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br. "Ci chiediamo se spiegare le cose si avvicini troppo a giustificarle e, se è così, dove dovremmo fermarci. Ci preoccupiamo su come mantenere un impegno di giustizia quando il mondo intero non lo fa. Ci chiediamo quale sia lo scopo di dare senso teorico al mondo quando non possiamo dare un senso alla miseria e al terrore. Possiamo farlo con ironia, asciuttezza o passione, ma in ogni caso troviamo il modo per considerare una parte trascurata del problema come il senso stesso della vita. Concentrarsi su tali questioni non consiste nel sostituire il pensiero critico con il buonismo. Al contrario: i testi qui discussi dovrebbero rivelare che poche cose danno adito a un pensiero di profondità e rigore tali da togliere il fiato e che, soprattutto, danno adito al dialogo, il vero inizio della filosofia": da queste considerazioni prende avvio la riflessione di Susan Neiman sul problema del male. Che senso ha un mondo dove gli innocenti soffrono? Quale fede in un potere divino o nell'umano progresso resiste a non catalogare il male? Il male è forte e radicato o banale e mediocre? Fino a quando l'impossibile può divenire possibile in termini di brutalità e violenza? In un serrato confronto con molte voci della filosofia degli ultimi tre secoli - da Voltaire e Rousseau a Kant, da Leibniz a Schopenhauer, passando per Nietzsche e Freud, fino a giungere ai contemporanei Adorno, Camus, Arendt e Rawls - Susan Neiman dimostra come il male non abbia una essenza costante.
br. Non credere a "si dice, si fa". Quel "si", uniformato da un collettivo esterno, vorrebbe che tu pensassi come vogliono altri. Il "si" è privazione di qualsiasi libertà di espressione della tua persona. Guarda i fatti, capaci sempre di smentire le teorie. Non credere che la maggioranza sia sempre dalla parte della ragione. Pensa che per conoscere qualcosa c'è bisogno di qualcosa d'altro e che si può giungere alla vetta da più sentieri di pari dignità. Vivi il tuo prossimo come fine e osservalo come un'opera d'arte . Vivere l'altro è sapersi adattare, cambiando maschera che, in antico etrusco è "persona". Cura il corpo rispettando la fisiologia, la mente imparando ogni giorno qualcosa di nuovo e lo spirito aiutando il tuo prossimo, facendo sempre il meglio di cui sei capace.
18 cm, brossura editoriale; pp. 67, timbro privato al frontespizio
102656Genève, Librairie Cherbuliez 1869, 180x120mm, VIII - 324pages, reliure plein chagrin noir avec titre, auteur, filets et encadrements ornés dorés au dos à faux-nerfs. Toutes tranches mabreés. Garde en soie. Belle reliure. Edition tirée à 3000 exemplaires. Très bel exemplaire.
br. "Nel corso della mia esperienza professionale ho incontrato centinaia di pazienti, familiari e operatori della cura coinvolti in questioni e dilemmi di natura etica, alle prese con decisioni difficili e in preda a conflitti interiori tra diverse idee, credenze personali, valori, emozioni e corsi di azione possibili. Ho sentito quindi l'impellente necessità di elaborare una costruzione teorica che fosse funzionale a districarsi tra le questioni bioetiche. Il Metodo di Etica Strategica (MES), presentato nella seconda parte del libro, è una risposta alla necessità di offrire un orientamento nel mondo e una chiarificazione dell'esistenza alle persone coinvolte in veri e propri dilemmi morali".
br. La metodologia della decisione morale in bioetica è un aspetto cruciale che percorre trasversalmente i vari modelli in questo campo. Tradizionalmente, un approccio alla verità e al valore come quello kantiano, uno dei più percorsi dalla riflessione etica, si concentra sull'inconoscibilità della metafisica e sull'universalità della legge morale, risultando spesso poco spendibile nell'ambito bioetico. In questo volume, l'autrice intende rispondere al problema esplorando gli spazi di applicabilità del giudizio riflettente di ispirazione kantiana. Scopre così la fecondità che il giudizio estetico e il giudizio teleologico possono avere nell'identificare sia il requisito di concretezza delle situazioni bioeticamente rilevanti, sia l'esigenza oggettiva di tutela della vita umana nelle condizioni più disparate.
in-8°, pp. 51. Bross. edit. con lievi bruniture sui piatti. Copia firmata dall'autore.
19721189941972 Editions Dervy-Livres, Collection "Histoire et Tradition" - 1972 - In-8, broché - 361 p. - Quelques illustrations hors texte en N&B -Ouvrage non coupé (jamais lu)
19601191651960 Editions Dervy, Collection "Histoire et Tradition" - 1960 - In-8, broché - 176 p.
Mm 155x210 Introduzione di Giuseppe Vigorelli. Ciclo di conferenze e seminari "L'Uomo e il denaro", Milano 26 maggio 2008. Brossura editoriale spillata di 43 pagine. Esemplare in perfette condizioni, come nuovo. SPEDIZIONE IN 24 ORE DALLA CONFERMA DELL'ORDINE.
br. La parola chiave di questo dizionario dei vizi e delle virtù è "saggezza". Si può non possedere una dottrina, si può non avere il conforto di un'ideologia, ma è possibile comunque dissipare il velo di nebbia che si leva ogni volta che siamo chiamati a giudicare o a giudicarci.
br. Due esperienze della relazione tra l'uomo e il divino. Questi sono Edipo e Giobbe, assunti qui come modelli dell'esistenza. Da un lato il mito greco, nel quale si racconta l'enigma del rapporto tra l'uomo e il suo destino. Il male è causato involontariamente, questa è la colpa di Edipo: è una contraddizione, che contrassegna per i Greci il finito. Dall'altro lato, la disputa tra il giusto, Giobbe, e il suo Dio: "Perché proprio a me, innocente, capitano queste disgrazie?". Una domanda che diventa tensione della fede e ne mostra la natura paradossale: Giobbe "ama Dio, senza nulla in cambio".Una colpa involontaria, una sofferenza incolpevole: due modelli distanti non solo culturalmente, ma ancora prima logicamente. È la differenza tra tragedia e mistero, tra un mondo in cui il destino decide e una storia in cui un Dio salva. La cultura dell'Occidente può essere vista come un instabile convivere di questi due modelli di elaborazione del dolore. Sono orizzonti di senso che, nonostante il venire meno delle memorie di cui è intessuta una tradizione culturale, persistono anche nell'oggi quando l'uomo si trova di fronte alle situazioni limite.
br. La natura è madre benignissima, ma anche matrigna. Lo diceva già Leopardi. Ecco perché fin dall'inizio gli esseri umani si sono preoccupati di proteggersi da essa, sforzandosi di comprenderla per fronteggiare i problemi e le emergenze del proprio habitat. Questo allo scopo di rendere la propria esistenza sulla terra sempre più sicura. Pur non essendo il fine della natura, infatti, l'uomo è per natura capace di darsi fini e per questo non solo si è adattato all'ambiente, ma lo ha adattato a se stesso. Ha avuto così inizio un tragitto che, muovendo da esigenze di difesa, ha condotto l'uomo a estendere attraverso la tecnica il proprio dominio sul mondo circostante. Ma una sua incontrollata manipolazione della natura ha introdotto, a cominciare dall'età industriale, delle controfinalità: ripercussioni in parte impreviste - gli sconvolgimenti climatici e le catastrofi naturali sempre più frequenti, le conseguenti migrazioni, gli squilibri economici, fino alla recente pandemia - ma che mettono nuovamente a rischio l'esistenza della specie umana. A fronte dell'halt posto dalla natura è indispensabile trovare un nuovo equilibrio: più radicalmente, ridefinire il nostro posto nel mondo. Allo scopo occorre tornare a praticare le virtù degli antichi, perseguire l'ideale dalla mesòtes. Divenire e mantenersi soggetti, titolari delle nostre decisioni, non è un'opzione, ma è una necessità. Non è la natura che ha bisogno d'essere difesa - durerà ben oltre di noi -; in questione è, piuttosto, la nostra condotta morale, quel che facciamo perché la terra resti ancora una dimora abitabile per gli uomini.
br. La fiducia è in primo luogo un legame originario: solo perché abbiamo ricevuto amore e sicurezza ne diveniamo capaci. La sperimentiamo quotidianamente nei legami parentali, amicali, sociali, come pure nelle istituzioni, che rendono possibili patti di lealtà anche fra persone estranee. E infine si ha fiducia quando la si ha - in una potenza altra, Dio, a cui ci si affida in ragione d'una promessa di salvezza. Di fronte a un'impossibile autosufficienza, fidarsi, anzitutto come atto di generosità, è un rischio che dobbiamo correre.
br. Una riflessione sull'esperienza del dolore in cerca dei luoghi comuni e topoi della tradizione greca e ebraico-cristiana dell'Occidente. Una ricerca sulle tensioni presenti nell'universo del dolore e sulle aporie del futuro. Un'occasione terapeutica di individuazione della giusta distanza per tener testa al proprio patire individuale.
br. "Il neopaganesimo può essere variamente definito e interpretato. In questo caso per neopaganesimo si deve, però, intendere quell'atteggiamento, o quel punto di vista, che coincide con l'etica del finito o che comunque l'assume come propria." Inizia così la riflessione di Salvatore Natoli che ruota attorno al tema del neopaganesimo e della sua etica, nell'accezione di visione del mondo e senso, ethos, ossia costume e abitudine, più che regola e dovere. Etica del finito significa dunque comprendersi a partire dalla propria finitudine. Il neopaganesimo è quindi costitutivamente non cristiano, anche se non necessariamente anticristiano; il cristianesimo postula infatti una finitudine, ma è quella propria della creatura di Dio, non quella naturale del mortale. Il paganesimo cui Natoli fa riferimento è quello della visione greca del mondo, per cui la misura della finitudine è invece solo la morte; quindi il finito finché esiste è degno di esistere e l'uomo deve valorizzarsi nel tempo, mantenersi fedele al presente, essere all'altezza della propria morte. Per vivere il finito senza pretendere l'infinito, il pagano deve sapere quel che può, in assenza di speranza di salvezza e nella consapevolezza della comune fragilità umana. I nuovi pagani, qui presentato in edizione ampliata e con un nuovo titolo, è stato pubblicato per la prima volta da il Saggiatore nel 1995.
br. Incostanza e mutamenti repentini di vita privata e pubblica non lasciano molto spazio alla perseveranza. Che pure orienta i nostri destini a vari livelli: quando ci si applica per portare a termine gli studi o un progetto in cui si crede, o, su un piano più alto, quando si lotta per una società più giusta nonostante le smentite della storia ci spingano ad abbandonare l'idea. Ma che cosa motiva questa virtù, a volte fino al sacrificio personale? Forse la risposta va cercata, appunto, in quella scia di sacro che sembra indissociabile dalla parola. Perseveranza, ovvero come saldare la realizzazione di sé e il bene di tutti.
br. Che spazio può esserci per la gratuità se a prevalere oggi è l'ethos dell'efficienza? La strada che Nancy ci invita a percorrere consiste nell'andare alla radice di ciò che si deve intendere per "riconoscimento del debito". Un inedito di Nancy che riflette sul concetto di dono, di libertà e sul legame mai scontato che si instaura tra debitore e creditore.
br. Lo sguardo da nessun luogo è il lavoro di maggiore ambizione fondativa nella riflessione di Nagel, dove cruciali interrogativi etici emergono a partire da una discussione sullo statuto della soggettività. Numerosi problemi di condotta e valutazione derivano infatti dalla tensione fra le pretese di un punto di vista impersonale e oggettivo (esterno) che possiamo adottare su noi e sul mondo, e le pretese di un punto di vista personale e soggettivo (interno). Questa apparente aporia si profila nelle pagine di Nagel come una dualità epistemica inderogabile, alla cui luce l'autore riesamina i temi tradizionali della libertà, del valore, dell'azione giusta e della vita buona.
20031153822003 Editions Bayard, Collection "Biographie" - 2003 - In-8, broché, couverture illustrée - 429 p.
br. Baruch Spinoza è uno dei pensatori più radicali che la storia della filosofia abbia mai conosciuto. E l'Etica, pubblicata postuma nel 1677, lo stesso anno della sua morte, è il distillato di un lungo e meditato esercizio intellettuale iniziato fin dagli anni Cinquanta quando Spinoza, abbandonata l'attività commerciale ereditata dal padre, aveva deciso che il suo futuro sarebbe stato la ricerca filosofica, la conoscenza e la vera felicità. Un capolavoro che ha pochi eguali e che, per ampiezza di temi e sistematicità espositiva, è paragonabile soltanto alla Repubblica di Platone. In questa nitida e rigorosa analisi dell'Etica, Nadler ci spiega sia perché le idee di Spinoza abbiano suscitato tra i suoi contemporanei uno scalpore senza precedenti, sia perché emanino ancora oggi un fascino irresistibile e conservino tutta la loro importanza.
Nadia Boccara Vittoriani e radicali. Da Mill a Russel. Etica e politica nella cultura inglese tra '800 e '900. Roma, Ediz. dell'Ateneo 1981 italian, 265 ST1181QBrossura editoriale,volume in discrete condizioni, segni da scaffalatura agli angoli della copertina, rare sottolineature a matita all'interno, etichetta "Ex Libris" sulla prima pagina265 pagine circa copertina come da foto
br. L'evoluzione del contesto economico-sociale e le crescenti sollecitazioni espresse dagli stakeholder direttamente e indirettamente coinvolti nell'attività delle aziende fanno sì che esse debbano oggi tener conto delle conseguenze e dei complessivi impatti delle azioni e dei comportamenti adottati per poter assolvere alla loro funzione tipica di "creazione del valore". Da tempo l'osservanza dei valori intrinseci propri della RSI non rappresenta per le aziende una scelta volontaria, ma un approccio da adottare per poter competere sul mercato. È cresciuta, ormai, la consapevolezza da parte degli organi di governo della grande influenza che i temi "sociali" rivestono e dell'impatto che essi esercitano sui comportamenti degli stakeholder, come testimoniato, peraltro, dalla diffusione di strumenti di social accountability volti a rendere pubblici gli sforzi e le strategie social responsible attuate. È opinione diffusa, infatti, che il dibattito sulla RSI non vada separato da quello concernente la gestione e il governo delle imprese, in quanto, spesso, l'irresponsabilità delle imprese fa capo alle strutture e ai processi di corporate governance. L'analisi, pertanto, ha riguardato in modo specifico, le implicazioni e i riflessi che la RSI ha sulla governance e sui processi di rendicontazione. Ai fini dell'indagine è stato utilizzato l'approccio metodologico tipico dell'economia aziendale. In tal senso, la revisione della letteratura nazionale e internazionale viene arricchita dalla costruzione e visualizzazione di reti bibliometriche.