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brossura
br. "Tu che stai leggendo queste mie righe sappi che nel presente libro userò la parola 'scrittore', almeno quando riferita a me, per pura e semplice convenzione, perché si sa che l'Italia pullula di scrittori, e chiunque abbia pubblicato non dico un romanzo o un racconto ma giusto una raccolta di poesie o anche solo una singola poesia si ritiene automaticamente tale. Anzi, di più: perché tra le Alpi e il Lilibeo esistono innumerevoli scrittori convinti di essere tali benché siano inediti, e questo nonostante da alcuni lustri si pubblichi ormai praticamente tutto." Questo libro è destinato a un pubblico potenzialmente molto vasto, visto che - com'è noto - in Italia sono più quelli che scrivono che quelli che leggono. Attenzione, però, non si tratta di un manuale di scrittura. No: "E così vorresti fare lo scrittore" è una sorta di guida a cosa gira intorno al mestiere di scrivere, passando per tutte le tappe che costellano la nascita e poi il consolidamento di uno scrittore: dalla correzione delle bozze al rapporto con l'ufficio stampa, dalla realizzazione della copertina alla costruzione del caso letterario, dalla prima presentazione in pubblico al dorato mondo delle Lettere italiane. Può darsi che ti possa tornare utile il giorno in cui sarai tentato/a di dire, alla tua prima intervista, che l'ispirazione ti arriva direttamente dal Cielo. Perché c'è chi lo dice, e con l'aria di crederci sul serio.
ill., br. L'obiettivo delle autrici di questo libro è quello di accompagnare il lettore attraverso i luoghi dell'Inghilterra che hanno ispirato Emily Brontë nella stesura del suo famoso "Cime Tempestose". Frutto dell'esperienza diretta sul posto, dei contatti con gli abitanti del luogo, delle ricerche effettuate con il supporto di esperti e del materiale a disposizione dei membri della Brontë Society, il testo introduce Emily Brontë raccontandone la storia e il particolare attaccamento allo Yorkshire e alla brughiera. La scrittrice aveva un legame viscerale con la terra in cui era nata, e l'ispirazione che traeva dalla natura circostante era vitale ai fini del suo processo creativo. Le autrici vanno dunque alla ricerca di coincidenze e differenze tra la geografia del romanzo come architettata da Emily, e quella reale dei luoghi che l'hanno ispirata, raccontandoci il ruolo allegorico della brughiera, fino ad accompagnare il lettore all'interno di quegli edifici che hanno, secondo la tradizione, dato vita alle case degli Earnshaw e dei Linton: Ponden Hall e Top Withens.
br. È il 1980 quando "Il nome della rosa" esce in libreria e si impone all'attenzione di tutto il mondo. Si tratta di un romanzo avvincente, ricco di questioni sottili, per intendere le quali occorre uno strumento agevole ed efficace. Sotto la lente del critico non cadono solo gli aspetti letterari, ma anche i contenuti filosofici e politici che riconducono il lettore al clima arroventato degli anni Settanta. Chi si nasconde sotto la maschera di fra Dolcino? E il riso di cui tanto si discute è un valido antidoto contro qualunque fanatismo, o è una strategia che consente di ripristinare la narrativa popolare di ieri? Rispondere a simili domande significa entrare nella fucina di un grande intellettuale come Eco e chiedergli conto di cosa sia stato il postmoderno: una delle etichette più discusse lungo il tardo Novecento, ma che solo nella vicenda di Adso e Guglielmo sembra trovare un'applicazione esemplare.
br. Una serie di saggi che descrivono angoli diversi della città scozzese di Edimburgo, e tre itinerari da intraprendere a piedi per le campagne inglesi. Nel raccontare la sua città natale, Stevenson la descrive come una città di polvere e pioggia, foriera di malumore, ma anche un luogo ricco di memorie, episodi storici e pittoreschi, leggende e narrazioni che ne rivelano lo spirito rendendola indimenticabile. Seguono i consigli per avventurarsi a piedi, armati di comode scarpe, lungo le strade rurali che conducono nelle cittadine di Cockermouth e Keswick, tra le località intorno a High Wycombe e nei distretti di Calloway e Carrick, per visitare villaggi, antichi castelli e sentieri campestri, immersi nella stessa atmosfera che conobbe il grande romanziere. Una guida elegante, arricchita da un lieve tocco ironico e dal fascino dei viaggi di una volta.
ill., br. Nella Germania nazista la propaganda razzista e antisemita investiva capillarmente tutte le fasce della popolazione. Lo testimoniano tre libri illustrati pubblicati fra il 1936 e il 1940 dalla casa editrice Stürmer di Julius Streicher, destinati all'indottrinamento dei più giovani e diffusi in varie decine di migliaia di copie. Vi vengono riprodotti e narrati i peggiori stereotipi sugli ebrei, raffigurati come volpi ingannatrici, corpi estranei da allontanare, funghi velenosi da estirpare, pericolosi nemici che è legittimo e necessario eliminare. Le tre opere sono ora tradotte per la prima volta in italiano, accompagnate da un adeguato corredo critico che ripercorre a grandi linee lo sviluppo dell'antisemitismo europeo negli ultimi due secoli, illustra le istituzioni e le pratiche educative del Terzo Reich e analizza in dettaglio il contenuto verbale e iconografico dei tre testi, per coglierne nella struttura e nel linguaggio le caratteristiche di messaggio specificamente rivolto al mondo giovanile. Una pubblicazione utile ad approfondire la conoscenza di un fenomeno che con il nazismo raggiunse il suo apogeo persecutorio e criminale. Prefazione di Gustavo Corni.
54 S. (Fraktur). Original Pappband mit farbig gemustertem Stoff-Überzug (Rosenmuster) und montiertem Deckeltitelschildchen. Einband leicht berieben, Deckeltitelschildchen und etwas darüber hinaus mit Tuschestrich. Innen papierbedingt etwas gegilbt, sehr vereinzelt kleine Fingerspuren, sonst gut erhalten. Mit einer 8-zeiligen, handschriftlichen, datierten und signierten Widmung des Verfassers auf dem Vorsatz und einem Vorwort.
Giuseppe Antonio Camerino Elaborazione dell'Alfieri tragico. Lo studio del verso e le varianti del "Filippo". Napoli, Liguori 1977 italian, 159 "Collana di testi e di critica" vol.18. Opera con copertina rigida, con sovraccoperta. n.7.
Mm 135x190 Terza edizione. Due volumi rilegati in un unico tomo, legatura in mezza tela bordò: Parte I, Proprietà generali del discorso (rettorica) e Nozioni di metrca, 159 pagine; parte II, Delle forme letterarie, 270 pagine. Diverse postille a matita, penna e pastello, peraltro buona copia. SPEDIZIONE IN 24 ORE DALLA CONFERMA DELL'ORDINE.
br. Il ciclo in quattro volumi dell'"Amica geniale" di Elena Ferrante è un successo globale e trasversale: più di sette milioni di lettori in tutto il mondo, travolti da un irresistibile piacere della lettura, assediati dal bisogno di divorare la quadrilogia, affascinati da un plot che dà forma alle storie di Elena e Lila, di chi va e di chi resta. Con "L'amica geniale", Napoli e l'Italia si propongono come un repertorio di storie della nostra ultramodernità globalizzata. Perché nell'intreccio di locale e globale in cui oggi viviamo, Elena e Lila, due bambine che racchiudono in sé la speranza e l'angoscia del futuro, sono un'equivalenza del destino: nelle nostre vite nomadi e sradicate, chi va è chi resta. "Elena Ferrante. Parole chiave" si rivolge allo stesso pubblico trasversale e composito a cui hanno parlato le storie dell'"Amica geniale". Questo libro è stato pensato come un percorso tematico per parole chiave: segnali luminosi che sintetizzino gli aspetti multiformi della scrittura di Ferrante e ci guidino nel labirinto di questo successo internazionale.
br. Alfonso Musci ci offre una nuova interpretazione di Elias Canetti (Ruse, 1905 - Zurigo 1994), premio Nobel per la letteratura nel 1981 e autore di opere quali "Auto da fé" (1935) e "Massa e potere" (1960). Dal dialogo serrato con i suoi "terribili" e "ammirevoli" maestri - Machiavelli, Hobbes, Nietzsche, Kraus, Kafka, Benjamin -, alle intuizioni di spinose questioni bioetiche e ambientali. Il suo "pescare nei secoli" - nei «cento modi» in cui gli eventi si sarebbero potuti svolgere - è sempre più attuale. Con l'ambizione messianica di riscrivere la storia dal punto di vista di quei vinti che gli stanno più a cuore: gli oppressi, gli animali, i morti. E con il presentimento dei pericoli futuri suscitato da concreti e documentati orrori - epidemie, guerre, genocidi, catastrofi nucleari, disastri ambientali -, il ricorso ad antiche e nuove fonti per la filosofia: i miti e le antropologie primitive, la sapienza greca e orientale, la zoologia e l'ecologia. Su questa strada ogni delusa attesa di sistematicità è compensata da un chiaro disegno di rifondazione del pensiero europeo e dalla spietata preveggenza di alcuni "rischi" che stanno minacciando il pianeta e la biodiversità.
ill., br. La decisione di Vittorini di illustrare Conversazione in Sicilia con le fotografie scattate appositamente per il volume da Luigi Crocenzi testimonia inequivocabilmente l'interesse dello scrittore per le potenzialità narrative del mondo delle immagini. Proprio il fascino per il racconto fotografico lo aveva già condotto ad aggiungere un'appendice iconografica all'antologia Americana, e poi ad utilizzare ampiamente le illustrazioni nel "Politecnico". Fra le pagine di questa rivista si sancisce infatti l'incontro fra lo scrittore e il giovane fotografo marchigiano, il quale aveva pubblicato lì quattro fotoracconti prima di essere investito dell'arduo compito di riscrivere 'per immagini' Conversazione. Il volume ricostruisce le tappe di questo sodalizio attraverso i saggi di Maria Rizzarelli e Antonio Giusa, che accompagnano i frammenti dei racconti dei fotogrammi di Crocenzi. L'ultima sezione è dedicata ad un ulteriore percorso visivo, che grazie al saggio di Natale Tedesco recupera le suggestioni dei disegni di Guttuso, scaturiti anch'essi dalla lettura del romanzo vittoriniano.
In 16? (cm 17,5), Brossura originale, pagg.156-(4) copertina ill. a colori, lievi fioriture e segni del tempo alla cop., firma d'appartenenza coeva a penna al piatto anteriore, ma buon es. Marlitt E. ? lo pseudonimo di Eugenie John, scrittice tedesca (Arnstadt, 1825 - 1887)
br. L'immagine di Elizabeth Jane Howard è associata a quella della l'emme fatale: l'incedere altero, l'eleganza aristocratica che le donne di ricca estrazione riescono a esibire in ogni circostanza senza risultare fuori luogo. La sua infanzia fu tormentata dalla depressione della madre e dalle molestie da parte del padre, e da giovane cercò la propria emancipazione attraverso la carriera di attrice, ma vide il suo sogno infrangersi con il matrimonio e l'arrivo della guerra. Si diede quindi alla narrativa. Nei suoi romanzi, Howard rappresenta con precisione etologica e con la disinvoltura conferita da una lunga esperienza le dinamiche matrimoniali, le sottigliezze dei rapporti sentimentali, le sfumature e le contraddizioni dell'amore che solitamente si impiega un'intera esistenza a cogliere nella loro interezza. Eppure, se si guarda alla sua vita privata, è difficile cogliere tracce sia della sicumera sfoggiata nel portamento, sia della perspicacia riversata negli scritti. Il suo contegno era un paravento dietro il quale celare la propria profonda insicurezza, il suo sentirsi fuori luogo in ogni situazione, specialmente nei ricevimenti della buona società. La sua vita sentimentale fu un'infilata di matrimoni catastrofici - l'ultimo dei quali, il terzo, con Kingsley Amis - intervallati da legami sentimentali e avventure rapsodiche, rosicchiate dalla frustrazione, spesso umilianti. Mentre era in vita il suo lavoro di scrittrice venne adombrato e ostacolato dall'ego e dalle insistenti richieste degli uomini che le stavano accanto; solo di recente è stata riscoperta come una delle autrici più importanti del Novecento inglese, e i cinque volumi della saga dei Cazalet (da cui il produttore di Downton Abbey trarrà una serie tv) sono la sua opera più imponente.
brossura Nei sette libri delle "Elleniche" Senofonte rievoca le guerre fratricide che i Greci combatterono incessantemente dal 411, l'ultimo anno narrato da Tucidide, alla battaglia di Mantinea del 362 a.C. Ora semplice spettatore, ora attore coinvolto negli avvenimenti in prima persona, Senofonte racconta la fine della guerra del Peloponneso, l'egemonia spartana e il breve momento di gloria di Tebe. Ma al centro del suo interesse rimangono sempre gli uomini, i grandi personaggi che creano la storia di cui sono riportati gesta e discorsi e che vengono additati come modello ed esempio di condotta civile e politica. Giovanna Daverio Rocchi analizza nell'introduzione la struttura delle "Elleniche", il complesso problema del rapporto con l'opera di Tucidide e i presupposti ideologici di Senofonte.
br. Il bar è un luogo incantato, dove ogni giorno entrano e sostano decine di persone e in cui è il caso a dominare: qualcuno comincia a chiacchierare, un cliente si siede davanti al barista e confida i suoi dolori, a volte gli avventori litigano, e accade persino che nasca una storia d'amore passeggera. Per Goliarda Sapienza il bar è un rito quotidiano irrinunciabile, che racchiude un momento di ristoro e di pacificazione dei sensi; è un'occasione di studio degli individui e dei caratteri, da trasportare poi nelle sue pagine; ma soprattutto è un luogo di comunicazione e di contatto tra vite diverse. Come accade in questo racconto, in cui un incontro casuale al bar si prolunga in un viaggio in treno, e in poche ore trasforma uno sconosciuto uscito da poco dal carcere in un intimo conoscente con cui aprirsi e a cui porre domande che non si ha mai avuto il coraggio di fare. Elogio del bar, seguito da alcuni appunti sulle mattinate intorno a un caffè, ci rivela lo sguardo prezioso, lieve e allo stesso tempo profondo con cui Goliarda indaga se stessa e i rapporti umani.
brossura Il dono di una cagnolina costituisce l'occasione per l'illustre umanista Teodoro Gaza ( 1475) di scrivere l'Elogio del cane, che viene presentato per la prima volta in una moderna edizione. Attraverso l'enumerazione delle sue innate qualità come la fedeltà, l'intelligenza, la natura amorevole e affettuosa, egli riesce a rendere l'effetto di avere un cane proprio accanto a sé e a rinnovare il valore di quel dono anche a noi che lo leggiamo più di cinque secoli dopo.
br. Il 24 giugno 1915 Alberto Albertini scrisse a Luigi Einaudi a nome del fratello Luigi, storico direttore del «Corriere della Sera» (col quale l'economista piemontese era cresciuto alla scuola di Luigi Luzzatti in Assopopolari, scrivendo sulla rivista «Credito popolare», tuttora edita) per pregarlo di "volerci mandare una piccola serie di aforismi, di massime, di consigli brevissimi (poche parole e poche linee ciascuno) per esortare il pubblico a sottoscrivere il prestito" volontario di quell'anno e sostenere lo sforzo bellico della nazione. A quel prestito ne seguirono poi altri 5, fino al 1920. Gli scritti di Einaudi vengono ora pubblicati per la prima volta tutti insieme, accompagnati da scritti di grande pregio, dovuti ad illustri firme. Gli aforismi (che - pur definiti tweet dal curatore di questa pubblicazione - andarono peraltro aumentando di lunghezza di anno in anno, fino a costituire veri e propri "trattatelli" di economia) sono anche un prezioso (e finora sconosciuto) aiuto per la conoscenza - trasmessa da un autentico testimone - dello "spirito pubblico" durante la Prima Guerra mondiale nonché della condizione di vita dei combattenti al fronte e dei loro famigliari a casa.
br. Che cos'è il silenzio? È l'assenza di qualunque suono? È una mera astrazione del pensiero, o forse - come scrisse José Saramago - solo il silenzio esiste davvero? Nel silenzio possiamo riordinare i pensieri scossi dalla frenesia della quotidianità, trovare pace dopo aver subito delusioni o prevaricazioni; ma possiamo anche vivere l'angoscia dell'attesa, l'inquietudine dell'ignoto, lo spettro della solitudine. Il silenzio dei vili può coprire nefandezze e sopraffazioni, ma il silenzio dei forti può essere un gesto di estremo coraggio, di fiera opposizione alle lusinghe e alle minacce del potere. Mentre oggi la scienza pone in dubbio la sua reale esistenza, autori come Shakespeare, Sterne, Twain, Poe e Rilke, artisti come Rothko e Duchamp, e musicisti come Cage si sono interrogati sul significato del silenzio e sulla sua rappresentazione nella letteratura e nell'arte. E proprio nella varietà e contraddittorietà delle risposte risiede il grande fascino del silenzio, che John Biguenet restituisce in questo libro indagandone le mutevoli e variegate sembianze: premio o punizione, arma letale o strumento di resistenza, vuoto da riempire o sensazione di pura pienezza, bene di lusso o disturbo da evitare. In un mondo che procede febbrile, snervante e caotico, sempre più spesso il silenzio sa esprimere meglio delle parole le passioni umane, dalle più esaltanti e virtuose alle più tristi: con prosa lieve e cultura sconfinata, Biguenet ci ricorda che inseguirne il fragile, utopico incantesimo è oggi il modo migliore per prenderci cura di noi stessi.
br. Manoel Francisco dos Santos, detto Garrincha (lo scricciolo), era alto un metro e sessantanove, la stessa altezza di Messi. Grazie a lui il Brasile divenne campione del mondo nel 1958 e nel 1962, e il Botafogo, il suo club, regnò a lungo sul campionato carioca. Con la sua faccia da galeotto, le spalle da lottatore e le gambe sbilenche come due virgole storte, è passato alla storia come il dribblatore pazzo, il più geniale e il più improbabile che abbia calcato i campi di calcio. «Come un compositore toccato da una melodia piovuta dal cielo» (Paulo Mendes Campos), Garrincha elevò l'arte della finta a essenza stessa del gioco del calcio. Il futebol divenne con lui un gioco ispirato e magico, fatto di astuzia e simulazione, un gioco di prestigio senza fatica e sofferenza, creato soltanto per 1'Alegria do Povo, la gioia del popolo. Dio primitivo, divise la scena del grande Brasile con Pelé, il suo alter-ego, il re disciplinato, ascetico e professionale. Garrincha resta, tuttavia, il vero padre putativo dei grandi artisti del calcio brasiliano: Julinho, Botelho, Rivelino, Jairzinho, Zico, Ronaldo, Ronaldinho, Denílson, Robinho, Neymar, i portatori di un'estetica irripetibile: il dribbling carioca. Cultore da sempre del football brasiliano, Olivier Guez celebra in queste pagine i suoi interpreti, quegli «uomini elastici che vezzeggiano la palla come se danzassero con la donna più bella del mondo» e non rinunciano mai a un «calcio di poesia» (Pier Paolo Pasolini).
br. "No, non è correndo, non è nel tumulto delle folle e nella calca di cento cose scompigliate che la bellezza si schiude e si riconosce. La solitudine, il silenzio, il riposo sono necessari ad ogni nascita; se talvolta un pensiero o un capolavoro scaturisce in un lampo, è perché l'ha preceduto una lunga incubazione di vagabondaggio ozioso». In questo breve testo degli anni Trenta, Jacques Leclercq celebra le dolcezze e le virtù dell'indolenza e della lentezza, fondamentali per poter pensare, ammirare e rendere la nostra vita propriamente umana.
br. Nel 1848 a Londra due pubblicazioni registrano fenomeni culturali apparentemente incompatibili: "Il libro degli snob" - scritto da uno di loro - di William Makepeace Thackeray e il "Manifesto del Partito Comunista" di Karl Marx e Friedrich Engels. Di natura e fini eterogenei, le due opere rispondono a istanze che stanno infiammando la società. L'una orientata a un individualismo tacciato come futile, l'altra alla rivolta politica delle masse proletarie. Argomento di entrambe è la lotta di classe. Cosa accomuna Oscar Wilde e Gandhi, Charles Baudelaire e Pablo Picasso, Totò e Andy Warhol? È esistito uno Snobismo di Venere? Un elogio dello snob presuppone l'esistenza di uno snobismo edificante. Tra aneddoti e analisi, l'autore ci ricorda che il paradosso e l'ironia sono le forme predilette dallo snobismo consapevole del proprio pregio.
br. Al centro di questo studio è l'indagine dell'irriducibile agonismo etico, pur nella vulnerabilità alle ferite della vita e della storia, di Elsa Morante il cui profilo si delinea alla luce del peculiare autobiografismo della sua scrittura. Prende corpo in tale percorso intellettuale, come la stessa autrice rivendica dalla iridescente trincea del Mondo salvato dai ragazzini, non "un seguito di fatti particolari o personali" ma "l'avventura disperata di una coscienza che tende, nel suo processo ad identificarsi con tutti gli altri esseri viventi della terra". Dalle 'Lettere ad Antonio' allo 'Scialle andaluso', dal 'Poeta di tutta la vita' a 'Pro o contro la bomba atomica' si ripercorre la complessità contraddittoria dell'esperienza reale attraverso la "risposta celeste" della "finzione" e si rivela, sin dagli esordi, la qualità "rivoluzionaria" dell'arte e della sfida morantiana ancora vitale alla contemporaneità.
br. Chi l'avrebbe detto che uno scrittore pluripremiato, autore di oltre 50 romanzi e per anni direttore degli «Oscar» Mondadori, avesse un background salgariano? Eppure Ferruccio Parazzoli, come tanti altri ragazzi, ha veleggiato per gli oceani con il Corsaro Nero e combattuto nelle giungle con Janez e Sandokan. In queste pagine Parazzoli racconta il «suo» Salgari. Attraverso gli snodi della narrativa salgariana - la prateria, jungle e foreste, il mare, i deserti e i ghiacci - il lettore rivivrà un'epopea fatta non solo di ricordi, verificando le tracce che la letteratura di fantasia ha lasciato nell'immaginario collettivo. Prefazione di Vittorio Sarti.