21 006 résultats
Prospetto del Battistero Lateranense Restaurato dal Pontefice Urbano VIII Acquaforte, firmata sotto l’immagine, a sinistra: Vinc. Brenna Arch.o del. A destra: Pietro Leone Bombelli Incisore Datata nel margine inferiore, in basso al centro, In Roma con Lic. De’ Sup. 1769. Legenda numerica 1-8, distribuita su de colonne. Stampa raffigurante l'interno del Battistero Lateranense con gruppi di prelati e di fedeli. Della serie: Vita di S. Giovanni Battista dipinta in otto tavole da Andrea Sacchi romano nel Battistero Lateranese disegnata da Desiderio De Angelis da Ferentino e incisa e dedicata da Pietro Leone Bombelli a sua altezza reale il serenissimo arciduca di Austria Pietro Leopoldo granduca di Toscana con l’aggiunta di due altri rami l’uno rappresentante il Battistero e l’altro il sepolcro col ritratto del suddetto pittore, Roma 1796. Ottimo esemplare, impresso su carta vergata coeva con filigrana “giglio nel cerchio sormontato dalla lettera V”, ampi margini, in eccellente stato conservativo. Etching, signed lower left, beneath the image: Vinc. Brenna Arch.o del. lower right: Pietro Leone Bombelli Dated in lower centre margin: In Roma con Lic. De’ Sup. 1769. Key 1-8, distribued on 2 columns. Plate depicting the interior of the Lateran Baptistery with groups of prelates and devotees. From the series: Vita di S. Giovanni Battista dipinta in otto tavole da Andrea Sacchi romano nel Battistero Lateranese disegnata da Desiderio De Angelis da Ferentino e incisa e dedicata da Pietro Leone Bombelli a sua altezza reale il serenissimo arciduca di Austria Pietro Leopoldo granduca di Toscana con l’aggiunta di due altri rami l’uno rappresentante il Battistero e l’altro il sepolcro col ritratto del suddetto pittore, Roma 1796. Excellent example, printed on contemporary laid paper with "lily in the circle surmounted by the letter V" watermark. large margins, in excellent state of preservation.
In Piacenza, appresso Giouanni Bazachi, 1589, in-8, legatura moderna che riutilizza una pergamena antica, pp. [8], 306, [10]. Le carte G5-6 sono prive di numerazione. Buone condizioni.
Stampa, antica ed originale, di Piazza San Pietro in coloritura coeva, stampata a Londra da Robert Wilkinson. Autore: Bowles delin. & Sculp.. Luogo: Roma. Anno: fine '700. Tecnica: incisione in rame. Dimensioni: 260x410 mm. La veduta è stampata su carta vergellata ed è controfondata
Litografia tinta, firmata in basso a sinistra A di Brazzà f a destra Roma 1824. Porta san Paolo con la Piramide Cestia, litografia di Ascanio Savorgnan di Brazzà (1793–1877). Molto rara. Tinthed lithography, signed lower left A di Brazzà f lower right Roma 1824. Very good condition.
In 4° (cm. 21,0) cc. 4 n.n. + pp. 138 + 1 c.b. Ottima legatura ottocento in cartone con tit. oro su tassello al dorso. Lievissime arrossature, altrimenti molto buono a larghi margini.
In Colonia [ma: Lucca], 1756, in-4, legatura della seconda metà dell'Ottocento in piena pergamena, titolo in oro su tassello in pelle rossa la dorso, pp. [8], 138, [2], l'ultima carta recante al recto un'errata. Prima edizione a stampa d'un manoscritto ritrovato nell'archivio della Famiglia dei Buonaparte di San Miniato (come affermato nelle prime carte indirizzate "Al leggitore").
in-12, pp. 380, (2), leg. m. pelle e ang., tit. e frgi oro al dorso. Frontespizio inc. con vignetta raffig. Castelgandolfo inc. da G.B. Cipriani. Prima edizione di questa dottissima missiva d'interesse storico-locale e medico. E' corredata di un ricchissimo indice generale per la ricerca dei nomi di persona e di luogo. Ottimo esempl. (due piccoli timbri sul frontesp.).. Rosetti I, G-1424. Cicognara 3651. Fossati Bellani n. 1420. Olschki, Choix XI, n. 16608. Wellcome II, p. 294..
Roma, nello Stabil. Tipogr. di G.A. Bertinelli, 1853, in-4, legatura coeva in piena tela, titolo in oro sul piatto anteriore e sul dorso, pp. 217, [5]. Con 3 tavole f.t. (2 recano la topografia della via Appia, una raffigura dei monumenti). Si tratta del solo volume di testo. Manca il secondo volume ("I monumenti", con 50 tavole di illustrazioni).
Due parti in un volume (11x17 cm) di (20)-544-(8)-146-(6) pagine. La seconda parte, PRECI CHE SI PONNO USARE nella visita delle sacre stazioni romane secondo l'uso de' primitivi secoli della Chiesa... ha titolo e paginazione a parte. Testo tutto inquadrato. Timbro di raccolta dismessa al titolo; fori di tarlo al margine bianco delle prime 7 carte; per il resto ottimo esemplare senza bruniture. Legatura coeva in piena pergamena con titolo manoscritto al dorso; piccole mancanze di pergamena al dorso con tracce di due etichette. -Edizione originale di questo libro sulle feste religiose romane, con minuziosa descrizione delle chiese, dei loro tesori, degli addobbi, quadri, statue, paramenti e cerimonie. Di notevole interesse storico.
Carta geografica, antica ed originale, inserita nel I Tomo ”Atlas Historique ou nouvelle introduction a l’Histoire, à la Chronologie & à la Geographie Ancienne & Moderne…”, pubblicato ad Amsterdam nel 1713. Atlante che, con la sua pubblicazione, coniuga le mappe geografiche con incisioni e informazioni di carattere geografico, araldico, etnografico e storico così rendendo l’opera in sette volumi molto innovativa. Dimensione 330x420 mm.Henri Abraham Chatelain (1684 - 1743), pastore ugonotto originario di Parigi visse alternativamente a Parigi, Londra, L'Aia ed Amsterdam. Conosciuto come cartografo olandese per il sua opera cartografica monumentale in sette volumi “Atlas Historique” pubblicata ad Amsterdam con i suoi fratelli. Pianta dettagliata di Roma, con inserti: Carte des environs de Rome e vista del Palais du Pope. Mappa che mostra edifici di rilievo. Include l'indice di opere d'arte e luoghi di interesse
Veduta tratta dalla raccolta Ruinarum varii prospectus, ruriumque aliquot delineationes pubblicato da Philip Galle con incisioni tratte da disegni di Hendrick van Cleve o Cliven III. Figlio e allievo di William van Cleve, si trasferisce in Italia nella metà del XVI secolo; oltre ad un dipinto raffigurante una veduta di Roma, datato 1550, realizza un cospicuo numero di disegni che serviranno come modelli per l’opera incisa, realizzata al ritorno ad Anversa e pubblicata nel 1587. Le vedute, che raffigurano principalmente Roma ma anche altre città europee, recano in basso l’iscrizione “Henri. Cliven. inven." o "Henri Cliven pingebat" che ne attestano la derivazione ma non l'autografia. È certo che Hendrick viaggiò in Italia. Gli studiosi non sono d'accordo sui tempi del suo soggiorno, che alcuni collocano prima del 1551, anno in cui divenne maestro della Gilda, mentre altri lo collocano tra il 1551 e il 1555, data in cui si sposò. In Italia fece molti disegni di vedute di montagne, edifici e paesaggi urbani, che poi utilizzò nelle sue opere. Sulla base dei suoi disegni noti di città italiane, probabilmente trascorse del tempo a Roma, Firenze e Napoli. Hendrick van Cleve era un artista di paesaggio, creando sia vedute topografiche che paesaggi immaginari. I suoi paesaggi sono in stile italianizzante e tipicamente raffigurano ampie vedute con rovine che possono essere o meno interamente immaginarie. Le rovine sono di solito una compilazione di elementi caratteristici dell'architettura classica. Alcune sono basate su rovine esistenti che possono essere identificate, mentre altre sono costruzioni completamente di fantasia dell’artista. I disegni di Hendrik van Cleve furono quindi usati dai tipografi contemporanei di Anversa. Due serie di stampe secondo i disegni di van Cleve furono pubblicate dal famoso incisore ed editore Philips Galle. La prima serie, Regionem, rurium, fundormumq[ue], varii atove amoeni prospectus fu pubblicata nel 1587. Consiste di 10 tavole che raffigurano principalmente paesaggi pastorali immaginari con rovine. Hendrik van Cleve è menzionato come disegnatore su ogni stampa e Philip Galle come incisore. La seconda serie intitolata Ruinarum varii prospectus, ruriumq[ue] aliquot delineationes non è datata ma fu probabilmente pubblicata intorno allo stesso periodo della prima. Le 38 stampe mostrano vedute mediterranee. Non è chiaro chi abbia inciso questa serie. La firma con il monogramma di H. van Cleve appare su tutte le 38 incisioni, ad eccezione dell'incisione n. 22 della serie. Anche la firma di Philip Galle appare su tutte le incisioni mentre quella di suo figlio Theodoor appare solo su una. Anche Hendrick van Cleve stesso potrebbe essere stato l'incisore della serie. Incisione al bulino, bella impressione su carta vergata coeva, in ottimo stato di conservazione. A nice view taken from the rare Ruinarum vari prospectus ruriumq. Aliquot delinationes. Hendrick van Cleve or Cliven III, son and pupil of William van Cleve, moved to Italy in the second half of the XVI century; besides a painting depicting a view of Rome (1550), he realized a considerable amount of drawing which he afterwards used as preparatory for the engravings he realized in Antwerp and published by Philip Galle in 1587. The views, whose main subject is Rome but there are also other European cities, bear the inscription “Henri. Cliven. inven" or "Henri Cliven pingebat" on lower part, which testify their origin, but not necessarily the fact that he realized them. It is certain that Hendrick travelled to Italy. Scholars disagree about the timing of his stay in Italy. Some place it before 1551, the year in which he became a master of the Guild, while others place it between 1551 and 1555, the date on which he got married. In Italy he made many drawings of mountain views, buildings and cityscapes, which he later used in his works. Based on his known drawings of Italian cities, he likely spent time in Rome, Florence and Naples. Hendrick van Cleve was a landscape artist. He created topographical views as well as imaginary landscapes. His landscapes are in the Italianising style and typically depict wide views with ruins that may or may not be entirely imaginary. The ruins are usually a compilation of characteristic elements from classical architecture. Some are based on existing ruins which can be identified. Others are completely fabricated constructions Hendrik van Cleve's drawings were used by contemporary printmakers in Antwerp as designs. Two series of prints after van Cleve's designs were published by the renowned engraver and publisher, Philips Galle. The first series, Regionem, rurium, fundormumq[ue], varii atove amoeni prospectus was published in 1587. It consists of 10 plates that mainly depict imaginary pastoral landscapes with ruins. Hendrik van Cleve is mentioned as the designer on each print and Philip Galle as the engraver. The second series entitled Ruinarum varii prospectus, ruriumq[ue] aliquot delineationes is undated but was likely published around the same time as the first one. The 38 prints show Mediterranean views. It is not clear who engraved this series. H. van Cleve's signature and monogram appear on all 38 engravings with the exception of engraving n.22 of the set which lacks the monogram. Philip Galle's signature also appears on all the engravings while that of his son Theodoor appears on engraving only. Hendrick van Cleve III may also have been the engraver as his monogram is present on the print. Engraving, good impression on contemporary laid paper, very good conditions. Hollstein, F. W. H. Dutch and Flemish Etchings, Engravings, and Woodcuts, v.4, pl.170, n.1-38 and v.7, p.80, n.423-460.
Veduta inserita nella raccolta "Ruinarum varii prospectus, ruriumque aliquot delineationes". Hendrick van Cleve o Cliven III, figlio e allievo di William van Cleve, si trasferisce in Italia nella metà del XVI secolo; oltre ad un dipinto raffigurante una veduta di Roma, datato 1550, realizza un cospicuo numero di disegni che serviranno come modelli per l’opera incisa, realizzata al ritorno ad Anversa e pubblicata da Philip Galle nel 1587. Le vedute, che raffigurano principalmente Roma ma anche altre città europee, recano in basso l’iscrizione “Henri. Cliven. inven." o "Henri Cliven pingebat" che ne attestano la derivazione ma non l'autografia. Incisione al bulino, bella impressione su carta vergata coeva, in ottimo stato di conservazione. Hendrick van Cleve or Cliven III, son and pupil of William van Cleve, moved to Italy in the second half of the XVI century; besides a painting depicting a view of Rome (1550), he realized a considerable amount of drawing which he afterwards used as preparatory for the engravings he realized in Antwerp and published by Philip Galle in 1587. The views, whose main subject is Rome but there are also other European cities, bear the inscription “Henri. Cliven. inven." or "Henri Cliven pingebat" on lower part, which testify their origin, but not necessarily the fact that he realized them. Engraving, good impression on contemporary laid pape, very good conditions. Hollstein, 6
Veduta tratta dalla raccolta Ruinarum varii prospectus, ruriumque aliquot delineationes pubblicata da Philip Galle con incisioni tratte da disegni di Hendrick van Cleve o Cliven III. Figlio e allievo di William van Cleve, si trasferisce in Italia nella metà del XVI secolo. Oltre ad un dipinto raffigurante una veduta di Roma, datato 1550, realizza un cospicuo numero di disegni che serviranno come modelli per l’opera incisa, realizzata al ritorno ad Anversa e pubblicata nel 1587. Le vedute, che raffigurano principalmente Roma ma anche altre città europee, recano in basso le iscrizioni “Henri. Cliven. inven.” o “Henri Cliven pingebat”, che ne attestano la derivazione, ma non l'autografia. È certo che Hendrick viaggiò in Italia. Gli studiosi non sono d'accordo sui tempi del suo soggiorno: alcuni lo collocano prima del 1551, anno in cui divenne maestro della Gilda, altri tra il 1551 e il 1555, data in cui si sposò. In Italia fece molti disegni di vedute di montagne, edifici e paesaggi urbani, che poi utilizzò nelle sue opere. Sulla base dei suoi disegni noti di città italiane, probabilmente trascorse del tempo a Roma, Firenze e Napoli. Hendrick van Cleve era un artista di paesaggio, creava sia vedute topografiche sia paesaggi immaginari. Questi sono in stile italianizzante, raffigurano ampie vedute con rovine che possono essere o meno interamente immaginarie. Le rovine sono di solito una compilazione di elementi caratteristici dell'architettura classica; alcune sono basate su rovine esistenti che possono essere identificate, altre sono costruzioni completamente di fantasia dell’artista. I disegni di Hendrik van Cleve furono, quindi, usati dai tipografi contemporanei di Anversa. Due serie di stampe, secondo i disegni di van Cleve, furono pubblicate dal famoso incisore ed editore Philips Galle. La prima serie, Regionem, rurium, fundormumq[ue], varii atove amoeni prospectus, pubblicata nel 1587, comprende 10 tavole che raffigurano principalmente paesaggi pastorali immaginari con rovine. Hendrik van Cleve è menzionato come disegnatore su ogni stampa e Philip Galle come incisore. La seconda serie intitolata Ruinarum varii prospectus, ruriumq[ue] aliquot delineationes non è datata, ma fu, probabilmente, pubblicata nello stesso periodo della prima. Le 38 stampe mostrano vedute mediterranee, non è chiaro chi abbia inciso questa serie. La firma con il monogramma di H. van Cleve appare su tutte le 38 incisioni, ad eccezione della n° 22. La firma di Philip Galle appare su tutte le incisioni mentre quella di suo figlio Theodoor si vede solo su una. Anche Hendrick van Cleve stesso potrebbe essere stato l'incisore della serie. Incisione al bulino, bella impressione su carta vergata coeva, in ottimo stato di conservazione. A nice view taken from the rare Ruinarum vari prospectus ruriumq. Aliquot delinationes. Hendrick van Cleve or Cliven III, son and pupil of William van Cleve, moved to Italy in the second half of the XVI century; besides a painting depicting a view of Rome (1550), he realized a considerable amount of drawing which he afterwards used as preparatory for the engravings he realized in Antwerp and published by Philip Galle in 1587. The views, whose main subject is Rome but there are also other European cities, bear the inscription “Henri. Cliven. Inven” or “Henri Cliven pingebat” on lower part, which testify their origin, but not necessarily the fact that he realized them. It is certain that Hendrick travelled to Italy. Scholars disagree about the timing of his stay in Italy. Some place it before 1551, the year in which he became a master of the Guild, while others place it between 1551 and 1555, the date on which he got married. In Italy he made many drawings of mountain views, buildings and cityscapes, which he later used in his works. Based on his known drawings of Italian cities, he likely spent time in Rome, Florence and Naples. Hendrick van Cleve was a landscape artist. He created topographical views as well as imaginary landscapes. His landscapes are in the Italianising style and typically depict wide views with ruins that may or may not be entirely imaginary. The ruins are usually a compilation of characteristic elements from classical architecture. Some are based on existing ruins which can be identified. Others are completely fabricated constructions Hendrik van Cleve’s drawings were used by contemporary printmakers in Antwerp as designs. Two series of prints after van Cleve's designs were published by the renowned engraver and publisher, Philips Galle. The first series, Regionem, rurium, fundormumq[ue], varii atove amoeni prospectus was published in 1587. It consists of 10 plates that mainly depict imaginary pastoral landscapes with ruins. Hendrik van Cleve is mentioned as the designer on each print and Philip Galle as the engraver. The second series entitled Ruinarum varii prospectus, ruriumq[ue] aliquot delineationes is undated but was likely published around the same time as the first one. The 38 prints show Mediterranean views. It is not clear who engraved this series. H. van Cleve’s signature and monogram appear on all 38 engravings with the exception of engraving n.22 of the set which lacks the monogram. Philip Galle’s signature also appears on all the engravings while that of his son Theodoor appears on engraving only. Hendrick van Cleve III may also have been the engraver as his monogram is present on the print. Engraving, good impression on contemporary laid paper, in very good conditions. Hollstein, F. W. H. Dutch and Flemish Etchings, Engravings, and Woodcuts, v.4, pl.170, n.1-38 and v.7, p.80, n.423-460.
Veduta tratta dalla raccolta Ruinarum varii prospectus, ruriumque aliquot delineationes pubblicato da Philip Galle con incisioni tratte da disegni di Hendrick van Cleve o Cliven III. Figlio e allievo di William van Cleve, si trasferisce in Italia nella metà del XVI secolo; oltre ad un dipinto raffigurante una veduta di Roma, datato 1550, realizza un cospicuo numero di disegni che serviranno come modelli per l’opera incisa, realizzata al ritorno ad Anversa e pubblicata nel 1587. Le vedute, che raffigurano principalmente Roma ma anche altre città europee, recano in basso l’iscrizione “Henri. Cliven. inven." o "Henri Cliven pingebat" che ne attestano la derivazione ma non l'autografia. È certo che Hendrick viaggiò in Italia. Gli studiosi non sono d'accordo sui tempi del suo soggiorno, che alcuni collocano prima del 1551, anno in cui divenne maestro della Gilda, mentre altri lo collocano tra il 1551 e il 1555, data in cui si sposò. In Italia fece molti disegni di vedute di montagne, edifici e paesaggi urbani, che poi utilizzò nelle sue opere. Sulla base dei suoi disegni noti di città italiane, probabilmente trascorse del tempo a Roma, Firenze e Napoli. Hendrick van Cleve era un artista di paesaggio, creando sia vedute topografiche che paesaggi immaginari. I suoi paesaggi sono in stile italianizzante e tipicamente raffigurano ampie vedute con rovine che possono essere o meno interamente immaginarie. Le rovine sono di solito una compilazione di elementi caratteristici dell'architettura classica. Alcune sono basate su rovine esistenti che possono essere identificate, mentre altre sono costruzioni completamente di fantasia dell’artista. I disegni di Hendrik van Cleve furono quindi usati dai tipografi contemporanei di Anversa. Due serie di stampe secondo i disegni di van Cleve furono pubblicate dal famoso incisore ed editore Philips Galle. La prima serie, Regionem, rurium, fundormumq[ue], varii atove amoeni prospectus fu pubblicata nel 1587. Consiste di 10 tavole che raffigurano principalmente paesaggi pastorali immaginari con rovine. Hendrik van Cleve è menzionato come disegnatore su ogni stampa e Philip Galle come incisore. La seconda serie intitolata Ruinarum varii prospectus, ruriumq[ue] aliquot delineationes non è datata ma fu probabilmente pubblicata intorno allo stesso periodo della prima. Le 38 stampe mostrano vedute mediterranee. Non è chiaro chi abbia inciso questa serie. La firma con il monogramma di H. van Cleve appare su tutte le 38 incisioni, ad eccezione dell'incisione n. 22 della serie. Anche la firma di Philip Galle appare su tutte le incisioni mentre quella di suo figlio Theodoor appare solo su una. Anche Hendrick van Cleve stesso potrebbe essere stato l'incisore della serie. Incisione al bulino, bella impressione su carta vergata coeva, in ottimo stato di conservazione. A nice view taken from the rare Ruinarum vari prospectus ruriumq. Aliquot delinationes. Hendrick van Cleve or Cliven III, son and pupil of William van Cleve, moved to Italy in the second half of the XVI century; besides a painting depicting a view of Rome (1550), he realized a considerable amount of drawing which he afterwards used as preparatory for the engravings he realized in Antwerp and published by Philip Galle in 1587. The views, whose main subject is Rome but there are also other European cities, bear the inscription “Henri. Cliven. inven" or "Henri Cliven pingebat" on lower part, which testify their origin, but not necessarily the fact that he realized them. It is certain that Hendrick travelled to Italy. Scholars disagree about the timing of his stay in Italy. Some place it before 1551, the year in which he became a master of the Guild, while others place it between 1551 and 1555, the date on which he got married. In Italy he made many drawings of mountain views, buildings and cityscapes, which he later used in his works. Based on his known drawings of Italian cities, he likely spent time in Rome, Florence and Naples. Hendrick van Cleve was a landscape artist. He created topographical views as well as imaginary landscapes. His landscapes are in the Italianising style and typically depict wide views with ruins that may or may not be entirely imaginary. The ruins are usually a compilation of characteristic elements from classical architecture. Some are based on existing ruins which can be identified. Others are completely fabricated constructions Hendrik van Cleve's drawings were used by contemporary printmakers in Antwerp as designs. Two series of prints after van Cleve's designs were published by the renowned engraver and publisher, Philips Galle. The first series, Regionem, rurium, fundormumq[ue], varii atove amoeni prospectus was published in 1587. It consists of 10 plates that mainly depict imaginary pastoral landscapes with ruins. Hendrik van Cleve is mentioned as the designer on each print and Philip Galle as the engraver. The second series entitled Ruinarum varii prospectus, ruriumq[ue] aliquot delineationes is undated but was likely published around the same time as the first one. The 38 prints show Mediterranean views. It is not clear who engraved this series. H. van Cleve's signature and monogram appear on all 38 engravings with the exception of engraving n.22 of the set which lacks the monogram. Philip Galle's signature also appears on all the engravings while that of his son Theodoor appears on engraving only. Hendrick van Cleve III may also have been the engraver as his monogram is present on the print. Engraving, with fine later hand colour, some paper fold perfectly restored, otherwise good conditions. Hollstein, F. W. H. Dutch and Flemish Etchings, Engravings, and Woodcuts, v.4, pl.170, n.1-38 and v.7, p.80, n.423-460.
Veduta tratta dalla raccolta Ruinarum varii prospectus, ruriumque aliquot delineationes pubblicato da Philip Galle con incisioni tratte da disegni di Hendrick van Cleve o Cliven III. Figlio e allievo di William van Cleve, si trasferisce in Italia nella metà del XVI secolo; oltre ad un dipinto raffigurante una veduta di Roma, datato 1550, realizza un cospicuo numero di disegni che serviranno come modelli per l’opera incisa, realizzata al ritorno ad Anversa e pubblicata nel 1587. Le vedute, che raffigurano principalmente Roma ma anche altre città europee, recano in basso l’iscrizione “Henri. Cliven. inven." o "Henri Cliven pingebat" che ne attestano la derivazione ma non l'autografia. È certo che Hendrick viaggiò in Italia. Gli studiosi non sono d'accordo sui tempi del suo soggiorno, che alcuni collocano prima del 1551, anno in cui divenne maestro della Gilda, mentre altri lo collocano tra il 1551 e il 1555, data in cui si sposò. In Italia fece molti disegni di vedute di montagne, edifici e paesaggi urbani, che poi utilizzò nelle sue opere. Sulla base dei suoi disegni noti di città italiane, probabilmente trascorse del tempo a Roma, Firenze e Napoli. Hendrick van Cleve era un artista di paesaggio, creando sia vedute topografiche che paesaggi immaginari. I suoi paesaggi sono in stile italianizzante e tipicamente raffigurano ampie vedute con rovine che possono essere o meno interamente immaginarie. Le rovine sono di solito una compilazione di elementi caratteristici dell'architettura classica. Alcune sono basate su rovine esistenti che possono essere identificate, mentre altre sono costruzioni completamente di fantasia dell’artista. I disegni di Hendrik van Cleve furono quindi usati dai tipografi contemporanei di Anversa. Due serie di stampe secondo i disegni di van Cleve furono pubblicate dal famoso incisore ed editore Philips Galle. La prima serie, Regionem, rurium, fundormumq[ue], varii atove amoeni prospectus fu pubblicata nel 1587. Consiste di 10 tavole che raffigurano principalmente paesaggi pastorali immaginari con rovine. Hendrik van Cleve è menzionato come disegnatore su ogni stampa e Philip Galle come incisore. La seconda serie intitolata Ruinarum varii prospectus, ruriumq[ue] aliquot delineationes non è datata ma fu probabilmente pubblicata intorno allo stesso periodo della prima. Le 38 stampe mostrano vedute mediterranee. Non è chiaro chi abbia inciso questa serie. La firma con il monogramma di H. van Cleve appare su tutte le 38 incisioni, ad eccezione dell'incisione n. 22 della serie. Anche la firma di Philip Galle appare su tutte le incisioni mentre quella di suo figlio Theodoor appare solo su una. Anche Hendrick van Cleve stesso potrebbe essere stato l'incisore della serie. Incisione al bulino, bella impressione su carta vergata coeva, in ottimo stato di conservazione. A nice view taken from the rare Ruinarum vari prospectus ruriumq. Aliquot delinationes. Hendrick van Cleve or Cliven III, son and pupil of William van Cleve, moved to Italy in the second half of the XVI century; besides a painting depicting a view of Rome (1550), he realized a considerable amount of drawing which he afterwards used as preparatory for the engravings he realized in Antwerp and published by Philip Galle in 1587. The views, whose main subject is Rome but there are also other European cities, bear the inscription “Henri. Cliven. inven" or "Henri Cliven pingebat" on lower part, which testify their origin, but not necessarily the fact that he realized them. It is certain that Hendrick travelled to Italy. Scholars disagree about the timing of his stay in Italy. Some place it before 1551, the year in which he became a master of the Guild, while others place it between 1551 and 1555, the date on which he got married. In Italy he made many drawings of mountain views, buildings and cityscapes, which he later used in his works. Based on his known drawings of Italian cities, he likely spent time in Rome, Florence and Naples. Hendrick van Cleve was a landscape artist. He created topographical views as well as imaginary landscapes. His landscapes are in the Italianising style and typically depict wide views with ruins that may or may not be entirely imaginary. The ruins are usually a compilation of characteristic elements from classical architecture. Some are based on existing ruins which can be identified. Others are completely fabricated constructions Hendrik van Cleve's drawings were used by contemporary printmakers in Antwerp as designs. Two series of prints after van Cleve's designs were published by the renowned engraver and publisher, Philips Galle. The first series, Regionem, rurium, fundormumq[ue], varii atove amoeni prospectus was published in 1587. It consists of 10 plates that mainly depict imaginary pastoral landscapes with ruins. Hendrik van Cleve is mentioned as the designer on each print and Philip Galle as the engraver. The second series entitled Ruinarum varii prospectus, ruriumq[ue] aliquot delineationes is undated but was likely published around the same time as the first one. The 38 prints show Mediterranean views. It is not clear who engraved this series. H. van Cleve's signature and monogram appear on all 38 engravings with the exception of engraving n.22 of the set which lacks the monogram. Philip Galle's signature also appears on all the engravings while that of his son Theodoor appears on engraving only. Hendrick van Cleve III may also have been the engraver as his monogram is present on the print. Engraving, with fine later hand colour, some paper fold perfectly restored, otherwise good conditions. Hollstein, F. W. H. Dutch and Flemish Etchings, Engravings, and Woodcuts, v.4, pl.170, n.1-38 and v.7, p.80, n.423-460.
Veduta tratta dalla raccolta Ruinarum varii prospectus, ruriumque aliquot delineationes pubblicata da Philip Galle con incisioni tratte da disegni di Hendrick van Cleve o Cliven III. Figlio e allievo di William van Cleve, si trasferisce in Italia nella metà del XVI secolo. Oltre ad un dipinto raffigurante una veduta di Roma, datato 1550, realizza un cospicuo numero di disegni che serviranno come modelli per l’opera incisa, realizzata al ritorno ad Anversa e pubblicata nel 1587. Le vedute, che raffigurano principalmente Roma ma anche altre città europee, recano in basso le iscrizioni “Henri. Cliven. inven.” o “Henri Cliven pingebat”, che ne attestano la derivazione, ma non l'autografia. È certo che Hendrick viaggiò in Italia. Gli studiosi non sono d'accordo sui tempi del suo soggiorno: alcuni lo collocano prima del 1551, anno in cui divenne maestro della Gilda, altri tra il 1551 e il 1555, data in cui si sposò. In Italia fece molti disegni di vedute di montagne, edifici e paesaggi urbani, che poi utilizzò nelle sue opere. Sulla base dei suoi disegni noti di città italiane, probabilmente trascorse del tempo a Roma, Firenze e Napoli. Hendrick van Cleve era un artista di paesaggio, creava sia vedute topografiche sia paesaggi immaginari. Questi sono in stile italianizzante, raffigurano ampie vedute con rovine che possono essere o meno interamente immaginarie. Le rovine sono di solito una compilazione di elementi caratteristici dell'architettura classica; alcune sono basate su rovine esistenti che possono essere identificate, altre sono costruzioni completamente di fantasia dell’artista. I disegni di Hendrik van Cleve furono, quindi, usati dai tipografi contemporanei di Anversa. Due serie di stampe, secondo i disegni di van Cleve, furono pubblicate dal famoso incisore ed editore Philips Galle. La prima serie, Regionem, rurium, fundormumq[ue], varii atove amoeni prospectus, pubblicata nel 1587, comprende 10 tavole che raffigurano principalmente paesaggi pastorali immaginari con rovine. Hendrik van Cleve è menzionato come disegnatore su ogni stampa e Philip Galle come incisore. La seconda serie intitolata Ruinarum varii prospectus, ruriumq[ue] aliquot delineationes non è datata, ma fu, probabilmente, pubblicata nello stesso periodo della prima. Le 38 stampe mostrano vedute mediterranee, non è chiaro chi abbia inciso questa serie. La firma con il monogramma di H. van Cleve appare su tutte le 38 incisioni, ad eccezione della n° 22. La firma di Philip Galle appare su tutte le incisioni mentre quella di suo figlio Theodoor si vede solo su una. Anche Hendrick van Cleve stesso potrebbe essere stato l'incisore della serie. Incisione al bulino, bella impressione su carta vergata coeva, in ottimo stato di conservazione. A nice view taken from the rare Ruinarum vari prospectus ruriumq. Aliquot delinationes. Hendrick van Cleve or Cliven III, son and pupil of William van Cleve, moved to Italy in the second half of the XVI century; besides a painting depicting a view of Rome (1550), he realized a considerable amount of drawing which he afterwards used as preparatory for the engravings he realized in Antwerp and published by Philip Galle in 1587. The views, whose main subject is Rome but there are also other European cities, bear the inscription “Henri. Cliven. Inven” or “Henri Cliven pingebat” on lower part, which testify their origin, but not necessarily the fact that he realized them. It is certain that Hendrick travelled to Italy. Scholars disagree about the timing of his stay in Italy. Some place it before 1551, the year in which he became a master of the Guild, while others place it between 1551 and 1555, the date on which he got married. In Italy he made many drawings of mountain views, buildings and cityscapes, which he later used in his works. Based on his known drawings of Italian cities, he likely spent time in Rome, Florence and Naples. Hendrick van Cleve was a landscape artist. He created topographical views as well as imaginary landscapes. His landscapes are in the Italianising style and typically depict wide views with ruins that may or may not be entirely imaginary. The ruins are usually a compilation of characteristic elements from classical architecture. Some are based on existing ruins which can be identified. Others are completely fabricated constructions Hendrik van Cleve’s drawings were used by contemporary printmakers in Antwerp as designs. Two series of prints after van Cleve's designs were published by the renowned engraver and publisher, Philips Galle. The first series, Regionem, rurium, fundormumq[ue], varii atove amoeni prospectus was published in 1587. It consists of 10 plates that mainly depict imaginary pastoral landscapes with ruins. Hendrik van Cleve is mentioned as the designer on each print and Philip Galle as the engraver. The second series entitled Ruinarum varii prospectus, ruriumq[ue] aliquot delineationes is undated but was likely published around the same time as the first one. The 38 prints show Mediterranean views. It is not clear who engraved this series. H. van Cleve’s signature and monogram appear on all 38 engravings with the exception of engraving n.22 of the set which lacks the monogram. Philip Galle’s signature also appears on all the engravings while that of his son Theodoor appears on engraving only. Hendrick van Cleve III may also have been the engraver as his monogram is present on the print. Engraving, good impression on contemporary laid paper, in very good conditions. Hollstein, F. W. H. Dutch and Flemish Etchings, Engravings, and Woodcuts, v.4, pl.170, n.1-38 and v.7, p.80, n.423-460.
Formato 31X41. Macchie in copertina<br/>Legatura rilegato in tela editoriale<br/>Num Pagine 197<br/>Illustrazioni numerose a colori e in b/n fuori testo<br/>Prima Edizione
LEGATURE IN BROSSURE EDITORIALI, SI RIFERISCE AL PERIODO DAL 1234 AL 1676. OPERA COMPLETA numero pagine: 187+302+273+306+276+342+223 formato: 24.2X18.8 stato conservazione: BUONI GLI INTERNI, COPERTINE CON ALCUNI TAGLIETTI AI MARGINI E PICCOLE MANCANZE. UN PAIO DI VOLUMI CON RISVOLTI BRUNITI
In 4° (21,5×15,7 cm); 30, (2) pp. Legatura moderna in tutto cartoncino rigido. Prima edizione (con la costituzione aggiornata, una prima costituzione usci nel 1583) di queste costituzioni della Confraternita del SS. Sacramento in S. Pietro in Vaticano. Belle xilografie al frontespizio ed al recto dello stesso. Iniziali xilografiche. Antica firma cinquecentesca di appartenenza privata al frontespizio. Emblema xilogr. della confraternita sul front. Stemmi xilogr. vescovile e di papa Gregorio XIII sul verso del front. Tagli rossi. Esemplare in ottime condizioni di conservazione. La Confraternita del SS. Sacramento in S. Pietro in Vaticano fu fondata nel 1540 allo scopo di promuovere “con ogni maggior sollecitudine e zelo il culto e la devozione del Santissimo Sacramento”. Questa pubblicazione raccoglie la costituzione, i privilegi e le indulgenze legate ad essa. Opera assai rara, un solo esemplare censito in ICCU, arricchita da tre stemmi xilografici ed in buone-ottime condizioni di conservazione. Rif. Bibl.: IT\ICCU\RMRE\016921.
Bulino e acquerello tratto dalla serie "Le Musée du Louvre - Collection de 500 Gravures au burin…" edita fra il 1877 e il 1879 da Felix Hermet.Vista del Ponte Sant'Angelo, disegnata da Lefontaine, da un dipinto di Joseph Vernet e incisa da Daudet.In ottime condizioni. Burin and watercolor taken from the series "Le Musée du Louvre - Collection de 500 Gravures au burin ..." published between 1877 and 1879 by Felix Hermet.View of the Ponte Sant'Angelo, designed by Lafontaine and engraved by Daudet. After a painting by Jospeh Vernet.In excellent condition.
Bulino e acquerello tratto dalla serie "Le Musée du Louvre - Collection de 500 Gravures au burin…" edita fra il 1877 e il 1879 da Felix Hermet.Vista del Ponte Rotto, disegnata da Vernet e incisa da Daudet.In ottime condizioni. Burin and watercolor taken from the series "Le Musée du Louvre - Collection de 500 Gravures au burin ..." published between 1877 and 1879 by Felix Hermet.View of the Ponte Rotto, engraved by Daudet, after a painting of Joseph Vernet.In excellent condition.
In 8° (mm 245x163); pagg. (4), 368 con 15 tavole incise fuori testo in acciaio fra cui antiporta con veduta di Roma e veduta di Sorrento al frontespizio, tutte protette da velina col titolo. Raffigurano Roma, Tivoli, Napoli, Ischia, Pozzuoli, Amalfi, Paestum, Palermo. Tela editoriale verde con fregi e titolo in oro, fregi a secco ai piatti. Ben conservato anche se le incisioni sono un po' ossidate. Interno dei piatti con tracce di sporco. Ex Libris. Cremonini, L'Italia nelle vedute e carte geografiche, n. 192 <BR><BR>
CORPUS DEI DISEGNI DI MICHELANGELO di Charles De Tolnay. Presentazione di M. Salmi Ist. geografico De Agostini Novara 1975 - 1980. Opera completa di 4 voll. Vol. I° catalogo tavole ill. 174 pp. 1261. Vol. II° pp. 110. Ill. catalogo tavv. (175-376). Vol. III° pp. 110. Ill. catalogo tavv. (376-488). Vol. IV° disegni architettonici pp. 138 Ill. catalogo tavv. (489-634) Bella ediz. di pregio. cm 32x44 Leg. mz. pelle con nervi titoli e fregi oro al dorso. Ogni vol. cofanetto cart. in tela. Nuovi.
2 vol. in-8, pp. (6), 371, (3); (4), 402, (2); broch. originale. Prima edizione di questa vasta narrazione storica ambientata nella Roma di fine Restaurazione, in mezzo alle trame ed ai complotti politici della Carboneria. E' l'opera principale del Didier, letterato svizzero d'origine francese (Genève 1805 - Paris 1864) e grande viaggiatore. Esempl. intonso (alcune non gravi fioriture della carta).. Olschki, Choix, XI, 16824 (deuxième éd. 1835): "Roman historique, don t l'action se passe à la fin de la Restauration, parmi le carbonaires à Rome. C'est le livre qui contribua le plus à la réputation de l'auteur. Les pièces justificatives à l'aooui de cet ouvrage formèrent plus tard un ouvrage spécial: Fragmens politiques et littéraires sur l'Italie"..
Veduta tratta dall'opera I vestigi dell'antichità di Roma raccolti et ritratti in perspettiva da Stefano Du Perac parisino, pubblicata per la prima volta a Roma nel 1575 da Lorenzo Vaccari. Il volume consta di quaranta fogli tutti di tavole: il primo funge da frontespizio; nel secondo è ospitata la dedica a “Giacomo Buoncompagni governator generale di Santa Chiesa”. Étienne Du Pérac vi palesa le proprie intenzioni e in particolare sottolinea che “sarà dunque utile il libro […] et grato, et accetto agli studiosi dell’antichità per la diligenza che io ho usata in rappresentare fedelmente i residui della Romana grandezza”. Si affida poi all’ “autorità e virtù” del dedicatario perché possa favorire l’opera “bisognosa di molto lume” a causa dell’“oscurità dell’auttore”. In realtà, quando pubblica il libro, Étienne du Pérac è a Roma da oltre quindici anni, ed è noto se non altro per aver fornito la propria opera all’erudito veronese Onofrio Panvinio e aver dato alle stampe nel 1574 la pianta archeologica Urbis Romae Sciographia, ricostruzione topografica della Roma antica, cui sarebbe seguita, nel 1577, la pianta della Roma moderna, la Nova urbis Romae descriptio. Certo il mercato dell’editoria antiquaria era piuttosto affollato: nello stesso 1575 esce ad esempio per iniziativa di un altro francese, lo stampatore Antonio Lafreri (Antoine Lafréry), con il quale peraltro lo stesso Du Perac collabora, la raccolta iconografica Speculum Romanae Magnificentiae, che riunisce, incise da vari artisti, molte più immagini de I vestigi, non seguendo un’impostazione topografica e non, limitandosi agli edifici antichi ma inserendone di moderni nonché un repertorio di statue. Qui Du Pérac, partendo dal Campidoglio, scandisce il suo itinerario in trentanove tappe: in calce a ogni pagina una didascalia di poche righe fornisce le informazioni essenziali sugli edifici e le rovine. Non si tratta però di raffigurazioni di singoli monumenti, né tanto meno di ricostruzioni ideali, ma di vere e proprie vedute: immagini di grande qualità, paragonabili a quelle edite nel 1551 dall’incisore fiammingo Hieronymus Cock. Etienne Du Pérac o Duperac, nativo di Bordeaux o Parigi, si trasferisce presto a Venezia, dove apprende l’arte dell’incisione realizzando vari soggetti da Tiziano, principalmente per l’editore Giovanni Francesco Camocio. Arriva a Roma nel 1559 dove si dedica allo studio dell’architettura e delle antichità, con particolare attenzione alle opere di Michelangelo. A Roma conosce Onofrio Panvinio, archeologo ed antiquario, che lo influenza e lo introduce allo studio delle antichità romane. Come tutti gli artisti provenienti dal Nord Europa, rimane affascinato dalla maestosità delle rovine romane, decidendo di studiarle e raffigurarle. Le precedenti rappresentazioni dei monumenti di Roma, ad esempio quelle eseguite da Hieronimus Cock intorno al 1550, erano pittoriche ed arricchite da elementi di fantasia. La notevole importanza delle vedute di Roma del Duperac sta nel fatto che furono rappresentate con assoluta precisione archeologica e topografica, tanto da essere oggi studiate con grande attenzione dagli studiosi di archeologia, poiché spesso rappresentano monumenti e siti oggi andati perduti. L'opera ebbe ben 8 edizioni successive, alcune a cura della tipografia De Rossi. Incisione in rame, in ottimo stato di conservazione. View taken from the work I vestigi dell'antichità di Roma raccolti et ritratti in perspettiva da Stefano Du Perac parisino, published for the first time in Rome in 1575 by Lorenzo Vaccari. The volume consists of forty plates: the first serves as a frontispiece; the second contains the dedication to "Giacomo Buoncompagni governator generale di Santa Chiesa". Étienne Du Pérac expresses his intentions and in particular emphasizes that "the book [...] will therefore be useful and grateful, and accepted by scholars of antiquity for the diligence I have used in faithfully representing the remains of Roman grandeur". He then relies on the "authority and virtue" of the dedicatee so that he can encourage the work "in need of much light" because of the "obscurity of the author". When he published the book, Étienne du Pérac had been in Rome for more than fifteen years, and was known, if only for having supplied his work to the Veronese scholar Onofrio Panvinio and for having printed in 1574 the archaeological map Urbis Romae Sciographia, a topographical reconstruction of ancient Rome, which would be followed, in 1577, by the map of modern Rome, the Nova urbis Romae descriptio. Certainly the market of antiquarian publishing was quite crowded: in the same year 1575, for example, another Frenchman, the printer Antonio Lafreri (Antoine Lafréry), with whom Du Perac also collaborated, published the iconographic collection Speculum Romanae Magnificentiae, which brought together, engraved by various artists, many more images than I vestigi, not following a topographical approach and not limiting himself to ancient buildings but including modern ones as well as a repertoire of statues. Here Du Pérac, starting from the Capitol, outlines his itinerary in thirty-nine stages: at the bottom of each page a caption of a few lines provides essential information about the buildings and ruins. However, these are not representations of individual monuments, nor ideal reconstructions, but real views: images of great quality, comparable to those published in 1551 by the Flemish engraver Hieronymus Cock. Etienne Du Pérac or Duperac, born in Bordeaux or Paris, soon moved to Venice, where he learned the art of engraving by making various subjects from Titian, mainly for the publisher Giovanni Francesco Camocio. He arrived in Rome in 1559 where he devoted himself to the study of architecture and antiquities, with particular attention to the works of Michelangelo. In Rome he knows Onofrio Panvinio, archaeologist and antiquarian, who influences him and introduces him to the study of Roman antiquities. As all the artists coming from Northern Europe, he remains fascinated by the majesty of the Roman ruins, deciding to study and represent them. The previous representations of the monuments of Rome, for example those made by Hieronimus Cock around 1550, were pictorial and enriched with fantasy elements. The remarkable importance of the views of Rome by Duperac lies in the fact that they were represented with absolute archaeological and topographical precision, so as to be studied today with great attention by scholars of archaeology, since they often represent monuments and sites now lost. The work had 8 subsequent editions, some by the De Rossi printing house. Copper engraving, in excellent condition.