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In-4 gr. (mm. 356x270), lussuoso astuccio di legno, con coperchio trasparente di plexiglass, contenente un bellissimo volume con 7 liriche inedite che il grande poeta Mario Luzi (1914-2005) donò ai Cento Amici del Libro. Il volume ha 72 pagine, ripiegate, progettate e costruite dall’artista Walter Valentini su fogli di carta Alcantara appositamente fabbricati da Sicars. Splendide sono le incisioni a colori che illustrano le poesie e pure incisi sono i due piatti della coperta, con i titoli calcografici a secco, su carta Duchene Colombe; i testi (composti in carattere Centaur) e l’autografo del poeta, le parole e le tracce in rilievo che segnano le pagine sono stati impressi con il torchio Stanhope. La legatoria d’arte Codina ha imbrachettato in tela e legato con compenso le carte stampate, oltre a produrre la custodia del volume. Questa pregiata edizione, che Walter Valentini ha firmato a matita al colophon e alla copertina, consta di soli 130 esemplari numerati di cui XXX in numero romano. Il ns., 50, è in perfetto stato.
ill., br. La donazione Cappagli Serretti per i Musei Civici d'Arte Antica di Bologna Donata nel 2020 ai Musei Civici d'Arte Antica di Bologna, la collezione Cappagli Serretti è di grandissimo pregio, non solo per il considerevole numero e l'indubbia qualità artistica degli oggetti in vetro che la compongono, ma anche per la varietà delle loro provenienze geografiche. Sparse nel continente europeo - Inghilterra e Spagna del Settecento, Boemia dell'Ottocento - le varie manifatture non costituivano mondi a sé stanti, isolati gli uni dagli altri; pur mantenendo caratteri specifici e distintivi, erano in stretta relazione, condividendo tecniche, forme e motivi decorativi. Di questa complessità la collezione Cappagli Serretti può raccontare la storia, riuscendo a documentare, grazie alla selezione operata dall'occhio raffinato e sensibile dei due donatori, i costumi e le mode di ambiti sociali diversi per censo e cultura. Annovera infatti vetri destinati alle sontuose tavole aristocratiche o borghesi, ma anche vetri "popolari" d'uso più comune, o utilizzati nelle spezierie come strumenti da laboratorio (storte, imbuti, versatoi). Spicca per unicità e qualità tecnica il gruppo di vetri del Seicento veneziano. Ben documentato è anche il fenomeno, ancora poco studiato, della produzione veneziana ed europea settecentesca a imitazione di quella boema. Il volume è stato pensato come pubblicazione dell'intera collezione Cappagli Serretti, che andrà a incrementare il già cospicuo patrimonio permanente di vetri presenti nelle raccolte del Museo Civico Medievale e del Museo Davia Bargellini di Bologna.
ill. La produzione artistica muranese degli ultimi tre decenni del XIX secolo si caratterizza per la capacità di recuperare le antiche tecniche utilizzando nuovi processi di lavorazione ed evidenziando così l'innovativo e vivace approccio con cui l'industria vetraria si propone al mercato dell'arte. Prima del 1870 l'interesse per le opere del passato a Murano è esclusivamente indirizzato verso il Rinascimento e il Barocco, e in particolare sulle repliche dei capolavori in filigrana, molto richieste dai collezionisti e dagli antiquari poco onesti. Ma a partire dal 1869 Antonio Salviati, i suoi tecnici e i suoi maestri si interessano ai vetri di provenienza archeologica conservati nei musei di Brescia, Napoli, Londra e Vienna, i vetri detti pompeiani, etruschi, murrini, fenici, cristiani e assiri. Le prime repliche hanno un valore di documentazione e cercano di raggiungere un'imitazione il più precisa possibile, ma poi, le ditte intercettano le esigenze di una clientela in cerca di oggetti decorativi da collezione o da arredamento e ben presto queste repliche si allontanano dai modelli originali raggiungendo una propria autonomia. Un altro argomento interessante affrontato nel volume sono i vetri a imitazione dei metalli e dei marmi antichi, in particolare il famoso, ma spesso frainteso vetro corinto. È inoltre pubblicata una selezione di vetri calcedonio non riconducibili a Lorenzo Radi senior, bensì a suo figlio e a altri produttori muranesi.
ill., br. «L'amplissima ansa del golfo di Napoli col vulcano fumante o in pieno tumulto di fuoco non ancora urbanizzati, compare sui sontuosi oggetti di arti decorative dell'ottocento, tazze e piatti in porcellana, calamai in marmo verde, scatole di lava [...] le vedute del fuoco si concretizzeranno nel magma eruttato dal vulcano nella sezione che fa contrasto con l'arte moderna e contemporanea giunta in mostra con le sue dissonanze oltre il limite, sempre più eccentriche e aniconiche. Spartiacque sono le tavolette dal vero e da vicino di Giuseppe De Nittis sotto il Vesuvio, le sue impressioni dell'eruzione del 1872 con cui prelude le tecniche fotografiche. Con la sperimentazione di tecniche che comprendono oltre alla pittura, dalla ceramica al cemento alla terracotta, al bronzo patinato nero, ai fenomeni di combustione, e quindi cenere, fumo, carbone, gli artisti dopo aver assimilato il dato naturale dichiarano una volontà di indipendenza e la loro ossessione per la materia. "Vesuvio quotidiano_Vesuvio universale" descrive la mappa del desiderio di connettere le collezioni del museo con altrettanti prestiti di arte moderna e contemporanea, e di trasformare in un rapporto l'incontro tra i dipinti che segnano la "carriera" delle ripetute eruzioni del Vesuvio con i punti di vista di una diversa sensibilità.» (Anna Imponente)
brossura "Vestivamo alla poveraccia" è un libro-intervista, una fedele trascrizione di alcune conversazioni che Alessandro Dutto tenne con Maria Tarditi nel 2009, nella casa di Pievetta. Ne viene fuori la Tarditi più vera, sincera, uguale a quel che leggiamo nei suoi romanzi, nelle sue storie. Una scrittrice che fu maestra, come disse Gianni Martini, suo scopritore, e che rimane, anche oggi alle soglie degli ottantacinque anni, una grande donna dei nostri tempi, un esempio morale, oltreché una straordinaria narratrice. "A San Martino non ci sono nata. Avevamo i poderi. Nessuno ci è nato là. La terra era al Bricco di San Martino. C'era la vigna, un ciabot. E in mezzo ci coltivavamo la meliga, il grano, tra i filari larghi. E nei campi più ampi un anno mettevamo la meliga un anno il grano. Terrazzato, ci stavano due vitelli. E facevamo un po' di vino. Vigne ben tenute, i miei le tenevano bene. Il vino lo regalavamo, e poi lo beveva mio padre. E noi piccoline dopo la poppata ci davano il bavaglino inzuppato di dolcetto".
In-16 gr., cartonato editoriale, sovracoperta (piccoli strappi), pp. 231,(1). Prima edizione. In buono stato.
In-8, brossura edit., pp. (4),151. Prima edizione. Lievi fioriture, altrimenti ben conservato.
brossura Il volume si articola in due parti: la prima dedicata a Vespucci e ai viaggiatori della prima Età moderna, la seconda al rapporto privilegiato che, dall'Ottocento in avanti, ha legato l'America, particolarmente gli Stati Uniti, a Firenze. Al volume è allegato un CD-Rom, a cura di Luciano Formisano, contenente il Codice Alberico dell'umanista veneziano Alessandro Zorzi che riunisce relazioni e lettere, manoscritte e a stampa, di interesse geografico.
Il volume si articola in due parti: la prima dedicata a Vespucci e ai viaggiatori della prima Età moderna, la seconda al rapporto privilegiato che, dall'Ottocento in avanti, ha legato l'America, particolarmente gli Stati Uniti, a Firenze. Al volume è allegato un CD-Rom, a cura di Luciano Formisano, contenente il Codice Alberico dell'umanista veneziano Alessandro Zorzi che riunisce relazioni e lettere, manoscritte e a stampa, di interesse geografico. The volume is divided in two parts: the first is dedicated to Vespucci and other voyagers of the early Modern era, the second to the fortunate relationship between the United States and the rest of America, and Florence, from the XIXth century forward. Enclosed is a CD-Rom, edited by Luciano Formisano, with the Codex Alberico of the venetian humanist Alessandro Zorzi, including accounts and letters, manuscripts and prints, on geography. Biblioteca storica toscana - Serie I 71 cm 17 x 24, viii-492 pp. con 8 tavv. f.t. a colori e CD-ROM.
In-8 p., brossura orig., sovracoperta, pp. 126,(2). "Prima edizione". Ben conservato.
Neue vermehrte Auflage. Gr.8°. VIII,303 S. Original Karton mit Rücken- und Deckeltitel. Einband leicht berieben,Eigenvermerk auf Deckeltitel oben, sonst gut erhalten. Mit 2 beiliegenden Ausleihzetteln, einer davon ausgefüllt (30. Oktober 1900), der andere blanco.
Neue vermehrte Auflage. Gr.8°. VIII,303 S. Halbleinwand der Zeit mit Leinwandecken und marmorierten Deckeln. Einband berieben, Ecken etwas bestoßen bzw. gestaucht, Vorsätze mit Tintenflecken, Reste eines eingeklebten Kuverts auf Vorsatz vorn, Eigenvermerk jeweils auf fliegendem Vorsatz vorn und Titel, im Text vereinzelt kleine Anstreichungen, einige Seiten mit Fingerspuren, insgesamt noch ordentlich.
brossura
br. «Ciò che questo libro chiarisce, definitivamente a mio avviso, è che l'interpretazione di Nietzsche deve 'ritornare' a Schelling, e che Schelling rappresenta ancora l'arcano della filosofia della krisis, e cioè del pensiero che pretende di oltrepassare quel compimento della filosofia che l'idealismo classico voleva rappresentare.» (Massimo Cacciari)
br. Il fatto che una filosofia sia riassumibile, scrisse Theodor Adorno, testimonia a suo sfavore. Allo stesso modo, la volontà di presentare un'opera che si protrae ormai da sessant'anni può testimoniare contro chi intraprende il tentativo. Eppure il pensiero di Habermas ruota attorno ad alcune idee chiave che, nonostante mutamenti ed evoluzioni, permangono come altrettanti nodi cruciali di un lungo percorso. L'opera di Habermas non è soltanto una teoria della società, della politica, del linguaggio e delle istituzioni: è un progetto culturale che deve riproiettare le società democratiche verso il "contenuto normativo dell'illuminismo", verso le idee costitutive della modernità occidentale, che sono per Habermas le idee di libertà e solidarietà che, filtrate attraverso molteplici influssi, revisioni e rielaborazioni, dalla rivoluzione francese arrivano fino a noi. Il saggio di Gabriele De Angelis propone una esposizione sistematica del pensiero di Habermas, affrontando alcuni tra i temi fondamentali dei nostri giorni, come le sfide del multiculturalismo e delle relazioni internazionali.
brossura In occasione delle celebrazioni del bicentenario della nascita di Richard Wagner (1813-2013), questo volume propone una inedita e rifondativa lettura critico-filosofica dei temi più importanti dell'estetica wagneriana. Di norma considerato portatore di un confuso sistema ideologico-filosofico capace di influenzare le più tragiche esperienze del Novecento, oppure mera "appendice" alla ben più nota produzione artistica, il corpus degli scritti wagneriani è stato solo raramente indagato e valorizzato in quanto oggetto epistemologico autonomo, dotato cioè di un'autosufficiente capacità di significazione, e capace di aprire ad importanti considerazioni in ambito teorico-estetico. L'analisi approfondita degli scritti teorici wagneriani, proposta in questo volume, rivela invece come il percorso estetico del compositore tedesco compendi alcuni dei temi portanti del pensiero ottocentesco, e sia capace di dare conto di una vera e propria antropologia dell'essere sociale che la letteratura critica ha lungamente mancato di sistematizzare. Per gran parte del Novecento infatti, gli anatemi nietzscheani e adorniani sul "caso Wagner" hanno, di fatto, chiuso ad un possibile ripensamento dell'estetica wagneriana nei termini di una teoria non esclusivamente riducibile al suo forte impianto ideologico. Solo ultimamente, ad opera di filosofi come Badiou e Zizek, si è rivalutata l'eredità wagneriana quale momento dialettico di sottrazione del pensiero alle gabbie rigide della modernità.
illustrazioni a colori e in nero
br. Il libro affronta il tema del viaggio a Gerusalemme nella cultura letteraria italiana del Novecento. Nel periodo preso in esame (dal tramonto della dominazione ottomana al 1967), Gerusalemme è di gran lunga la città più temuta e perciò la meno raccontata dagli scrittori-viaggiatori. Il volume indaga le ragioni per cui la paura ha indotto molti a disputare su Gerusalemme senza esserci mai andati. La tragedia del Medio Oriente viene quindi affrontata inseguendo le forme, i modi e i tempi attraverso cui alcuni protagonisti della letteratura italiana - tra questi Ungaretti. Buzzati, Montale, Flaiano, Silone, Moravia, Meneghello - hanno saputo vincere la paura e si sono messi in movimento, con il piroscafo e con la penna. Matilde Serao, Angelo De Gubernatis, Orio Vergani erano stati i loro illustri precursori. La ricerca nasce dalla convinzione che la letteratura sappia sempre offrire un'angolatura alternativa alla storia e, quindi, proporre una scansione degli eventi diversa da quella della politica internazionale.
br. "Un irresolubile gioco delle parti: questo è la politica agli occhi di Andrea Emo. Un gioco cinico, privo di morale, perché proprio i valori morali avrebbero dato vita a una delle più ingannevoli maschere del carnevale della vita - un gioco in virtù del quale l'unità si serve sì degli individui, e dunque delle differenze, ma nello stesso tempo finisce per fagocitarli e coinvolgerli in quel ritmo infernale di nascite e morti in cui consiste, da ultimo, il vero senso di ogni accadere. Ai suoi occhi, la politica si profila come una sorprendente creazione mitologica; con i suoi eroi, le sue improbabili scorribande e le sue sacre ritualità: terra di misteri e sacrifici che ci rende tutti figli di un medesimo destino. Queste nuove pagine emiane ci ripresentano, e con la massima vividezza, la potenza di un pensiero che sarebbe rimasto sempre, dall'inizio alla fine, in ascolto della sapienza antica; quella che non poteva certo impedirsi di riconoscere a chiare lettere che "polemos" è padre di tutte le cose. Perciò Emo avrebbe potuto ritenere che in politica nulla fosse illecito. Verità dura da guardare in faccia; tremenda e terribile per ogni umano ben nato. Eppure inconfutabile. Che non v'è libertà senza conflitto". (Massimo Donà)
cm. 17 x 24,5, xxxvi-294 pp. Centro di studi di letteratura italiana in Piemonte ?Guido Gozzano - Cesare Pavese? - Saggi e testi 661 gr. xxxvi-294 p.
br. Cézanne è stato chiamato da Peter Handke "maestro dell'umanità", titolo che gli compete pienamente a partire dall'insegnamento che dalla sua opera ha saputo trarre uno dei massimi poeti del secolo, R.M. Rilke. Cézanne è entrato in Rilke "come una freccia fiammeggiante" accendendo in lui "un incendio di chiaroveggenza" che lo ha accompagnato per tutta la vita e gli ha rivelato il senso ultimo dell'opera d'arte: il compito dell'artista di fronte a se stesso e al mondo. Senza questo incontro Rilke non sarebbe diventato Rilke. Senza l'"insegnamento" di Cézanne il nostro secolo non avrebbe conosciuto nulla della poesia, o meglio del pensiero, che ha preso forma nelle Elegie duinesi e nei Sonetti a Orfeo.
br. Con "Vers le concret" (1932) Jean Wahl si inserisce, non senza ironia, in quel dibattito sul "concreto" che aveva saputo catturare, nel primo dopoguerra, l'attenzione di molti intellettuali francesi, portando sulla scena tre filosofi atipici, legati al "vecchio" Bergson (William James, Alfred North Whitehead e Gabriel Marcel). Nelle pagine del saggio emerge una linea filosofica votata a un empirismo immanentista, capace di connettere speculazione metafisica, senso del reale, indagine filosofica, scientifica e persino estetico-poetica:" Verso il concreto" anticipa così tanto le future direzioni di ricerca dell'autore quanto i più recenti dibattiti intorno al realismo, al naturalismo e alla metafisica. Postfazione di Barbara Wahl.
ill., br. "Verso il bianco" è un diario di viaggio a Herisau, nella Svizzera tedesca, dove Robert Walser ha vissuto, internato in manicomio, per ventitré anni, la parte finale della sua vita. Nel primo pomeriggio del giorno di Natale del 1956, il corpo senza vita di Robert Walser fu trovato lungo un sentiero di montagna. Una celebre fotografia in bianco e nero, scattata da un anonimo poliziotto accorso sul posto, lo ritrae disteso sulla neve, adagiato nel bianco. Questo pellegrinaggio nei luoghi walseriani, come lo definisce lo stesso autore, è una sfida e uno scavo. Paolo Miorandi procede, dal capitolo 7 (sette sono le orme di Walser nella neve) al capitolo 1, che è l'ultimo, viaggiando a ritroso in una delle più profonde ed eccentriche esperienze letterarie del Novecento.
Le Monnier, 1918. In - 16 p., brossura, pp. 314. Pagine leggermente ingiallite per la qualita' della carta, peraltro in buono stato