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Studi e disegni del Professore Andrea Busiri-Vici, primo architetto della Reverenda Fabbrica, direttore della canonizzazione celebrata dal S. Padre Leone XIII il 27 maggio 1897. Un volume in folio (26x39 cm) di (6)-64-(4) pagine + 5 tavole doppie, tranne una singola, su 9 facciate incise in carta pesante. Cartonato editoriale (un po' sporco, un paio di piccole macchie) con titolo in rosso e nero e facsimile dei drappelli originali del Bernini; invio a penna “Omaggio dell'Autore” a un angolo. Mancanza di 2 cm al dorso, in basso, etichetta al dorso, cerniere fendute. Qualche fioritura soprattutto alle pagine bianche. - Raro documento sul restyling (si direbbe oggi) degli addobbi della Basilica Vaticana operato dal Busiri Vici.
Veduta della Piazza Navona, finemente eseguita all'acquaforte da un disegno del fiammingo Lievin Cruyl.Cruyl stesso incise il soggetto per la prima volta nel 1666 (Jatta 56), lastra che fu poi ripresa da Matteo Gregorio de Rossi alla fine del XVII secolo.Le vedute di Roma di Cruyl furono poi copiate all'estero, a Leyda, dove fu realizzata una serie inserita nel "Thesaurus Antiquitatum Romanorum" opera di G. Graevius dell'inizio del XVIII secolo.Questa veduta, sconosciuta ai repertori, è probabile che derivi proprio dalla lastre di Leyda, alla quale è molto simile.Stilisticamente e per tipo di carta sulla quale è impressa ricorda le vedute edite ad Ausburg dallle tipografie Probst e Wollf.Acquaforte, meravigliosa coloritura coeva, in ottimo stato di conservazione. Rarissima. Veduta della Piazza Navona, finemente eseguita all'acquaforte da un disegno del fiammingo Lievin Cruyl.Cruyl stesso incise il soggetto per la prima volta nel 1666 (Jatta 56), lastra che fu poi ripresa da Matteo Gregorio de Rossi alla fine del XVII secolo.Le vedute di Roma di Cruyl furono poi copiate all'estero, a Leyda, dove fu realizzata una serie inserita nel "Thesaurus Antiquitatum Romanorum" opera di G. Graevius dell'inizio del XVIII secolo.Questa veduta, sconosciuta ai repertori, è probabile che derivi proprio dalla lastre di Leyda, alla quale è molto simile.Stilisticamente e per tipo di carta sulla quale è impressa ricorda le vedute edite ad Ausburg dallle tipografie Probst e Wollf.Acquaforte, meravigliosa coloritura coeva, in ottimo stato di conservazione. Rarissima. Sconosciuta a B. Jatta, Lievin Cruyl e la sua opera Grafica.
Acquaforte, 1655, datata e iscritta in basso al centro: “Romae Cum privilegio Summi Pontificis Su.riorum permissu 1655"; al centro, sotto l’immagine più grande “EMIN.MO ET R.MO DNO D/VIGINIO S.R.E. CAR.LI/URSINIO REGNORUM POLONIAE ET SVETIAE/ PROTECTORI/ Ioannes Jacobus De Rubeis D.D.D./Gio: Iacomo Rossi le stampa in Roma alla Pace". Prima edizione.Bell'esemplare, ricco di toni, impresso su carta vergata coeva filigranata, a pieni margini, restauro integrativo nell’angolo superiore destro e nella parte inferiore del margine destro, per il resto in ottimo stato di conservazione.L'incisione, anonima, raffigura al centro papa Alessandro VII sulla sedia gestatoria portato in processione; intorno, sono disposte 10 vignette, di dimensioni più piccole, che illustrano scene di cerimonie pontificie, ciascuna accompagnata dalla relativa didascalia: l'apertura della Porta Santa, il concistoro con l'udienza degli oratori dei sovrani; la messa solenne della Canonizzazione; la presentazione della chinea; la cavalcata per il possesso; l'adorazione dei cardinali; la riunione con il pontefice nella Cappella Sistina; la benedizione della loggia di San Pietro; la processione del "Corpus Domini" e la solenne incoronazione. Si tratta delle cerimonie che venivano celebrate nel corso dell'anno giubilare.La lastra, infatti, fu pubblicata per la prima volta da Gian Giacomo de Rossi in occasione del Giubileo straordinario indetto da papa Alessandro VII nel 1655.Con le dovute modifiche, il rame fu poi riutilizzato per tre diversi pontefici: Clemente IX (1667); Clemente X (1670) e infine Alessandro VIII, nel 1689. Etching, 1655, lettered with title, captions to each image, and production detail. First edition. Central image of Pope Alexander VII chaired and carried in procession at shoulder-height, surrounded by ten smaller images of him performing ceremonial and official rituals during the Jubilee.The anonimous engraving was published for the first time by Gian Giacomo de Rossi and later used, with appropriate variations, for pope Clemente IX 1667; Clemente X - 1670 and in 1689 for Alessandro VIII .Printed on contemporary laid paper, watermarked, restorations on the upper right corner and along the right margin, otherwise in good condition S. Tozzi, Incisioni barocche di Feste e avvenimenti, pp. 179-180
Acquaforte, 1724, firmata in lastra. Magnifica prova di questa rara incisione, impressa su carta vergata coeva, rifilata alla linea marginale, tracce di pieghe di carta visibili al verso, per il resto in ottimo stato di conservazione. L’opera raffigura il catafalco eretto a San Pietro nel marzo 1724, in occasione della morte di papa Innocenzo XIII. Dimensioni 350x560. Etching, 1724, signed on plate. Magnificent work, printed on contemporary laid paper, trimmed to platemark, signs of folds on verso, otherwise in good condition. The work depicts the coffin built in St. Peter on March 1724, when Pope Innocenzo XIII died.
Veduta del cortile della basilica di San Paolo fuori le mura incisa da Francesco Barbazza su disegno di Francesco Panini. L'opera appartiene ad una serie di vedute di Roma stampate nella seconda metà del '700 per volere del Panini, che si avvalse della collaborazione dei migliori incisori dell’epoca: Vasi, Antonini, Barbazza, Cigni, Montagu, Polanzani e Volpato. Le tavole vengono stampate dalla Calcografia della Reverenda Camera Apostolica. Francesco Panini o Pannini (Roma 1738 - 10 aprile 1800) si formò con il padre Giovanni Paolo (Piacenza, 1691 - Roma, 1765) e ne proseguì l'attività vedutistica dedicandosi in modo particolare a realizzare raffinate opere su carta. In effetti, la scarsa attenzione critica a lui dedicata, tradisce la reale portata storica del pittore, che è da considerare tra i migliori interpreti della grafica settecentesca. La sua produzione, infatti, pur perpetuando una precisa tradizione riesce a esprimere un vero e proprio rinnovamento in chiave neoclassica. Dimostrandosi un abile prospettico, Panini fu elogiato dal Mariette e gli autori del 'Vignola illustrato' Giambattista Spampani e Carlo Antonini lo annoverano tra i pochi illustri prospettici e quale esempio per gli studiosi di architettura. Ma la produzione dell'artista conta altresì diverse imprese a fresco come la decorazione di Villa Albani, del piano nobile del Palazzo Cesarini Sforza e in Palazzo Doria, per conto del Cardinale Antonio Maria dipinse nel 1794 degli eleganti pannelli a grottesche. A lui si devono, con tutta probabilità, molte delle opere di collezioni pubbliche e private considerate della ‘scuola di Panini’ o ‘cerchia di Panini’ se non dello stesso Panini, e ciò pone un problema non piccolo per il catalogo dell’artista anche negli anni della maturità. Al contrario del padre Giovanni Paolo, uno dei più celebri e apprezzati pittori settecenteschi, Francesco Panini è stato oggetto di pochi studi. I dipinti e i disegni che oggi vengono riconosciuti alla sua mano mostrano vedute della Roma antica o di quella a lui contemporanea dove elaborate e grandiose architetture sono animate da piccole ed eleganti figure, proprio come nel foglio qui offerto. Una sua serie di acquarelli con Vedute di San Pietro è conservata presso il Dipartimento di Arti Grafiche del Louvre: tra queste è presente la stessa raffigurazione del prospetto principale della basilica vaticana se pur con un punto di vista più ravvicinato. L’attività indipendente di Francesco, pur sempre nel solco del genitore, riguardò soprattutto disegni con vedute romane per importanti incisori dell’epoca: Vasi, Antonini, Barbazza, Cigni, Montagu, Polanzani e Volpato. Acquaforte e bulino, stampata su carta vergata coeva, con margini, in ottimo stato di conservazione. Bibliografia L. Salerno, 'I pittori di vedute in Italia', Roma 1991, pp. 290-291; M. Celeste Cola, 'L'inventario di Francesco Pannini, dipinti, disegni e contorni nello studio di Palazzo Moroni', Pisa 2012, pp. 199-224. View of the church of San Paolo fuori le mura, engraved by Francesco Barbazza after a drawing by Francesco Panini. The work belongs to a series of views of Rome printed in the second half of the 18th century at the behest of Panini, who availed himself of the collaboration of the best engravers of the time: Vasi, Antonini, Barbazza, Cigni, Montagu, Polanzani, Volpato and many others. The plates are printed by the Calcografia of Reverenda Camera Apostolica. Francesco Panini or Pannini (Rome 1738 - April 10, 1800) trained with his father Giovanni Paolo (Piacenza, 1691 - Rome, 1765) and continued the activity of vedutistica devoting himself in particular to the realization of refined works on paper. In fact, the scarce critical attention dedicated to him, betrays the real historical importance of the painter, who is to be considered among the best interpreters of eighteenth-century graphics. His production, in fact, while perpetuating a precise tradition manages to express a real renewal in a neoclassical key. Proving to be an able perspective artist, Panini was praised by Mariette and the authors of the 'Vignola illustrato' Giambattista Spampani and Carlo Antonini counted him among the few illustrious perspective artists and as an example for the scholars of architecture. But the production of the artist also counts several works in fresco as the decoration of Villa Albani, the main floor of the Palazzo Cesarini Sforza and Palazzo Doria, on behalf of Cardinal Antonio Maria painted in 1794 of the elegant grotesque panels. To him we owe, in all probability, many of the works in public and private collections considered to be of the 'school of Panini' or 'circle of Panini' if not of Panini himself, and this poses no small problem for the artist's catalog even in his mature years. Contrary to his father Giovanni Paolo, one of the most famous and appreciated 18th century painters, Francesco Panini has been the object of few studies. The paintings and drawings that today are attributed to his hand show views of ancient Rome or of that contemporary to him where elaborate and grandiose architectures are animated by small and elegant figures, just as in the sheet offered here. A series of his watercolors with views of St. Peter's is preserved in the Department of Graphic Arts of the Louvre: among them is the same depiction of the main facade of the Vatican basilica, albeit with a closer point of view. Etching and engraving, printed on contemporary laid paper, with margins, in excellent condition. Literature L. Salerno, 'I pittori di vedute in Italia', Rome 1991, pp. 290-291; M. Celeste Cola, 'L'inventario di Francesco Pannini, dipinti, disegni e contorni nello studio di Palazzo Moroni', Pisa 2012, pp. 199-224.
In Roma, 1729 (In Roma per Antonio de' Rossi, nella strada del Seminario Romano, vicino alla Rotonda, 1729). In folio. (mm. 330 x 220). Pergamena coeva. Pp. (10) e 37 tavole f.t; 16, (2) e 46 tavole f.t; 15, (2) e 33 tavole f.t; 12. Opera divisa in tre parti che contengono 116 incisioni di Pietro Santi Bartoli, raffiguranti lampade funerarie e pavimenti, ritrovate nelle catacombe di Roma. Seconda edizione. Lievi bruniture sparse, ma ottimo esemplare con le incisioni assai fresche. Bibl: Brunet, I, 759 – Graesse, I, 330 - Olschki, Choix, 16416 - Rari.Roma, III, 543 - Rossetti 836.
xv, 376 pages. Color map endpapers. Generously illustrated with black and white photos. Includes eleven maps, a fifty-five page roster of former members and their hometowns, and a twelve-page list of members who lost their lives in service. Documents the history of this elite American-Canadian WWII commando unit which was famously dramatized in the 1968 motion picture "The Devil's Brigade". Somewhat above-average wear to navy blue boards. Beige evidence of moisture exposure to bottom edge of entire textblock. Binding intact. Minimal markings. A sound copy of this important history. Enser p.440, Cooke (2) p.156, Dornbusch 505. Book
Tre volumi (16x24 cm) di VI-(2)-439pp; 535pp; 427pp. Ex libris nobiliare alla pagina bianca. Bella legatura coeva in mezza pergamena, dorso liscio ornato e dorato con doppio tassello (titolo e tomagione) rosso e verde. Ottime condizioni. Prima edizione di queste importanti memorie del cardinale Domenico Ferrata. “Nasce a Gradoli il 4 marzo 1847. Ordinato sacerdote nel 1869, a soli 29 anni ottiene nel 1876 una cattedra di diritto canonico a Roma. Nel 1879 il nuovo Papa Leone XIII lo invia quale auditore presso la Nunziatura Apostolica di Parigi e, poi, come nunzio in Belgio nel 1885. Ferrata contribuisce al riallacciamento delle relazioni tra il Belgio e la Santa Sede. Nel 1891 – alla luce della sua buona conoscenza della realtà politica e sociale francese – è inviato nunzio in Francia. Si tratta di una missione di particolare delicatezza alla luce dei tentativi di Leone XIII – spesso ostacolato da alcuni settori della stessa Chiesa e del mondo cattolico francese – di trovare un modus vivendi con la terza Repubblica francese, il cosiddetto raillement (allineamento). Il 22 giugno 1896 è creato cardinale e negli anni seguenti opera quale prefetto in diverse congregazioni. Già nel 1903 all'elezione al Soglio di Pietro di Pio X Ferrata appare il candidato naturale alla carica di Cardinal Segretario di Stato. Papa Sarto gli preferisce tuttavia il giovanissimo Merry del Val. Il 2 gennaio 1914 è nominato da Pio X Segretario dell'allora Sant'Uffizio (oggi Congregazione per la Dottrina della Fede). Passano alcuni mesi, e, dopo la morte di Pio X, il nuovo Papa Benedetto XV lo sceglie, il 4 settembre 1914, quale proprio Cardinal Segretario di Stato in sostituzione di Rafael Merry del Val. Ferrata muore, tuttavia, soltanto pochi giorni dopo tale prestigiosa nomina.”
In-8 (mm. 232x172), p. pergam. coeva, tit. oro su tassello al dorso (con manc.), pp. 193,(15), bella vignetta al frontesp. con emblema calcografico dell’A. (un porcospino, Motto (in greco), stemma della famiglia Fabretti in basso a destra); ben illustrato da numerose figure nel t., anche a p. pag., e con 3 (su 4) carte topografiche (più volte ripieg.), il tutto inc. in rame. "Prima edizione" di un importante trattato storico-scientifico sull'idrografia e gli acquedotti dell'antica Roma. <br> Cfr. Riccardi,I,433 - Brunet,II,1148 - Graesse,II,542 - Choix de Olschki,XI,16888: "Ouvrage classique".<br> Al ns. esempl. mancano le ultime 7 pp. di Indice (qui in fotocopia). Lieve alone margin. solo su alc. cc., altrimenti esempl. ben conservato.
Magnifica e rara veduta in prospettiva di San Pietro, disegnata per mostrare il colonnato del Bernini, di recente costruzione sotto il pontificato di Alessandro VII. Si tratta di una replica edita dalla tipografia di Matteo Gregorio De Rossi, dell’incisione che Giovanni Battista Falda incide per la tipografia rivale del cugino Giovani Giacomo De Rossi. Opera anonima, reca l’imprint di Matteo Gregorio e la data 1685. La lastra potrebbe essere incisa da Matteo Gregorio stesso, come pure da Pietro Paolo Girelli o Tiburzio Vergelli, principali collaboratori della tipografia con insegna a Piazza Navona. Per motivi stilistici crediamo che l’attribuzione al Girelli sia l’opzione più verosimile, mentre è molto lontana dallo stile del Vergelli. Matteo Gregorio De Rossi è esponente di uno dei rami della celebre tipografia romana. Verso la fine del XVI secolo inizia l’attività editoriale di Antonio De Rossi, il quale con i figli Giuseppe (il “vecchio”) e Giulio, fonda la stamperia che, nel corso dei due secoli successivi e attraverso quattro generazioni, detenne il monopolio della produzione calcografica della città. La bottega era con insegna De Rossi alla Pace. La storia della famiglia De Rossi è caratterizzata da litigi e contrasti interni che portano all’apertura di singole tipografie in concorrenza tra loro. I figli di Giulio De Rossi, Giuseppe il Giovane e Giovanni Battista, nipoti di Giuseppe De Rossi il Vecchio, avevano fondato nel 1628 una propria bottega sempre nelle vicinanze - All'angolo di via di Parione e via della Pace vicino nei pressi della chiesa S. Biagio della Fossa - ma nel 1635 Giovanni Battista si separò a sua volta dal fratello e aprì una bottega in piazza Navona, la terza quindi della famiglia che venne chiamata a piazza Navona. Nel 1644 dopo la morte di Giuseppe il Giovane suo fratello Giovanni Battista diventò il concorrente più diretto della bottega dello zio, la De Rossi alla Pace, ormai gestita dalla vedova di lui insieme ai figli che allora erano in parte ancora minorenni. Il figlio di Giovanni Battista, Matteo Gregorio De Rossi, proseguì l’attività editoriale paterna, dedicandosi con successo anche all’attività di incisore. Principale collaboratore della tipografia di Giovanni Battista e Matteo Gregorio fu un grande artista del calibro di Lievin Cruyl, che si avvalse della tipografia per la traduzione a stampa di molti suoi disegni su Roma. Matteo Gregorio, in costante rivalità con il cugino Giovanni Giacomo (1627-1691) della tipografia alla Pace, fece intagliare da Tiburzio Vergelli una raccolta sui principali monumenti di Roma ispirata – se non copiata – da Giovan Battista Falda. Magnifica prova, impressa su carta vergata coeva, con margini, in perfetto stato di conservazione. Esemplare nel secondo stato di due, con l'indirizzo di Carlo Losi. Magnificent and rare perspective view of St. Peter's, designed to show Bernini's colonnade, recently built under the pontificate of Alexander VII. It is a replica published by the printing house of Matteo Gregorio De Rossi, of the work that Giovanni Battista Falda engraved for the rival printing house of his cousin Giovani Giacomo De Rossi. Anonymous work, it bears the imprint of Matteo Gregorio and the date 1685. The plate could be engraved by Matteo Gregorio himself, as well as by Pietro Paolo Girelli or Tiburzio Vergelli, the main collaborators of the printing house in Piazza Navona. For stylistic reasons we believe that the attribution to Girelli is the most likely option, while it is very far from the style of Vergelli. Matteo Gregorio De Rossi is an exponent of one of the branches of the famous Roman printing house. Towards the end of the sixteenth century began the editorial activity of Antonio De Rossi, who with his sons Giuseppe the Elder and Giulio, founded the printing house that, over the next two centuries and through four generations, held the monopoly of chalcographic production in the city. The workshop had the sign “De Rossi alla Pace”. The history of the De Rossi family is characterized by internal disputes and contrasts that lead to the opening of individual printing houses in competition with each other. Giulio De Rossi's sons, Giuseppe the Younger and Giovanni Battista, nephews of Giuseppe De Rossi the Elder, had founded in 1628 their own workshop in the vicinity - at the corner of Via di Parione and Via della Pace near the church of S. Biagio della Fossa - but in 1635 Giovanni Battista in turn separated from his brother and opened a workshop in Piazza Navona, the third of the family. In 1644, after the death of Giuseppe the Younger, his brother Giovanni Battista became the most direct competitor of his uncle's workshop, the De Rossi alla Pace, now run by his widow along with their children who were then partly still minors. Giovanni Battista's son, Matteo Gregorio De Rossi, continued his father's publishing activity, dedicating himself with success also to the activity of engraver. The main collaborator of the typography of Giovanni Battista and Matteo Gregorio was a great artist of the caliber of Lievin Cruyl, who used the typography for the translation into print of many of his drawings on Rome. Matteo Gregorio, in constant rivalry with his cousin Giovanni Giacomo (1627-1691) of the printing house alla Pace, had Tiburzio Vergelli carve a collection of the main monuments of Rome inspired - if not copied - by Giovan Battista Falda. Fine impression, printed on contemporary laid paper, with margins, perfect condition. Example of the second state of two, with Carlo Losi’s address.
Si tratta di una copia del panorama di Schenk che raffigura la città intorno al 1700. In primo piano due asini carichi di mercanzie sono condotti da alcuni viandanti e sullo sfondo a sinistra un corteo si avvia verso Porta Castello. Lungo testo in basso e stemma centrale di Alessandro VII (1655-67). Delineata sulla scia della più grande veduta di Jeremias Wolff, l’opera offre quaranta riferimenti topografici. Il Leopold, era un modesto incisore ed editore di Augsburg; la sua serie di vedute di città, da cui questa incisione è tratta, venne pubblicata con una bassissima tiratura, rendendo quindi le opere particolarmente rare. Incisione in rame, magnifica coloritura coeva, in ottimo stato di conservazione. This is a copy of Schenk's panorama that depicts the city around 1700. In the foreground two donkeys laden with merchandise are led by some travelers and in the background on the left a procession is moving towards Porta Castello. Text at the bottom and central coat of arms of Alexander VII (1655-67). Outlined in the style of Jeremias Wolff's larger view, the work offers forty topographical key-references. Leopold was a modest engraver and publisher in Augsburg; his series of city views, from which this engraving is taken, was published with a very low circulation, making the works particularly rare. Copper engraving, magnificent contemporary coloring, in excellent condition. Marigliani, Le Piante di Roma, p. 258, 168.
Acquaforte, bulino e puntasecca, circa 1762, firmata in lastra in basso. Magnifica prova, impressa su carta vergata coeva con margini, in eccellente stato di conservazione. Tavola tratta da Il Campo Marzio dell’Antica Roma opera di G.B. Piranesi socio della Real Società degli Antiquari di Londra. Sebbene pubblicata solo nel 1762 questa fondamentale opera, che appare come una delle più complesse del Piranesi, veniva già annunciata dall’artista nelle Antichità Romane (1756) delle quali, secondo Focillon, può essere considerata come il quinto tomo. La vicenda del Campo Marzio si intrecciano con l’amicizia con lo scozzese Robert Adam, al quale l’opera è dedicata. Adam era giunto a Roma nel 1755 e ben presto aveva conosciuto Piranesi, forse per mezzo del comune amico Charles-Louis Clerisseau, trovando nella comune passione archeologica la base di una reciproca stima, che continuò anche dopo il ritorno dell’architetto Londra. Fu proprio Adam che, durante le ricognizioni dei resti dei monumenti del Campo Marzio, suggerì al Piranesi l’idea di realizzare una mappa dell’intera area, che inizialmente doveva essere inclusa nelle Antichità, e poi finì per costituire la base di un progetto ben più ambizioso, dando alla luce questa importante opera. Negli scritti iniziali l’autore annuncia lo scopo di questo lavoro, affermando la volontà di voler tracciare la storia di questa vasta area compresa tra il Tevere ed i colli, cercando di ricostruirne la conformazione ed il volto. Egli sottolinea la difficoltà di tale lavoro di ricostruzione, poiché l’antico Campo Marzio ha coinciso con l’area più intensamente popolata e riedificata della città dal medioevo all’epoca attuale, non nascondendo il margine di ipotetica insito nell’opera. Il risultato è che l’attendibilità dei risultati rimane quanto mai problematica, sia per la pionieristica ricerca archeologica del tempo, sia per la carica visionaria che porta l’artista e l’architetto a superare di slancio i limiti della realtà storica progettando il passato in funzione del presente, portando il genio artistico a prevalere di gran lunga sull’archeologo, conferendo senso e vigore a tutta l’opera. Bibliografia Focillon 437, Wilton Ely 568. Etching, engraving and drypoint, circa 1762, signed in plate at the bottom. Magnificent proof, printed on contemporary laid paper, in excellent condition. Plate taken from Il Campo Marzio dell’Antica Roma opera di G.B. Piranesi socio della Real Società degli Antiquari di Londra. Although published only in 1762, this fundamental work, which appears to be one of Piranesi's most complex, had already been announced by the artist in the Antichità Romane (1756) of which, according to Focillon, it can be considered as the fifth volume. The story of the Campus Martius is intertwined with the friendship with the Scotsman Robert Adam, to whom the work is dedicated. Adam had arrived in Rome in 1755 and soon got to know Piranesi, perhaps through their mutual friend Charles-Louis Clerisseau, finding in their common archaeological passion the basis of a mutual esteem, which continued even after the architect's return to London. It was Adam himself who, during the reconnaissance of the remains of the monuments of the Campus Martius, suggested to Piranesi the idea of creating a map of the entire area, which initially was to be included in the Antiquities, and then ended up forming the basis of a much more ambitious project, giving birth to this important work. In the initial writings the author announces the purpose of this work, stating the will to trace the history of this vast area between the Tiber and the hills, trying to reconstruct the conformation and the face. He underlines the difficulty of this reconstruction work, since the ancient Campus Martius coincided with the most intensely populated and rebuilt area of the city from the Middle Ages to the present time, not hiding the margin of hypothetic inherent in the work. The result is that the reliability of the results remains very problematic, both for the pioneering archaeological research of the time, and for the visionary charge that leads the artist and the architect to overcome the limits of historical reality designing the past in function of the present, bringing the artistic genius to prevail by far on the archaeologist, giving sense and vigor to the whole work. Literature Focillon 437, Wilton Ely 568.
Dalla serie “Vedute di Roma disegnate e incise da Giambattista Piranesi Architetto veneziano” (1748 – 1778). Incisione in rame all’acquaforte, 1774 circa, b/n, cm 45,5 x 65 (alla lastra), firmata “Cavalier Piranesi F.”, in lastra, in basso a sinistra, in tiratura settecentesca. Un poco di umidità ha lievissimamente ingiallito il foglio in quella zona di cielo in cui manca il chiaroscuro; peraltro a pieni margini e in brillante inchiostratura.
Pianta delle sette chiese giubilari della capitale, tratta dal "Atlas Novus" del Seutter. La tavola delinea l’itinerario del pellegrinaggio cristiano alle Sette Chiese: le quattro basiliche maggiori, S. Giovanni in Laterano, S. Pietro, S. Maria Maggiore e S. Paolo, alle quali S. Filippo Neri aggiunse altre tre basiliche come meta del pellegrinaggio - S. Lorenzo fuori le Mura, S. Croce in Gerusalemme e S. Sebastiano. Orientata con l’oriente in alto, come la maggior parte delle piante di città prodotte nel XVI secolo, manca di una visione prospettica corretta, sia sotto il profilo delle proporzioni che delle distanze. Inoltre, lo spazio urbano è occupato, in maniera del tutto irreale, quasi esclusivamente da luoghi di culto. Le sette chiese principali sono rappresentate di dimensioni notevolmente maggiori rispetto agli altri edifici, e mostrano tutte le facciate rivolte verso l’osservatore. "Derivazione assai fedele della pianta Giubilare del Lauro aggiornata e ristampata dal De Rossi nel 1660 in cui sono state affiancate le didascalie in lingua tedesca a quelle in italiano. Il colonnato di San Pietro, all'epoca del prototipo ancora in corsa di realizzazione, appare più correttamente raffigurato senza il terzo braccio a chiusura della piazza. Assai vivace la coloritura d'epoca che rappresenta la maggiore caratteristica di questa, come di molte altre opere di editori nordici, che per il resto copiavano sempre le loro immagini da quelle di altri autori, essendo il fine commerciale il loro unico interesse" (cfr. Marigliani p. 618). Matthäus Seutter (1678 - 1757) fu uno dei più importanti e prolifici editori tedeschi di mappe del XVIII secolo. Attivo, come incisore sotto la tutela dell'importante J. B. Homann. All'inizio del 1700 Seutter lasciò Homann per tornare ad Augusta, dove lavorò per l'importante editore d'arte Jeremia Wolff (1663 - 1724), per il quale incise mappe e altre stampe. Intorno al 1717 fondò la propria casa editrice cartografica indipendente ad Augusta. La maggior parte delle mappe di Seutter sono pesantemente basate, se non addirittura copie, di lavori precedenti fatti dalle calcografie Homann e De L'Isle. Ciononostante, dal 1731/32 Seutter era uno degli editori più prolifici del suo tempo e fu onorato dall'imperatore tedesco Carlo VI che gli diede il titolo di Geografo Imperiale, dopo il quale la maggior parte delle mappe successive includeva la denominazione Avec Privilege. Seutter continuò a pubblicare fino alla sua morte, all'apice della sua carriera, nel 1757. Acquaforte, finemente colorata a mano, in ottimo stato di conservazione. Bibliografia Arrigoni Bertarelli (1930): n. 761; Marigliani (2007): p. 618, n. 579. Map of the seven jubilee churches of Rome, taken from Seutter's "Atlas Novus". The map outlines the itinerary of the Christian pilgrimage to the Seven Churches: the four major basilicas, St. John Lateran, St. Peter, St. Mary Major and St. Paul, to which St. Philip Neri added three more basilicas as pilgrimage destinations - St. Lawrence Outside the Walls, St. Croce in Jerusalem and St. Sebastian. Oriented with the east at the top, like most city maps produced in the 16th century, it lacks a correct perspective view, both in terms of proportions and distances. Moreover, the urban space is occupied, in a completely unreal way, almost exclusively by the churches. The seven main churches are represented considerably larger and show all the facades facing the observer. Very faithful derivation of the Jubilee map by Giacomo Lauro updated and reprinted by De Rossi in 1660 in which the captions in German have been placed side by side with those in Italian. The colonnade of St. Peter's, at the time of the prototype still under construction, appears more correctly depicted without the third arm closing the square. The coloring is very lively and represents the main characteristic of this work, as of many other works by Nordic publishers, who always copied their images from those of other authors, as the commercial purpose being their only interest (cf. Marigliani p. 618). Matthäus Seutter (1678 - 1757) was one of the most important and prolific German map publishers of the 18th century. Seutter was born the son of a goldsmith but apprenticed as a brewer. Apparently uninspired by the beer business, Seutter abandoned his apprenticeship and moved to Nuremberg where he apprenticed as an engraver under the tutelage of the prominent J. B. Homann. Sometime in the early 1700s Seutter left Homann to return to Augsburg, where he worked for the prominent art publisher jeremiad Wolff (1663 - 1724), for whom he engraved maps and other prints. Most of Seutter's maps are heavily based upon, if not copies of, earlier work done by the Homann and De L'Isle firms. Nonetheless, by 1731/32 Seutter was one of the most prolific publishers of his time and was honored by the German Emperor Karl VI who gave him the title of Imperial Geographer, after which most subsequent maps included the Avec Privilege designation. Etching, fine contemporary hand-colored, in excellent condition. Literature Arrigoni Bertarelli (1930): n. 761; Marigliani (2007): p. 618, n. 579.
2 tomi in un vol. in-4, pp. VIII, 548 (numeraz. continuata; 2 ff. per occhietto e tit. all'inizio del II tomo); legatura del tempo m. pelle verde e ang., titolo e filetti oro al dorso. Vignetta inc. su entrambi i frontesp. Prima edizione di opera complementare di quella dedicata dal medesimo autore alle antichità di Roma, pubblicata nel 1763. Esemplare In ottimo stato, a grandi margini, al quale non furono aggiunte le 54 tavole incise in rame presenti in altri esemplari.. Schudt 446. Olschki, Choix, XI, 18215. Cicognara 3907. Rossetti I, G-1245..
Ampia e dinamica veduta della Basilica di Massenzio e della Chiesa di S. Francesca Romana, nell'area del Foro e Tempio della Pace, incisa da Giovanni Volpato su disegno di Francesco Panini. Pubblicata a cura della Calcografia Camerale nel 1774.L'incisione fa parte di una serie di 37 vedute che la Calcografia Camerale commisionò a Francesco Panini tra il 1763 e il 1779. Incise da diversi artisti, le tavole circolarono separatamente. L'opera appartiene ad una serie di vedute di Roma stampate nella seconda metà del '700 per volere del Panini, che si avvalse della collaborazione dei migliori incisori dell’epoca: Vasi, Antonini, Barbazza, Cigni, Montagu, Polanzani e Volpato. Le tavole vengono stampate dalla Calcografia della Reverenda Camera Apostolica. Francesco Panini o Pannini (Roma 1738 - 10 aprile 1800) si formò con il padre Giovanni Paolo (Piacenza, 1691 - Roma, 1765) e ne proseguì l'attività vedutistica dedicandosi in modo particolare a realizzare raffinate opere su carta. In effetti, la scarsa attenzione critica a lui dedicata, tradisce la reale portata storica del pittore, che è da considerare tra i migliori interpreti della grafica settecentesca. La sua produzione, infatti, pur perpetuando una precisa tradizione riesce a esprimere un vero e proprio rinnovamento in chiave neoclassica. Dimostrandosi un abile prospettico, Panini fu elogiato dal Mariette e gli autori del 'Vignola illustrato' Giambattista Spampani e Carlo Antonini lo annoverano tra i pochi illustri prospettici e quale esempio per gli studiosi di architettura. Ma la produzione dell'artista conta altresì diverse imprese a fresco come la decorazione di Villa Albani, del piano nobile del Palazzo Cesarini Sforza e in Palazzo Doria, per conto del Cardinale Antonio Maria dipinse nel 1794 degli eleganti pannelli a grottesche. A lui si devono, con tutta probabilità, molte delle opere di collezioni pubbliche e private considerate della ‘scuola di Panini’ o ‘cerchia di Panini’ se non dello stesso Panini, e ciò pone un problema non piccolo per il catalogo dell’artista anche negli anni della maturità. Al contrario del padre Giovanni Paolo, uno dei più celebri e apprezzati pittori settecenteschi, Francesco Panini è stato oggetto di pochi studi. I dipinti e i disegni che oggi vengono riconosciuti alla sua mano mostrano vedute della Roma antica o di quella a lui contemporanea dove elaborate e grandiose architetture sono animate da piccole ed eleganti figure, proprio come nel foglio qui offerto. Una sua serie di acquarelli con Vedute di San Pietro è conservata presso il Dipartimento di Arti Grafiche del Louvre: tra queste è presente la stessa raffigurazione del prospetto principale della basilica vaticana se pur con un punto di vista più ravvicinato. L’attività indipendente di Francesco, pur sempre nel solco del genitore, riguardò soprattutto disegni con vedute romane per importanti incisori dell’epoca: Vasi, Antonini, Barbazza, Cigni, Montagu, Polanzani e Volpato. Acquaforte e bulino, stampata su carta vergata coeva, con margini, in ottimo stato di conservazione. Bibliografia L. Salerno, 'I pittori di vedute in Italia', Roma 1991, pp. 290-291; M. Celeste Cola, 'L'inventario di Francesco Pannini, dipinti, disegni e contorni nello studio di Palazzo Moroni', Pisa 2012, pp. 199-224. Acquaforte, resatauro all'angolo inferiore sinistro perfettamente eseguito, per il resto in ottimo stato di conservazione. Large view engraving by Giovanni Volpato, after Francesco Panini, representing the Temple of the Peace and the church of Santa Francesca Romana. The work belongs to a series of views of Rome printed in the second half of the 18th century at the behest of Panini, who availed himself of the collaboration of the best engravers of the time: Vasi, Antonini, Barbazza, Cigni, Montagu, Polanzani, Volpato and many others. The plates are printed by the Calcografia of Reverenda Camera Apostolica. Francesco Panini or Pannini (Rome 1738 - April 10, 1800) trained with his father Giovanni Paolo (Piacenza, 1691 - Rome, 1765) and continued the activity of vedutistica devoting himself in particular to the realization of refined works on paper. In fact, the scarce critical attention dedicated to him, betrays the real historical importance of the painter, who is to be considered among the best interpreters of eighteenth-century graphics. His production, in fact, while perpetuating a precise tradition manages to express a real renewal in a neoclassical key. Proving to be an able perspective artist, Panini was praised by Mariette and the authors of the 'Vignola illustrato' Giambattista Spampani and Carlo Antonini counted him among the few illustrious perspective artists and as an example for the scholars of architecture. But the production of the artist also counts several works in fresco as the decoration of Villa Albani, the main floor of the Palazzo Cesarini Sforza and Palazzo Doria, on behalf of Cardinal Antonio Maria painted in 1794 of the elegant grotesque panels. To him we owe, in all probability, many of the works in public and private collections considered to be of the 'school of Panini' or 'circle of Panini' if not of Panini himself, and this poses no small problem for the artist's catalog even in his mature years. Contrary to his father Giovanni Paolo, one of the most famous and appreciated 18th century painters, Francesco Panini has been the object of few studies. The paintings and drawings that today are attributed to his hand show views of ancient Rome or of that contemporary to him where elaborate and grandiose architectures are animated by small and elegant figures, just as in the sheet offered here. A series of his watercolors with views of St. Peter's is preserved in the Department of Graphic Arts of the Louvre: among them is the same depiction of the main facade of the Vatican basilica, albeit with a closer point of view. Etching and engraving, printed on contemporary laid paper, with margins, in excellent condition. Literature L. Salerno, 'I pittori di vedute in Italia', Rome 1991, pp. 290-291; M. Celeste Cola, 'L'inventario di Francesco Pannini, dipinti, disegni e contorni nello studio di Palazzo Moroni', Pisa 2012, pp. 199-224.
pp. [viii], 182, [ii], 79, [i]. Woodcut Estienne device on title page. Greek and Latin in parallel columns. Text uniformly foxed. Manuscript description of the acquistion (in 1800) of this copy and other bibliographic points. 4to. 26 cm. 18th century full limp vellum binding. Herodianus, supposed to have been a Syrian Greek, flourished during the third century A.D. In 203 he was in Rome, where he held some minor posts. His great historical work was written in Greek and narrates the events of the fifty-eight years between the death of Marcus Aurelius and the proclamation of Gordianus III. (180-238). The narrative is of special value as supplementing Dion Cassius, whose history ends with Alexander Severus. Chronicling the events of his own times, gifted with ordinary powers of observation, indubitable candour and independence of view his work is of inestimable value. He gives a lively account of many events such as: the death of Commodus; the assassination of Pertinax; how Didius Julianus bought the Roman Empire at auction; etc. Extensive use has been made of Herodianus by later chroniclers, especially the 'Scriptores historiae Au gustae' and John of Antioch. Poliziano did the first translation into Latin (1493) which conferred celebrity status on Herodian for the duration of the Renaissance. This Herodian was described by Dibdin as `an elegant, rare and critical edition', with notes and textual revisions by Henri Estienne. This is the first edition of any part of Zosimus (Editio Princeps), although Estienne only printed the first two books, translated by Leunclavius. The volume was dedicated to Sir Philip Sidney. Estienne (Etienne) (Latinized as Stephanus) was a great family of Parisian and Genevan printers of the 16th and 17th century, distinguished through five generations in scholarship as well as in their craft. Henri Estienne , Jr. (1531?-1598), was the greatest scholar of the family. He inherited his father's (Robert) press on the express condition that it should not be moved from Geneva. He was a well-trained scholar and devoted years to searching for manuscripts. Although humanism was far advanced, he, nevertheless, discovered numerous works of classical authors of which he issued first editions. His editions of Greek and Latin works are remarkable for their accuracy and textual criticism. Renouard 149/7; Schreiber 209; Dibdin II, 15; Adams H388, S1738. **PRICE JUST REDUCED! Small Box OST 1
Folio (480 x 310 mm), engraved dedication portrait frontispiece, 44 ENGRAVINGS OF 46 (LACKING PLATES 9 & 10), 22 of which are double-page, the plates and the text pages are paginated continuously from 1 to 52, faint staining to blank upper margins, some light browning, nineteenth-century half calf, covers detached. Berlin Catatalogue, 1864.
in-4, pp. VII, 109, bella leg. p. pelle coeva con tass. al d. Testo su carta azzurrina. Tagli rossi. Antip. e front. finemente inc. in rame. Con 5 tavv. in rame. Lozzi 4147: “Prima ediz. rara”. Belliss. esempl.
In-4°; pp. 80, frontespizio stampato in rosso e nero, stemma dell’Accademia e motto Aequa potestas inciso su rame, firmata Preziado, nel testo due grandi testatine “F. Preziado inv.”, la riproduzione della medaglia con il ritratto di Carlo Pio Balestra, finalini e capilettera; in fine, l’elenco degli accademici di merito e di onore. Cart. muto. Roma arte art accademia di san luca accademici concorso disegno drawing campidoglio
In-4°; pp. (4), 136, legno al frontesipzio. Legatura in piena pergamena con tassello al dorso.
Amato Pietro Frutaz a cura di Le Piante di Roma, volumi 1,2,3. , Istituto di Studi Romani 1962, Numero volumi 3, set completo monumentale opera, catalogo ragionato delle piante di roma, tela editoriale con borchia in sbalzo sui piatti anteriori, 684 tavole di cui alcune a colori e moltissime ripiegate, volumi in ottime condizioni Molto buono (Very Good) . <br> <br> Copertina rigida <br> <br>
2 catalogue of Jewellery Auction: "Notificazione del Lotto di Gioie da farsi dal Sagro Monte della Pietà di Roma". Roma. Stamp. Apostolica. 1762; pp. 20; "Sistema de lotto di Gioie che si farà dal Sagro Monte della Pietà di Roma… anno 1713". Pp. (4) with a folding plate. (Rome, Jewellery Auctions Catalogues) 1489/P
Cabreo, 1840 circa, coeva coloritura a mano, cm 57,5 x 90,5 (il foglio), titolo al centro nella parte superiore del foglio, sul lato sinistro una grande freccia con nastro colorato in giallo arancio indica il nord, scrittura a inchiostro marrone. Bella pianta del territorio di Monticelli (Monticelli sezione I, segnalata in pianta ma non nel titolo), in cui compare il territorio confinante di Formello (Formello sezione II, segnalata in pianta ma non nel titolo) e in cui sono indicati in scrittura tutti i territori adiacenti, in senso orario: il Territorio di Palombara, il Territorio di San Paolo de' Cavalieri, il Territorio di Tivoli, Tenuta di Castel Orcione del Principe Borghese, Territorio di Sant'Angelo in Capoccia, Territorio di Mentana, di nuovo il Territorio Sant'Angelo in Capoccia, l'Agro Romano, la Tenuta di Ferronea, e infine, ancora il territorio di Sant'Angelo in Capoccia. Pieghe di origine, foglio controfondato, leggeri e sporadici segni di umido, buono stato di conservazione. .
[8], 115 [i.e. 215], [1] p. ; 23 cm; Piena pergamena con fregi dorati e nervature. macchie di umidità.