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Veduta tratta dall'opera I vestigi dell'antichità di Roma raccolti et ritratti in perspettiva da Stefano Du Perac parisino, pubblicata per la prima volta a Roma nel 1575 da Lorenzo Vaccari. Il volume consta di quaranta fogli tutti di tavole: il primo funge da frontespizio; nel secondo è ospitata la dedica a “Giacomo Buoncompagni governator generale di Santa Chiesa”. Étienne Du Pérac vi palesa le proprie intenzioni e in particolare sottolinea che “sarà dunque utile il libro […] et grato, et accetto agli studiosi dell’antichità per la diligenza che io ho usata in rappresentare fedelmente i residui della Romana grandezza”. Si affida poi all’ “autorità e virtù” del dedicatario perché possa favorire l’opera “bisognosa di molto lume” a causa dell’“oscurità dell’auttore”. In realtà, quando pubblica il libro, Étienne du Pérac è a Roma da oltre quindici anni, ed è noto se non altro per aver fornito la propria opera all’erudito veronese Onofrio Panvinio e aver dato alle stampe nel 1574 la pianta archeologica Urbis Romae Sciographia, ricostruzione topografica della Roma antica, cui sarebbe seguita, nel 1577, la pianta della Roma moderna, la Nova urbis Romae descriptio. Certo il mercato dell’editoria antiquaria era piuttosto affollato: nello stesso 1575 esce ad esempio per iniziativa di un altro francese, lo stampatore Antonio Lafreri (Antoine Lafréry), con il quale peraltro lo stesso Du Perac collabora, la raccolta iconografica Speculum Romanae Magnificentiae, che riunisce, incise da vari artisti, molte più immagini de I vestigi, non seguendo un’impostazione topografica e non, limitandosi agli edifici antichi ma inserendone di moderni nonché un repertorio di statue. Qui Du Pérac, partendo dal Campidoglio, scandisce il suo itinerario in trentanove tappe: in calce a ogni pagina una didascalia di poche righe fornisce le informazioni essenziali sugli edifici e le rovine. Non si tratta però di raffigurazioni di singoli monumenti, né tanto meno di ricostruzioni ideali, ma di vere e proprie vedute: immagini di grande qualità, paragonabili a quelle edite nel 1551 dall’incisore fiammingo Hieronymus Cock. Etienne Du Pérac o Duperac, nativo di Bordeaux o Parigi, si trasferisce presto a Venezia, dove apprende l’arte dell’incisione realizzando vari soggetti da Tiziano, principalmente per l’editore Giovanni Francesco Camocio. Arriva a Roma nel 1559 dove si dedica allo studio dell’architettura e delle antichità, con particolare attenzione alle opere di Michelangelo. A Roma conosce Onofrio Panvinio, archeologo ed antiquario, che lo influenza e lo introduce allo studio delle antichità romane. Come tutti gli artisti provenienti dal Nord Europa, rimane affascinato dalla maestosità delle rovine romane, decidendo di studiarle e raffigurarle. Le precedenti rappresentazioni dei monumenti di Roma, ad esempio quelle eseguite da Hieronimus Cock intorno al 1550, erano pittoriche ed arricchite da elementi di fantasia. La notevole importanza delle vedute di Roma del Duperac sta nel fatto che furono rappresentate con assoluta precisione archeologica e topografica, tanto da essere oggi studiate con grande attenzione dagli studiosi di archeologia, poiché spesso rappresentano monumenti e siti oggi andati perduti. L'opera ebbe ben 8 edizioni successive, alcune a cura della tipografia De Rossi. Incisione in rame, in ottimo stato di conservazione. View taken from the work I vestigi dell'antichità di Roma raccolti et ritratti in perspettiva da Stefano Du Perac parisino, published for the first time in Rome in 1575 by Lorenzo Vaccari. The volume consists of forty plates: the first serves as a frontispiece; the second contains the dedication to "Giacomo Buoncompagni governator generale di Santa Chiesa". Étienne Du Pérac expresses his intentions and in particular emphasizes that "the book [...] will therefore be useful and grateful, and accepted by scholars of antiquity for the diligence I have used in faithfully representing the remains of Roman grandeur". He then relies on the "authority and virtue" of the dedicatee so that he can encourage the work "in need of much light" because of the "obscurity of the author". When he published the book, Étienne du Pérac had been in Rome for more than fifteen years, and was known, if only for having supplied his work to the Veronese scholar Onofrio Panvinio and for having printed in 1574 the archaeological map Urbis Romae Sciographia, a topographical reconstruction of ancient Rome, which would be followed, in 1577, by the map of modern Rome, the Nova urbis Romae descriptio. Certainly the market of antiquarian publishing was quite crowded: in the same year 1575, for example, another Frenchman, the printer Antonio Lafreri (Antoine Lafréry), with whom Du Perac also collaborated, published the iconographic collection Speculum Romanae Magnificentiae, which brought together, engraved by various artists, many more images than I vestigi, not following a topographical approach and not limiting himself to ancient buildings but including modern ones as well as a repertoire of statues. Here Du Pérac, starting from the Capitol, outlines his itinerary in thirty-nine stages: at the bottom of each page a caption of a few lines provides essential information about the buildings and ruins. However, these are not representations of individual monuments, nor ideal reconstructions, but real views: images of great quality, comparable to those published in 1551 by the Flemish engraver Hieronymus Cock. Etienne Du Pérac or Duperac, born in Bordeaux or Paris, soon moved to Venice, where he learned the art of engraving by making various subjects from Titian, mainly for the publisher Giovanni Francesco Camocio. He arrived in Rome in 1559 where he devoted himself to the study of architecture and antiquities, with particular attention to the works of Michelangelo. In Rome he knows Onofrio Panvinio, archaeologist and antiquarian, who influences him and introduces him to the study of Roman antiquities. As all the artists coming from Northern Europe, he remains fascinated by the majesty of the Roman ruins, deciding to study and represent them. The previous representations of the monuments of Rome, for example those made by Hieronimus Cock around 1550, were pictorial and enriched with fantasy elements. The remarkable importance of the views of Rome by Duperac lies in the fact that they were represented with absolute archaeological and topographical precision, so as to be studied today with great attention by scholars of archaeology, since they often represent monuments and sites now lost. The work had 8 subsequent editions, some by the De Rossi printing house. Copper engraving, in excellent condition. Robert Dusmenil, Peintre Graveur Francais, vol. VIII, pp. 92-99, 1-40; Reed & Wallace, Italian Etchers of the Renaissance & Barocque, p. 83,84.
Veduta tratta dall'opera I vestigi dell'antichità di Roma raccolti et ritratti in perspettiva da Stefano Du Perac parisino, pubblicata per la prima volta a Roma nel 1575 da Lorenzo Vaccari. Il volume consta di quaranta fogli tutti di tavole: il primo funge da frontespizio; nel secondo è ospitata la dedica a “Giacomo Buoncompagni governator generale di Santa Chiesa”. Étienne Du Pérac vi palesa le proprie intenzioni e in particolare sottolinea che “sarà dunque utile il libro […] et grato, et accetto agli studiosi dell’antichità per la diligenza che io ho usata in rappresentare fedelmente i residui della Romana grandezza”. Si affida poi all’ “autorità e virtù” del dedicatario perché possa favorire l’opera “bisognosa di molto lume” a causa dell’“oscurità dell’auttore”. In realtà, quando pubblica il libro, Étienne du Pérac è a Roma da oltre quindici anni, ed è noto se non altro per aver fornito la propria opera all’erudito veronese Onofrio Panvinio e aver dato alle stampe nel 1574 la pianta archeologica Urbis Romae Sciographia, ricostruzione topografica della Roma antica, cui sarebbe seguita, nel 1577, la pianta della Roma moderna, la Nova urbis Romae descriptio. Certo il mercato dell’editoria antiquaria era piuttosto affollato: nello stesso 1575 esce ad esempio per iniziativa di un altro francese, lo stampatore Antonio Lafreri (Antoine Lafréry), con il quale peraltro lo stesso Du Perac collabora, la raccolta iconografica Speculum Romanae Magnificentiae, che riunisce, incise da vari artisti, molte più immagini de I vestigi, non seguendo un’impostazione topografica e non, limitandosi agli edifici antichi ma inserendone di moderni nonché un repertorio di statue. Qui Du Pérac, partendo dal Campidoglio, scandisce il suo itinerario in trentanove tappe: in calce a ogni pagina una didascalia di poche righe fornisce le informazioni essenziali sugli edifici e le rovine. Non si tratta però di raffigurazioni di singoli monumenti, né tanto meno di ricostruzioni ideali, ma di vere e proprie vedute: immagini di grande qualità, paragonabili a quelle edite nel 1551 dall’incisore fiammingo Hieronymus Cock. Etienne Du Pérac o Duperac, nativo di Bordeaux o Parigi, si trasferisce presto a Venezia, dove apprende l’arte dell’incisione realizzando vari soggetti da Tiziano, principalmente per l’editore Giovanni Francesco Camocio. Arriva a Roma nel 1559 dove si dedica allo studio dell’architettura e delle antichità, con particolare attenzione alle opere di Michelangelo. A Roma conosce Onofrio Panvinio, archeologo ed antiquario, che lo influenza e lo introduce allo studio delle antichità romane. Come tutti gli artisti provenienti dal Nord Europa, rimane affascinato dalla maestosità delle rovine romane, decidendo di studiarle e raffigurarle. Le precedenti rappresentazioni dei monumenti di Roma, ad esempio quelle eseguite da Hieronimus Cock intorno al 1550, erano pittoriche ed arricchite da elementi di fantasia. La notevole importanza delle vedute di Roma del Duperac sta nel fatto che furono rappresentate con assoluta precisione archeologica e topografica, tanto da essere oggi studiate con grande attenzione dagli studiosi di archeologia, poiché spesso rappresentano monumenti e siti oggi andati perduti. L'opera ebbe ben 8 edizioni successive, alcune a cura della tipografia De Rossi. Incisione in rame, in ottimo stato di conservazione. View taken from the work I vestigi dell'antichità di Roma raccolti et ritratti in perspettiva da Stefano Du Perac parisino, published for the first time in Rome in 1575 by Lorenzo Vaccari. The volume consists of forty plates: the first serves as a frontispiece; the second contains the dedication to "Giacomo Buoncompagni governator generale di Santa Chiesa". Étienne Du Pérac expresses his intentions and in particular emphasizes that "the book [...] will therefore be useful and grateful, and accepted by scholars of antiquity for the diligence I have used in faithfully representing the remains of Roman grandeur". He then relies on the "authority and virtue" of the dedicatee so that he can encourage the work "in need of much light" because of the "obscurity of the author". When he published the book, Étienne du Pérac had been in Rome for more than fifteen years, and was known, if only for having supplied his work to the Veronese scholar Onofrio Panvinio and for having printed in 1574 the archaeological map Urbis Romae Sciographia, a topographical reconstruction of ancient Rome, which would be followed, in 1577, by the map of modern Rome, the Nova urbis Romae descriptio. Certainly the market of antiquarian publishing was quite crowded: in the same year 1575, for example, another Frenchman, the printer Antonio Lafreri (Antoine Lafréry), with whom Du Perac also collaborated, published the iconographic collection Speculum Romanae Magnificentiae, which brought together, engraved by various artists, many more images than I vestigi, not following a topographical approach and not limiting himself to ancient buildings but including modern ones as well as a repertoire of statues. Here Du Pérac, starting from the Capitol, outlines his itinerary in thirty-nine stages: at the bottom of each page a caption of a few lines provides essential information about the buildings and ruins. However, these are not representations of individual monuments, nor ideal reconstructions, but real views: images of great quality, comparable to those published in 1551 by the Flemish engraver Hieronymus Cock. Etienne Du Pérac or Duperac, born in Bordeaux or Paris, soon moved to Venice, where he learned the art of engraving by making various subjects from Titian, mainly for the publisher Giovanni Francesco Camocio. He arrived in Rome in 1559 where he devoted himself to the study of architecture and antiquities, with particular attention to the works of Michelangelo. In Rome he knows Onofrio Panvinio, archaeologist and antiquarian, who influences him and introduces him to the study of Roman antiquities. As all the artists coming from Northern Europe, he remains fascinated by the majesty of the Roman ruins, deciding to study and represent them. The previous representations of the monuments of Rome, for example those made by Hieronimus Cock around 1550, were pictorial and enriched with fantasy elements. The remarkable importance of the views of Rome by Duperac lies in the fact that they were represented with absolute archaeological and topographical precision, so as to be studied today with great attention by scholars of archaeology, since they often represent monuments and sites now lost. The work had 8 subsequent editions, some by the De Rossi printing house. Copper engraving, in excellent condition. Robert Dusmenil, Peintre Graveur Francais, vol. VIII, pp. 92-99, 1-40; Reed & Wallace, Italian Etchers of the Renaissance & Barocque, p. 83,84.
<p>28 cm, rilegatura in tela, titolo in oro al dorso, sovracop. ill. P. 199, 40 tavole con centinaia di monete riprodotte.</p>
In-8°; antiporta figurata incisa su rame (leggermente rifilata), pp. (12), 452, (60). Manca la tavola. Legatura coeva in piena pergamena rigida con titolo in oro al dorso. Interessante guida di Roma, una delle più complete, che tratta della nascita città, dei suoi monti e del fiume, degli edifici dell’antica Roma, di quelli della cristianità e degli autori che scrissero sulla città. L’opera è particolarmente accurata a approfondita e rappresenta una fonte fondamentale in particolare per quanto riguarda la descrizione delle basiliche cristiane e delle chiese in generale.
LEGATURA COEVA IN CARTONCINO RUSTICO, BELLA TAVOLA ALL'ANTIPORTA E BEN UNDICI FIGURE INCISE ALL'INTERNO. ESEMPLARE CON BARBE numero pagine: 160+ INDICE formato: 29.5X22.5 stato conservazione: DISCRETO, PICCOLE MANCANZE AL DORSO, FORELLINI DI TARLO PER ALCUNE PAGINE ( DI POCO CONTO ) ALCUNE PAGINE BRUNITE
In -4° grande; pp. XVI, 130, 4 belle tavole f.t. incise su rame, di cui 3 grandi ripiegate (in questo esemplare mancano le tavv. 4 e 5); nel testo graziose testatine, finalini e capilettera incisi su rame; front. stampato in rosso e nero, con stemma pontificio inciso su rame; legatura in piena pergamena (macchie di inchiostro, al piatto inferiore anche di umidità). Gora di umidità alle ultime carte. Altrimenti bella copia, marginosa. Edizione originale. Opera fondamentale per la storia dell’arte e della tecnica del mosaico dall’antichità al Settecento, divenuto un classico per l’argomento. Tra le illustrazioni, quella delle colombe che si abbeverano, descritta da Plinio (dove basin). Furietti scavò e studiò le rovine di villa Adriana.
In-8 gr. (mm. 265 x 177), 4 volumi, cartonato muto coevo (abrasioni e picc. manc. alle cerniere), pp. XVI,377,(3); 407; 464; 374. Opera corredata di note ed illustrata da 293 (su 305) tavole litografiche fuori testo che “rappresentano varie scene analoghe, i costumi dei tempi, ed i luoghi in essa accennati”, incluse anche le 3 antiporte (come da Indice). La ricchissima parte iconografica traduce in immagini le torture inflitte dagli inquisitori nei tempi andati ed arrivano al XIX secolo, a partire dalla Spagna fino alle Indie, e nell’America. Esemplare con fioriture e bruniture.
In-4°; pp. 24, un legno al frontespizio, un finalino all’ultima pagina, e un capolettera nel testo incisi su legno. Legatura in cartonato semplice.
Acquaforte misure: mm 395 x 525 Architetto, disegnatore ed incisore, dopo una prima formazione a Venezia, si trasferisce a Roma, rimanendovi fino alla morte. Qualcuno lo ha soprannominato il “Rembrandt dell’architettura” per aver sapientemente rappresentato attraverso il chiaroscuro del linguaggio incisorio le antichità romane. Artista, antiquario e studioso attraverso l'incisione e i contatti con gli stranieri di massaggio a Roma ha alimentato l'interesse per le antichità creando un linguaggio e un gusto comune a tutta la classe colta della sua epoca. Ha inciso all’incirca mille acqueforti, molte di grande formato, raffiguranti oggetti di scavo, particolari architettonici o monumenti dell’antica Roma descritti con fantasia e grande libertà di segno. La serie di lastre con Vedute di Roma restituisce uno spaccato della città nel XVIII secolo quando antichità, natura, architetture contemporanea e vita quotidiana convivevano con uno straordinario potente equilibrio. E' inoltre ricordato per la serie delle Carceri, lastre raffiguranti architetture cupe e fantastiche, esoteriche, impossibili ma al tempo stesso realistiche, capricci architettonici così assoluti da essere spesso scambiati per opere d'arte contemporanea. Come architetto ha realizzato la sola chiesa di santa Maria del Priorato a Roma per l'ordine di Malta. La stampa è la Tavola n XI tratta dal tomo III delle Antichità Romane, Roma 1756 composto da cinquantacinque tavole di cui quattro non numerate e non incise da Piranesi ma da Girolamo Rossi su disegni di Antonio Buonamici. Nel tomo III, Piranesi riproduce dettagli de Gli Avanzi de Monumenti Sepolcrali esistenti in Roma, e nell' Agro Romano colle loro rispettve piante, elevazioni, sezioni, vedute esterne ed interne. Piranesi dedica al Mausoleo della famiglia Plauzia tre tavole contenute nelle Antichità: questa delle lapidi con le iscrizioni, una veduta, e una stampa più tecnica con la pianta e l'alzato. Il Mausoleo, fatto costruire sulla via Tiburtina da Marco Plauzio Silvano console nel 2 d.C., rappresenta, con il Mausoleo di Cecilia Metella sull'Appia antica, un esempio ben conservato di una specifica tipologia di sepolcri “a tamburo” di tarda età repubblicana. Piranesi in questa prima tavola documenta tutte e tre le lapidi superstiti ai suoi tempi. In basso a sinistra Piranesi Archit. dis. ed inc. Impressione eccellente, ottimo stato di conservazione, eccetto foxing sparso. Ampi margini. Bibliografia: L. Ficacci, Giovanni Battista Piranesi, The Complete Etching, Taschen, 2000, n. 288, p. 261.
Una cartella in pelle (30x38 cm) con fregi di inquadramento e il titolo ROMA dorati al piatto. Contiene 15 stampe originali e una pagina di titolo da “Delle maggnificenze di Roma antica e moderna; libro nono” (Roma, Pagliarini, 1759). In realtà del Vasi sono soltanto tre delle stampe presenti: Il giardino Colonnese di Monte Cavallo, Chiesa di Santa Lucia alle Botteghe Oscure, Teatro di verdure nella villa Corsini alla Lungara. Le altre dodici sono opera di Alessandro Moschetti e pubblicate probabilmente attorno al 1840: Colosseo, Fontana vaticana, Basilica di S. Maria Maggiore, Interno di S, Giovanni in Laterano, Interno di San Pietro, Teatro di Marcello, Fontana del Tritone a piazza Barberini, Obelisco alla Piazza del Popolo, Fontana dell'Acqua felice, Fontana dei Quattro fiumi a piazza Navona, Piazza di Spagna, Esterno di San Giovanni in Laterano. Le stampe sono tutte in ottime condizioni.
8 voll. in 8, pp. XVII + 510; 422; 420; 517; 477; 437; 503; 357 con foto e ill n.t. Abrasioni della pelle ai dorsi. Restauri alle ultime 2 cc. del I volume. Legatura coeva in mz. pl. con piatti rivestiti in tela. Riedizione novecentesca di questa ponderosa opera storica sulla Roma medievale.
La veduta è parte di una serie di otto incisioni sui giardini di Roma che sono incise da Mattheus Greuter e Francesco Corduba e pubblicate per la prima volta dalla stesso Greuter e dal genero, il fiammingo Goffredo de Scacchi (Gottfried van Schayck) intonro al 1623.Le lastre furono poi acquistate da Giovanni Giacomo de Rossi, che le ristampa intorno al 1650.La serie include:Villa Borghesia / Gio. Iacomo Rossi formis Romae alla pace alla insegna di ParigiGiardino del ill.mo Card. Montalto / M. Greuter fe[cit] co[n] privileggio [earlier imprint obscured]Disegno et sito del sontuoso giardino et palazzo del ser.mo gran duca di Toscana in Roma / Giovan. Domenico Rossi, le stampa in Roma alla paceVilla de l'ecc.mo s.re principe Panfilio fuora de la Porta di S. Pancratio / si stampano per Gio. Iacomo Rossi formis Romae all' insegna di Parigi all pace[R]itratto nel quale si representa il vero sito dell' horti et fontane che con ingeniosissimi adornamenti et maraviglie si vedono nella villa in Tivoli ... D. Hippolito Da Este, Card. di Ferrara / Franciscus Corduba fecitIl palazzo papale à Monte Cavallo incominciato da Sisto V et da N.S. Papa Paolo V, finito, amplificato et in meglior forma redotto con la sala reggia et cappella papale fatta di nuouo da fondamenti / [without imprint]Giardino de gl' ill.mi sig.ri Mattei / Giovan. Domenico Rossi, stampa in Roma alla paceGiardino di Belvedere col palazzo del papa in Vaticano / In Roma f. Gio. Domenico Rossi alla pace.Incisione in rame, con margini, in ottimo stato di conservazione.Rara. Bird's eye view of Villa Montalto (also known as Villa Peretti) and its lavish formal gardens; with the main gate visible in the upper right section, at centre a building with adjoining enclosed garden, and at upper left an oval basin surrounded by statues. Villa Montalto (or Villa Peretti and later known as Villa Negroni) no longer exists.Lettered with title, explanatory captions within the image, three lines of text alongside the bottom: 'Questo é quel bellissino giardino fatto da Papa Sisto V...', and production detail: 'M. Greuter fe. co. Privileggio'. A publication address in the bottom right corner has been burnished off the plate; it should have read : 'Gottifredo de Scaichi exc.'.It's part of a collection of eight engravings of Roman gardens and palaces engraved by Mattheus Greuter and Francesco Corduba and first published by Greuter and his brother in law Gottfried van Schayck, and later reprinted (around 1650) by Giovanni Giacomo de Rossi.The set iclude:Villa Borghesia / Gio. Iacomo Rossi formis Romae alla pace alla insegna di ParigiGiardino del ill.mo Card. Montalto / M. Greuter fe[cit] co[n] privileggio [earlier imprint obscured]Disegno et sito del sontuoso giardino et palazzo del ser.mo gran duca di Toscana in Roma / Giovan. Domenico Rossi, le stampa in Roma alla paceVilla de l'ecc.mo s.re principe Panfilio fuora de la Porta di S. Pancratio / si stampano per Gio. Iacomo Rossi formis Romae all' insegna di Parigi all pace[R]itratto nel quale si representa il vero sito dell' horti et fontane che con ingeniosissimi adornamenti et maraviglie si vedono nella villa in Tivoli ... D. Hippolito Da Este, Card. di Ferrara / Franciscus Corduba fecitIl palazzo papale à Monte Cavallo incominciato da Sisto V et da N.S. Papa Paolo V, finito, amplificato et in meglior forma redotto con la sala reggia et cappella papale fatta di nuouo da fondamenti / [without imprint]Giardino de gl' ill.mi sig.ri Mattei / Giovan. Domenico Rossi, stampa in Roma alla paceGiardino di Belvedere col palazzo del papa in Vaticano / In Roma f. Gio. Domenico Rossi alla pace.Copperplate, with margins, very good condition. Very rare. The New Hollstein (German) 241.II; Fuhring 2004 8003
CUSTODIA RIFATTA CON APPLICATA COPERTINA AL PIATTO, PRESENTI 99 TAVOLE SU 100, MANCANTE 1 (UNA TAVOLA DOPPIA). BELLISSIME FOTOGRAFIE DAL VERO DELLA ROMA FINE '800. A TAVOLE SCIOLTE numero pagine: 28 + TAVOLE formato: 50X35 stato conservazione: COFANETTO CON ABRASIONI E USURE ALLA CARTA APPLICATA AL PIATTO, TAVOLE CON MARGINI FRAGILI E TALVOLTA CON MANCANZE. PRIMI DUE FOGLI FOGLI DI TESTO CON PIEGHE
Bulino, 1595, sulla colonna “ROM A1595 23 septeb”, in basso sedici versi in tedesco distribuiti su quattro colonne “Als Kung Heinrich von Naverr…”.Ottimo esemplare, impresso su carta vergata coeva, ampi margini bianchi.Rara incisione che raffigura, come esplicitato dalla didascalia in tedesco, le varie fasi della fastosa cerimonia di assoluzione e benedizione di Enrico di Navarra, che si svolse il 17 settembre 1595, presieduta da papa Clemente VIII.In quanto eretico e di fede calvinista, Enrico era stato scomunicato da papa Sisto V e dichiarato inabile a regnare sin dal 1585. Salito al trono di Francia nel 1589, Enrico fu costretto ad abiurare pubblicamente il calvinismo il 23 luglio 1593, e dopo una lunga trattativa diplomatica, papa Clemente VIII decise per la sua assoluzione e la benedizione.Sull’incisione è riportata la data 23 settembre 1595, e non 17 com’è registrato sui documenti ufficiali. Forse l’errore si deve ad una confusione proprio con la data dell’abiura pubblica, sopra citata. Di notevole interesse sotto il profilo storico-religioso. Engraving, 1595, lettered on the column “ROM A1595 23 septeb”, lettered within image with captions detailing place and protagonists. Further lettered with sixteen lines of German verse in four columns in lower margin: 'Als Kunig Heinrich Von Nauerr,.../...Die Engelburch Und gschutz nit Saumn.'Good example, printed on contemporary laid paper, wide margins, in excellent condition.Rare engraving depicting, as explained by the caption in German, the various stages of the magnificent ceremony of absolution and blessing of Henry of Navarre, which took place September 17, 1595, presided over by Pope Clement VIII. As a heretic and Calvinist faith, Henry had been excommunicated by Pope Sixtus V and declared unfit to rule since 1585. Ascended to the throne of France in 1589, Henry was forced to publicly recant Calvinism July 23, 1593, and after a long diplomatic negotiations, Pope Clement VIII decided for his absolution and blessing. The engraving bears the date September 23, 1595, and not 17 as recorded on official documents. Perhaps the error is due to a confusion with the date of its public abjuration, cited above. Muller 1863-1882 413.84; Hellwig 1983 91.
Bulino, 1614 circa, in basso: "Petrus stephanus Jnuent. COLOSSEUM ROMAE Henricus hondius sculps. " Numerato in basso a destra: '54 'e in alto CLXXXV.La tavola mostra le rovine del Colosseo con giocatori di golf; fu pubblicata nell’opera di Samuel Marolois ''Perspective contenant la theorie, practique et instruction fondamentale d'icelle“ a partire dalla prima edizione del 1614. Stampato su carta vergata coeva, rifilato alla linea del rame in ottime condizioni. Engraving, 1614 circa, lettered below: 'Petrus stephanus Jnuent. COLOSSEUM ROMAE Henricus hondius sculps.' Numbered below on the right:'54', and at the top CLXXXV.The plate shows the ruines of the Colosseum with golf players. Used in Samuel Marolois in 'Perspective contenant la theorie, practique et instruction fondamentale d'icelle' in 1614 and for the following editions. Printed on contemporary laid paper, trimmed close to platemark, in very good condition. New Hollstein Dutch 47; Hollstein "Dutch" 52.
Incisione, 1614 circa, nell'angolo in basso a sinistra: "ROMAE / THERMAE ANTONINIAE; a destra "cum privilegio" e numerato "57"; nell'immagine ovale, in basso a sinistra "Pet Stephanus In./ Hhondius Sculp et exc" numerato nella parte superiore CLXXXVIII.Veduta delle rovine delle Terme di Caracalla, con figure. Le linee tratteggiate in prospettiva collegano gli edifici e il primo piano con l'orizzonte.Pubblicata nell’opera di Samuel Marolois ''Perspective contenant la theorie, practique et instruction fondamentale d'icelle “a partire dalla prima edizione del 1614.Esemplare impresso su carta vergata coeva, ampi margini, in ottime condizioni. Engraving, 1614 circa, lettered bottom left corner:'ROMAE/THERMAE ANTONINIAE; right corner “cum privilegio” and numbered “57”; Lettered in the oval image, bottom left “Pet Stephanus In./ Hhondius Sculp et exc' numbered at the top CLXXXVIII.View of the ruins of the Baths of Caracalla, with figures. Perspective dotted lines connect the buildings and the foreground with the horizon. Read: horison (right) and: base (lower center).Published in Samuel Marolois in 'Perspective contenant la theorie, practique et instruction fondamentale d'icelle', first edition in 1614, and for the following editions. Printed on contemporary laid paper, wide margins, in very good condition. New Hollstein Dutch 44; Hollstein Dutch 55
Bulino, 1614 circa, in basso: "P. S. Inventa TEMPLUM DIANAE ROMAE Hh Sculp 'Numerato in bassoa destra: '59', e in alto C.XC. Veduta delle rovine del Tempio di Diana a Roma. Con due figure sedute in primo piano. Le linee tratteggiate in prospettiva collegano gli edifici con il primo piano e l'orizzonte. Pubblicata nell’opera di Samuel Marolois ''Perspective contenant la theorie, practique et instruction fondamentale d'icelle “a partire dalla prima edizione del 1614.Esemplare impresso su carta vergata coeva, ampi margini, in ottime condizioni. Engraving, 1614 circa, lettered below:'P. S. Invent TEMPLUM DIANAE ROMAE Hh Sculp' Numbered below on the right:'59', and at the top C.XC. View of the ruins of the Temple of Diana at Rome. With two seated figures in the foreground. Perspective dotted lines connect the buildings with the foreground and the horizon. Read: linea horizontalis (left center) and: base (bottom center). In circle. At the top: C.XC. Print from a series of six with representations of Roman ruins.Published in Samuel Marolois in 'Perspective contenant la theorie, practique et instruction fondamentale d'icelle', first edition in 1614, and for the following editions. Printed on contemporary laid paper, wide margins, in very good condition. New Hollstein Dutch 45; Hollstein Dutch 57
Incisione, 1614 circa, in basso: "P. S. Jnuent. THERMAE DIOCLETIANI Hh fe 'Numerato in basso a destra: '56', e in alto CLXXXVII.Veduta delle rovine delle terme di Diocleziano, con due figure in primo piano. Le linee tratteggiate in prospettiva collegano gli edifici con il primo piano e l'orizzonte; fu pubblicata nell’opera di Samuel Marolois ''Perspective contenant la theorie, practique et instruction fondamentale d'icelle “a partire dalla prima edizione del 1614. Esemplare su carta vergata coeva, rifiltato alla linea del rame, in ottime condizioni. Engraving, 1614 circa, lettered below: 'P. S. Jnuent. THERMAE DIOCLETIANI Hh fe' Numbered below on the right:'56', and at the top CLXXXVII. View of the ruins of the baths of Diocletian, with two figures in the foreground. Perspective dotted lines connect the buildings with the foreground and the horizon. Read: horizon (center right) and base (bottom right). Published in Samuel Marolois in 'Perspective contenant la theorie, practique et instruction fondamentale d'icelle', first edition in 1614, and for the following editions. Printed on contemporary laid paper, trimmed close to platemark, in very good condition. New Hollstein Dutch 49; Hollstein Dutch 54.
Bulino, 1614 circa, in basso: "P. S. inv. THERMAE DIOCLETIANI Hh Sculp 'Numerato a destra: '55', e in alto CLXXXVI.Veduta delle rovine dei bagni di Diocleziano, con figure e un'alta torre al centro. Le linee tratteggiate in prospettiva collegano gli edifici e il primo piano con l'orizzonte. Pubblicata nell’opera di Samuel Marolois ''Perspective contenant la theorie, practique et instruction fondamentale d'icelle “a partire dalla prima edizione del 1614. Stampato su carta vergata coeva, ampi margini, in ottime condizioni. Engraving, 1614 circa, lettered below:'P. S. inv. THERMAE DIOCLETIANI Hh Sculp' Numbered below on the right:'55', and at the top CLXXXVI. View of the ruins of the baths of Dioclectian, with figures and a high tower in the middle. Perspective dotted lines connect the buildings and the foreground with the horizon. Read: horison (center right) and: base (bottom right).Published in Samuel Marolois in 'Perspective contenant la theorie, practique et instruction fondamentale d'icelle', first edition in 1614, and for the following editions. Printed on contemporary laid paper, wide margins, in very good condition. New Hollstein Dutch 48; Hollstein Dutch 53
Piccola pianta archeologica di Roma "Orientata col nord a sinistra. A proiezione obliqua; orografica; nell'angolo inferiore a destra 28 numeri di rubrica. Deriva dalla pianta archeologica del Panvinio del 1565, mutato però l'orientamento" (cfr. Scaccia Scarafoni p. 30).Pianta tratta dal " Antiquae Urbis Splendor" di Giacomo Lauro, opera per la prima volta pubblicata nel 1612, importante e ricercata raccolta di vedute e antichità romane, rappresenta il più importante lavoro del Lauro e godette di una incredibile fortuna.L'opera interamente illustrata con sintetici testi didascalici sulle bellezze e gli splendori di Roma antica e Roma moderna venne ristampata ed accresciuta. Le edizioni posteriori fanno sempre riferimento alla data di pubblicazione del 1612. La data e lo stampatore sono però dedotti dalla dedica di Giovanni Alto (jan Alten) da Lucerna, curatore del volume, ai lettori.Acquaforte e bulino, stampata su carta vergata coeva, in ottimo stato di conservazione. Piccola pianta archeologica di Roma "Orientata col nord a sinistra. A proiezione obliqua; orografica; nell'angolo inferiore a destra 28 numeri di rubrica. Deriva dalla pianta archeologica del Panvinio del 1565, mutato però l'orientamento" (cfr. Scaccia Scarafoni p. 30).Pianta tratta dal " Antiquae Urbis Splendor" di Giacomo Lauro, opera per la prima volta pubblicata nel 1612, importante e ricercata raccolta di vedute e antichità romane, rappresenta il più importante lavoro del Lauro e godette di una incredibile fortuna.L'opera interamente illustrata con sintetici testi didascalici sulle bellezze e gli splendori di Roma antica e Roma moderna venne ristampata ed accresciuta. Le edizioni posteriori fanno sempre riferimento alla data di pubblicazione del 1612. La data e lo stampatore sono però dedotti dalla dedica di Giovanni Alto (jan Alten) da Lucerna, curatore del volume, ai lettori.Acquaforte e bulino, stampata su carta vergata coeva, in ottimo stato di conservazione. Scaccia Scarafoni p. 30, n. 27.
In 4° (23x13,5 cm); (4), XXX, (2), 379, (1) pp. e 5 c. di tav. fuori testo. Brossura coeva, conservati i piatti anteriore e posteriore. Rinforzo con carta coeva al dorso. Esemplare ancora in barbe. Seconda edizione in buone-ottime condizioni di conservazione di questo importante scritto di agronomia dedicato al miglioramento delle coltivazioni dell'agro romano. Vignetta animata al frontespizio. Le cinque belle tavole fuori testo sono opera di Cosimo Zocchi. L'opera descrive il giusto metodo per ottenere la miglior produzione dai terreni del territorio laziale. Alla fine del volume si trovano la tariffa dei salari da pagarsi e delle spese da farsi. Bibl.: Niccoli, p. 195. Lastri, p. 49.
Rarissima veduta, incisa da Giovanni Maggi, pubblicata nell’opera “Deliciae urbis Romae, divinae et humanae, anno sacro Jubilaei MDC...ex chalcographia Dominicj Custod. C. August ”, edita per la volta ad Augsburg nel 1600, dall’incisore ed editore Dominicus Custos, in occasione dell'anno giubilare. Della Città Eterna l’opera raffigura e descrive le "deliciae divinae", ovvero le chiese, e le "deliciae humanae", ovvero ponti, obelischi, colonne. L’incisione della maggior parte delle tavole è da attribuire al Maggi. Se alcune sono riferibili agli anni 1596-98, altre appaiono precedenti e maturate nel clima del giubileo sistino del 1590. Acquaforte e bulino , su carta vergata coeva, testo in latino al margine e al verso, in ottime condizioni. A very rare work, engraved by Giovanni Maggi, published in the "Deliciae Urbis Romae, divinae et Humanae, sacred year Jubilaei former MDC ... chalcographia Dominicj Custod. C. August", published for the first time in Augsburg, 1600, by the engraver and publisher Dominicus Custos, on the occasion of the Jubilee Year. Of the Eternal City's work depicts and describes the "deliciae divinae", or churches, and the "deliciae Humanae", or bridges, obelisks, columns. The engraving of most of the plates is to be attributed to Giovanni Maggi. If some are referring to the years 1596-98, others appear earlier and matured in the climate of the Sistine jubilee of 1590. Etching and engraving, on contemporary laid paper, text in Latin at the margin and on verso, in very good conditions. S. Borsi, Roma di Urbano VIII: la pianta di Giovanni Maggi, 1625, in Officina, 1990, p. 24; Rossetti 2080, Cicognara 3693, Kissner 100, Olschki 16789.
Rarissima veduta, incisa da Giovanni Maggi, pubblicata nell’opera “Deliciae urbis Romae, divinae et humanae, anno sacro Jubilaei MDC...ex chalcographia Dominicj Custod. C. August ”, edita per la volta ad Augsburg nel 1600, dall’incisore ed editore Dominicus Custos, in occasione dell'anno giubilare. Della Città Eterna l’opera raffigura e descrive le "deliciae divinae", ovvero le chiese, e le "deliciae humanae", ovvero ponti, obelischi, colonne. L’incisione della maggior parte delle tavole è da attribuire al Maggi. Se alcune sono riferibili agli anni 1596-98, altre appaiono precedenti e maturate nel clima del giubileo sistino del 1590. Acquaforte e bulino , su carta vergata coeva, testo in latino al margine e al verso, in ottime condizioni. A very rare work, engraved by Giovanni Maggi, published in the "Deliciae Urbis Romae, divinae et Humanae, sacred year Jubilaei former MDC ... chalcographia Dominicj Custod. C. August", published for the first time in Augsburg, 1600, by the engraver and publisher Dominicus Custos, on the occasion of the Jubilee Year. Of the Eternal City's work depicts and describes the "deliciae divinae", or churches, and the "deliciae Humanae", or bridges, obelisks, columns. The engraving of most of the plates is to be attributed to Giovanni Maggi. If some are referring to the years 1596-98, others appear earlier and matured in the climate of the Sistine jubilee of 1590. Etching and engraving, on contemporary laid paper, text in Latin at the margin and on verso, in very good conditions. S. Borsi, Roma di Urbano VIII: la pianta di Giovanni Maggi, 1625, in Officina, 1990, p. 24; Rossetti 2080, Cicognara 3693, Kissner 100, Olschki 16789.
Rarissima veduta, incisa da Giovanni Maggi, pubblicata nell’opera “Deliciae urbis Romae, divinae et humanae, anno sacro Jubilaei MDC...ex chalcographia Dominicj Custod. C. August ”, edita per la volta ad Augsburg nel 1600, dall’incisore ed editore Dominicus Custos, in occasione dell'anno giubilare. Della Città Eterna l’opera raffigura e descrive le "deliciae divinae", ovvero le chiese, e le "deliciae humanae", ovvero ponti, obelischi, colonne. L’incisione della maggior parte delle tavole è da attribuire al Maggi. Se alcune sono riferibili agli anni 1596-98, altre appaiono precedenti e maturate nel clima del giubileo sistino del 1590. Acquaforte e bulino , su carta vergata coeva, testo in latino al margine e al verso, in ottime condizioni. A very rare work, engraved by Giovanni Maggi, published in the "Deliciae Urbis Romae, divinae et Humanae, sacred year Jubilaei former MDC ... chalcographia Dominicj Custod. C. August", published for the first time in Augsburg, 1600, by the engraver and publisher Dominicus Custos, on the occasion of the Jubilee Year. Of the Eternal City's work depicts and describes the "deliciae divinae", or churches, and the "deliciae Humanae", or bridges, obelisks, columns. The engraving of most of the plates is to be attributed to Giovanni Maggi. If some are referring to the years 1596-98, others appear earlier and matured in the climate of the Sistine jubilee of 1590. Etching and engraving, on contemporary laid paper, text in Latin at the margin and on verso, in very good conditions. S. Borsi, Roma di Urbano VIII: la pianta di Giovanni Maggi, 1625, in Officina, 1990, p. 24; Rossetti 2080, Cicognara 3693, Kissner 100, Olschki 16789.
in-4, pp. (8), 368, legatura coeva p. perg., tit. ms. al dorso. Iniz., finaletti e fregi silogr. Dedica dell'a. a Carlo Cartari. Il volume, diviso in cinque centurie, contiene brevi notizie bio-bibliografiche su 500 scrittori romani di ogni tempo i cui nomi sono elencati per ordine alfabetico in fine. Opera ancora assai utile a consultarsi soprattutto per gli autori meno conosciuti. Dieci anni dopo l'autore pubblicò un secondo volume con analoghe caratteristiche. Bell'esempl.. Olschki, Choix XI, 17475 e Rossetti III, 6530 (registrano entrambi l'opera completa)..