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Immaginiaria e curiosa veduta panoramica di Roma, presa dal Gianicolo. Del panorama reale vengono rispettati e riprodotti soltanto i monumenti essenziali: ponte S. Angelo, che è anche l'unico ponte disegnato, Castel S. Angelo e qualche cupola a caratterizzare lo sfondo.Stampata in Francia, dall'editore e stampatore Gosselin.Litografia, finemente colorata a mano, piccoli strappi restaurati nella parte superiore destra, lievi fioriture ai margini, nel complesso in buono stato di conservazione. Immaginiaria e curiosa veduta panoramica di Roma, presa dal Gianicolo. Del panorama reale vengono rispettati e riprodotti soltanto i monumenti essenziali: ponte S. Angelo, che è anche l'unico ponte disegnato, Castel S. Angelo e qualche cupola a caratterizzare lo sfondo.Stampata in Francia, dall'editore e stampatore Gosselin.Litografia, finemente colorata a mano, piccoli strappi restaurati nella parte superiore destra, lievi fioriture ai margini, nel complesso in buono stato di conservazione.
Rarissima veduta panoramica della città da Monte Mario, edita a Francoforte da Johann Azelt verso la fine del XVII secolo. "In questa stampa gli edifici sono ben poco riconoscibili ed il Tevere segue un errato percorso sotto Trinità dei Monti, riproponendo un errore comune a molti panorami di quest'epoca editi nel nord Europa ed evidentemente copiati uno dall'altro.. Il prototipo iniziale per questa tipologia di panorami è identificabile nel panorama inciso da Israel Silvestre nel 1642" (cfr. Marigliani p. 199). Incisione in rame, in perfetto stato di conservazione. Rarissima. A very rare panoramic view of the city from Monte Mario, published in Frankfurt by Johann Azelt towards the end of the 17th century. In this print the buildings are hardly recognisable and the Tiber follows a wrong path under Trinità dei Monti, repeating an error common to many panoramas of this period published in northern Europe and evidently copied from one another. The initial prototype for this type of panorama can be identified in the panorama engraved by Israel Silvestre in 1642"(cf. Marigliani p. 199). Copper engraving, in perfect condition. Very rare. Marigliani, "Le Piante di Roma nelle collezioni private" p. 199, 104 (erroneamente attibuita).
16817502CBFranckfurt, Merian, 1681. (2) Bl., 74 S., (2) Bl. Mit 2 doppelblattgrossen gest. Plänen und 96 (von 99) Kupfertafeln Pergamentband der Zeit. + Wichtig: Für unsere Kunden in der EU erfolgt der Versand alle 14 Tage verzollt ab Deutschland / Postbank-Konto in Deutschland vorhanden +, 7502CB
Pianta archeologica di Roma, a proiezione verticale obliqua, orientata con il nord in alto.La pianta deriva da quella che Pirro Ligorio disegna per l'editore Michele Tramezzino nel 1552. Si tratta della prima derivazione stampata all'estero ed è ridotta leggermente nelle dimensioni. Erroneamente viene indicata come data d'esecuzioni il 1570, invece del 1552. Appare per la prima volta nel 1575, inserita nel Civitates Orbis Terrarum, il primo atlante devoto esclusivamente alle piante e vedute delle principali città del mondo. L’opera è inserita nel Civitates Orbis Terrarum, il primo atlante devoto esclusivamente alle piante e vedute delle principali città del mondo. Il primo volume delle Civitates Orbis Terrarum fu pubblicato a Colonia nel 1572. Il sesto e ultimo volume apparve nel 1617. Questo grande atlante di città – cartografia urbana - curato da Georg Braun e inciso in gran parte da Franz Hogenberg, conteneva 546 prospettive, vedute a volo d'uccello e vedute cartografiche di città di tutto il mondo. Franz Hogenberg realizzò le tavole dei primi quattro volumi e Simon van den Neuwel (Novellanus, attivo dal 1580) quelle dei volumi V e VI. Georg Braun (1541-1622), un ecclesiastico di Colonia, fu il principale redattore dell'opera e fu molto aiutato nel suo progetto dalla vicinanza e dal continuo interesse di Abraham Ortelius, il cui Theatrum Orbis Terrarum del 1570 fu, come raccolta sistematica e completa di mappe di stile uniforme, il primo vero atlante. Le Civitates, in effetti, erano destinate ad accompagnare il Theatrum, come indicato dalla somiglianza dei titoli e dai riferimenti contemporanei sulla natura complementare delle due opere. Tuttavia, le Civitates erano progettate per avere un approccio più popolare, senza dubbio perché la novità di una raccolta di piante e vedute di città rappresentava un'impresa commerciale più rischiosa di un atlante mondiale, per il quale c'erano stati diversi precedenti di successo. Franz Hogenberg (1535-1590) era figlio di un incisore di Monaco che si era stabilito a Malines. Incise la maggior parte delle tavole del Theatrum di Ortelius e la maggior parte di quelle delle Civitates, e potrebbe essere anche indicato come il responsabile dell'origine del progetto. Oltre un centinaio di artisti e cartografi diversi, il più importante dei quali fu l'artista di Anversa Georg Hoefnagel (1542-1600), fornirono i disegni per le tavole delle Civitates. Hoefnagel non solo contribuì alla maggior parte del materiale originale per le città spagnole e italiane, ma rielaborò e modificò anche quello di altri collaboratori. Dopo la morte di Hoefnagel, il figlio Jakob continuò il lavoro per le Civitates. Gli autori della raccolta si proponevano di raffigurare "non icones et typi urbium", cioè non immagini generiche e tipizzate, "sed urbes ipsae admirabili caelaturae artificio, spectantium oculis subiectae appareant": non intendeva alludere o idealizzare, ma rappresentare fedelmente sulla carta, riprodurre esattamente, e in tempo reale, ciò che l'occhio vede, come annunciato nella prefazione al primo volume delle Civitates Orbis Terrarum. Incisione in rame, finemente colorata a mano, in ottimo stato di conservazione. Archeological map of Rome published in the Civitates Orbis Terrarum of 1575.The map is a close copy of the Pirro Ligorio map of Rome (1552, published by Michele Tramezzino) reduced in size. Latin text edition. The work is included in the Civitates Orbis Terrarum, the first atlas devoted exclusively to plans and views of the world's major cities. Printed in six volumes between 1572 and 1617 it was so successful and widespread that several editions translated into Latin, German and French were printed. The first volume of the Civitates Orbis Terrarum was published in Cologne in 1572. The sixth and the final volume appeared in 1617. This great city atlas, edited by Georg Braun and largely engraved by Franz Hogenberg, eventually contained 546 prospects, bird-eye views and map views of cities from all over the world. Fransz Hogenberg produced the plates for the first four books, and Simon van den Neuwel (Novellanus, active since 1580) those for volumes V and VI. Georg Braun (1541-1622), a cleric of Cologne, was the principal editor of the work, and was greatly assisted in his project by the close, and continued interest of Abraham Ortelius, whose Theatrum Orbis Terrarum of 1570 was, as a systematic and comprehensive collection of maps of uniform style, the first true atlas. The Civitates, indeed, was intended as a companion for the Theatrum, as indicated by the similarity in the titles and by contemporary references regarding the complementary nature of two works. Nevertheless, the Civitates was designs to be more popular in approach, no doubt because the novelty of a collection of city plans and views represented a more hazardous commercial undertaking than a world atlas, for which there had been a number of successful precedents. Franz Hogenberg (1535-1590) was the son of a Munich engraves who settled in Malines. He engraved most of the plates for Ortelius's Theatrum and the majority of those in the Civitates, and may have been responsible for originating the project. Over a hundred of different artists and cartographers, the most significant of whom was Antwerp artist Georg Hoefnagel (1542-1600), engraved the cooper-plates of the Civitates from drawings. He not only contributed most of the original material for the Spanish and Italian towns but also reworked and modified those of other contributors. After Hoefnagel's death his son Jakob continued the work for the Civitates. The author set out to depict "non icones et typi urbium," that is, not generic and typified images, "sed urbes ipsae admirabili caelaturae artificio, spectantium oculis subiectae appareant": not intended to allude or idealize but to represent faithfully on paper, to reproduce exactly, and in real time, what the eye sees, as announced in the preface to the first volume of Civitates Orbis Terrarum. Copperplate with fine later hand colour, good condition. Scaccia Scarafoni p. 29, n. 22.
In-folio; pp. (8),XXVII, (1), tavv. XXXI, 1 cb, pp. 324, 3 tavole ripiegate nn numerate; al frontespizio emblema dell’Accademia della Crusca. Mezza pergamena con angoli. Copia in barbe. Edizione originale. Un interessante studio sui vetri del periodo romano e del primo Medioevo.
184012435Berlin, Reimer, 1840/51. XX, 792; VIII, 764; XX, 579 ((82) S. für die Textbände, 26 doppelseitige Tafeln, Format des Bandes 44x31 cm. Bd 1, 2 und Tafelband Halbleder der Zeit, Band 3 mit Nachträgen, moderner Pappband (Stempel auf Titelblatt).
Acquaforte, 1550, firmato in lastra, in basso a sinistra “H. Cock. F.” In alto a sinistra Incerte cuisdam ruine prospectus”. Bella prova, impressa su carta vergata coeva, con margini, in ottimo stato di conservazione. Questa incisione appartiene alla celebre suite Monimenta Praecipua Aliquot Romanae Antiquitatis Ruinarum Monumenta […], edita ad Anversa nel 1551. Le stampe della serie riproducono delle vedute che Cock aveva disegnato a Roma (1546-1548) e, eventualmente, bozzetti di altri artisti. Il corpus comprende alcune delle rovine più grandi di Roma, la Basilica di Costantino, il Colosseo e il Palatino, ma nessuna è topograficamente accurata né strutturalmente precisa, al punto che il famoso archeologo famoso e topografo Christian Hulsen fu portato a concludere che la loro divergenza dai resti fisici li ha resi "senza valore". Tuttavia, la precisione archeologica non era l’obiettivo perseguito da Cock, dal momento che la sua finalità dichiarata era quella di fornire un repertorio di motivi architettonici ad uso degli artisti nordici che non potevano studiare le antichità di prima mano. La popolarità della serie fu tale da essere ristampata nel 1570; la casa editrice di Cock produsse altri due compendi di rovine romane nel 1561 e il 1562. A differenza dei suoi contemporanei Antonio Lafreri e Antonio Salamanca, che proposero le immagini ricostruite dei singoli edifici, Cock mostra in queste incisioni il suo gusto per le rovine inserite nei paesaggi. Questa incisione, ad esempio, nonostante la sua iscrizione, che letteralmente significa “veduta di una qualche rovina oscura”, non è aderente “al vero” (come si sostiene nel lungo titolo), ma è un vero e proprio capriccio. Un ruscello che si origina da una piccola cascata sullo sfondo, si snoda poi in tre rami, di cui uno attraversa l'architettura come un canale. L’apertura nella volta a botte non è presente in nessuna architettura romana antica, e non è chiaro quale funzione avrebbe potuto avere un simile edificio. Etching, 1550, signed on platea t lower left “H. Cock. F.”. Inscribed at top left “Incerte cuisdam ruine prospectus”. Good example, printed on contemporary laid paper, with margins, in very good condition. From the series Monimenta Praecipua Aliquot Romanae Antiquitatis Ruinarum Monumenta […] published in Antwerp in 1551. The prints of the series reproduces views that Cock drawn in Rome (1546-48) and possibly sketches by other artists. The corpus comprised some of Rome's grandest ruins, the Basilica of Constantine, the Colosseum, and the Palatine, but none is topographically accurate nor structurally precise, causing the reversed celebrated archaeologist and topographer Christian Hulsen to conclude that their divergence from the physical remains made them “worthless." However, archaeological precision was not uppermost in Cock's mind, for his avowed intention was to provide a building repertoire of motifs for the use of northern artists unable to study the antiquities at first hand. The popularity of the prints was such that the Monumenta was reprinted in 1570, and Cock’s publishing house issued two other compendia of Roman ruins in 1561 and 1562. Unlike his contemporaries Antonio Lafreri and Antonio Salamanca who speculatively reconstructed individual buildings, Cock exhibited a taste for ruins in the landascape and the entrophy of the ruins themselves (which he the emphasized in the title print of the Monumenta with a poem by Cornelis Grapheus). This View of Unidentified Ruins- such a despite its inscription, which translates literally as"a view of some obscure ruin is not "true to life" (as the preface claims) but is really a capriccio. A brook wends its unconvincing way from the background over a small waterfall to fork three ways, with two branches flowing off the margins, and the third winding back through the architecture like a canal. This structure is evidently a pastiche. The oculus piercing the barrel vault appears in no authentic Roman architecture and was derived either from observing the apertures in a collapsed vault at the Colosseum or possibly the refectory of the convent of Santa Caterina da Siena a Largo Magnanapoli, where sich a skylight was cut through the ancient vault. The parabolic stone arch (unknown in Western architecture before preface the seventeenth century) overlying a flattened one is equally improbable. Finally, it is unclear what function such an edifice could have had, though what appears to be a raked wall for seating can be glimpsed at the left middle distance, suggesting that this caprice began life as another view of the oculus Colosseum or the waterlogged Circus Maximus. (Fabio Berry) Barryte, p. 516 n. 114.1; Hollstein, 45
In Roma, per Antonio de' Rossi nella strada del Seminario Romano, vicino alla rotonda, 1719, in-4, legatura in pergamena coeva (ma la legatura è stata rimontata), tagli azzurri (originali), pp. [16], 255, [13]. Con stemma calcografico del dedicatario, papa Clemente XI, sul front., illustrazioni calcografiche n.t. e 4 tavole, anch'esse incise in rame, f.t. (sottoscritte da G.B. Brughi, N. Oddi, H. Vincent). La carta che reca l'occhietto è posta come quarta carta del primo fascicolo e non a precedere il frontespizio. Alcune note marginali manoscritte in antico su poche carte. Buone condizioni.
17501921A PARIS. CHEZ DESAINT & SAILLANT. 1750-1756. 6 VOLUMES IN-4 (20 X 26 X 24,5 CENTIMETRES ENVIRON) DE VIII + (8) + 616 + (22), (8) + 507 + (16), (4) + 546, (4) + 528, (4) + 500 ET (4) + 540 PAGES, RELIURE D'EPOQUE PLEIN VEAU MARBRE, DOS A CINQ NERFS ORNE DE CAISSONS A FLEURONS DORES, TITRE DORE SUR ETIQUETTES MAROQUIN ROUGE ET VERT, PLATS ENCADRES D'UN TRIPLE FILET A FROID, DENTELLE DOREE SUR COUPES, TRANCHES ROUGES. ILLUSTRE DE 4 CARTES REPLIEES GRAVEES PAR D'ANVILLE : LA GERMANIE, L'EMPIRE DES PARTHES, LA PALESTINE, LA DACE AVEC LA MOESIE ET LA THRACE. EDITION ORIGINALE (BRUNET. II. 424). QUELQUES TRACES D'USURE EXTERIEURE, SINON BON EXEMPLAIRE.
226578Roma: Presso l'Autore 1957. Brossura wrappers. Molto buono Very Good. Copia appartenuta all'Autore che l'aveva utilizzata per selezionare alcune parti in previsione della pubblicazione su rivista di un estratto dell'opera. L'Autore ha apportato al testo anche delle correzioni a penna poi riprese in alcune edizioni successive. 8vo. pp. 190. Molto buono Very Good. Seconda edizione 2nd Edition. Presso l'Autore, unknown
Panorama della città da Monte Mario. Disegnato da Friedrich Berhard Werner, incisa da Johann Georg Ringlin e pubblicata da Martin Engelbrecht (1684 - 1756). "Al centro in basso scudo con scritta obliqua SPQR. In alto al centro sopra il titolo N. 40. In basso 82 numeri di legenda. Sono ben visibili non solo il porto di Ripetta ma anche la scalinata di Trinità dei Monti (1723-26) da cui la datazione al 1730 ca. Questa veduta fa parte di una serie di profili della città che hanno come probabile prototipo quella più grande incisa da Werner verso il 1730 (in basso a sinistra sta scritto Fridr. Bernh. Werner del.): si vedano tra l'altro l'identica deformazione verticale di tutti i monumenti (ed in particolare di Castel Sant'Angelo) ed il modo di raffigurare i campi coltivati in primo piano" (cfr. Marigliani, p. 266). Incisione in rame, buone condizioni. Rara. Panorama of the city from Monte Mario. Drawn by Friedrich Berhard Werner, engraved by Johann Georg Ringlin and published by Martin Engelbrecht (1684 - 1756). At center below, shield with oblique inscription SPQR. Bottom 82 numbers of legend. Not only the port of Ripetta but also the Spanish Steps are clearly visible (1723-26), hence the dating to about 1730. This view is part of a series of profiles of the city that have as their probable prototype the larger one engraved by Werner around 1730 (at lower left is written Fridr. Bernh. Werner del.): see among other things the identical vertical deformation of all the monuments (and in particular of Castel Sant'Angelo) and the way of depicting the cultivated fields in the foreground. (see Marigliani, p. 266). Copper engraving, good condition. Rare. C. Marigliani, "Le Piante di Roma delle collezioni private", tav. 182.
Incisione all’acquaforte, circa 1660, firmata in basso dall’editore Giovanni Giacomo De’Rossi. Bellissima prova, impressa su carta vergata coeva, con sottili margini o rifilate al rame, tracce di colla al verso, per il resto in ottimo stato di conservazione. Attribuite al Falda da Maria Catelli Isola e dal Beltrame Quattrocchi, questo raro gruppo di vedute di Roma tuttavia differisce dallo stile classico del Piemontese. Engraving, 1660 circa, signed on lower part by the publisher Giovanni Giacomo De’Rossi.Beautiful work printed on contemporary laid paper with thin margins or trimmed to platemark, signs of glue on verso otherwise in excellent condition Maria Catelli Isola and Beltrame Quattrocchi ascribed these rare views of Rome to Falda da Maria Catelli Isola e dal Beltrame Quattrocchi. Nonetheless, the style used for this group of works is quite different from the classical Piemontese style. The Illustrated Bartsch vol. 47/2, 4725.318; M. Catelli Isola, I Ponti di Roma 92/96; E. Beltrame Quattrocchi pp. 66-67, 92/96. Dimensioni 360x500 circa.
Incisione all’acquaforte, circa 1660, firmata in basso dall’editore Giovanni Giacomo De’Rossi. Bellissima prova, impressa su carta vergata coeva, con sottili margini o rifilate al rame, tracce di colla al verso, per il resto in ottimo stato di conservazione. Attribuite al Falda da Maria Catelli Isola e dal Beltrame Quattrocchi, questo raro gruppo di vedute di Roma tuttavia differisce dallo stile classico del Piemontese. Engraving, 1660 circa, signed on lower part by the publisher Giovanni Giacomo De’Rossi. Beautiful work printed on contemporary laid paper with thin margins or trimmed to platemark, signs of glue on verso otherwise in excellent condition Maria Catelli Isola and Beltrame Quattrocchi ascribed these rare views of Rome to Falda da Maria Catelli Isola e dal Beltrame Quattrocchi. Nonetheless, the style used for this group of works is quite different from the classical Piemontese style. The Illustrated Bartsch vol. 47/2, 4725.317; M. Catelli Isola, I Ponti di Roma 92/96; E. Beltrame Quattrocchi pp. 66-67, 92/96. Dimensioni 360x500 circa.
Folio, oblungo (395 x 540 mm), leg. in brossura editoriale in carta azzurra, 2 vol. (il secondo vol. ha il titolo: "Nuovi disegni dell'architetture, e piante de' palazzi di Roma de' più celebri architetti, disegnati, et intagliati da Gio: Battista Falda, dati in luce da Gio: Giacomo de Rossi in Roma alla Pace con privil. del Sommo Pontefice"); 105 tavole incise in rame (44 + 61), incluse le due tavv. di frontespizio dei due volumi. Stampa ottocentesca a cura della Regia Calcografia di Roma della seconda edizione (presumibilmente originariamente stampata dal De Rossi tra il 1691 ed il 1695) . Questa ed. comprende le 103 tavv. della prima ed. (circa del 1660), cui sono state aggiunte (nel 1691) due tavv. di Domenico de Rossi. L'opera fu progettata e iniziata dal Ferrerio nel 1638 circa; il secondo libro, "Nuovi disegni delle architetture e piante dei palazzi di Roma de' più celebri architetti...", fu realizzato da G. B. Falda, che ne fu anche l'intagliatore, e venne pubblicato nel 1665 da G. G. De Rossi. Riguardo al primo libro non si conosce il nome dell'incisore: il Ferrario firma le tavole solo in qualità di disegnatore. Le più importanti tipologie edilizie romane sono illustrate dal Ferrario sia in alzato sia in pianta, a partire dall'età d'oro di Bramante, Raffaello, Peruzzi e Michelangelo per poi passare a Vignola, Ammannati, Ligorio, Della Porta, dedicando infine un modesto spazio agli architetti del nuovo secolo, quali Bernini, Borromini o Domenico Fontana: segnale evidente, questo, di quanto l'orientamento della cultura e del gusto del Seicento maturo tendesse verso un recupero ed una preferenza nei riguardi del classicismo cinquecentesco o del tardo manierismo controriformato (cfr. Treccani). Pietro Ferrerio (attivo a Roma nella prima metà del sec. XVII, ma non si hanno notizie precise sulla data della sua nascita, probabilmente avvenuta a Roma all'inizio del secolo; morì a Roma nel 1654), artista, tra il 1634 e il 1653 è registrato tra i pittori e architetti dell'Accademia di S. Luca, nel cui ambito ricopriva la carica di custode. Viene ricordato in particolare per il primo libro di una raccolta di incisioni con quarantaquattro tavole intitolata Palazzi di Roma de' più celebri architetti. Giovanni Battista Falda (1643–1678) è stato un incisore italiano, che ha documentato l'architettura e l'urbanistica a Roma nella seconda metà del Seicento; allievo di Gian Lorenzo Bernini, egli lavorò praticamente per tutta la sua breve vita con il De Rossi. Giovanni Giacomo de Rossi (attivo a Roma nel sec. XVII, circa tra il 1638 ed il 1691), fu l'iniziatore della fortuna artistica e commerciale della famiglia de Rossi. Domenico de Rossi (1659 – 1730) è stato un editore, scultore e incisore italiano; nel 1709 Domenico ereditò la stamperia da suo padre Giovanni Giacomo dè Rossi. La Regia Calcografia Romana è stata fondata da Clemente XII nel 1738, mediante l’acquisto della ricca collezione di rami incisi e stampe formata dalla famiglia De Rossi; allora si chiamava Calcografia Camerale Romana, ha continuato a operare chiamandosi poi Regia Calcografia. Rif.: IT\ICCU\VIAE\000375. OCLC, 32074435. Cond.: Segni d'uso alla legatura (macchie, abrasioni e mancanze ai dorsi). Lievi fioriture alle carte e macchie occasionali. Opera in condizioni generali molto buone. -- XIX century edition printed by the Regia Calcografia di Roma, 105 engraved plates, original wrappers. VG.
Alfred Guesdon nasce a Nantes il 13 giugno del 1808, terminati gli studi classici parte nel 1829 alla volta di Parigi per entrare come allievo architetto nello studio di Antoine Martin Garnaud. Dal 1830 si dedicò a sperimentazioni e ricerche nel campo della litografia, prediligendo soggetti storici, vedute e panorami, tratti dai numerosi viaggi che egli fece in Europa. La peculiarità di queste vedute sta nel fatto che si tratta dei primi rilievi di città dall’alto, effettuati a bordo di una mongolfiera. Nel 1849 pubblica le tavole, in litografia, nel celebre L’Italie à vol d’oiseau., o storia e descrizione sommaria delle principali città di questo paese, di H. Etiennez, accompagnate da 40 grandi vedute generali, disegnate dal vero da Alfred Guesdon e litografate con due tinte da A. Rouargue, Jules Arnout, A. Cuvillier, A. Guesdon. Litografia tinta, finemente colorata a mano, in perfetto stato di conservazione. Alfred Guesdon was born in Nantes, June the 13th 1808. Once he finished his classical studies, in 1829, he went to Paris, to study architecture as a pupil of Antoine Martin Garnaud. Starting from 1830, he devoted himself to experimentations and researches on the art of lithography, especially on historical subjects, views and landscapes he took from his many trips around Europe. The distinctiveness of these views is the fact that they are the first representations of the cities from above, realized on board of an air balloon. In 1849 he published the lithographic plates in the famous L’Italie à vol d’oiseau., o storia e descrizione sommaria delle principali città di questo paese, di H. Etiennez, accompagnate da 40 grandi vedute generali, disegnate dal vero da Alfred Guesdon e litografate con due tinte da A. Rouargue, Jules Arnout, A. Cuvillier, A. Guesdon. Tinted litograph with later hand colour, very good condition. Bibliografia: D. Straffolino, Alfred Guesdon, L'Italie a vol d'oiseau (1849). La veduta a volo d'uccello dalle ali di Icaro alla mongolfiera; Cremonini, L’Italia nelle vedute e crate geografiche, pp. 241/242.
Splendida veduta a volo d’uccello, realizzata in litografia, e pubblicata nel celebre L’Italie à vol d’oiseau., o storia e descrizione sommaria delle principali città di questo paese, di H. Etiennez, accompagnate da 40 grandi vedute generali, disegnate dal vero da Alfred Guesdon e litografate con due tinte da A. Rouargue, Jules Arnout, A. Cuvillier, A. Guesdon. Nato nel 1808 a Nantes, Guesdon intraprende senza fortuna la carriera di architetto e decide di dedicarsi al vedutismo anche con l’ausilio del pallone aerostatico in taluni casi e delle foto che ne trae. Per quindici anni l' artistaviaggiatore percorre interamente quella parte d' Europa che va «dal golfo di Napoli alle rive del Reno, dal lago di Ginevra allo stretto di Gibilterra». Per quanto riguarda la produzione iconografica, Guesdon realizza vedute di città italiane, francesi, spagnole e svizzere. A partire dal 1849 vengono pubblicate nell' ordine: L' Italie à vol d' oiseau, o storia e descrizione sommaria delle principali città di questo paese, di H. Etiennez, accompagnate da 40 grandi vedute generali, disegnate dal vero e litografate con due tinte Parigi, Hauser, 1849, volume in-folio. I disegni originari furono realizzati prima del 1848 e rappresentano le città italiane: da Torino a Genova, da Milano a Venezia, da Firenze a Roma, fino a Napoli, Pompei, Palermo, Messina e Catania. Pubblica poi La France a vol d' oiseau. Viaggio aereo sulla Loira e le sue rive, con la rappresentazione di 37 città; infine nel 1853 pubblica L' Espagne à vol d' oiseau con 24 vedute generali delle principali città del paese. Assai meno nota la raccolta di città svizzere dal titolo: La Suisse à vol d' oiseau, composta da almeno dieci litografiea colori realizzate sul finire degli anni Cinquanta. Litografia tinta, finemente colorata a mano, in perfetto stato di conservazione. Bibliografia D. Straffolino, Alfred Guesdon, L'Italie a vol d'oiseau (1849). La veduta a volo d'uccello dalle ali di Icaro alla mongolfiera; Cremonini, L’Italia nelle vedute e carte geografiche, pp. 241/242. Alfred Guesdon was born in Nantes, June the 13th 1808. Once he finished his classical studies, in 1829, he went to Paris, to study architecture as a pupil of Antoine Martin Garnaud.Starting from 1830, he devoted himself to experimentations and researches on the art of lithography, especially on historical subjects, views and landscapes he took from his many trips around Europe.The distinctiveness of these views is the fact that they are the first representations of the cities from above, realized on board of an air balloon. In 1849 he published the lithographic plates in the famous L’Italie à vol d’oiseau., o storia e descrizione sommaria delle principali città di questo paese, di H. Etiennez, accompagnate da 40 grandi vedute generali, disegnate dal vero da Alfred Guesdon e litografate con due tinte da A. Rouargue, Jules Arnout, A. Cuvillier, A. Guesdon.Tinted litograph with later hand colour, very good condition.Bibliografia D. Straffolino, Alfred Guesdon, L'Italie a vol d'oiseau (1849). La veduta a volo d'uccello dalle ali di Icaro alla mongolfiera; Cremonini, L’Italia nelle vedute e carte geografiche, pp. 241/242.
Pianta geometrica con elevazione, pubblicata a Norimberga dalla tipografia degli eredi di Johannes Baptiste Homann nel 1755. Si tratta di una rielaborazione, senza alcun aggiornamento, dell'importante rilievo di Leonardo Bufalini (1551), riportato in voga da Giovan Battista Nolli nel 1748. La legenda di 307 rimandi in latino è ripesa proprio dalla riduzione di Nolli, e ne dimostra la diretta derivazione. Tuttavia la pianta degli eredi Homann, stampata su quattro fogli e quindi di dimensioni maggiori, risulta decisamente più leggibile. "La pianta di Roma di Leonardo Bufalini è la prima rappresentazione coerente della città e la più importante raffigurazione ortogonale fino alla pianta grande di Giambattista Nolli (1748). Bufalini si occupò di tutte le fasi della sua realizzazione, dal rilievo all’incisione, impiegando un lungo tempo: sette anni, secondo Onofrio Panvinio, venti secondo l’editore Antonio Trevisi. La Pianta di Roma fu stampata presso il tipografo Antonio Blado il 26 maggio 1551 a Roma, con privilegio decennale della Repubblica di Venezia e la dedica a Carlo V e a papa Giulio III. Si tratta di un’opera monumentale: una xilografia in dodici fogli e quattro strisce laterali. Nessun esemplare della prima edizione è noto; se ne conoscono solo tre della seconda edizione, pubblicata sempre a Roma, dall’editore Antonio Trevisi da Lecce, due conservati alla Biblioteca Vaticana (di cui uno incompleto) e un terzo alla British Library di Londra. Sebbene la pianta sia basata su rilievi effettuati dall’autore con grande perizia, non mancano elementi di fantasia: molti monumenti antichi sono stati aggiunti, completati e ricostruiti liberamente. Del resto, è lo stesso autore a sottolineare questa ambivalenza, dichiarando di voler presentare “la città che oggi è abitata…aggiungendo la [città] antica, un tempo sovrana del mondo…” Bufalini incluse nella pianta anche un autoritratto in cui è raffigurato con in mano il compasso a due punte, mentre a sinistra sono rappresentati i suoi strumenti di lavoro, fra cui la squadra e la bussola nautica. Per una più completa trattazione degli strumenti di misurazione utilizzati e per l’accuratezza della pianta bufaliniana si rimanda ai numerosi studi pubblicati. La fonte primaria utilizzata da Bufalini è la Roma antica di Bartolomeo Marliano, inserita nella sua Urbis Romae Topographia, che ha lo stesso orientamento e la stessa precisione nei particolari. Fin dalla sua pubblicazione nel 1551, la pianta del Bufalini esercitò una notevole influenza sulle successive piante della città fino al 1748, anno in cui Giambattista Nolli ne pubblicò una copia ridotta insieme alla sua pianta grande, che si impose quale nuovo modello" (cfr. B/R p. 2372). Johann Baptist Homann è stato un geografo e cartografo tedesco; nel 1702 fondò la sua casa editrice. Homann acquisì fama come uno dei principali cartografi tedeschi, e nel 1715 fu nominato geografo imperiale dall'imperatore Carlo VI. Nello stesso anno fu anche nominato membro dell'Accademia Prussiana delle Scienze a Berlino. Nel 1716 Homann pubblicò il suo capolavoro Grosser Atlas ueber die ganze Welt. Numerose mappe furono redatte in collaborazione con l'incisore Christoph Weigel. Homann morì a Norimberga nel 1724. Gli successe suo figlio Johann Christoph (1703-1730). L'azienda continuò dopo la sua morte come azienda degli eredi Homann, gestita da Johann Michael Franz e Johann Georg Ebersberger. Dopo successivi cambiamenti nella gestione, l'azienda si sciolse nel 1852. Acquaforte, 4 lastre di dimensioni 495x365 mm ciascuna, stampate su altrettanti fogli di carta vergata coeva, con margini e ancora da unire, in perfetto stato di conservazione. Bibliografia Huelsen (1915), n. 3; Scaccia Scarafoni (1939), n. 136; Marigliani (2007): n. 32. Per la pianta del Bufalini: Bifolco/Ronca (2018), Cartografia e topografia italiana del XVI secolo, pp. 2372-73, tav. 1221. Geometric plan with elevation, published in Nuremberg by the printing hose of Johannes Baptiste Homann's heirs in 1755. It is a reworking, without any updating, of the important relief by Leonardo Bufalini (1551), brought back by Giovan Battista Nolli in 1748. The key-legend of 307 references in Latin is taken from Nolli's reduction, and demonstrates its direct derivation. However, the map of the Homann heirs, printed on four sheets and therefore larger in size, is much more clear. Leonardo Bufalini's map of Rome is the first coherent representation of the city and the most important orthogonal representation up to the large plan by Giambattista Nolli (1748). Bufalini took care of all the phases of its realization, from relief to engraving, using a long time: seven years, according to Onofrio Panvinio, twenty according to the publisher Antonio Trevisi. The Map of Rome was printed at the typographer Antonio Blado on May 26, 1551 in Rome, with the ten-year privilege of the Republic of Venice and dedicates it to Charles V and Pope Julius III. It is a monumental work: a woodcut in twelve sheets and four lateral strips. Although the map is based on reliefs made by the author, there is no lack of elements of fantasy: many ancient monuments have been added, completed and rebuilt freely. The primary source used by Bufalini is Bartolomeo Marliano's ancient Rome, inserted in his Urbis Romae Topographia, which has the same orientation and the same precision in detail. Since its publication in 1551, Bufalini's map exerted a notable influence on the subsequent plans of the city until 1748, the year in which Giambattista Nolli published a reduced copy together with his large plan, which became the new model. Johann Baptist Homann was a German geographer and cartographer; in 1702 he founded his own publishing house. Homann acquired renown as a leading German cartographer, and in 1715 was appointed Imperial Geographer by Emperor Charles VI. In the same year he was also named a member of the Prussian Academy of Sciences in Berlin. In 1716 Homann published his masterpiece Grosser Atlas ueber die ganze Welt; numerous maps were drawn up in cooperation with the engraver Christoph Weigel the Elder. Homann died in Nuremberg in 1724 and was succeeded by his son Johann Christoph (1703-1730). The company carried on upon his death as Homann heirs company, managed by Johann Michael Franz and Johann Georg Ebersberger. After subsequent changes in management the company folded in 1852. Etching, 4 plates 495x365 mm each, printed on as many sheets of coeval laid paper, with margins and yet to be joined, in perfect condition. Literature Huelsen (1915), no. 3; Scaccia Scarafoni (1939), n. 136; Marigliani (2007): n. 32.
Pianta a proiezione mista, orientata con il nord a sinistra, ripresa dalla pianta di Giovan Battista Falda. "E' una copia della pianta di Johannes De Ram senza alcun aggiornamento. In alto a destra lo stemma di Clemente XI (1700-1721). Sebbene stampata intorno al 1720 raffigura la città alla fine del Seicento, come avviene per un cospicuo nucleo di piante derivate dal Falda ed edite nel Nord Europa in questo periodo, nelle quali tutti i cambiamneti si concentrano nei nuovi apparati decorativi e non nel contenuto della pianta stessa" (cfr. Marigliani p. 229, n. 133). La carta fu realizzata da Homann per il suo Grosser Atlas. Johann Baptist Homann è stato un geografo e cartografo tedesco; nel 1702 fondò la sua casa editrice. Homann acquisì fama come uno dei principali cartografi tedeschi, e nel 1715 fu nominato geografo imperiale dall'imperatore Carlo VI. Nello stesso anno fu anche nominato membro dell'Accademia Prussiana delle Scienze a Berlino. Nel 1716 Homann pubblicò il suo capolavoro Grosser Atlas ueber die ganze Welt. Numerose mappe furono redatte in collaborazione con l'incisore Christoph Weigel. Homann morì a Norimberga nel 1724. Gli successe suo figlio Johann Christoph (1703-1730). L'azienda continuò dopo la sua morte come azienda degli eredi Homann, gestita da Johann Michael Franz e Johann Georg Ebersberger. Dopo successivi cambiamenti nella gestione, l'azienda si sciolse nel 1852. Acquaforte, bella coloritura coeva editoriale, in buono stato di conservazione. Mixed projection map, oriented with north on the left, based on the map of Giovan Battista Falda. It is a close copy of the map of Johannes De Ram without any update. In the upper right corner is the coat of arms of Clemente XI (1700-1721). Although printed around 1720 it depicts the city at the end of the seventeenth century, as is the case for a large group of maps derived from Falda and published in Northern Europe in this period, in which all the changes are concentrated in the new decorative apparatus and not in the content of the map itself (see Marigliani p. 229, n. 133). The map was made by Homann for his Grosser Atlas. Johann Baptist Homann was a German geographer and cartographer; in 1702 he founded his own publishing house. Homann acquired renown as a leading German cartographer, and in 1715 was appointed Imperial Geographer by Emperor Charles VI. In the same year he was also named a member of the Prussian Academy of Sciences in Berlin. In 1716 Homann published his masterpiece Grosser Atlas ueber die ganze Welt; numerous maps were drawn up in cooperation with the engraver Christoph Weigel the Elder. Homann died in Nuremberg in 1724 and was succeeded by his son Johann Christoph (1703-1730). The company carried on upon his death as Homann heirs company, managed by Johann Michael Franz and Johann Georg Ebersberger. After subsequent changes in management the company folded in 1852. Etching with fine original colour, good condition. Huelsen (1915): n. 124a; Scaccia Scarafoni (1939): n. 210; C. Marigliani, "Le Piante di Roma delle collezioni private", tav. 133.
0575-Bo.J. Folge von 9 Blatt Kupferstichen, mit heller Tonplatte gedruckt, auf festem Velin. Je 41,7:23,8 cm. Die breiten Ränder in den Außenkanten knitterfaltig und das erste Blatt insgesamt etwas fleckig.
Bella e rara veduta panoramica di Roma presa dal monte Gianicolo.La litografia, come il disegno, è opera di C. Fichot. La veduta di Fichot compare nel Catalogue de fonds et d’assortiment dell'editore francese François Delarue, datato 1858 .Il nostro esemplare reca l'indirizzo dell'editore Lemercier.Litografia originale, finemente acquarellata, qualche piccolo strappo e qualche alone nei margini bianchi, senza interessare l'immagine, nel complesso in buono stato di conservazione. Nice large perspective view of Rome from Gianicolo, drawned and lithographed by C. Fichot.These Fichot litho is listed in the Catalogue de fonds et d’assortiment of the French editor François Delarue, dated 1858 .Our copy bears the Lemercier address.Orignal litho, finely hand-colored, some tears and soiling in the white margins, not affecting the image, otherwise in good condition.
In-8 gr. (mm. 255x196), 7 volumi, p. pergamena coeva, dorso a cordoni con tit. oro su due tasselli, tagli rossi, pp. (14),1119; (4),1040; (4),1171; (4),1098; (4),1140; (4),996; (4),LXXXIV,348,310,(2); tit. in rosso e nero, primi 3 frontespizi con marca calcografica di Wetstenium (lima affilata su una pietra in medaglione, poggiato su due sfingi, e il motto “Terar Dum Prosim) inc. in rame da Jongman; bellissima è l’antiporta allegorica disegnata da L.F. Duborg e inc. in rame da J. Folkema, con ritratto del curatore A. Drakenborch, inciso da J. Houbraken su disegno di J.M. Quinkhard. Questa ediz. è illustrata f.t. da 1 tav. ripieg. (nel 5° vol.) e da 3 pregevoli tavole, incluso il ritratto dell’Autore in medaglione (nel 7° vol.). “Lo storico latino Tito Livio (Padova 59 a.C. - 17 d.C.) in questa sua celebre opera fa la storia di Roma dalla fondazione della città alla morte di Druso (9 a.C.). Di questa vasta trattazione in forma annalistica sono giunti a noi i libri I-X (dal 754 -53 al 293 a.C.) e XXI-XLV (dal 218 al 167 a.C.) oltre a numerosi frammenti, cioè ca. un quarto dell’opera che, come ci informano i sommari, era costituita di 142 libri”. Così Diz. Treccani,VII, p. 75. Cfr. Brunet,III,1108: “cette édition, pour laquelle l’éditeur a consulté cinquante manuscrits et cent treize textes imprimés, est, au jugement des savants, un chef-d’oeuvre d’exactitude et d’érudition; nous pouvons ajouter que le mérite de l’exécution typographique égale celui du texte”. Esemplare ben conservato: purtroppo con bruniture per la qualità della carta.
Acquaforte, 1636, firmata e datata in lastra nella parte inferiore. Da un soggetto di Herman van Swanevelt.Esemplare nel sesto stato di nove. Buona prova, impressa su carta vergata priva di filigrana, con piccoli margini, in ottimo stato di conservazione. Questa è l’unica incisione di Claude Lorraine che descrive una reale veduta di Roma ed è ispirata dal dipinto di Herman van Swanevelt. Bibliografia: Bartsch 17;, Mannocci 17 VI/IX; Le Blanc 3, 23 III/V. Dimensioni 257x197. Etching, 1636, signed and dated on lower plate. Example in the sixth state of nine. Good work printed on contemporary laid paper without watermark, with small margins, in excellent condition. This is the sole engraving belonging to Claude Lorraine that depicts a real view of the city of Rome and derives from a painting of Herman van Swanevelt. Bartsch 17;, Mannocci 17 VI/IX; Le Blanc 3, 23 III/V.
114-Io.J. Bleistift, auf hellbraunem Velin, links unten bezeichnet, datiert und signiert ?Roma Vecchia 9 Mars 51 J. Meynier?. 15,2:30 cm.
Veduta laterale di San Pietro, incisa da Dominique Montagù su disegno di Francesco Panini. L'opera appartiene ad una serie di vedute di Roma stampate nella seconda metà del '700 per volere del Panini, che si avvalse della collaborazione dei migliori incisori dell’epoca: Vasi, Antonini, Barbazza, Cigni, Montagu, Polanzani e Volpato. Le tavole vengono stampate dalla Calcografia della Reverenda Camera Apostolica. Francesco Panini o Pannini (Roma 1738 - 10 aprile 1800) si formò con il padre Giovanni Paolo (Piacenza, 1691 - Roma, 1765) e ne proseguì l'attività vedutistica dedicandosi in modo particolare a realizzare raffinate opere su carta. In effetti, la scarsa attenzione critica a lui dedicata, tradisce la reale portata storica del pittore, che è da considerare tra i migliori interpreti della grafica settecentesca. La sua produzione, infatti, pur perpetuando una precisa tradizione riesce a esprimere un vero e proprio rinnovamento in chiave neoclassica. Dimostrandosi un abile prospettico, Panini fu elogiato dal Mariette e gli autori del 'Vignola illustrato' Giambattista Spampani e Carlo Antonini lo annoverano tra i pochi illustri prospettici e quale esempio per gli studiosi di architettura. Ma la produzione dell'artista conta altresì diverse imprese a fresco come la decorazione di Villa Albani, del piano nobile del Palazzo Cesarini Sforza e in Palazzo Doria, per conto del Cardinale Antonio Maria dipinse nel 1794 degli eleganti pannelli a grottesche. A lui si devono, con tutta probabilità, molte delle opere di collezioni pubbliche e private considerate della ‘scuola di Panini’ o ‘cerchia di Panini’ se non dello stesso Panini, e ciò pone un problema non piccolo per il catalogo dell’artista anche negli anni della maturità. Al contrario del padre Giovanni Paolo, uno dei più celebri e apprezzati pittori settecenteschi, Francesco Panini è stato oggetto di pochi studi. I dipinti e i disegni che oggi vengono riconosciuti alla sua mano mostrano vedute della Roma antica o di quella a lui contemporanea dove elaborate e grandiose architetture sono animate da piccole ed eleganti figure, proprio come nel foglio qui offerto. Una sua serie di acquarelli con Vedute di San Pietro è conservata presso il Dipartimento di Arti Grafiche del Louvre: tra queste è presente la stessa raffigurazione del prospetto principale della basilica vaticana se pur con un punto di vista più ravvicinato. L’attività indipendente di Francesco, pur sempre nel solco del genitore, riguardò soprattutto disegni con vedute romane per importanti incisori dell’epoca: Vasi, Antonini, Barbazza, Cigni, Montagu, Polanzani e Volpato. Acquaforte e bulino, stampata su carta vergata coeva, con margini, in ottimo stato di conservazione. Bibliografia L. Salerno, 'I pittori di vedute in Italia', Roma 1991, pp. 290-291; M. Celeste Cola, 'L'inventario di Francesco Pannini, dipinti, disegni e contorni nello studio di Palazzo Moroni', Pisa 2012, pp. 199-224. View of St. Peter's church, engraved by Dominique Montagù after a drawing by Francesco Panini. The work belongs to a series of views of Rome printed in the second half of the 18th century at the behest of Panini, who availed himself of the collaboration of the best engravers of the time: Vasi, Antonini, Barbazza, Cigni, Montagu, Polanzani, Volpato and many others. The plates are printed by the Calcografia of Reverenda Camera Apostolica. Francesco Panini or Pannini (Rome 1738 - April 10, 1800) trained with his father Giovanni Paolo (Piacenza, 1691 - Rome, 1765) and continued the activity of vedutistica devoting himself in particular to the realization of refined works on paper. In fact, the scarce critical attention dedicated to him, betrays the real historical importance of the painter, who is to be considered among the best interpreters of eighteenth-century graphics. His production, in fact, while perpetuating a precise tradition manages to express a real renewal in a neoclassical key. Proving to be an able perspective artist, Panini was praised by Mariette and the authors of the 'Vignola illustrato' Giambattista Spampani and Carlo Antonini counted him among the few illustrious perspective artists and as an example for the scholars of architecture. But the production of the artist also counts several works in fresco as the decoration of Villa Albani, the main floor of the Palazzo Cesarini Sforza and Palazzo Doria, on behalf of Cardinal Antonio Maria painted in 1794 of the elegant grotesque panels. To him we owe, in all probability, many of the works in public and private collections considered to be of the 'school of Panini' or 'circle of Panini' if not of Panini himself, and this poses no small problem for the artist's catalog even in his mature years. Contrary to his father Giovanni Paolo, one of the most famous and appreciated 18th century painters, Francesco Panini has been the object of few studies. The paintings and drawings that today are attributed to his hand show views of ancient Rome or of that contemporary to him where elaborate and grandiose architectures are animated by small and elegant figures, just as in the sheet offered here. A series of his watercolors with views of St. Peter's is preserved in the Department of Graphic Arts of the Louvre: among them is the same depiction of the main facade of the Vatican basilica, albeit with a closer point of view. Etching and engraving, printed on contemporary laid paper, with margins, in excellent condition. Literature L. Salerno, 'I pittori di vedute in Italia', Rome 1991, pp. 290-291; M. Celeste Cola, 'L'inventario di Francesco Pannini, dipinti, disegni e contorni nello studio di Palazzo Moroni', Pisa 2012, pp. 199-224.
56X38, cartella in custodia, mz. pelle, tit. in oro al dorso, ill. in n. applicate ai piatti della custodia, 1 carta sciolta riportante l'opera e la vita di Giambattista Piranesi, di Henry Focillon, colophon, 2 tavole piu' volte ripiegate delle colonne Antonina e Trajana, (piu' fogli 54x37 c.ca incollati tra loro per una lunghezza complessiva di circa 3 metri cad.).Edizione numerata 720/1000Finito di stampare nel mese di ottobre MCMLXV per l'Editalia- Edizioni d'Italia, dalla tipografia Eliograf di Roma, su carta speciale appositamente fabbricata dalla cartiera Ventura di Cernobbio. Riproduzioni eseguite dalla Foto-Incisione Campo Marzio di Roma. Rilegatura, Custodia, e impressioni su oro zecchino della legatoria Antinori di Roma.Lievi abrasioni, macchioline al dorso e del tempo alla custodia, leggere abrasioni alle estremita' del dorso, minimi forellini ai margini laterali del primo foglio della colonna trajana, altrimenti in buono stato, ordinari segni del tempo.Disponibili su richiesta ulteriori immagini relativi allo stato di conservazione e delle colonne in visione intera.