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In-8, 85p. Un des 50 exemplaires de tete numérotés sur vélin d'Arches et accompagnés d'une gravure originale signée d'Antoni Tapiès. Traduit de l'espagnol et préfacé par Jacques Ancet. Edition bilingue espagnol-français. exemplaire à l'état de neuf, non coupé
In-4, 175p. Edition tirée à 235 exemplaires sur vélin d'Arches (celui-ci exemplaire n¡ 39) et illustrée de 43 gravures originales de Jean Frélaut. Signé par l'artiste à la justification. Notre exemplaire est enrichi d'un dessin original réhaussé à l'aquarelle de Jean Frélaut. Quelques rousseurs sur les plats intérieurs de la chemise, sinon exemplaire en parfaite condition.
In-4, 117p. Edition originale. Un des 50 exemplaires de tete numéroté sur papier Zerkall à la cuve accompagné d'une gravure originale en noir de Sonia Delaunay, d'une gravure originale en couleurs de Matta, d'une gravure originale en noir d'André Evrard et d'une gravure originale de Ubac. Chaque gravure est signée à la mine de plomb par l'artiste et justifiée sur 50 exemplaires. En parfaite condition
Gr. in-folio, non paginé Edition originale numérotée 1/40 exemplaires vélin d'Arches (seul tirage avec 5 exemplaires hors commerce sur le meme papier). Illustré de 5 gravures originales en couleurs de Jean Miotte. Signé par l'auteur et par l'artiste à la justification.
Prima edizione. Esemplare con piccoli difetti al dorso, ma nel complesso ottimo, a fogli in gran parte ancora chiusi. Libro assai raro, censito in soli due esemplari in ICCU (Università di Firenze e Fondazione Cini aVenezia), cui OCLC aggiunge un esemplare alla Bibliothèque nationale de France e un altro al MART di Rovereto. Curato sotto “finto” anonimato da Antonio Bruno (il cui nome si desume chiaramente dall’avviso dell’editore, dai numerosi elogi alla sua raccolta Fuochi di Bengala alle pp. 215-221 e dal catalogo di libri proposti in quarta di copertina), il volume raccoglie traduzioni di poesie cinesi composte in realtà da Arturo Onofri, come ha ristabilito l’edizione curata nel 1994 da Carlo D’Alessio (Lune di giada. Poesie cinesi tradotte da Arturo Onofri). A partire dal 1914, Onofri si era infatti dedicato alla resa italiana (da traduzioni francesi e inglesi) di un ampio corpus di poesie cinesi del periodo Tang (VIII-IX secolo d.C.). Ultimato all’inizio del 1916 un quaderno manoscritto autografo (BN Roma,Arch. Onofri,ARC. 2 sez. F-6), Onofri lo fece circolare nella speranza della pubblicazione: Antonio Bruno lo ebbe in mano tra gennaio e febbraio e ne fece una trascrizione, passata poi a Papini, che con Cecchi doveva essere tramite verso qualche editore. La situazione tuttavia si arenò e — anzi — «le traduzioni cinesi sparirono bruscamente dall’orizzonte di interessi di Onofri, tanto che quando, poco dopo, Antonio Bruno gli annuncerà di aver fatto stampare una parte dei testi, [...] copiati in un’edizione anonima e dalla scarsissima tiratura, Onofri farà di tutto per restare nell’ombra, rifiutando qualsiasi attribuzione di quella pur non lontana fatica» (D’Alessio, p. 24). L’edizione curata da Bruno risulta trascrizione esattissima (minime varianti come «torneranno» invece di «ritorneranno», scelte di punteggiatura ecc.) di un trenta per cento abbondante del quaderno di Onofri, note esplicative comprese. L’atteggiamento del catanese fu in realtà ambivalente, come dimostra il carteggio con Onofri e finanche la dedica autografa contenuta in un esemplare che abbiamo avuto la fortuna di registrare («Al caro Arturo queste poesie che ho ascoltato la prima volta da Lui col fermo entusiasmo che me lo ricorda...»): da una parte evidentemente smanioso di riverberare della gloria di queste traduzioni, dall’altra irrisolto nell’appropriarsene e senz’altro intimorito di fronte al più autorevole collega di lettere (ricostruisce sinteticamente la vicenda P. Meli, L’avventura futurista di Antonio Bruno, in “La Sicilia”, 18 novembre 2010).
Edizione originale. Leggere bruniture alla brossura, ottime condizioni all’interno. L’importanza di questa strenna che contiene, tra gli altri, versi di Guido Mazzoni, Elda Gianelli e Giovanni Marradi, si deve alla presenza di due sonetti di Pascoli, «Il fiume» e «Il ponte», qui per la prima volta pubblicati. La data della composizione del primo sarebbe da ascrivere almeno all’anno precedente, come testimonierebbe un foglio manoscritto, collocabile al più tardi al 1889, che reca un elenco autografo di 13 titoli di poesie già uscite o in cantiere, tra i quali proprio «Il fiume» (Pascoli, «Poesie e Prose», ed. Garboli, vol. I, p. 848). Entrambi i componimenti della strenna entreranno a far parte della seconda edizione di «Myricae» (1892), rispettivamente nelle sezioni «Primavera» e «Tristezze». Al piatto superiore, in lapis, nota di mano antica «Parturiunt[sic] montes... Incipit...», a quello inferiore, forse la stessa mano, trascrive i versi 5-10 di «Per la morte di Napoleone Eugenio» di Giosuè Carducci; sono vergate anche le iniziali calligrafiche «PG», ma la grafia non sembra quella del poeta. Pascoli, «Poesie e prose», ed. Garboli, vol. I, p. 848; Pascoli, «Myricae», ed. Nava, pp. CCLXX-CCLXXX.
Edizione originale. Tutto il pubblicato dal 1940 al 1943 fatta eccezione per i numeri 7 e 8 del 1941 e 1 e 13, 14, 15 - 16 del 1943. I, II e III anno in ottime condizioni (esemplari normalmente bruniti conservati in cofanetti), IV anno in buono stato. Rivista fondata e diretta dal ministro dell’Educazione nazionale Giuseppe Bottai – con Giorgio Vecchietti nel ruolo di co-direttore e capo della redazione - tre mesi prima dell’ingresso dell’Italia nel secondo conflitto mondiale per rilanciare e sostenere il “primato” – come recita il titolo – “spirituale” (culturale, letterario, artistico) italiano. Uscita per la prima volta il primo marzo 1940 con sede prima a Milano e poi a Roma, il quindicinale raccolse nei suoi quattro anni di vita – l’ultimo numero è datato 15 agosto 1943 – contributi vasti e importanti. Si ricorderanno qui i nomi, per la poesia, di Ungaretti, Quasimodo, Montale, Luzi; per la narrativa, di Buzzati, Pavese, Cecchi; per la filosofia, di Paci e Abbagnano; per la pittura, di Guttuso e de Pisis. L’andamento sempre più tragico della guerra, l’intensificarsi dei bombardamenti e l’imbarazzo – se non l’antifascismo dichiarato – di molti degli intellettuali che avevano inizialmente collaborato resero via via più difficile la pubblicazione della rivista, fino a giungere alla sua definitiva chiusura nell’agosto del 1943.
Edizione originale. Esemplare in stato più che buono (strappo in corrispondenza del primo punto metallico al piatto anteriore, gora perimetrale al piatto posteriore, carte e tagli leggermente bruniti). Completo di «Poesia sotterranea poesia trovata» di Franco Vaccari e di una serigrafia originale di Vittorio Del Piano con testo di Michele Perfetti. Primo numero della rivista «Tèchne» pubblicata a Firenze a partire dall’ottobre del 1969 e diretta da Eugenio Miccini come bollettino del Centro omonimo (voluto e creato dallo stesso artista e poeta toscano sempre nel 1969). Tra i membri fondatori del «Gruppo 70» insieme a Lamberto Pignotti e Luciano Ori, Miccini si propose con il centro culturale e con il periodico a esso collegato di proseguire il lavoro di ricerca e divulgazione militante nel campo della sperimentazione d’avanguardia e della Poesia Visiva, di cui l’artista toscano, scomparso nel 2007, fu non soltanto uno dei massimi esponenti ma anche ideatore del termine proprio all’interno dell’esperienza del già ricordato «Gruppo 70». Eccentricamente composta da fogli dattiloscritti, manifesti, riproduzioni di opere su carta patinata di diversi formati, volantini e con i suoi testi in italiano, inglese e tedesco il periodico - la cui pubblicazione proseguirà fino al 1976, con un’interruzione tra il 1970 e il 1974, per un totale di 19 numeri divisi in 9 fascicoli - si presentava come una raccolta di materiali variamente legati alla sperimentazione verbo-visiva (diventando, insieme a «Lotta Poetica», l’organo più importante del movimento di Poesia Visiva non soltanto a livello nazionale) e come cassa di risonanza delle attività del Centro o di luoghi similmente e volontariamente lontani dai circuiti culturali tradizionali e dal potere da essi esercitato. Oltre ai contributi, tra gli altri, di Miccini, Achille Bonita Oliva, Luigi Paolo Finizio, Michele Perfetti, il primo numero contiene opere di: Walter Fusi, Umberto Lanza, Renato Ranaldi, Renato Spagnoli, Giovanni Campus, Bianca Garinei, Gabriele Perugini, Riccardo Guarneri, Delia Betto, Carlo Severa. Da segnalare in particolare, all’interno del presente fascicolo, una serigrafia dell’artista pugliese Vittorio Del Piano e, soprattutto, le tavole fotografiche di Franco Vaccari «Poesia sotterranea poesia ritrovata» non presenti in tutte le copie del primo numero a causa dell’allestimento artigianale delle copie stesse (Cfr. M. Bazzini, G. Maffei, «Geiger - Tèchne. Edizioni di poesia e arte», p. 85). M. Bazzini, M. Gazzotti, «Controcorrente. Riviste e libri d’artista delle case editrici della Poesia visiva», Allemandi, Torino 2011, pp. 21 - 22; M. Bazzini, G. Maffei, «Geiger - Tèchne. Edizioni di poesia e arte», Gli Ori, Pistoia 2002; G. Maffei, P. Peterlini, «Riviste d’Arte d’Avanguardia», Edizioni Sylvestre Bonnard, 2005, p. 146.
Opera in 32 dispense a fogli sciolti. 32 bellissime tavole in bianco e nero (due a colori). Testo d’accompagnamento a cura di vari (Litta, Gyraud etc.), in italiano e francese. Disponiamo dell’opera completa. Tutti i fascicoli in buono quando non ottimo stato.
Edizione originale. Bell’esemplare a pieni margini. A seguito della morte improvvisa dell’amico Francesco Gori Gandellini, conosciuto a Siena nel 1777, l’Alfieri scrive questo dialogo immaginario con l’amico scomparso esaltandone le virtù, le comuni posizioni politiche, l’odio per l tirannide e l’amore per la libertà. In fine si trovano cinque sonetti sempre a ricordare il Gori. «È noto che i rarissimi opuscoli alfieriani recanti l’indicazione Dalla Tipografia di Kehl, furono veramente stampati a Kehl nella tipografia del Beaumarchais, amico dell’Alfieri, fra il 1787 e il 1789, ma quasi tutti con l’anno falso» (Parenti). Bustico, 409; Parenti, Luoghi falsi, p. 105
Venti poesie di Federico Garcia Lorca. Con 20 acqueforti originali di Aldo Altomare (Bari, 1923), numerate e firmate dall'Artista (cm 20,5x14,6) Esemplare XCVII. Folio. pp. 88. . Ottimo (Fine). . Edizione originale di 100 es. numerati. .
10 quartini sciolti con 7 grandi litografie a col. firmate e numer. da A. Salvadori e tirate su torchi a mano da G. Upiglio. Rara ediz. di complessive 100 copie , 60 num. arabi, XX num. romani con allegato un disegno orig. e 20 riservati all'editore. Nostro n. 17. Edizione composta e stampata da R. Olivieri. Pregevole raccolta poetica illustrata dal famoso artista milanese che trova nei versi di Apollinaire la materia e l'ispirazione più consone al proprio universo pittorico. Mancante allo Jentsch.
Le rime per la donna Pietra secondo la lezione fermata da Michele Barbi per la Società Dantesca Italiana, riveduta da Gianfranco Contini, con una nota di Gianlorenzo Mellini, sono illustrate con trenta incisioni originali in linoleum di Francesco Arduini (cm 17x20; 24x15). Edizione firmata da Arduini Titolo in oro al dorso. Testo composto in carattere Bembo, impresso su carta di Pescia dalla Stamperia Valdonega di Giovanni Mardersteig nel VII Centenario della nascita del Poeta. Esemplare n. 29. Folio (cm 49x35). pp. 50. . Ottimo (Fine). . Prima ed. di 125 es. numerati e firmati. .
In-8 gr. (mm. 277x225), cartoncino rustico coevo, pp. 174, 2 cc.nn. (Errata e “Avvertiment”), (mancano la prima e l’ultima carta bianca), molto ben illustrato da: un bel rame con l'insegna dei Trasformati al frontespizio; il ritratto del Conte Imbonati in medaglione; altra bella tavola che rappresenta "l'autore in atto di leggere con ammirazione l'opera del Segretario Maggi"; 2 testate (una, alle armi, alla dedica al "Sior Cont Isepp Maria Imbonae"), 1 iniziale figur. e 16 pregevoli grandi finali figur., inc. da Gaetano Bianchi e disegnati in parte da Ferdinando Porta. "Prima edizione." Cfr. Cat. Hoepli,39 - Graesse,I, 282 - Predari, p. 372. Con tracce d'uso e qualche lieve alone margin., ma certamente un buon esemplare con barbe, su carta forte. "Domenico Balestrieri (1714-80), assorbito soprattutto dall'amore per la poesia, in specie per quella del Parnaso dialettale, fu, assieme al Conte Imbonati e all'amico Tanzi, uno dei primi e più zelanti restauratori dell'Accademia dei Trasformati e, dal 1743 al 1768, quanto durò l'attività accademica, socio fra i più alacri". Cosi' Diz. Biografico degli Italiani,V, p. 550.
Sette poesie di Tentori e 7 litografie originali firmate di Corrado Cagli (cm 33x28) Edizione firmata dagli Autori. Cm 33,5x28,5. pp. 44 fogli sciolti. . Molto buono (Very Good). . Edizione originale di 99 + 8 es. firmati. .
Une belle histoire raccontée en images par Corneille. Completamente illustrato a colori e con 9 tavole, a piena e doppia pagina, in serigrafia Sovracoperta e copertina anteriore stampate in serigrafia. 4to (cm 30x42). pp. 100 non numerate. . Ottimo (Fine). . Prima edizione (First Edition). .
A libretto by Manuel Mujica Lainez. Seven etchings by Luciano De Vita (cm 15x15; 34x17). The original Spanish text was translated into English by G. Rummonds Printed on an 1847 Washington handpress by Rummonds and Zanella. The paper was handmade at the Wookey Hole. The etchings were pulled by Serafini. Edizione originale di 130 es. numerati ad personam, con firme autografe degli Artisti. Folio. pp. 54 nn. . Ottimo (Fine). . Edizione originale di 130 es. numerati. .
Una raccolta di poesie di Paolo Volponi e sette acqueforti firmate di Enrico Della Torre. Uno scritto di Gualtiero De Santi Esemplare H.C.. 4to. pp. 134 non numerate. Dedica e firma autografe dell'Artista ad un importante Autore italiano, datata 16 ottobre 1999 (Inscription signed by the Artist, dated 16 ottobre 1999). Ottimo (Fine). . Edizione originale di 90 + XXV es. numerati. .
Ricette raccolte da Luigi Ghidini. 13 litografie in nero di Leonardo Dudreville, di cui 12 a piena pagina e una in copertina (cm 31x24) Prima edizione di 200 + 10 f.c. es. numerati e firmati al colophon dall'Artista. 4to (cm 33x25). pp. 172. . Molto buono (Very Good). Una piccola mancanza di 1,5 cm alla custodia in corrispondenza del dorso (Little lack of 1,5 cm to the slip-case). Prima ed. di 200 + 10 es. numerati e firmati. . Luigi Ghidini (Cologno al Serio 1883-1963) fu autore di molti libri sulla caccia. Per quest'opera raccolse ricette tratte da antichi libri di cucina francesi e italiani risalenti fino al XVI secolo. Una delle sue fonti fu il celebre trattato ''La scienza in cucina e l'arte di mangiar bene'' di Pellegrino Artusi.
Poema inedito di Seghers accompagnato da 7 litografie originali a colori firmate a matita di Alexandre Fassianos a piena e doppia pagina (cm 32,5x25 e cm 32,5x50). Postfazione di Anke Kerlo Le lito sono state tirate da M. Cassé. Stampa tipografica di P. J. Mathan a Boulogne-sur-Seine. Cm 34x26. pp. 36 in quartini sciolti. . Ottimo (Fine). . Prima edizione di 120+10 f.c. es. numerati. .
Dieci poesie inedite di Giovanni Testori e sedici incisioni originali di Samuele Gabai (alcune di piccole dimensioni vicino al testo, altre di cm 24x19 circa su foglio) Postfazione di Carlo Bo. Le incisioni sono state tirate con i torchi di Giorgio Upiglio da Pierluigi Puliti e Paolo Sgroi Carta Hahnemule. Testo, in carattere Dante, composto e stampato dall'Officina tipografica Ruggero Olivieri. La custodia decorata da disegni di Gabai è stata realizzata da Giovanni de Stefanis. Edizione firmata da Samuele Gabai. Esemplare n. 69. 4to. pp. 42. Dedica e firma autografe di Samuele Gabai, datata Milano, 27 febbraio 2002 (Inscribed and signed by Samuele Gabai, dated Milano, 27 febbraio 2002). Ottimo (Fine). . Edizione di 80+XXX+A-L es. numerati e firmati. .
Edizione originale. Esemplare 44 di 205 numerati a mano, in ottime condizioni di conservazione, completo in ogni sua prevista parte (dorso dell’astuccio appena ingiallito). Tirato in soli 250 esemplari numerati, è oggi divenuto molto raro. «La bella addormentata nel bosco» è dei più rilevanti libri d’artista di Isgrò, caratterizzato dalle famose cancellature, che qui assumono un particolare pregio estetico grazie alla compresenza di alcuni colori di fondo e alla qualità formale di alcune di esse (per esempio i numeri di pagina obliterati da una forma di foglia).
Edizione originale. CON DEDICA Leggere fioriture alla copertina, normale consunzione a bordi e angoli, qualche minima lacerazione a testa e piede del dorso muto, senza perdite; legatura leggermente allentata; un ottimo esemplare non toccato, pregiato da prezioso invio autografo firmato da entrambi gli autori «A Jose Antich con preghiera di recensione ... Agosto 1908». Libro rarissimo, assente da qualsiasi repertorio specialistico del Novecento italiano e censito in un solo esemplare in Iccu (Biblioteca civica Varese). Opera prima e anche unica di Mauro Ittar, giovane protagonista del modernismo catanese (Pickwick, Haschisch, il cenacolo di Antonio Bruno...), qui appena ventenne assieme al coetaneo Titomanlio Manzella, fratello di Gesualdo. I componimenti sono siglati in calce secondo i diversi autori. Prefazione di Luigi Galante, svolta in toni paternalistici: «E a molti questo sembrerà un libro sbagliato del tutto: dal metro completamente libero e scevro di catene alle immagini fantasiose sino alla stravaganza, dal concetto qualche volta esorbitante da ogni limite poetico allo atteggiamento spesso diseguale ed eccessivamente eccentrico».
[Suite du titre: "… On y joint une pièce de vers sur le Thé, composé par le même empereur. Traduit en françois par le p. Amiot, missionnaire à Peking et publié par m. Deguignes], xxiv + xxxviii + 381 + [iii] pp., avec table de matières détaillée aux pages 339 à 381, première et seule édition, 20cm., reliure plein-cuir d'époque (titre et décorations dorées au dos, vague trace de trois étiquettes enlévées, coins peu fatigués), feuilles de garde marbrées, tranches rouges, cachet d'une bibliothèque de Scheut (congrégation missionnaire très active en Chine) sur la page de titre et au verso de la première feuille de garde, texte frais avec très peu de rousseurs, bon exemplaire de cet ouvrage bien rare et curieux, [AMIOT Joseph Marie, Toulon 1718 - Péking 1793, "partit pour la Chine en 1740, il eut bientôt gagné l'estime et la confiance de l'empereur Kien-Long et il apprit en perfection la langue chinoise et celles des Tatars que parlait l'empereur… " (voir De Backer-Sommervogel I-295-6) / KIEN-LONG ou bien CHING KAO-TSUNG, 1710-1786, empereur de Chine en succession de son père en 1736 jusqu'à sa mort], X83682
Documento autografo originale. Lettera in ottime condizioni. Usuale strappo in corrispondenza della ceralacca (conservata). La lettera costituisce un’importante testimonianza dell’attività di Monaldo Leopardi nelle vesti di direttore del periodico antirisorgimentalista e controrivoluzionario «La voce della Ragione». È indirizzata all’amico e “collega” Bartolomeo Veratti, letterato e giurista modenese, co-direttore della «Voce della verità. Gazzetta dell'Italia Centrale», anch’essa espressione politica del vecchio regime. La lettera si apre con l’annuncio di Monaldo di voler dar notizia sulla «Voce della Ragione» di alcune pubblicazioni di Veratti (in particolare della «Collezione delle massime di diritto stabilite dal supremo consiglio di giustizia di Modena»). Ancora, Leopardi ringrazia Veratti per aver pubblicato sulla «Voce della Verità» un “Annunzio tipografico” dedicato all’opera da lui composta, «La Giustizia nei Contratti e l’Usura, Modena, 1834»: «l’autore vi è trattato con la usata soprabbondanza di cortesia e amorevolezza». La lettera testimonia anche della verve polemica e ironica di Monaldo, e della disputa che lo vide opporsi all’abate Marco Mastrofini, autore del saggio «L’Opera sulle Usure libri tre», stampato a Roma nel 1831. Scrive infatti Leopardi: «L’operetta voleva brontolare un poco vedendosi messa in uno stesso scaffale con l’opera di Mastrofini, ma le ho fatto considerare che l’estensore dell’articolo è un antico Mastrofiniano, e bisogna contentarsi» E aggiunge: «Non intendo erigermi in censore di galantuomini, e d’altra parte sono un poco, e più di un poco ostinato, né è facile ch’io torni addietro dai miei principii». Molto rari gli autografi del padre di Giacomo Leopardi, soprattutto di questa lunghezza e consistenza di contenuto. € 1200