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br. Documento di straordinario interesse, la "Vita di Costantino" offre testimonianze di prima mano su avvenimenti che segnarono la nascita dell'impero bizantino come il Concilio di Nicea, e coglie gli aspetti innovativi della politica del fondatore della "nuova Roma". In questa opera composita, che si pone tra diversi generi letterari, la storiografia, la biografia e l'encomio, Eusebio di Cesarea celebra il primo imperatore cristiano, Costantino, di cui intuisce il carattere quasi rivoluzionario della condotta politica. Dall'inedito connubio tra religione cristiana e potere imperiale nascerà la nuova teologia politica, destinata a divenire il cardine dell'ideologia imperiale dell'intero millennio bizantino. Nell'introduzione Laura Franco offre un quadro storico dell'opera e ne sottolinea le principali caratteristiche letterarie.
brossura
brossura
br. La "Vita dei Cesari", scritta nel ii secolo d.C., è una raccolta di dodici biografie di imperatori romani, da Giulio Cesare a Domiziano: biografie storiche ma non romanzate, in cui il racconto è condotto attraverso aneddoti, notizie, indiscrezioni e pettegolezzi che l'autore poté conoscere grazie alla carica di sovrintendente agli archivi imperiali che rivestì sotto Adriano. A comporsi è un quadro inedito e originale della vita privata degli imperatori, dei che solo di rado si mostrarono all'altezza della funzione e degli onori loro tributati. La ricchezza del materiale storico, la narrazione che predilige forme chiare e semplici, la rinuncia a ogni prolissità e ricercatezza conferiscono al racconto quell'impressione di estrema vivacità che gli garantì un'enorme fortuna nei secoli a venire.
Brossura filo refe datata, illustrata da composizione grafica essenziale, la copertina con bandelle in cartonato semplice, segnata da evidente schiacciatura da compressione al dorso e altre comuni tracce di attrito e manipolazione, pigmento naturalmente alterato dalla luce appesantito in cornice e dorso, fogli ben tenuti, avvolti da ossidazione avorio antico intensa ai tagli ombrati da denso pulviscolo e gore. N. pag. 71. USATO
br. Alla fine gli anni macinano coincidenze. Siamo a quarantanni dall'addio di Luciano Bianciardi al mondo. A quasi venti dalla prima edizione di questo libro che gli tolse la polvere della dimenticanza, restituì un posto ai suoi romanzi e luce al suo viaggio solitario, scoperto da migliaia di nuovi lettori, incantati dalla sua ironia, dalla sua rabbia, ma anche dalla sua eccentrica preveggenza. Con questa nuova edizione, Luciano torna a casa, più o meno dove tutto cominciò, casa editrice Feltrinelli appena nata, anno 1954, lui redattore fresco di Maremme e minatori, sceso da uno dei tanti treni che in quei mesi, in quegli anni, stavano portando le braccia e le teste che avrebbero fabbricato a Milano il miracolo economico. Era il tempo giovane del dopoguerra. Il futuro declinato per una volta al presente. Nascevano non solo i palazzi e le fabbriche dalle macerie. Ma anche le case editrici, i giornali, le agenzie di pubblicità e naturalmente la televisione, che in una decina di anni avrebbero svezzato l'italiano medio dandogli uno specchio, una lingua, quattro ruote, una cucina americana, e qualche volta persino una rotonda sul mare. Tutti (o quasi tutti) ne cantavano le lodi, tranne lui. Il provinciale, il guastafeste che di tante addizioni conteggiava quel che andava perduto, a cominciare dai sogni per una Italia diversa, un po' più giusta, non arresa alla religione del conformismo, del guadagno, dell'arrivismo, del piccolo e del grande potere.
br. Nelle sue "Visioni democratiche" la prosa magistrale e incalzante di Whitman riesce a dare vita a un saggio breve di grande impatto emotivo e intellettuale, a un pamphlet che pur esaltando le prospettive della democrazia, si sofferma anche sui suoi limiti e i suoi rischi. Whitman saggista si conferma infatti istintivo e anarchico come lo Whitman poeta, mantenendo la stessa forza evocativa e lirica. "isioni democratiche" è un saggio dai toni infiammati, che risente allo stesso modo dell'entusiasmo democratico di Whitman e della sua critica alla società e all'individuo moderno, che presenta inoltre varie chiavi di lettura: perorazione civile, invettiva, trattato politico e sociologico, storico e filosofico, soffermandosi su temi universali come l'equilibrio tra individuo e massa, tra conoscenza e ignoranza, tra libertà e dipendenza.
br. Paolo Albani racconta Carlo Dossi in una veste particolare, ovvero quella di attento studioso dei mattòidi di lombrosiana memoria: persone "normalissime" (si fa per dire), salvo che per un'ossessiva fantasia, spesso di tipo scientifico, un chiodo mentale che li angustia. Questa forse è la ragione per cui il «mattòide» ispira una certa simpatia, perché in fin dei conti tutti, più o meno, abbiamo nell'appartamento della nostra intelligenza, come dice Dossi, una stanzetta sottosopra, con i mobili disposti in modo caotico. Completa il libro, in appendice, una piccola antologia di esperienze farneticanti e visionarie di alcuni "mattòidi" italiani.
brossura Il progetto «Le belle parole» nasce dal desiderio di contrastare l'uso sempre più diffuso di parole ostili e violente nella comunicazione orale e scritta, nella privata e nella pubblica, nella reale e nella virtuale. Le parole violente offendono, dividono, feriscono, le parole belle al contrario uniscono, commuovono, scaldano il cuore. Ogni volume riunisce scritti di autori diversi ed è dedicato a una sola parola. Dopo Luce, che ha dato inizio al progetto, la parola scelta è Virtù, quella disposizione a fare del bene e agire con giustizia e verità che lascia sempre una scia luminosa e rende più accogliente e umano il mondo.
br. Un'introduzione al matrimonio scritta con tono scanzonato e garbatamente paradossale a uso dei giovani e delle fanciulle. Uno Stevenson del 1876, pubblicato per la prima volta in edizione integrale dalla Biblioteca del Vascello nel 1992 e riproposto oggi dalla Robin.
brossura L'epoca vittoriana è considerata il periodo della storia inglese che ha inizio con la reggenza di Victoria d'Inghilterra. «Victoria & Writers of Victorian age» è un documento per chiunque voglia conoscere caratteristiche, forze e debolezze di un'età storica molto intensa, ricca culturalmente e contraddittoria ma anche una curiosa docu-soap riassunta nel nome di «Victoria», su una regina amata e piena di personalità che ha fatto la storia moderna della Gran Bretagna, così come la conosciamo oggi. Romantica e avanzata.
br. Nella sua autobiografia "Poesia e verità", scritta in tarda età, Goethe ricorda le litografie di Piranesi che il padre aveva portato da Roma e che costituirono le sue prime, indelebili impressioni italiane. Il padre, Johann Caspar, aveva intrapreso il suo Grand Tour, restando per sempre sentimentalmente legato all'Italia. Il ricordo era così vivo che, tornato a Francoforte, sposatosi con Elisabeth Textor, la figlia del Borgomastro, volle raccogliere i suoi ricordi, scrivendo anche lui, come tanti suoi contemporanei, il suo "Viaggio per l'Italia", solo che lo volle scrivere in italiano e prese perfino lezioni da un ex frate pugliese, con cui compose un'opera ragguardevole, in un italiano antiquato certo e talvolta improbabile, percorso dall'entusiasmo e qualche volta dalla critica per l'Italia. Il voluminoso manoscritto, ben noto al figlio, fu pubblicato per la prima volta in Italia e poi Albert Meier ne propose alcuni anni fa l'edizione tedesca, mentre ora lui e Heide Hollmer ne hanno tratto un'agevole antologia, modernizzando la grafia e rispettando fedelmente il testo. Il libro costituisce una preziosa testimonianza del Grand Tour intrapreso non più da un nobile, bensì da un colto borghese (Caspar Goethe era un valente giurista e raffinato erudito) e spiega meglio la passione del figlio per l'Italia, la sua cultura, la sua arte e la sua natura.
br. Il volume ripercorre una delle esperienze fondamentali della vita di Goethe e dell'intera cultura del suo tempo. Quel soggiorno nel nostro paese (durato circa due anni) diede allo scrittore tedesco un nuovo senso della realtà e una nuova serenità, aprendogli la via verso il recupero del classicismo. In un'esperienza che coinvolse tutti i suoi sensi, i monumenti dell'antichità, che aveva sempre studiato, e il paesaggio mediterraneo parlarono al suo cuore, fino ad ispirargli una nuova concezione di bellezza.
br. Oltre che alle altre opere, il nome di Guido Piovene sarà per sempre legato al ''Viaggio in Italia''. Un reportage nell'Italia del secondo dopoguerra. Un viaggio da Bolzano alla Sicilia, dalle Alpi alle saline, passando attraverso i molteplici paesaggi che costellano la nostra penisola. Nei tre anni della sua durata Piovene ci ha guidato alla scoperta, regione dopo regione, di città, borghi, piazze, caratteri: dai più noti a quelli dimenticati. Un'impresa straordinaria dalla quale scaturì un libro importante nella storia del paese: preciso, acuto, fedele, circostanziato. L'Italia raccontata è quella della ricostruzione e del boom economico, e che a uno sguardo contemporaneo potrebbe apparire lontanissima e superata. Così non è. Piovene è riuscito, quasi fosse un antropologo, a far emergere il carattere nazionale, quello immutabile, che resiste alle mode e ai rovesci della storia.
ill. Del "Viaggio in Grecia" di Pausania, Olimpia rappresenta il punto centrale. L'ampio spazio dedicato alla descrizione dei templi, degli altari, delle statue di campioni olimpionici o di altri illustri personaggi fa sentire un amore che va oltre la documentazione antiquaria e archeologica: a Olimpia pulsa il cuore della grecità e Pausania percorre e ripercorre lo stretto spazio in cui si trova il santuario con un atteggiamento "devoto", animato com'è dal senso di superiore presenza. Per l'unitarietà del tema trattato (Olimpia campeggia prepotentemente anche nel computo totale dei capitoli sul resto dell'Elide) l'editore ha pubblicato in uno stesso volume i libri V e VI del "Viaggio in Grecia". Testo greco a fronte.
brossura In questo libro lo storico ripercorre quella terra - l'Acaia - che aveva dato in un remoto passato il suo nome a tutta la Grecia, quando Achei e Troiani combattevano sotto le mura di Ilio. È un viaggio pieno di malinconia, dove al ricordo della gloria passata si mescola la tristezza per il presente e la consapevolezza che quella terra dove gli dèi parlavano agli uomini è stata invasa, sconvolta e ridotta in schiavitù prima dai Macedoni e poi dai Romani. Città, divinità della terra, dei boschi e del mare, l'oracolo di Ermes, a Fare, che dà ancora i suoi responsi ambigui ai mortali; e poi le statue: quelle dell'età arcaica dallo strano e crudele sorriso e quelle dell'età classica che rappresentano gli dèi sotto spoglie umane.
ill., br. Scritto nel II secolo d.C., durante la dominazione romana, il "Viaggio in Grecia" di Pausania è un'affascinante guida attraverso i monumenti, le opere artistiche e i luoghi del mondo greco classico. In questo IX volume, l'autore ci conduce attraverso la Beozia, tra i suoi santuari e le sue città che, un tempo prospere e potenti, erano ormai impoverite e del tutto decadute, quasi sopravvissute a se stesse. Nel rievocare le antiche imprese eroiche di Tebe, terribile antagonista di Sparta, e quelle di Orcomeno, celebrata dallo stesso Omero per ricchezze e prosperità, Pausania cita gli scrittori e i poeti antichi, da Eschilo a Esiodo. La traduzione rigorosa di Salvatore Rizzo è accompagnata da un ricco apparato iconografico e da una presentazione del volume, che chiarisce i metodi adottati dal Periegeta e l'ordine degli itinerari percorsi.
Saverio Scrofani Viaggio in Grecia. Roma, Edizioni dell'Ateneo 1965 italian, 219 Poeti e prosatori italiani, collana diretta da Mario Petrucciani. Opera con copertina rigida, sovraccoperta, dedica scritta a penna sulla prima pag. st1013
br. "Non è difficile, aprendo a caso questo volumetto postumo di Verlaine, pubblicato per la prima volta poco più di un secolo fa, nel 1907, e in realtà composto intorno agli anni Ottanta del XIX secolo, ritrovare lo stesso clima, incandescente ed enfatico - degno più dell'apocalittico Commodiano che di un indignato Giovenale (un "Giovenale cristiano", come ebbe a scrivere Jacques Borel nel volume della Plèiade) -, che aveva dato vita ai componimenti di "Sagesse" (1881). Fin dall'esordio, Verlaine svela la sua unica Musa: la mistica Francia, monarchica e cattolica, la Francia di Luigi IX e di Giovanna d'Arco, alla quale si sono abbeverati tanti dei più impetuosi, e generosi, scrittori francesi del suo secolo, da Chateaubriand a Joseph de Maistre, da Barbey d'Aurevilly a Leon Bloy. Una Francia, nondimeno, che pare ai suoi occhi non esistere più, e per questo - confessa subito l'autore - ormai "quasi impossibile da amare", spazzata via dai colpi di troppe Rivoluzioni, tutte fondate (non pare già di sprofondare in una pagina febbrile, frastornante, apocalittica, di un Céline?) su un unico principio: organizzare il caos e regolarizzare l'anarchia. Eccola, la Francia che Verlaine denuncia, nel capitolo iniziale di questo libro, con la prosa irruente e tumultuosa di chi ha ritrovato, dopo i traviamenti della giovinezza, enfin, una fede: empietà, scetticismo, demagogia, opportunismo." (Giancarlo Pontiggia)
br. Inviato in Africa da "Il Corriere della Sera" tra il gennaio e l'aprile del 1939, Curzio Malaparte sbarca a Massaua, visita l'Eritrea e, attraversando il territorio Amara e il Goggiam, arriva ad Addis Abeba. Nel corso di un viaggio lungo circa 6000 chilometri, percorsi in parte a dorso di mulo, partecipa anche alle operazioni militari contro la resistenza anti-italiana, guadagnandosi nella caccia ad Abebè Aregai, il più celebre patriota dell'Etopia centrale, una croce di guerra al valor militare. Nei progetti dello scrittore quel viaggio avrebbe dovuto documentare la creazione in un "paese nero" di un "impero bianco", e celebrare le glorie del regime offrendo a Malaparte una possibilità di riscatto politico dopo gli anni passati al confino. Ma lo scrittore si accorse ben presto che quell'esperienza gli offriva qualcosa di più e di molto diverso: da un lato, la scoperta di un' Africa del tutto inattesa, complessa e affascinante, e dall'altro la testimonianza di una vicenda militare anticipatrice della guerra ormai vicina, ma per gli italiani d'Africa e per lo stesso Malaparte del tutto inattesa.