15 740 résultats
br. Nato a Dresda nel 1962, Durs Grünbein è senza dubbio la voce più significativa della poesia tedesca contemporanea. Le sue opere, che godono di un'assidua ricezione internazionale, sono state ampiamente tradotte e studiate anche in Italia. Tuttavia manca a oggi una raccolta di saggi che tracci un quadro organico della raffinata ed eclettica poetica dell'autore. Il presente volume, concepito come un companion per il lettore italiano, intende offrire - attraverso percorsi di lettura tematici e per opere - una panoramica sulla poesia e la saggistica di Grünbein, esplorando i nuclei essenziali della sua produzione (il corpo, la storia, la memoria, il dialogo con la filosofi a e le arti) e al contempo ampliando l'orizzonte su territori critici nuovi e su testi più recenti. Il volume si chiude con una sezione dedicata alle poesie "italiane" di Grünbein, alla sua ricezione nel nostro Paese e al suo rapporto con la tradizione letteraria italiana.
In-8 p., brossura originale, pp. 60. Ben conservato, con dedica autografa dell’A.
In-16 gr., brossura orig., pp. 167,(9). Versi e poesie in dialetto veneziano. "Prima edizione" nella collana “Lo Specchio - I poeti del nostro tempo”, ma “seconda edizione, accresciuta di 10 poesie” rispetto alla prima del 1956, pubblicata dalle Edizioni di Comunità”. Cfr. Gambetti-Vezzosi, p. 598. Ben conservato.
In-8, brossura orig., pp. XVI,204. Poesie in dialetto veneziano. "Prima edizione". Cfr. Gambetti / Vezzosi, p. 597. Ben conservato.
In-16 p., brossura editoriale, pp. (12). “Della presente opera sono stati tirati a mano 199 esemplari numerati, in occasione dell’85° compleanno del maestro. 22 Agosto 1997”. Il ns., 26, è ben conservato, con dedica autografa dell’A. al colophon.
8°. 526 SS., 1 w. Bl., 288 SS.; XXVIII, 420 SS., 1 gest. Portr. (Schreyer/Schultze/ Dresden) 14 : 9 cm lose beiliegend. Marmor. Pp. vor 1900 mit goldgepr. Rsch. und etw. Rverg., die Kapitale und Ecken mit Pgt.-Streifen alt verstärkt, 3-seit. rot Farbschnitt. Goed. IV, 1,190,18; Wilpert/G.² 27. - Erste Ausgabe. - Tls. leicht gebräunt und etw. stockfleckig, meist jedoch sauber, frisch und ungelesen. Vors. von Bd. 3 mit alt. hs. Besitzvermerk. Einbd. leicht berieben. Kanten gering beschabt. Insges. gutes, dekoratives Exemplar. SW: Literatur, Kunst, Philosophie 18./19. Jahrhundert, Ausgabe vor 1848 Bücher Deutsch
br. La filosofia della verità ha come oggetto di studio la verità in ogni suo aspetto, dalle caratteristiche linguistiche alle implicazioni metafisiche. Il Pluralismo Aletico e la Teoria Funzionalista della Verità sono due dei più recenti tentativi di fornire una spiegazione esaustiva del valore della verità nell'economia della conoscenza umana e dei fenomeni ad essa connessi. L'importanza di queste due teorie risiede nell'originalità dell'impianto filosofico da esse costruito e nei rispettivi obiettivi polemici: la Teoria Corrispondentista della Verità e le Teorie Deflazioniste della Verità.
brossura Il volume accompagna le registrazioni audio degli incontri tenuti dal grande filosofo Emanuele Severino all'Università San Raffaele di Milano sul problema della verità, della volontà e del destino. Il volume rappresenta una lettura propedeutica all'ascolto, esso è introdotto da un saggio di Massimo Dona e si compone anche di un lessico dei concetti chiave della filosofia severiniana.
br. Il pensiero di Luigi Pareyson è costituito da una riflessione costante e radicale intorno alle nozioni di verità e di libertà e al rapporto essenziale che le unisce. La verità è da lui intesa ontologicamente come origine trascendente e sorgente inesauribile che l'uomo, nella sua costitutiva libertà, è chiamato ad accogliere - potendola rifiutare - nell'interpretazione creativa e nella testimonianza fedele. La concezione originaria e insieme concreta di tali nozioni - il cui nesso problematico e paradossale si struttura e si attua alla luce della relazione simbolica - è indagata negli studi del presente volume da diversi punti di vista (in riferimento, tra l'altro, ai temi della responsabilità, della comunità e del male e, più in generale, in rapporto al testo biblico e ad un'ontologia ermeneutica di matrice analogica e dialettica) che ne fanno emergere in modo organico la rilevanza esistenziale e il vigore speculativo e che insieme possono offrire istruttivi strumenti teorici per la comprensione attiva e critica del nostro tempo.
br. Il pensiero di Luigi Pareyson è costituito da una riflessione costante e radicale intorno alle nozioni di verità e di libertà e al rapporto essenziale che le unisce. La verità è da lui intesa ontologicamente come origine trascendente e sorgente inesauribile che l'uomo, nella sua costitutiva libertà, è chiamato ad accogliere - potendola rifiutare - nell'interpretazione creativa e nella testimonianza fedele. La concezione originaria e insieme concreta di tali nozioni - il cui nesso problematico e paradossale si struttura e si attua alla luce della relazione simbolica - è indagata negli studi del presente volume da diversi punti di vista (in riferimento, tra l'altro, ai temi della responsabilità, della comunità e del male e, più in generale, in rapporto al testo biblico e ad un'ontologia ermeneutica di matrice analogica e dialettica) che ne fanno emergere in modo organico la rilevanza esistenziale e il vigore speculativo e che insieme possono offrire istruttivi strumenti teorici per la comprensione attiva e critica del nostro tempo.
brossura
br. Il 28 settembre 1958 Karl Jaspers viene insignito del Premio per la pace dei Librai tedeschi. A pronunciare il suo pubblico encomio è Hannah Arendt. Nel discorso di accettazione Jaspers, ispirandosi agli scritti politici di Kant, delinea, nel contesto della Guerra fredda e della minaccia atomica, un progetto per la pace di cui la libertà è condizione di partenza. Al contempo, individuando nella menzogna in politica il più grande pericolo per la Germania del dopoguerra, egli indica nell'esperienza della verità il fondamento di una rinnovata vita pubblica. Per Hannah Arendt la laudatio è lo spunto per riflettere sul modo con cui il discorso espone il chi di ciascuno alla sfera pubblica, sottolineando così la rilevanza del pensiero come lucida resistenza all'inumano. Additando Jaspers ad esempio, Arendt allude ad un modo attivo di essere presenti al proprio tempo, rischiando di agire pubblicamente e assieme rischiarando quell'elemento personale sfuggente eppure manifesto che è l'humanitas.
brossura L'edizione completa, con testo tedesco a fronte, di quest'opera è curata da Gianni Vattimo, con un'introduzione di Giovanni Reale e postfazione dell'autore stesso. Pubblicato per la prima volta nel 1960, rappresenta un importante lavoro nel panorama filosofico del Novecento, come recupero antiscientista del valore di estetica, storiografia e dialogo interpersonale in quanto veicoli di verità.
brossura
In-8, cartonato editoriale, sovracoperta, pp. VII,157. Prima edizione. In buono stato (good copy).
3 Teile in 1 Band. Gr.8°. 78, 87, 178, 352 S.(Fraktur) Halbleinwand der Zeit mit Rückentitel. Einband leicht berieben, Ecken und Kanten etwas beschabt, montiertes Nummernschildchen auf Vorsatz. Eigentum-Stempel jeweils auf Titel, vereinzelte Seiten mit Bleistiftanstreichungen, insgesamt gut erhalten. Derm Bericht Nr. 61 sind einige Anlagen angefügt (Materialien zur Beurtheilung des Entwurfs eines deutsch-russischen Handelvertrags).
br. Autore dalla grandezza controversa e difficile, dal duro e rigoroso profilo, Verga ha consegnato il suo più plausibile messaggio alla sua opera: una personalità, quella verghiana, poco decifrabile all'esterno, virtualmente tutta risolta nella sua ricerca artistica. A Verga scrittore - e scrittore che appartiene di diritto alla grande cultura europea del secondo Ottocento - è dedicato questo volume, che attraversa l'intero suo percorso artistico, rivisitato alla luce dei paradigmi interpretativi degli ultimi anni e del dibattito su modernità, letteratura e realismo. Categoria teorica, quest'ultima, tutt'altro che pacifica, una volta intesa non solo come scuola letteraria, ma come modo generativo della scrittura: in quanto tale declinato dal narratore siciliano in una grande pluralità di esiti e di forme espressive, finalizzati ad attuare la sua spregiudicata e tenace scommessa conoscitiva. Un'operazione artistica tanto originale da apparire inafferrabile, che ha incrociato gli snodi teorici e storico-culturali del dibattito critico novecentesco, e su cui l'interpretazione continua a restituire frammenti di senso precedentemente non avvertiti. La scrittura e la critica sono da intendersi, quindi, come un'endiadi.
br. Un misterioso gentiluomo, in abito scuro, attraversa a piedi Milano nel silenzio dette prime ore pomeridiane, o di notte, quando l'ultima carrozza finisce la sua corsa. È un osservatore curioso, attento e senza fretta, che annota scrupolosamente ciò che vede nelle vie affollate e scintillanti del benessere, ma soprattutto nei bassifondi della periferia sofferente e più degradata, raccontata con la cinica malinconia dello scrittore solitario sorretto dal suo crudo realismo biologico. L'uomo si sofferma ad ascoltare le lamentele del vetturino in piazza della Scala, il chiasso degli amici all'osteria, la baraonda dei ricchi, gli amori e le gelosie tra bambinaie e camerati, la desolata disperazione degli emarginati. Al flâneur non sfugge la vita variegata «della città più città d'Italia» alle prese con l'Esposizione Universale e con gli anni dello sviluppo industriale, mentre il tessuto metropolitano guadagna sempre più spazio «là dove c'era l'erba». Nei decenni Settanta e Ottanta dell'Ottocento Verga visse nella capitale lombarda lunghi anni di operosa solitudine, trascorsi in larga parte nel duro lavoro quotidiano della scrittura, dedicato ad una Sicilia della memoria ricostruita «da lontano». Da quella condizione forzata non riuscivano a distrarlo te esperienze mondane dei veglioni, dei teatri e dei salotti esclusivi. Semmai, il giovamento arrivava dal circolo degli intellettuali frequentatori delle serate al Biffi o al Cova, in compagnia di Felice Cameroni, Luigi Gualdo, Arrigo Boito, Giuseppe Giacosa, Luigi Capuana e tanti altri. In quelle sedi, tra l'ammirazione per Zola e i maestri francesi, si agitavano anche le discussioni per mettere a punto un metodo diverso per raccontare il reale e dare un nuovo destino al romanzo moderno.
br. "La prima edizione di questo saggio su "Rosso Malpelo" uscì nel febbraio 1976" scrive Romano Luperini nella prefazione. "La quarta di copertina lo presentava come "un tentativo sperimentale di nuova critica marxista". Rileggendolo oggi, mi pare una definizione giusta. Ci sono, infatti, tutte le illusioni e i manicheismi di quegli anni. E tuttavia non mi sembra che il libro si riduca a questo aspetto ingenuamente oltranzista. Anzitutto perché l'oltranzismo, pur con le sue indubbie forzature, conferisce forza, vivacità e originalità alle tesi sostenute e allo stile con cui vengono argomentate. In secondo luogo perché il libro è anche un contributo specifico alla interpretazione della novella, nato da un periodo particolarmente favorevole alla fortuna critica verghiana e da un reperimento filologico: quello della prima redazione a stampa, uscita sul "Fanfulla" di Roma i giorni 2-3-4-5 agosto 1878 ("Rosso Malpelo" è dunque cronologicamente il primo dei racconti di "Vita dei campi", la prima applicazione da parte di Verga del metodo naturalista della impersonalità) e qui riportata in appendice. In terzo luogo perché riflette un fervore teorico che era proprio di quegli anni e che oggi è andato perduto; nasce da quel fervore ed è inseparabile da esso". "Verga e le strutture narrative del realismo" è un esempio di critica militante, in cui si sente una forte tensione e passione teorica, forse sregolata, ma sempre rigorosa.
brossura
br. La recente ripresa dell' "Edizione Nazionale" e la parallela riscoperta di manoscritti mancanti danno l'occasione per ridefinire la figura e l'opera di Giovanni Verga (1844-1922), caposcuola del verismo è stato testimone - solo all'apparenza distaccato - di quasi un secolo di vita dell'Italia, dall'impresa dei Mille fino alla Grande Guerra. Come scrittore ha attraversato le correnti e i generi fondanti della letteratura otto-novecentesca: dal romanticismo al decadentismo, dallo psicologismo al verismo, trasfondendo una vena di simbolismo in romanzi (storici, mondani, veristi) e drammi ("intimi" o rusticani), spingendo lo sperimentalismo fino alle sceneggiature cinematografiche. La sincronia di testi apparentemente incompatibili - come "Storia di una capinera" ed "Eva", "I Malavoglia" e "Il marito di Elena", "Cavalleria rusticana" e "In portineria", "Caccia al lupo" e "Caccia alla volpe" - si giustifica con la volontà tenace di rappresentare l'universo sociale coevo con una forma di volta in volta inerente al soggetto, ma pure con la condizione tutta ottocentesca di scrittore-romanziere professionista che si adegua al mercato editoriale. Al centro di questa ricerca vi sono la lingua e lo stile: Verga si fa traduttore e interprete del sentire dei suoi personaggi ora con il mirabile italiano regionalizzato dei capolavori, ora con l'italiano chiaroscurale dei testi intimisti.