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Rarissima veduta disegnata dal vivo ed incisa all’acquaforte da Philippe Pallot. La veduta apparterrebbe ad una serie di 12 tavole (alcune delle quali con data 1686 e firma P. Pallot del. inc.) incise da Philippe Pallot. La raccolta viene citata solo da Charles Le Blanc nel suo celebre Manuel de l'amateur d'estampes (1854/88), mentre non siamo riusciti a trovarne traccia in altra bibliografia. Abbiamo trovato esemplari conservati alla Bertarelli e alla Panizzi (una sola incisione in entrambe le raccolte) mentre 6 incisioni della serie risultano dalla vendita all’asta della collezione Petzold (1842) che le definisce già rare: “Suite de 6 est[ampes] rares, in– 8. Gravées à l’eau-forte et marques Fil. Pallot del. inc. 1686” (cfr. Benjamin Petzold, Catalogue de vente d'une belle collection d'estampes colligée par Benj. Petzold, p. 63, n. 916). Pochissime le notizie bibliografiche sull’autore, di cui queste sono probabilmente le uniche opere. Benezit lo descrive come “dessinateur et graveur au burin en 1680. Grava des vues de Rome”. Magnifica prova, impressa su carta vergata coeva, con margini intonsi, in perfetto stato di conservazione. Bibliografia cfr. Le Blanc, t. III, pag. 136; cfr. Benezit, p. 493; La raccolta di stampe Angelo Davoli: catalogo generale (2008), p. 66; P. Arrigoni, A. Bertarelli, Piante e vedute di Roma e del Lazio conservata nella Raccolta delle stampe e dei disegni (1931), p. 141. Very rare view drawn and etched by Philippe Pallot. The view would belong to a series of 12 plates (some of which are dated 1686 and signed P. Pallot del. inc.) engraved by Philippe Pallot. The collection is mentioned only by Charles Le Blanc in his famous Manuel de l'amateur d'estampes (1854/88), while we could not find any trace of it in other bibliographies. We found single works conserved at the Raccolta Bertarelli and at the Biblioteca Panizzi (only one engraving in both collections) while 6 engravings of the series result from the auction sale of the Petzold collection (1842) that defines them already rare: "Suite de 6 est[ampes] rares, in- 8. Gravées à l'eau-forte et marques Fil. Pallot del. inc. 1686" (see Benjamin Petzold, Catalogue de vente d'une belle collection d'estampes colligée par Benj. Petzold, p. 63, n. 916). There is very little bibliographical information on the author, of whom these are probably the only works. Benezit describes him as "dessinateur et graveur au burin en 1680. Grava des vues de Rome". Magnificent proof, printed on contemporary laid paper, with intact margins, in perfect condition. Bibliografia cf. Le Blanc, t. III, pag. 136; cf. Benezit, p. 493; La raccolta di stampe Angelo Davoli: catalogo generale (2008), p. 66; P. Arrigoni, A. Bertarelli, Piante e vedute di Roma e del Lazio conservata nella Raccolta delle stampe e dei disegni (1931), p. 141.
Rarissima veduta disegnata dal vivo ed incisa all’acquaforte da Philippe Pallot. La veduta apparterrebbe ad una serie di 12 tavole (alcune delle quali con data 1686 e firma P. Pallot del. inc.) incise da Philippe Pallot. La raccolta viene citata solo da Charles Le Blanc nel suo celebre Manuel de l'amateur d'estampes (1854/88), mentre non siamo riusciti a trovarne traccia in altra bibliografia. Abbiamo trovato esemplari conservati alla Bertarelli e alla Panizzi (una sola incisione in entrambe le raccolte) mentre 6 incisioni della serie risultano dalla vendita all’asta della collezione Petzold (1842) che le definisce già rare: “Suite de 6 est[ampes] rares, in– 8. Gravées à l’eau-forte et marques Fil. Pallot del. inc. 1686” (cfr. Benjamin Petzold, Catalogue de vente d'une belle collection d'estampes colligée par Benj. Petzold, p. 63, n. 916). Pochissime le notizie bibliografiche sull’autore, di cui queste sono probabilmente le uniche opere. Benezit lo descrive come “dessinateur et graveur au burin en 1680. Grava des vues de Rome”. La firma dell'incisore è su un masso in basso al centro. Magnifica prova, impressa su carta vergata coeva, con margini intonsi, in perfetto stato di conservazione. Bibliografia cfr. Le Blanc, t. III, pag. 136; cfr. Benezit, p. 493; La raccolta di stampe Angelo Davoli: catalogo generale (2008), p. 66; P. Arrigoni, A. Bertarelli, Piante e vedute di Roma e del Lazio conservata nella Raccolta delle stampe e dei disegni (1931), p. 141. Very rare view drawn and etched by Philippe Pallot. The view would belong to a series of 12 plates (some of which are dated 1686 and signed P. Pallot del. inc.) engraved by Philippe Pallot. The collection is mentioned only by Charles Le Blanc in his famous Manuel de l'amateur d'estampes (1854/88), while we could not find any trace of it in other bibliographies. We found single works conserved at the Raccolta Bertarelli and at the Biblioteca Panizzi (only one engraving in both collections) while 6 engravings of the series result from the auction sale of the Petzold collection (1842) that defines them already rare: "Suite de 6 est[ampes] rares, in- 8. Gravées à l'eau-forte et marques Fil. Pallot del. inc. 1686" (see Benjamin Petzold, Catalogue de vente d'une belle collection d'estampes colligée par Benj. Petzold, p. 63, n. 916). There is very little bibliographical information on the author, of whom these are probably the only works. Benezit describes him as "dessinateur et graveur au burin en 1680. Grava des vues de Rome". The engraver's signature is on a boulder in the lower center. Magnificent proof, printed on contemporary laid paper, with intact margins, in perfect condition. Bibliografia cf. Le Blanc, t. III, pag. 136; cf. Benezit, p. 493; La raccolta di stampe Angelo Davoli: catalogo generale (2008), p. 66; P. Arrigoni, A. Bertarelli, Piante e vedute di Roma e del Lazio conservata nella Raccolta delle stampe e dei disegni (1931), p. 141.
Rarissima veduta disegnata dal vivo ed incisa all’acquaforte da Philippe Pallot. La veduta apparterrebbe ad una serie di 12 tavole (alcune delle quali con data 1686 e firma P. Pallot del. inc.) incise da Philippe Pallot. La raccolta viene citata solo da Charles Le Blanc nel suo celebre Manuel de l'amateur d'estampes (1854/88), mentre non siamo riusciti a trovarne traccia in altra bibliografia. Abbiamo trovato esemplari conservati alla Bertarelli e alla Panizzi (una sola incisione in entrambe le raccolte) mentre 6 incisioni della serie risultano dalla vendita all’asta della collezione Petzold (1842) che le definisce già rare: “Suite de 6 est[ampes] rares, in– 8. Gravées à l’eau-forte et marques Fil. Pallot del. inc. 1686” (cfr. Benjamin Petzold, Catalogue de vente d'une belle collection d'estampes colligée par Benj. Petzold, p. 63, n. 916). Pochissime le notizie bibliografiche sull’autore, di cui queste sono probabilmente le uniche opere. Benezit lo descrive come “dessinateur et graveur au burin en 1680. Grava des vues de Rome”. Magnifica prova, impressa su carta vergata coeva, con margini intonsi, in perfetto stato di conservazione. Bibliografia cfr. Le Blanc, t. III, pag. 136; cfr. Benezit, p. 493; La raccolta di stampe Angelo Davoli: catalogo generale (2008), p. 66; P. Arrigoni, A. Bertarelli, Piante e vedute di Roma e del Lazio conservata nella Raccolta delle stampe e dei disegni (1931), p. 141. Very rare view drawn and etched by Philippe Pallot. The view would belong to a series of 12 plates (some of which are dated 1686 and signed P. Pallot del. inc.) engraved by Philippe Pallot. The collection is mentioned only by Charles Le Blanc in his famous Manuel de l'amateur d'estampes (1854/88), while we could not find any trace of it in other bibliographies. We found single works conserved at the Raccolta Bertarelli and at the Biblioteca Panizzi (only one engraving in both collections) while 6 engravings of the series result from the auction sale of the Petzold collection (1842) that defines them already rare: "Suite de 6 est[ampes] rares, in- 8. Gravées à l'eau-forte et marques Fil. Pallot del. inc. 1686" (see Benjamin Petzold, Catalogue de vente d'une belle collection d'estampes colligée par Benj. Petzold, p. 63, n. 916). There is very little bibliographical information on the author, of whom these are probably the only works. Benezit describes him as "dessinateur et graveur au burin en 1680. Grava des vues de Rome". Magnificent proof, printed on contemporary laid paper, with intact margins, in perfect condition. Bibliografia cf. Le Blanc, t. III, pag. 136; cf. Benezit, p. 493; La raccolta di stampe Angelo Davoli: catalogo generale (2008), p. 66; P. Arrigoni, A. Bertarelli, Piante e vedute di Roma e del Lazio conservata nella Raccolta delle stampe e dei disegni (1931), p. 141.
Rarissima veduta disegnata dal vivo ed incisa all’acquaforte da Philippe Pallot. La veduta apparterrebbe ad una serie di 12 tavole (alcune delle quali con data 1686 e firma P. Pallot del. inc.) incise da Philippe Pallot. La raccolta viene citata solo da Charles Le Blanc nel suo celebre Manuel de l'amateur d'estampes (1854/88), mentre non siamo riusciti a trovarne traccia in altra bibliografia. Abbiamo trovato esemplari conservati alla Bertarelli e alla Panizzi (una sola incisione in entrambe le raccolte) mentre 6 incisioni della serie risultano dalla vendita all’asta della collezione Petzold (1842) che le definisce già rare: “Suite de 6 est[ampes] rares, in– 8. Gravées à l’eau-forte et marques Fil. Pallot del. inc. 1686” (cfr. Benjamin Petzold, Catalogue de vente d'une belle collection d'estampes colligée par Benj. Petzold, p. 63, n. 916). Pochissime le notizie bibliografiche sull’autore, di cui queste sono probabilmente le uniche opere. Benezit lo descrive come “dessinateur et graveur au burin en 1680. Grava des vues de Rome”. Magnifica prova, impressa su carta vergata coeva, con margini intonsi, in perfetto stato di conservazione. Bibliografia cfr. Le Blanc, t. III, pag. 136; cfr. Benezit, p. 493; La raccolta di stampe Angelo Davoli: catalogo generale (2008), p. 66; P. Arrigoni, A. Bertarelli, Piante e vedute di Roma e del Lazio conservata nella Raccolta delle stampe e dei disegni (1931), p. 141. Very rare view drawn and etched by Philippe Pallot. The view would belong to a series of 12 plates (some of which are dated 1686 and signed P. Pallot del. inc.) engraved by Philippe Pallot. The collection is mentioned only by Charles Le Blanc in his famous Manuel de l'amateur d'estampes (1854/88), while we could not find any trace of it in other bibliographies. We found single works conserved at the Raccolta Bertarelli and at the Biblioteca Panizzi (only one engraving in both collections) while 6 engravings of the series result from the auction sale of the Petzold collection (1842) that defines them already rare: "Suite de 6 est[ampes] rares, in- 8. Gravées à l'eau-forte et marques Fil. Pallot del. inc. 1686" (see Benjamin Petzold, Catalogue de vente d'une belle collection d'estampes colligée par Benj. Petzold, p. 63, n. 916). There is very little bibliographical information on the author, of whom these are probably the only works. Benezit describes him as "dessinateur et graveur au burin en 1680. Grava des vues de Rome". Magnificent proof, printed on contemporary laid paper, with intact margins, in perfect condition. Bibliografia cfr. Le Blanc, t. III, pag. 136; cfr. Benezit, p. 493; La raccolta di stampe Angelo Davoli: catalogo generale (2008), p. 66; P. Arrigoni, A. Bertarelli, Piante e vedute di Roma e del Lazio conservata nella Raccolta delle stampe e dei disegni (1931), p. 141.
Rarissima veduta disegnata dal vivo ed incisa all’acquaforte da Philippe Pallot. La veduta apparterrebbe ad una serie di 12 tavole (alcune delle quali con data 1686 e firma P. Pallot del. inc.) incise da Philippe Pallot. La raccolta viene citata solo da Charles Le Blanc nel suo celebre Manuel de l'amateur d'estampes (1854/88), mentre non siamo riusciti a trovarne traccia in altra bibliografia. Abbiamo trovato esemplari conservati alla Bertarelli e alla Panizzi (una sola incisione in entrambe le raccolte) mentre 6 incisioni della serie risultano dalla vendita all’asta della collezione Petzold (1842) che le definisce già rare: “Suite de 6 est[ampes] rares, in– 8. Gravées à l’eau-forte et marques Fil. Pallot del. inc. 1686” (cfr. Benjamin Petzold, Catalogue de vente d'une belle collection d'estampes colligée par Benj. Petzold, p. 63, n. 916). Pochissime le notizie bibliografiche sull’autore, di cui queste sono probabilmente le uniche opere. Benezit lo descrive come “dessinateur et graveur au burin en 1680. Grava des vues de Rome”. La firma dell'incisore è su un masso in basso al centro. La stampa raffigura al centro il tempio di Castore e Polluce e sullo sfondo monumenti. Magnifica prova, impressa su carta vergata coeva, con margini intonsi, in perfetto stato di conservazione. Bibliografia cfr. Le Blanc, t. III, pag. 136; cfr. Benezit, p. 493; La raccolta di stampe Angelo Davoli: catalogo generale (2008), p. 66; P. Arrigoni, A. Bertarelli, Piante e vedute di Roma e del Lazio conservata nella Raccolta delle stampe e dei disegni (1931), p. 141. Very rare view drawn and etched by Philippe Pallot. The view would belong to a series of 12 plates (some of which are dated 1686 and signed P. Pallot del. inc.) engraved by Philippe Pallot. The collection is mentioned only by Charles Le Blanc in his famous Manuel de l'amateur d'estampes (1854/88), while we could not find any trace of it in other bibliographies. We found single works conserved at the Raccolta Bertarelli and at the Biblioteca Panizzi (only one engraving in both collections) while 6 engravings of the series result from the auction sale of the Petzold collection (1842) that defines them already rare: "Suite de 6 est[ampes] rares, in- 8. Gravées à l'eau-forte et marques Fil. Pallot del. inc. 1686" (see Benjamin Petzold, Catalogue de vente d'une belle collection d'estampes colligée par Benj. Petzold, p. 63, n. 916). There is very little bibliographical information on the author, of whom these are probably the only works. Benezit describes him as "dessinateur et graveur au burin en 1680. Grava des vues de Rome". The engraver's signature is on a boulder in the lower center. The print depicts the temple of Castor and Pollux in the center and monuments in the background. Magnificent proof, printed on contemporary laid paper, with intact margins, in perfect condition. Bibliografia cf. Le Blanc, t. III, pag. 136; cf. Benezit, p. 493; La raccolta di stampe Angelo Davoli: catalogo generale (2008), p. 66; P. Arrigoni, A. Bertarelli, Piante e vedute di Roma e del Lazio conservata nella Raccolta delle stampe e dei disegni (1931), p. 141.
Rarissima veduta disegnata dal vivo ed incisa all’acquaforte da Philippe Pallot. La veduta apparterrebbe ad una serie di 12 tavole (alcune delle quali con data 1686 e firma P. Pallot del. inc.) incise da Philippe Pallot. La raccolta viene citata solo da Charles Le Blanc nel suo celebre Manuel de l'amateur d'estampes (1854/88), mentre non siamo riusciti a trovarne traccia in altra bibliografia. Abbiamo trovato esemplari conservati alla Bertarelli e alla Panizzi (una sola incisione in entrambe le raccolte) mentre 6 incisioni della serie risultano dalla vendita all’asta della collezione Petzold (1842) che le definisce già rare: “Suite de 6 est[ampes] rares, in– 8. Gravées à l’eau-forte et marques Fil. Pallot del. inc. 1686” (cfr. Benjamin Petzold, Catalogue de vente d'une belle collection d'estampes colligée par Benj. Petzold, p. 63, n. 916). Pochissime le notizie bibliografiche sull’autore, di cui queste sono probabilmente le uniche opere. Benezit lo descrive come “dessinateur et graveur au burin en 1680. Grava des vues de Rome”. Magnifica prova, impressa su carta vergata coeva, con margini intonsi, in perfetto stato di conservazione. Bibliografia cfr. Le Blanc, t. III, pag. 136; cfr. Benezit, p. 493; La raccolta di stampe Angelo Davoli: catalogo generale (2008), p. 66; P. Arrigoni, A. Bertarelli, Piante e vedute di Roma e del Lazio conservata nella Raccolta delle stampe e dei disegni (1931), p. 141. Very rare view drawn and etched by Philippe Pallot. The view would belong to a series of 12 plates (some of which are dated 1686 and signed P. Pallot del. inc.) engraved by Philippe Pallot. The collection is mentioned only by Charles Le Blanc in his famous Manuel de l'amateur d'estampes (1854/88), while we could not find any trace of it in other bibliographies. We found single works conserved at the Raccolta Bertarelli and at the Biblioteca Panizzi (only one engraving in both collections) while 6 engravings of the series result from the auction sale of the Petzold collection (1842) that defines them already rare: "Suite de 6 est[ampes] rares, in- 8. Gravées à l'eau-forte et marques Fil. Pallot del. inc. 1686" (see Benjamin Petzold, Catalogue de vente d'une belle collection d'estampes colligée par Benj. Petzold, p. 63, n. 916). There is very little bibliographical information on the author, of whom these are probably the only works. Benezit describes him as "dessinateur et graveur au burin en 1680. Grava des vues de Rome". Magnificent proof, printed on contemporary laid paper, with intact margins, in perfect condition. Bibliografia cf. Le Blanc, t. III, pag. 136; cf. Benezit, p. 493; La raccolta di stampe Angelo Davoli: catalogo generale (2008), p. 66; P. Arrigoni, A. Bertarelli, Piante e vedute di Roma e del Lazio conservata nella Raccolta delle stampe e dei disegni (1931), p. 141.
LEGATURE NELLA SUA RARA BROSSURA COLOR GRIGIOCELESTE, PRESENTI 44 TAVOLE. COLLAZIONATO COMPLETO numero pagine: 107 + TAVOLE formato: ALBUM 35X26.5 stato conservazione: DISCRETO, MANCANZE AI DORSI DI COPERTINA, SCRITTE AI PIATTI, ALCUNE PAGINE MOLTO BRUNITE AL PRIMO VOLUME. A FOGLI SCIOLTI, MANCANO I LEGACCI AD UN VOLUME collana: VOLUME XVI
Incisione in rame all'acquaforte, bulino e puntasecca inserita nell'opera "TROFEI DI OTTAVIANO AVGVSTO INNALZATI PER LA VITTORIA AD ACTIVM E CONQ" edita da Firmin Didot Frères nel 1753
inserita nell'opera "DELLA MAGNIFICENZA ED ARCHITETTURA DE' ROMANI" edita da Firmin Didot Frères nel 1761
inserita nell'opera "DELLA MAGNIFICENZA ED ARCHITETTURA DE' ROMANI" edita da Firmin Didot Frères nel 1761
Incisione in rame all'acquaforte, bulino e puntasecca inserita nell'opera "VASI CANDELABRI CIPPI CARCOFAGI TRIPODI lucerne ed onoramenti antichi - disegn. ed inc. dal Cav. Gio. Batta. Piranesi pubblicati l'anno MDCCLXXIIX", edita da Firmin Didot Frères nel 1778. Dedica a Sua Eccellenza il Signor Conte di Lincoln amatore delle belle arti
Incisione in rame all'acquaforte, bulino e puntasecca inserita nell'opera "VASI CANDELABRI CIPPI CARCOFAGI TRIPODI lucerne ed onoramenti antichi - disegn. ed inc. dal Cav. Gio. Batta. Piranesi pubblicati l'anno MDCCLXXIIX". Edita da Firmin Didot Frères nel 1778. Dedica al Signor Tommaso Manzel Talbot Cavaliere Inglese amatore e seguace delle belle arti.
In 4° (22,4x16 cm); 2 parti in un volume: (24), 9-912 pp. e (14 ), 222 pp. La seconda parte, con frontespizio proprio contiene “La cronologia ecclesiastica del R. P. F. Honofrio Panvinio Veronese, Frate Eremitano di Sant’Agostino. Dall’Imperio di C. Giulio Cesare Dittatore, fin’ all’Imperator Cesare Massimiliano II. d’Austria, Pio, Felice, Perpetuo, Augusto. Tadotto nuovamente dalla lingua Latina nell’Italiana, supplita, & ampliata daò MDLXVI. Sin l’Anno MDCVI. Dal R. M. Bartolomeo Dionigi da Fano et dall’Anno MDCVI. Fin’ all’Anno MDCXII. da D. Lauro Testa, & altri”. Bella legatura coeva in piena pergamena con titolo chiosato da abile mano coeva al dorso. Leggere tracce di polvere alla legatura. Antica firma di appartenenza privata al frontespizio “Ad usum de Rossi”. Nel primo frontespizio, stampato in rosso e nero, armi papali, nel secondo frontespizio la bella marca tipografica di Barezzo Barezzi. L’opera presenta oltre 200 xilografie con i ritratti dei Papi e gli stemmi delle famiglie di provenienza, testatine, capolettera e finalini incisi. Una piccola mancanza di carta all’angolo inferiore basso di carta a5 della seconda opera, dovuta ad un difetto della carta antecedente la stampa che interessa solo la parte bianca e non il testo, del tutto ininfluente. Esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione. Bell’edizione veneziana notevolmente aumentata ed aggiornata al 1623 di questa celeberrima fonte storica opera del famoso umanista e gastronomo, Bartolomeo Sacchi, detto il Plàtina (Piadena in provincia di Cremona, 1421 – Roma, 21 settembre 1481). Dopo aver prestato servizio militare presso Francesco Sforza e Niccolò Piccinino come mercenario si trasferì poi a Mantova per avviarsi agli s tudi umanistici sotto la guida di Ognibene da Lonigo. Nel 1453 il Platina entrò al servizio diretto dei Gonzaga divenendo precettore di Ludovico III Gonzaga. Nel 1457 si stabilì a Firenze per seguire le lezioni di Giovanni Argiropulo, celebre umanista di orientamento platonico. Qui strinse amicizia con celebri umanisti quali Marsilio Ficino, Poggio Bracciolini, Francesco Filelfo, Cristoforo Landino, Leon Battista Alberti, Giovanni Pico della Mirandola e molti altri. Sempre a Firenze divenne precettore presso la famiglia Medici e legandosi anche, alla famiglia Capponi, di parte repubblicana. Amante dei classici latini e greci fu anche abile storico. Nel 1461, seguendo il Cardinale Francesco Gonzaga si stabilì a Roma dove, entrato in contatto con la corte pontificia, venne da questa precettato in qualità di “abbreviatore”. Servì sotto i papi Pio II, Paolo II e Sisto IV. In particolare sotto il secondo è da ricordare che fu da questi, insieme ad altri “abbreviatori” rinchiuso nelle carceri pontificie e torturato con l’accusa di aver cospirato contro il papa. Scagionato da ogni accusa fu ben accolto da papa Sisto IV che lo nominò direttore della Biblioteca Vaticana. Qui potendo attingere liberamente alle enormi riserve di notizie conservate presso l’istituto, compose alcune delle sue opere più celebri quali il Liber de vita Christi ac omnium pontificum, il De Principe, il De Vera Nobiltate, il De falso et vero e bono ed appunto Delle vite de’ Sommi Pontefici. E’ di questi anni anche il suo celebre trattato gastronomico, il De honesta voluptate et valetudine. L’opera del Platina è qui notevolmente integrata grazie al contributo di diversi studiosi come Ciccarelli Antonio, Stringa Giovanni, Dionigi Bartolomeo, Tomasucci Francesco. Onofrio Panvinio e Testa Lauro. Importante fonte storica ed iconografica per la storia del papato romano. Esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione. Rif. Bibl.: ICCU IT\ICCU\UM1E\001384.
Pianta a proiezione verticale, orientata con il nord in alto, 1769 circa. Si tratta di una piccola e rara riduzione del Nolli. Scaccia Scarafoni cita un esemplare con sottoscrizione Dom. Pront. F. in R(oma) 1770, mentre il nostro esemplare e quello illustrato su Marigliani sono probabilmente prove ante la firma. “Titolo scritto sul piedistallo di una statua in basso a sinistra. In basso a destra veduta di piazza del Popolo. A destra una legenda di 116 numeri su due colonne. La pianta è incisa con cura grafica e dovizia di dettagli a dispetto del formato ridotto; alcune chiese, come ad esempio San Carlo al Corso e ovviamente San Pietro, vengono persino rappresentate con la pianta interna. I lotti edificati sono campiti in nero” (cfr. Marigliani p. 282). Acquaforte, in ottimo stato di conservazione. Bibliografia Scaccia Scarafoni (1939): p. 116, n. 232; Marigliani (2007): p. 282, n. 202. Vertical projection map, oriented with north at the top, circa 1769. This is a small and rare reduction of the Nolli map of Rome (1748). Scaccia Scarafoni mentions an example with subscription Dom. Pront. F. in R(oma) 1770, while our example and the one illustrated on Marigliani are probably proofs, before the imprint. Title written on the pedestal of a statue in the lower left corner. Bottom right view of Piazza del Popolo. To the right a legend of 116 numbers in two columns. The map is engraved with graphic care and abundance of detail despite the small format, some churches, such as San Carlo al Corso and of course St. Peter, are even represented with the internal plan. The built lots are depicted in black (cf. Marigliani p. 282). Etching, in excellent condition. Literature Scaccia Scarafoni (1939): p. 116, n. 232; Marigliani (2007): p. 282, n. 202.
Roma, nella Stamperia Salvioni, 1818. In 8vo (cm. 18,4); legatura coeva in piena pergamena rigida con ricchi fregi in oro al dorso; pp. XII, 295, (1). Axs
Disegnata e incisa dall'architetto Luigi Ricciardelli, la tavola è la num. 12 della serie "Vedute delle porte e mura di Roma disegnate ed incise all acqua-forte dall'architetto Luigi Ricciardelli" edita a Roma nel 1832.L'opera, più che per l'effetto artistico, era apprezzata già dai contemporanei per il realismo dei disegni.Ecco come l'opera veniva presentata nel volume 74 della "Biblioteca italiana ossia giornale di letteratura scienze ed arti" del 1834:"Chi ha avuto sott'occhio le vedute di Roma disegnate ed incise dal Piranesi forse non potrà in queste gustare l'energia d effetto di quelle non già perchè non vi si Vegga ugualmente espresso il vero ma perchè mancano del più piccante effetto che quel celebre incisore dar sapeva...Ma ritornando alle porte di Roma incise dal sig architetto Ricciardelli avendole egli delineate sul luogo siamo certi che saranno le più fedeli al vero E ciò essendo importantissima cosa, avrà egli sotto di quest'aspetto un diritto di preferenza a quelle il cui maggior pregio consistesse nella bellezza dell intaglio e non nella precisione della cosa come ora trovasi"Acquaforte, lievi fioriture, nel complesso in ottimo stato di conservazione. Plate 12 from the series "Vedute delle porte e mura di Roma disegnate ed incise all acqua-forte dall'architetto Luigi Ricciardelli" , Rome, 1832.Copper etching, occasional foxing, otherwise in good condition.
In-24 gr. (mm. 143x73), p. pergam. coeva, tit. ms. al dorso, cc.nn. 6, pp.num. 355, con bella antiporta allegorica inc. in rame, molto ben illustrato da 39 (su 67) tavv. f.t., pure inc. in rame e talvolta ripieg.: sono pregevoli vedute di palazzi e monumenti romani ampiamente descritti. Dedicato all’Emo Cardinale Domenico Passionei, Segretario de’ Brevi di N. Sig. Cfr. Schudt, 2922 - Choix de Olschki,XII,17997: “Cette édition présente un texte modifié et divisé en 4 parties. Plusieurs des planches sont d’un format plus petit que la page, d’autres se dépliant”. Con tracce d’uso, ma certamente un buon esemplare.
In-4 (mm. 322x202), p. pelle coeva (risg. rifatti), dorso a cordoni con titolo oro su tassello, pp. (14),638,(2),100,(32), titolo in rosso e nero, con 6 belle tavole di ritratti inc. in rame fuori testo (Johannes Sleidanus - Martinus Lutherus - Carolus V - Leo X Papa - Fridericus III. dictus Sapens - Philippus Melanthon) . L'opera, introdotta da una "vita" dell'A., è stata continuata da Edmund Bohun "to the end of the Council of Trent, in the year 1562". Solo prime 6 e ultime 50 carte con lieve alone margin., altrimenti esemplare ben conservato.
Veduta ortogonale interna della Basilica di San Pietro in Vaticano, guardando attraverso la navata lungo un intero lato. In alto a destra cartiglio decorativo con titolo, dediche e misurazioni.Incisione in rame, in ottimo stato di conservazione. Rara. Interior orthogonal view in St Peter's in the Vatican looking across the nave along one entire side.In the upper right corner, cartouche with title, dedication and measures.1687 Engraving.
In-8° oblungo, frontespizio e 16 tavole numerate incise al tratto. Esemplare in barbe. Alcuni fori di tarlo passanti e difetti. Le incisioni riproducono gli affreschi che Giulio Romano realizzò nella villa al Gianicolo, da lui stesso progettata per la famiglia Turini poi acquistata dai Lante.
Carta geografica murale dei dintorni di Roma con le osservazioni di Sir William Gell e Antonio Nibby. La carta telata e piegata editorialmente necessita di restauri
Veduta tratta dalla monumentale opera Delle magnificenze di Roma antica e moderna.Pubblicata in 10 volumi dal 1747 al 1761, l’opera presenta 238 incisioni in rame, ciascuna incisione con testo narrativo che fornisce informazioni storiche e documentarie. Conosciuto dai più semplicemente come il "maestro" di Giovanni Battista Piranesi, Giuseppe Vasi rivela in quest'opera monumentale la pienezza della sua creatività grafica. I 10 libri che la compongono hanno ognuno un frontespizio con titolo e data diversi: Libro primo che contiene le porte e mura; Libro secondo, che contiene le piazze principali di Roma con obelischi, colonne, ed altri ornamenti; Libro terzo, che contiene le basiliche e chiese antiche di Roma; Libro quarto che contiene i palazzi e le vie più celebri; Libro quinto che contiene i ponti e gli edifizj sul Libro sesto che contiene la chiese parrocchiali; Libro settimo che contiene i conventi e case dei chierici regolari; Libro ottavo che contiene i monasteri e conservatorj di donne; Libro nono che contiene i collegj, spedali, e luoghi pii; decimo che contiene le ville e giardini più rimarchevoli. Le Magnificenze forniscono un panorama completo e al tempo stesso anticonvenzionale dell'Urbe: così, insieme alle consuete, celeberrime inquadrature desunte dalla migliore tradizione vedutistica, si trova anche una Roma insolita, quella che, talvolta, non esiste più. A quest'opera, di centrale importanza nell'editoria romana di metà Settecento, l'Autore aveva lavorato per quasi un ventennio realizzando una monumentale guida dell'Urbe dove accanto alle consuete e celeberrime inquadrature tratte dalla migliore tradizione vedutistica, immortala anche scorci insoliti che sono poi scomparsi con il cambiare della città. Il testo che accompagna le vedute nel primo volume è opera di Giuseppe Bianchini, nel secondo di Orazio Orlandi e nei restanti del Vasi stesso. A partire dall'edizione del 1786, l'opera del Vasi, fu aggiornata dal figlio Mariano, che la pubblicò col titolo Raccolta delle più belle vedute antiche, e moderne di Roma, mostrando solo il nome del padre come autore. Questa nuova edizione presentava molte tavole della prima edizione, ed alcune nuove. Anche la pubblicazione di Mariano Vasi fu stampata più volte, sempre con l’aggiunta di nuove tavole. Esemplare tratto dall'edizione del 1786. La tavola come riporta la didascalia, raffigura anche: 1. Palazzo Pontificio; 2. Anfiteatro ornato con 320 colonne, e 136 statue, in tutto unitamente con il Tempio lavorato a scarpello nel duro travertino Acquaforte, stampata su carta vergata coeva, completa dei margini, in ottimo stato di conservazione. View taken from the monumental work Delle magnificenze di Roma antica e moderna. Published in 10 volumes from 1747 to 1761, the work features 238 copper engravings, each engraving with a narrative text that provides historical and documentary information. Known by most simply as the "master" of Giovanni Battista Piranesi, Giuseppe Vasi reveals in this monumental work the fullness of his graphic creativity. The 10 books that compose it each have a title page with a different title and date: Libro primo che contiene le porte e mura; Libro secondo, che contiene le piazze principali di Roma con obelischi, colonne, ed altri ornamenti; Libro terzo, che contiene le basiliche e chiese antiche di Roma; Libro quarto che contiene i palazzi e le vie più celebri; Libro quinto che contiene i ponti e gli edifizj sul Libro sesto che contiene la chiese parrocchiali; Libro settimo che contiene i conventi e case dei chierici regolari; Libro ottavo che contiene i monasteri e conservatorj di donne; Libro nono che contiene i collegj, spedali, e luoghi pii; decimo che contiene le ville e giardini più rimarchevoli. The Magnificences provide a complete and at the same time unconventional panorama of the City: thus, together with the usual, celebrated shots taken from the best tradition of vedutistica, one also finds an unusual Rome, one that, at times, no longer exists. The author had worked on this work, of central importance in Roman publishing in the middle of the eighteenth century, for almost twenty years, producing a monumental guide to the “Urbe” where, alongside the usual and famous shots taken from the best tradition of vedutistica, he also immortalized unusual views that have since disappeared with the change of the city. The text that accompanies the views in the first volume is by Giuseppe Bianchini, in the second by Orazio Orlandi and in the remaining ones by Vasi himself. Starting from the edition of 1786, the work of Vasi, was updated by his son Mariano, who published it under the title Raccolta delle più belle vedute antiche, e moderne di Roma, showing only the name of his father as author. This new edition presented many plates of the first edition, and some new ones. The publication of Mariano Vasi was also printed several times, always with the addition of new plates. View taken from 1786 edition of the Vasi’s Delle Magnificenze di Roma Antica e Moderna. Etching, printed on contemporary laid paper, in very good condition. Scalabroni, 114
Acquaforte e bulino, 1757. Da un soggetto di Paolo Posi.Buona prova, impressa su carta vergata coeva, con margini, leggere abrasioni, per il resto in buone condizioni.Le macchine del fuoco per la festa della Chinea. Chinea in senso letterale, era la mula bianca (o il cavallo ambiatore delle Asturie) che i Re di Spagna presentavano annualmente al papa in forma solenne per il pagamento del censo per il Regno di Napoli. Il cavallo, convenientemente ammaestrato, s'inginocchiava davanti al pontefice e gli offriva la somma di danaro contenuta in un vaso d'argento fissato alla sella. L'offerta era preceduta da una solenne cavalcata della durata di due ore e mezza, lungo un itinerario preciso. Per rendere più solenne la cerimonia, con decreto del 12 maggio 1691 di Carlo II, si obbligavano i “grandi” di Spagna a partecipare al solenne corteo, al quale seguivano per due sere spari di macchine pirotecniche accompagnati da esecuzioni musicali, balli e rinfreschi. La chinea, per la sua regolarità, non era soltanto la festa estiva per eccellenza, ma il migliore biglietto da visita della monarchia spagnola (poi di quella napoletana) nella città eterna, l'arma propagandistica più convincente per guadagnare un consenso universale e l'appoggio politico delle altre potenze. Le celebrazioni erano fastosissime, malgrado i problemi politici della nazione, ed il consueto ritardo nell'invio del danaro per il loro svolgimento. In occasione della festa, palazzo di Spagna e, successivamente, palazzo Colonna e palazzo Farnese, diventavano per due mesi all'anno l'atelier di inventori, pittori, disegnatori e architetti di macchine, nonché il momento di aggregazione di artificieri, fuocaroli, musicisti, fornitori e cuochi. Questi palazzi, inoltre, diventavano, per due giorni all'anno, sede dell'ambasciata straordinaria, luogo dal quale partiva la cavalcata e davanti al quale si innalzavano le « stupefacenti » macchine per i fuochi d'artificio, dove si disponevano le luminarie tenute accese le sere della vigilia e il giorno della festività dei santi Pietro e Paolo. Risale agli inizi del Settecento la consuetudine di allestire, il 28 e 29 giugno, due sontuose macchine in piazza santissimi Apostoli (più raramente in piazza Farnese), di cui conosciamo le caratteristiche grazie alle minuziose incisioni, accompagnate da esaurienti didascalie, che vennero stampate annualmente dal 1723. Monopolizzarono la costruzione e progettazione delle macchine di questo periodo Paolo Posi, architetto camerale della Repubblica di Venezia e di casa Colonna, in collaborazione con il suo allievo, l'architetto camerale Giuseppe Palazzi, e con l'incisore Giuseppe Vasi. Posi, ultimo epigono del barocco, celebrava Ferdinando negli apparati come appassionato archeologo, e come l'entusiasta monarca favorevole al trasporto in piazza di elementi popolari sulla platea d'un sontuoso edificio destinato al divertimento pubblico. Più che mai per tali apparati, ove l'incisore lavorò su disegni altrui, come d'altronde per spettacolari cortei o cavalcate cittadine, il Vasi è prezioso testimone ed interprete del suo tempo. Etching, printed on contemporary laid paper, small abrasions, otherwise in good conditionThe engravings have been laid on canvas and framed; after a long work to repair them, they now look almost perfect. Signs of glue on verso, on recto signs of abrasions and oxidations.Chinea literally means white female mule, the one the Kings of Spain offered every year to the Pope as a solemn payment of the income of the Kingdome of Naples. The horse, duly trained, knelt in front of the Pope and to offer him a silver vase with money inside, that was fastened to its saddle.The offer was preceded by a solemn ride of two and a half hours, a long and precise itinerary. To make it even more solemn, as per Charles II decree of the 12 of May 1691, the Greats of Spain were obliged to take part to the cortege, which was then followed by two series of pyrotechnical shots and music, dances and food. The chinea, due to its reiteration, was not only the most important summer party, but was even the best way for the Spanish monarchy to present itself in Rome, the best promotional campaign to gain universal consent and political support from the other monarchies.The celebration was massive, notwithstanding the political problems and the late remittance to pay it. When the celebration was organized, and even after that, Palazzo Colonna and Palazzo Farnese became for two months the workshops for inventors, painters, drawers, architects and even pyrotechnists, musicians, suppliers and cooks. These Palazzi became also, for two days, the extraordinary embassy, the starting point of the solemn ride and in front of which the “fabulous” pyrotechnical machines shot their fireworks, where all the light were lightened on the eve and the very day of the celebration of St. Peter and St. Paul. The tradition of building the fireworks machines in the square of Santissimi Apostoli, on the 28 and the 29 of June, was started in the XVIII century (just sometimes in piazza Farnese); all we know about this habit derives from the detailed engravings and the texts that have been printed yearly, starting from 1723.Paolo Posi, architect of the Venetian Republic and of the Colonna Family, and his scholar Giuseppe Palazzi, together with Giuseppe Vasi, literally monopolized the art of building these machines. Posi, the last baroque artist, celebrated King Ferdinando in his creations and the King was absolutely enthusiastic about offering this public spectacular performance.Vasi was, on the other side, an important witness and interpreter of his own time. The set of engravings we present here comes from a Roman collection.The bibliography mentions 45 different works of Vasi dedicates to the pyrotechnical machines.
Acquaforte e bulino, 1609, firmata e datata in basso. L'opera appartiene ad una serie di 7 tavole raffiguranti sei Basiliche di Roma. Ciascuna tavola presenta in alto al centro, il nome latino della basilica; una veduta prospettica, di circa 142x130mm; sotto l’immagine, una lunga notazione di carattere storico sull’edificazione della chiesa, sui relativi culti e le reliquia conservate.In fondo alla prima tavola - San Giovanni in Laterano - troviamo l’excudit Franciscus Vill’aęna excudit Romę. Cū Privilegio Sum. Pont et Superiorū licentia Anno 1609. L’opera è di estrema rarità e non è censita nei principali repertori.La raccolta era presente nella collezione del Palazzo Massimo, come si apprende da Vittorio Massimo, in Notizie istoriche della Villa Massimo alle Terme Diocleziane… del 1836. Magnifica prova, impressa su carta vergata coeva, con margini, applicata su supporto cartaceo coevo (probabile l'appartenenza ad un piccolo album), in ottimo stato di conservazione. Etching and engraving, 1609, signed and dated at the bottom. The work belongs to a series of 7 plates depicting Basilicas of Rome. Each plate presents in the upper center, the Latin name of the church; a perspective view, about 142x130mm; below the image, a long historical notation about the building of the church, its cults and relics preserved. At the bottom of the first panel - San Giovanni in Laterano - we find the excudit Franciscus Vill'aęna excudit Romę. Cū Privilegio Sum. Pont et Superiorū licentia Anno 1609. The work is extremely rare and is not listed in the main repertories. The collection was present in the collection of the Palazzo Massimo, as we learn from Vittorio Massimo, in Notizie istoriche della Villa Massimo alle Terme Diocleziane... of 1836. Magnificent proof, printed on contemporary laid paper, with margins, applied to contemporary paper (probably belonging to a small album), in excellent condition.
Complete in 2 volumes: xviii,846 + viii,991 pp., text in Latin, 30cm., solid uniform hardcover bindings in black cloth, original softcovers preserved and bound in, small stamp on title page, text and interior are clean and bright, in the series "Bibliotheca Apostolica Vaticana Codices Manuscripti recensiti" vol.34, good condition, weight: 6.3kg., [Contains the description of 500 codices from the collection of queen Christina of Sweden (1626-1689), which the Vatican purchased from her heirs in 1690], R107219