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br. Viaggio in Albania, qui per la prima volta tradotto in italiano nella sua interezza, raccoglie l'insieme dei reportages che il grande narratore scrisse in occasione del suo viaggio in Albania nel 1927 in veste di corrispondente della "Frankfurter Zeitung". Scritti con l'humour e la sensibilità ben noti ai suoi lettori, gli articoli sono penetranti descrizioni di quei luoghi: la terra e la natura aspra; il popolo albanese con le sue peculiarità e tradizioni, i suoi cerimoniali nazionali e lo stile di vita; le antiche città dalle suggestioni bibliche e quelle più moderne protese faticosamente al raggiungimento di una qualche forma di progresso: il tutto senza rinunciare mai alla notazione pittoresca, né ad un'attenta analisi storico-politica. L'autore è colpito soprattutto dagli elementi ancora arcaici che caratterizzano il popolo e i costumi albanesi in quei primi decenni del Novecento; a paragone del grande e ormai smembrato impero da cui Roth proveniva, questa ex provincia dell'impero ottomano non poteva non apparirgli ben distante dalla 'civilizzata realtà che aveva conosciuto, sebbene con la consueta ironia Roth non risparmi nemmeno gli stessi 'europei', osservando che molto spesso tradizioni e costumi occidentali non risultavano poi così differenti, e a volte neppure superiori. Lungi dall'essere solo un marginale frammento nell'opera dello scrittore austriaco, questo racconto ha per il lettore italiano un interesse e un'attualità ancora maggiori: quella cioè di una lucida testimonianza sulla cultura di origine - solo in parte modificata dai decenni di totalitarismo marxista-leninista - di un popolo divenuto ormai una componente, sempre più positivamente integrata, della nostra società.
ill., br. L'edizione del diario del viaggio di Nicolò III d'Este in Terrasanta, accompagnata da un'ampia introduzione e un articolato apparato critico, ricostruisce un testo di grande interesse nel panorama della letteratura di pellegrinaggio medievale. Il lettore potrà respirare la religiosità dei Luoghi Santi e al tempo stesso immergersi nelle atmosfere cortesi-cavalleresche delle corti orientali visitate dal marchese. Completano il volume due appendici e indici dei nomi e dei luoghi.
brossura In cauda venenum. Avviatosi ormai alla sua conclusione, il secolo dei Lumi - quasi a voler rinnegare i suoi trionfi tutti consegnati alla razionalità dei saperi, o nell'intento di voler prendere congedo da quel mondo intriso di magia e soprannaturale che aveva presieduto ai suoi esordi - produce tre opere tutte intrise di mistero, orrore, perversione, "Vathek" di William Beckford (1786), il "Manoscritto trovato a Saragozza" di Jan Potocki che verrà pubblicato solo nel 1814, e "Pauliska ou la perversité moderne" di Révéroni Saint-Cyr (1798). La violenza delle pulsioni che abita questi romanzi, la sorprendente creatività che si manifesta negli scenari che accolgono le vicende, la novità di tanta parte delle narrazioni, ne fanno delle testimonianze preziose del radicale mutamento subito dalla sensibilità di tutta un'epoca, certo sullo sfondo anche degli eventi rivoluzionari in Francia, di cui ci consegnano emblematicamente un'anatomia inquietante e fascinosa al tempo stesso. Magia, erotismo, seduzione, coniugati a un irrefrenabile desiderio di assoluto ci consegnano un mondo che va ben oltre la tradizione del romanzo gotico, cui pure attingono, per annunciare prepotentemente la modernità, tanto più che l'Oriente cui fanno riferimento appare già carico di tutte le minacce dei giorni nostri.
br. In un taccuino riempito da Katherine Mansfield a diciannove anni, durante un viaggio fra i Maori, la materia quasi psichedelica di cui saranno fatti i suoi racconti neozelandesi.
brossura
br. Allestito fra il 1959 e il 1961 a partire da due libri usciti in esigua tiratura fra gli anni Trenta e Quaranta - "Le meraviglie d'Italia" e "Gli anni" -, "Verso la Certosa" costituisce un'autoantologia, di sorprendente bellezza, del miglior Gadda 'saggista', da porre accanto a I viaggi, la morte: e il titolo, evocando la solitaria residenza milanese del Petrarca nei pressi della Certosa di Garegnano e, insieme, la dimora ultima del Cimitero Maggiore di Milano, le conferisce per di più il carattere di opera conclusiva, di traguardo raggiunto. Splendide e nobili immagini della campagna lombarda, custodita dal "popolo stupefatto dei pioppi", e la commossa celebrazione del genio dell'arte e della tecnica si alternano al racconto - vicino alle atmosfere della Cognizione - del "diniego oltraggioso" opposto dal mondo, alle cronache di una Milano che nella fiera di Senigallia, "mercato dell'impensabile", si rivela "scansia d'ogni possibilità, d'ogni idea che possa diventare industria, o commercio", alla veridica ricetta del "sacro" risotto alla milanese, nonché a una irresistibile 'bizza' sugli incresciosi inconvenienti della rivoluzione edilizia, regalataci dallo "sconsiderato padreternismo dei tira linee quattordicenni: sì: età mentale quattordici".
brossura Il fine del tutto è la solidarietà, un atto d'amore che riempie il cuore nostro e del prossimo, converte i popoli ricchi e poveri e conferma che donare gioia non è un'illusione, ma trasforma la realtà concreta ed estirpa dal mondo il male e la sofferenza. Uniamoci!
Volume rilegato con poesie e prose del Parini e un discorso di Giuseppe Giusti. Prima edizione. Rilegato
br. Catullo inventa nella cultura europea le parole e le immagini per dire la passione d'amore: la tormentata relazione tra il coltissimo provinciale e la fascinosa Lesbia, spregiudicata esponente dell'alta aristocrazia di Roma, è al centro di un canzoniere, il Liber, in cui l'estasi si alterna alla disperazione e la dolcezza più struggente convive con l'insulto più virulento. Ma nei versi di Catullo c'è spazio anche per altri temi: l'amicizia, la vita inimitabile del poeta e dei suoi sodali, l'orgogliosa proclamazione di scelte letterarie dirompenti, l'aggressione a rivali e nemici. I trentatré carmi scelti sono offerti in una inedita versione italiana che coniuga il rispetto dell'originale con la volontà di restituire al lettore di oggi l'eco lontana ma potente di una straordinaria esperienza letteraria e umana vissuta nel clima politico e culturale della Roma del I secolo a. C.
AA.VV. (Valery, Paul (de l'Académie Française) - Fort, Paul: Directeurs) Vers et Prose 1828 - 1930. Recueil de haute littérature en XII tomes. Premier Tome: Avril - Mai - Juin 1928. Paris (France) - Vincennes (France), Typographie François Bernouard (73, Rue de Saints-Pères, 73) - ateliers de François Bernouard (10, Rue Lebel) 1928 french, in ottavo pp. (168) I éd.: Achevé de typographier d'imprimer et de brocher dans les ateliers de François Bernouard le vingtième jour de Mars mil-neuf-cent-vingt-huit /10, Rue Lebel / Vincennes /. Il a été tiré de cet ouvrage : / 35 exemplaires sur papier Japon Impérial, enrichis d'une double suite en rouge et en bleu, numérotés de 1 à 35 / 60 exemplaires sur papier Hollande, enrichis d'une suite en bleu, numérotés de 36 à 95 / 1.000 exemplaires sur papier vergé de Rives numérotés de 96 à 1095 (N° du présent exemplaire : 962). Testo in francese. VIII/ (168)/ brossura in cartoncino ruvido avorio con tioli in nero e ruggine e con rosa in nero, rosso e verde al primo piatto. Stato buono (leggera usura della copertina copertina brunita e con piccole fioriture - inizio distacco della copertina dal blocco delle pagine - quasi interamengte intonso - pagine lievemente brunite).
br. Verrà un giorno costituisce la sceneggiatura del film "Ingeborg Bachmann in Italia" di Gerda Haller. Realizzato pochi mesi prima della sua morte nel 1973, il documento assume il carattere di un testamento poetico, offrendo allo stesso tempo l'ultimo e più intimo ritratto della scrittrice austriaca. Le sue riflessioni sulla letteratura, la musica, la politica, il rapporto tra uomo e donna sono accompagnate da un intenso e sempre attuale confronto con la sua patria d'elezione, l'Italia.
br. L'opera di George Orwell, come pure la sua vita, affonda le radici in un concetto fondamentale: quello di verità, indissolubilmente legato a quello di libertà. Il tema della verità (inseparabile dal suo opposto, la menzogna) è il cuore di questa antologia, che raccoglie pagine folgoranti tratte sia dai romanzi sia dai saggi, dai diari e dalle lettere. Dalla propaganda politica all'onestà personale, dalla libertà di stampa al senso morale, molti sono gli argomenti trattati; le parole di Orwell, il suo illuminato scetticismo, la limpidezza del suo pensiero offrono all'umanità del Duemila, confusa in un mondo di disinformazione, post-verità e fake news, l'antidoto più efficace contro la manipolazione delle coscienze.
br. Autore dalla grandezza controversa e difficile, dal duro e rigoroso profilo, Verga ha consegnato il suo più plausibile messaggio alla sua opera: una personalità, quella verghiana, poco decifrabile all'esterno, virtualmente tutta risolta nella sua ricerca artistica. A Verga scrittore - e scrittore che appartiene di diritto alla grande cultura europea del secondo Ottocento - è dedicato questo volume, che attraversa l'intero suo percorso artistico, rivisitato alla luce dei paradigmi interpretativi degli ultimi anni e del dibattito su modernità, letteratura e realismo. Categoria teorica, quest'ultima, tutt'altro che pacifica, una volta intesa non solo come scuola letteraria, ma come modo generativo della scrittura: in quanto tale declinato dal narratore siciliano in una grande pluralità di esiti e di forme espressive, finalizzati ad attuare la sua spregiudicata e tenace scommessa conoscitiva. Un'operazione artistica tanto originale da apparire inafferrabile, che ha incrociato gli snodi teorici e storico-culturali del dibattito critico novecentesco, e su cui l'interpretazione continua a restituire frammenti di senso precedentemente non avvertiti. La scrittura e la critica sono da intendersi, quindi, come un'endiadi.
br. Un misterioso gentiluomo, in abito scuro, attraversa a piedi Milano nel silenzio dette prime ore pomeridiane, o di notte, quando l'ultima carrozza finisce la sua corsa. È un osservatore curioso, attento e senza fretta, che annota scrupolosamente ciò che vede nelle vie affollate e scintillanti del benessere, ma soprattutto nei bassifondi della periferia sofferente e più degradata, raccontata con la cinica malinconia dello scrittore solitario sorretto dal suo crudo realismo biologico. L'uomo si sofferma ad ascoltare le lamentele del vetturino in piazza della Scala, il chiasso degli amici all'osteria, la baraonda dei ricchi, gli amori e le gelosie tra bambinaie e camerati, la desolata disperazione degli emarginati. Al flâneur non sfugge la vita variegata «della città più città d'Italia» alle prese con l'Esposizione Universale e con gli anni dello sviluppo industriale, mentre il tessuto metropolitano guadagna sempre più spazio «là dove c'era l'erba». Nei decenni Settanta e Ottanta dell'Ottocento Verga visse nella capitale lombarda lunghi anni di operosa solitudine, trascorsi in larga parte nel duro lavoro quotidiano della scrittura, dedicato ad una Sicilia della memoria ricostruita «da lontano». Da quella condizione forzata non riuscivano a distrarlo te esperienze mondane dei veglioni, dei teatri e dei salotti esclusivi. Semmai, il giovamento arrivava dal circolo degli intellettuali frequentatori delle serate al Biffi o al Cova, in compagnia di Felice Cameroni, Luigi Gualdo, Arrigo Boito, Giuseppe Giacosa, Luigi Capuana e tanti altri. In quelle sedi, tra l'ammirazione per Zola e i maestri francesi, si agitavano anche le discussioni per mettere a punto un metodo diverso per raccontare il reale e dare un nuovo destino al romanzo moderno.
br. "La prima edizione di questo saggio su "Rosso Malpelo" uscì nel febbraio 1976" scrive Romano Luperini nella prefazione. "La quarta di copertina lo presentava come "un tentativo sperimentale di nuova critica marxista". Rileggendolo oggi, mi pare una definizione giusta. Ci sono, infatti, tutte le illusioni e i manicheismi di quegli anni. E tuttavia non mi sembra che il libro si riduca a questo aspetto ingenuamente oltranzista. Anzitutto perché l'oltranzismo, pur con le sue indubbie forzature, conferisce forza, vivacità e originalità alle tesi sostenute e allo stile con cui vengono argomentate. In secondo luogo perché il libro è anche un contributo specifico alla interpretazione della novella, nato da un periodo particolarmente favorevole alla fortuna critica verghiana e da un reperimento filologico: quello della prima redazione a stampa, uscita sul "Fanfulla" di Roma i giorni 2-3-4-5 agosto 1878 ("Rosso Malpelo" è dunque cronologicamente il primo dei racconti di "Vita dei campi", la prima applicazione da parte di Verga del metodo naturalista della impersonalità) e qui riportata in appendice. In terzo luogo perché riflette un fervore teorico che era proprio di quegli anni e che oggi è andato perduto; nasce da quel fervore ed è inseparabile da esso". "Verga e le strutture narrative del realismo" è un esempio di critica militante, in cui si sente una forte tensione e passione teorica, forse sregolata, ma sempre rigorosa.
br. Nel 2008 Pia Pera (1956-2016) esordisce sulla Domenica del Sole 24 Ore con un articolo in difesa delle erbacce. Nasce così la rubrica 'Verdeggiando', qui raccolta integralmente. A partire da libri, luoghi, persone che incontra, Pia Pera parla di giardini, ma soprattutto di molto altro. I suoi articoli sono piccoli saggi in difesa della libertà, apologhi della spontaneità, gioiose celebrazioni dell'intelligenza vegetale e umana.
Vol. in -16 (12,5 x 17 cm.), brossura editoriale con alette arancio, fig. in nero e titoli in nero sul piatto ant., pp. 208, (8). In buone condizioni. Collana: PROSA (N. 49) - A cura di Fabio Soldini - Vol. stampato in 2000 copie numerate (la ns. è la N. 641).
brossura "Venti di Palermo" racconta il sogno di venti testimoni - scrittori, artisti, poeti, imprenditori, politici, intellettuali - che resistono all'insensatezza del nostro tempo, ribadendo e impreziosendo ancor di più, con la loro opera, l'incanto per la nostra città. Venti palermitani che raccontano creativamente, culturalmente, politicamente il proprio rapporto con la città, al fine di restituirle e preservarne la memorabile dignità legittima che noi tutti auspichiamo. Un libro di colloqui, di confronto, di considerazioni sulla contemporaneità: "Venti di Palermo" è il canto unanime alla difesa della bellezza e della libertà del pensiero, prerogativa imprescindibile dell'essere umano. I Venti di Palermo sono: Roberto Alajmo, Letizia Battaglia, Mimmo Cuticchio, Emma Dante, Francesco De Grandi, Francesco Ferla, Salvatore Ferlita, Ignazio Garsia, Francesco Giambrone, Franco La Rosa, Valeria Patrizia Li Vigni, Luigi Lo Cascio, Piero Longo, Dario Mirri, Leoluca Orlando, Elisa Parrinello, Gianfranco Perriera, Aurelio Pes, Tommaso Romano, Cosimo Scordato.
ill., br. Originale reportage assemblato a quattro maniche rappresenta un'equilibrata fusione di immagini e letteratura, di scatti carpiti durante i vagabondaggi per le valli e le illustrazioni letterarie composte in presa diretta dallo scrittore vicentino. Tra immagine e parola si crea una tensione che diventa comune sensibilità di inquadrature e identità d'occhio, d'amore, che tradisce più passione che mestiere. Le fotografie di Capellini restituiscono una grande emozione che si fa addirittura olfattiva e tattile al ricordo dei luoghi e dei momenti evocati. È una dichiarazione d'appartenenza ad una terra che ha conservato la sua forza barbarica e vitale, così come i suoi muschi, le sue acque, le candide nevi e le nebbie autunnali.
Sehr guter Zustand. -- Von Venedig ist alles gesagt und gedruckt, was man sagen kann", schrieb Goethe am 29. September 1786 in sein Tagebuch. Henry James präzisiert ein Jahrhundert später: "Man kann nichts Neues mehr darüber sagen, aber das Alte, das man darüber sagen kann, ist besser als alle Neuigkeiten der Welt." So ist Venedig ein literarisches Thema geblieben, ein bis heute unerschöpflicher Gegenstand. Das vorliegende Buch möchte etwas von dieser Fülle vermitteln, -auch wenn vieles Schöne keinen Platz darin finden konnte und vieles der Aufmerksamkeit des Herausgebers entgangen sein mag. -- Die Form der Anthologie scheint dieser Stadt in besonderer Weise zu entsprechen: Texte verschiedener Herkunft und unterschiedlichen Alters sind aus ihrer Umgebung herausgenommen und, in der Art einer Collage, zu einem neuen Ganzen zusammengefügt worden - so wie das unverwechselbare Bild Venedigs gerade aus Nebeneinander des ursprünglich nicht Zusammengehörigen entstanden ist. Die Bronzepferde, die Säulen und die Pfeiler, der Löwe und der Heilige: lauter einzelne Schmuck- und Beutestücke, die untrennbar zum Markusplatz gehören. Der Canal Grande: ein einzigartiges Ensemble verschiedener Stile und Epochen. -- Der literarische Reiseführer unterscheidet sich von anderen Textsammlungen dadurch, daß er topographisch angelegt ist. Die Texte werden den Sehenswürdigkeiten zugeordnet, so daß sich Spazierwege ergeben, die dem Venedig-Neuling die Erkundung der Stadt erleichtern. -- Die vorgeschlagenen Routen führen zu weltberühmten Monumenten und in unscheinbare Gassen, die keinen Stern im Reiseführer haben und die doch oft für die Geschichte und das Leben der Stadt bedeutsam sind. Mancher Ort ist nur noch als Erinnerung gegenwärtig, so daß die Phantasie das Vorgefundene lebendig machen muß. -- Die Wege beginnen stets an Stellen, die kein Besucher verfehlen kann: Markusplatz, Rialtobrücke, Akademie, Bahnhof. Die Fortsetzung im Labyrinth der Gassen und Kanäle ist dagegen nicht immer leicht zu finden. Man sollte jedoch nicht verzweifeln, wenn man zum fünften Mal in dieselbe Sackgasse gerät! In diesem Fall lese man in der nächsten Bar, was Herzmanovsky-Orlando über die Schwierigkeit, sich in Venedig zurechtzufinden, gesagt hat! -- Zu den Texten für unterwegs kommen Kapitel, die sich nicht auf einen bestimmten Ort beziehen. Sie schildern, wie die "unwahrscheinlichste der Städte" (Thomas Mann) Besucher aus verschiedenen Jahrhunderten empfangen hat und mit welchen Gefühlen empfindsame Reisende von ihr geschieden sind. Sie beschreiben ihre Bewohner und ihr merkwürdiges Verkehrsmittel und versuchen, auch die Nachtseiten der Lagunenstadt wiederzugeben.(Vorwort) ISBN 9783534165896
<p>19 cm, rilegatura coeva in mezza pelle blu con titolo e fregi impressi in oro al dorso, antica etichetta di collocamento al dorso, piatti marmorizzati, tagli superiori colorati, segnalibro in tessuto, p. 144. Firma autografa dell'autore al frontespizio. Minimi segni del tempo al dorso della legatura, ma nel complesso esemplare molto buono.</p>
br. Se la letteratura di genere ha sempre rappresentato lo spazio privilegiato per l'emersione del represso e del non detto, che posizione occupa la letteratura dell'orrore nella nostra società, e quali angosce, tensioni, conflitti si incarica di incarnare e rappresentare, seppur in maniera filtrata e ambivalente? I contributi esplorano il rapporto tra vecchie e nuove forme dell'horror nei territori della letteratura globale contemporanea, del fumetto, del videogioco, del giornalismo. Le analisi spaziano da testi di King, VanderMeer, DeLillo, WuMing, Ligotti e Lovecraft a Dante's Inferno e Go Nagai; gli interventi teorici forniscono una fondamentale messa a punto per orientarsi nella galassia di un genere - l'horror - che non smette di espandersi e rinnovarsi.
br. Se la letteratura di genere ha sempre rappresentato lo spazio privilegiato per l'emersione del represso e del non detto, che posizione occupa la letteratura dell'orrore nella nostra società, e quali angosce, tensioni, conflitti si incarica di incarnare e rappresentare, seppur in maniera filtrata e ambivalente? I contributi esplorano il rapporto tra vecchie e nuove forme dell'horror nei territori della letteratura globale contemporanea, del fumetto, del videogioco, del giornalismo. Le analisi spaziano da testi di King, VanderMeer, DeLillo, WuMing, Ligotti e Lovecraft a Dante's Inferno e Go Nagai; gli interventi teorici forniscono una fondamentale messa a punto per orientarsi nella galassia di un genere - l'horror - che non smette di espandersi e rinnovarsi.
br. "Guidavo la vecchia Chevrolet della mia famiglia e fumavo Lucky Strike e mi innamoravo delle ragazze che lasciavano segni di rossetto sulle sigarette e che, con lo smalto sulle unghie, rimuovevano i pezzi di tabacco dalla lingua; e con quella visione immortale dell'essere mortale che solo i giovani hanno nel cuore, aspettavo di diventare un uomo." (A. D.)