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br. In "Se questo è un uomo", Primo Levi si descrive al cospetto del tedesco per antonomasia, che compendia tutti i tedeschi: il dottor Pannwitz, che «siede formidabilmente» dietro la sua «complicata scrivania». Sta per cominciare l'esame di chimica che gli può valere la sopravvivenza, e Levi dà voce al giudizio, sommario e inevitabile, su tutto un popolo: «Quello che tutti noi dei tedeschi pensavamo e dicevamo si percepì in quel momento in modo immediato. [...] "Gli occhi azzurri e i capelli biondi sono intrinsecamente malvagi. Nessuna comunicazione possibile"». Oggi sappiamo che, più tardi e altrove, lontano da Auschwitz, la comunicazione poté riprendere, e riservò sorprese. Per fortuna di Primo Levi - e dei suoi lettori - la storia con «i tedeschi» non si bloccò ai due lati di quella «complicata scrivania».
br. Perché non possiamo prescindere dalla Shoah come evento paradigmatico di sopraffazione dell'uomo sull'uomo? Adorno riteneva che non fosse più possibile scrivere poesia dopo Auschwitz, tanta era stata la violenza annichilente dell'universo concentrazionario dei Lager. La ferocia nazifascista spezza le vite di milioni di deportati, ne nega l'identità, privandoli di ogni forma di diritto. Il comando tedesco distrugge i legami comunitari, sovverte le leggi della società, istituendo una macchina per l'annientamento dell'uomo. Contro l'ideologia della razza, la parola dei testimoni sopravvive e si erge a difesa. Primo Levi, scampato all'inferno, forgia nel suo laboratorio di chimico, testimone e scrittore una parola inscalfibile, resistente all'oltraggio. L'autrice entra in questo laboratorio e prova ad osservarne le componenti linguistiche, psicologiche e sociali che, come reagenti di potenza straordinaria, innescano nel lettore reazioni emotive di un'intensità straordinaria. Primo Levi con ustionante pacatezza ci richiama, di fronte ai crimini commessi, al nostro ruolo di giudici, affinando la nostra capacità di riflettere sul contagio del male.
ill., br. Nessun altro movimento culturale come il Futurismo ha sottolineato il proprio legame culturale con il mondo della tecnologia, per contestare l'eredità del passato e per affermare l'idea della contemporaneità. Tra gli anni Venti e Trenta del Novecento l'aviazione viveva in Italia, come nel resto del mondo, il periodo d'oro del suo sviluppo. Filippo Tommaso Marinetti aveva precorso nella sua opera anche questo aspetto della modernità: nel "Manifesto" di fondazione del Futurismo (1909), uno degli elementi che dovevano ispirare l'arte futurista era proprio "il volo scivolante degli aeroplani". Il "Primo dizionario aereo", compilato nel 1929 (e poi mai più edito) dallo stesso Marinetti e da Fedele Azari, letterato ma anche pilota aereo, costituisce la prima raccolta sistematica di una terminologia ancora trascurata dai dizionari tradizionali; lo scopo dichiarato è quello di "verbalizzare la già esistente sensibilità aviatoria". Ma poiché il Futurismo è stato innanzitutto un movimento ecletticamente artistico, il Dizionario divenne funzionale anche alla piena comprensione della nuova forma d'arte futurista, l'Aeropoesia.
br. Il libro ripercorre le tappe di una vecchia storia: quella della giovinezza intesa come costrutto culturale. Nel Settecento si è cristallizzata una precisa immagine del giovane maschio, assurto a simbolo di palingenesi. Tale immagine è stata strumentalizzata da coloro che reclamavano un posto di spicco nella sfera pubblica. Incarnare la giovinezza voleva dire essere in possesso del diritto di diventare protagonisti della Storia. Movimenti politici e artistici si sono contesi questo primato, contribuendo alla formazione di un mito capace, con la sua forza seduttoria, di mobilitare intere generazioni. Un mito che affonda dunque le sue radici nell'Europa del XVIII secolo e che transita, con riemersioni cicliche, per il romanticismo risorgimentale, per il nazionalismo e per le avanguardie, raggiungendo il suo apice nella "primavera di bellezza" del fascismo. Vi sono però degli autori novecenteschi che hanno intercettato e reso manifesto il contraltare di questo mito, come Federigo Tozzi, Alberto Moravia e Vitaliano Brancati. Attraverso la critica tematica, l'antropologia, gli studi culturali e di genere, il libro cerca di dimostrare come nella narrativa di questi tre scrittori la giovinezza assuma i tratti, foschi, di una malattia. Come lì emerga la parte in ombra che il mito nasconde nel suo centro, il suo più profondo rimosso storico.
In-16 (cm. 16.80), brossura, con alette, pp. 248, (6), con illustrazioni in bianco e nero nel testo. In ottimo stato (nice copy).
br. Arthur Conan Doyle e Harry Houdini hanno dato vita a due personaggi che del sovrannaturale si sono nutriti. Il primo creando Sherlock Holmes che attraverso la sua acuta razionalità svelava i misteri apparentemente più arcani; l'altro interpretando il signore della magia che riusciva a realizzare imprese sovrumane. Ebbene nella loro vita reale si sono scambiati le parti, diventando Conan Doyle un fervente spiritualista e Houdini uno smascheratore di fraudolenti medium e parapsicologi. Sir Arthur pensava che lo stesso Houdini possedesse poteri speciali per riuscire nelle imprese che lo resero famoso. Negli scritti che il libro raccoglie, queste due visioni si contrappongono e i due autori si rivolgono ruvide battute sull'altrui opinione.
br. I due saggi proposti in questo libro vogliono essere un contributo al dibattito sull'opera narrativa dello scrittore tedesco W.G. Sebald, scomparso prematuramente nel 2001 in Gran Bretagna dove risiedeva ormai da numerosi anni. I due testi si limitano ad individuare e ad indagare alcuni dei numerosi rimandi all'opera e alla vita di Kafka, presenti nel testo sebaldiano, cercando di cogliere i sottili meccanismi compositivi che sottendono l'uso tutto particolare che Sebald ne fa. Rinunciando a priori a qualsiasi pretesa di esaustività, i due saggi avanzano inoltre ulteriori ipotesi interpretative del testo sebaldiano accanto a quelle ormai convenzionalmente accettate, lasciando tuttavia ad altri, più qualificati in merito, l'eventuale compito di verificarne la validità.
aa. vv. Premio Nobel 1931 - Erik Axel Karlfeldt. , UTET 1971, Copertina in ecopelle con titolo in oro al dorso. Sovraccoperta in acetato di protezione. Tagli e pagine integri. Collana: "Scrittori del mondo: I Nobel". Molto buono (Very Good) . <br> <br> Copertina rigida <br> LI+626<br>
Fine Macedonian Paperback. Cr. 8vo. (19 x 13 cm). In Macedonian (Cyrillic). 154, [2] p. Signed and inscribed by Sazdov to Turkish folklorist Tahir Alangu, (1915-1973). Sazdov is a Macedonian folklorist and educator. Recipient Kliment Ohridski, Government of republic of Macedonia, 1976, Il Oktomvri award, 1994. Delaware City Assembly of Skopje, 1970-1974; president Cultural/Ednl. Union, Skopje, 1967-1979. Member Science Association Bitola, Journalists Association Skopje, Writers Association of Macedonia (honorary), Matica srpska.
ril. «Questo libro non parla di Cernobyl' in quanto tale, ma del suo mondo. Proprio di ciò che conosciamo meno. O quasi per niente. A interessarmi non era l'avvenimento in sé, vale a dire cosa era successo e per colpa di chi, bensì le impressioni, i sentimenti delle persone che hanno toccato con mano l'ignoto. Il mistero. Cernobyl' è un mistero che dobbiamo ancora risolvere... Questa è la ricostruzione non degli avvenimenti, ma dei sentimenti. Per tre anni ho viaggiato e fatto domande a persone di professioni, destini, generazioni e temperamenti diversi. Credenti e atei. Contadini e intellettuali. Cernobyl' è il principale contenuto del loro mondo. Esso ha avvelenato ogni cosa che hanno dentro, e anche attorno, e non solo l'acqua e la terra. Tutto il loro tempo. Questi uomini e queste donne sono stati i primi a vedere ciò che noi possiamo soltanto supporre... Più di una volta ho avuto l'impressione che in realtà io stessi annotando il futuro». (L'autrice)
ill., ril. "Mio caro Marwan..." È l'inizio della lettera che un padre scrive al suo bambino, di notte, su una spiaggia buia, con persone che parlano "lingue che non conosciamo". I ricordi di un passato fatto di semplici sicurezze, la fattoria dei nonni, i campi costellati di papaveri, le passeggiate nelle strade di Homs si mescolano a un futuro incerto, alla ricerca di una nuova casa, dove "nessuno ci ha invitato", dove chi la abita ci ha detto di "portare altrove le nostre disgrazie". Un futuro di attesa e di terrore, che comincerà al sorgere del sole, quando dovranno affrontare quel mare, vasto e indifferente. Questa lettera è un grande atto d'amore e nelle parole che la compongono c'è la vita. Speranza e paura, felicità e dolore. Impossibile non riconoscersi, non pensare che al posto di quel padre e quel bambino potremmo esserci noi. Impossibile non sapere che tutto questo, comunque, ci riguarda.
br. In "Passeggiate con Robert Walser" il critico Carl Seelig descrive vent'anni di incontri e di colloqui con il grande scrittore di Biel. In "Preferisco sparire" il vecchio scrittore, degente dell'ospedale psichiatrico di Herisau, conversa con lo psichiatra ventottenne Karl Weiss, allora tirocinante di quell'istituto. La conversazione è, in realtà, un lungo monologo, che Ercolani immagina svolgersi fra il giugno del 1954 e il dicembre del 1956, e rispecchia il pensiero dell'ultimo Walser sul segreto della scrittura. Il titolo del libro deriva da una frase che lo scrittore ripete, come ossessivo refrain, nei momenti di estrema malinconia.
(1930? 1937? da esmpl. s.d. censiti da ICCU). <BR>16°, pp.83-1 b. Br. edit. con picc. mancanze e strappetti ai margg.
in8° - brossura editoriale - pp. 115 - testo in lingua italiana - condizioni eccellenti - note : ristampa dell'edizione originale del 1930 curata da Luisa Selis con l'introduzione di Ignazio Delogu
In 16? (cm 18,8), Cart. edit., pagg.238-(14) traduzione di Laura Grimaldi, buon es. Collana "I rapidi", 7. Prima edizione italiana
98pp.avec un dessin hors-texte de mme.Mia Mathieu, br.orig., 18cm., dans la série "Les cahiers de la 'Revue Sincère'" nr.16, bel état
ril. In Italia Fernando Pessoa è noto soprattutto come il creatore dell'eteronimia, il brillante scrittore che ha immortalato la letteratura portoghese del XX secolo. È tutto vero, naturalmente, ma non è altrettanto noto che il poeta di Lisbona fu un profondo ed "eccentrico" pensatore socio-politico, che si confrontò con l'attualità del suo Paese in modo sempre trasversale e non allineato, spesso controcorrente, affrontando il passato, il presente e il futuro dell'Europa alla luce di miti, leggende e profezie. Studioso di politica, fu anche cultore di esoterismo: s'interessò alla massoneria e ai Rosacroce, alla teosofia e alla tradizione occulta del cristianesimo. Pubblicato a centotrent'anni dalla sua nascita, questo volume raccoglie «appunti e frammenti» - scritti tra il 1910 e il 1935 - dedicati alla politica e al mito, gettando finalmente luce su quelle zone rimaste in ombra della vita (plurale) di un grande poeta del Novecento.
ill., ril. Claudio Magris torna con un libro che parla di mare, di donne, di navi e di letteratura, uche è solo apparentemente una storia degli oggetti. Le polene - le statue che decoravano la prua delle navi - in queste pagine emergono dal mito per diventare figure reali, che popolano una galleria di indimenticabili ritratti femminili: sono sirene, dee, donne comuni o veggenti come Cassandra, seduttrici, madri, sono donne perverse, terribili, visionarie. Attraverso le loro forme sensuali, davanti agli occhi del lettore si svolge una storia colta e stravagante, documentata e luminosa: un racconto illustrato di eroine, avventurieri, cimiteri di navi, che riemergono immortali dagli abissi della memoria. Il mare, reale o fantasioso che sia, diventa occasione per riflettere sulla vita, sulle sue zone di luce e ombra, sull'infanzia e la sua spericolatezza, sulla necessità di un approdo e sul potere della letteratura - da Karen Blixen e Nathaniel Hawthorne a Juan Octavio Prenz e Giuseppe Sgarbi - capace di condurci in ogni tempo, verso un altrove irraggiungibile.
br. Perché Louis-Ferdinand Céline è stato forse lo scrittore più amato, aborrito, e comunque discusso, del Novecento? Dopo aver sorpreso ed esaltato i lettori con la straordinaria fantasmagoria verbale dei romanzi d'esordio, Céline si invischiò, con i suoi pamphlet antisemiti e con il suo comportamento controverso durante la Seconda guerra mondiale, nel fango di una dilagante polemica. Le sette interviste raccolte in questo volume (apparse su riviste, a volte semplicemente registrate e pubblicate postume nella stessa Francia) gettano luce su tutti gli aspetti del «caso Céline». E stese lungo un arco temporale che dall'immediato dopoguerra giunge fino all'anno di morte dell'autore, esse ci mostrano, da parte degli intervistatori, una grande varietà di atteggiamenti. Se François Nadaud sembra affrontare lo scrittore secondo un partito preso di condanna, affiora nelle parole di François Gillois la commozione di chi aveva sognato sulle pagine di Viaggio al termine della notte. Se l'intervista di Chambri appare un po' troppo schierata dalla parte del romanziere, la lunga conversazione tra Céline e Francine Bloch assume toni più amabili e rilassati. Ma è proprio tale diversità a fornirci un'immagine completa dell'autore, a indicarci il senso più profondo di certe vicende. Tutti i grandi temi della leggenda céliniana prendono corpo in queste pagine, accostati a una discussione propriamente artistica: sulla vocazione alla scrittura, sulla questione dello stile e sulle sorti del romanzo. Di più, i testi qui presentati ci rivelano un toccante ritratto: dall'esilio politico in Danimarca a quello «morale» nella periferia parigina, Céline è «messo a nudo» innanzitutto come uomo, con le sue difficoltà materiali, le sue ossessioni, il suo senso di persecuzione, i suoi tormentati slanci.
brossura Esiste il romanzo in Italia? Come definire la prosa d'arte? Il melodramma è la musica italiana per eccellenza? Servono ancora i generi artistici? Sono solo alcuni dei numerosi quesiti dibattuti negli ambienti letterari e musicali del Novecento italiano. Le polemiche artistiche entrano a far parte della memoria collettiva, sono i nodi della complessa rete di vicende culturali, che continuano a tornare alla ribalta sotto aspetti sempre diversi. Nei sei saggi raccolti in questo volume si indagano, da una varietà di prospettive, diverse polemiche incentrate sui generi letterari e musicali, con lo scopo di ricostruirne temi, sviluppi, personaggi. Ne emerge un panorama sfaccettato, in cui i dibattiti sui generi, come i generi stessi, si rivelano sempre cangianti, ambigui, pluridimensionali.
All’interno è illustrato con delle fotografie e dei disegni a colori e in bianco e nero. La sovraccoperta in cartone di colore nero è illustrata con un disegno a colori, si presenta leggermente scolorita ed ha il bordo sfilacciato, sul dorso c’è uno strappo. La copertina in pelle editoriale di colore nero, è in buono stato di conservazione. Le pagine all’interno sono in buone condizioni. Il libro presenta segni di umidità in tutte le sue parti. Numero delle pagine 303. USATO
Opera in tre volumi, 190x132 mm, leg. rigida editoriale in tela con titolo in oro su tassello in pelle rossa al dorso; pp. 673, (1), [14] c. di tav.; 883, (1), [12] c. di tav.; 793, (1). I vol.: "Dalle origini al Boiardo". Quinta ristampa sulla seconda edizione riveduta e corretta con saggi dei nostri umanisti. Pubblicato nel Febbraio 1940. II vol.: "Dall'Ariosto all'Alfieri". III edizione. Pubblicato nel Novembre 1942. III vol.: "Da V. Monti a B. Mussolini". Seconda edizione con aggiunte e correzioni. Pubblicato nel Maggio 1940. Rif.: IT\ICCU\CAG\0092993. Cond.: Lievi segni d'uso alle legature (dorsi bruniti, piccole macchie, abrasioni e mancanze alle etichette). Nel complesso, trattasi di un set in condizioni decisamente buone.
br. "Sembra che gli artisti abbiano un rapporto privilegiato con l'ES, magicamente descritto dal 'Kaiser' Groddeck come 'entità prodigiosa', ubiquitaria e totipotente, che dirige tutto ciò che gli umani fanno, una forza travolgente e imperscrutabile che ci vive anche quando pensiamo di essere noi gli artefici del nostro destino. Questa possibilità di entrare a stretto contatto con l'ES, senza esserne travolti, sarebbe per molti alla base della creazione poetica. Il saggio si propone di riattraversare la letteratura che ha direttamente o più velatamente riconosciuto il proprio debito a Groddeck per arrivare a interrogare autori significativi del nostro tempo sul tema fondamentale posto dall'analista selvaggio, ovvero che "il poeta sia costretto a comporre ricorrendo a simboli e raggiunga la massima efficacia quanto più rimane nell'inconscio". Completa il volume una selezione di poesie di ciascun autore intervistato."(Giancarlo Stoccoro). Donatella Bisutti, Franco Buffoni, Maria Grazia Calandrone, Milo De Angelis, Alessandro Defilippi, Laura Liberale, Franco Loi, Franca Mancinelli, Umberto Piersanti, Fabio Pusterla, Giovanna Rosadini, Francesca Serragnoli, Miro Silvera, Giovanni Tesio.
Brossura datata, con aspetto vissuto, copertina segnata da sgualciture marcate alle estremità e danni da compressione al canaletto, pigmento scurito seriamente in cornice e dorso, ombrato da polvere da scaffale, n. 1 di collana, fogli velati da ossidazione ruggine, intensa ai margini, denso pulviscolo con fitte muffe ai tagli. N. pag. 259 USATO