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brossura Che cos'è il genere? Specialisti dell'educazione, del lavoro, della sessualità, della psicoanalisi, dello sport, dell'economia, della linguistica, della neurobiologia, della religione e della cultura illustrano qui tutta la ricchezza degli "studi di genere", una serie di ricerche multidisciplinari che analizzano i rapporti sociali e di dominazione tra i sessi. Pubblicato in Francia nel 2014 per iniziativa dell'Institut Émilie du Châtelet di Parigi, curato da Laurie Laufer e Florence Rochefort, il testo fa luce sulle lotte contro le discriminazioni, le battaglie per la parità e l'uguaglianza, i progressi sociali e giuridici nei diritti dei singoli individui, mostrando gli effetti concreti di uno strumento scientifico - il genere - nella società di oggi. Premessa di Alfonsina Bellio.
La Habana, Universidad Central de Las Villas, 1962 [Investigaciones Folklóricas]. 4to.; 130 pp., 1 h. y dos láminas fotográficas. Cubiertas originales.
4° p., br. edit., pp. 52. Intonso.
4° p., br. edit., pp. 52. Intonso.
br. Antropologo di fama, Marc Augé si è sempre interessato al problema dell'altro: l'altro individuo, l'altro società, l'altro culturale, l'altro geografico. In questo libro porta con sé il lettore dagli stadi delle grandi città alle lagune della Costa d'Avorio; s'interroga sul senso del cannibalismo, sui sogni. degli indiani del Venezuela, sul ruolo dell'eroe nelle serie televisive americane. Dopo più di mezzo secolo di osservazioni, Augé ritorna sulle relazioni fra identità e alterità presso alcune popolazioni africane o amerindiane e nel contesto della mondializzazione contemporanea. L'arte, la città e la sua rapida espansione, ma anche le nuove mobilità e la crescita dei proselitismi religiosi acquistano, sottolo sguardo. dell' antropologo, un senso inedito. Occorre saper praticare l'"arte del décalage" e sapersi tenere all'"incrocio delle incertezze" per potersi sottrarre all'uniformità, a quella fatalità che vorrebbe che fossimo tutti uguali.
br. "Chiaroscuri" è una raccolta di saggi scelti di Clara Gallini, figura cardine nel panorama degli studi antropologici in Italia e non solo, considerata tra le principali interpreti e custodi del pensiero di Ernesto de Martino. Seguendo la penna raffinata dell'autrice, il libro conduce il lettore per tutta Europa attraverso le storie di medici e sacerdoti, malati e miracolati, magnetizzatori e sonnambule, spiritisti e medium, "isteriche" e fantasmi, in un'affascinante avventura che fa tappa tra le case infestate della Torino di inizi Novecento, nella Napoli di fine Ottocento, presso la famosa Eusapia Paladino che attira pellegrini e scienziati, a Lourdes, teatro di miracoli e luogo della medicalizzazione del sacro. In appendice, i testi di Ernesto de Martino ed Emilio Servadio "dialogano" con quelli raccolti nel volume. In generale nel volume, potremmo ritrovarvi l'attualità di quelle domande su che cosa mai sia quel lato oscuro degli uomini e delle cose, che ancor oggi continua a intrigarci.
23x15. 102p. Ilstr. O. Padilla.
<p>28 cm, ril. edit, tit. al piatto e dorso, sovracop. ill, p. ix, 410</p>
28 cm, ril. edit, tit. al piatto e dorso, sovracop. ill, p. x, 259, numerose foto, un cd allegato
19x14. 203p. Algo mareado. Fotogr. Trad. D. Pérez. Rev. Notas y Apéndice, A. Panyella. Enc. 1/2 tela cart.
In-12, 140p. Illustré de 16 figures dans le texte. Bel exemplaire. Peu courant.
br. La civilizzazione è il più grande progetto dell'umanità, il progresso il suo più importante risultato. Ne siamo proprio sicuri? Com'è possibile allora che il mondo sia in guerra costante, i sistemi politici allo sbando, l'ecosistema sofferente e malato? Ascoltiamo tutti i giorni narrazioni false, ripetute così di frequente da sembrare verità evidenti. Ci raccontano che possiamo andare solo avanti, perché "il progresso è nella natura dell'uomo". Ma se ci voltiamo a guardare chi ci ha preceduti, vediamo che nelle società dei cacciatori-raccoglitori le cose erano ben diverse da quello che crediamo. Civilizzati fino alla morte critica l'idea che il progresso sia intrinsecamente buono, sostenendo, per contro, che sia paragonabile a una malattia che avanza, una patologia che ci porta sempre più lontano dal momento in cui effettivamente eravamo in salute. Certo, la vita preistorica non era priva di gravi pericoli e svantaggi: molti bambini morivano durante l'infanzia e un osso rotto, una ferita infetta, un morso di serpente o una gravidanza potevano essere fatali. Ma, alla fine, sostiene Ryan, questi pericoli erano forse più micidiali dei flagelli moderni, come incidenti stradali, tumori, malattie cardiovascolari e un processo di morte tecnologicamente prolungato? In un momento in cui la società occidentale è in fase decadente, è necessario rileggere il processo di civilizzazione in modo critico. L'ottimismo spensierato di chi crede che andrà tutto bene non servirà a salvare l'umanità, ma non è ancora detta l'ultima parola: dovremmo solo iniziare a guardarci indietro per capire dove abbiamo sbagliato, per trovare la nostra strada verso un futuro migliore.
br. Spina dorsale del nostro paese, l'Appennino attraversa territori molto diversi tra loro, dalla Calabria silana ai monti lucani, dall'Abruzzo del Gran Sasso ai percorsi delle Marche interne, fino ai monti tosco-emiliani e a quelli liguri, che lo proiettano verso l'incontro con le Alpi. Eppure, nella loro diversità, sono luoghi accomunati da una profonda identità. Sono proprio i tratti fondativi della «civiltà Appennino» quelli che Raffaele Nigro e Giuseppe Lupo ci rivelano in questo libro, mettendo in rapporto suggestioni e nozioni provenienti dalla letteratura, dalla storia, dall'antropologia, dall'arte. Da questo insieme di elementi emerge un paese interpretato non più secondo la tradizionale prospettiva orizzontale - Nord, Centro, Sud - ma in chiave verticale, cioè secondo la sua struttura fisica, che favorisce una lettura altimetrica della società del passato, del presente e del futuro. Una linea che fa da trait d'union tra il Mediterraneo e l'Europa, senza dimenticare le componenti socioculturali di Oriente e Occidente. Guardare l'Italia in verticale consente di rileggere la storia del nostro paese facendo perno su tre direttrici: da un lato la linea adriatica, dall'altro la linea tirrenica e, al centro tra le due, la dorsale appenninica, intesa come zona regolatrice e di confluenza. Il racconto di questa traiettoria mediana, la verifica degli aspetti assimilabili, l'indagine di una tradizione che appartiene all'Italia collinare e montana permettono di lanciare una sfida rivolta al futuro, che ha nella sua agenda non soltanto lo scopo di «riconoscersi», ma anche quello di prefigurare nell'Appennino un progetto politico, economico e imprenditoriale in grado di riqualificare un'area geografica ritenuta marginale e farne un laboratorio utopico di nuove esperienze. Questo volume inaugura la serie realizzata in collaborazione con la Fondazione Appennino, con sede a Montemurro, in Basilicata; www.appenninofondazione.it. Presentazione di Piero Lacorazza e Gianni Lacorazza.
In 4 (37x26) cartonato in tela con legatura in tela. illustrato al piatto caratteri d'oro sul dorso. cofanetto rigido illustrato a colori; fotografie e illustrazioni a colori e bn; pp. 400; perfetto
ril. Una vasta raccolta commentata dì documenti grazie ai quali sono ricostruite le origini e le concezioni, la vita sociale e l'espansione politica di un popolo che rivelò agli Spagnoli sbarcati nel 1519, una prosperità, una potenza e una raffinatezza paragonabili a quelle dei maggiori stati europei. La prima parte del volume mette in luce i presupposti della mentalità e delle vicende degli aztechi, e la loro concezione del cosmo. La seconda presenta la vita quotidiana governata dalla politica, da feste e cerimonie religiose, dai sofisticati meccanismi di un doppio calendario solare e rituale, da una severa istruzione e da un'economia cui contribuivano i pesanti tributi dei popoli assoggettati. Su questa società dinamica e fiorente nei commerci, nei lavori agricoli e nell'artigianato (oreficeria, arte piumaria e tessitura) si abbatte l'apocalisse portata da Cortés, che è il tema della terza parte. Nei testi tramandati l'assedio della capitale Tenochtitlan e la fine eroica dei suoi difensori assumono un sapore quasi omerico. Dalle prime testimonianze della conquista del Messico (1519-1529), attraverso quelle della storiografia ufficiale, dei difensori degli indios, dei missionari, delle nuove élites indigene e meticce, delle storie universali, i testi presentati giungono fino a "La Hìstoria antigua de México" (1780- 1781), in cui il gesuita messicano Francisco Clavijero assume come proprio il passato indigeno.
210 pages. Bibliography. Index. "Combines genealogical, historical and anthropological information on Irish and Scottish clan-families in one volume. Excellent work has been done on the origins and character of the early tribal populations by British and Irish scholars... Bridges the gap between these early tribes and the great clan-families of the sixteenth and seventeenth centuries, showing their relationships and connection to each other through branches, subtribes, and clans." - from Introduction. Few library markings. Front free endpaper neatly removed. Average wear. Binding intact. A sound copy of this highly-regarded reference. Book
Marco Aime.<br />Classificare, separare, escludere - Razzismi e identità.<br />2021.<br />Collana Piccola Biblioteca Einaudi - I Maverick n° 729.<br />Einaudi Torino.<br />Brossura illustrata.<br />Pagine 234.<br />Cm. 13,5 x 21.<br />2^ edizione.<br />Esemplare in ottime condizioni.
Tromsø, 1965. Lex8vo. 194 pp.
br. Con «Quello che gli uomini non dicono. La crisi della virilità», lo psicologo Roberto Marchesini ci ha parlato della mancanza di senso della vita dell'uomo d'oggi. Tuttavia, dopo la presa di coscienza del problema, occorre individuare una soluzione. Qual è l'alternativa all'uomo in crisi proposta dalla società moderna? L'uomo edonista, materialista, superficiale. Un uomo che si accontenta dei simboli esteriori della vera forza: quella interiore, quella che la Chiesa chiama «fortezza». Ma l'uomo del terzo millennio non è costretto a scegliere tra l'uomo in crisi e il selvaggio con il telefonino, tra doverismo ed edonismo. C'è una terza possibilità: la via del cavaliere. È un modello affascinante che, tuttavia, richiede disciplina interiore e perseveranza. Richiede, in poche parole, un codice. Un codice non imposto dalla società, ma scelto liberamente. Perché, come scriveva Goethe, «Vivere secondo il proprio gusto è da plebeo; l'animo nobile aspira a un ordine e a una legge». Per tutti gli uomini che aspirano a un ordine e a una legge, Roberto Marchesini propone, in una nuova edizione completamente rivista, il suo «Codice cavalleresco per l'uomo del terzo millennio». Per pochi fortunati, per un manipolo di fratelli. «Il Codice cavalleresco per l'uomo del terzo millennio si presenta come una mappa per l'uomo contemporaneo per riscoprire se stesso e la grandezza del suo essere maschile attraverso l'arduo cammino delle virtù (da vir, uomo) che contraddistinguono il cavaliere, figura appropriatamente presa dall'autore a modello dell'uomo di ogni tempo. Già, perché, checché ne dica il relativismo storicista, non tutto scorre (facile ricordare il famoso «panta rei» eraclitiano): la natura dell'essere umano resta immutata e immutabile attraverso i tempi. Dunque, non è anacronistico prendere una figura, in questo caso il cavaliere, come riferimento virtuoso per l'uomo di oggi che ha smarrito se stesso sballottato tra modelli effeminati o machisti, non certo virili. Voi uomini sapete e potete compiere straordinarie imprese, a cominciare da quelle della quotidianità» (dalla Prefazione di Giorgia Brambilla).
Sevilla, Universidad, 1976. 4to. menor; 202 pp. y 16 láminas fotográficas. Cubiertas originales.
Gr. In-8, 181p. Abondante iconographie. En parfaite condition.