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Edizione originale. CON DEDICA E. 118/300: brunitura alla copertina, particolarmente al piatto posteriore e perimetralmente all’anteriore; lieve foxing interno; per il resto ottimo esemplare pregiato da dedica autografa dell’illustratore vergata in verde alla prima carta, con data «1-1-1960». Rarissima strenna 1959/60: «La Dante Bertieri ha stampato questo fascicolo per gli amici e per i clienti || Di questa edizione fuori commercio curata da Luigi Veronesi sono state stampate 300 copie [...] Le incisioni originali sono state distrutte dopo la tiratura [...]» (colophon). Libro d’artista di eccezionale fattura: stampa la poesia «dalla prima edizione, ritoccata da Paul Verlaine, 1871»; quindi, Veronesi riprende l’incipit ribattendo al celebre «A noir, E blanc, I rouge, U vert, O bleu: voyelles» con altrettante incisioni di forte espressionismo astratto, impresse nei relativi colori. Bibliografia del libro d’arte italiano 1952-1962, t.1, p. XXV
Prima edizione. Esemplare brunito ma ottimo e senza restauri (minute fioriture sparse ad alcune pagine). Rara seconda raccolta poetica cui seguirà il lungo silenzio editoriale prima della plaquette «Cose leggere e vaganti» (in pochissime copie nel 1920) e soprattutto del «Canzoniere 1900-1921». Tiratura non dichiarata ma «probabilmente sole 500 copie» (Castellani). La «Voce» di Prezzolini accetta di editare e distribuire il volume, ma le spese sono — come per le «Poesie» del 1911 — a carico dell’autore, che dunque “impose” formato e copertina, decisamente inconsueti per le edizioni vociane. Prefazione dedicatoria «A Giorgio Fano», cui segue la sezione eponima, la suite «Dopo la tristezza», il componimento «All’anima mia» e la sezione dei «Nuovi versi alla Lina». Castellani, Bibliografia Saba, I.2
Collezione completa, in tiratura. CON DEDICA Eccezionale insieme di edizione originale in uno dei soli 50 esemplari numerati a mano, il n. 50 ben completo della firma autografa dell’autore (ottime condizioni, normale brunitura alla copertina, alla prima e ultima carta e ai bordi delle pagine), e della seconda edizione nella serie speciale dei 100 esemplari fuori commercio con la firma autografa dell’artista (ottime condizioni, molto fresco, con lievissime fioriture occasionali); entrambi i volumi raccolti in un astuccio in cartonato marmorizzato realizzato su misura. Libro d’artista capolavoro del Soffici “passatista” e strapaesano degli anni venti, fa da ideale contraltare al «BÏf§ZF», il libro futurista degli anni dieci. Come quello, ne fu tirata una prima edizione in formato grande (oltre 30 cm di altezza) seguita da una seconda in formato minore. La tiratura della prima edizione è di soli trecentocinquanta esemplari, di cui soli 1-50 fuori commercio numerati a mano (e 1-300 numerati a macchina). La tiratura della seconda edizione è di soli 100 esemplari fuori commercio con la firma autografa dell’artista (oltre a 500 esemplari numerati a macchina non firmati). L’«Elegia dell’ambra» è un «poemetto di derivazione laurenziana recensito pubblicamente da Benito Mussolini» (DBI) pubblicato come libro d’artista ornato da due splendide litografie, particolarmente esaltate dal formato grande della prima edizione: un paesaggio e un nudo di donna da tergo. Completano l’apparato iconografico le due nature morte, il vaso di fiori in copertina e la frutta xilografata al frontespizio, invertite nella seconda edizione. Jentsch, Libri d’artista, n. 551 2 voll.
Rara edizione originale. CON DEDICA Minime mancanze e segni del tempo al dorso (muto), foxing alla copertina, per il resto ottimo esemplare pregiato da invio autografo dell’autore al fratello «A Tognino Toschi | artiglie[re] | Bety Tos[chi | bersagliere | 1917». Versi raccolti nel settembre 1917 dall’ospedale militare di Bologna (come datati nella prefazione). Di argomento bellico, in versoliberismo molto moderno, ovviamente ungarettiano, con inserti di notevole paroliberismo grafico come in «Bombarda (impressione fisica)», che si apre: «‘Fuoco!’ | BRRREANG | strazio di tremia vittime scarnificate [...]». Cammarota, Futurismo, 470.1; Echaurren, Futurcollezionismo, pp. 68ss.
Edizione originale. Ottimo esemplare. Raro: tirato in soli 120 esemplari, tutti numerati «1», «perciò ogni copia è da intendersi unica» (dal colophon). Libro d’artista, ogni tavola riproduce a stampa lo stesso o un analogo soggetto, virato e variamente distorto, su cui l’autore pinza frammenti di carte diverse (cartone, carta igenica, carte con diverse scritte e contrassegni) all’insegna di uno straniante ‘collage a punto metallico’.
Edizione originale. Ottimo esemplare non numerato. Molto raro. Tiratura dichiara in 200 esemplari numerati (ma se ne conoscono diversi senza numero). Il manoscritto conservato nell’Archivio Emilio Villa Dimostra che il titolo è semplicemente «Options» etc. «Il libro contiene un poema di Emilio Villa, stampato su pagine il cui sfondo si compone di una serie di scritte verdi che riproducono un elenco di comandi informatici, saltuariamente corretti a mano. Fanno eccezione due pagine, che hanno uno sfondo diverso, e che riproducono due immagini da fotografie, la seconda delle quali raffigura Emilio Villa. In copertina la stessa texture delle pagine all’interno» (Pesce).-- «Thanks & awe for your Villadrome, which helped us to climb the heights of Sicilian poetry» (Marcel Duchamp cit. in Siracusa). Scheda di Monica Pesce nel database «Verba Picta»; Festani, Archivio Emilio Villa, n. 58 e p. 68; Siracusa (ed.), The selected poetry of Emilio Villa (New York 2014)
Un des 10 exemplaires sur Japon accompagné d'aquarelles et de dessins rehaussés : Exemplaire n° 7 justifié à la main par l'auteur, contenant une aquarelle en frontispice, douze dessins rehaussés aux crayons de couleurs sur vieux Japon, quatre dessins en couleurs dans le texte, 1 vol. grand in-8 cartonnage bradel postérieur demi-percaline bleue, couverture conservée, Malot, 1904, 28 pp. et 2 ff. (l'avant dernier f. blanc sur vieux japon) Exemplaire n°7 justifié à la main par l'auteur, contenant une aquarelle en frontispice, douze dessins rehaussés aux crayons de couleurs sur vieux Japon, quatre dessins en couleurs dans le texte. L'exemplaire porte la dédicace suivante : "à mon vieux camarade Antoine Boyer, le souvenir d'Oscar et de Delphi Fabrice". Superbe exemplaire parfaitement relié (excellente restauration au dernier feuillet, parfait état par ailleurs) du tirage de tête de cet ouvrage de "Delphi Fabrice", pseudonyme de Gaston Risselin (1877-1937), écrivain décadent ami de Jean Lorrain. Le prénom "Oscar" désigne l'écrivain Oscar Métenier (1859-1913), avec lequel l'auteur collabora de nombreuses fois. Fabrice Delphi évoque en douze poèmes les banlieues d'au-delà les fortifications de Paris : Saint-Ouen-les-Puces ; Saint-Denis-la-Suie ; Asnières-les-Cabots ; Pantin-le-Résiné ; Joinville-les-Torses-Nus ; Vincennes-la-Cambriole ; Billancourt-la-Friture ; Chatillon-les-Troubades ; Argenteuil-les-Culs-terreux ; Boulogne-les-Teignes ; Ivry-les-Débris ; Bagneux-les-Macchabées ! Français
Edizione ORIGINALE del 1590 (copertina di metà XX secolo) stampata a Venezia. Interni ben tenuti, rilegatura robusta, leggibilità perfetta. leggeri segni di umidità ai lati delle pagine. Opera introvabile. Opera omnia del poeta Orazio in lingua latina con interpretazioni di Acrone, Porphyrione, Iano Parrasio, Antonio Mancinello.
In-4, non paginé. Edition originale numérotée 1/60 exemplaires sur vélin d'Arches (représentant le tirage total). Avec en frontispice, une gravure originale de Gisèle Celan-Lestrange. Signé par l'auteur et par l'artiste à la justification. Exemplaire neuf.
Edizione originale. Tutto il pubblicato degli anni 1956 - 1957 - 1970 - 1971 - 1972 - 1976 - 1977 e 1979. Esemplari in ottime condizioni (da segnalare solo nel numero doppio 3 - 4 del del 1971 il parziale distacco del piatto anteriore della brossura), con occasionali e rare abrasioni al dorso dei fascicoli. Rivista bimestrale fondata nel 1953 dal poeta Leonardo Sinisgalli – che l’avrebbe diretta nei suoi primi cinque anni di vita - per conto di Finmeccanica. Ispirata al «Politecnico – Repertorio di studi applicati alla prosperità e coltura sociale» di Cattaneo, esattamente come il periodico milanese nato nel 1839 «Civiltà delle macchine» si proponeva di riunire cultura scientifica e tecnologica e cultura umanistica, così da favorire uno sviluppo pieno – e armoniosamente organizzato – dei lettori. Numerosi furono gli esponenti di rilievo del mondo letterario, artistico, filosofico e, ovviamente, scientifico ed economico che collaborarono alla rivista nei suoi 26 anni di vita: basterebbe qui ricordare Ungaretti (presente nel numero inaugurale), Moravia, Gadda, Dorfles, Paci, Levi-Montalcini, e poi ancora l’economista Oskar Morgenstern che, da Princeton, scriveva nel 1964 al nuovo direttore Francesco Flores d’Arcais: «Da un po’ di tempo a questa parte ricevo “Civiltà delle macchine” […]. Non conosco nessun’altra rivista che unisca così bene arte e scienza. Continui l’ottimo lavoro». E in effetti comune e importante fu lo sforzo dei suoi ideatori e dei contributori affinché si riunissero ambiti del pensiero e della conoscenza umane ormai fatalmente separati in un tempo che guardava – e che ancora guarda – con sospetto non sempre ragionevole al progresso tecnico-scientifico. Da segnalare infine le bellissime copertine – spesso realizzate con disegni originali da artisti diversi (tra i tanti: Severini, Vedova, Tamburi, Zadkine) – e la grafica curatissima che caratterizzarono l’intera storia di «Civiltà delle macchine». Cfr. D. Germanese, «Civiltà delle macchine (1953 - 1979)» in Parolechiave 1/2014, Carocci, pp. 145 - 152.
Edizione originale. Tutto il pubblicato (196 fascicoli) della prima e della seconda serie (marzo 1954 - febbraio 1958) del settimanale «Il Contemporaneo». Fascicoli sciolti in ottime condizioni conservati in eleganti astucci con titoli al dorso raccolti in 6 cofanetti in tela. Rivista di letteratura, politica e cultura d’ispirazione marxista fondata a Roma nel 1954 sotto la direzione di Romano Bilenchi, Carlo Salinari e Antonello Trombadori. Settimanale fino al febbraio 1958 (quando terminano le pubblicazioni della “seconda serie” caratterizzata dal grande formato 42 x 58 cm), il periodico - che vantava nel proprio comitato direttivo, oltre ai già ricordati Salinari e Trombadori, Abe Steiner, Glauco Viazzi, Carlo Melograni e Renato Guttuso - comincerà a uscire dal marzo di quell’anno con cadenza mensile. Con articoli, interviste e approfondimenti di altissimo livello dedicati alla letteratura, all’arte e alla politica e con le sue pregevoli illustrazioni in bianco e nero, «Il Contemporaneo» si propose, fin dal numero inaugurale, di favorire la «conquista di un modo nuovo di guardare il mondo, senza evasioni e senza pessimismo [...] ma con ferma fiducia nelle possibilità umane di progresso; la conquista di una nuova vita morale è un fatto essenziale per una nuova cultura del nostro tempo».
Edizione originale. Tutto il pubblicato, compreso il numero straordinario uscito nel dicembre 1923 in sostituzione del numero del dicembre 1922 mai pubblicato. Fascicoli in ottimo stato rilegati in otto volumi in tela rossa con titoli oro al dorso e acetato. Conserva la prima brossura originale per ogni volume. La rivista «La Ronda», tra le più importanti riviste letterarie del Novecento, cominciò le proprie pubblicazioni a Roma nell’aprile del 1919. Inizialmente diretta da un comitato redazionale composto da Vincenzo Cardarelli, Emilio Cecchi, Lorenzo Montano, Riccardo Bacchelli, Antonio Baldini, Bruno Barilli e Aurelio Emilio Saffi – ovvero “i sette savi” come amavano definirsi-, a partire dal quarto numero del 1920 la direzione passò formalmente in mano ai soli Cardarelli e Saffi allargando tuttavia il gruppo dei collaboratori esterni che includeva, tra gli altri, Carlo Carrà, Ardengo Soffici, Guglielmo Ferrero e Vilfredo Pareto. Nata con lo scopo di restituire vigore alla tradizione letteraria italiana minacciata – secondo i rondisti – dalle spinte sperimentali e avanguardiste (con i futuristi, ma anche Pascoli, riconosciuti come principali responsabili dell’impoverimento della letteratura contemporanea), «La Ronda» vedeva in Manzoni e, ancor di più, in Leopardi i modelli a cui guardare. Non a caso, proprio a Leopardi sarà dedicato il corposo numero triplo del marzo/aprile/maggio 1921 «Il Testamento letterario di Giacomo Leopardi» con la curatela di Vincenzo Cardarelli. Nonostante la condivisione di questa causa comune e il forte legame di amicizia tra i membri fondatori, la rivista cessò le pubblicazioni dopo neppure 4 anni di vita a causa di forte divisioni interne: il penultimo numero uscì infatti nel novembre del 1922 prima che nel dicembre 1923 venisse pubblicato, con la dicitura “numero straordinario”, l’atto finale di questa fondamentale avventura culturale ed editoriale tesa a ridare vita e nuove identità al classicismo e alla sua eleganza.
Edizione originale, nella rara tiratura di lusso nella variante in marocchino magenta. Esemplare 177 di 200 numerati a mano in inchiostro rosso, in ottime condizioni, con un restauro alla cerniera anteriore e a testa e piede del dorso. Considerato uno dei capolavori assoluti di D’Annunzio, il «Notturno» segna il ritorno all’arte dopo l’impegno militare e politico della Grande Guerra e dell’impresa fiumana. L’opera fu composta nel 1916, quando il poeta era a letto convalescente a seguito del grave incidente aereo occorsogli il 15 gennaio: mentre sorvolava Grado, fu costretto a un atterraggio di emergenza e nel violento impatto sbatté la tempia, rischiando di perdere l’occhio destro. Per due mesi ebbe entrambi gli occhi bendati, ma nonostante questo non si rassegnò all’inoperosità: pur di scrivere, si fece preparare migliaia di striscioline di carta su cui vergava singole frasi e porzioni di testo di poche parole; il materiale fu assemblato dalla figlia Renata, e nacque così la grande prosa lirica del «Notturno». Alla tiratura ordinaria, molto elegante, si aggiunse questa di lusso, tirata in soli 200 esemplari: di maggiore formato, stampata su carta a mano e ampliata con i facsimili degli autografi dannunziani; Treves infine corredò ogni copia di una bella legatura in piena pelle ornata in oro, di colore nero o avana scuro. Guabello, Raccolta dannunziana, n. 314; De Medici, Bibliografia di Gabriele D’Annunzio, n. 112.
Edizione originale nella tiratura in carta ordinaria, con la lezione definitiva “agevoli orezzi” al v. 570. Ottimo esemplare (lievi abrasioni ai piatti). Timbretto al verso del frontespizio, all’interno molto fresco e pulito. L’«Esperimento di traduzione dell’Iliade» costituisce un momento fondativo e di capitale importanza nella ricezione italiana della poesia omerica: si pongono qui le basi, pratiche e insieme teoriche, per le grandi traduzioni dell’«Iliade» di Monti e dell’«Odissea» di Pindemonte, che costituiranno i testi di riferimento per intere generazioni, fino al Novecento inoltrato. Dopo la dedicatoria a Monti che apre il volume, Foscolo pubblica la propria traduzione del primo canto, affiancata da quella in prosa di Melchiorre Cesarotti e seguita dalla versione di Vincenzo Monti, che qui compare per la prima volta. Chiudono il volume le «Considerazioni» teoriche dei tre autori sulle modalità traduttorie. Il volume uscì nella seconda metà di aprile del 1807, a pochi giorni dalla pubblicazione dei «Sepolcri»: anche in questo caso Foscolo lavorò assiduamente in tipografia e a causa dei suoi continui ripensamenti, anche sui fogli già impressi, la stampa subì pesanti ritardi. Il risultato, tuttavia, fu di grande fascino: l’edizione si presenta accuratissima e impressa con estrema perizia. Non appena entrò in possesso di un esemplare, Pindemonte scrisse a Foscolo: «Leggo, e rileggo i versi e la prosa, e sempre più ammiro l’ingegno vostro in così difficile impresa. Il tradurre in tal modo è uno scolpire in porfido». Acchiappati, Raccolta Foscoliana, 41; S. Marangoni, Omero neoclassico. Lingua e stile nelle traduzioni di Cesarotti, Monti, Foscolo e Pindemonte, Tesi di dottorato, Udine, 2017.
In-16 gr. (mm. 199x140), mz. pelle mod., fregi e titolo oro al dorso, 138 cc.nn., grande marca tipografica al frontespizio (fontana con un solo zampillo che fuoriesce da un’anfora; intorno alla base e all’anfora teste grottesche; iniziali I.O.N. intrecciate e motto “Cohibita surgo”). Testo in corsivo ornato da numerose testatine, capilettera e finalini xilografati. "Prima edizione", “dedicata al Ser.mo Carlo Emanuele Duca di Savoia, nelle Reali Nozze di S.A. con la Ser.ma Infante Caterina d’Austria”. Cfr. Piantanida,IV,4075: “E’ in 5 atti, con prologo, e coro alla fine di ogni atto; l’azione si svolge in Arcadia; non sono indicati i mutamenti di messinscena. Fu rappresentata questa pastorale la prima volta a Torino con grandissima pompa nel 1585 per le nozze di Carlo Emanuele con Caterina d’Austria celebrate in quell’anno, ma fu stampata cinque anni dopo in quest’ediz., ormai ritenuta la "prima". (Alcuni bibliografi ritennero per prima quella stampata a Ferrara da Vittorio Baldini, pure nello stesso anno). E’ la pastorale più importante dopo l’Aminta e con quella apre la numerosa serie di questo genere teatrale che nel Seicento ebbe il suo maggior sviluppo e la migliore fortuna; le sue ristampe furono moltissime (si videro oltre quaranta ediz. prima della morte dell’A. e quelle posteriori neppure si contano); fu adattata in ogni maniera, tradotta in molti dialetti italiani (specialmente in quello napoletano ed in quello bergamasco) e nelle principali lingue straniere..”. Cfr. anche Graesse,III,167 - Gamba,555: "Rara" - Adams,I, p. 515 - Parenti, p. 283 - Di Domenico “Nuptialia della Bibl. Braidense”,37. Alc. carte con uniformi lievi arross., altrimenti esemplare ben conservato.
Prima edizione. Leggero foxing, soprattutto alle prime e alle ultime carte, nel complesso un bell’esemplare, fresco, con buoni margini (162 x 95 mm). I lavori per la composizione della «Crestomazia poetica» iniziarono a pochi mesi di distanza dalla pubblicazione della «Crestomazia della prosa», in particolare nel dicembre del 1827, come attesta una lettera all’editore datata 21 dicembre dello stesso anno: «Io sto interamente occupato nella Crestomazia poetica, e con grande speranza che anche questa riesca di sua soddisfazione». Il lavoro si concluse alla fine di giugno, e il 1° luglio il poeta annunciava di aver spedito finalmente il manoscritto. La raccolta fece molto discutere per alcune scelte che parvero azzardate ai contemporanei; su tutte, apparve inconcepibile l’esclusione in blocco del Trecento e dei maggiori poemi rinascimentali, nonostante le ragioni che portarono alla scelta siano ben motivate nella nota d’apertura “Ai lettori”: «Di Dante e del Petrarca, del Furioso e delle Satire di Ariosto, della Gerusalemme e dell’Aminta del Tasso, del Pastor Fido, del Giorno del Parini non ha tolto cosa alcuna e ha creduto, prima, che a voler conoscere la poesia nostra, sia necessario che quelle opere si leggano tutte intiere; poi, che il farle in pezzi, o il dire ‘questo è il meglio che hanno fatto’, sia un profanarle». -- Nonostante l’impegno profuso, e nonostante la motivazione nelle scelte più ardue, fu lo stesso Leopardi, a stretto giro, a tornare sul suo lavoro e a esprimere un giudizio decisamente negativo sull’antologia: «Della crestomazia poetica, io feci tutto quel che potei; ma, o fosse l’incapacità mia, o la qualità de’ materiali, il lavoro venne malissimo, ed io ne sono pessimamente soddisfatto» (12 aprile 1829). L’“auto-stroncatura” ha pesato sulla critica, anche la più recente, che non ha prodotto un numero di contributi equiparabile alle altre composizioni leopardiane. E tuttavia, l’interesse per le due Crestomazie si sta riaccendendo, e negli ultimi anni vanno fiorendo nuovi contributi dedicati alla figura di Leopardi antologista, ancora in parte da scoprire. Mazzatinti e Menghini, Bibliografia leopardia, n. 668 ; Catalogo del fondo leopardiano, n. 95; Muñiz Muñiz, Le ‘Crestomazie’ di Giacomo Leopardi (in Antologie d’autore, 2016) due parti in un volume
Avec deux gravures a l'eau-forte de Gastone Novelli. Préface de André Pieyre de Mandiargues. Uno dei 45 esemplari di testa illustrato da 2 incisioni originali all'acquaforte di Gastone Novelli, numerate e firmate a matita dall'Artista, (''Cincinnati'', puntasecca, trapano e acquatinta su zinco, foglio cm 22,3x16,3 e lastra cm 14,7x8,5; ''ST'', puntasecca e acquatinta su zinco, foglio cm 22,5x17 e lastra cm 12,6x 12,7) Testo tirato da Albert Compère, Annemasse. Incisioni tirate da Renzo Romero, Roma con timbro a secco dello stampatore su carta Rosapina Fabriano Bianca. Esemplare n. 27. 8vo. pp. 48 non numerate. . Ottimo (Fine). . Prima ed. di 40 + V esemplari numerati. . Riferimento: Di Castro F., La linea astratta dell'incisione italiana. Stamperia Romero 1960 - 1986. Electa, 1989
In-4° minimo, legatura editoriale in mezza pelle e tela verde con titoli al dorso e al piatto, pp. 88 con varia numerazione. Cinque acqueforti di Maccari fuori testo, numerate e firmate dall'artista e protette da velina. Firma autografa di Aldo Palazzeschi alla fine della nota introduttiva. Il testo è riprodotto in fac-simile da un manoscritto del poeta datato alla primavera del 1973, e rappresenta l'ultima e più aggiornata stesura delle varie liriche. Rarissima edizione di cento esemplari numerati da 1 a 100, cui seguì un'edizione di altri cento, identica nel testo ma con acqueforti differenti. Il nostro esemplare è uno dei primi trenta (n° 4), con allegata una seconda suite delle acqueforti, tirata su carta Japon nacré e numerata in numeri romani, in cartella editoriale. Le acqueforti sono state stampate da Salvatore Marchese sui torchi di Mino Maccari; la legatura eseguita da Ennio Torri di Milano. (GAMBETTI e VEZZOSI, p. 614: Rara cartella, molto ricercata; R. JENTSCH, I libri d'artista italiani del Novecento, p. 202).
Poesie di Bonnefoy con testo originale a fronte. Traduzione in italiano e prefazione di Fabio Scotto. in copertina ''Le tracce del fuoco'', in apertura del libro "frottage a pastello"; Con 6 tavole originali a tecnica mista e riproduzioni degli appunti di lavoro di Piattella (cm 16x11,5; 25x35). Volume composto da A. Sartori in caratteri mobili Monotype, stampato al torchio pianocilindrico presso l'Officina Olivieri in Milano su carte artigianali fabbricate con fibre di cotone naturale allestita manualmente dalla Bottega del Legatore in Ancona. cm 26x18,5. pp. 40 c.ca. . Perfetto (Mint). . Prima edizione di 150 es. numerati. . Uno dei più belli libri d'artista italiani. Piattella traduce il poema di Yves Binnefoy con sei scene rappresentanti: La casa; Le cose della casa; L'acqua; La terra, gli alberi; Il fuoco, le ombre; L'aria, la luce, atraverso la riproduzione degli appunti di lavoro accompagnati da 6 tavole originali eseguite a tecnica mista (con applicazioni di carte diverse, stoffe, legnetti, etc)
Edizione originale nella tiratura di testa. CON DEDICA Esemplare siglato «F.C.» [fuori commercio] ad personam della tiratura di testa di sole 40 copie firmato da Renato Guttuso, Giacinto Spagnoletti, Alessandro Quasimodo e Guido le Noci, con un disegno originale di Guttuso. Ottimo esemplare intonso (dorso dell’astuccio brunito, cofanetto con tracce di sporco e d’usura, per il resto privo di particolari difetti da segnalare). Rarissimo quarto volume della collana «Gli inchiostri dell’Apollinaire» nell’edizione di testa limitata a 40 esemplari numerati contenenti un disegno originale di Renato Guttuso e firmati dallo stesso pittore siciliano, da Giacinto Spagnoletti, da Alessandro Quasimodo e da Guido Le Noci. Già fondatore nel 1954 a Milano della Galleria Apollinaire - luogo fondamentale per le avanguardie artistiche e culturali -, Le Noci diede vita due anni più tardi all’’omonima casa editrice destinata alla pubblicazione di libri d’arte e, nell’elegantissima collana a cui appartiene anche il volume qui presentato, di poesia. Stampato in due tirature - una di testa, appunto, e un’altra di lusso composta da 1000 esemplari numerati da 41 a 1000 -, il libro raccoglie le 40 lettere d’amore inedite inviate da Salvatore Quasimodo alla danzatrice Maria Cumani nel 1936 ed è impreziosito da un vasto apparato fotografico e da riproduzioni di documenti e manoscritti anch’essi inediti. Il progetto, come spiegato da Le Noci nelle note introduttive, avrebbe inizialmente dovuto presentarsi come un album di fotografie con ricordi e commenti appositamente scritti dal grande poeta. La sua improvvisa morte ad Amalfi nel giugno del 1968 - quando il volume non era stato ancora ultimato - impose tuttavia un cambio di direzione e portò alla pubblicazione - su suggerimento del figlio di Quasimodo, Alessandro - delle lettere d’amore inviate alla moglie Maria Cumani.
Sette poesie di Vann'Antò e 7 serigrafie originali di Alik Cavaliere, Enrico Baj, Emilio Scanavino, Rodolfo Aricò, Roberto Crippa, Toti Scialoja, Gianni Dova firmate a matita dagli artisti (cm 44x35). Introduzione di Guido Ballo Serigrafie tirate su carta a mano della Cartiera Miliani di Fabriano da Piergiorgio Spallacci. Edizione impaginata da Walter Valentini ed impressa con i tipi delle grafiche A. Nava in Milano. Esemplare H ad personam, firmato da Guido Ballo al colophon. cm 44x35. pp. 40+incisioni. . Molto buono (Very Good). . Edizione originale di 90+XXV+10 es. numerati. .
Original glassine wraps a bit yellowed ; A loose leaf oeuvre of Borges. Including an original couache by the illustrating artist Juan Carlos Benites. SIGNED on copyright page by the printer Alejandro Shaw. ; 4to 11" - 13" tall
8vo., First US Edition; cloth, covers very slightly faded else a very good, bright, clean copy in unclipped dustwrapper, the whole housed in a calf solander case with gilt back and marbled edges. A SIGNED PRESENTATION COPY TO DAVID LOW, WITH THE AUTHOR'S HOLOGRAPH INSCRIPTION DATED 1947 ON FRONT FREE ENDPAPER. This scarce collection (the author's first book and sole collection of verse) contains the structured poem 'Lessons of War', Part I of which, 'Naming of Parts', is arguably the most famous poem to emerge from WWII. It also contains the famous T S Eliot parody 'Chard Whitlow'. PRESENTATION COPIES ARE EXCEEDINGLY SCARCE. THIS ONE IS TO DAVID LOW, LEADING BRITISH POLITICAL CARTOONIST AND CREATOR OF 'COLONEL BLIMP'. A New Zealander by birth, Sir David Low (1919-1963) arrived in Britain in 1919 to progress his fledgling career as a political illustrator. In his early years in Britain he worked with a variety of publications including the 'Star', 'New Statesmen', 'Punch' and 'The Graphic'. In 1927 he was invited by Lord Beaverbrook to join London's 'Evening Standard' and the rest is history. A staunch anti-fascist, Low used the scaithing and incisive poweer of his cartoons to attack the complacency of the British establishment in the 30s; in 1934 he created in Colonel Blimp' one of the most famous figures in newspaper cartoon history. His work was swiftly banned in both Germany and Italy and after the outbreak of war several of his cartoons were used to inspire the British people during the darker days at the beginning of the conlfict. Low was appointed an official War Artist and as such attended the Nuremberg War Trials. He was knighted in 1962. Many of Low's cartoons were published in book form, the most famous collections being 'Low's Political Parade with Colonel Blimp (1936) and 'Europe at War' (1941). His most famous character was the basis of 'The Life and Death of Colonel Blimp' (Powell & Pressburger, 1936), one of the most important feature films in the history of British cinema. A UNIQUE AND PARTICULARLY APPROPRIATE ASSOCIATION COPY IN THE CONTEXT OF WWII.
Seconda edizione di molto aumentata e modificata. Leggera traccia di abrasione al frontespizio, appena sotto il fregio dell’editore, con parziale perdita di parte a stampa (ritracciata a mano: ultima porzione del fregio e luogo di edizione); per il resto freschissimo esemplare, molto ben legato, le pagine 162 x 92 mm. Prima raccolta di versi dell’autore, anche in questa edizione Carabba fu pubblicata a spese del padre, in soli 500 esemplari (non dichiarati), con il poeta diciassettenne che stava per terminare il liceo. È detta seconda edizione in riguardo alla placchetta autopubblicata nel 1879, contenente soli trenta componimenti; la presente raccolta contiene 76 poesie, di cui solo quindici dal «Primo vere» 1879, le restanti inedite, comprese le quattro traduzioni dagli inni omerici poste in «Appendice»: «[...] così differenti da potersi considerare due volumi diversi [...]. Par sicuro che il poeta pensasse per qualche tempo di intitolare altrimenti la seconda edizione: la cosa non sarebbe stata inopportuna, considerata la diversa fisionomia che assunse il volumetto» (Pinagli, p. 57). -- È il primo libro stampato da Carabba di Lanciano, editore che si ritagliò una parte di tutto rispetto nella storia dell’editoria e della cultura del primo Novecento; a proposito di questa edizione, ebbe a dichiarare nel 1911: «[...] è bene far sapere che il ‘Primo vere’ venne stampato a Chieti per la prima volta, ma l’edizione non vide la luce perché non piacque al Poeta [...]. Ebbi io subito l’incarico di rifarla e D’Annunzio non riconosce che questa mia per la prima edizione, tanto vero che in più di un’occasione egli mi ha qualificato per il suo primo editore» (cit. in Guabello) Guabello, Raccolta dannunziana, n. 4; Pinagli, Il noviziato poetico di Gabriele D’Annunzio, in: Italianistica 14/1, gen.-apr. 1984, 57-71
(In Fiorenza, appresso Bernardo Giunti, 1549), in-8, legatura seicentesca in piena pergamena (cerniera posteriore parzialmente usurata), tagli spruzzati, carte 135, [1]. Con marca tipografica sul frontespizio e sull'ultima pagina. A c. H4 con proprio front.: Lagrime di messer Agnolo Firenzuola nella violenta morte d'un giovane nobile napoletano. Prima edizione, a cura di Lorenzo Scala che firma l'epistola dedicatoria a Francesco Miniati. Qualche fioritura e pochi aloni marginali alle prime carte. Buon esemplare.