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Edizione originale. 14 fascicoli di «Gli uomini del giorno» con biografie dedicate a Trilussa (n. 3), Amalia Guglielminetti (n. 7), Antonio Gandusio (n. 10), Giovanni Giolitti (n. 12), Amerigo Guasti (n. 13), Mario Mariani (n. 15), Alfredo Testoni (n. 16), Gabriele D’Annunzio (n. 18), Salvator Gotta (n. 23), Ada Negri (n. 24), Tina Di Lorenzo (n. 26), Papini (n. 31), Matilde Serao (n. 37), Roberto Bracco (n. 39). Esemplari con normali segni del tempo ma complessivamente in stato più che buono/ottimo (da segnalare distacco della brossura al numero 7 e al numero 39 e parte mancante all’ultima pagina del numero 31) conservati in astuccio e cofanetto protettivi rossi con tassello con titoli oro al dorso. Collana del 1919 della storica casa editrice milanese Modernissima dedicata a biografie - non sempre lusinghiere - degli uomini e delle donne del momento del mondo culturale e politico (tra cui D’Annunzio, Ada Negri, Trilussa, Giolitti, Mussolini), affidate di volta in volta ad autori diversi con le illustrazioni di Bazzi, Crespi, Camerini, Ventura e altri. Come dichiarato nelle note di apertura a ogni volume: «I volumi della collezione risolveranno esaurientemente le più o meno legittime curiosità del pubblico intorno a ciascuna “personalità” [...]. L’Autore di ogni profilo, conoscendo bene il “suo uomo”, lo porterà alle stelle o lo rovescerà giù dal trono di cartapesta, lo trarrà dall’ombra dell’immeritata misconoscenza e lo risospingerà nella folla delle orpellate mediocrità. Quindi, elogi, stroncatura, rivelazioni, esecuzioni sommarie: ma ogni biografia sarà un’opera d’audacia e di probità, in cui gli aneddoti si alterneranno alle indiscrezioni, i tratti di spiriti alle notizie intime».
Documento autografo originale. In ottime condizioni di conservazione. Tra i nomi quelli di Gianna Anguissola, Paola Masino, Massimo Bontempelli, Corrado Tumiati (che in quell’anno vinse con «I tetti rossi», pubblicato da Treves), Leonida Rèpaci e la moglie, Lorenzo Viani, Giannino ,Gismondi, Amalia Guglielminetti, Attilio Fontana, Ester Lombardo che sul biglietto ha scritto anche «Viareggio — terra dei… festeggiati — 17 agosto 1931». Il Premio nacque nel 1929 in Versilia — «sulla piaggia e sotto l’ombrellone» — per iniziativa di tre amici: Leonida Rèpaci, Carlo Salsa e Alberto Colantuoni. Insieme al Bagutta (1926) aprì la stagione dei grandi premi letterari del Novecento.
Prima edizione. Ottimo esemplare con normali fisiologici piccoli difetti in copertina (dorso leggermente scolorito, con una lacerazione senza perdite fermata al piede e principio di distacco a testa e piede delle cerniere), comunque ben conservata nel suo rosso vivo; interno fresco e pulito; indicazione di «13° migliaio» in copertina. La prima antologia dei poeti futuristi. Precedono una serie di scritti di Marinetti (Proclama ai giovani italiani; Manifesto tecnico della letteratura futurista; Risposta alle obiezioni; Battaglia. Peso + odore), della Direzione del Movimento futurista (L'atmosfera futurista creata da noi; Le vittorie della pittura futurista) e di Paolo Buzzi (Il verso libero). Poesie e parlibere di L. Altomare, M. Betuda, P. Buzzi, E. Cardile, G. Carrieri, E. Cavacchioli, Auro d'Alba, L. Folgore, C. Govoni, G. Manzella-Frontini, Marinetti, A. Mazza, A. Palazzeschi. La tiratura fu larghissima: nelle lettere a Palazzeschi, Marinetti parla (seriamente) di 20.000 copie; e aggiunge: «Sarà diffuso in Europa e in America, con uno slancio più che americano. Metterò a disposizione di ognuno dei poeti del gruppo due o trecento copie» (cit. in Salaris). Cammarota, Marinetti, 37 (raro); Id., Futurismo, Libri di aa. vv., 2; Salaris, Marinetti editore, pp. 101 e 120-s
4°, BROSSURA CON FOTO B.N. (COP. LILIANA LANDI - FOTO AURELIA RAFFO), PG. 70 N.N., VOL. N. 2 DELLA COLLANA "LA NUOVA SCRITTURA", EDIZIONE A TIRATURA LIMITATA DI 550 ESEMPLARI (NS. 18 DEI 50 CON UN ORIGINALE SCIOLTO DI V. ACCAME), FIRMA DELL'AUTORE E NUMERAZIONE A MATITA AL COPYRIGHT.
Prima edizione. CON DEDICA Esemplare n. 33 di soli 150 stampati, con firma autografa di Giovanni Acquaviva al colophon. Ottime condizioni. Rarissima edizione stampata in sole 150 copie numerate e firmate dall’autore. Dalla prefazione: «Il “Canto a Savona” che registriamo sul filo sottile della nostra nervosità di liguri-nativi, per i savonesi non ha bisogno di chiarimento: è poesia di Priamare nel senso genovese di questa parola». I versi sono impreziositi da quattro composizioni dell’autore e artista, che reinterpreta spunti locali con notevole verve astrattista. Cammarota, Futurismo, n. 1.4
In-4°, 68pp, (4cc), legatura in pergamena, buone condizioni, titolo manoscritto al dorso, l’illustrazione alla carta A2 contiene l’emblema dell’Accademia degli Umoristi. Qualche brunitura. L’Aleandro, scolaro a Padova di Guido Panciroli, ebbe, precocissimo, fama di buon poeta latino e italiano, e più tardi nomea d'epistolografo principe in latino; partecipò, in difesa del Marino, alla celebre polemica suscitata dallo Stigliani contro L'Adone; fu tra i fondatori e i sostenitori dell'Accademia degli Umoristi; ma va ricordato soprattutto come antiquario per le sue dissertazioni di archeologia applicata al diritto, alla storia del costume e della religione, solo in parte edite. L'Accademia degli Umoristi, insieme all'Accademia dell'Arcadia e alla splendida ma effimera Accademia delle Notti Vaticane fu una delle principali accademie letterarie romane del Seicento. Grazie all'appoggio e alla protezione che poi ottenne da parte del cardinale Francesco Barberini, divenne un'istituzione semi-ufficiale. Aveva sede a Roma ma vantava aspirazioni cosmopolite. Come tutte le accademie dei secoli XV-XVI-XVII, era presieduta (o governata) da un Principe, che organizzava le sedute, indirizzava i lavori, la rappresentava presso altre Accademie o di fronte alle autorità. La carica aveva durata annuale, ma poteva essere reiterata. I Principi dell'Accademia degli Umoristi furono tra i più prestigiosi e innovatori letterati del Seicento: Giovanni Battista Guarini (1611), Alessandro Tassoni (1606-1607), Giovan Battista Marino (1623). Le leggi dell'accademia degli Umoristi consentivano anche una limitata partecipazione femminile. «Feminis primariis ætate et forma prestantibus earumque viris eam frequentandi veniam dabant leges». L'Accademia, come tutte le consorelle, aveva un simbolo o impresa. Essa è più di un'immagine e di un motto: è l'autorappresentazione che l'Accademia offre di se stessa, ne indica l'identità. L'Impresa degli Umoristi nacque per insistenza di Giovanni Battista Guarini (allora Principe dell'Accademia) nel 1611: ci furono numerosissime proposte e infine fu accettata quella che divenne definitiva: una nuvola dalla quale cade pioggia sulle onde del mare e sotto il verso lucreziano «Redit Agmine Dulci» (Ritorna dal campo di battaglia alla dolcezza). Nel 1717 il pontefice Clemente XI volle ripristinarla e ne nominò principe Alessandro Albani, non ancora cardinale. Il tentativo non ebbe però successo e di lì a poco l'Accademia scomparve definitivamente. In-4 °, 68pp, (4cc), vellum binding, good condition, handwritten title on the spine, the illustration on leaf A2 contains the emblem of the Academy of Humorists. Some brownings. Aleandro, a pupil of Guido Panciroli in Padua, had a very early reputation as a good Latin and Italian poet, and later he became the name of the main epistolograph in Latin; in defense of Marino, he took part in the famous controversy raised by Stigliani against L'Adone; he was among the founders and supporters of the Academy of Humorists; but it must be remembered above all as an antiquarian for his dissertations on archeology applied to law, the history of customs and religion, only partially published. The Academy of Humorists, together with the Academy of Arcadia and the splendid but ephemeral Academy of Vatican Nights was one of the main Roman literary academies of the seventeenth century. Thanks to the support and protection that it then obtained from Cardinal Francesco Barberini, it became a semi-official institution. It was based in Rome but boasted cosmopolitan aspirations. Like all the academies of the XV-XVI-XVII centuries, it was chaired (or governed) by a Prince, who organized the sessions, directed the work, represented it in other Academies or before the authorities. The office had an annual duration, but could be repeated. The Princes of the Academy of Humorists were among the most prestigious and innovative writers of the seventeenth century: Giovanni Battista Guarini (1611), Alessandro Tassoni (1606-1607), Giovan Battista Marino (1623). The laws of the Academy of Humorists also allowed for limited female participation. "Feminis primariis ætate et forma prestantibus earumque viris eam frequentandi veniam dabant leges". The Academy, like all its sisters, had a symbol or company. It is more than an image and a motto: it is the self-representation that the Academy offers of itself, it indicates its identity. The Coat of arms of the Academy was born on the insistence of Giovanni Battista Guarini (then Prince of the Academy) in 1611: there were numerous proposals and finally what became definitive was accepted: a cloud from which rain falls on the waves of the sea and below towards Lucretian motto « Redit Agmine Dulci »(Returns from the battlefield to sweetness). In 1717 Pope Clement XI wanted to restore it and appointed Alessandro Albani as prince, not yet a cardinal. However, the attempt was unsuccessful and shortly thereafter the Academy finally disappeared.
Otto volumi (cinque di Tragedie, tre di Opere varie) in-16° (17,3 x 10,8 cm), pp. 323, (1), 300; 339, (1); 356, (2); 347, (1); VIII, 232; 267, (1); 287, (1), legatura ottocentesca in mezza tela con titoli e fregi in oro al dorso. Tagli a spruzzo. Normali segni del tempo alla legatura. All'antiporta del Volume primo delle Tragedie, tavola fuori testo con ritratto dell'Alfieri inciso su rame da Giovanni Boggi (qualche piccola abrasione e qualche piccolo difetto all'altezza del volto). Nella parte inferiore del contropiatto anteriore di ciascun volume, targhetta pubblicitaria, in carta colorata, di "Luigi Pantalini. Cartolajo e Legatore di Libri d'ogni qualità. Corsia del Giardino 1227 In Milano". Pochi, piccoli restauri, perfettamente eseguiti, in particolare qualche strappetto rimarginato. Normali segni d'uso e del tempo, nel complesso esemplare molto ben conservato. Nota di spedizione: il peso complessivo dei volumi, debitamente imballati per l'invio, supera i 3 chilogrammi. Di seguito, il dettaglio del contenuto dei singoli volumi: Tragedie. Voume primo. Lettera del Calsabigi all'autore; Risposta dell'autore; Parere dell'autore su l'arte comica in Italia; Filippo; Polinice; Antigone. Volume secondo. Virginia; Agamennone; Oreste; Rosmunda. Volume terzo. Ottavia; Timoleone; Merope; Lettera del Cesarotti sulle tre suddette Tragedie; Note dell'autore, che servono di risposta al signor Cesarotti; Maria Stuarda. Volume quarto. La congiura de' Pazzi; Don Garzia; Saul; Agide; Sofonisba. Volume quinto. Bruto primo; Mirra; Bruto secondo; Parere dell'autore su ciascheduna delle presenti tragedie; Su l'invenzione di tutte; Su la sceneggiatura; Su lo stile. Opere Varie filosofico-politiche: Volume primo. Del principe e delle lettere libri tre. Volume secondo. Della tirannide libri due; La virtù sconosciuta, dialogo; Panegirico di Plinio a Trajano. Volume terzo. L'Etruria vendicata, poema in quattro canti. L'America libera, odi; Parigi sbastigliato, ode; Sonetti; Le mosche e le api, favoletta; Versi di vario metro.
Fotografia originale vintage in b/n, silver print, cm 18 x 25. Al verso indicazione manoscritta a matita: Henri Chopin et Bertini. Immagine che ritrae i due artisti nell'atto di osservare una nota opera di Chopin. L'artista francese e' stato uno dei massimi rappresentanti della poesia sonora occupandosi anche di poesia concreta e arti visive. Nel 1958 fonda la rivista Cinquieme saison (che nel 1964 diventera' OU - cinquieme saison). Gianni Bertini, pittore e poeta visuale, dopo aver attraversato molte sperimentazioni a partire dagli anni '40, fu attivo a Parigi dove realizza negli anni '60 opere su temi di attualita' per mezzo del collage. Collaboro' alla rivista Ou di Chopin.
In-8 (Cm 25 x 17,5), pp. 183, legatura editoriale simil pelle, sgurdie marmorizzate, taglio superiore in oro. 19 tavole a colori e bianco nero nel testo di artisti che hanno disegnato e inciso le opere d'arte originali riprodotte nel volume. Opere di Galileo Cattabriga, Corrado Padovani, Carlo Crispini, Virgilio Guidi, Mimì Quilici Buzzacchi, Filippo De Pisis, Tato, Carlo Socrate, Giorgio de Vincenzi, Bruno Santi, Anacleto Margotti, Amerigo Bartoli, Achille Funi, Enzo Baglioni, Forlin, Gino Marzocchi. Ristampa dell'edizione originale edita da Zanichelli nel 1905 curata da Nello Quilici. Volume stapato dalla S.A.T.E. in Ferrara su carta a mano P.M.F. di Fabriano in 270 esemplari tutti fuori commercio. Nostro esemplare numero 30. Due copie censite in iccu.sbn. Manca la smil pelle al dorso. Qualche segnetto d'uso alla legatura. Interno perfetto. Il volume, stampato nel 1940, è probabilmente antecedente alla morte di Italo Balbo e dello stesso Quilici avvenuta il 28 Giugno. Raro. MOLTO BUONO
Prima edizione italiana. Esemplare vissuto, con una gora al margine superiore delle carte e del piatto anteriore, e le carte fiorite; sovracoperta in carta pergamena mancante del dorso. Variante con copertina illustrata (esistono due varianti, una illustrata con un bel ritratto dell’autore in bianco e nero, un'altra senza il ritratto: la particolare disposizione del testo del titolo, quasi ad “abbracciare” il disegno, condurrebbe a credere che nel piano originario il ritratto fosse presente). Prima versione completa in italiano, molto rara, condotta in prosa da Riccardo Sonzogno, che così spiega la sua scelta: «Non pensai neppure ad una traduzione ritmica che oggi — a lavoro compiuto — ritengo impossibile. [...] Nessuno potrà né dovrà — a mio avviso — tentare la traduzione in poesia dell’opera completa». La raccolta è preceduta dalla traduzione dell’intervento critico di Gautier e seguita da giudizi critici di vari letterati illustri, entrambi apparsi per la prima volta nell’edizione delle «Fleurs du mal» del 1868, che funse da base di testo per la traduzione. Riccardo Sonzogno (1871-1915) fu il nipote dell’editore Edoardo: nel Novecento progressivamente subentrò allo zio nella gestione dell’attività editoriale, che ereditò definitivamente nel 1913: la prematura morte fece sì che l’attività passasse definitivamente nelle mani del socio Alberto Matarelli, dal 1919 proprietario unico.
Prima edizione italiana. CON DEDICA Esemplare in più che buone condizioni (fisiologiche fioriture, spesso molto leggere; dorso restaurato; piccola mancanza marginale alle pagine 19 - 20). Dedica autografa del traduttore a Ugo Finzi, uomo di cultura e di spettacolo (e in particolare di musica e rappresentazione operistica), figura di spicco nei movimenti della Milano dei decenni a cavallo tra fine Ottocento e inizio Novecento. Prima traduzione italiana nell’emissione «Locatelli & C.», che propone con copertina ridisegnata e varianti di stato (cambiata la sottoscrizione editoriale, la numerazione delle pagine, e non sono presenti i disegni nel testo) la tiratura precedente (targata Unione Tipo-Litografica Milanese). Questa traduzione va a completare quella dei «Fiori del male» che lo stesso Sonzogno aveva pubblicato nel 1893, sempre in prosa.
Poesie di Vincenzo Guarracino con 13 acqueforti acquetinte originali anche a doppia pagina di Mario Benedetti di cui 12 distribuite nel testo (da cm 18,5x21 a cm 27x19,5) e una per la copertina (cm 27x70). Edizione firmata da Benedetti e Guarracino Carta Hahnemuhle. Gli esemplari in numerazione romana costituiscono la suite delle acqueforti tirate su sei fogli a grandi margini numerati e firmati. Cm 27,5x20,5. pp. 48. . Ottimo (Fine). . Edizione di 70+XV es. numerati e firmati dagli A.. . Scri vi vere comprende poesie stampate negli spazi tra le acqueforti astratte che coprono le pagine. Lo scopo è quello di ottenere un equilibrio tra bianco e nero.
In12°; pp. 116, (4), al front. monogramma della Società di Gesù inciso su legno. Legatura coeva in piena pergamena; dorso con fori di tarlo. Contiene epigrammi e anagrammi, come pure versi “proteani” tra cui il più famoso della letteratura rinascimentale, un unico esametro in onore della Vergine Maria. Un’ode su un ritratto del Petrarca, l’epitaffio di Filippo Rubens. Bernard Bauhuis Van Bauhuysen nacque ad Anversa nel 1575 e ivi morì nel 1619; entrato nella Compagnia di Gesù si dedicò alle lingue classiche
Completamente illustrato con fotografie di Gianni Bertini, Enrico Cattaneo, Fabrizio Garghetti, Ermanno Zaccheroni. Libro d'artista realizzato dopo la performance di Bertini allo Studio Santandrea di Milano in cui Bertini proiettava sui muri le sue opere. Le fotografie sono poi state utilizzate per il volume . 8vo. pp. 140. . Ottimo (Fine). . Edizione originale di 1200 esemplari. .
Prima edizione autonoma. Restauri perimetrali alla rara brossura originale; prime e ultime pagine brunite; nel complesso, considerata l’estrema fragilità della placchetta, un esemplare in più che buone condizioni. Pregiato dalla dedica autografa dell’autore «A Alberto Tarchiani fraternamente l’A. 12. XI. 5». Il fiorentino Tarchiani (1885-1964) fu giornalista, antifascista e poi diplomatico italiano. Rarissimo estratto dal numero 7 di «Hermes», la rivista di Borgese e Corradini uscita per soli dodici fascicoli tra 1904 e 1906. Stampato su pregevole carta forte in barbe, e ornato dai legni di Adolfo De Carolis, il fascicolo affianca l’opera prima «Storia della critica romantica» (Napoli 1905). Il testo rispecchia una conferenza sulla sopravvivenza dei miti greci, letta al Circolo filologico di Napoli e all’Università popolare di Milano.
Edizione originale Esemplare proveniente dalla collezione futurista di Giampiero Mughini, pregiato dalla dedica autografa dell’autore «al poeta Renato Simoni»; in ottime condizioni (copertina un po’ brunita). Opera prima molto rara, precede di pochissimo l’esordio poetico «More di macchia», plaquette impressa a Roma non oltre il giugno dello stesso anno; annuncia infatti al contro-frontespizio le «More» come «di prossima pubblicazione». Umberto Cantone, in un intervento su «La Repubblica» dell’11 gennaio 2015, ha definito Antonio Bruno «il Leopardi di Sicilia»: «con il poeta di Recanati Bruno condivideva il rachitismo e l’irrefrenabile, doloroso desiderio di Assoluto». -- Che questo suo esordio leopardiano nulla abbia del banale scritto d’occasione, del resto, lo conferma la ristampa procurata dallo stesso Bruno nell’ambito dei «messaggi della Gnosi d’Albavilla», pubblicati nei tardi anni ’20: «Una conferenza [...] su un tema che avrebbe fatto da canovaccio e dannazione della vita di nostro fratello Bruno, l’amare senza essere riamato, la dissimmetria nel gioco dei sentimenti tra uomo e donna» (Mughini, La collezione, Torino 2009, p. 32). -- «Io sento con l’infallibilità dell’istinto che i miei antenati letterari si chiamano Giacomo Leopardi, Edgar Poe e Charles Baudelaire» (Antonio Bruno, 26 aprile 1924). Cammarota, Futurismo, 61.1
Tre volumi in due tomi. Cm. 23; pp. LXXVII, 568; 539; 255. Mezza pelle coeva, dorso a 5 nervetti con titoli e ricchi fregi in oro, monogramma Antonio De Reali sormontato da corona al piede del dorso e al piatto superiore. Risguardi in carta marmorizzata, segnalibro in seta verde conservato. Taglio superiore blu. Qualche piccolo difetto, qualche lieve fioritura. Edizione originale in esemplare da amatore bibliofilo. (23 / 1014) 1150 / 30
Edizione originale. Più che buon esemplare, quasi ottimo, nella brossura originale. «Parte dell’opera Carmen Sæculare in composizione», dedicato «A Sua Maestà la Regina Margherita» nel primo anniversario della morte del Re, datato in piè dell’ultima pagina «Milano, 29 Luglio 1901». Assieme al «Il Carme di Napoleone Bonaparte» (P. Agnelli 1901) e al successivo «La Notte di Roma» (Libreria Editrice Internazionale 1903), questo opuscolo è una delle rare testimonianze a stampa del progetto noto come «Carmen sæculare» che Buzzi andò elaborando dalla fine dell’800 per consegnarlo alle stampe solo nel 1919-20 come «Poema di Garibaldi» e «Carmi degli Augusti e dei Consolari». Il presente carme, tuttavia, fu poi escluso dalla raccolta e risulta non altrimenti edito. Rampazzo, «Paolo Buzzi tra Gabriele D’Annunzio e Giuseppe Garibaldi» («Riv. Lett. Ital.» XXVII.3, 2009), p. 206 nota 9 ; Buzzi, «Futurismo scritti carteggi...», p. 8: «[...] Emilio Treves il quale mi pubblicava un Carme di Re Umberto e, più tardi, benedetto lui! i Versi Liberi»
Brani scelti di Gabriele D'Annunzio e otto xilografie del 1916 di Guido Cadorin, numerate e firmate a matita (cm 8x13; 13x8) Xilografie tirate sui torchi a mano da Giorgio Upiglio. Legni biffati dopo la tiratura. Carta espressamente prodotta dalla Filicarta. Composizione e stampa di Bruno Fusetti. Esemplare n. V/V h.c.. 8vo (cm 21x28). pp. 44 non numerate. . Ottimo (Fine). . Edizione originale di 60 es. numerati. .
Seconda edizione aumentata. Più che buon esemplare, fresco e pulito all’interno, con qualche menda perimetrale alla copertina (mancanza al piede del dorso e all’angolino basso del piatto anteriore) e una firma d’appartenenza non deturpante al frontespizio. Non comune seconda edizione aumentata di cinque poesie apparse su periodici successivamente ai «Canti orfici»: ‘A M. N.’ (1916); ‘A Bino Binazzi (Toscanità)’ (1915); ‘Frammento’ (1915); ‘Arabesco-Olimpia’ (1915); ‘Notturno teppista’ (1922). L’edizione dei ‘Canti orfici’ appare qui con diverse varianti in seguito disconosciute dall’autore, e con l’inclusione della poesia ‘Dianora’, di Luisa Giaconi ma attribuita qui a Campana. «Seppur malsicura la cosiddetta edizione Binazzi ha il merito di perpetuare la traccia dell’opera di Campana nei due decenni successivi — data anche la non facile reperibilità dell’edizione marradese» (Castellani). Castellani, Campana Canti Orfici 1914-2014 (cat. della mostra), p. 37
Edizione originale. Lievissimo foxing alla brossura, per il resto esemplare molto buono. Esemplare numero 122 di 200 numerati e firmati a mano dall’A. Il poeta/artista si sbizzarrisce pubblicando sorta di ‘bozze’ con interventi manoscritti riprodotti, ‘bozze’ sulle quali lavora poi con pennarelli di diverso colore, timbri e collages di varia natura (carta, fiammifero, ritaglio di giornale...) fino a farne delle vere e proprie tavole. Si noti che il titolo è composto con la «c» di «scritta» di volta in volta come fosse stata stampata per errore alla linea superiore o come si debba spostarla alla linea superiore, con relativi simboli di correzione. Raro.
Edizione originale. Ottimo esemplare. Raccoglie le suites: Passeggiate sentimentali in ciabatte; Veleni, Trombette, ecc.; 7!; I brividi di uno stesso mattino di marzo; A gola spalancata ! ...; Minuetti a passo di carica; Orazione funebre delle «Ranocchie turchine». Il mese di stampa confermato tra le altre cose dalla menzione in «Lacerba» II.9, 1° maggio 1914, in quarta di copertina: «È uscito ...». Notevole copertina grafica impaginata con gran gusto compositivo dal Marinetti editore. Cammarota, Futurismo, 98.4; Salaris, Marinetti editore, p. 175
Edizione originale. Ottimo esemplare (occasionali segni d’attenzione a penna rossa nel testo, a partire da pagina 56, con le pp. 56-57 sottolineate anche in inchiostro nero). Rarissima seconda raccolta poetica di Guido Ceronetti, segue la prima pubblicata nel 1955 con lo stesso titolo: «Nuovi salmi: psalterium primum». La nota al colophon recita: «Di questo Salterio sono stati tirati 210 esemplari presso la Stamperia Impronta via Morgari 23 a Torino». Quasi sicuramente pubblicata a spese dell’autore, tanto quanto la raccolta del 1955, ma i dati in proposito sono pochissimi. Il fatto è che la prima produzione lirica di Ceronetti è quasi completamente ignota, non studiata e addirittura spesso e volentieri equivocata in sedi peraltro critiche (si veda esemplarmente l’«Encyclopedia of Italian Literary Studies», New York 2007, che — sulla scorta di autorevoli fonti accademiche — rubrica i «Nuovi salmi» 1955 sotto la voce «traduzioni»). La confusione nasce sicuramente dall’importante traduzione del «Libro dei Salmi» uscita per «I Millenni» Einaudi nel 1967 con il semplice titolo «Salmi», e da allora costantemente ristampata. Si aggiunga poi l’omonimia delle due raccolte originali di «Nuovi salmi», spesso e volentieri considerate due edizioni dei medesimi testi e invece assolutamente distinte: la prima, pubblicata dal Mariotti di Pisa nel 1955 (ovvero l’anno dopo la laurea, a 28 anni), lo «psalterium primum»; il «salterio [secondo]» uscito in un raffinatissimo volume senza data di stampa, ma annunciato in questi termini nell’ultimo fascicolo del 1957 della rivista torinese «Filosofia» diretta da Augusto Guzzo (n. 8/4): «Guido Ceronetti pubblica, in edizione numerata, ventitré “Nuovi Salmi” (Torino, L'Impronta, 1957), che sono ventitré ardue ricerche d’una forma classicamente perfetta (ma spesso ermetica) per una sensibilità raccolta eppure esasperata». -- Con i «Nuovi salmi» — probabilmente con entrambe le raccolte — il poeta partecipò al premio Bonavera 1960 per le belle lettere, assegnato dall’Accademia delle Scienze di Torino: perse in favore degli studi linguistici di Bice Mortara. Una bocciatura che sembrerebbe aver chiuso la stagione dell’elaborazione poetica originale dei «Nuovi salmi», propiziando invece il lavoro di studio e traduzione del «Libro dei salmi» dell’antico testamento. Rimane sicuramente un vulnus degli studi ceronettiani — autore recentemente scomparso e giustamente molto celebrato — il velo d’oblio che sembra essersi disteso sulla prima attività letteraria, quanto mai necessaria se non altro per capire il raffinato traduttore veterotestamentario.
Paris, Gallimard, 1959-1960. 2 volumes in-12, brochés, non coupés, 343 et 256 pp. Première édition collective. Un des 35 exemplaires numérotés sur vélin pur fil Lafuma-Navarre, n° 2 et un des 37 ex. pour le second volume " Monologues ", N° 3, seul tirage en grand papier. Exemplaires en parfait état.
Prima edizione. CON DEDICA Esemplare 379 di 432 numerati e firmati dall’autore, in ottime condizioni.