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Album oblungo (mm. 354x494), mz. pelle coeva (lievi abras.), pp.nn. 4 (frontespizio e indice), con una bellissima raccolta di 40 tavole, disegnate da valenti artisti ed incise da Luigi Barocci su carta China (mm. 230x294) e applic. al foglio. Ogni tavola è preceduta da un testo descrittivo, di monsignor Francesco de’ conti Fabi Montani. Vi sono illustrate le molteplici feste religiose che si tenevano in Roma per celebrare i sacramenti, quindi le più “belle ed importanti cerimonie nei riti greco ed armeno, e altre eseguite dal Sommo Pontefice stesso, incominciando collo scruttinio in cui i cardinali lo eleggono, ecc., sicchè tutte insieme ben valgono a ritrarre l’indole religiosa della capitale del Cristianesimo”. Con fiorit. solo marginali; le tavole incise sono ben conservate.
Raffigurazione, antica ed originale, della maestosa cavalcata compiuta da Papa Clemente XIII da S. Pietro in Vaticano fino alla Basilica di S. Giovanni in Laterano passando per Castel Sant'Angelo, il Campidoglio, ed il Colosseo.
Album oblungo (mm. 233x317), mz. pergam. coeva, tit. oro su tassello al dorso, frontesp. e una bellisima raccolta di 36 tavv. finemente litografate, su disegni di Landesio e Rosa, dedicate alla Villa Borghese, al suo parco, ai vari edifici (piccoli fabbricati, templi e tempietti), alle fontane, ai laghetti e agli ingressi monumentali.<br> Cfr. Servolini, p. 425: “Eugenio Landesio, litografo torinese (1809-79), pittore paesista. Fu attivo in Roma e andò poi a stabilirsi nel Messico, per ritornare gli ultimi anni in Italia” - Comanducci, p. 342: “Trattò il quadro di paesaggio curando gli alberi e le piante, se non col colore, con buon disegno”.<br> Esemplare ben conservato. Raro.
<p>15 cm, rilegatura coeva in piena pergamena, titolo ben manoscritto al dorso che è diviso da tre nervi,1538 Mense Martio; p. (36) di indice delle antichità memorabili di Roma, p. 257, 1 c.b. Capilettera figurati. Omessa nella numerazione la carta 239-240. Firmetta di possesso al retro del frontespizio. Qualche maccietta alla seconda cop. Bell' esemplare.</p>
in-4, pp. XII, 428, legatura ottocentesca in m. pelle ed angoli, piatti in cartone rustico, titolo ms. al dorso, tagli rossi. Titolo a stampa rossa e nera con vignetta inc. da Pulini; testatine, finaletti ed iniz. silogr. E' corredato di elaborato antiporta figurato inc. da Carloni con dedica del Monaldini al nobile Giulio Cesare Colonna Sciarra Barberini, il quale è anche raffigurato nel magnifico ritr. con fig. allegoriche inc. da Ant. Zaballi da Greg. Giusti, 8 tavole f.t., alcune delle quali ripieg., ed incisioni in rame ed in legno n.t. Dotte dissertazioni in latino ed in italiano su varie antichità romane: ''De Trallianorum numo; De annonymi martyris Epitaphio; Sopra un'antica iscrizione del Palazzo Barberini; Sopra un'antica iscrizione del Museo Kircheriano; Sopra una moneta di Volterra; De veteri quodam Solari Horologio nuper invento Epistola'', etc. L'autore fu dotto gesuita (Genova 1725-1803). Buon esempl. marginoso (con ingialliture della carta).. Manca a Cicognara. Olschki, Choix XI 17687. Rossetti 7544. Platneriana 299. De Backer-Sommervogel V, col. 1868, n. 4..
[Giunti-Storiografia Classica - prima edizione] (cm.16.7) Bella piena mz. pergamena manoscritta sec XVII, ben restaurata, piatti con musica a stampa rossa e nera.-- cc. 225 + 1 c. con colophon e al verso grande marca tipografica diversa da quella del frontis. Carattere corsivo molto elegante. Dedica del Perottus a Niccolò V. Marca tipografica n°4 e 3 in fine conforme alla descrizione di Camerini. Prima edizione Giuntina piuttosto rara, manca ad Adams, Brunet, Renouard " Giunti ". E' una delle più importanti opere sulla storiografia classica di Roma; la traduzione del Perotto dal greco di Polibio, le Deche di Tito Livio con il riassunto e l'esaltazione della gloria di Roma. Due carte in fine (221 e 222) mal numerate 121 e 122 segnate DDper errore hanno un margine lievemente più corto, con ottima vecchia intergrazione. Timbro di biblioteca estinta all'inizio, peraltro esemplare bello, nitido e con buoni margini. Esemplare assolutamente completo anche delle due carte in fine (121 e 122) che spesso mancano in quanto aggiunte dopo la stampa. * Camerini-Decia 164; * Graesse V 395; * Bm. Stc. 531; * Bandini II 175. Provenienza: Asta Soteby's Firenze 1991[f82] Libro
Dal celebre "Chiese principali d'Europa" edito a Milano da Artaria nel 1824, e successivamente ristampato nel 1829 dalla Tipografia Destefanis. Coppia di incisioni in rame all’acquatinta, colore d’epoca, cm 40,5 x 49 circa (alla lastra) più margini. Entrambe le vedute sono disegnate dal vero e incise da L. Rupp. Esemplari con un lieve ingiallimento della carta ai margini, alcuni strappetti marginali della carta, in tenue e piacevole coloritura, buono lo stato di conservazione.
Veduta della Tribuna di Santa Maria Maggiore, disegnata e incisa da Alessandro Specchi e pubblicata da Domenico de Rossi. Presente nell'indice De Rossi, 1724, al costo "di 20 baiocchi".La prospettiva, molto dettagliata, presenta gli ornamenti voluti da papa Clemente X e mostra anche le due cappelle, la paolina e la sistina, che furono fatte edificare da papa Paolo V e da Sisto V, che nella piazza fece anche trasportare l'obelisco proceniente dal Mausoleo di Augusto. Incisione in rame, in ottimo stato di conservazione. Veduta della Tribuna di Santa Maria Maggiore, disegnata e incisa da Alessandro Specchi e pubblicata da Domenico de Rossi. Presente nell'indice De Rossi, 1724, al costo "di 20 baiocchi".La prospettiva, molto dettagliata, presenta gli ornamenti voluti da papa Clemente X e mostra anche le due cappelle, la paolina e la sistina, che furono fatte edificare da papa Paolo V e da Sisto V, che nella piazza fece anche trasportare l'obelisco proceniente dal Mausoleo di Augusto. Incisione in rame, in ottimo stato di conservazione.
in-8, pp.XII, 487, 108 (di estesi indici), bella legatura coeva piena pergamena rigida, tassello al dorso con titolo oro, tagli marmorizzati. Vasta e assai dettagliata guida artistica di Roma, dedicata al principe Livio Odescalchi. Prima edizione. Magnifico esemplare.. Schudt n.285. Olschki, Choix, non la presente ediz. Fossati -Bellani 760. Rossetti, G-1232...
Veduta dell'interno di San Pietro, incisa da Giuseppe Vasi su disegno di Francesco Panini. L'opera appartiene ad una serie di vedute di Roma stampate nella seconda metà del '700 per volere del Panini, che si avvalse della collaborazione dei migliori incisori dell’epoca: Vasi, Antonini, Barbazza, Cigni, Montagu, Polanzani e Volpato. Le tavole vengono stampate dalla Calcografia della Reverenda Camera Apostolica. Francesco Panini o Pannini (Roma 1738 - 10 aprile 1800) si formò con il padre Giovanni Paolo (Piacenza, 1691 - Roma, 1765) e ne proseguì l'attività vedutistica dedicandosi in modo particolare a realizzare raffinate opere su carta. In effetti, la scarsa attenzione critica a lui dedicata, tradisce la reale portata storica del pittore, che è da considerare tra i migliori interpreti della grafica settecentesca. La sua produzione, infatti, pur perpetuando una precisa tradizione riesce a esprimere un vero e proprio rinnovamento in chiave neoclassica. Dimostrandosi un abile prospettico, Panini fu elogiato dal Mariette e gli autori del 'Vignola illustrato' Giambattista Spampani e Carlo Antonini lo annoverano tra i pochi illustri prospettici e quale esempio per gli studiosi di architettura. Ma la produzione dell'artista conta altresì diverse imprese a fresco come la decorazione di Villa Albani, del piano nobile del Palazzo Cesarini Sforza e in Palazzo Doria, per conto del Cardinale Antonio Maria dipinse nel 1794 degli eleganti pannelli a grottesche. A lui si devono, con tutta probabilità, molte delle opere di collezioni pubbliche e private considerate della ‘scuola di Panini’ o ‘cerchia di Panini’ se non dello stesso Panini, e ciò pone un problema non piccolo per il catalogo dell’artista anche negli anni della maturità. Al contrario del padre Giovanni Paolo, uno dei più celebri e apprezzati pittori settecenteschi, Francesco Panini è stato oggetto di pochi studi. I dipinti e i disegni che oggi vengono riconosciuti alla sua mano mostrano vedute della Roma antica o di quella a lui contemporanea dove elaborate e grandiose architetture sono animate da piccole ed eleganti figure, proprio come nel foglio qui offerto. Una sua serie di acquarelli con Vedute di San Pietro è conservata presso il Dipartimento di Arti Grafiche del Louvre: tra queste è presente la stessa raffigurazione del prospetto principale della basilica vaticana se pur con un punto di vista più ravvicinato. L’attività indipendente di Francesco, pur sempre nel solco del genitore, riguardò soprattutto disegni con vedute romane per importanti incisori dell’epoca: Vasi, Antonini, Barbazza, Cigni, Montagu, Polanzani e Volpato. Acquaforte e bulino, stampata su carta vergata coeva, con margini, in ottimo stato di conservazione. Bibliografia L. Salerno, 'I pittori di vedute in Italia', Roma 1991, pp. 290-291; M. Celeste Cola, 'L'inventario di Francesco Pannini, dipinti, disegni e contorni nello studio di Palazzo Moroni', Pisa 2012, pp. 199-224. View of the interriour of St. Peter, engraved by Giuseppe Vasi after a drawing by Francesco Panini. The work belongs to a series of views of Rome printed in the second half of the 18th century at the behest of Panini, who availed himself of the collaboration of the best engravers of the time: Vasi, Antonini, Barbazza, Cigni, Montagu, Polanzani, Volpato and many others. The plates are printed by the Calcografia of Reverenda Camera Apostolica. Francesco Panini or Pannini (Rome 1738 - April 10, 1800) trained with his father Giovanni Paolo (Piacenza, 1691 - Rome, 1765) and continued the activity of vedutistica devoting himself in particular to the realization of refined works on paper. In fact, the scarce critical attention dedicated to him, betrays the real historical importance of the painter, who is to be considered among the best interpreters of eighteenth-century graphics. His production, in fact, while perpetuating a precise tradition manages to express a real renewal in a neoclassical key. Proving to be an able perspective artist, Panini was praised by Mariette and the authors of the 'Vignola illustrato' Giambattista Spampani and Carlo Antonini counted him among the few illustrious perspective artists and as an example for the scholars of architecture. But the production of the artist also counts several works in fresco as the decoration of Villa Albani, the main floor of the Palazzo Cesarini Sforza and Palazzo Doria, on behalf of Cardinal Antonio Maria painted in 1794 of the elegant grotesque panels. To him we owe, in all probability, many of the works in public and private collections considered to be of the 'school of Panini' or 'circle of Panini' if not of Panini himself, and this poses no small problem for the artist's catalog even in his mature years. Contrary to his father Giovanni Paolo, one of the most famous and appreciated 18th century painters, Francesco Panini has been the object of few studies. The paintings and drawings that today are attributed to his hand show views of ancient Rome or of that contemporary to him where elaborate and grandiose architectures are animated by small and elegant figures, just as in the sheet offered here. A series of his watercolors with views of St. Peter's is preserved in the Department of Graphic Arts of the Louvre: among them is the same depiction of the main facade of the Vatican basilica, albeit with a closer point of view. Etching and engraving, printed on contemporary laid paper, with margins, in excellent condition. Literature L. Salerno, 'I pittori di vedute in Italia', Rome 1991, pp. 290-291; M. Celeste Cola, 'L'inventario di Francesco Pannini, dipinti, disegni e contorni nello studio di Palazzo Moroni', Pisa 2012, pp. 199-224.
Anvers, Martín Nutio, 1586, 16 x 10,5 cm., encuadernación del siglo XIX en holandesa piel, 4 hojas + 208 folios. (El traductor fue Jorge de Bustamante).
The second volume (of two?). Thick 8vo. pp. 501-862, (50), 224 + Engraved folding map, and engraved portrait plate. Edges colored brown. **Painted vellum binding and hidden lettered fore-edge** Early full vellum binding, decorated with small, bold pen drawings of ships sailing below a seven line motto in Latin (this text, no longer easily legible). On the rear board is an ink drawing of a Tudor rose. Painted under the brown fore-edge, and visible only when fanned, is the following text: "TULLIUM M. C. JULIUS CAESAR CICERONEM OB E GRECIAS EJUS / DOMITUM SALVUM ET INCOLUMEM / ESSE JOBEMUS C. JA BOIENUS / NOSTRIS ARMIS VIRTUTEQUE". Later manuscript vellum spine label: "INCERTA" (meaning uncertain or doubtful). Was this perhaps a critic's warning about the accuracy of the notes on Caesar that Scaliger gathered together? A UNIQUE AND ENTIRELY REMARKABLE ITEM. CHEST 2/2
364p. Slight foxing. 4to. [304 x 235 mm.] Contemporary straight grained plum morocco leather binding. Boards tooled in gold with a wide Greek key design, and in blind with an archway roll. Engraved bookplate showing a shield (Arms Barry of six Supporters); two unicorns; ermine Coronet of an Earl ; and the Motto A MA PUISSANCE. This is likely the plate of Charles Grey, 2nd Earl Grey (1764-1845) Whig Prime Minister of Great Britain (1830-1834). There is also a manuscript inscription: "With B. Drury's Best Wishes, Eton, March 20 , 1820." John Baskerville (1706-1775) was the greatest printer of his era. Born in Wolverley, Hereford - Worcester, England, he became a writing master in Birmingham. He also carried on a successful japanning (varnishing) business there. In about 1750 he began to make experiments in letter founding, and produced the wonderful series of types now named after him. His first book, the Virgil of 1757, was also the first to be printed upon wove paper (manufactured by a process that he invented). In 1758 he be came printer to Cambridge University. All of his books bear show fine craftsmanship and a refined sense of design. In the last few years before his death, Baskerville published a few Latin classics in quarto and duodecimo. "All these bear the marks of unabated genius even in his declining days: and suffice, had he printed nothing else, to distinguish him as the first typographer of his time" - T. B. Reed, in 'Old English Letter Foundries'. Gaskell 46; Brunet V:71 8. A really handsomely bound copy of a beautifully printed book. **PRICE JUST REDUCED! W113
3 Voll. In-4 (Cm 37,5 x 27), pp. 263 - 484 tavole bianco nero molte delle quali a doppia pagina contenute nei volumi secondo e terzo , legature editoriali piena tela con titoli e fregi in oro al piatto anteriore. Una millimetrica abrasione angolo inferiore primo tomo, diversamente COME NUOVO
Uniformily bound in 1/2 calf, marbled boards and endpapers, top edges gilt. Gilt decorated spines with 5 raised bands. Printed on nice paper. Endpapers marbled. Binding a bit rubbed at extremities, a few corners lightly bumped, faint stain on backstrip of volume II, still very attractive. Minor flecking to leather. Minor foxing on endpapers and in a few margins passim, else an especially clean set. 1 corner of V3 Edgeworn. ; Complete in 5 volumes (Vol. 5 is the Lexicon Polybianum of Casaubon & Ernest revised by Schweighaeuser 1822). ; 5 Volume Set; Vol. 1/5/2022; 8vo - over 7¾" - 9¾" tall
Riproduzione integrale in fac-simile dei 10 album di incisioni in un unico tomo di 300×420 mm. Maestro di Giovanni Battista Piranesi, Giuseppe Vasi tra il 1743 e il 1761 pubblica 10 album con 228 incisioni su rame di Roma, raggruppate per “temi�
Pianta della città di Roma antica e moderna redatta, in origine, da Leonardo Bufalini (della quale si conoscono solo tre copie in una tiratura fatta a Lecce da Antonio Trevisi nel 1560), qui in versione ridotta a cura di G. B. Nolli come descritto nella dedica al Cardinale Silvio Valenti Gonzaga, contenuta nell'imponente cartiglio sormontato dello stemma del dedicatario, in alto a destra. La pianta è corredata da 307 richiami esplicativi dei luoghi notevoli, elencati lungo i lati sinistro e destro, e mostra in pianta, in proiezione verticale, i principali edifici della città (dal Colosseo a San Pietro, dalle Terme al Mausoleo di Adriano, al Circo Massimo, etc.), il tracciato delle mura, degli acquedotti e dell'intero sistema viario, quale poteva presentarsi verso la fine del secolo XVI. In due vignette che trovano posto negli angoli inferiori, sono raffigurati il Pantheon a destra e l'arco di Giano a sinistra, con il tempio di Vesta adattato a chiesa sullo sfondo. Scaccia Scarafoni, Le piante di Roma, p. 80, n. 139; Huelsen, Bibliografia delle piante di Roma, p. 39 e segg.
"Attacatisi i posti avvanzati la mattina del 15 Giugno, e respinti i Francesi sino a Ponte Molle, questi ricevettero rinforzi, e si ricondussero al combattimento attaccando il 5.° Reggimento di linea, che stava in posizione su i monti Parioli comandato dal Colonnello Luigi Masi di Perugia. Il Capitano di Stato Maggiore Generale Podulack recò subito un distaccamento del suddetto 5.° Reggimento alla bajonetta, ed inoltratosi troppo in mezzo all'inimico rimase dai medesimi circondato; intimatogli di arrendersi, rispose con un colpo di pistola, stendendo morto il primo che gli si fece avanti; quindi scaricò la seconda su di un Capitano francese, ma fallì il colpo, e nel momento che metteva mano alla spada cadde trafitto da tre colpi di fucile, due in testa, ed uno in petto. Contemporaneamente il Tenente Colonnello Berti-Pichat Comandante la Legion Civica mobilizzata Bolognese aveva ricevuto ordine dal General Bartolucci di portare soccorso al 5.° Reggimento di linea che i Francesi minacciavano di girare. Giunto che fu co' suoi all'angolo del Casino di Villa Carrozza, si trovò all'improvviso di fronte il 13.° di linea Francese; il bravo Colonnello animò subito i suoi soldati alla bajonetta, ma l'inimico facendo una scarica generale mise fuori di combattimento 17 uomini della 1.a Compagnia feriti e 4 morti, e quattro della 4.a Compagnia. Impegnatasi la lotta alla bajonetta il Tenente Colonnello Berti-Pichat era per essere fatto prigioniero, se il comune Schelini della Legion Bolognese con un colpo di fucile non uccideva il Francese che aveva afferrato. Il Tenente Sforza della Legione giunse a sottrarsi dall'inimico abbenchè ferito da 5 colpi di bajonetta in petto; il Tenente Brugnoli riuscì col suo esempio a salvare a forza di braccia un pezzo d'artiglieria. I Carabinieri, la Legion Bolognese, i Polacchi, il 5.° Reggimento di linea, i Studenti e la Legione Arcioni meritarono elogio in questa fazione [...] In questo fatto d'arma si ebbero 40 feriti e 10 morti, fra questi ultimi fu deplorabile la morte dei due fratelli Archibugj del Battaglione Universitario, che nel cadere ferito a morte uno di essi, l'altro nel soccorrerlo caddero ambi estinti. Il Tenente Oliva di Bari del 5.° Reggimento di linea dopo essersi difeso da eroe, ferito al petto cadde estinto. Si ebbe prigionieri il Capitano Fiumi di Assisi del 5.° di linea, ed il ferito Tenente Orsi Bolognese dei Studenti. I Francesi lasciarono otto morti sul terreno, e la posizione in mano dell'Armata Romana.".La stampa fa parte di una serie di litografie stampate a Genova Dalla Lit. e Cal. Armanino Strada Garibaldi N° 204, colorate da L. Barbero. Riportano l'interessante indicazione "Di Proprietà della Società della Speranza in Genova". La litografia, stampata su carta della cina, presenta una bella coloritura coeva a cura di L. Barbero ed è applicata su di un supporto cartaceo. Sotto l'incisione alcune righe di testo storico descrittivo. Alcuni segni del tempo.La seconda Repubblica Romana. A Roma, sotto la spinta dei moti popolari che chiedevano libertà e democrazia, crollò il regime pontificio ed il Papa Pio IX fuggì a Gaeta. Il 9 febbraio 1849 un'Assemblea eletta con suffragio universale proclamò la Repubblica, e il mese successivo ne affidò la guida a un Triumvirato composto da Giuseppe Mazzini, Aurelio Saffi e Carlo Armellini. Come Bandiera, la Repubblica adottò il tricolore. Intanto il Papa da Gaeta invocava l'intervento delle potenze europee per restaurare il potere temporale. Francia, Austria, Spagna e Regno delle Due Sicilie, paesi cattolici retti da regimi assoluti o conservatori, attaccarono il territorio della Repubblica da più parti. A difesa della Repubblica affluirono in Roma giovani da ogni parte d'Italia e d'Europa, mentre GAribaldi vi portò i suoi volontari. Il 3 luglio, mentre le truppe francesi entravano in Roma, Giuseppe Galletti dal balcone del Palazzo Senatorio in Campidoglio, lesse al popolo la Costituzione della Repubblica Romana mentre i soldati francesi erano schierati in armi sull'Ara Coeli. Fu l'ultimo atto della Repubblica Romana.
Fatto di Ponte Molle (Ponte Milvio). "A Ponte Molle i Francesi avendo sorpreso il distaccamento che era a guardia del Ponte, cercarono d'impadronirsi delle riva sinistra del Tevere e per mezzo di una barchetta avevano di già operato il passaggio del fiume buon numero di Bersaglieri, e Pontieri francesi, protetti dal fuoco della sponda opposta. I Carabinieri Romani si portarono sopra il luogo ed una parte di essi occupò i Monti Parioli a destra e le vigne a sinistra. Questi ultimi insieme ad una mano di reduci caricarono il nemico, condotti dal Colonnello di Stato Maggiore Generale Veneto Nicola Fabrizi e l'obbligarono a guadagnare a nuoto la sponda opposta, s'impadronirono della barca, di 40 fucili e varie daghe, proseguirono il fuoco che obbligò l'inimico a riguadagnare le alture. Le nostre truppe presero posizione e furono immediatamente rafforzate da altre fresche sopraggiunte. In questo fatto d'arme il Carabiniere Crescenziano Fabrizi (di Città di Castello) guadagnò a nuoto l'opposta sponda protetto dal fuoco dei suoi compagni, e s'impadronì a viva forza di una zattera uccidendo a colpi di sciabola chi la difendeva, la trasse alla sponda sinistra come trofeo di guerra fra gli applausi de suoi commilitoni. I Carabinieri, i Reduci e chiunque ivi si trovò di soldati, Ufficiali tutti adempirono al proprio dovere con coraggio, destrezza ed intelligenza."La stampa fa parte di una serie di litografie stampate a Genova Dalla Lit. e Cal. Armanino Strada Garibaldi N° 204, da L. Barbero. Riportano l'interessante indicazione "Di Proprietà della Società della Speranza in Genova". La litografia, stampata su carta della cina, presenta una bella coloritura coeva a cura di L. Barbero ed è applicata su di un supporto cartaceo. Sotto l'incisione alcune righe di testo storico descrittivo. Alcuni segni del tempo.La seconda Repubblica Romana. A Roma, sotto la spinta dei moti popolari che chiedevano libertà e democrazia, crollò il regime pontificio ed il Papa Pio IX fuggì a Gaeta. Il 9 febbraio 1849 un'assemblea eletta con suffragio universale proclamò la Repubblica, e il mese successivo ne affidò la guida a un Triumvirato composto da Giuseppe Mazzini, Aurelio Saffi e Carlo Armellini. Come Bandiera, la Repubblica adottò il tricolore. Intanto il Papa da Gaeta invocava l'intervento delle potenze europee per restaurare il potere temporale. Francia, Austria, Spagna e Regno delle Due Sicilie, paesi cattolici retti da regimi assoluti o conservatori, attaccarono il territorio della Repubblica da più parti. A difesa della Repubblica affluirono in Roma giovani da ogni parte d'Italia e d'Europa, mentre Garibaldi vi portò i suoi volontari. Il 3 luglio, mentre le truppe francesi entravano in Roma, Giuseppe Galletti dal balcone del Palazzo Senatorio in Campidoglio, lesse al popolo la Costituzione della Repubblica Romana mentre i soldati francesi erano schierati in armi sull'Ara Coeli. Fu l'ultimo atto della Repubblica Romana
Urbis Ichnographiam A Leonardo Bufalino Ligneis formis Evulgatam Servata Proportione contractam Atq. Aeri incsam Jo. Bapta. Nolli. . Pianta geometrica con elevazione, pubblicata a Roma dalla tipografia di Carlo Losi nel 1785. Si tratta di una rielaborazione, senza alcun aggiornamento, dell'importante rilievo di Leonardo Bufalini (1551), riportato in voga da Giovan Battista Nolli nel 1748. La legenda di 307 rimandi in latino è ripesa proprio dalla riduzione di Nolli, e ne dimostra la diretta derivazione. T "La pianta di Roma di Leonardo Bufalini è la prima rappresentazione coerente della città e la più importante raffigurazione ortogonale fino alla pianta grande di Giambattista Nolli (1748). Bufalini si occupò di tutte le fasi della sua realizzazione, dal rilievo all’incisione, impiegando un lungo tempo: sette anni, secondo Onofrio Panvinio, venti secondo l’editore Antonio Trevisi. La Pianta di Roma fu stampata presso il tipografo Antonio Blado il 26 maggio 1551 a Roma, con privilegio decennale della Repubblica di Venezia e la dedica a Carlo V e a papa Giulio III. Si tratta di un’opera monumentale: una xilografia in dodici fogli e quattro strisce laterali. Nessun esemplare della prima edizione è noto; se ne conoscono solo tre della seconda edizione, pubblicata sempre a Roma, dall’editore Antonio Trevisi da Lecce, due conservati alla Biblioteca Vaticana (di cui uno incompleto) e un terzo alla British Library di Londra. Sebbene la pianta sia basata su rilievi effettuati dall’autore con grande perizia, non mancano elementi di fantasia: molti monumenti antichi sono stati aggiunti, completati e ricostruiti liberamente. Del resto, è lo stesso autore a sottolineare questa ambivalenza, dichiarando di voler presentare “la città che oggi è abitata…aggiungendo la [città] antica, un tempo sovrana del mondo…” Bufalini incluse nella pianta anche un autoritratto in cui è raffigurato con in mano il compasso a due punte, mentre a sinistra sono rappresentati i suoi strumenti di lavoro, fra cui la squadra e la bussola nautica. Per una più completa trattazione degli strumenti di misurazione utilizzati e per l’accuratezza della pianta bufaliniana si rimanda ai numerosi studi pubblicati. La fonte primaria utilizzata da Bufalini è la Roma antica di Bartolomeo Marliano, inserita nella sua Urbis Romae Topographia, che ha lo stesso orientamento e la stessa precisione nei particolari. Fin dalla sua pubblicazione nel 1551, la pianta del Bufalini esercitò una notevole influenza sulle successive piante della città fino al 1748, anno in cui Giambattista Nolli ne pubblicò una copia ridotta insieme alla sua pianta grande, che si impose quale nuovo modello" (cfr. B/R p. 2372). Nel margine inferiore, la sottoscrizione dell'editore C. Losi e, nell'angolo opposto, quella dell'incisore Giovanni Brun. In basso, a sinistra, il Pantheon e il Foro di Nerva; a destra, l'arco di Giano quadrifronte. Acquaforte e bulino, impressi su carta vergata coeva, applicata su tela, più volte ripiegata. Astuccio di custodia originale, in cartonato. In ottimo stato di conservazione. Geometric plan with elevation, published in Rome by Carlo Losi in 1785 and engraved by Giovanni Brun. It is a reworking, without any updating, of the important relief by Leonardo Bufalini (1551), brought back by Giovan Battista Nolli in 1748. The key-legend of 307 references in Latin is taken from Nolli's reduction, and demonstrates its direct derivation. Leonardo Bufalini's map of Rome is the first coherent representation of the city and the most important orthogonal representation up to the large plan by Giambattista Nolli (1748). Bufalini took care of all the phases of its realization, from relief to engraving, using a long time: seven years, according to Onofrio Panvinio, twenty according to the publisher Antonio Trevisi. The Map of Rome was printed at the typographer Antonio Blado on May 26, 1551 in Rome, with the ten-year privilege of the Republic of Venice and dedicates it to Charles V and Pope Julius III. It is a monumental work: a woodcut in twelve sheets and four lateral strips. Although the map is based on reliefs made by the author, there is no lack of elements of fantasy: many ancient monuments have been added, completed and rebuilt freely. The primary source used by Bufalini is Bartolomeo Marliano's ancient Rome, inserted in his Urbis Romae Topographia, which has the same orientation and the same precision in detail. Since its publication in 1551, Bufalini's map exerted a notable influence on the subsequent plans of the city until 1748, the year in which Giambattista Nolli published a reduced copy together with his large plan, which became the new model. Below, left, the Pantheon and the Forum of Nerva; right, the four-sided Arch of Janus. Etching and engraving, printed on contemporary laid paper, applied to cloth, folded several times. Original slipcase, in hardback. In excellent state of preservation. Hulsen, p. 40, d. Per la pianta del Bufalini: Bifolco/Ronca (2018), Cartografia e topografia italiana del XVI secolo, pp. 2372-73, tav. 1221.
[Ricettario Erbario](cm. 33.5) Mz. pergamena, tassello al dorso, tagli marmorizzati. -pp. 52nn, pp. 599 con le tre parti, gli indici e le appendici, contiene anche un vasto elenco biografico di chimici e medici. Frontis rosso e nero, nel testo varii capilettera, xilografie allegoriche e di piante medicinali, testo a due colonne. Dedica a G. Batt. Capuccio medico e chimico, napoletano come l' autore (1596-1670) di questo fortunatissimo trattato, apparso a Napoli probabilmente nel 1666; altri dicono nel 1661. Vecchia intergrazione al margine bianco inferiore del frontespizio e a metà dell'ultima carta, ma senza alcuna mancanza. Lievi mende alla legatura. Una gora bruna a scomparsa interessa il margine interno alle carte della prima parte. Varie fioriture e tracce di polvere ai margini, altrimenti buon esemplare e ben completo. Opac registra 8 esemplari nelle biblioteche italiane. Molte notizie sull' autore napoletano sono in: Benedicenti " Malati Medici e Farmacisti " 1947, e De Renzi " Storia della Medicina " 1845-8. * Michel-Michel II 183; * Wellcome II 480. Alle sguardie in fine vecchio timbro Libreria Gonnelli Firenze.[n] Libro
Mm 230x295 Due volumi nella loro brossura originale con titolo al dorso e al piatto: vol. I, "Testo" di xi-507 pagine con 189 figure in nero nel testo; vol. II, "Tavole" con 65 tavole in nero e a colori. Leggere, tenui fioriture concentrate nel primo tomo, peraltro l'opera è in buone condizioni nelle sue legature ben salde.Spedizione i n 24 ore dalla conferma dell'ordine.
<p>21 cm, rilegatura coeva in mezza pelle, titolo e fregi in oro al dorso, tagli colorati; p. 311, (1) con 6 carte ripiegate e 16 tavole con paesaggi incise in rame da P. Parbonie disegnate da S. Pomardi Legero alone al margine superiore di una tavola,che non tocca l'illustrazione. Fresco esemplare</p>
. [In fine:] Florentiae per Haeredes Philippi Iuntae Mense, 1522. In 8vo piccolo, ff. 2 (foglio di guardia e front.), pp. 225, (1) + ff. 2, spazio del capolettera iniziale in bianco, il recto dell'ultima carta è di registro, il verso reca la ripetizione dell'impresa dei Giunti (marca tipografica con il giglio fiorentino al front. e in fine), leg. in cart. coevo, autore, titolo e data di edizione calligrafti al dorso, riportati su tassellino in carta. Precede l’inizio del I libro il proemio di N. Perotti al Pontefice Niccolò V. Rara edizione dei primi cinque libri delle “Storie” di Polibio, quanto ci resta dell’opera che in quaranta libri abbracciava gli avvenimenti dal 264 al 146 a. C., periodo cruciale per l’affermazione di Roma come “caput mundi”. L’Autore (205 ca. - 120 a. C.), nativo di Megalopoli in Arcadia, fu uomo d’affari e di guerra, politico e storico insigne, tanto da essere considerato uno padri della storia intesa in senso moderno. L’opera, in prima edizione giuntina, è una delle più importanti sulla storiografia classica di Roma. La traduzione, dal greco al latino, è di uno dei maggiori latinisti del XV secolo. Il titolo e la marca al frontespizio sono ritagliati e riapplicati perfettanente a integrazione della pagina, un leggero strappetto attraversa in orizzontale la marca; alcune sporadiche note manoscritte e normali macchiette del tempo. Peraltro trattasi di un buon esemplare, completo e marginoso. (Manca a Renouard, Adams e Brunet; Camerini, p. 120, n. 164; Bandini, II, p. 175; Graesse, p. 395; Olschki, VIII, p. 11279; Annali dei Giunti di Firenze, I, n. 164).
Parigi, 1850 circa. Tonolitografia, cm 40,5 x 58 ((la parte figurata) più filetti e margini bianchi. Bella veduta panoramica della città con punto di vista da uno dei colli, animata da grandi figure di parroci, pastori e contadine in primo piano. Usuali difetti marginali, buono lo stato di conservazione.