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brossura Tra 1343 e 1345 Francesco Petrarca attese alla stesura dei "Rerum memorandarum libri", tra Francia e Italia. L'opera si configura come una grande summa sulle virtù cardinali, costruita per esempi. Gli exempla sono distribuiti in grandi sezioni, i romana e gli externa, cui si aggiunge la categoria dei moderna, in cui Petrarca manifesta talvolta ottime abilità narrative. Prudenza, giustizia, fortezza e temperanza sono i grandi argomenti che avrebbero dovuto dare forma all'ambizioso progetto. I temi dell'otium e della solitudine da un lato, dello studio e della dottrina dall'altro, occupano l'intero primo libro. Però soltanto una porzione limitata dell'idea originale arrivò alla stesura almeno provvisoria: i libri II-IV sviluppano, e parzialmente, la virtù della prudenza. Il volume, dopo l'introduzione generale sul testo e la sua genesi, offre il testo latino dei "Rerum memorandarum libri", accompagnato dalla prima traduzione completa in italiano dell'opera e da un commento che dà conto di tutte numerose fonti tratte a profitto da Petrarca.
br. "Uno stava passeggiando per le vie di Prato, quando si ferma una macchina con quattro ragazzi giovani dentro e uno di loro abbassa il finestrino e gli fa 'Scusa, un tu c'hai mica una cartina?' "Una cartina?!' chiede lui, poi si picchia con la mano sulla fronte e dice orgoglioso 'io ce l'ho tutta qui Prato!"'
ill., br. "Leggere un classico è come visitare i sotterranei di una città. In superficie, alla luce del sole, si stratifica il mutamento, ma lì sotto, si può individuare l'articolazione delle fondamenta, affascinanti, labirintiche, come le sinopie sotto gli affreschi." Questo libro è un percorso nei sotterranei dei "Promessi sposi", e Fois la guida che ci conduce a scoprire un sorprendente sistema di vasi comunicanti tra letteratura, pittura, musica e cinema. Cosa lega Renzo a Ulisse, Lucia a Elena di Troia, la peste che si porta via la piccola Cecilia alla bimba con il cappotto rosso di "Schindler's list"? E cosa c'entra la contorsione del Laocoonte con don Abbondio? Nessuno stupore se ci si imbatte in Rossella O'Hara che dialoga con Federigo degli Alberighi e don Rodrigo; o se si scopre che Renzo e Lucia sono i cugini del Nord dei personaggi della Terra trema di Visconti... Fois svela l'ambizione di Manzoni, ma anche la ricchezza di un capolavoro che non teme il tempo, i programmi scolastici, gli insegnanti annoiati e i lettori pigri.
br. Remoria è la città che sarebbe sorta se al posto di Romolo, nella leggenda di fondazione fratricida, a vincere fosse stato Remo. È il negativo occulto di Roma, il rimosso che aleggia perenne e che preme per tornare in superficie. Remoria non dovrebbe esistere eppure è in continua espansione: erode i confini, ribalta le gerarchie e dissolve la logica della fu Città Eterna. Perché la logica non può rendere conto di quell'immensa parte di Roma che sta fuori dal centro: la razionalità non può spiegare il Grande Racconto Anulare, la «borgatasfera» che si addensa delirante per chilometri su entrambi i lati dell'anello autostradale, le tribù di giovani mutanti che nascono in mezzo a quel niente e cambiano tutto. Raccontare Roma oggi pare un'impresa disperata, non c'è narrazione che possa contenerla. Valerio Mattioli rovescia dunque la prospettiva: parte dal fantasma, dal doppio indicibile delle sue periferie per plasmare una mitologia parallela, che inizia nella Ostia di Amore tossico, passa per la nascita delle bande metropolitane, attraversa la stagione dei rave party, e atterra in un presente dominato da rovine piovute dal futuro, discariche e campi rom. Mescolando storia delle sottoculture, psicogeografia e romanzo di formazione, e annaffiando il tutto di scienza alchemica e fantahorror lovecraftiano, "Remoria" è una lunga lettera d'amore che dalla Centocelle del coatto sintetico Ranxerox viene indirizzata a tutte le periferie del pianeta, nel tentativo di far riemergere la città che potrebbe essere e che (ancora) non è.
br. Negli ultimi anni della sua vita Jorge Luis Borges si dedica a indimenticabili dialoghi radiofonici con lo scrittore Osvaldo Ferrari. Queste conversazioni non nascono espressamente come interviste, ma dal piacere condiviso di trattare e discutere su temi vari, nonostante la differenza di età. I dialoghi vengono poi raccolti in tre volumi tra il 1985 e il 1987; una selezione appare nel 1992 in Argentina e in Spagna, e viene poi tradotta in Francia, Italia, Portogallo, Svizzera e Germania. Quest'ultimo volume è pubblicato per la prima volta in Argentina in occasione del centenario della nascita dell'autore e raccoglie dialoghi inediti fino a quel momento. Si tratta del libro definitivo delle "conversazioni", e si concentra (tranne quella iniziale, che è la prima dei tre anni di collaborazione) sui temi tipici di Borges: la letteratura fantastica, la fantascienza, il tempo, il caso, Gesù Cristo e il cinema; o sulla propria opera letteraria o quella di altri autori, come James Joyce, Oscar Wilde, Adolfo Bioy Casares e Robert Louis Stevenson...
Good+ Magazine. ISSN 1030-2932. Cover is a bit grubby. Upper page corners are slightly turned. Black & white illustrations. Clean text. viii. + 144p.
in-16°, pp. 319 con 21 ill. n.t. riprodotte dal testo originale e una sul front. Bross. edit. figurata, con tracce del tempo sui piatti.
A clean, unmarked book with a tight binding. This book has the scent of nag champa incense. 64 pages. Signed by James Tate on the title page.
br. Al di là delle varie definizioni, che via via sono state assegnate dalla critica, in poco più di un quarto di secolo la narrativa italiana si è scontrata con due realtà opposte, subendone decisivi condizionamenti. Fino al 1943, infatti, deve fare i conti con un regime dittatoriale, che controlla ogni aspetto della vita, anche la cultura, per cui lo scrittore che non ne condivide gli indirizzi politico-culturali copre a volte il racconto con i simboli o pubblica all'estero, cercando di sfuggire alle maglie della censura e al rischio di essere mandato al confino, come accade, fra gli altri, a Pavese e a Carlo Levi. Dopo la guerra, con la nascita dello Stato repubblicano e democratico, l'intellettuale deve misurarsi coi partiti di massa e con la divisione del mondo in due blocchi. In ambedue i casi, quindi, la letteratura finisce per porsi contro la politica istituzionalizzata, cercando di emanciparsene, ovviamente, in modi differenti. È come un fiume carsico: nel primo periodo scorre in maniera nascosta, nel dopoguerra assume le caratteristiche di un torrente in piena, che si divide in vari rigagnoli.
br. Realismo e fantasia è il saggio piú corposo e importante di Guido Morselli e anche l'unico pubblicato in vita, insieme a Proust o del sentimento (del 1943). Uscito nel 1947 presso i Fratelli Bocca e mai piú ristampato, è un testo fondamentale, una sorta di anticipazione e summa di tutti i temi che Morselli avrebbe poi sviluppato nei romanzi e nelle opere successive. È un libro di pensiero, di filosofia, in forma di Dialoghi (come i famosi Colloqui di Goethe con Eckerman, ai quali in parte si ispira): una serie di conversazioni fra due amici che si tengono amabile, garbata compagnia nel corso di una estate, in una dimora campestre, sullo sfondo di un lago (la casetta di Santa Trínita, l'eremo-rifugio dello scrittore sopra Gavirate sul lago di Varese, è qui descritta e prefigurata almeno cinque anni prima dell'effettiva costruzione).
br. Cosa racconta il romanzo poliziesco americano nel suo incedere narrativo? Fredric Jameson parte da questa domanda per condurre un'indagine critica che, a volo radente, attraversa le forme culturali, i tratti sociali, gli aspetti economici messi in prosa dalle opere di Raymond Chandler, lo scrittore che più di altri ha contribuito a trasformare i racconti nati sulle riviste puip in un genere letterario in grado di impostare la propria Tradizione: l'hard boiled. Nei suoi romanzi - che hanno attraversato e oltrepassato il Novecento conservando intatto tutto il loro fascino - Chandler racchiude ed esprime della propria epoca, già storicizzata, il pathos di un mondo in bilico, che Jameson restituisce nell'intreccio tra arcaismo e modernizzazione di massa, e rielabora nella contrapposizione tra spazi urbani e naturali, grande stile e paraletteratura, frammentazione in episodi e unità narrativa, dettaglio e ritratto d'insieme. I romanzi di Chandler, disposti uno accanto all'altro nell'analisi sinottica di Jameson, giungono infine a comporre un unico grande polittico al nero.
ill., br. Dal lavoro del romanziere Federico De Roberto è nata una guida rivolta ai lettori e viaggiatori colti dell'epoca, un testo ricco di costrutti ecfrastici e spunti saggistici in cui la mimesi sopravanza, com'è ovvio, la diegesi. Ma se il lettore avvertito, sulla scorta di Gérard Genette, è ormai ben consapevole che gli stessi costrutti mimetici possono contenere impliciti narrativi, è utile sottolineare che la strategia adottata dallo scrittore, i diversi inserti letterari e odeporici, le ampie digressioni storiche, i cenni alle biografi e dei viaggiatori arricchiscono il testo di non pochi segmenti narrativi che, talvolta, assurgono a toni poetici nell'evocazione dell'Evo Medio. Si tratta di una strategia duttile e complessa che rende utile la lettura della monografia non solo ai fini dello studio della storia dell'arte o dei passi dedicati alla storia locale, ma anche in virtù del valore di non pochi suoi scorci letterari.
br. «Non avevo molta voglia di parlare di me. Questa difatti non è la mia storia, ma piuttosto, pur con vuoti e lacune, la storia della mia famiglia», scriveva Natalia Ginzburg in Lessico famigliare. Chi parla si nasconde, si mette in secondo piano, perché i protagonisti sono gli altri membri della famiglia. Una simile operazione avrebbero compiuto nei decenni successivi autori come Marguerite Yourcenar, Günter Grass, Annie Ernaux, Oriana Fallaci, impegnati nel percorso a ritroso lungo i rami del proprio albero genealogico. Si realizza così un curioso rovesciamento: il discendente, colui che è stato generato, si trasforma in creatore, colui che genera i propri antenati riportandoli in vita sulla pagina scritta, o che quanto meno li osserva inosservato. Un'operazione ambigua, in cui, inevitabilmente, l'occhio di chi osserva ha un peso, più o meno rilevante. Il risultato è un genere ibrido, al confine tra il romanzo storico e le molteplici forme di scrittura del sé. Il rapporto tra verità e invenzione, i discorsi a tavola e i «lessici» condivisi, il sentimento di appartenenza alla propria classe sociale, l'incrocio tra individuale e universale, privato e pubblico, la storia collettiva guardata attraverso il filtro della storia privata sono solo alcune delle questioni affrontate.
in-4° (238x176 mm); leg. coeva in piena pergamena rigida, dorso liscio con titolo a caratteri dorati su tassello, tagli spruzzati di rosso e verde, carte interne "forti" con testo marginoso; pp. 157, (9 b.); front. a caratteri neri con grande vignetta calcografica raffigurante un cordo d'acqua tra le rocce; capilettera con piccoli paesaggi incisi su matrice di rame; pregevoli testatine e finalini finemente incisi su matrice di rame con paesaggi fluviali, imprese, putti e strumenti scientifici. Prima ed., stampata in Toscana (Colonia è una falsa località di edizione), attribuita prevalentemente a Silvio Feroni, ma anche a Edoardo Corsini e la parte finale al P. Guidi (cfr.: M. Parenti, Dizionario dei luoghi di stampa falsi, inventati o supposti; G. Melzi, Dizionario di opere anonime e pseudonime di scrittori italiani); trattasi di un dialogo diviso in tre parti riguardante la navigazione del fiume Arno, il canale della Gusciana, i fossi del Padule di Fucecchio, la "remissione del fiume Pescia nel suo antico alveo", nonché altri elementi della pratica e della teoria dell'"architettura d'acque". Edoardo Corsini, o Odoardo (1702-1765), scolopio, fu professore di logica, metafisica, etica e lettere all'Univ. di Pisa. Fu inoltre studioso di filologia, epigrafia, numismatica e storia. Ricoprì la carica di generale dell'ordine degli Scolopi. Nato a Fellicarolo di Fanano (MO) e morto a Pisa. Silvio Feroni, marchese fiorentino, membro dell'Accademia dell'Arte del Disegno. Prov.: Indicazione d'appartenenza a "La Vecchia Parma - Antiquariato" su etichetta incollata al contropiatto anteriore e manoscritta a china in fondo al front. (illeggibile). Rif.: IT\ICCU\SBLE\006047. OCLC, 35166555. Cond.: Leggere tracce d'uso. Opera quasi in perfette condizioni generali. -- FIRST EDITION OF A WORK ON ARNO RIVER, PRINTED IN TUSCANY (COLOGNE IS A FALSE PLACE OF ISSUE). Light traces of use. Copy quite in fine condition.
brossura Dopo averci fatto ascoltare in "Preghiera per Cernobyl'" le voci delle vittime del disastro nucleare, Svetlana Aleksievic fa parlare qui i protagonisti di un'altra grande tragedia della storia sovietica: la guerra in Afghanistan tra il 1979 e il 1989. Un milione di ragazzi e ragazze partiti per sostenere la "grande causa internazionalista e patriottica"; almeno quattordicimila di loro rimpatriati chiusi nelle casse di zinco e sepolti di nascosto, nottetempo; cinquantamila feriti; mezzo milione di vittime afgane; torture, droga, atrocità, malattie, vergogna, disperazione... Gli 'afgancy', i ragazzi che la guerra ha trasformato in assassini, raccontano ciò che si è voluto nascondere. Accanto a loro, un'altra guerra. Quella delle infermiere e delle impiegate che partirono per avventura e patriottismo. E soprattutto le madri. Dolenti, impietose, stanche, coraggiose.
ril. Dopo averci fatto ascoltare in "Preghiera per Cernobyl'" le voci delle vittime del disastro nucleare, Svetlana Aleksievic fa parlare qui i protagonisti di un'altra grande tragedia della storia sovietica: la guerra in Afghanistan tra il 1979 e il 1989. Un milione di ragazzi e ragazze partiti per sostenere la "grande causa internazionalista e patriottica"; almeno quattordicimila di loro rimpatriati chiusi nelle casse di zinco e sepolti di nascosto, nottetempo; cinquantamila feriti; mezzo milione di vittime afgane; torture, droga, atrocità, malattie, vergogna, disperazione... Gli afgancy, i ragazzi che la guerra ha trasformato in assassini, raccontano ciò che si è voluto nascondere. Accanto a loro, un'altra guerra. Quella delle infermiere e delle impiegate che partirono per avventura e patriottismo. E soprattutto le madri. Dolenti, impietose, stanche, coraggiose.
In 16? (cm 19,3), Cart. edit., pagg.141-(2) con qualche ill. b.n. n.t.,segni del tempo alla cop., ma buon es. Prima edizione dal 1? al 420? migliaio. Dall'indice: "Antonia sul Po" di Maria Bellonci; "Gelosia a due voci" di Carlo Bernari; "Elefante in giardino" di R.M. de Angelis; "Una domenica troppo affollata" di Carlo della Corte; "La terra" di Luigi Malerba; "I parenti" di Giuseppe Raimondi; "Le ragazze Pamela" di Bino Samminiatelli; "Persecuzione" di Umberto Simonetta; "L'eredit? di mio padre" di Fabio Tombari; "La morte domestica" du Fulvio Tomizza; "Due ragazze e il diavolo" di Dante Troisi; "Il diretto 27" di Marcello Venturi
ill., br. Il libro è composto da una raccolta di testi narrativi ed espositivo-argomentativi. I primi cinque sono dedicati ad artisti che l'autore, appassionato d'arte del Novecento e contemporanea, ha conosciuto e apprezzato. Gli altri cinque affrontano alcuni aspetti importanti della nostra vita, come il periodo dell'adolescenza, l'amore, l'attività sportiva, il rapporto tra sapere e saper fare, la spiritualità. I due gruppi di testi sono solo apparentemente eterogenei: in realtà nei racconti d'arte si affrontano anche temi legati alla vita e in quelli di vita si trattano anche argomenti connessi all'arte.
brossura Sepúlveda racconta il lato più avventuroso e intimo della sua vita: gli amici, gli incontri con i grandi scrittori come Francisco Coloane e Osvaldo Soriano, i momenti condivisi con i compagni, Hernan Rivera Letelier, Mario Delgado Aparain, Mempo Giardinelli e Mario Benedetti. Rivive i festival letterari, le occasioni di incontro pubbliche e private, sullo sfondo dei luoghi dove il suo "gruppo" è solito ritrovarsi: da Parigi a Santiago del Cile, da Gijon a Guadalajara, da Roma alle tante province italiane. E lo fa conversando con Bruno Arpaia, egli stesso scrittore e conoscitore della letteratura sudamericana.
br. Reporter e scrittrice di successo, Oriana Fallaci è uno degli autori italiani più discussi degli ultimi decenni. I suoi lavori sono oggetto ora di lodi smisurate, ora di feroci contestazioni: in ogni caso, non passano inosservati. Tra le tematiche scottanti affrontate nel corso della sua lunga carriera spiccano il ruolo della donna nella società, la maternità il femminismo, come emerge in particolare dal reportage "Il sesso inutile" e dal romanzo dai tratti autobiografici "Lettera a un bambino mai nato". Su questi due testi chiave si concentra il saggio di Giorgia Medici, in cui la produzione letteraria di Oriana assume i contorni di una ampia e acuta riflessione sulla condizione femminile.
br. "Raccontare per la storia" significò per Primo Levi due cose essenziali: dare forma all'esperienza di Auschwitz con gli strumenti del narratore - un narratore di fatti reali - capace di stendere un referto significativo per lo storico di professione oltre che per il lettore comune; possedere la sensibilità e il coraggio di proporre categorie nuove per rileggere la Shoah: dalla "zona grigia" alla "vergogna del sopravvissuto". Più coraggiosa ancora la riflessione, radicata nella sua breve esperienza di partigiano, sulla violenza compiuta da chi combatte per una causa giusta. Durante quarant'anni l'arco che va da "Se questo è un uomo" a "Il sistema periodico" a "I sommersi e i salvati" - Levi ha affidato alla storia le sue narrazioni e le sue diagnosi eticopolitiche. Le raccoglie una storica, Anna Bravo, che lo intervistò nel 1983 e che ci racconta perché esse restino valide oggi e per ogni prevedibile futuro.
ill., br. Come si racconta la guerra a bambini e ragazzi? il saggio, ricco di citazioni, offre un'ampia ricostruzione di come il tema sia entrato nei libri, partendo dalla conclusione del processo risorgimentale per arrivare ai giorni nostri. Da "Cuore" a Capuana, da Vamba a "Il piccolo alpino", passando per la prima guerra mondiale e le tragiche guerre del fascismo fino a giungere ai romanzi di grandi scrittori o illustratori quali Robert Westall, Uri Orlev, Tomi Ungerer, Roberto Innocenti e Lia Levi. A lungo la letteratura italiana per l'infanzia si è mostrata viziata da pesanti condizionamenti pedagogico-morallstici e ideologici. Soltanto verso i primi anni settanta si è cominciato a pubblicare storie che cercano di raccontare la guerra e i suoi orrori attraverso gli occhi dei ragazzi e affidandosi al primato della narrazione. Scrive Walter Fochesato: "La presa di coscienza del "non senso" della guerra credo che passi attraverso l'esame delle guerre stesse e non in una debole e sovente noiosa perorazione attorno alla pace".
br. "Mutano solo il cielo, non l'animo, coloro che vanno per mare": il famoso aforisma oraziano potrebbe forse servire da epigrafe a questo libro, in cui Björn Larsson torna a parlarci del suo luogo dell'anima attraverso alcuni tra i grandi classici della letteratura di mare. Da Conrad a Maupassant, da Omero a Cristoforo Colombo, dal Nobel Harry Martinson al velista solitario Joshua Slocum, da Biamonti a Childers, ad Álvaro Mutis, ripercorre romanzi e racconti, non tutti noti quanto meritano, intrecciando le biografie degli autori e quelle dei personaggi, interrogandosi sulle loro qualità marinaresche e letterarie, ma soprattutto umane, con la competenza e l'empatia di chi spartisce con loro la duplice passione di navigare e raccontare. Perché continuiamo a considerare il mare come il "simbolo quasi parodistico della libertà", del sogno di una vita più autentica? È il mare vero o il suo mito che custodiamo gelosamente nel nostro immaginario? Siamo sicuri che sia una fonte privilegiata di ispirazione letteraria, che basti aver fatto il giro del mondo a vela per diventare scrittori? Di quale mare parla, in realtà, la letteratura marinara? Di quello duro dei pescatori e dei marinai, del campo di gara dei regatanti, delle acque domestiche di chi vi trascorre il tempo libero per puro piacere? Un libro "eclettico e impressionista" che ci invita a navigare senza rotte prestabilite, con il solo scopo di farci "perdere tra qualche buon libro ai margini della letteratura canonica".
br. In un itinerario attraverso la narrativa italiana degli ultimi cento anni Walter Pedullà ripercorre le crisi culturali, gli smascheramenti e i cambiamenti radicali che hanno segnato la nostra storia da D'Annunzio al postmoderno. Analizzando sia le tecniche collettive delle avanguardie e dei realismi sia le strategie personali di Svevo, Pirandello, Gadda, Palazzeschi, Savinio, Debenedetti, Fenoglio, Calvino, D'Arrigo e d'altri, l'autore usa anzitutto il fantastico e il comico come grimaldelli per penetrare nelle ideologie e nelle psicologie degli italiani. Non una ma quattro storie della narrativa, da altrettanti punti di vista: uno sguardo sulla modernità di cui il Novecento è il canto del cigno; la descrizione dei modelli inventati o riadattati in un'epoca minacciata dalla ripetizione; i movimenti e le correnti con cui gli innovatori e gli sperimentalisti si sono contesi il Novecento; e infine le note in appendice nelle quali si verifica sui testi più memorabili in che modo la letteratura combatte con la scienza per capire prima e meglio il mondo e la vita. In "Racconta il Novecento" Walter Pedullà narra come lingua e dialetti fanno crescere la società, come le forme generano i significati che desideriamo, come le trasgressioni preludono a un nuovo ordine da cui ricominciare l'avventura.
E' questa la stessa raccolta, con titolo e veste editoriale variat, ma con lo stesso contenuto e storie, delle "Delizie degli eruditi toscani" stampata sempre dal Cambiagi dal 1770 al 1789. Gamba 2705; Moreni I, 483; Razzolini, pag. 134-135 descrive tutti i volumi in maniera ineccepibile ed afferma essere "Raccolta assai rara". Edizione totalmente datata 1786, sconosciuta a tutta la bibliografia, da ritenersi rarissima, e che in parte deve considerarsi successiva alla prima, ma quanto agli ultimi volumi, antecedente alla medesima. Notevole curiosità editoriale, forse "escogitata" per far apparire la raccolta diversa da quella già pubblicata con il titolo "Delizie". 25 voll. In 8vo, con circa 9.000 pagine complessive e 5 grandi alberi genealogici con stemmi ripiegati fuori testo. Ottima legatura coeva in mezza pelle e carta decorata ai piatti. Dorsi con doppi tasselli bicolori, titoli e fregi in oro, tagli colorati. Il vol. 18 è proveniente dall'edizione Cambiagi del 1770-1789 ed è legato in piena pergamena coeva. Rarità, splendida la conservazione. Codice inv.1031114