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Paris, Edme Picard, Libraire, 1849. 4to.; 2 hs., 550 pp. impresas a doble columna y 29 láminas aparte. Encuadernación de la época en piel marbreada.
brossura Questo studio presenta la concezione antropologica di Anselmo d'Aosta attraverso una lettura ermeneutica e storico-teoretica della quasi totalità dei suoi testi fondamentali. L'originalità di Anselmo emerge nel preciso riferimento e nella parziale discontinuità con l'impianto antropologico e teologico agostiniano. Lo studio si articola in cinque capitoli che mostrano come l'imprescindibile fondamento di Dio, da cui tutto procede, passi, attraverso l'icona del Cristo e della sua incarnazione, all'uomo, riconducendo nuovamente a Dio. Infine, attraverso una ripresa del Proslogion, si sottolinea come anche l'id quo maius acquisti valenza ancor più ricca attraverso i riflessi antropologici che suggeriscono stimoli di profondo interesse anche per l'uomo contemporaneo.
in-8°, 211 pages, ill. h.t. coul., broche, couverture illustree plast. Bel exemplaire. [109B-18] Les Falasha (les « Exilés ») ont quitté la Corne de l’Afrique pour Israël.
Madrid, Real Academia Española, 1959. 4to. mayor; 265 pp., 1 h. Cubiertas originales.
In-4°, pp. 344, legatura editoriale t. tela con sovraccoperta fotografica a colori. Interamente e splendidamente illustrato con 400 fotografie, di cui 200 a colori raffiguranti maschere di ogni sorta e di ogni cultura (dalle maschere tribali a quelle del teatro, da quelle delle tute degli astronauti a quelle dei giocatori di hockey). Stato di nuovo. Monografia etnografico-artistica sulle maschere del mondo occasionata da un'esposizione al Saint Louis Museum of Art. "This comprehensive cultural history is both visually spectacular and thought provoking. A universal art of expression and transformation, masks reveal a great deal about the people who make them and the culture that use them".
Madrid, La España Moderna, s.a. (1901). 4to.alargado; 2 hs., 197 pp. Cubiertas originales.
in-12, 184 pp. Cartonnage percale de l'éditeur. Bel exemplaire. [BU-11]
Madrid, Dirección General de Marruecos y Colonias, 1942. 4to.mayor; 116 pp., 2 hs., con 65 ilustraciones fotográficas entre el texto, 6 láminas aparte con variedades de ñame, y 3 grandes mapas plegados, dos de cultivos y explotaciones en Guinea insular y continental, y otro con la distribución de pueblos en África Ecuatorial, de Nigeria al Gabón y el Congo. Cubiertas originales.
Kria., 1921-73. 8vo. Med register til bd. l-49. Oslo, 1943. M. Orig. omsl. Mangler 4 bind (37, 79, 100, 106).
Bergen, John Grieg, 1942. Stor 4to. Ubeskåret med orig. farvetrykte omslag. 256 pp., tekstillustrationer og 46 plancher, hvoraf 6 i farve.
br. Dietro le maschere dei carnevali tradizionali si nasconde il lungo viaggio dei riti invernali, un ininterrotto rapporto del contatto con le divinità protettrici invocate per garantire la sussistenza della comunità. Le prime tracce della produzione della maschera portano da un pensiero magico-simbolico in cui rappresentativi volti stilizzati divenivano un utile tramite con un ricco mondo spirituale. In queste pagine si offre al lettore una chiave interpretativa per accedere alla conoscenza delle maschere ancestrali ed il loro rapporto tra divinità, spiriti e gli antichissimi riti esorcistici o propiziatori: evocazioni di un anelito di fede e speranza che, a partire dagli albori dell'umanità, si è protratto fino ai nostri giorni.
Stockholm, Bohlin & Co., (1912). Lex8vo. orig. helshirtbd. VII,695 pp., 1 farveplanche samt tekstillustrationer.
Lex8vo. 636 pp. Rigt illustr.
Stockholm, Fritze, (1934). Orig. bogtrykt omslag. 175 pp.
Broch?. Environ 50 pages. 15x21 cm. Mouillure en marge.
in-8°, 261 pp., nombreuses illustrations, reliure demi-percale, plats marbrés, titre doré, couverture conservée. Tres bel exemplaire. [NV-30]
Córdoba, 2014. 4to.; XXXII pp., 194 pp., 2 hs. Ilustraciones. Cubiertas originales.
381pp.+ qqs.planches et tabelles dépliantes & 14 cartes hors-texte (dont qqs.unes dépliantes), reliure d'éditeur toile, qqs. cachets, bon état, C37577
br. "Antropologia dei clown" è un testo che esplora i territori all'interno dei quali è possibile incontrare i re della risata: tali territori vengono raggiunti attraverso un approfondito percorso espositivo che incomincia dall'analisi del processo antropo-poietico egemone nella società contemporanea occidentale. Stando alle analisi di Francesco Remotti, l'antropo-poiesi processo di costruzione degli esseri umani - può essere messa in atto in molteplici modi e varia a seconda dello spazio che viene lasciato al dubbio durante questo lungo cammino. Se, da un lato, il capitalismo ha pochi dubbi su come l'essere umano debba essere forgiato, al suo interno sono presenti forme di antropo-poiesi alternative che concedono poco terreno alle certezze. Tra esse la clown-poiesi - prassi necessaria a divenire clown - è totalmente incentrata sul fallimento: il clown è colui che fa fiasco, colui che fallisce ciò che prova a fare nella convinzione di saperlo fare meglio di tutti. Il clown, inoltre, grazie alla sua posizione liminale, è in grado di trascinare l'audience all'interno del mondo soggiuntivo da lui creato, concedendogli la possibilità di riflettere sull'intera società. Il fallimento del clown sul palco, infine, permette al performer che lo interpreta di tracciare linee di fuga ("ligne de fuite") nella propria vita e, pertanto, la clown-poiesi può essere definita come un processo deterritorializzante. Introduzione di Francesco Remotti.
br. "Antropologia dei clown" è un testo che esplora i territori all'interno dei quali è possibile incontrare i re della risata: tali territori vengono raggiunti attraverso un approfondito percorso espositivo che incomincia dall'analisi del processo antropo-poietico egemone nella società contemporanea occidentale. Stando alle analisi di Francesco Remotti, l'antropo-poiesi processo di costruzione degli esseri umani - può essere messa in atto in molteplici modi e varia a seconda dello spazio che viene lasciato al dubbio durante questo lungo cammino. Se, da un lato, il capitalismo ha pochi dubbi su come l'essere umano debba essere forgiato, al suo interno sono presenti forme di antropo-poiesi alternative che concedono poco terreno alle certezze. Tra esse la clown-poiesi - prassi necessaria a divenire clown - è totalmente incentrata sul fallimento: il clown è colui che fa fiasco, colui che fallisce ciò che prova a fare nella convinzione di saperlo fare meglio di tutti. Il clown, inoltre, grazie alla sua posizione liminale, è in grado di trascinare l'audience all'interno del mondo soggiuntivo da lui creato, concedendogli la possibilità di riflettere sull'intera società. Il fallimento del clown sul palco, infine, permette al performer che lo interpreta di tracciare linee di fuga ("ligne de fuite") nella propria vita e, pertanto, la clown-poiesi può essere definita come un processo deterritorializzante. Introduzione di Francesco Remotti.
br. Migliaia di crani allineati sopra interminabili file d'ossa nei misteriosi sotterranei di Napoli: sono i sans papiers dell'aldilà, morti senza lutto e senza conforto, proprio come le vittime della pandemia. La pietà popolare li identifica con le anime che soffrono in purgatorio. E continuerebbero a soffrire per l'eternità se non fosse per i devoti che li adottano, accogliendo nel loro pantheon familiare questi spiriti in pena. Il "culto delle capuzzelle" è un rituale che non smette ancora di stupire, conservando intatto il fascino della trascendenza e della sospensione fra realtà e alterità; un dialogo tra vivi e morti che accende da sempre la fantasia di scrittori e artisti, affascinati da queste soglie dell'ombra aperte a chi è capace di ascoltarne le voci. In Anime, le antiche e nuove mappe del culto diventano terreno di ricerca per un pensiero che vuole scoprire, attraverso la pietà per i morti, le dinamiche di proiezione e identificazione che investono gli individui della società contemporanea. Ciò nella convinzione che un patrimonio affidato alla tradizione orale vada sottratto all'oblio.
br. Migliaia di crani allineati sopra interminabili file d'ossa nei misteriosi sotterranei di Napoli: sono i sans papiers dell'aldilà, morti senza lutto e senza conforto, proprio come le vittime della pandemia. La pietà popolare li identifica con le anime che soffrono in purgatorio. E continuerebbero a soffrire per l'eternità se non fosse per i devoti che li adottano, accogliendo nel loro pantheon familiare questi spiriti in pena. Il "culto delle capuzzelle" è un rituale che non smette ancora di stupire, conservando intatto il fascino della trascendenza e della sospensione fra realtà e alterità; un dialogo tra vivi e morti che accende da sempre la fantasia di scrittori e artisti, affascinati da queste soglie dell'ombra aperte a chi è capace di ascoltarne le voci. In Anime, le antiche e nuove mappe del culto diventano terreno di ricerca per un pensiero che vuole scoprire, attraverso la pietà per i morti, le dinamiche di proiezione e identificazione che investono gli individui della società contemporanea. Ciò nella convinzione che un patrimonio affidato alla tradizione orale vada sottratto all'oblio.
br. «Se Dio è lontano, il santo è vicino, è di casa, è il mediatore ideale, un poco come il parente importante che va a Roma a trattare direttamente con il potere, ed è a lui che ci si raccomanda» (Michele Serra). Identificare come petroniani i Bolognesi o come ambrosiani i Milanesi ci dà la misura del legame fondativo che la cittadinanza stringe con il santo che ne è il simbolo. Santa Maria, san Giovanni, san Giuseppe, san Michele, san Francesco, santa Rita... sono fra i toponimi più diffusi, ma anche tra i nomi di battesimo maggiormente ricorrenti: i veri poli della geografia, della storia e del costume italiani. Tuttavia, nella storia del nostro paese, la pratica devozionale si sostanzia anche di aspetti politico-sociali. Nei lunghi secoli che hanno preceduto l'unità del paese, la Chiesa è stata l'unico potere non straniero che ha rappresentato, soprattutto fra i ceti popolari, il tratto identitario effettivamente comune. Il culto per la Madonna (il cui patronato è di gran lunga il più diffuso), per i protomartiri cristiani, per i primi santi vescovi ha finito con il conferire loro il ruolo di taumaturgici «defensor civitatis», facendone al tempo stesso i depositari di consuetudini e memoria, simboli identitari e totem cittadini.