità librarie della casa editrice, mentre si ripropone un testo curioso e interessante, sia per lo stile ironico e provocatorio con cui l'autore si muove nel panorama dell'editoria, sia per l'efficacia con cui fotografa tutte le principali figure dell'editoria del primo '900 italiano.
br. Un panorama ampio e suggestivo della Letteratura italiana è costituito dal grande "Dizionario autori italiani contemporanei" opera unica nel suo genere che offre una bussola per navigare nel mare magnum della cultura contemporanea: da Bárberi Squarotti a Luzi a Turoldo a Zanzotto, da Bevilacqua a Biagi a Montanelli a Moravia a Soldati. Ciascuna delle edizioni precedenti, esaurita, è stata ampiamente richiesta e diffusa anche all'estero: gli autori trattati vengono presentati con un appropriato profilo bibliografico, critico e filologico.
br. «Questo libro - avverte l'autore - racconta una nutrita serie di fatti inerenti all'amore per i libri, e tutti comprovano che si tratta di un mondo zeppo di ossessioni, frenesie, capricci e irragionevoli stramberie». Chi entra in queste pagine sprofonda subito nel lazzaretto dei morbi librari, tra le monomanie, le fobie, l'avidità e gli smodati vaneggiamenti che affliggono gli accumulatori di libri (siano essi collezionisti, cacciatori, predatori, semplici compratori, bibliofili, bibliomani, bibliofagi...); una moltitudine di figure crocifisse al proprio delirio: il libro inteso come oggetto materiale, come merce e come idea, mezzo o strumento. Tutto nasce da un'assurdità insita nella formazione stessa di una biblioteca: «Che senso ha affastellare libri, che costituiscono un pesante problema di conservazione e pulizia? Che senso ha se ognuno di quei libri verrà toccato sì e no ogni quindici anni?». Da questo ramo guasto germinano i frutti: i mille tipi di insania, le tante storie di persone reali, gli episodi stravaganti e spesso al limite dell'incredibile che queste pagine svelano. Dominati da una ironia affilata e non feroce, i brevi ritratti di Antonio Castronuovo bersagliano anche chi di libri vive: i librai, gli editori, gli scrittori. E svelano infine il paradosso di fondo: le fonti su cui s'incardina questo catalogo di morbosità sono a loro volta libri accumulati, alcuni rari, altri bizzarri, spesso del tutto superflui. E così, la figura del «biblio-patologo» che l'autore dichiara di voler fondare - e in cui furtivamente s'incarna - serve a diagnosticare il morbo da cui egli stesso è affetto: quello incurabile della bibliofilia.
Vol. in -16 (12 x 16,7 cm.), brossura editoriale bianca, sopracopertina blu con illustr. centrale a colori e titoli in beige sul piatto ant., pp. 220, (8). In buone condizioni. Con una nota di Sandro Viola - Collana: LA MEMORIA (N. 143).
br. Questo è un alfabeto della speranza, un invito all'azione e una riflessione sulla giustizia. Soltanto riappropriandoci della nostra lingua, sostiene Freeman, possiamo sperare di ottenere gli strumenti per combattere la crisi economica e dei valori della democrazia, l'imminente catastrofe ambientale e l'apatia generale che minacciano il nostro tempo. Questo piccolo volume, che presenta inoltre una puntuale postfazione di Valeria Luiselli, fornisce definizioni estese di concetti abusati - come quelli di amore, cittadino, rabbia - restituendo loro il significato originale e mettendoci in guardia da possibili rischi. Freeman ci parla di un mondo che «avanza verso la tirannia» e suggerisce vie per ricostruire una società sana, esorta ad «allontanarsi dagli schermi lampeggianti» e compiere piccoli atti di ribellione quotidiana servendosi di armi quali la gentilezza, la generosità e l'ottimismo. "Dizionario della dissoluzione" è questo: un manuale di dissenso informato, una lettura obbligata per il cittadino pensante, un vocabolario di impegno in difesa del linguaggio e della nostra capacità di immaginare, descrivere e costruire un mondo migliore. Postfazione di Valeria Luiselli.