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In-8, brossura, pp. XII, 372, intonso, pagine leggermente ingiallite per la qualità della carta, peraltro in buono stato (good copy).
br. Un volume utile per lo studio e il ripasso dell'opera di Elio Vittorini, Cesare Pavese e Beppe Fenoglio, adatto per prepararsi a interrogazioni o verifiche scritte e per realizzare ricerche e tesine. Mediante l'analisi delle principali opere di queste figure fondamentali della cultura italiana - che furono, oltre che scrittori, traduttori, giornalisti ed editor - l'autore ricostruisce uno spaccato della letteratura italiana dagli anni Quaranta agli anni Sessanta. L'approccio storico-letterario, arricchito da una serie di analisi testuali e di apparati critici, offre al lettore una esposizione completa e chiara di tre grandi intellettuali della prima metà del Novecento italiano.
brossura Negli anni Quaranta del secolo scorso Elio Vittorini curò gli apparati iconografici delle collane Pantheon teatrale e Pantheon letteraria per la Bompiani. Scelse personalmente le illustrazioni, andò a caccia di dipinti e affreschi, scovò libri di pittura. Nel 1945 iniziò l'avventura del Politecnico e in quella rivista Vittorini diede spazio a pittura, arte, architettura, fotografia, cinema, fumetti. Vittorini curò anche tutta la meravigliosa serie I Millenni dell'Einaudi, scegliendo personalmente tutte le immagini dell'apparato iconografico dei volumi pubblicati tra il 1949 e il 1953; ne ricordiamo alcuni che Vittorini scelse e amò moltissimo (Le commedie di Carlo Goldoni, l'Orlando Furioso di Ludovico Ariosto, il Decamerone di Boccaccio e le Mille e una notte), come testimoniano le innumerevoli lettere in cui parla del lavoro sulle immagini; un lavoro che lo appassionava e in cui esibiva una vasta cultura pittorica e una sapiente regia comunicativa. Tutte scelte spiegate nelle introduzioni firmate e non.
brossura Negli anni Quaranta del secolo scorso Elio Vittorini curò gli apparati iconografici delle collane Pantheon teatrale e Pantheon letteraria per la Bompiani. Scelse personalmente le illustrazioni, andò a caccia di dipinti e affreschi, scovò libri di pittura. Nel 1945 iniziò l'avventura del Politecnico e in quella rivista Vittorini diede spazio a pittura, arte, architettura, fotografia, cinema, fumetti. Vittorini curò anche tutta la meravigliosa serie I Millenni dell'Einaudi, scegliendo personalmente tutte le immagini dell'apparato iconografico dei volumi pubblicati tra il 1949 e il 1953; ne ricordiamo alcuni che Vittorini scelse e amò moltissimo (Le commedie di Carlo Goldoni, l'Orlando Furioso di Ludovico Ariosto, il Decamerone di Boccaccio e le Mille e una notte), come testimoniano le innumerevoli lettere in cui parla del lavoro sulle immagini; un lavoro che lo appassionava e in cui esibiva una vasta cultura pittorica e una sapiente regia comunicativa. Tutte scelte spiegate nelle introduzioni firmate e non.
brossura Sfogliando tutti i numeri del "Politecnico", settimanale e mensile, e riflettendo sui motivi per cui Vittorini nella più importante rivista culturale italiana di quel preciso e delicato momento storico, concede spazio alla "sottoletteratura", alla "letteratura disegnata", a fianco della Letteratura con la L maiuscola e accanto ai saggi e agli interventi critici di illustri personaggi della cultura non solo europea, Annalisa Stancanelli scrive questo saggio corredato di note bibliografiche e arricchito anche con un interessante apparato di testi e testimonianze. In aggiunta per la seconda edizione una nuova Appendice che racconta la polemica sui fumetti che prese vita sulle colonne di Rinascita negli anni 1951 e 1952.
In-4 (cm. 31), tela editoriale, titolo al dorso, sovracoperta, custodia, pp. 463, con illustrazioni in bianco e nero e a colori, ISBN 88-7142-026-8. In buono stato di conservazione (good copy).
br. A più di settant'anni dalla morte le vicende umane di Gabriele D'Annunzio continuano a destare viva attenzione. Il suo vivere inimitabile ha bisogno di approfondimenti ed esplicazioni; la discussione sulle fasi e le modalità legate alla presunta operazione autopubblicitaria che il Vate ordì con una sapiente strategia di marketing si agita ancora. Come si diventa un Divo? Quali sono gli elementi e le fasi che concorrono, sulla base di determinati presupposti "scientifici", a determinare la fenomenologia del divismo dannunziano? Come si passa alla consacrazione in Mito?
ill., br. Nel libro vengono ricostruite le vicende degli ebrei travolti in provincia di Pistoia dall'approvazione delle leggi razziali e dalle persecuzioni conseguenti.
ill., ril. Il 5 settembre 1938 venivano emanate le leggi "per la difesa della razza", le leggi della vergogna: lo Stato italiano, per mano di chi lo reggeva discriminava, chi aveva origine familiare e credo israelita, con il suggello falso di un attributo razziale inesistente. La Nazione italiana in larga parte accoglieva indifferente il dispositivo che spezzava il legame tra i suoi cittadini ebrei e la società civile. Le Università e le Scuole "sospendevano" i loro Docenti, non consentivano agli studenti e alle studentesse l'iscrizione, li allontanavano quando stranieri. A Pisa l'Università allontanava venti tra i suoi Docenti e oltre duecento Studenti ebrei stranieri. Nell'ambito delle celebrazioni indette dall'Università di Pisa, dalla Scuola Normale Superiore, dalla Scuola Superiore Sant'Anna e dall'IMT e intitolate a "San Rossore 1938" gli allievi delle Scuole il 15 ottobre 2018 hanno ricordato quelle "vite sospese" con i loro Docenti nel corso di una Giornata di confronto e di testimonianza, cui è seguita una installazione artistica presso la Scuola Sant'Anna: quattro stanze, frammenti del poema di vite sospese e spezzate nel 1938 per volontà di un dittatore, per firma di un re d'Italia, per l'acquiescenza dei più in Europa. Questo libro ripercorre quelle storie e ne riafferma al lettore la memoria.
Sperling & Kupfer, 2007. In-8, brossura, pp. 313. In ottimo stato.
ill., br. «Per queste festività lo Studio Museo Francesco Messina offre ai visitatori una mostra che mette a confronto due maestri coevi che, pur nella loro visione artistica e stilistica totalmente diversa, seppero intessere un intenso dialogo sui temi e il senso dell'arte. Entrambi condivisero il legame con la piccola cittadina ai piedi dell'Etna, Lin-guaglossa, dalla quale giungono oggi in prestito le opere di Salvatore Incorpora che dialogano con quelle di Francesco Messina nel luogo che quest'ultimo scelse come suo studio. Uno stile più classico quello di Messina al quale fa da contrappunto quello espressionista di Incorpora capace di suscitare emozioni nei confronti dei suoi soggetti prediletti: quell'umanità fiera costretta a cercare fortuna altrove, i vinti di Giovanni Verga. I dipinti, le sculture e i presepi di Salvatore Incorpora qui esposti, seppure nella loro multiformità, sono dominati dal colore e dal tratto dinamico, ed è interessante la capacità dell'artista di trovare spunti espressivi anche in materiali eterogenei che egli utilizza specialmente per realizzare i suoi presepi, piccoli microcosmi che rivelano la vita quotidiana della Sicilia della metà del Novecento. La prima retrospettiva milanese dedicata a Salvatore Incorpora non poteva quindi che aver luogo proprio allo Studio Museo Francesco Messina, un Museo che porta avanti la sua vocazione di spazio di confronto e dialogo tra le opere dello scultore siciliano milanese d'adozione e diversi artisti, dai maestri del Novecento sino ai talenti contemporanei.» (Dalla Prefazione di Tommaso Sacchi)
In-16 gr., brossura orig., pp. 185,(3), con alcune tavole in b.n. f.t. "Prima edizione". Ben conservato.
br. Giugno 1944. Il rapimento del colonnello von Gablenz, da parte di un'autonoma formazione partigiana slava, provoca il rastrellamento tedesco di centinaia di civili, rinchiusi nella chiesa della Chiassa (Arezzo) e minacciati di fucilazione, se entro 48 ore l'alto ufficiale non verrà riconsegnato. Il tempo trascorre velocemente, tra la disperazione degli ostaggi, dei loro familiari e l'impotenza del Comando partigiano italiano. Quando tutto sta per concludersi, un giovane partigiano siciliano, Gianni Mineo, riaccende la speranza ponendosi come mediatore tra i tedeschi e gli slavi. Con estremo coraggio, Mineo riesce a far liberare il colonnello e, con l'aiuto di un altro partigiano, Giuseppe Rosadi, a riportarlo appena in tempo, salvando dalla strage la popolazione e i paesi della zona dalla distruzione. Un'appassionata ricerca, su differenti fonti, porta ad un'incredibile scoperta: il partigiano Gianni Mineo era un infiltrato tra i "repubblichini" di Arezzo. In questa veste, fu protagonista di molteplici azioni, riuscendo a salvare tante vite...
br. La diffusione capillare delle ICT (Information and Communication Technologies) all'interno dello spazio sociale, nonché la loro implementazione strutturale in tutti i settori della vita pubblica e privata, culturale e produttiva, sono fenomeni costitutivi dell'evoluzione delle società industrializzate tra XX e XXI secolo, il cui significato e le cui conseguenze sono sempre più al centro degli interessi delle scienze umane. Diviso tra coloro che interpretano i processi di digitalizzazione in piena continuità con il passato, e coloro che vedono nelle attuali trasformazioni tecnologiche una vera e propria mutazione antropologica, il dibattito umanistico non smette di interrogarsi sui tratti costitutivi dell'esperienza digitale, sui problemi, sulle potenzialità e sulle sfide teoriche che essa pone ai campi di studio tradizionali. I contributi raccolti nel volume, di impostazione disciplinare e teorica differente tra loro, focalizzano l'attenzione su aspetti diversi ma strettamente intrecciati di un fenomeno unitario. Dal significato globale delle tecnologie informatiche alle loro più vaste implicazioni antropologiche, dalle nuove forme di soggettivazione fino alle frontiere dell'automazione nei settori lavorativi, educativi e medici, i saggi inclusi nella raccolta intendono mettere in luce la complessità di una trasformazione ancora in corso, da pensare in tutta la sua portata.
In-8 p., cartonato edit., sovrac., pp. 167,(7). Prima edizione. Ben conservato.
illustrazioni in nero e a colori
In-8 p., bross., pp. 311, illustr. a colori e in b.n. Catalogo della mostra.
br. Narratore, saggista, sceneggiatore, drammaturgo, scrittore di costume, collaboratore instancabile di giornali, riviste e rotocalchi tra Ventennio e Italia repubblicana, Vitaliano Brancati (1907-1954) ha combattuto gli idoli polemici con l'arma della fantasia e della comicità, incorrendo più volte nei rigori della censura. Il volume ne indaga il percorso intellettuale dal fascismo alla democrazia postbellica attraverso i racconti del "Vecchio con gli stivali", i saggi delle "Lettere al direttore", dei "Piaceri" e dei "Fascisti invecchiano", il romanzo "Paolo il caldo", il "Diario romano" e la scrittura per il cinema (per Monicelli, Steno, Rossellini), culminata nella trilogia "Anni difficili" (1948), "Anni facili" (1951) e "L'arte di arrangiarsi" (1954) diretta da Luigi Zampa.
illustrazioni in nero e a colori
ill., ril. «È tutta la mia vita», così confessa Charlotte al suo medico francese affidandogli centinaia di tempere e di fogli manoscritti. Alcune settimane dopo, incinta di cinque mesi, viene deportata e poi subito uccisa ad Auschwitz, il 10 ottobre del 1943. Concepito in una situazione di solitudine estrema, "Vita? o Teatro?" è il frutto di mesi di incessante lavoro di una giovane donna fuggita dalla Germania nazista che aveva voluto con quest'opera costruirsi un baluardo contro il caos del mondo. Oggi resta un monumento artistico e letterario, quasi un'opera d'arte totale di una forza sconvolgente, che viene pubblicato nella sua forma integrale.
ill., br. Una biografia di Antonio Gramsci, il politico, filosofo e giornalista tra i fondatori del Partito Comunista italiano, considerato oggi uno dei più influenti pensatori del XX secolo. Vincenzino, alter ego di Vincenzo Sparagna (autore di questo volume e direttore della storica rivista Frigidaire), narra senza peli sulla lingua la storia di questo "piccolo" mito del nostro paese, delineando un ritratto fedele e sincero di una delle personalità più importanti del Novecento a livello mondiale.
In-16 gr., tela editoriale, pp. 814 con un ritratto in bianco e nero all'antiporta di D'Annunzio. In buono stato (good copy).
br. Tra gli otto letterati napoletani invitati Vico fu l'unico ad aderire al Progetto ai letterati d'Italia per scrivere le loro Vite, del signor Co. Giovannartico di Porcìa. Quando, intorno al 1723, inviava il manoscritto dell'autobiografia (per noi perduto), il filosofo napoletano era già noto ai letterati italiani e citato in un interessante carteggio del Porcìa con Ludovico Antonio Muratori e Antonio Vallisnieri. Ad essere coinvolto fu anche l'abate Antonio Conti che manifestò grande interesse per la ristampa veneziana della Scienza nuova, così suscitando l'attenzione di Vico che in lui vide uno studioso di fama europea in grado di diffondere l'opera fuori dei confini nazionali. La proposta di scrivere un'autobiografia giungeva propizia, perché, negli anni della stesura della Scienza nuova prima, alla sua consacrazione intellettuale giovava il poter ripercorrere le tappe della formazione filosofica. Il taglio del racconto autobiografico è storico-filosofico, aggettivi che Vico utilizza come sostantivi in contesti distinti ma in una coerente dimensione di confronto e di polemica con Cartesio e il cartesianesimo meridionale del suo tempo.