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0830-Bo.J. Radierung, 1769, auf Bütten. 39:53,5 cm, Blattgröße 58,2:86,2 cm.- Unten auf einer Kartusche bezeichnet, links unten signiert ?Cavalier Piranesi delin. e inc.?. Literatur: Focillon 784; Hind 91, II (v.IV); Ficacci 962; Wilton-Ely 224. ? Kräftiger Abdruck mit dem vollen Rand, mit vereinzelten Stockflecken, rechte untere Ecke mit kleinem Papierverlust.
1775REL12MTome I : Commentaria in Librum Job, in Psalmos LI et in Canticum Canticorum. (avec portrait gravé de A. sur le frontispice) 535pp, 1775. Tome II : Commentaria in Esaiam et in Hieremiam, eiusque Threnos. 327pp, 1775. Tome IV : Auream Catenam in Mattaei et Marci Evangelia. 565pp, 1775. Haut du dos abîmé. Tome V : Auream Catenam in Lucae et Ioannis Evangelia, 592pp, 1775. Tome VI : Epistolas D. Pauli ad romanos, et ad corinthios. 464pp, 1775. Tome VII : Epistolae D. Pauli Ad pp, Galatas, Ad Ephesios, Ad Philippenses, Ad Colossenses, Ad Thessalonicenses, Ad Timotheum, Ad Titum, Ad Philemonem et Ad Hebraeos. 495pp, 1775. Haut du dos abîmé. Tome IX : Scriptum in Primum Sententiarum Librum. 535pp, 1776. Tome X : Scriptum in Secundum Sententiarum Librum. 568pp, 1777. Tome XI : Scriptum in Tertium Sententiarum Librum. 568 pp, 1780. Tome XII : Scriptum in Distinctiones duas supra viginti Libri Quarti Sententiarum. 524pp, 1780. (Quelques pages cornées). Tome XIII : Scriptum in reliquas viginti & octo Distinctiones Libri Quarti Sententiarum. 531pp, 1780. Tome XVIII : IV. Libros de Veritate Catholice Fidel Contra Gentiles &c. 500pp, 1782. Tome XX : Summe Theologice Primam Partem. 531pp, 1787. Tome XXI : Summe Theologice Primam Secunde. 535pp, 1787. Tome XXII : Summe Theologice Secunde Secunde priores quaestiones c. 428pp, 1787. Tome XXIII : Summe Theol. Secundae Secundae reliquas supras c. quaestiones. 348pp, 1787. Tome XXIV : Summe Theologice Partem Tertiam. 496pp, 1787. Tome XXV : Summe Theologice Supplementum Partis Tertiae. 395pp, 1787. Tome XXVI : Summe Theologice Indices. 323pp+131pp, 1787. Tome XXVII : Rerum Indicem ab A usque ad L. 468pp, 1788. Tome XXVIII : Rerum Indicem ab M. usque ad. Z item Indicem locorum S. Scripturae a D. Thoma illustratorum. 499Pp, 1788.
First and only edition, folio (640 x 460), [4]pp., followed by 6 engraved plates (lightly foxed), this being the special issue with proofs on india paper, loosely inserted is a proof before letter and final working of the last plate, Lake Cosmo, inscribed in pencil to the dedicatee, orig. printed boards, calf spine, with minor wear. The subjects of the etchings and views of the following: 1. The Lago Maggiore. 2. The Lake of Lugano. 3. The Romantic Shores of Sorrento. 4. The Town of of Luvino and Lago Maggiore. 5. The Grand Approach to Sion. 6. The Town and Lake of Como. William Cowen (18 June 1791 ? 29 January 1864) was an English landscape painter. His work includes views of towns in Yorkshire, Italy, France, Ireland and particularly Corsica. Cowen was born in Rotherham in 1791 and worked teaching drawing in nearby Sheffield in 1811. Cowen was lucky enough to obtain William Fitzwilliam, 4th Earl Fitzwilliam as a patron, who paid for him to visit Italy via France and Switzerland in 1819 and 1822, after which he published this work, which includes his own engravings from his continental tours. Very rare; Copac and OCLC give a single location at the Victoria & Albert Museum.; Not in Abbey.
Vol 1. Anno I°, N. 1 (15 novembre 1856) – N. 59 (26 dicembre 1957). Annata completa. Vol. 2. Anno II°, N. 1 (2 gennaio 1858) – (presente anche il Supplemento al numero 17, speciale del 1 maggio del 1858) – N. 52 (24 dicembre 1858). Annata completa. Vol. 3. Anno III°, N. 1 (1 gennaio 1859) – N. 83 (31 dicembre 1859). Annata completa. Vol. 4. Anno IV, N. 1 (3 gennaio 1860) – N. 155 (29 dicembre 1860). Annata completa.Vol. 5. Anno V. n. 1 (1 gennaio 1861) – N. 156 del 31 dicembre 1861. In questo volume, il numero 1 è lacunoso della prima pagina, il numero 40 è lacunoso di una pagina e manca il numero 41, al numero 43 manca la seconda pagina, al numero 46 manca la seconda pagina). Il volume presenta il piatto posteriore della legatura ma non il dorso ed il piatto anteriore, pur essendo i numeri legati. All'interno si presenta, in genere in buone-ottime condizioni di conservazione.In folio (35,5x26,8 cm) primi 4 volumi con le prime 5 annate complete (compresi i numeri della primissima annata usciti nel 1856 e fatti rientrare nell'annata seguente del 1857) rilegate in belle legature coeve in mezza pelle verde scuro con titolo, numero del volume ed annata, oltre a fregi, in oro al dorso e piatti foderati con carta verde coeva. I primi quattro volumi si presentano, all'interno in ottime condizioni di conservazione. Il quinto volume, a parte i difetti sopra descritti, si pr esenta in buone condizioni di conservazione. Ogni numero è composto da un numero variabile da 16 a 4 pagine in quanto il giornale cambiò forma e periodicità durante la sua esistenza. Quella qui presentata è probabilmente, la collezione più ampia e completa di questa celeberrima e rarissima pubblicazione risorgimentale milanese. Quest'opera è rarissima a reperirsi completa e praticamente è di mitica rarità l'annata completa dell'anno cruciale per l'unificazione italiana del 1860. Ricchissimo di disegni satirici opera di alcuni dei più grandi disegnatori dell'epoca come ad esempio Giulio Gorra, Camillo Cima (Don Pacifico Pinzo), Iacopo Parera (Don Sancio), Casimiro Teja (Jetta), Carlo Gallina, Sebastiano De Albertis e Luigi Borgomainerio, il giornale presentava sempre al centro del giornale una grande vignetta satirica a tutta pagina (a volte divisa in due pagine). Fondato dai letterati Cletto Arrighi, Camillo Cima e Gottardo Cattaneo, all'int erno del fervente mondo della “scapigliatura” milanese, esso era rivolto in modo particolare a sbeffeggiare l'allora governante austriaco del Lombardo-Veneto, tanto che lo stesso Arrighi, sulle pagine del giornale dice di voler “far con la penna un po' di guerra all'Austria”. Camillo Cima e Cletto Arrighi, forti sostenitori dell'identità lombarda, utilizzarono a volte anche il dialetto milanese. Il giornale che divenne presto celebre si avvalse della collaborazione di alcuni dei più importanti intellettuali dell'epoca come ad esempio il romanziere Giuseppe Rovani, i poeti Giovanni Rajberti, Anastasio Buonsenso e Antonio Piccozzi, il critico musicale e librettista Antonio Ghislanzoni, gli scrittori e uomini politici Ottavio Tasca e Ippolito Nievo, che si firmava con lo pseudonimo Todero ed anche Emilio Treves con lo pseudonimo Il Piovano, tutti assidui frequentatori del Caffè Martini. L'anno 1860 è particolarmente raro, tanto che diversi studi non lo citano e sostengono che il giornale cessò la pubblicazione nell'aprile del 1859 perchè molti suoi collaboratori si arruolarono per prendere parte alla Seconda Guerra d'Indipendenza italiana. Il titolo del giornale richiama direttamente alla sua origine milanese. Infatti L'Uomo di pietra o Scior Carera al quale si riferirono i suoi fondatori era una scultura di epoca romana, posta sotto i portici di Corso Vittorio Emanuele II che sul finire del settecento, come il Pasquino romano, divenne una “statua parlante” perché i cittadini erano soliti usarlo per affiggere poesie e satire politiche. Si legge ad esempio nel Cosmorama Pittorico del 1839 a proposito di questa statua "Quando fu rifabbricata la casa ove egli trovavasi collocato si credé giustamente di metterlo in luogo più alto onde essendo egualmente in vista del pubblico non fosse facile avvicinarsi a chi avea d'uso attaccarvi satire ed epigrammi, che intaccavano la personalità individuale, e che oramai era divenuto un abuso pressoché giornaliero". Non a caso l'immagine de “L'Uomo di Pietra” compare nel frontespizio di ogni numero. Questa rivista milanese, dopo aver cessatola sua pubblicazione sul finire del 1861 e aver subito alcuni tentativi di riapertura, finì per essere acquistata da Edoardo Sonzogno che la fece confluire in un'altra celeberrima rivista “Lo spirito folletto”. Rarissima collezione completa delle prime cinque annate (considerando anche i numeri del 1856) e con la sesta (o quinta annata secondo la lettura che vede i numeri del 1856 come facenti parte dell'annata del 1857) in buona parte completa. Rarità bibliografica. Rif. Bibl.: Fondopaolomoretti.it, ricerca “L'Uomo di Pietra” per le annate 1856-1857, 1858, 1859.
"In-4°, (12pp), 330, (29cc), legatura in piena pergamena coeva con titolo manoscritto al dorso. Ariosto usava l'allegoria con l'esplicito scopo di dare varietà alla sua opera, così come usava i miti classici, le narrazioni medievali, le storie pie o piccanti, e molto altro ancora. La prova di questa predilezione si trova nelle Bellezze del Furioso di Orazio Toscanella, pubblicate nel 1574. In questo commento canto per canto ai punti salienti stilistici del poema, Toscanella propone che uno dei notevoli attributi artistici di Ariosto fosse quello di ""molto variare"". La capacità del poeta di variare lo stesso argomento o situazione è ben illustrata nelle descrizioni dei duelli e, in diverse occasioni, analizza le tecniche di variazione che Ariosto usa nel raccontare questi incontri. La dilatazione e l'abbreviazione, vengono esaminati per primi. Ma ancor più impressionante, secondo Toscanella, è la capacità del poeta di variare gli elementi che costituiscono la descrizione di un combattimento cavalleresco per evitare la noia che potrebbe produrre la ripetizione di tali combattimenti. L'analisi di Toscanella è piuttosto specifica. Ad esempio, mentre commenta i colpi che Marfisa, Bradamante e Ruggiero infliggono agli uomini di Marganorre nel canto 37, Toscanella classifica i mezzi per realizzare tale diversificazione: distinguendo le cavalcature, le armature, le armi o gli usi delle armi; differenziando i tipi di colpi, ferite, cadute o morti subite; concentrandosi sui diversi arti colpiti dai colpi. E Toscanella illustra come l'Ariosto modifichi questi particolari. La sua attenta analisi rende consapevoli di quanto i lettori moderni siano diventati disattenti a queste sottili alterazioni. I loro occhi tendono ad appannarsi quando incontrano questo tipo di ripetizione, nonostante le notevoli variazioni individuate da Toscanella. Eppure la capacità illimitata di Ariosto di scoprire mezzi per alterare le componenti di azioni o eventi ricorrenti potrebbe essere stata il segno distintivo della sua arte per i suoi primi lettori. A parte i duelli, tali azioni ed eventi includevano giostre formali, combattimenti su larga scala, assedi, morti, funerali e gli altri avvenimenti che segnarono la vita dei cavalieri erranti: prove di abilità, salvataggi di sfortunate vittime, viaggi, prigioni. Si ripetono, inoltre, situazioni e motivi relativi alle 'donne e amori': descrizioni di bellezze femminili, di corteggiamenti, di amanti traditi; i lamenti degli innamorati abbandonati; e così via. Daniel Javitch, The poetics of Variatio in Orlando Furioso; Francesco Sberlati, Il genere e la disputa. La poetica tra Ariosto e Tasso. In-4°, (12pp), 330, (29cc), contemporary vellum binding, with manuscript title at the spine. Ariosto used allegory with the explicit aim of giving variety to his work, much in the same way as he used classical myths, medieval narrations, pious or spicy stories, and so much more. Evidence of this predilection is found in Orazio Toscanella’s Bellezze del Furioso, published in 1574. In this canto-by-canto commentary on the poem’s stylistic highlights, Toscanella proposes that one of Ariosto’s notable artistic attributes were to ‘far variare’. He finds that the poet’s capacity to vary the same subject or situation is well illustrated in the descriptions of duels, and on several occasion, he analyzes the techniques of variation that Ariosto uses when recounting these encounters. Dilation and abbreviation, other standard school exercises, are brought up first. But even more impressive, according to Toscanella, is the poet’s ability to vary the elements that constitute the description of a knightly combat so as to avoid the boredom that the repetition of such combats could produce. Toscanella’s analysis is quite specific. For example, while commenting on the blows that Marfisa, Bradamante, and Ruggiero inflict on Marganorre’s men in canto 37, Toscanella categorizes the means to achieve such diversification: by distinguishing the mounts, armors, weapons, or uses of the weapons; by differentiating the types of blows, wounds, falls, or deaths suffered; by focusing on the different limbs struck with blows. And Toscanella illustrates how Ariosto alters these particulars. His close analysis makes one aware how inattentive modern reader have become to these subtle alterations. Their eyes tend to glaze over when they encounter this kind of repetition, despite the remarkable variations Toscanella singles out. Yet Ariosto’s limitless ability to discover means of altering the components of recurring actions or events may well have been the hallmark of his artistry for his early readers. Aside from duels, such actions and events included formal jousts, large-scale combats, sieges, deaths, funerals, and the other happenings that marked the lives of knights errant: tests of prowess, rescues of hapless victims, voyages, imprisonments. Moreover, there were repeated situations and motifs relating to ‘donne e amori’: descriptions of feminine beauty, of courtships, of lovers betrayed; the laments of abandoned lovers; and so on. Daniel Javitch, The poetics of Variatio in Orlando Furioso; Francesco Sberlati, Il genere e la disputa. La poetica tra Ariosto e Tasso. "
Acquaforte, 1930 circa. Lastra mm 125x165, figlio mm 355x505. Firma a matita in basso a destra “L. Bartolini”. Dedica incisa in lastra, in basso “V. Cardarelli”. Dalla biografia di Luigi Bartolini si evince che nel gennaio 1928 ha inizio la corrispondenza epistolare con Vincenzo Cardarelli, che durerà fino al febbraio 1930. Pertanto, la datazione della lastra viene ricondotta a tale periodo. Luigi Bartolini è considerato uno dei maggiori incisori italiani del Novecento, insieme a Giorgio Morandi e Giuseppe Viviani. Oltre ad essere un prolifico incisore (al suo attivo oltre mille acqueforti), fu anche pittore e scrittore. Partecipò sia come pittore che come incisore a diverse edizioni della Biennale di Venezia dal 1928 al 1962. Presente a varie manifestazioni artistiche, sviluppò diverse maniere definite: ‘maniera bionda’, ‘lineare’ e ‘nera’. Ricordiamo soprattutto le acqueforti della serie Marche e della serie Sicilia. Iniziò la sua produzione grafica nel 1914 e il suo stile si rifà alla tradizione naturalistica dell’Ottocento. Molte sue incisioni si possono ricollegare ad alcune opere del Goya, di Telemaco Signorini e di Giovanni Fattori. Eccellente nella rappresentazione della natura morta e del paesaggio, spesso il Bartolini rappresentò dolcemente le cose e gli oggetti più umili, i soggetti di natura più dimessi. In essi ritroviamo il sentimento che diviene immagine e la forma che si sviluppa in espressione. Con Bartolini l’incisione torna ad essere un mezzo di espressione poetica libera dal simbolismo e dal vedutismo allora in voga presso le accademie. Nelle sue acqueforti prevale ora un tratteggio leggero (genere biondo), ora una ricerca del chiaroscuro alla Rembrandt (genere nero). Opera rarissima, non descritta dai repertori. Etching, circa 1930. Plate mm 125x165, son mm 355x505. Pencil signature at lower right "L. Bartolini". Dedication engraved on plate, at bottom "V. Cardarelli". From Luigi Bartolini's biography it is clear that in January 1928 he began his correspondence with Vincenzo Cardarelli, which lasted until February 1930. Therefore, the dating of the plate can be traced back to that period. Born in Cupramontana near Ancona, Luigi Bartolini was the twentieth century Italian etcher, who came closest to the stature of his great rival, Morandi. As a teenager, he saw the collection of etchings, including work by Callot, owned by the Corradi family in Iesi. From 1907 to 1910 Bartolini studied at the Istituto di Belle Arti in Siena, and started to etch c. 1909. He moved to Rome in 1910, where until 1912 he frequented the Accademia di Belle Arti, while also attending lectures on literature and the history of art, and courses on anatomy at the University in Rome. Bartolini studied the etchings of Goya and took lessons on drawing at the Accademia di Spagna. From there, he went to Florence in 1913, where he attended the Scuola del nudo. Bartolini continued his anatomical research, as well as studying architecture, making himself the most assiduous student of all Italian twentieth century printmakers. He also visited the Uffizi and Florentine print dealers to look at the etchings of Rembrandt and Fattori. Bartolini painted his first oils just before the outbreak of the First World War. Although he painted pictures throughout the rest of his career, and was awarded the Premio Marzotto for them in 1956, they have been far eclipsed in fame by his etchings and writings. During the First World War, Bartolini published his first collection of poetry. A very prolific and accomplished writer, in this field he is best known today as the author of the novel, 'Ladri di biciclette' (Bicycle thieves), of 1946, which was quickly turned into a celebrated film by Vittorio de Sica and Cesar Zavattini. After the First World War, Bartolini held a series of minor teaching posts in Macerata, Sassari, Avezzano, Pola, and Caltagirone, while he continued to etch, and started a long career as a polemical journalist and critic of art and architecture. From 1923 to 1929, he wrote for the Naples periodical, 'Cimento', but he also contributed to 'Il Selvaggio', 'Quadrivio', 'Italia letteraria', and 'L'Ambrosiana'. Bartolini's 1924 exhibition of etchings at the Casa d'Arte Bragaglia in Rome was a great success, and later that year he showed 70 etched landscapes of the Marches at the Casa Palazzo di Roma. The following year he visited Paris, where he paid particular attention to the paintings of Van Gogh. Bartolini's political convictions led him to being assaulted by Fascists and hospitalised in 1928. Two years later, he won a prize at the Venice Biennale, where he had exhibited a portfolio of etchings. In 1930, the Turin publisher, Buratti, began to issue a series of portfolios of etchings by contemporary Italian artists under the editorship of Cipriano Oppi, selecting Bartolini for the first album. The following year, Buratti published 'Le carte parlanti', a portfolio of 10 of Bartolini's etchings, which was published in an edition of 20. In 1932, Bartolini shared the first prize at the Prima mostra dell'incisione moderna at the Uffizi with Morandi and Boccioni. His close friend, the leading anti-Fascist art historian, Lionello Venturi, acted as his agent selling his etchings in Paris. Bartolini's correspondence with his compatriots in exile led to his imprisonment, from which he was released on Mussolini's personal intervention. He was then placed under political surveillance. From 1933 to 1938, Bartolini taught in Merano, where he painted and etched in the open air, finding subjects on the banks of the fast flowing Adige. Despite being under political suspicion, he was given a one - man show of 50 etchings at the second Rome Quadriennale in 1935, when he was awarded ...
Menabò comprendente la riproduzione anastatica di un testo manoscritto di presentazione della Collezione Cardazzo scritto da Giuseppe Cesetti, in quattro fogli stampati solo al verso e due fogli con l'elenco delle tavole e degli artisti. Un raccoglitore rilegato artigianalmente contiene 24 fotografie originali in bianco e nero (cm 23x17) di opere degli artisti: Massimo Campigli, Carlo Carrà, Giuseppe Cesetti, Giorgio De Chirico, Filippo De Pisis, Mario Mafai, Amedeo Modigliani, Giorgio Morandi, Ottone Rosai, Scipione Bonichi, Mario Sironi, Pio Semeghini, Ardengo Soffici e Arturo Tosi . Cm 28x22. pp. 6+48. . Molto buono (Very Good). . . .
1551025951Gabriel Giolito di Ferrarii, Vinetia (Venedig) 1551. ristampe 1551 Pergament Tadellos
0833-Bo.J. Radierung, 1776, auf Bütten. 45,7:58,3 cm, Blattgröße 57,2:86 cm.- Unten auf einer Kartusche bezeichnet und signiert ?Cav. Piranesi F.?. Literatur: Focillon 845; Hind 131, I (v.III); Ficacci 1002; Wilton-Ely 264. ? Kräftiger Abdruck mit dem vollen Rand, die Ränder mit Stockflecken, im Unterrand ein Einriß (ca. 3 cm).
1959103245BBParis, Editions du Seuil, (1959). 189 S. mit teils doppelblattgr. Duetone-Tafeln. OLn. mit farbig illustr. OU. (Album petite planète, No. 3).
092-Io.J. Bleistift, auf zwei herausgelösten und zusammengeklebten Skizzenbuchblättern, recht unten bezeichnet und datiert ?Corneto ai 13 di Maggio (1831)? 11,2:33,2 cm. Verso rechts: Zwei Skizzen eines Jägers, verso links: Kleiner Landschaftsausschnitt. Bleistift. Gering fleckig. Provenienz: Sammlung Hugo von Rittgen, nicht bei Lugt; Hessische Privatsammlung. Literatur: Ausst. Katalog: Zeichnungen Darmstädter Romantiker. Aus der Sammlung Hugo v. Rittgen. Hamm/Darmstadt/Gießen 1984, Nr. 65, Abb. S. 73.
141115aafMilano, Presso F. Artaria, 1822, in-4to, 2 ff. + XI (+ 1) + 175 p. + 3 ff. + 30 vues gravées d’après Lory + 1 carte dépl., exlibris Peter E. Obergfell, cartonnage original. Titre imprimé sur le premier plat. Coiffe avec pt. manque, charnières frottées
138-Io.J. Bleistift, teils weiß gehöht, auf grautonigem festem Velin, rechts unten signiert, bezeichnet und datiert ?Benno Adam Malcesine, le 4. Giunio 1842?. 42,3:61,4 cm. Provenienz: Auktion Karl & Faber, München, 1981, Auktion 155, Nr. 397; Süddeutsche Privatsammlung.
0714-Bo.J. Radierung, 1766, auf Bütten mit Wasserzeichen. 42,8:61,3 cm.- Links unten in der Platte signiert: "Cavalier Piranesi F." Literatur: Focillon 781; Hind 79, II (v.IV); Taschen 950; Wilton-Ely 212. - Kräftiger Abdruck mit vollem Rand, die Ränder fleckig, vertikale Mittelfalte geglättet.
0728-Bo.J. Radierung 1762, aus Vedute di Roma, auf Bütten. 46:64,2 cm.- Unten links auf einer Tafel bezeichnet: "Sepolcro di Cecilia Metella / or detto Capo di bove, fuori della porta / di S. Sebastiano su l' antica via Appia. / A. Costruttura co' merli aggiuntavi ne' tempi bassi. / B. Rovine di altre fortificazioni de' medesimi tempi."; unten rechts nummeriert: "112 XXVI"; rechts daneben signiert: "Piranesi F." - Kräftiger Abdruck mit dem vollen Rand, fleckig, Bugfalte geglättet. Literatur: Hind 67, III (von V); Focillon 772; Wilton-Ely 200; Taschen 938.
0817-Bo.J. Radierung, 1757, auf Bütten. 40,8:62 cm, Blattgröße 58,2:87,5 cm.- Im Unterrand bezeichnet, rechts unten signiert ?Gio. Batt. Piranesi Archit. F?. Literatur: Focillon 749; Hind 42, V (v.VII); Ficacci 919; Wilton-Ely 181. ? Schöner Abdruck mit dem vollen Rand, die Ränder nach außen leicht gebräunt und stockfleckig.
0819-Bo.J. Radierung, 1757, auf Bütten. 41,8:55,2 cm, Blattgröße 58,2:87,5 cm.- Im Unterrand bezeichnet, rechts unten signiert ?Piranesi Architetto fec.?. Literatur: Focillon 813; Hind 45, V (v.VI); Ficacci 899; Wilton-Ely 161. ? Schöner Abdruck mit dem vollen Rand, die Ränder nach außen leicht gebräunt.
0832-Bo.J. Radierung, 1776, auf Bütten. 49,2:71,2 cm, Blattgröße 58,4:89,2 cm.- Unten mittig auf einer Kartusche bezeichnet und signiert ?Cav. Piranesi F.?. Literatur: Focillon 838; Hind 127, III (v.IV); Ficacci 998; Wilton-Ely 260. ? Kräftiger Abdruck mit dem vollen Rand, die Ränder nach außen leicht gebräunt.
0720-Bo.J. Radierung, 1776, auf Bütten mit Wasserzeichen. 42,3:68 cm.- Unten auf einem Schriftband bezeichnet: "Architettura di Raffaele d? Urbino. / 1 Chiesa del Gesù."; unterhalb davon rechts signiert: "Cav. Piranesi F." Literatur: Focillon 842; Hind 128, I (v. III); Taschen 999; Wilton-Ely 261. - Kräftiger Abdruck mit dem vollen Rand, fleckig, vertikale Bugfalte geglättet.
173081849Radierung 1730. 25,1 x 35,2 cm. Widmung von einer eigenen Platte gedruckt.
110-Io.J. Bleistift, braun laviert, auf cremefarbenem Bütten, links unten bezeichnet und datiert ?Albano den 1 (oder 2.) July 24?. 27,4:19,7 cm. Auf Untersatz montiert, mit vereinzelten kleinen Stockfleckchen, kleine Knickfalte in der linken oberen Ecke. Provenienz: Sammlung Anton (?) Heubach, nicht bei Lugt. Entstanden auf der Wanderung mit E.F. Oehme und A.L. Richter in das Albanergebirge im Mai/July 1824.
258-Eo.J. Feder in Braun, grau und ein wenig braun laviert, auf chamoisfarbenem Bütten mit Wasserzeichen: Vogel. 16,9:29,9 cm. Verso: Italienische Ortschaft mit einer Kirchenkuppel. Feder in Braun, grau und braun laviert. Minimal fleckig und knitterfaltig, mit kleinen dünnen Papierstellen an den unteren Ecken, mit einigen winzigen Löchlein, die oberen Ecken ergänzt. Wohl Skizzenbuchblatt. Mit sicherem und flottem Strich hat der Zeichner den Blick über die Baumwipfel und Bäume hinweg auf eine italienische Ortschaft eingefangen. Das Wechselspiel von grau lavierten zu den allein mit braunem Federstrich umrissenen Partien verleiht dem Blatt großen Reiz.
179661556Venedig, Francesco Tosi, 1796. 8°. Titel in Rot u. Schwarz m. kl. Holzschn.-Vignette. Mit 68 Ansichten auf 42 (27 gefalt.) Kupfertafeln. XII (statt XIV), 342 S., Flex. Pgmt. d. Zt. m. handschriftl. Rückentitel.
1840001-E1840. Aquarell über Bleistift, auf Velin, verso bezeichnet und datiert ?Langeneck hinter Runkelstein bei Botzen. 23 Sept. 1840.? 21,3:31 cm. Zwei Quetschfalten im Papier rechts oben.