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br. Questa biografia romanzata è il celebre "romanzo di Alessandro", matrice di tutta la successiva leggenda. Non risale ad un singolo, ben determinato, autore: è il risultato di una vera e propria stratificazione. In essa si condensano e si dispongono in ordine tutti gli episodi, le suggestioni e i temi della tradizione leggendaria iniziata già in epoca classica che ha sempre accompagnato il ricordo storico del Macedone. Vi si trovano quindi eventi storici e il racconto di gesta eroiche e meravigliose, tratti di saggezza umana, di sapienza e di grandezza d'animo, uniti però a premonizioni, prodigi sovrannaturali e a simboliche crudeltà giustificabili per il compimento del disegno divino intorno ad Alessandro.
ril. I romanzi di Orhan Pamuk sono, tra le altre cose, delle dichiarazioni d'amore al romanzo stesso, alla sua tradizione e al suo mistero. Era quindi quasi inevitabile che l'autore del "Libro nero" dedicasse le Norton Lectures, un ciclo di conferenze a Harvard, proprio all'arte del romanzo. Riprendendo le categorie del saggio schilleriano "Sulla poesia ingenua e sentimentale" che, pubblicato nel 1795-96, fu forse la prima lucida formulazione di un'estetica della modernità, Pamuk per ogni romanzo prevede un lettore "ingenuo" e uno " sentimentale": il primo è cosi immerso nella storia narrata da scambiarla con la realtà; il secondo è invece consapevole della natura testuale, fittizia, di ciò che sta leggendo: è un sognatore che sa di star sognando. Il grande mistero del romanzo, il segreto del suo inesauribile fascino, è che non necessariamente questi due lettori devono essere due persone diverse: quello ingenuo e quello sentimentale sono in realtà due momenti, ugualmente necessari, che ogni lettore attraversa leggendo un romanzo. E, analogamente, esiste il romanziere ingenuo, convinto che l'ispirazione gli giunga da "un altrove", e quello sentimentale, consapevole di lavorare all'interno di una tradizione e di ricorrere, in ogni momento, al repertorio del "già scritto". In compagnia degli autori da lui più amati, Pamuk prende cosi per mano il lettore e lo conduce al "centro segreto" di un genere letterario che, dopo tanti secoli di storia, non smette di incantare.
CLASSICI ITALIANI collezione fondata da Ferdinando Neri, diretta da Mario Fubini, 35 - Introduzione - Nota bibliografica - Autori (16) - Referenze testuali 1 23x14,5 cm., legatura in piena tela, fregi e titoli in oro sul dorso, frontespizio incorniciato e filettato con fregi, sopraccoperta in acetato, pp. 810 (2), 8 tavole in nero - ritratto, frontespizi, autografi, documenti... fuori testo, prima edizione, in italiano, ottime condizioni.
br. Raccontare la storia attraverso i romanzi riserva molte sorprese... Con Guerra e pace, La capanna dello zio Tom, Madame Bovary, Il Gattopardo, Arcipelago Gulag, Tropico del Cancro, Il partigiano Johnny, Se non ora, quando?, Il padrino, nove storici ci fanno viaggiare nel passato in compagnia di grandi testi letterari. Con una Premessa di Paolo Di Paolo.
br. La conoscenza degli unici romanzi greci conservati integralmente (Caritone, Senofonte Efesio, Achille Tazio, Longo, Eliodoro) è affidata a pochi manoscritti (in qualche caso ad uno solo). Le testimonianze più o meno esplicite della loro circolazione e sopravvivenza dalla tarda antichità al Cinquecento sono poche e talora di non concorde interpretazione. Queste pagine fanno luce su alcuni momenti della tradizione dei romanzi antichi, sui modi e i tempi della loro riscoperta: dal riuso di parole e intere locuzioni nelle lettere fittizie di un epistolografo tardoantico (Aristeneto) o nelle seriose omelie di un predicatore d'età normanna (Filagato da Cerami), all'imitazione di un "novello" romanziere nella Bisanzio dei Comneni (Niceta Eugeniano), fino al recupero di alcuni romanzi da parte di un principe della filologia (Poliziano) e al loro approdo in tipografia sul finire del Cinquecento.
brossura
brossura Sospesa tra intermedialità e tradizione, tra denuncia e disimpegno, tra istrionismo postmoderno e compostezza classica, la narrativa italiana degli ultimi due decenni rivolge al nostro tempo uno sguardo che, pur nella molteplicità delle sue diffrazioni, appare sempre e comunque deformato e deformante. Ad animare questi nuovi romanzi è, una vis straniante che agisce sui generi letterari come sulla psicologia dei personaggi, sulla percezione sensoriale come sulla rappresentazione dello spazio o dei legami familiari. Altre volte, è un guizzo mercuriale che si diletta a confondere i codici più diversi, dando vita a narrazioni che, dalla pagina scritta, potrebbero transitare con disinvoltura sullo schermo, su una partitura musicale o su una tela espressionista. Romanzi di (de)formazione vuol essere uno spiraglio aperto su questo confuso ma affascinante scenario.
Mm 180x270 Brossura editoriale a stampa, 710 pagine ancora intonse. Copia in condizioni eccellenti, pari al nuovo. SPEDIZIONE IN 24 ORE DALLA CONFERMA DELL'ORDINE.
br. "Ho sempre sostenuto che gli artisti che hanno compreso meglio Roma non erano romani (Fellini, Flaiano, Patti, Gadda, Pasolini, Amidei, Scola, Virzì, Sorrentino e tanti altri) e Abbate rientra nella regola. Questa 'guida turistica' anarchica, ma assolutamente lucida, è impressionante per la conoscenza profonda di luoghi, ambienti, simboli e uomini. Tutti studiati e raccontati da un'angolazione non convenzionale. Assolutamente geniale aprire il primo capitolo con il nastro trasportatore bagagli dell'aeroporto di Fiumicino: il caos come introduzione alla città degli imperatori, alla capitale delle buche assassine e delle macchine in terza fila davanti al bar per la colazione. La Roma sfregiata dalle scritte, la Roma delle Indulgenze Plenarie, delle chiese vuote, delle consolari piene di zoccole, la Roma dei delitti senza risposta, dei condoni, dei palazzinari, dei primari, delle primarie, della P2, della P3 e delle P38. La Roma delle stanze di Raffaello e delle stanze di Palazzo Grazioli. Sacralità e profanazione perenne s'inseguono senza tregua in questo giro turistico che Fulvio Abbate compie, divertito e un po' basito, per il nostro diletto. E tutti noi gliene siamo veramente grati." (Dall'introduzione di Carlo Verdone)
br. I saggi raccolti nel volume sono dedicati a quell'area del noir che negli ultimi anni ha imposto una nozione di crime fiction caratterizzata dalla vocazione a narrare le contraddizioni, i malesseri, i punti di crisi della società. A raccontarne le storture e i conflitti. Il romanzo nero degli anni Duemila non si è limitato, infatti, a mettere in scena trame malavitose e criminali, ma ha scelto la strada del disvelamento, della denuncia, della testimonianza. La narrativa di genere, in Italia come in altre nazioni, si è così trasformata in una letteratura capace di leggere e di raccontare la nostra contemporaneità. Accanto a interventi di scrittori come Massimo Carlotto, la cui narrativa si caratterizza fin dalle origini per il tentativo di proporre al lettore un'analisi della realtà e della società contemporanee, vengono proposti saggi di studiosi, critici italiani e stranieri che analizzano fino a qual punto il noir rispecchi e denunci scenari socio-politici nazionali (si va dal nostro paese alla Germania, dagli USA al Sud America), non senza affrontare il tema di come abbia trovato nel noir un rispecchiamento anche uno dei conflitti più drammatici dell'Italia di oggi, quel tragico fenomeno che è il femminicidio.
br. Se il noir tende al rispecchiamento della contemporaneità, come si è detto più volte, quale lettura della nostra civiltà e del nostro vivere ci propone la città della narrativa "nera"? Con questi saggi "Roma Noir" torna sul tema del paesaggio e della sua rappresentazione, già protagonista dell'edizione del 2007 dedicata ai "Luoghi e nonluoghi", analizzando vari aspetti degli spazi urbani: la città intesa come ambientazione e scenario delle scritture noir, che prediligono i territori metropolitani e, insieme, la città come luogo letterario che nella macchina romanzesca si trasforma in spazio emozionale e in specchio di identità, vicende, rapporti individuali e collettivi. "Roma Noir 2011" è la ottava edizione dell'appuntamento annuale con il romanzo "nero" dell'Università di Roma La Sapienza, che dal 2004 affronta i principali temi della letteratura di genere.
br. Fino a qual punto è mutato il noir italiano dall'inizio del boom del genere? In questo decennio, si è dimostrato davvero, come sostengono alcuni autori, la forma romanzesca capace di analizzare e rappresentare, meglio di altre, la realtà contemporanea? Quella del New Italian Epic è stata solo una suggestione che ha provocato un lungo dibattito o è un'indicazione teorica condivisibile? Il noir è ancora un genere vitale o ha ragione chi sostiene che si potrebbe parlare di post-noir? Che cosa si intende per New Italian Realism? A queste domande su un tema centrale nel dibattito letterario attuale, cerca di rispondere il sesto volume della serie di Roma Noir, che propone un confronto multidisciplinare fra critici, scrittori e operatori dei mass media. Roma Noir 2010 è la settima edizione dell'appuntamento annuale con il romanzo nero dell'Università di Roma La Sapienza, che dal 2004 affronta i principali temi della letteratura di genere.
br. Se guardiamo al tema dell'amore, dei sentimenti, delle emozioni, esistono nuovi modelli, linguaggi e stili nel noir contemporaneo italiano, il quale esibisce e rivendica per molti aspetti caratteri di novità, o si confermano cliché consolidati? Cosa emerge confrontando il romanzo nero con quello di mainstream? Come agiscono i personaggi, in particolare quelli fernminili, rispetto al "sogno d'amore"? Esiste un filo conduttore che lega le esperienze degli autori ispanoamericani, statunitensi ed europei? Il quinto volume della serie di "Roma Noir" propone un confronto multidisciplinare su un tema così suggestivo quale l'amore e i sentimenti nel noir, fra critici, docenti di letterature europee ed extraeuropee, studiosi del cinema, linguisti. "Roma Noir" 2009 è la sesta edizione dell'appuntamento annuale con il romanzo nero dell'Università di Roma La Sapienza, che dal 2004 affronta i principali temi della letteratura di genere.
br. Quole rapporto si instaura nel noir fra realtà e finzione? È legittimo parlare di realismo, piuttosto che di verosimiglianza? II romanzo nero contemporaneo è, come pretende, la forma narrativa che interpreta il "lato oscuro" della realtà? Quali trasformazioni ha prodotto il boom del noir nell'immaginario del lettore/spettatore? Trasformando ironicamente il celeberrimo "Madame Bovary c'est moi" di Flaubert e 'contaminandolo' col nome di uno dei personaggi più truculenti dell'immaginario 'nero', il quarto volume della serie di "Roma Noir" presenta una riflessione multidisciplinare sul tema del realismo e sul senso della tendenza attuale della narrativa noir a dichiararsi 'realistica', anzi capace più di altri generi di rappresentare la contemporaneità. "Roma Noir 2008" è la quinta edizione dell'appuntamento annuale con il romanzo nero dell'Università di Roma La Sapienza, che dal 2004 affronta i temi principali della letteratura di genere, attraverso un confronto fra studiosi, critici, scrittori e operatori del settore.
br. È possibile tracciare una mappa aggiornata dei territori del noir? Quali sono le caratteristiche della tendenza narrativa che chiamiamo "noir italiano"? Il "noir mediterraneo" è solo un'etichetta? C'è un nesso fra spazi reali e spazi simbolici nel noir al femminile? Esiste una relazione fra l'immaginario del lettore e le sue scelte editoriali? A queste domande rispondono italianisti, sociologi, teorici della letteratura, criminologi, riprendendo la suggestione della nota distinzione tra luoghi e nonluoghi di Marc Augé, l'antropologo della "surmodernitè". E attraversando i territori del noir da una nuova prospettiva, che abbraccia vari aspetti del fenomeno: il romanzo, la fiction, l'immaginario del pubblico, l'editoria. Roma Noir 2007 è la quarta edizione dell'appuntamento annuale con il romanzo nero dell'Università La Sapienza di Roma, che dal 2004 affronta i temi principali della letteratura di genere attraverso un confronto fra studiosi, critici, scrittori ed editori.
ill., br. È una città eterna e "fuggitiva", nobilissima e plebea, sempre in bilico tra il cammeo e la patacca, quella raccontata da Carlo Levi in questi scritti, che "sembrano inseguire Roma, nel suo splendore fuggitivo, nelle mosse in cui la sua bellezza pare espandersi, aprirsi a un nuovo sviluppo civile", come sottolinea Giulio Ferroni nella sua presentazione. Sfila in queste pagine intense, scritte tra il 1951 e il 1963, una moltitudine di tipi e personaggi, veri ritratti parlanti e gesticolanti di un mondo popolare, di antichissima civiltà, governato dalla più flemmatica e scettica filosofia di vita e insieme dotato di sorprendente vitalità. Si sente il respiro di una città bellissima, in cui risplende tutta l'autenticità di una "umile Italia", non ancora oppressa dal degrado, e tuttavia già insidiata dalle trasformazioni sempre più accelerate degli anni sessanta, sotto i colpi della speculazione e della cattiva politica, di una frettolosa e incolta modernità. Vissuta dall'interno, nella sua più viva concretezza, la Roma degli anni cinquanta e sessanta fissata in queste pagine negli scatti di Allan Hailstone, giovane turista inglese, che nel 1956 per la prima volta percorre le strade della capitale appare una "meraviglia" minacciata, quasi mitica, che non cessa di incantare con il suo fascino di cose perdute. Presentazione e postfazione di Giulio Ferroni.
br. "Roma bizzarra", "Roma venerabile", "Roma bambina", "Roma delle leggende", "Roma del mistero", "Roma della realtà più cruda", "Roma dalle due facce", "Roma dalle mille sfumature", in una parola "Roma Califfa": è, e non può che essere, la Roma di Alberto Bevilacqua, parmigiano di nascita, romano di adozione, da quando a vent'anni, partito per tentare la prima avventura della sua vita, trasmigra dal Po al Tevere e si insedia nella città eterna. Come tanti italiani, a quel tempo soprattutto, ha deciso di affidare alla capitale la sua gioventù e il suo futuro: speranze, sogni, anni di vita. Questo volume è l'illuminante cronaca di quelle scoperte. Esplorazioni, immedesimazioni nell'"anima califfa" di Roma, che ha tante affinità con la Califfa, come simbolo carnale e leggendario. Quante felici testimonianze di un variegato percorso dell'autore dal secondo dopoguerra in poi, fra affascinanti personaggi finalmente svelati, che non si dimenticano. Si spazia dai ricordi di gioventù - quando l'autore, giovane cronista di nera al "Messaggero" muoveva i primi passi nella sua città d'elezione - alla Roma antica di Adriano o Vespasiano, dalla Roma papalina alla Roma del boom e degli anni gloriosi di Cinecittà, senza rinunciare a sulfuree incursioni nella Roma tormentata dei giorni nostri. Un itinerario fatto non solo di luoghi, ma anche di incontri e conversazioni, con attori come Charlie Chaplin, Alberto Sordi, Ugo Tognazzi.
Mm 135x205 Collana "Biblioteca universale". Brossura originale con copertina a colori, xi-362 pagine con bibliografia ed indice degli autori antichi in chiusura. Libro in condizioni di nuovo, solo un piccolo timbro dell'editore in apertura. Spedizione in 24 ore dalla conferma dell'ordine.
48p. Drawings by Warren Chappell. Title page printed in red and black. Small 8vo. Original full blue cloth binding, dust spotted. First edition. WWII 2
in-8, pp. 186, (2), con 4 tavole f.t. e 6 ill n.t., leg. m. tela edit. fig. con tti. oro.. .
br. Nel 1909 Jack London raccoglie tredici scritti e li manda in stampa con il titolo di 'Revolution and Other Essays'. Sono articoli, saggi, storie - alcuni dei migliori scritti sui massimi sistemi della letteratura americana, la visione di uno scrittore che è soprattutto un uomo alla ricerca di un senso nell'evoluzione della specie, un senso della propria presenza all'inizio di un secolo che si apre. Ogni cosa descritta in queste pagine - da Rivoluzione alla fantapolitica di Goliah, dalle attualissime riflessioni di Gli altri animali, La dignità dei dollari, Il pericolo giallo, Il sonnambulo, Il pianeta si restringe, fino al toccante finale di Cos'è la vita per me - è cosa vera perché semplice, diretta. In London la rinascita verso una versione migliore di noi stessi, dopotutto, è sempre possibile.
br. "Dalla A di Gianni Agnelli alla Z di Federico Zeri, alcune decine di conversazioni, interviste, dialoghi, e magari anche chiacchiere, con illustri contemporanei quali Roberto Longhi, Aldo Palazzeschi, Giovanni Comisso, Mario Soldati, Cesare Brandi, Federico Fellini, Luciano Anceschi, Luchino Visconti, Alberto Moravia. E notevolissimi coetanei, o quasi - da Calvino e Testori e Pasolini, a Parise e Manganelli e Berio -, coi quali ci si ripromettevano lunghe polemiche anziane davanti a un bel camino acceso, con vino rosso e castagne e magari cognac. Invece, la storia girò diversamente. E così, oltre ad alcuni coetanei vitali e viventi, eccoci qui con care e bizzarre memorie evidentemente prenatali: Dossi, Tessa, Puccini, D'Annunzio, e la mia concittadina vogherese Carolina Invernizio, nonna o bisnonna di mezza Italia letteraria." (Alberto Arbasino)
ill., br. Murakami Haruki ha gestito un jazz club per molti anni prima di dedicarsi a tempo pieno alla scrittura: ecco, leggendo "Ritratti in jazz" si ha l'impressione di essersi appena seduti a uno dei tavoli del locale a bere qualcosa mentre un vecchio amico, Murakami stesso, ti racconta quello che stai ascoltando. Il tono è confidenziale, caldo, privo di specialismi, eppure pieno di informazioni, curiosità, aneddoti, di cose che si scoprono. Quello, però, che più colpisce è la passione sincera e bruciante che ogni "ritratto" trasmette: Murakami riesce veramente a farti "sentire" il brano o il disco in questione. "Ritratti in jazz" regala al lettore un Murakami allo stesso tempo inedito e riconoscibile. Riconoscibile perché il jazz, ancora più della corsa, è una passione che forma l'ossatura stessa della sua opera creativa. I suoi romanzi sono pieni di jazz, allusioni a dischi e musicisti: in un'ipotetica ricetta della poetica murakaminiana l'ingrediente "jazz" è fondamentale e i suoi lettori lo sanno bene. Inedito perché mai come in questo libro si ha l'impressione di sentire la voce autentica e senza mediazioni narrative di Murakami, come se il lettore entrasse nel suo mondo più quotidiano e genuino. Il libro è composto da cinquantacinque schede che, a partire dal ritratto di un musicista dipinto dall'artista Wada Makoto, commentano un disco storico. Ogni scheda, nelle mani di Murakami, diventa un piccolo racconto, un frammento di memoria autobiografica o il fulmineo ritratto di un artista, di un'epoca.
brossura Per un critico, ritrarre un autore vuol dire delineare un'immagine anche di se stesso. È ciò che compie Andrea Caterini in queste pagine: ribaltando lo studio analitico della letteratura, l'approfondimento, in uno sprofondamento nel proprio mondo e in quello dell'opera, crea ritratti di autori, testi e paesaggi letterari grazie a differenti "tecniche pittoriche" (dai colori a olio al tratto chiaroscurale di una matita). Attraverso l'analisi di molti scrittori europei del Novecento - Virginia Woolf, Marcel Proust, Joseph Roth, Witold Gombrowicz, Christopher Isherwood -, Caterini traccia una sua visione del romanzo moderno, e illustra, arrivando anche alla letteratura più recente, un percorso che è un tentativo di svelamento. Lo svelamento di quell'io che, entrando in intimità con le opere e gli autori, prova a comprendere come la letteratura possa ancora dirci una verità sulla nostra vita.